12.12.2011

1335- I crimini dei bolscevichi, "A Sea of Blood: the Truth about Bolshevik Russia"

di Isabella Fanfani

scrittrice free-lance,  Losanna – Svizzera

убийства царя Николая II.jpgNella foto la famiglia dell'ultimo Zar di Russia,Nicola II°.

 

Una versione editata di: A Sea of Blood: the Truth about Bolshevik Russia (Un Mare di Sangue: la Verità sulla Russia Bolscevica), un opuscolo di 12.000 parole pubblicato in origine a Monaco (1926) e scritta da un rifugiato politico russo conosciuto come “ Dr. Gregor”...

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17.12.2010

1022 Il ruolo ebraico nella rivoluzione boscevica e nei primi anni del regime sovietico in Russia

Valutazione della sinistra eredità del Comunismo Sovietico

убийства царя Николая II.jpgA cura di: Mark Weber
Fonte: Institute for Historical Review (USA)
Tratto da: The Journal of Historical Review, Gennaio-Febbraio 1994 (Vol. 14, N° 1)Pag. 4 – 22

Nella notte fra il 16 e 17 Luglio 1918 una squadra della polizia segreta bolscevica assassinò l’ultimo imperatore di Russia, lo Zar Nicola II°, assieme alla moglie, la Zarina Alessandra, il loro figlio quattordicenne Alexis e le loro quattro figlie. Furono abbattuti da scariche di fucile nella stanza di uno scantinato a Ekaterinburg, una città nella regione montagnosa degli Urali, dove erano trattenuti come prigionieri. Le figlie furono finite a colpi di baionetta. Per evitare il formarsi del culto del defunto zar, i corpi furono portati via su un carro nella campagna e lì sepolti in una fossa segreta.

Le autorità bolsceviche comunicarono che l’imperatore Romanov era stato fucilato dopo la scoperta di un complotto per liberarlo. Per diverso tempo la morte dell’imperatrice e dei figli fu tenuta segreta. Gli storici sovietici sostennero per molti anni che i bolscevichi del posto avessero commesso gli omicidi di loro iniziativa e che Lenin, fondatore dello stato sovietico, non aveva nulla a che vedere con quel crimine.

Mel 1990, il drammaturgo e storico moscovita Edvard Radzinsky annunciò il risultato della sua inchiesta sugli omicidi. Egli scoprì le memorie della guardia del corpo di Lenin, Alexei Akimov, il quale raccontò come consegnò lui personalmente l’ordine di esecuzione di Lenin all’ufficio telegrafico. Il telegramma era firmato anche dal capo del governo sovietico Yakov Sverdlov.

Akimov conservò il nastro telegrafico originale come documento dell’ordine segreto (1).

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