Non si può criticare lo Stato di Israele. Neanche per riportare giornalisticamente quanto avviene in Palestina

Immagine della nirenstein fiamma,senza commento.WaA359
Il parlamento finanzia censori e razzisti
Circa un mese fa, il 22 aprile, si è tenuta presso la Commissione affari costituzionali della presidenza del Consiglio, Interni e affari Esteri e comunitari della Camera, una riunione il cui fine è stato quello di chiedere l’oscuramento in tutto il mondo di quei siti internet che si permettono di muovere critiche alla politica di Israele. Presieduta dalla vicepresidente della Commissione stessa, Fiamma Nirenstein (Pdl ex An del new deal finiano), giornalista e scrittrice (autrice tra l’altro de Il razzista democratico, Mondadori, 1990), già direttore dell’Istituto italiano di Cultura a Tel Aviv e portavoce nel Parlamento italiano degli interessi ebraici.
Nel corso della riunione si è proceduto ad una audizione di “esperti”: parlamentari - tra cui Renato Farina, il noto ex “Agente Betulla” dei servizi segreti deviati, e Lucio Malan, ex leghista ora con Berlusconi, militante della Chiesa Valdese, già sostenitore in passato di altre stravaganti iniziative - e “studiosi” che hanno promosso questo paranoico progetto di “Indagine conoscitiva sull’antisemitismo”.
Tra i convocati da Fiamma Nirenstein nell’audizione alla Camera figurano nomi come Andre Oboler, di professione “chief executive officer di Zionism on the Web” e collaboratore di un’organizzazione chiamata “Jewish Internet Defense Force”- Jidf, che si occupa di monitorare ed “aggiustare” costantemente Wikipedia, Facebook e Youtube. Tra l’altro gli obiettivi della Jidf in un recente passato erano quelli di “smascherare Barack Obama e impedirgli di vincere le elezioni presidenziali” e di “continuare a tenere sotto i riflettori le questioni che riguardano i suoi legami con il terrorismo e la sua chiesa razzista e antisemita che ha sostenuto Hamas e il Reverendo Louis Farrakhan”.
Oltre a programmi razzisti di deportazione e pulizia etnica del tipo: “I palestinesi dovrebbero essere trasferiti fuori dai territori israeliani. Possono vivere in qualunque dei tanti altri stati arabi… siamo contrari a negoziare con loro”.