02.04.2011
1129) Auschwitz si è mai chiuso?
«Auschwitz si è mai chiuso?»
Uno spunto di riflessione di Gaetano Bucci
«Oggi, 27 gennaio(2010), si celebra “per legge” e per la decima volta la Giornata della Memoria.
In Italia molte ricorrenze sono state cancellate o di fatto sono cadute in disuso. Per il giorno della Shoah non è così. E andrebbe anche bene se intorno a questa ricorrenza non si addensassero ombre. Ombre non solo rispetto ai fatti ricordati, ma all’uso che di essi si fa in quella che molti, a partire da Norman G. Finkelstein che ne coniò il nome, chiamano «l’industria dell’olocausto».
La Shoah da ricorrenza storica è diventata negli anni “retorica e dogma”. Intorno ad essa girano molti interessi ed anche tanti soldi, senza che vi sia un vero avanzamento nella ricerca storica e, soprattutto, nella valutazione obiettiva delle nuove forme di negazione dei diritti umani e di persecuzione etnica e razziale.
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N.B. In verde testi di Olodogma. Colore, foto, evidenziatura, grassetto, sottolineatura, NON sono parte del testo originale.La fonte è citata.
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08:02 Scritto da: waa359 in Ansia,paranoia,delirio, Prozac, Auschwitz : Olocausto idolatria, Beghe preti-rabbini, Blasfemia Olocaustianesimo, Giornata memoria, legge, Industria dell'olocau$to, Liturgia della Memoria, Neurodeliri sterminazionisti, sion zion sionisti "Italia" | Link permanente | Commenti (0) | Tag: industria dell’olocausto, finkelstein, $hoah, gaza-genocidio, tadeusz pieronek, s. louis |
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21.06.2010
Non c'é business come il business della shoah
di Jerry Mazza - 13/07/2009

Norman Finkelstein non è un negazionista dallo sguardo allucinato. In realtà i suoi genitori erano entrambi sopravvissuti del ghetto di Varsavia e dei campi, il padre ad Auschwitz e la madre a Majdanek.
Norman Finkelstein è un intellettuale aggressivo, cresciuto a Brooklyn e ben preparato in scienze politiche a Princeton e a Parigi, che ha pubblicato The Holocaust Industry – Reflections on the Exploitation of Jewish Suffering nel 2000 con una seconda edizione tascabile nel 2003, un libro che ha dato origine ad una ‘tempesta di fuoco’ in Europa e un bel po’ di irritazione in America [N.d.T.: il libro è stato pubblicato in Italia con il titolo L’industria dell’Olocausto – Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei, Rizzoli, 2002].
Mentre lo scriveva, alla fine degli anni ’90, Finkelstein era professore di scienze politiche all’Hunter College di New York City. Ha insegnato anche nella mia università, il Brooklyn College, e alla Rutgers University, e più di recente alla DePaul University di Chicago, dalla quale si è dimesso nel 2007 quando gli è stata negata la nomina a professore, alquanto evidentemente grazie agli sforzi dell’acritico sostenitore dell’Olocausto Alan Dershowitz.
Oltre al profilo su Wiki , vi è un’intervista di Victor Frolke, ironicamente intitolata “There’s No Business Like Shoah Business” (‘Non c’è business come il business della Shoah’), in cui shoah, ‘calamità’ in ebraico, è una parola più breve per indicare ‘olocausto’; il titolo contiene una sua propria arguzia ebraica, non dissimile da quella di Finkelstein, e l’articolo fornisce una buona panoramica, dal di dentro, dell’intelligenza, dell’erudizione e delle convinzioni dell’autore sull’Industria dell’Olocausto. Finkelstein ha accusato Eli Wiesel e i leader ebraici di tutto il mondo, comprese le élite ebraiche americane, di attuare un’estorsione su vasta scala a spese di aziende e Paesi europei, principalmente Germania, Svizzera e Polonia, nel nome dei “bisognosi sopravvissuti dell’Olocausto, quando in realtà i fondi sono finiti per la maggior parte in programmi, monumenti, studi, scritti e musei sull’Olocausto e, in generale, alla ‘comunità ebraica’”.
18:49 Scritto da: waa359 in Industria dell'olocau$to | Link permanente | Commenti (2) | Tag: finkelstein, wiesel, industria, olocausto |
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13.06.2010
Maurizio Blondet : Cosa fare alla nirenstein fiamma
Uno degli scopi della volontà di CENSURARE certi siti (il nostro sito è nella lista degli "eliminandi") è quello di impedire la pubblicazione di documenti,come questa foto(la parte inferiore)che dimostra l'attività criminale, omicida, ANTISEMITA, della colonia sionista di occupazione della Palestina.WaA359
20 maggio 2010
Una marea di lettori mi hanno scritto: «Su RAINEWS24 c’è l’intervista alla Nirenstein in cui si etichetta EFFEDIEFFE come sito antisemita».
E’ lecito tutto ciò?, mi chiede un lettore. Naturalmente tutto è lecito a lorsignori. Dovrei querelare, ma ho già abbastanza esperienza della giustizia italiota per sapere che si finisce solo a spendere soldi, per anni, e per nulla: la libertà d’espressione non è in cima ai pensieri della magistatura.
Da mesi la Nirenstein s’è messa alla testa di una vasta operazione israeliana per ridurre al silenzio i siti internet sgraditi.
Invita deputati italoidi a pranzo (paga il Mossad?) per sensibilizzarli sul problema «dell’antisemitismo sul web». Convoca riunioni di tutte le commissioni parlamentari possibili (Affari Costituzionali, Interni, Affari Esteri) per arrivare ad una legge – che sarà sicuramente bipartisan – che obblighi la Polizia Postale ad accecare i siti che sono indicati come «antisemiti»
dall’Osservatorio sul pregiudizio anti-ebraico, che è un ufficio del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC), ossia un ingranaggio nella gran macchina della nota lobby: basta una scorsa al sito.
Ovviamente sono ben armati e ammanicati, oltrechè istruiti dall’estero: Alessandro Ruben, il «consigliere di camera» di kippà Fini, è dirigente dell’ADL, insomma garantisce il raccordo tra i centri della propaganda ebraica e il servo italiota.
Nella foto "l'esperto" di antisemitismo (!) ,della nirenstein fiamma,gatti stefano , redattore del portale Osservatorio Antisemitismo del Cdec (ci costa 300.000 euro l'anno!). (WaA359)
19:01 Scritto da: waa359 in Repressione Revisionismo Meinungsfreiheit | Link permanente | Commenti (0) | Tag: nirenstein, antisemita, libertà, espressione, polizia, postale, cdec, ruben, adl, ariel, finkelstein |
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