04.01.2010

Jean-Claude Pressac preteso demolitore del revisionismo olocaustico Parte 7

Pierre Guillaume

DELLA MISERIA INTELLETTUALE IN FRANCIA

in ambiente universitario e specialmente
nella corporazione degli storici

Parte 7

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nella foto :Violenza o£ocau$tico-$ioni$ta contro un legittimo abitante palestinese

Ricordo molto bene che nel pieno della sua collaborazione con Faurisson, molto prima del suo irretimento ad opera di Vidal-Naquet, egli, impressionato dalla quantità e qualità della documentazione accumulata su Auschwitz, aveva comunicato a Faurisson la propria intenzione di pubblicare un libro documentario che progettava di intitolare Auschwitz, Architecture criminelle. Faurisson insisteva che sarebbe occorso mettere, almeno, un punto interrogativo. Un'altra volta progettava di fare una tesi di farmacia sulla lotta contro il tifo e sullo spidocchiamento ad Auschwitz. Questo è sicuro, non troveranno nulla da ridire». La sua preoccupazione era quella di pubblicare i documenti, non importava in quale contesto. Non nascondeva la sua intenzione di corredare i documenti dei commenti necessari e sufficienti perchè fossero pubblicabili, cioè accettabili dalla polizia ebraica del pensiero [*L'insupportable police juive de la penséee»: questa frase, che fotografa felicemente uno stato di cose che in Francia, e non solo in Francia, è caratterizzato da una capillare pratica di sorveglianza intellettuale -- pratica cui fa da riscontro un diffuso quanto avvilente atteggiamento di conformistica sottomissione da parte dei sorvegliati --, non è, come qualcuno potrebbe credere, uscita dalla penna di un antisemita: è di Annie Kriegel, ex-PCF, filoisraeliana, antirevisionista e, lo si noti, ebrea essa stessa di origine.

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Jean-Claude Pressac preteso demolitore del revisionismo olocaustico Parte 6

Pierre Guillaume

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Parte 6

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Nella foto il Prof.Robert Faurisson

Lasciamo per un momento Pressac e le pressaccherie. Nelle pagine che precedono ci siamo limitati ad analizzare il libro di Pressac e a mostrare che questo libro annienta la tesi che sostiene, e che, per seguire questa dimostrazione, non è necessario riferirsi ad altro che al libro di Pressac medesimo. Nel corso di questa dimostrazione ho indicato che ad un dato momento i revisionisti, e dunque anch'io, erano giunti alla seguente conclusione: con i crematori del tipo di quelli installati a Birkenau, una gestione ottimale delle cremazioni non permetteva di consumare meno di 40 kg. di coke per corpo. Ho indicato che nello stesso momento informazioni di cui disponevamo per altre vie ci avevano portati a pensare che il numero dei morti ad Auschwitz potrebbe essere stato di 75.000 circa. Ho indicato perché avessimo ritenuto che involontariamente Pressac confermasse questo numero in maniera strepitosa.

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Jean-Claude Pressac preteso demolitore del revisionismo olocaustico Parte 5

Pierre Guillaume

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Parte 5

 

Holodollar.pngEro a questo punto nelle mie riflessioni su La prova definitiva». La mia ignoranza del tedesco non mi consentiva per niente di andare più lontano. Quanto sopra era sufficiente per respingere la prova, ma non permetteva di spiegare questa lettera improbabile. Fu allora che ricevetti da un'amica tedesca, antifascista, revisionista da poco tempo, ma tanto più combattiva, un testo in tedesco che essa fece tradurre, per maggior sicurezza, da un germanista, traduttore di professione. La traduzione mi è giunta il primo febbraio.

Ecco il testo:

La prova definitiva: un falso di più

La preuve définitive [in francese nel testo] dell'esistenza di una camera a gas nel campo di concentramento di Auschwitz, Jean-Claude Pressac crede di averla trovata. Come si può verificare nel suo libro Les Crématoires d'Auschwitz... , pag. 72, vede questa prova in una lettera indirizzata alla direzione centrale dell'edilizia della Waffen-SS e della polizia» dalla ditta Topf & Söhne [Topf e figli] di Erfurt, che si occupava della costruzione dei forni crematori ad Auschwitz.

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Jean-Claude Pressac, preteso demolitore del revisionismo olocaustico Parte 4

 

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Parte 4

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A pag. 64 Pressac ci intrattiene a proposito di una "sbavatura architettonica" di peso» commessa da Dejaco (processato e assolto) sul piano n. 2003, datato 19 dicembre 1942. Senonché... il piano n. 2003 arrivò troppo tardi per le strutture 30 e 30a, il cemento degli scivolatoi era già stato colato» (pag. 65).

Lo specifico progetto "criminale" di cui al piano non fu, quindi, mai realizzato!

Ma il ragionamento merita che ci si fermi su di esso: Se ci si attiene alle legende del piano (!?) la scalinata nord diventa il solo accesso possibile agli obitori, e questo implica che i morti dovranno discendere la scalinata camminando. » Ma, se non ci si attiene alle legende del piano arrivato troppo tardi (!), si constata che la Leichenkeller 2 possiede un accesso consistente nella sua propria scalinata. Si constata anche che il piano Dejaco era stato sostituito da un piano più elaborato di Werkmann, firmato da Kam-mler (pag. 29). È assurdo vedere una prova» in un piano non realizzato, e probabilmente la successiva soppressione dell'utilizzazione degli scivolatoi derivava dalla constatazione che questi scivolatoi, concepiti dagli ingegneri, si dimostravano poco pratici, e questo per la semplice ragione che, poiché i corpi arrivavano in una rozza barella portata da due uomini, la loro manipolazione alla parte alta dello scivolatoio e, poi, alla parte bassa, quando, finalmente, dovevano venir deposti nella Leichenkeller, si dimostrava un'operazione più complicata di quella consistente nel portare i corpi in continuità, passando per la scalinata, fino al loro luogo di deposito.

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03.01.2010

Jean-Claude Pressac, preteso demolitore del revisionismo olocaustico Parte 3

Pierre Guillaume

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qui si può leggere la PREFAZIONE

Parte 3

Holocaust.shield.jpgI revisionisti non hanno mai prestata molta attenzione a questi Bunker, che erano poi due piccole case coloniche polacche delle quali non rimane più altro che la traccia delle fondamenta incluse nel perimetro del campo al confine nord-ovest del Birkenwald (boschetto di betulle, vicino alla zona sanitaria e ai crematori IV e V). In pratica non si disponeva, circa questi Bunker, di nessun elemento materiale, di nessun documento. Si disponeva, per contro , di confessioni estremamente vaghe e di una massa di testimonianze contraddittorie la cui somma consentiva di mettere insieme, di questi Bunker, un'immagine surrealistica del tutto stramba. Ho studiato nei particolari una di queste testimonianze nel mio libro Droit et Histoire (La Vieille Taupe, 1986), quella di Moshé Garbarz, e questo mi permetteva di studiare il metodo di un faro del pensiero storico contemporaneo, la più alta coscienza morale dei tempi moderni, il prefatore di Garbarz, Vidal-Naquet.

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Jean-Claude Pressac preteso demolitore del revisionismo olocaustico Parte 2

Pierre Guillaume

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Parte 2

qui si può leggere la PREFAZIONE

holocash_olocausto_olocash_oloca$h.jpgAdesso andiamo a pag. 134. Sotto il titolo Principali nominativi delle persone, degli organismi SS e delle imprese civili citati» leggiamo:

JOTHANN Werner, nato nel 1907 a Eldenburg (Meclemburgo), SS-Obersturmführer (F) e Bau-leiter dall'ottobre 1943 fino al gennaio 1945. Ingegnere in sovrastrutture, addetto all'inizio 1941 alla Bauleitung di Auschwitz come semplice SS-Schütze. Caporale nel marzo 1942, gli vengono conferiti da Bischoff alla fine del 1942, nonostante il suo grado poco elevato, "pieni poteri" in rapporto alle "azioni speciali". In particolare è incaricato della costruzione dell'officina di armi Krupp A. G. e di quella dell'installazione di riscaldamento a lunga distanza. Nominato direttamente luogotenente specialista nel marzo 1943. Succede a Bischoff alla testa della Bauleitung nell'ottobre 1943, ma rimane strettamente subordinato al suo antico capo. Fa revisionare i forni dei crematori di Birkenau e montare la disaerazione delle camere a gas del crematorio V all'arrivo degli ebrei ungheresi nel maggio 1944».

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Jean-Claude Pressac preteso demolitore del revisionismo olocaustico Parte 1

La premessa all'articolo si legge QUI

di Pierre Guillaume

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Parte 1

qui si può leggere la PREFAZIONE


auschwitz_favola.jpgJean-Claude PRESSAC, Les Crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, CNRS Éd. , Paris, 1993, 156 pp., 60 ill. [Ed. ital. : Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, postfazione di Serge Klarsfeld, trad. di Mino Chamla, Feltrinelli, ottobre 1994 ("Saggi")]

[* Nostra la traduzione dei passi del libro del Pressac citati da Guillaume].

Di rado un libro avrà beneficiato fin dalla sua comparsa di una tale accoglienza mediatica e di recensioni così unanimemente elogiative. Ha aperto il fuoco L'Express» (23 sett. ), seguito da Libération» (24 sett. ), da Le Monde» (26 sett. ), da Le Nouvel Observateur» (30 sett. ), da Témoignage Chrétien» (9 ott. ), da L'Événement du Jeudi» (14 ott. ) e probabilmente da qualche altro. Libération» torna sull'argomento il 21 ottobre e Le Monde» il 23 in una lettera del professor Jacques Bariéty. Nello stesso tempo l'autore veniva invitato a Ex libris, su TF1, da Poivre d'Arvor e da Elkabach su France-Inter.

Il motivo di questa agitazione? È Témoignage Chrétien» che lo formula più sinteticamente: ...” Le tesi negazioniste sono annientate ”.

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