14.04.2010
13 Complici di Dio genesi del mondialismo parte 13
La superstizione monoteista
In questo ventennio lo svolgersi delle vicende non solo europee ma globalmente umane ha subìto un'accelerazione imprevedibile, sconosciuta a ogni altra generazione. Essa ha comportato un duplice assalto: alle società umane da un lato, al globo terracqueo dall'altro. La distruzione dell'ambiente naturale e il degrado di quello sociale sono infatti le conseguenze applicate di un'unica impostazione concettuale, di una stessa visione del mondo, il logico prodotto dell'Allucinazione che ha preteso di fare l'uomo a somiglianza di Dio, con ciò svincolandolo/opponendolo a tutti gli antichi ed eterni legami naturali, al medesimo modo che Dio è, in quanto creatore, opposto e in sostanza nemico al mondo creato: «God created nature ad is in no way part of it [...] The greatest single purpose of Torah teaching is to separate God from nature, Dio ha creato la natura e non ne fa parte in alcun modo [...] Il massimo, l'unico obiettivo dell'insegnamento della Torah è: separare Dio dalla natura», ci ricorda modernamente l'Arruolato opinion-maker e talkshowista Dennis Prager.
E altrettanto Meyer Jais: «Questo modo di valorizzare la storia trae forza da una dialettica propria dell'ebraismo, che consiste nell'orientare la natura agendo su di essa. In conseguenza della colpa di Adamo l'uomo e il mondo sono in stato di ostilità [...] Il Messianismo non è altro che un programma d'azione. Si tratta di trovare un significato alla storia. Questo significato consisterà nella progressiva eliminazione di tutte le cause di divisione. La storia vissuta si confonde allora con la trasformazione del mondo. Questo carattere rivoluzionario dell'ebraismo è profondamente religioso. Israele infatti sa che il trionfo sulla natura ha come condizione preliminare la messa in pratica dell'amore di Dio e del prossimo. Caso forse unico, questo, di una religione che vuol essere tanto più mistica quanto più essa sposa la causa della storia, che è quanto dire l'installazione dell'uomo nel mondo».
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12 Complici di Dio genesi del mondialismo parte 12
Pur mantenendo ovviamente un atteggiamento di aperta diffidenza nei confronti del suo populismo «di destra» (non dimentichiamo, poi, non bastasse il po' po' di interessi di cui detto, l'intimità coi boss dell'Intelligence Service), ne diamo la tesi: «Proteggiamo la nazione e non lasciamola trasformare in un mero "spazio abitato". Crescono le pressioni all'apertura delle frontiere. Il Trattato di Maastricht, articolo 123, istituisce un "Fondo Sociale Europeo per promuovere all'interno della Comunità la mobilità geografica dei lavoratori". Sottolineo: non si tratta qui solamente di consentire la mobilità geografica, ma di promuoverla, e persino di sovvenzionarla. Questa non è la via da seguire per costruire l'Europa, ma per distruggerla [...] Quelli che confondono l'Europa con gli Stati Uniti dimenticano che questo stato si è formato con l'immigrazione, che sono partiti da zero, loro. Noi siamo l'opposto. I nostri popoli hanno profonde radici nazionali che costituiscono una forza meravigliosa. Non distruggiamola mescolando i popoli come un mazzo di carte. I grandi miscugli multinazionali governati da una burocrazia centrale non sono stabili, come prova la crisi dell'Unione Sovietica e in un certo senso anche dell'America». ***
*** È certo per avvalorare tale «nazionalismo» che la figlia Jemine, per impalmare il pakistan lover Imran Khan campione di cricket, si fa islamica, imitata dalla madre lady Annabel Birley. Quanto al Nostro, oltre a to business per l'intero pianeta, vanta un carnet cosmopolita: la prima moglie è la boliviana Isabel Patino, erede del magnate dell'alluminio, segue la francese Ginette Lery, terza l'inglese Annabel nata Vane-Tempest-Stewart dall'ottavo marchese di Londonderry, infine la convivente Laura Bouley de la Meurthe, nipote del Conte di Parigi. Rispettivi figli: uno, due, tre, due.
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11 Complici di Dio genesi del mondialismo parte 11
Parte 11

Aspirazione del Sogno Mondialista è il Mondo Nuovo, meta imposta dalla divinità jahwistica. Mezzo per tale realizzazione, la secolarizzazione del retaggio giudaico. Che poi gruppi particolari ne abbiano tratto e traggano benefici in termini di pratica rendita economico-politica, ciò non contrasta col metafisico obiettivo finale, ciò è solo la riprova della plurifattorialità dell'agire umano.
La Fantasmatica del Regno e la Realtà del Sistema sono merito primo dell'ebraismo, trovano in esso il motore propulsore, il più agguerrito difensore, il più sicuro emblema, il più acre aggressore. La Fantasmatica del Regno e la Realtà del Sistema hanno trovato da un secolo la più potente arma psicologica nelle pellicole ideate, prodotte ed imposte al mondo da gruppi che hanno impresso, dal Paese di Dio, una svolta radicale a quel modo di sentire le cose e vivere il reale che da sempre ha caratterizzato i popoli tradizionali. La perdita del senso del reale nell'uomo contemporaneo – nell'uomo europeo che più ci sta a cuore – è il diretto prodotto del dispiegarsi di quei postulati dagli States nel mondo.
«Le sole rivoluzioni durevoli sono quelle del pensiero», scrisse a inizio secolo Gustave Le Bon, aggiungendo che le rivoluzioni, come le guerre, sono solo l'esteriorizzazione di conflitti tra forze psicologiche. E ancor prima, in «Psicologia delle folle»: «I veri sconvolgimenti storici non sono quelli che ci empiono di stupore per la loro vastità o violenza. I soli cambiamenti importanti, quelli che consentono il rinnovarsi delle civiltà, avvengono nelle opinioni, nei concetti e nelle credenze [...] Anche quando ha subito quelle modificazioni che la rendono accessibile alle folle, l'idea può agire soltanto se [...] riesce a penetrare nell'inconscio e a diventare un sentimento». Ed egualmente F. Roderich-Stoltheim: «La lotta delle nazioni e delle razze per l'esistenza sarà decisa in ultima istanza non da spade e cannoni, ma dallo spirito».
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10 Complici di Dio genesi del mondialismo parte 10
Ed eguale follia devasta la mente dell'insigne «algerino» (o a piacere, «francese»), Jacques Derrida, docente di Scienze Sociali all'Ecole des Hautes Etudes e all'Università di California ad Irvine. Richiamando il «diritto cosmopolitico all'ospitalità universale» cantato dal Kant di "Per la pace perpetua", il Nostro invita «a sperimentare un nuovo cosmopolitismo» ben al di là delle frontiere dello Stato-Nazione, coltivando indiscriminatamente – vale a dire, abolendo il «marchio» di «immigrato clandestino» e legittimando gli invasori illegali, già di fatto legittimati dall'inerzia del demopoteri – «l'unica etica possibile: quella dell'ospitalità». E ciò sulla scia del cristianesimo, che «rilancia, radicalizza e letteralmente "politicizza" le prime ingiunzioni di ogni religione abramica, a partire, per esempio, dall'"Aprite le porte" di Isaia [Isaia XXVI 2]». Le più lineari, anarchicizzanti conseguenze sul vivere societario le tira il sinistro «Collettivo 33»: «L'effetto più rilevante di questa nuova clandestinità inerente al fenomeno dell'immigrazione è la destituzione del potere della norma non solo e non tanto sotto il profilo della sua efficacia, quanto soprattutto sotto quello della sua legittimità. Questa clandestinità pubblica e visibile è una linea di fuga che pone in bilico il diritto della norma sia di costituire il fondamento su cui si reggono gli ordinamenti giuridici vigenti, sia di decidere chi si pone, e in quali casi, contro o fuori di essi. Di decidere insomma chi costituisce l'eccezione alla regola».
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13.04.2010
Ecologia e religione di Alain de Benoist
di Alain de Benoist( nella foto)

06/11/2007
Parte 1
Secondo il libertarista Alain Laurent, l’ecologismo deve essere considerato alla stregua di «una religione neoanimista fondata sulla sacralizzazione della natura e sul ritorno al culto arcaico della Terra, madre e dea», e nel contempo però anche «ispiratrice consensuale del comunismo postmoderno che cerca di instaurarsi» 1. Anche Pierre-Gilles de Gennes, Premio Nobel di fisica 1991, ha denunciato tempo addietro la «religione dell’ecologismo». Interrogandosi seriamente sulle «condizioni di produzione di questo pensiero», Marc Fornacciari avanza un’ipotesi: «Si tratta di un vecchio paganesimo germanico di popoli sfortunati [sic] rimasti al di là del limes? » 2. Toni simili adotta Haroun Tazieff, che parla di «sentimenti neopagani di adorazione della natura», vede nell’Appello di Heidelberg un «richiamo al buon senso cartesiano, razionale, decisamente antipagano» e si dichiara «personalmente per Cartesio, contro Heidegger» 3. Sono punti di vista sconcertanti. Non accade di frequente, infatti, che una corrente di pensiero, della quale alcuni rappresentanti svolgono un ruolo sulla scena politica, venga oggi attaccata per il suo “paganesimo” reale o presunto. Al di là del carattere lapidario, se non polemico, di questa etichetta, vale la pena di guardare meglio cosa ci sia dietro.
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9 Complici di Dio genesi del mondialismo parte 9
Parte 9
SECONDO
Le radici ideologiche dell'invasione
Acceleratori della Fine
«Regresso delle nascite, morte dei popoli»: mai come oggi risuona veridico il monito lanciato settant'anni or sono dal demografo tedesco Richard Korherr e sottoscritto dal capo del fascismo. Mai come oggi ricevono conferma le analisi di Guglielmo Danzi, Karl Astel e H. Keisermann. Mai come in questi frangenti riprende valore la massima di Vacher de Lapouge: «La vera legge della lotta per l'esistenza è quella della lotta per la discendenza».
Se l'aumento numerico sia poi sopportabile dall'ecologia del pianeta, tale problema, in questo momento, non deve riguardare i popoli europei.
La concezione del razzismo morfologico – della quale abbiamo trattato sul n.37 de l'Uomo libero – evitando di accampare diritti e/o superiorità al di fuori del Vecchio Continente, rispetta di fatto la sovranità culturale e territoriale delle altre compagini razziali (cosa che, lo si esamini bene, comporta l'eversione dell'immorale modello finanziario-economico esistente, peraltro sulla via dell'insostenibilità da parte del cosmo terracqueo). Da ciò le deriva la legittimazione a teorizzare i necessari provvedimenti per salvaguardare lo Spazio Vitale europeo (troppo cruda è l'antica espressione?) da indebite intrusioni.
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8 Complici di Dio genesi del mondialismo parte 8
Parte 8
«L'individualismo tipico delle società occidentali è un ambiente ideale per il giudaismo in quanto strategia coesiva di gruppo» – conferma MacDonald II – «Le società pluralistiche dal punto di vista etnico e religioso sono molto più adatte a soddisfare gli interessi ebraici di quanto lo siano le società caratterizzate da omogeneità etnica e religiosa tra il gruppo [outgroup] non-ebraico. In The Culture of Critique commento i dati che indicano come le organizzazioni ebraiche hanno vigorosamente promosso l'ideologia che l'America dev'essere una società etnicamente e culturalmente pluralistica e che hanno perseguito una politica di immigrazione aperta allo scopo di prevenire l'omogeneità religiosa ed etnica degli Stati Uniti [with the aim of preventing religious and ethnic homogeneity in the United States]. Una società multiculturale in cui gli ebrei sono solo uno dei diversi gruppi tollerati va incontro agli interessi ebraici, poiché in essa c'è una diffusione del potere tra una varietà di gruppi e diviene impossibile sviluppare gruppi [ingroups] non-ebraici omogenei schierati contro gli ebrei quali gruppo [outgroup] altamente visibile».
In effetti, ponendo l'enfasi sul bene comune di un popolo etno-culturalmente compatto, le società tradizionali sono incompatibili col concetto pluralistico dei diritti dell'individuo – gli elastici Human Rights di ebraico-onusica ascendenza! – perché gli interessi comunitari prevalgono su quelli individuali.
Ben scrivono quindi i tedeschi Reinhold Oberlercher: «Dove è stata attuata la distruzione totale della Comunità, là fioriscono i Diritti Umani. I Diritti Umani sono il gratuito patrocinio dell'individuo atomizzato [...] Una comunità mondiale di possessori dei Diritti Umani darebbe vita alla Società Totale. Questa specie di Comunità è il grado più alto di distruzione della Comunità che si possa pensare», e Wolfgang Seeger: «Una repubblica mondiale non la si può costruire con popoli liberi, perché questi difendono la loro essenza e non si vogliono piegare al giogo di un governo mondiale che senza riguardi passerà sopra gli interessi dei singoli popoli. Popoli altamente frammischiati, al contrario, si lasciano dominare facilmente».
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7 Complici di Dio genesi del mondialismo parte 7
Parte 7
Il federalismo, faccia nascosta del mondialismo
Non ci sembra coincidenza che la definizione di melting pot («crogiuolo»: autore il drammaturgo Israel Zangwill) e quelle, apparentemente opposte ma in realtà propedeutiche, di commonwealth of national cultures e cultural pluralism («federazione di culture nazionali» e «pluralismo culturale»: il politologo Horace Meyer Kallen, il superrabbino ricostruzionista Mordechai Kaplan, gli analisti politici Max Gottschalk e Abraham Duker), nation of nations («nazione di nazioni»: il giudice della Corte Suprema Louis Brandeis, i sociologhi Seymour Lipset e Martin Shils), symphony («sinfonia», a significare una società composta dai più diversi orchestranti, necessitante ovviamente di un direttore d'orchestra: ancora Kallen e il superrabbino Judah Magnes), mortar («malta»: lo storiografo William Lecky), peuple ciment («popolo-cemento»: al pari della «malta» riferito da Paul Giniewski ai confratelli, cui da tre millenni spetta il compito di aprire le porte del Nuovo Ordine Mondiale cementando le nazioni nel blocco dell'umanità) e, perché no?, del «genio creatore della storia» e «forza naturale altrettanto sacra e creatrice» (il protocomunista Moses Hess), nonché la loro articolazione sociopolitica da parte di Michael Walzer (union of social unions, «unione di unioni sociali») e Arthur Schlesinger jr (salad bowl, «insalatiera»), concetti tutti alla base dell'impostazione mondialista delle cose, siano – al pari della open society, la «società aperta» coniata dal filosofo Henri Bergson ed imposta dal socio-filosofo Karl Popper – opera tutti, ma proprio tutti, di ebrei.
10:46 Scritto da: waa359 in Articoli di G.Antonio Valli | Link permanente | Commenti (0) |
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6 Complici di Dio genesi del mondialismo parte 6
Parte 6
Aggiunge Trastour: «Non v'è dubbio, suvvia, che certe etnie dovranno andarsene. I responsabili del dramma sono coloro che hanno favorito l'immigrazione di gente inassimilabile all'etnia autoctona, col rischio di portarla a genocidio. I difensori dell'etnia autoctona saranno legittimati a prendere provvedimenti giudiziari, per crimini contro l'etnicità, nei confronti dei responsabili: governanti, parlamentari, funzionari, magistrati, giornalisti e scrittori. Il delitto potrà essere imprescrittibile e la legge avere effetti retroattivi. Certamente, un tale comportamento non concorda con la mentalità europea e cristiana che inclina all'oblio delle colpe dopo la vittoria».
10:45 Scritto da: waa359 in Articoli di G.Antonio Valli | Link permanente | Commenti (0) |
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5 Complici di Dio genesi del mondialismo parte 5
Parte 5
La distruzione alimentare e sociale del Terzomondo
«Non insisterò sul fenomeno» – scrive nel 1911 Werner Sombart – «poco rilevante, del resto, che gli ebrei sono a capo, o almeno per molto tempo sono stati a capo, di parecchi e importantissimi settori commerciali, giungendo a monopolizzarne alcuni: il grano (principalmente nell'Ovest), il tabacco, la lana. Già a prima vista si comprende come si tratti dei tre fasci nervosi principali dell'economia americana, per cui chi detiene il monopolio di questi tre potenti settori dell'economia deve necessariamente svolgere una funzione di predominio nel contesto economico generale. Come ho appena detto, non insisto eccessivamente su tale circostanza, proponendomi di fondare la mia tesi del ruolo egemonico degli ebrei su ragioni molto più profonde».
Nel 2000 le multinazionali con capacità di ricatto mondiale nel commercio di cereali, Cina compresa, sono cinque: quattro in mani ebraiche e una ebreo-controllata (ben minore è la sesta, l'italiana Ferruzzi, giunta alla ribalta negli anni Settanta ad opera di Serafino Ferruzzi e potenziata dal genero Raul Gardini), chiamate, in analogia con le compagnie petrolifere, «le sorelle del grano». Nell'ordine:
10:43 Scritto da: waa359 in Articoli di G.Antonio Valli | Link permanente | Commenti (0) |
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