15.07.2009

Cesare SALETTA: Il Caso Rassinier

Cesare SALETTA

Il Caso Rassinier

Storia di un ex internato  diventato...NEGAZIONISTA !
ernst_zuendel_olocaust_denial_olocausto_negazionismo.jpg

Il tenore dell'articolo che segue è tale da non lasciare il minimo dubbio sul fatto che, sotto qualsiasi forma, l'antisemitismo ci suscita una repulsione se non provassimo la quale ci mancherebbe la possibilità stessa di essere dei comunisti. Lo sottolineiamo soltanto perché, come si rileva nel testo, è norma che venga infamata come "antisemita" ogni posizione che non sia di supina adesione al sionismo e alle "verità" che, sul piano storico, dovrebbero legittimare la realizzazione statale da esso prodotta.
Il comitato di redazione

Una delle certezze di cui tutti quanti siamo stati nutriti dal 1945 in poi - ossia, per una buona parte dell'umanità vivente, da sempre - è che il regime nazista avrebbe soppresso 6 milioni di ebrei; che questo sterminio sarebbe stato attuato in conformità ad un progetto generale, ad un piano accuratamente studiato in tutti i suoi dettagli; che l'esecuzione di questo piano avrebbe, di norma, comportato l'impiego di una specifica tecnica, la quale avrebbe sinistramente ricalcato, applicandoli alla distruzione sistematica dell'ebraismo europeo, i criteri e mezzi che il capitalismo applica alla produzione di massa. La tesi di Paul Rassinier (1906 - 1967), - della quale Robert Faurisson, a partire, crediamo, dal '78, ha ripreso taluni elementi cui ha conferito ampio sviluppo - è che gli ebrei da considerare morti a seguito della persecuzione nazista sarebbero ammontati, alla fine della guerra, ad un massimo, in cifra tonda, di un milione e seicentomila unità; che, allo stato dei documenti conosciuti, nulla permetterebbe di affermare che da parte nazista sia stato elaborato un piano di liquidazione fisica degli stessi; che la costruzione e l'impiego di camere a gas, lungi dal corrispondere alla regola, avrebbero corrisposto (se e quando abbiano avuto luogo) all'eccezione; che, in ogni caso, l'eccezione sarebbe dipesa da iniziative di autorità periferiche, avrebbe inciso in misura assai limitata sulla mortalità ebraica complessiva e sarebbe stata stroncata dall'intervento delle autorità centrali del III Reich; che il pur sempre enorme cumulo di cadaveri - di ebrei e non - originato dal sistema concentrazionario nazista sarebbe stato sostanzialmente il risultato non di sterminî (che Rassinier, è opportuno sottolinearlo, non escludeva in via assoluta), ma soprattutto dei procedimenti posti in essere dagli organi dell'autoamministrazione dei campi (la selfbureaucratie, come egli rende l'espressione tedesca Haftlingsführung), demandata agli stessi detenuti dalle autorità naziste, e, insieme, il risultato di una spietata concorrenza, in atto sia tra categoria e categoria di detenuti (soprattutto tra politici e comuni) sia all'interno di ciascuna categoria (in quella dei politici, soprattutto tra militanti staliniani e non), per il controllo dell'autoamministrazione stessa, controllo che di per sé assicurava una posizione di netto vantaggio nel quadro di condizioni determinanti una dura lotta per la sopravvivenza.

Continua...

18:50 Scritto da: waa359 in Articoli di/su Paul Rassinier | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

IL DRAMMA DEGLI EBREI (parte 1)

 

IL DRAMMA DEGLI EBREI

 

holocash-.jpg


Paul RASSINIER ( parte 1)


INTRODUZIONE


Nel 1950, scrivendo La menzogna di Ulisse, avevo classificato in tre categorie i testimoni (sic!) del fenomeno "concentrazionario" che ivi studiavo:
-- coloro che nulla destinava ad essere dei testimoni fedeli e che, senza alcuna intenzione peggiorativa, io definivo: testimoni minori;
-- gli psicologi vittime di una tendenza, a mio avviso, un poco troppo pronunciata per l'argomento soggettivo;
-- e i sociologi, o reputati tali.
Non avevo trovato storici, o qualcuno che, per lo meno, fosse degno di questo nome.
In guardia persino contro me stesso, per non essere accusato di parlare di cose forse troppo lontane dalla mia esperienza personale, o nel timore di cadere a mia volta nel difetto che rimproveravo agli altri, vale a dire di rischiare qualche offesa alle regole della probità intellettuale, avevo deliberatamente rinunciato a presentare un quadro completo della letteratura "concentrazionaria" dell'epoca.
Il numero dei testimoni messi in causa era dunque forzatamente limitato in ogni categoria e nel complesso: tre testimoni minori (1) (l'abate Robert Ploton, fratel Birin delle Scuole Cristiane di Epernay, l'abate Jean-Paul Renard), uno psicologo (David Rousset), un sociologo (Eugen Kogon). Fuori categoria: MartinChauffier. Questo metodo, semplice del resto, comportava vantaggi perché, per un caso fortunato, la loro esperienza, ad eccezione di uno, concerneva gli stessi campi nei quali avevo fatta la mia, e questi campi erano i più rappresentativi.
Più tardi, sostenuta e incoraggiata dalla politica che ispirava i rapporti americano-russi, la letteratura "concentrazionaria" che a sua volta appoggia questa politica, non ha fatto che crescere e "perfezionarsi". Non è un segreto per nessuno che nella politica degli Stati Uniti, un certo numero di argomenti è unicamente destinato a non tagliare radicalmente i ponti con la Russia: tra gli altri v'è il mito del pericolo di una rinascita del nazismo e del fascismo in Europa. Stalin e Truman (degno erede di Roosevelt), di comune accordo hanno sfruttato a fondo questo mito; il primo per impedire all'Europa di prendere coscienza di se stessa e integrarsi alla Germania, il secondo per deficienza mentale. E Kruscev continuò a giocare con Kennedy il gioco di Stalin con Truman... Con un minore numero di possibilità? Forse, ma su ciò non ci possiamo ancora pronunciare definitivamente.

Continua...

18:14 Scritto da: waa359 in Articoli di/su Paul Rassinier | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

IL DRAMMA DEGLI EBREI (parte 2)

 

IL DRAMMA DEGLI EBREI

 

auschwitz_favola.jpg


Paul RASSINIER ( parte 2)


CAPITOLO I

RAUL HILBERG, LA SUA DOTTRINA E I SUOI METODI


I Commentari delle Sacre Scritture di San Tomaso d'Aquino (1225-1274), e l'esauriente commentario dei documenti di Norimberga, costituito da La distruzione degli ebrei d'Europa (The Destruction of the European Jews) di Raul Hilberg evidentemente non hanno nessuna misura comune. Di certo tra sette secoli, o non si parlerà più del secondo, oppure, se ancora se ne parlerà sarà solamente per segnalarlo come un esempio di una delle più scandalose aberrazioni del nostro tempo. E, se dopo sette secoli si parla ancora di San Tomaso d'Aquino è per indicarlo come origine di una filosofia quasi aberrante, qualificata, nel XVII secolo, dagli Umanisti e dai Libertini come ancilla theologiae. Ma tale filosofia fu quella dei secoli della fede e, a questo titolo, meritava di diventare il Tomismo, perché era sostanziale, apriva varchi su un mondo che rappresentava il sogno dell'epoca. Ad esso è, oggi, indispensabile fare riferimento se si vogliono correttamente spiegare le grandi correnti della filosofia contemporanea. Per costruire il suo sistema San Tomaso dovette mutilare il pensiero di Aristotele, ma, non essendo ancora stata inventata la stampa, nel XIII secolo, i manoscritti erano rari e i mezzi d'investigazione degli intellettuali talmente rudimentali che vi fu soltanto lui a saperlo. D'altronde, proprio perché avevano scoperto la soperchieria, tre secoli dopo, Umanisti e Libertini parlarono di ancilla theologiae. Ma non vi fu scandalo: si mise la frode a carico di una imperfetta conoscenza degli scritti di Aristotele. Oggi, in proposito, possediamo maggiori lumi. Il Tomismo si è affermato come tale. Ma non vi sarà Hilbergismo. La distruzione degli ebrei d'Europa, con le sue 790 pagine in formato grande, basata su quasi 1.400 referenze documentarie (un'altra... somma!) se un giorno sarà accusata di essere stata ancilla di qualcosa, questo qualcosa sarà definito come una politica priva di ogni nobile ispirazione.

Continua...

18:11 Scritto da: waa359 in Articoli di/su Paul Rassinier | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

IL DRAMMA DEGLI EBREI (parte 3)

 

IL DRAMMA DEGLI EBREI

 

12-11-2006_iran_holocaust_denial_conference.jpg


Paul RASSINIER (parte 3)

 

CAPITOLO Il

TESTIMONI, TESTIMONIANZE E DOCUMENTI



I. - Linee generali

Il 17 maggio 1963, spiegando il mio solito giornale, sono stato colpito da questo titolo:
"Errore giudiziario scoperto in Austria: due innocenti hanno passato quindici anni in carcere". Seguiva la spiegazione in forma di comunicato stampa con la data del giorno prima, proveniente da Vienna (Austria):

"Condannati sedici anni fa all'ergastolo a vita, due austriaci, Hubert Ranneth, di 43 anni e Joseph Auer di 30 anni sono stati rilasciati ieri.
In seguito a una nuova inchiesta ordinata nello scorso novembre dal ministro austriaco di Giustizia, è stata fatta luce su ciò che costituisce uno dei più gravi errori giudiziari del secolo.
Nel 1947, Ranneth e Auer erano stati condannati per aver assassinato a colpi di sbarra di ferro tre operai, in una acciaieria. Ma solo nello scorso novembre si venne a conoscenza di un fatto importante: le "confessioni complete" di Auer, sulle quali era basata l'accusa,
erano state ottenute sotto l'effetto di una iniezione di scopolamina, medicamento euforico e paralizzante a forti dosi. I medici legali hanno infine potuto stabilire che la sbarra di ferro, pezza d'appoggio a quell'epoca, non aveva potuto essere utilizzata per l'assassinio delle vittime."

Molti belli spiriti pensano che questa notizia dia la spiegazione delle confessioni sensazionali dei celebri processi di Mosca. Non sembra che il metodo utilizzato dalla giustizia austriaca sia stato impiegato a Norimberga. Almeno nel corso dei 13 grandi processi. Possibilissimo che lo sia stato, nell'infinità dei piccoli processi che hanno avuto luogo, dopo, in Germania a carico di vecchi SS o di impiegati subalterni dell'apparato del III Reich; la maggior parte dei quali è venuta in aula soltanto dopo una lunga detenzione, dopo diversi rinvii dei processi, il che autorizza tutti i sospetti. Tale sembra essere stato, particolarmente, caso del processo degli "Autobus della morte" (marzo 1963) nel corso del quale gli accusati hanno fornito sull'operazione dettagli che in campo tecnico proprio i tecnici non possono accettare. E potrebbe anche essere il caso del processo al secondo comandante di Auschwitz, in istruzione da tre anni, e già rimandato quattro volte, di sei mesi in sei mesi: non essendo ancora mentre scrivo, il Procuratore Generale riuscito a fornire la prova che 437.000 ebrei ungheresi furono uccisi con il gas a Auschwitz, nel periodo dal 16 maggio alla metà di ottobre 1944 (8).

Continua...

18:09 Scritto da: waa359 in Articoli di/su Paul Rassinier | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

IL DRAMMA DEGLI EBREI (parte 4)

 

IL DRAMMA DEGLI EBREI

 

gas_chamber.gif


Paul RASSINIER (parte 4)

 

APPENDICE AL CAPITOLO II

LE DUE VERSIONI FRANCESI
DEL DOCUMENTO GERSTEIN



Presentiamo la versione francese del documento Gerstein secondo la stesura di Poliakov in Breviario dell'odio, pp. 220-24 nel 1951, con questa precisazione: "Questo racconto è stato direttamente redatto in un francese piuttosto esitante: ne abbiamo in sostanza rispettato lo stile" e, a undici anni di distanza, nel 1962, sempre dallo stesso Poliakov, nel suo libro Il processo di Gerusalemme, secondo la motivazione 124 della sentenza, con la precisazione: "Questo documento è stato redatto da Gerstein direttamente in francese. Lo pubblichiamo qui tale quale." Queste due versioni sono disposte parallelamente, la prima nella pagina di sinistra, la seconda in quella di destra per permettere al lettore di constatare sino a che punto Poliakov si sia curato di "rispettarne nell'essenziale lo stile". Sarei ben stupito se egli non vi trovasse anche qualche enorme differenza rispetto alla sostanza. Che cosa si può pensare di un documento che, a undici anni d'intervallo, può essere presentato in due versioni contraddittorie? Si noterà che il Tribunale di Gerusalemme non ha preso in considerazione le possibilità di sterminio quotidiano nei campi citati, la visita di HitIer a Belzec. Ma che pensare di un uomo come Poliakov che a undici anni d'intervallo presenta queste due versioni dello stesso testo senza batter ciglio?

Continua...

18:05 Scritto da: waa359 in Articoli di/su Paul Rassinier | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

IL DRAMMA DEGLI EBREI (parte 5)

 

IL DRAMMA DEGLI EBREI

 

holocash_olocausto_olocash_oloca$h.jpg


Paul RASSINIER (parte 5)

CAPITOLO III (1/2)

STATISTICHE: SEI MILIONI 0...?



Dopo quindici anni di ricerche, risalendo il corso della storia, sono giunto alla seguente conclusione: fu nel 1943 che la Germania nazista per la prima volta venne accusata di sterminio massivo e sistematico degli ebrei europei nelle camere a gas. L'autore di questa orrenda e infamante accusa fu un polacco rifugiatosi in Inghilterra, giurista di professione, il professor Rafael Lemkin. E la pubblicò in un libro edito a Londra, in inglese, appunto nel 1943: Il governo dell'Asse nell'Europa occupata. Questo libro al suo apparire non parve destare serio interesse: nel novembre del 1943, quando fui arrestato dalla Gestapo, esso era totalmente sconosciuto negli ambienti meglio informati della Resistenza francese e io non sentii parlare di camere a gas per la prima volta che a Dora, verso la metà del 1944. Ma nel 1945-46, Il governo dell'Asse nell'Europa occupata era oggetto di tutte le conversazioni negli ambienti di corridoio del Processo dei grandi criminali di guerra a Norimberga, dove venne citato a carico di Seyss-Inquart (T. XIX, pp. 70 e 92). Il punto di vista difeso era sostenuto dal Rapporto Kasztner sulla tragedia degli ebrei ungheresi che come l'altro libro si occupava delle conversazioni dietro le quinte del processo. Bisogna però precisare che fu solamente dal 30 gennaio 1946, quando il Procuratore francese Dubost rese pubblica la sua scoperta del documento Gerstein, che quei due scritti divennero importanti: fu infatti da quel giorno che nella stampa mondiale le camere a gas si misero a ballare su tutti i toni e a ritmo indiavolato quella sarabanda sfrenata e piena di errori che da allora non hanno ancora cessato di danzare.

Continua...

18:03 Scritto da: waa359 in Articoli di/su Paul Rassinier | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

IL DRAMMA DEGLI EBREI (parte 6)

 

IL DRAMMA DEGLI EBREI

 

targhe_auschwitz.jpg

 

Paul RASSINIER (parte 6)


CAPITOLO III (2/2)

STATISTICHE: SEI MILIONI 0...?


In Francia, dice Hannah Arendt (
The New-Yorker , op. cit., 9 marzo 1963) vi erano circa 300.000 ebrei, nel 1939 -- questo lo sapevo -- e, nel febbraio marzo 1940, prima degli avvenimenti che scatenarono l'occupazione del paese, erano venuti ad aggiungersi 17.000 ebrei stranieri: è quanto sapevo solo in modo imprecisissimo. A quell'epoca, ricordo, tutti i giornali francesi avevano parlato di circa 200.000 ebrei stranieri che erano fuggiti dai loro paesi all'avanzare del Nazismo, e che si doveva aiutarli. Ma non avevo conservato alcun ritaglio: ero assai più preoccupato di aiutarli che di contarli. Tra loro 40.000 belgi e altrettanti olandesi. Gli altri? Nessuna precisione. Erano, comunque, totalmente 170.000: si può essere sicuri tuttavia che Hannah Arendt non ha forzato la dose. E prosegue così in sostanza: avendo il governo del Maresciallo Pétain rifiutato di consegnare gli ebrei francesi alle autorità tedesche e avendo creato loro una serie di difficoltà a proposito degli ebrei stranieri di questa massa di 300.000 + 170.000 = 470.000 persone, solamente 52.000, di cui 6.000 di nazionalità francese, erano state deportate alla fine dell'estate del 1943, vale a dire in diciotto mesi (le operazioni di deportazioni in massa sono cominciate nel marzo del 1942). Nell'aprile del 1944, due mesi prima dello sbarco, ve ne erano ancora in Francia 250.000, continua essa, e nessuna misura fu presa contro loro. Dunque furono salvati. Ma questo non impedisce a Raul Hilberg di farne figurare solamente 200.000 nella colonna dei sopravvissuti, nella sua statistica. Non bisogna tuttavia credere che la differenza, ossia 470.000 - 250.000 = 220.000 sia stata deportata. Di questa differenza, omessa la sua indicazione di "52.000 di cui 6.000 di nazionalità francese" alla fine dell'estate 1943, Hannah Arendt non ci fornisce alcuna informazione. Ma il Centro mondiale di documentazione ebraica contemporanea dice che furono deportati dalla Francia in tutto 120.000 ebrei, senza precisare il numero di quelli di nazionalità francese; il che non le impedisce, quando fa il conto dei superstiti, di dichiarare perentoriamente che

470.000 - 120.000 = 180.000,

come si vedrà nella tavola riassuntiva per la Francia, il Belgio, l'Olanda e il Lussemburgo. Molto semplicemente ha calcolato questa differenza unicamente sul numero di quelli che esistevano in Francia nel 1939, senza tener conto dell'immigrazione.

Continua...

18:00 Scritto da: waa359 in Articoli di/su Paul Rassinier | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

IL DRAMMA DEGLI EBREI (parte 7)

IL DRAMMA DEGLI EBREI

 

shoah-businnes.gif


Paul RASSINIER (parte 7)



CONCLUSIONE

La logica esigerebbe che questo studio demografico si concludesse almeno con una statistica generale divisa, per ciascuna delle nazioni europee che ho prese in esame, in quattro sezioni:

  1. Il numero degli ebrei che vi vivevano alla vigilia dell'ascesa al potere del colonnello Beck in Polonia (1932) e di Hitler in Germania (1933).
    2. Il numero di coloro che, per sfuggire alla persecuzione, hanno emigrato nel periodo compreso tra questi due avvenimenti e il 1945.
    3. Il numero di coloro che furono ritrovati vivi nel 1945.
    4. Infine, il numero dei morti.


Ma perché questa oscura storia fosse perfettamente messa in luce, questa statistica dovrebbe accompagnarsi a un'altra che desse la struttura della popolazione ebrea mondiale alla fine dell'anno 1962. In quattro sezioni, ugualmente, per ciascuna delle nazioni degli altri continenti:


1. Il numero degli ebrei che vi vivevano prima dell'ascesa al potere del colonnello Beck in Polonia e di Hitler in Germania.
2. L'aumento naturale della popolazione dal 1932 al 1962.
3. Il livello della popolazione ebrea alla fine del 1962.
4. Infine, il numero degli emigranti ebrei ottenuto dalla differenza tra i totali delle colonne 2 e 3: non vi è dubbio che la differenza sarebbe dell'ordine di 4.416.108.

Tale era la mia intenzione all'inizio. Al termine, questo lavoro si dimostra impossibile: la seconda statistica non può essere stabilita che a condizione che il Movimento Sionista internazionale accetti il principio di un censimento mondiale della popolazione ebraica e, si è visto (cfr. p. 104) come questo principio non era alla vigilia di essere accettato. Quanto alla prima statistica, la sua compilazione urta con tutta una serie di difficoltà, malgrado tutta la precisione che ci ha portato lo studio al quale mi sono accinto.

Continua...

17:56 Scritto da: waa359 in Articoli di/su Paul Rassinier | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa