04.12.2010

1 RUDOLF HÖSS E IL “CAMPO DI STERMINIO” DI AUSCHWITZ secondo valentina pisanty

olocausto-pinocchio.jpgBrani tratti da: L'«IRRITANTE QUESTIONE» DELLE CAMERE A GAS,OVVERO:DA CAPPUCCETTO ROSSO AD... AUSCHWITZ, RISPOSTA A VALENTINA PISANTY. Edizione riveduta, corretta e aggiornata

di  Carlo Mattogno

parte 1

RUDOLF HÖSS E IL “CAMPO DI STERMINIO” DI AUSCHWITZ

1) Considerazioni generali

Nel capitolo 2.6 la Pisanty vuole dimostrare la piena attendibilità delle dichiarazioni di
Höss smascherando le perfide trame di tre revisionisti: Faurisson, Stäglich e Mattogno. Mi occuperò dunque soprattutto delle critiche che l’Autrice rivolge alle mie argomentazioni,ma senza trascurare le problematiche generali.
Partendo, come al solito, dal principio dell’attendibilità e veridicità aprioristica di tutte le
testimonianze, la Pisanty, nelle dichiarazioni di Höss, non può trovare che «passi ambigui»,
«qualche zona confusa» (p. 132), «qualche incongruenza» (p. 133), «grinze» e
«anomalie» (p. 141), «alcuni anacronismi netti» (p. 142), «piccole inesattezze» e addirittura
«un reale problema di datazione» (p. 160) che però si risolve facilmente con una forte
dose di «buona volontà». La questione delle torture subìte da Höss è invece per l’Autrice
una menzogna revisionistica:


«In genere, la tesi sostenuta dai negazionisti per quanto riguarda le dichiarazioni di Höss è che queste gli sono state estorte durante la sua prigionia, dapprima dagli inglesi che lo interrogarono dopo la cattura, e poi dai polacchi che lo processarono.
I mezzi impiegati per ottenere la testimonianza includerebbero varie forme di tortura fisica e mentale e un vero e proprio lavaggio del cervello, alla fine del quale Höss sarebbe diventato un inerme burattino nelle mani degli Alleati» (p. 144).
Evidentemente la Pisanty ignora che questa è proprio la tesi sostenuta da Pressac nell’udienza del 9 maggio 1995 del processo contro Faurisson in base alla famigerata legge antirevisionistica Fabius-Gayssot (13 luglio 1990) per aver pubblicato il libro
Réponse à Jean-Claude Pressac sur le problème des chambres à gaz280:
«Il presidente ha interrogato J.-C. Pressac sulle “confessioni” relative alle gasazioni che Rudolf Höss, ex comandante del campo di Auschwitz, aveva fatto in successione, prima ai suoi guardiani britannici, poi ai suoi guardiani polacchi.

280 Diffusion RHB, BP 122, Colombes, Cedex, 1993.

Höss è stato torturato?” ha chiesto il presidente.
J.-C. Pressac ha risposto che Höss era stato incontestabilmente torturato e che, “sfortunatamente”, invece di ricredersi sulle assurdità che i Britannici “gli avevano messo nella testa”, egli si era talmente persuaso di queste assurdità che le aveva ripetute ai suoi guardiani polacchi!»281.
Di fronte al presidente del tribunale, Pressac non ha fatto altro che completare l’argomento che aveva lasciato a metà nel libro del 1993:
«Fermato dagli inglesi nel marzo 1946, [Höss] viene più volte violentemente picchiato e malmenato, fino a sfiorare la morte. Comprendendo di essere perduto essendosi fatto esecutore di ordini criminali, e che sarebbe stato il capro espiatorio dello sterminio ebraico, firma delle confessioni complessivamente veridiche, ma infarcite di esagerazioni imposte e di errori volontari: pensa, a torto, che saranno rapidamente notati, ciò che allora gli darà la possibilità di rettificarli e di precisare il proprio ruolo, attenuandolo, in quel massacro»282.
Inutile dire che la Pisanty ha “dimenticato” di citare questo passo.
A beneficio del lettore ignorante, la nostra dottoressa premette diligentemente alla sua disquisizione una cronologia degli eventi nella quale non si lascia sfuggire l’occasione per sfoggiare la sua crassa ignoranza storica.
Ella ci informa che nel luglio 1942
«per la seconda volta, Himmler ispeziona il lager, e visita il campo degli zingari (dando l’ordine di annientarli dopo aver selezionato gli abili al lavoro: l’operazione durerà due anni)» (p. 135).
Una visita alquanto improbabile, dato che il campo degli zingari (Zigeunerlager BIIe) fu istituito alla fine di febbraio del 1943 e accolse il primo trasporto il 26 febbraio283.
Nel 1944, spiega l’Autrice, Höss ritornò ad Auschwitz «per occuparsi dell’evacuazione del lager» (p. 135), mentre, per la storiografia ufficiale, ciò avvenne per occuparsi dello sterminio degli Ebrei ungheresi.
Qualche riga dopo apprendiamo che, nel maggio 1946, Höss «viene interrogato in relazione al processo Pohl e al processo IG-Farben» (p. 135), ma anche questi interrogatori sono alquanto improbabili, perché il processo Pohl iniziò l’8 aprile 1947, il processo IG-Farben nell’agosto 1947 284, dopo la morte di Höss (16 aprile 1947).
L’Autrice è talmente disinformata che ironizza goffamente sul «dogma negazionista» secondo il quale «durante il triennio 1942-44 nel lager di Auschwitz-Birkenau imperversava l’epidemia di tifo la quale, unita agli stenti della guerra mondiale, sarebbe l’unica responsabile del numero elevato di decessi tra i detenuti» (p. 153).
Singolare affermazione, per chi cita i libri di Pressac. Ma forse l’Autrice, per distrazione,ha dimenticato di leggere il capitolo 7 dell’ultima opera dello storico francese, che è intitolato «L’inizio dell’assassinio in massa degli ebrei e l’epidemia di tifo»285. Dopo aver legicchiato qua e là cose per lei troppo indigeste, non c’è da stupirsi che la Pisanty,

281 «Procès Faurisson: compte rendu de l’audience du 9 mai 1995», in: VHO-Nieuwsbrief, n. 3, 1995, p. 20.
282 J. C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 149.
283 Danuta Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945.
Rowohlt-Verlag, Reinbek bei Hamburg, 1989, p. 423.
284 Telford Taylor, Die Nürnberger Prozesse. Europa Verlag, Zurigo, 1951, p. 69 e 91.
285 J.-C.Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., pp. 51-54.


stremata, abbia rinunciato a leggere il «Riepilogo cronologico» che Pressac presenta alla fine del libro, dove sono riportate informazioni come queste:
«7-11 settembre [1942]. La prima epidemia di tifo di Auschwitz raggiunge il suo punto culminante (375 decessi al giorno)»286.
«8 febbraio [1943]. Con lo Standortbefehl n.2/43, Höss comanda una “Lagersperre” essendosi sviluppata una seconda epidemia di tifo.
..»287.
A p. 139 la Pisanty mostra un’altra grave lacuna nella lettura di Pressac:
«Per risolvere il problema delle cremazioni all’aperto, che diffondono un’inconfondibile odore di carne bruciata per un raggio di chilometri, vanificando i tentativi della propaganda nazista di occultare la vera natura della soluzione finale della questione ebraica, nell’inverno 1942-43 vengono costruiti i grandi crematori I e II (II e III secondo un diverso sistema di numerazione che consideri anche il Crematorio I di Auschwitz) di Birkenau; questi ultimi entrano in funzione nella primavera 1943».
Pressac scrive invece che i crematori II e III furono progettati e costruiti per far fronte all’epidemia di tifo che imperversava ad Auschwitz288. Sorvolo sull’errore cronologico della Pisanty sull’entrata in funzione del crematorio III (24 giugno 1943)289.
Passiamo ora agli argomenti della Pisanty.

2) La critica di Valentina Pisanty al mio studio Auschwitz le “confessioni” di Höss 290

La Pisanty introduce le sue osservazioni critiche con la seguente premessa:
«Carlo Mattogno si propone di attaccare la testimonianza di Höss attraverso una strategia argomentativa nuova e ben più sofisticata di quelle precedentemente esaminate» (p. 157).
Ringrazio sentitamente (almeno io non sono un plagiario!).
«In risposta alle accuse lanciate da Nadine Fresco (1980) ai negazionisti di rifiutare a priori qualunque prova dello sterminio nazista e dell’esistenza delle camere a gas,egli ribatte che “la metodologia revisionista non solo non esclude a priori l’esistenza delle camere a gas, ma può tranquillamente partire da questo presupposto per confutare i singoli testimoni oculari” (Mattogno, s.d.: 6).
Indi la Pisanty riassume lo scopo del mio studio, che io ho espresso così:
«Nel caso presente, analizziamo dunque la testimonianza di Rudolf Höss da un punto di vista rigorosamente sterminazionista e dimostriamo - da questo stesso punto di vista - che essa è essenzialmente un’accozzaglia di falsificazioni e contraddizioni, per cui - da un punto di vista rigorosamente sterminazionista - essa è da respingere come falsa; e poiché - da questo stesso punto di vista - essa è falsa,avendola accettata come vera, la storiografia ufficiale ha dimostrato di obbedire alla
286 Idem, p. 131.
287 Idem, p. 133.
288 Idem, pp. 59-60 e 64.
289 Idem, p. 136.
290 Edizioni La Sfinge, 1987.


regola fondamentale che qualunque prova dello sterminio in massa degli Ebrei nelle camere a gas - anche chiaramente falsa - è in sé accettabile»291.
Come abbiamo visto sopra, a questa regola fondamentale obbedisce anche la Pisanty con la sua «premessa indiscussa».
Considerata la prospettiva dalla quale è scritto, il mio studio è un laconico confronto tra le affermazioni di Höss e i dogmi della storiografia ufficiale al quale la Pisanty riconosce perfino «un certo valore scientifico» (quale onore!):
«Se alla prima parte del suo saggio si poteva ancora riconoscere un certo valore scientifico - basato sulla segnalazione di alcune “anomalie” con cui una storiografia dello sterminio deve misurarsi per inserire la testimonianza di Höss nel sistema probatorio di cui dispone - in questa seconda parte conclusiva traspare la vocazione più propriamente negazionista di questo autore» (p. 166).
Che cos’è questa «seconda parte» sulla quale la Pisanty non dice una parola? Una semplice «Nota sulla polemica Wellers-Faurisson»292 che, essendo di carattere tecnico, deve essere apparsa troppo indigesta all’Autrice.
Veniamo ora al nocciolo della questione.
Nelle sue dichiarazioni, Höss presenta una cronologia fittizia piena di contraddizioni inestricabili e senza alcun riscontro documentario. Il punto di partenza di questa cronologia fittizia è la presunta convocazione di Höss a Berlino al cospetto di Himmler. Al riguardo,la Pisanty, parafrasando (male) le obiezioni revisionistiche, rileva:
«Ad esempio, il primo colloquio con Himmler sulla soluzione finale, che Höss fa risalire all’estate 1941, presenta delle contraddizioni piuttosto evidenti. Quando Himmler si lamenta del fatto che “i centri di sterminio attualmente esistenti non sono assolutamente in condizione di far fronte alle grandiose azioni previste”, non è chiaro a quali centri egli si possa riferire in quella data. Infatti, il campo di Belzec fu costruito nel marzo 1942, quello di Treblinka tra il gennaio e il giugno 1942,Sobibor fu inaugurato tra il marzo e l’aprile 1942, Lublino tra il 1942 e il 1943 e Chelmno (o Kulmhof), sebbene fosse stato aperto già prima, nell’estate del 1941 non aveva ancora cominciato ad attuare una vera e propria politica di sterminio su base industriale» (p. 142)(corsivo mio).

C’è da chiedersi dove l’Autrice abbia preso questi dati sballati. Secondo la storiografia ufficiale, Treblinka fu costruito tra la fine di maggio e l’inizio di giugno del 1942 e fu inaugurato il 23 luglio 293, Sobibór fu inaugurato il 3 maggio294, Chelmno all’inizio di dicembre del 1941 295; la costruzione del campo di Lublino iniziò nell’ottobre 1941 296.
La Pisanty continua:
«A questo punto i casi sono due: o Höss si è confuso sulla data del colloquio,oppure ricorda male le parole di Himmler. In effetti, altri riferimenti fanno dubitare

291 Auschwitz: le “confessioni” di Höss, op. cit., p. 6.
292 Idem, pp. 33-39.
293 Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas. Eine Dokumentation, op. cit., pp. 162-163.
294 Idem, p.177.
295 NS-Vernichtungslager im Spiegel deutscher Strafprozesse, op. cit., p. 268.
296 Józef Marszalek, Majdanek. The Concentration Camp in Lublin. Interpress, Varsavia, 1986, p. 31. Su questo campo vedi il mio studio in collaborazione con Jürgen Graf Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2003.


della esattezza della data in cui Höss colloca l’inaugurazione del piano per la soluzione finale. Jean-Claude Pressac, così come Gerald Reitlinger, ritengono che la data del colloquio con Himmler vada spostata di un anno, e quindi collocata nel giugno 1942. In questo modo l’intera cronologia si ricompone, questo episodio “fa sistema” con altri elementi a nostra disposizione e l’anomalia viene risolta» (pp. 142-143).

In realtà questo spostamento di datazione non «fa sistema» proprio per niente, ma crea soltanto ulteriori contraddizioni.
La questione dibattuta qui dalla Pisanty è organicamente connessa ad altre questioni fondamentali che l’Autrice tratta separatamente, isolandole dal contesto generale, perciò,per capire il senso delle mie obiezioni e quello delle sue risposte, è necessario delineare anzitutto questo contesto sulla base delle citazioni essenziali delle dichiarazioni di Höss:

«[Höss] Nell’estate del 1941 - al momento non potrei citare la data esatta - venni improvvisamente convocato a Berlino presso il Reichsführer [Himmler], tramite il suo aiutante»297.
«[Himmler] Il Führer ha ordinato la soluzione finale della questione ebraica, e noi SS dobbiamo eseguire quest’ordine».
«Apprenderà ulteriori particolari dallo Sturmbannführer Eichmann, del RSHA, che le invierò tra brevissimo tempo».
«[Höss] Poco dopo venne da me ad Auschwitz Eichmann298, che mi espose il piano delle azioni per i diversi paesi».
«Quindi passammo a discutere le modalità per attuare il piano di sterminio. Il mezzo non poteva essere che il gas [...]».
«Eichmann promise che si sarebbe informato sull’esistenza di qualche gas di facile produzione e che non richiedesse installazioni particolari, e che mi avrebbe riferito in proposito».
«Andammo a ispezionare il terreno per stabilire il posto più indicato, e stabilimmo che era senz’altro la fattoria [il futuro Bunker 1] situata all’angolo nord-occidentale del futuro terzo settore di edifici, Birkenau [la futura Bauabschnitt III o BIII]».
«Eichmann fece quindi ritorno a Berlino, per riferirgli [a Himmler] il contenuto del nostro colloquio».
«A fine novembre si tenne a Berlino, presso l’ufficio di Eichmann, una conferenza dell’intera sezione per gli Ebrei, alla quale venni invitato a partecipare [...]. Non ci fu comunicato il momento dell’inizio delle azioni né Eichmann era ancora riuscito a
trovare il gas appropriato
».
«Nell’autunno del 1941, mediante un ordine segreto impartito a tutti i campi di prigionieri di guerra, la Gestapo separò tutti i politruks, i commissari e alcuni funzionari politici e li inviò al campo di concentramento più vicino, perché fossero liquidati. Ad Auschwitz arrivavano di continuo piccoli trasporti di questi uomini,che venivano poi fucilati nella cava di ghiaia presso gli edifici del monopolio, o nel cortile del Block II [Block 11] ».

297 Il fatto non è confermato da nessun documento.
298 La visita di Eichmann ad Auschwitz non è confermata da alcun documento.

Parte 2
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