26.11.2010

Lituania revisionista? All'armi son Fascisti!

Lituania revisionista?

I sacerdoti $terminazioni$ti di sion in azione repressiva della libertà di pensiero ed espressione.

shoa-è-una-truffa.jpgÈ di poche ore la notizia di un caso che si verifica questa volta in Lituania. La notizia ci compete ed è di nostro interesse in quanto “Comitato europeo per la difesa della libertà di pensiero”. Ecco la notizia Adnkronos, che ci servirà da base per ulteriori indagini sulla situazione lituana:

«SETTE AMBASCIATORI PROTESTA GOVERNO LITUANIA – Gli ambasciatori di sette paesi europei hanno scritto una lettera di protesta al presidente e al governo lituano dopo la pubblicazione di un articolo negazionista da parte di un alto funzionario.

Il contenuto della lettera è stato reso pubblico oggi, provocando le dimissioni di Petra Stankeras, funzionaria del ministero degli Interni e studiosa di storia.
La Stankeras ha pubblicato sul settimanale Veidas un articolo in cui descrive il genocidio degli ebrei come «una leggenda» e definisce «una farsa legale» i processi Norimberga contro i gerarchi nazisti.
«È incredibile che una pubblicazione conosciuta come Veidas consenta di pubblicare simili false affermazioni e che non vi sia stata nessuna condanna pubbblica o ufficiale», si legge nella lettera inviata dagli ambasciatori di Gran Bretagna, Estonia, Francia, Finlandia, Olanda, Norvegia e Svezia. L’intera vicenda crea imbarazzo al governo lituano, dopo che ieri rappresentanti del Consiglio d’Europa per i diritti umani (Ecri) hanno espresso preoccupazione per l’atteggiamento discriminatorio di alcuni parlamentari lituani su questioni come razzismo e omofobia. La Lituania è stata uno dei paesi più colpiti dal genocidio degli ebrei perpetrato dai nazisti. Solo 4mila ebrei su 150mila sopravvisero al massacro. Fra gli eccidi di massa va ricordato quello di Paneriai, dove furono uccisi 70mila ebrei al momento della distruzione del ghetto di Vilnius». (Fonte adnkronos)

Esiste una forte tendenza – sostenuta apertamente da Israele e dalle comunità ebraiche della “dispersione”, come usa dire il linguaggio sionista, – affinché tutte le legislazioni europee si uniformino nella repressione penale di mere opinioni, ritenute politicamente scomode per Israele. Infatti, lo Stato “ebraico e sionista” ha potuto costruire nel tempo la sua base di consenso internazionale su due fattori:

a) Il “cristiano sionismo”, ossia una pura superstizione religiosa che tollera, giustifica e perfino promuove i peggiori crimini israeliani, ritenendo che il ripopolamento ebraico di Israele – non importa a quale prezzo ed in che modo – favorirà la seconda Venuta del Cristo e quindi la conversione degli stessi Ebrei, che plaudono a tanta demenza.

b) Il “senso di colpa” indotta in Europa da narrazioni storiche che non possono e non devono essere minimamente criticate, per non veder crollare tutta una formazione politico-culturale impartita ed imposta dal dopoguerra ad oggi. Ma sempre più frequentemente, da un capo all’altro dell’Europa, si levano voci che vengono prontamente represse e messe alla “gogna”. Seguiremo qui, per gli aspetti giuridici che riguardano l’esercizio della libertà di espressione, quanto riusciremo a raccogliere sul caso lituano. Con l’occasione andremo anche raccogliendo i riferimenti normativi vigenti in Lituania.

. Il rimbalzo della notizia. – La notizia viene subito ripresa dall’European Jewish Press, che titola “Lithuanian historian quits after Holocaust article”. La fame, la “gogna” e la morte civile sembra sia la pena ordinaria a chi in fondo non ha scritto che un articolo. Ho dato la stima di 200.000 casi nella sola Germania, ma mi mancano del tutto dati per gli altri paesi, come ad esempio la Lituania.

Saranno milioni di persone coinvolte?

Non abbiamo diritto di sapere i numeri?

Contemporanea a questa notizia è l’altra dell’arresto dell’ennesimo criminale nazista, che ha ora 91 anni. Detratti 65 anni trascorsi dalla fine della guerra, doveva avere 23 anni all’epoca dei “crimini di guerra”. Perfino nel sito ebraico emerge in tutta la sua ambiguità l’espressione “negazione dell’Olocausto». Infatti, la direttrice della rivista in cui è apparso l’articolo di Petras Stankeras dice che la sua rivista non ha “negato” e mai lo farà. L’articolo riguardava soltanto... il numero delle vittime, che non sarebbe di 6.000.000 tondi. Ma la direttrice non sa evidentemente che in molte legislazioni liberticide è proprio questo il reato!

Le vittime devono essere non meno di sei milioni.

Non costituisce reato aumentarne il numero, ma non lo si può ridurre.

Altrimenti si incorre nel reato di “riduzionismo”. È allucinante, ma è proprio così. (Fonte)

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