24.11.2010
Un requiem sionista per il diritto
Se il garzone di bottega di un fruttivendolo di Teheran confidasse al proprio gommista di fiducia che secondo lui i cittadini israeliani meriterebbero indistintamente la morte, finanche se in fasce, attaccherebbero i manifesti anche su Urano. La notizia sarebbe riportata da tutti i mezzi d’informazione del mondo, si conquisterebbe i toni contriti dei più grandi editorialisti, apparirebbe su tutti i giornali, dal New York Times a La Torre di Guardia troverebbe una degna e rilevante collocazione, tra un articolo su Sakineh e uno sull’olocausto.
Succede invece che un influente rabbino israeliano sostiene che i bambini palestinesi non solo possono, ma debbono essere uccisi o in quanto potenziali nemici dello stato ebraico o anche solo per esercitare pressione sui loro genitori, e tutto tace.Alemanno non illumina il Colosseo,
nessuno alza la voce, nessuno protesta, neanche una fiaccolata pacifica, che oggigiorno non si nega a nessuno.
Il religioso in questione è il rabbi Yitzhak Shapira (foto), che ha rilasciato queste farneticanti dichiarazioni riportate anche dal noto quotidiano israeliano Haaretz. Inspirato dalla sua interpretazione ortodossa in chiave politico-sionista dei dettami talmudici, il signor Shapira non ha fatto ricorso a giri di parole: chiunque metta in pericolo l’esistenza di Israele, indipendentemente dal fatto che possa essere una “persona giusta” o un bambino (d’altronde, il Shapira ce lo ricorda, crescerà) deve essere ucciso; è un imperativo religioso e politico.
La notizia avrebbe meritato soprattutto una ferma e unanime condanna, ma quanto meno un certo rilievo sui mezzi di comunicazione: invece niente. Eppure la nostra informazione è sempre a caccia di spazzatura sensazionalista, di roba da poter fare titoloni ad effetto, capaci come poco altro di incrementare le tirature. Ma questa volta niente. Una normale ricerca della notizia sulla stampa o su internet ci mette di fronte al fatto che le esternazioni del religioso sionista sono state riportate dai soliti siti “complottisti”, dai soliti fogli eretici, dalla solita (e benemerita) radiotelevisione iraniana. E nulla più. Anche Haaretz l’ha rimossa: “the page can not be found”, e passa la paura. Avessero detto una cosa simile alla preghiera del venerdì a Teheran sarebbero scattati i mandati di cattura internazionali. Del rabbino in questione, tuttavia, possiamo trovare traccia nel sito della sezione italiana della “Honest Reporting”, l’agenzia sionista che si occupa della censura e della diffamazione dell’informazione inerente lo Stato ebraico quando questa non si allinea perfettamente alle politiche di Tel Aviv. E questa agenzia stigmatizza un articolo di stampa in cui la dottrina e la prassi dello Shapira viene duramente condannata. Articolo pubblicato, neanche a dirlo, da Rinascita.
Ma qual è il limite alla libertà di manifestazione del pensiero? Piaccia o meno al signor Shapira e ai suoi accoliti, è proprio l’incitazione alla violenza.
Esempio: pubblicare uno studio in cui si sostiene che Gesù Cristo non sia mai esistito è lecito; pubblicare uno studio analogo in cui si aggiunga che occorre anche incendiare le chiese non lo è.
Ora: nelle decine di migliaia di pagine di cui si compone, ad esempio, la letteratura storiografico-scientifica revisionista, non vi è una sola riga in cui si inciti in una qualsiasi maniera all’odio. Sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario.
Eppure tali studi, in una parte sempre più rilevante di Paesi del mondo, sono stati messi fuori legge da appositi provvedimenti legislativi, condannati solo per il fatto di fare ricerca storica. Per il fatto di pensare e di far pensare, per il fatto di essere incontrovertibili. Dicono: “ma è il fatto stesso di negare l’olocausto che genera odio”.
Alt: se così fosse dovremmo bruciare tutti i libri di storia e tutte le università; io devo essere libero di pubblicare un libro in cui si avvalora la tesi dell’olocausto armeno senza che mi si rinfacci la volontà di uccidere i turchi. Ma queste attenzioni, questo sacrosanto garantismo, non valgono per quanti si cimentano con la religio holocaustica, che è verità assoluta, religio, appunto.
Oppure dicono: “ma tutti i maggiori storici revisionisti sono riconducibili all’area politica nazionalsocialista”.
Non è così, ma anche se fosse?
La “Storia del Partito Comunista Italiano” di Paolo Spriano è stata studiata per decenni in tutte le università. Eppure Spriano era un membro del comitato centrale del Pci, e il conflitto d’interessi non l’ha evocato nessuno. E quanti sacerdoti hanno scritto la storia del cristianesimo?
Quello da valutare, in un’opera di ricerca storica, è il rigore scientifico, l’attendibilità delle fonti e la mancanza di intenti di istigazione all’odio o alla violenza.
Poi può averla scritta anche il cannibale di Rostock, e la cosa non assumerebbe alcuna rilevanza. Istigazione alla violenza che, repetita iuvant, nei testi revisionisti è del tutto assente.
Per i sionisti, invece, la violenza (purtroppo non solo quella delle parole) è licenza poetica.
Loro possono, hanno subìto la $hoa.
Così un signor Pacifici (alla faccia del nomen omen), presidente della Comunità ebraica romana, può giustificare l’aggressione teppistica subita dallo storico revisionista Faurisson, aggressione fisica che gli ha impedito di manifestare il suo pensiero in una università italiana: “cosa volete che sia, gli hanno dato uno schiaffo…”. Fino a un rabbino Shapira, dunque, che invita i suoi a tagliare la gola ai neonati e che volete che sia.
A onore del vero, la faccia hanno tentato di salvarla. Il religioso sionista, infatti, dopo le sue esternazioni pare che sia stato tratto in arresto. Durata della detenzione? “qualche ora”. Ernst Zündel, per aver pubblicato degli studi storici, sta scontando(ha scontato,WaA) una condanna a cinque anni. Il suo avvocato, per averlo difeso, tre anni e sei mesi. E la proporzionalità della pena? Anch’essa è finita, assieme al diritto e alla giustizia tutta, sotto i cingoli dei merkava.Fonte
Foto,grassetto,evidenziatura,colore,$,NON sono parte del testo originale.WaA
16:48 Scritto da: waa359 in Rabbino yitzhak shapira | Link permanente | Commenti (0) | Tag: yitzhak shapira, rabbino, ebreo, omicidi |
|
Facebook |
Stampa




Scrivi un commento