25.11.2010

1 L'IMPATTO POLITICO E SOCIALE DEL DOGMATISMO OLOCAUSTICO IN EUROPA

graf.jpg di Jürgen Graf (foto)

Nota introduttiva, traduzione e note di Pio De Martin

Parte 1

 

Conseguenze dell'immigrazione - Due famiglie - Una politica multiculturale - Reazioni al libro sull'Olocausto - Un complesso di colpa imposto - Una visione utopistica - Il Grande Piano - La Legge anti-razzismo - L'ingannevole democrazia svizzera - Un referendum nazionale - Propaganda orwelliana - Revisionismo in Svizzera - Repressione in Germania - Profonde implicazioni politiche - Pericoloso mito religioso


NOTA INTRODUTTIVA

Jürgen Graf, nato nel 1951, ha insegnato in istituti scolastici elvetici. Attualmente è tra gli storici di punta del revisionismo olocaustico. Parla diciassette lingue. Ha al suo attivo numerosi libri e conferenze tenute in tre Continenti.

La prova lampante che le sue analisi hanno colpito nel segno è costituita dal fatto che i poteri forti hanno ripetutamente tentato di indurlo al silenzio, attuando le seguenti manovre.

Gli hanno tolto la possibilità di disporre del reddito percepito coll'esercizio della professione di insegnante: nel marzo 1993, a seguito della pubblicazione del suo libro Der Holocaust auf dem Prüfstand (L'Olocausto alla sbarra), è stato licenziato in tronco dal posto di professore di latino e di francese presso un liceo statale.(1) Pressioni politiche sul preside della scuola privata che lo aveva successivamente assunto, lo hanno costretto a lasciare anche quell'istituto il 1° agosto 1998 .(2)

Nel luglio 1998 hanno istruito contro di lui un processo politico di stampo stalinista,affrontato da Graf con grande dignità, processo definito: «L'esempio più spettacolare della deriva totalitaria elvetica dallo stato di diritto. Questa deriva è iniziata il 1° gennaio 1995 con l'entrata in vigore dell'art. 261 bis del Codice penale svizzero. Fingendo di lottare contro la discriminazione razziale e con il pretesto di allinearsi alla legislazione internazionale, pur non essendo la Svizzera membro dell'Unione Europea né dell'ONU - per una precisa scelta del suo popolo sovrano - questa legge ha permesso di "mettere la museruola" al libero dibattito politico, qualificando come "razzista" ogni opinione non conforme alla cultura e alla politica dominanti».

«Circa 40 processi politici hanno già avuto luogo in Svizzera in questi ultimi tre anni».

«Quello contro Jürgen Graf è particolarmente esemplare, perché riguarda l'importante e controverso argomento dell'Olocausto. Jürgen Graf ha risposto senza odio e senza paura ai suoi giudici. Le sue risposte non sono state oggetto di alcuna seria confutazione, all'infuori di formule piene di pregiudizi. Processo esemplare anche per la natura stessa del dibattito,che ha mostrato un tribunale colto in flagrante delitto di negazione della giustizia, poiché la Corte non ha voluto intendere l'accusato».(3)

(1) Cfr. The Journal of Historical Review, settembre-ottobre 1993 e novembre-dicembre1994.

(2) Cfr. L'amara patria di Jürgen Graf, in Sentinella d'Italia (Monfalcone, Gorizia), dicembre1998.

(3) Un procès politique au scanner-L'affaire Jürgen Graf, ed. Association Vérité & Justice,CH-Châtel-Saint-Denis, ottobre 1999.

Il Tribunale di Baden, Cantone d'Argovia, in prima istanza ha condannato Graf a 15 mesi di prigione senza condizionale, e il suo editore, Gerhard Förster (78 anni, malato terminale affetto da gravissima osteoporosi e portato in aula in carrozzella) a 12 mesi di prigione senza condizionale; ed entrambi a 8.000 franchi (10.000.000 di lire) di ammenda, più un'ammenda ulteriore di 55.000 franchi (69 milioni di lire) provenienti dalla vendita dei loro libri.

Il processo d'appello, nel giugno 1999, ha confermato la sentenza di primo grado. Graf è ricorso al Tribunale Federale di Losanna che, nell'aprile 2000, ha confermato definitivamente la condanna.

Jürgen Graf dall'ottobre 2000 sarà internato nel carcere del Cantone di Solothurn.

Gerhard Förster, disattendendo le attese della «giustizia», è morto il 23 settembre 1998.

Uno Stato sano, che ha come obbiettivo il bene del suo popolo, dovrebbe tenere nella massima considerazione gli elementi più dotati del corpo sociale. La Svizzera invece si è dimostrata uno Stato che colpisce i suoi uomini migliori.

Pubblichiamo di seguito la traduzione di un saggio di Jürgen Graf, che mantiene la sua piena validità a notevole distanza di tempo dalla prima stesura.

Il testo è apparso sulla rivista revisionista The Journal of Historical Review, nel novembredicembre 1995.

Pio De Martin

«Non dimentichiamo le origini del problema (del Kosovo).Non ci dovrà più essere posto in Europa per popoli non meticciati.Popoli non meticciati appartengono alle idee superate del XX secolo».

(GENERALE WESLEY CLARK)(originario cognome ebreo del padre: Kanne;del nonno: Nemerovsky)comandante supremo delle forze aeree NATO che hanno effettuato i bombardamenti terroristici sulla Serbia e sul Kosovo nel 1999.(dichiarazione alla rete tv CNN, cit. in Courrier du Continent, giugno 1999)

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Non voglio qui tornare sulla incongruità del «rapporto Gerstein» né sulle impossibilità tecniche delle gassazioni di massa nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda Guerra Mondiale.(4)

Mi occuperò invece della funzione politica e psicologica della campagna olocaustica nei suoi effetti sulla società europea odierna.

Poiché sono un cittadino svizzero, metterò a fuoco la situazione del mio Paese, ma l'intreccio è essenzialmente il medesimo nei Paesi confinanti - Italia, Germania, Austria e Francia e,quantunque in misura molto minore, in altri Stati europei.

(4) Jürgen Graf si riferisce qui a temi trattati da precedenti relatori al 12° Convegno dell'Institute for Historical Review. Il testo presentato dal Journal è un'elaborazione della conferenza tenuta da Graf a detto convegno in California.

Alcuni anni fa ero impiegato nel servizio svizzero di immigrazione, dove il mio lavoro consisteva nell'intervistare coloro che chiedevano asilo. Dopo aver lasciato quel lavoro nel 1989, scrissi un libro intitolato Das Narrenschiff (La nave dei folli).

Il titolo (che è lo stesso di una ben nota satira del XV secolo) fa riferimento ad un vascello sul Fiume Reno dove questi richiedenti asilo venivano alloggiati in attesa di essere interrogati.

Poiché il mio libro venne sostenuto da un brillante commentatore conservatore, ottenne un ragionevole successo. Subito venne conosciuto nei gruppi della destra-nazionale contrari all'immigrazione, i quali spesso mi invitavano a parlare su tale problema o a prendere parte ad accese discussioni pubbliche.

Durante lo scorso decennio sono affluiti nella Confederazione, chiedendo «asilo politico»,approssimativamente 150.000 immigrati illegali, la maggior parte dei quali provenienti da Paesi extraeuropei, il resto principalmente dall'ex Iugoslavia.

Malgrado circa il 90% delle richieste siano state respinte, la maggioranza di questi immigrati si è fermata, con o senza permesso di residenza.

Naturalmente, le motivazioni che spingono questi immigrati sono del tutto comprensibili, e non si può certo esprimere nei loro confronti una condanna morale. In considerazione delle disastrose condizioni che spesso regnano nei loro paesi d'origine - sovente devastati da governi repressivi, guerre civili, contese tribali e sottosviluppo economico - io comprendo pienamente la spinta di un albanese del Kosovo, di un turco, di un indiano o di un africano in cerca di una vita migliore nelle relativamente ricche società dell'occidente.

Ma quali sono le conseguenze di questa immigrazione per una piccola nazione europea come la Svizzera? In certi quartieri delle nostre città, dal 70% all'80% dei bambini in età scolastica sono ora d'origine straniera.

Non occorre che io mi soffermi sulle condizioni da Babilonia che si determinarono in tali scuole. Molto spesso gli insegnanti non sono, semplicemente, in grado di comunicare con i loro alunni, poiché ci sono pochi svizzeri con adeguati capacità linguistiche ed entusiasmo per imparare l'albanese, il turco o il tamil.

Naturalmente, ogni svizzero che può permetterselo ha da tempo lasciato tali quartieri.

Quegli svizzeri che restano appartengono alla classe operaia, e i loro figli vengono obbligati a sopportare le conseguenze della insana politica d'immigrazione adottata dal nostro governo.

Conseguenze dell'immigrazione

Un concomitante fenomeno è quello dell'esplosione dei crimini, in particolare delitti collegati alla droga. Difficilmente passa un giorno senza che i giornali lamentino l'oscena situazione a Zurigo, la più grande città della Svizzera, dove spacciatori di droga, quasi tutti stranieri,vendono apertamente la loro mortale merce a giovani tossicomani svizzeri.

Nell'agosto del 1994 un gruppo di gangster della droga libanesi minacciò di far saltare due fabbricati se la polizia non avesse cessato di molestarli. Non che avessero molto da temere dalla polizia. Poiché non ci sono celle disponibili nelle prigioni, il governo locale (cantonale) ha esplicitamente diffidato la polizia dall'arrestare tali persone, e nei rari casi in cui un arresto ha oggi luogo, il sospettato viene d'abitudine scarcerato dopo un paio di giorni.(5)

Quando scrissi il libro (nel 1989), la situazione, per quanto malsana non era ancora critica come è oggi.(6)

Ho pensato molto alla inesplicabile politica del nostro governo. Perché mai dei legislatori perseguono una politica che è così chiaramente nociva all'interesse del loro stesso popolo?

Forse il governo è costituito da persone essenzialmente corrette, ma deboli ed incompetenti,che hanno ceduto alle pressioni dei gruppi pro-immigrazione dell'estrema sinistra, della stampa (che è in misura predominante di sinistra) e delle Chiese.

Probabilmente i dirigenti governativi avrebbero voluto perseguire una politica più ragionevole, ma non osavano per tema d'essere tacciati di «razzismo» dalla lobby favorevole all'immigrazione.

Ma poi, sono migliori i governi dei Paesi nostri confinanti?

In Italia, un paese tradizionalmente afflitto da un alto tasso di disoccupazione e da larghe sacche di povertà, specialmente al sud, si sono riversati negli ultimi anni circa due milioni di africani, mentre in Francia ed in Germania vasti settori delle maggiori città vengono rapidamente trasformati in ghetti da Terzo Mondo oppressi dal crimine.

Pertanto ho concluso che la stupidità delle classi dirigenti non poteva adeguatamente spiegare questo disastro. Tanta stupidità, semplicemente, non può esistere.

In altre parole, dev'esserci un piano d'azione, una deliberata politica per pianificare una società multirazziale nella quale la popolazione europea sia lentamente, ma inesorabilmente ridotta a minoranza.

Due famiglie

Consentitemi una breve digressione. Vi parlerò di due famiglie che conosco personalmente.

La famiglia A è svizzera. II padre, un mio ottimo amico che chiamerò Albert, è un commerciante che vende dischi e libri. Ha 4 bambini d'età tra i 9 mesi ed i 14 anni; sua moglie, che chiamerò Heidi, non può lavorare fuori casa: deve provvedere alla cura dei figli.

Se Albert fosse un salariato o un impiegato statale, egli avrebbe diritto al pagamento di assegni familiari (Kindergeld) per l'equivalente di circa 750.000 lire al mese - una somma tutt'altro che adeguata a coprire le spese per i quattro figli.

Ma poiché egli è un commerciante, viene considerato un «lavoratore autonomo», e come tale non riceve un quattrino dallo Stato.

Quantunque Albert guadagni abbastanza per sopravvivere, negli ultimi tre anni non è stato in grado di andare in vacanza con la moglie neppure per una settimana. Non può permetterselo.

Se Albert ed Heidi avessero deciso di non avere alcun bambino, lei sarebbe stata in grado di

 

(5) Scarcerazioni velocissime: ogni rassomiglianza con la situazione italiana non è puramente casuale. Al contrario, le scarcerazioni sono lentissime per i revisionisti detenuti per delitto d'opinione.

(6) Nell'agosto del 1994, data del presente testo di Graf.

trovare un lavoro, ed essi ora sarebbero agiati «Dinks»: doppio stipendio, nessun bambino.(7)

In effetti, lo Stato svizzero li penalizza per aver messo al mondo ed allevato quattro bambini sani ed intelligenti, ed aver così contribuito alla sopravvivenza ed al benessere della nazione svizzera.

Se Albert ed Heidi avessero deciso di abortire il 3° e il 4° bambino, avrebbero potuto farlo facilmente, evitando «difficoltà sociali», e l'assicurazione statale sulla salute avrebbe pagatogli aborti.

La famiglia B è turca. Chiamerò il padre Ibrahim.

Egli è un uomo corretto, osservante delle leggi, venuto in Svizzera come immigrante legale impiegato del governo turco per insegnare la loro lingua ai bambini turchi in una scuola svizzera.

Ibrahim ha due figlie che lavorano entrambe come commesse di negozio. Sua moglie, che chiamerò Hatice, un tempo lavorava come lavapiatti in un ristorante, ma lasciò il lavoro a seguito di reali o asseriti dolori di schiena.

Hatice ora riceve un sussidio mensile di disoccupazione di 2000 franchi svizzeri, circa 2.500.000 di lire, che corrisponde a circa 3 volte la paga di un operaio qualificato in Turchia.

Ibrahim ed Hatice possiedono già due case sulla costa mediterranea. Essi affittano queste case, che procurano loro una fonte supplementare di reddito, e riescono a mettere da parte i 2000 franchi che Hatice riceve mensilmente dal governo svizzero per comperare una terza casa.

Le due figlie sono fidanzate con ragazzi turchi, che presto verranno anch'essi in Svizzera.

Poiché le figlie sono immigrate legalmente, i loro futuri mariti otterranno automaticamente i permessi di soggiorno in Svizzera.

Una politica multiculturale

Considerando i fatti, possono esservi pochi dubbi sulla natura delle politiche adottate dai governi della Svizzera e di altri Paesi dell'Europa occidentale: creare una società multiculturale, un crogiolo di razze (racial melting-pot) favorendo l'immigrazione dal Terzo Mondo e al tempo stesso incoraggiando, con ogni mezzo possibile, un minor tasso di natalità della popolazione nativa europea.

Questi mezzi includono un basso livello di assegni familiari statali per figli di genitori svizzeri e l'incoraggiamento ad abortire sani nascituri. Al tempo stesso, legislatori e giornalisti dipingono l'eutanasia, l'uccisione misericordiosa di malati incurabili nella Germania nazionalsocialista, come un abietto crimine contro l'umanità.

Tale politica non può che essere considerata come suicida.

Essa m'ha fatto tornare alla mente un inquietante passaggio di un romanzo romeno, Delirul (I1 delirio) nel quale l'autore, Marin Preda, descrive l'estinzione di un raro uccello rosso che viveva nel delta del Danubio.

(7) Dink: acronimo (double income no kids = coniuge di una famiglia senza figli e con doppio reddito).

Ecco il passaggio in questione: «Ornitologi romeni al lavoro nel delta del Danubio hanno scoperto una specie di uccello con piume rosse che mostrava un inesplicabile comportamento».

«Ogni anno la volpe derubava l'uccello delle uova, ponendo nel nido delle pietre. L'uccello covò quelle pietre per tutta l'estate senza notare che erano pietre».

«Per soccorrere la specie in pericolo, gli ornitologi abbatterono la volpe».

«Con estrema costernazione degli scienziati che osservavano attraverso i loro binocoli,l'uccello iniziò a correre qua e là come preso da pazzia sanguinaria. Egli frantumò le uova con il suo becco e saltellò come fosse impazzito».

«Quale pazzia colpì quell'uccello? Quale oscuro istinto lo condusse all'autodistruzione?

Perché voleva morire.?»

«Nessuno seppe rispondere a queste domande.»

«La natura aveva condannato a morte l'uccello rosso, e nessuno poteva cambiare la sentenza.»

Reazioni al libro sull'Olocausto

Nella primavera del 1993 spedii copie del mio primo libro sul problema Olocausto ad un certo numero di persone che avevano letto ed apprezzato il mio libro sull'Immigrazione.

Le reazioni furono molto interessanti.

Un amico mi scrisse dicendo di non capire perché avevo rovinato una potenziale carriera politica con quelle vecchie tediose storie. Un altro scrisse: «Perché scrivi degli orrori della 2° guerra mondiale, anziché pensare al presente?».

Ora, se l'Olocausto è una vecchia tediosa storia, dovremmo chiederci come mai i media ne parlano ogni giorno e come mai la propaganda cresce con sempre maggior intensità,cinquant'anni dopo la guerra.

Sono stato ripetutamente colpito dal fatto che la gente, semplicemente, non comprende lo stretto legame tra l'Olocausto - a prescindere che creda oppure no alla storia (ufficiale) - e le politiche suicide perseguite dai governi della maggior parte degli Stati dell'Europaoccidentale.

Sino all'aprile del 1991 io ho accettato la storia dell'Olocausto come sostanzialmente vera.

Mentre pensavo che la cifra di sei milioni di vittime era probabilmente esagerata, non mi venne mai in mente di mettere in dubbio l'esistenza delle camere a gas nei campi di concentramento nazionalsocialisti.

Sapevo che un piccolo gruppo di ricercatori negava la versione ufficiale, ma non feci alcun tentativo per approfondire i loro argomenti.

Dopo essere stato convertito al revisionismo olocaustico dal mio amico Arthur Vogt,inizialmente pensai che il principale motivo per cui la storia dell'Olocausto veniva mantenuta viva dovevano essere i risarcimenti dovuti dai tedeschi ad Israele ed agli ebrei sparsi nel mondo.

Ma abbandonai questa teoria dopo un paio di mesi, poiché essa non spiegava adeguatamente una tanto gigantesca frode perpetrata su scala mondiale.

Più a fondo ricercavo le origini del mito e più studiavo il suo utilizzo quotidiano come propaganda politica, più divenivo convinto di due cose: che i governi degli Stati dell'Europa occidentale sono poco più che fantocci che ballano, mossi da fili tirati da forze nascoste nell'ombra, e che la menzogna delle camere a gas è strettamente collegata alle suicide politiche di immigrazione degli Stati europei.

Un complesso di colpa imposto

Come ho detto, a seguito della pubblicazione del mio libro sull'immigrazione, ho partecipato a numerose discussioni sull'argomento.

In ognuno di questi dibattiti, i miei oppositori invariabilmente brandivano lo spettro della seconda guerra mondiale, del Nazionalsocialismo e dell'Olocausto.

La loro argomentazione è essenzialmente questa:

Mentre milioni di ebrei venivano gasati nella Germania nazionalsocialista, il governo svizzero restò pigramente fermo, chiudendo le nostre frontiere alle vittime della furia razzista di Hitler. (8)

Parte 2

Foto,grassetto,evidenziatura,colore,$,NON sono parte del testo originale.WaA

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