25.11.2010
2 L'IMPATTO POLITICO E SOCIALE DEL DOGMATISMO OLOCAUSTICO INEUROPA
Parte 2
(8) «Malgrado la povertà che colpiva la popolazione, la Svizzera si mostrò allora ben più generosa verso gli stranieri che non altri Paesi, come per esempio la Svezia. Anche se la sua collocazione geografica nel centro dell'Europa significava che essa era più esposta di quanto lo fosse quello Stato del Nord-Europa, la Svizzera ha accolto, durante la guerra,circa 21.000 rifugiati d'origine ebraica, mentre la Svezia non ne ha accolti che 8.000».
«Nell'insieme più di 300.000 stranieri (soldati, rifugiati civili, bambini accolti per soggiorni in vacanza o in convalescenza, etc.) hanno trovato, in Svizzera, un accoglienza durevole o temporanea [...] Questa riconoscenza è ancora viva presso gli ebrei che hanno trovato rifugio nel nostro paese [...] in una lettera pubblicata il 18 gennaio 2000 dalla Neue Zürcher Zeitung, Susi Weill, entrata in Svizzera con i propri genitori nell'aprile (lei 1943, dichiara:
"I miei genitori avevano tentato invano di emigrare in America, ed oggi è un fatto stabilito che le rappresentanze diplomatiche americane in Europa avevano ricevuto l'ordine di respingere tali domande. L'America non era tra l'altro né accerchiata né minacciata. lo sono veramente molto riconoscente verso la Svizzera per averci accolto e per averci consentito di dimorare in questo paese dopo la guerra". «A pagina 21 del rapporto Bergier si afferma che tra il mese di gennaio 1940 ed il mese di maggio 1945 vi furono circa 24.500 rifiuti di accoglimento alle nostre frontiere [...], ma che il numero di respinti è stato tuttavia più elevato». «Limitiamoci a questa precisazione: dato che non ci s'interessa veramente che ai soli rifugiati ebrei, (lei quali si sostiene con forza che essi erario minacciati, in quanto ebrei,di venire sterminati in toto, limiteremo le nostre ricerche a questi ultimi». «Il numero degli ebrei, inclusi fra i 24.500 e più respinti, non è menzionato nel rapporto Bersier; perché non c'è alcun dubbio che questa cifra (non documentata - ndr) sarebbe troppo piccola per poter soddisfare la propaganda della Commissione Bersier a proposito delle "parecchie migliaia",dovendo la menzione di queste "parecchie migliaia" dare un'apparenza di consistenza alla tesi della complicità della Svizzera nell'assassinio dei fuggitivi». «Lo stesso Serge Klarsfeld,autodefinendosi "cacciatore di nazisti", cita un massimo di 5.000 persone per i fuggitivi di origine ebraica respinti alle nostre frontiere. Noti è certo immaginabile che Serge Klarsfeld riduca intenzionalmente questa cifra per un riguardo alla reputazione della Svizzera; al contrario ciò che possiamo ben mostrare è che egli la maggiora». «Un indice di questa stima maggiorata ci è fornito da un articolo apparso il 5 gennaio 1998 nel periodico Blick, dove si può leggere: "Sinora ci si è basati su una cifra arrotondata di circa 30.000 ebrei respinti.
Dalla stima dei documenti relativi ai fuggitivi presentatisi a Ginevra [...] questo numero può riguardare tra le 5.000 e le 10.000 persone [...]. Sarebbero allora più di 10.000 i fuggitivi che sono stati respinti alla frontiera ginevrina, tra l'estate del 1942 ed il 1945, tra i quali soltanto 500 ebrei". "La maggior parte di coloro che cercavano rifugio erano dei residenti in zone di confine francesi, che volevano evitare l'obbligo di andare a lavorare in Germania. Un terzo dei fuggitivi ottenne l'ammissione a Ginevra". «Le operazioni aritmetiche dei redattori di Blick lasciano a desiderare, poiché: se un terzo (dei fuggitivi sono stati accolti alla frontiera ginevrina, tra cuoi soltanto 500 persone d'origine ebraica, per conseguenza il totale degli ebrei che si son visti rifiutare l'entrata, ci partire dall'estate 1942, stimato tra "5.000 e 10.000", si riduce di fatto a una cifra globale di circa 1.500 persone.
«Poiché gli ebrei che sono stati respinti priva dell'estate 1942 non sono presi in considerazione in questa statistica, ammettiamo per precauzione che questa cura possa essere raddoppiata, ciò che, per quanto li concerne, ci dà un totale di 3.000 respinti. Alfine di non incorrere nell'accusa di minimizzare il numero di queste persone, accettiamo la cifra di un "massimo di 5.000" avanzata (la Klarsfeld come limite massimo». «Resta la possibilità,del tutto verosimile, che molti fuggitivi abbiano chiesto asilo più volte in luoghi diversi, sotto diversi nomi, e pertanto che essi figurano più volte nella statistica; possibilità di cui non si è volutamente temuto conto». «Quasi tutti gli ebrei fiiggivano dalla Francia; le frontiere del Reich erano quasi impermeabili, e tra gli italiani di origine ebraica che hanno cercato rifugio nel nostro paese solo un numero molto piccolo si è visto interdire l'entrata». «Nel giugno 1940 circa 300.000 ebrei vivevano in Francia, un numero considerevole dei quali possedeva un passaporto straniero (dell'Europa orientale, della Germania, etc.). Circa 65.000 di essi sono stati incontestabilmente deportati, soprattutto ad Auschwitz. Non esiste alcuna fonte che permetta di supporre che la percentuale dei deportati, tra i quali gli ebrei respinti alla frontiera svizzera, sia stata significativamente più elevata [...]». «Si può dunque dedurre da questa statistica che, secondo ogni evidenza, tra 750 e 1.250 ebrei (ossia un quarto del numero minimo di 3.000 e del numero massimo di 5.000), cui la Svizzera ha rifiutato l'entrata, sono stati deportati - numeri a partire dai quali appare chiara la menzogna delle «parecchie migliaia» di vittime della politica d'asilo della Svizzera».
(Jürgen Graf: Anatomie d'une falsification de 1'Historie, in Le Contre Rapport Bergier, Association Vérité & Justice, CH Châtel-Saint Denis, marzo 2000, pp. 15-IS. La brochure è disponibile anche in lingua tedesca. Dopo il rallentamento, negli ultimi anni, dell'attività dello Institute for Historical Review (che però annuncia un'imminente ripresa) e dei ricercatori francesi e tedeschi (bersagliati con anni di galera e pesanti ammende in applicazione di leggi liberticide create ad hoc in quei paesi), Jürgen Graf e Carlo Mattogno sono attualmente gli storici di punta in campo revisionista).
Perciò noi siamo diventati colpevoli, e non dobbiamo più commettere la stessa colpa rinviando rifugiati politici verso sanguinari stati dittatoriali, e condannandoli così a morte certa. Anziché adottare una più restrittiva politica di asilo, dovremmo espiare per i crimini del passato accogliendo le odierne vittime del terrore e della persecuzione.
In quel tempo, quando accettavo ancora la versione ufficiale dell'Olocausto, rispondevo dicendo che oggi la situazione è diversa da quella della seconda guerra mondiale, e che un Tamil colpito da persecuzione politica nello Sri Lanka potrebbe trovare più facilmente asilo tra i 50 milioni di Tamil nel Sud dell'India che non in Svizzera.
Dopo aver scoperto la verità in merito alla storia dell'Olocausto, cominciai gradualmente a capire che uno dei suoi principali scopi è quello di infondere un complesso di colpa nei popoli europei.
Per quanto i tedeschi e gli austriaci fossero i principali «colpevoli», anche gli altri popoli occidentali erano colpevoli, perché non avevano alzato un dito per salvare gli ebrei da Auschwitz e Treblinka.
Poiché noi fummo complici di un crimine senza paragone nella storia umana, non abbiamo più diritto ad alcuna forma di coscienza nazionale, meno ancora ad orgoglio nazionale.
L'unica garanzia contro il pericolo di un risveglio del nazionalsocialismo e di un nuovo Olocausto è la cancellazione di ogni distinzione razziale e nazionale, e la creazione di una società multiculturale pacifica e tollerante, nella quale non ci sarà più razzismo perché non ci saranno più razze.
Questo modo di vedere non è nuovo. Nel 1925 il conte Richard Coudenhove-Kalergi, semiebreo fondatore dell'Unione Pan-Europea - sorta di antenato spirituale della Comunità Europea - scriveva nel suo libro Praktischer Idealismus (Idealismo pratico):
«L'uomo del futuro sarà di razza mista. Le odierne razze e classi spariranno gradualmente per il venir meno di spazio, tempo e pregiudizi. La razza eurasiana-negroide del futuro, in apparenza simile a quella degli antichi Egizi, sostituirà la diversità dei popoli con la diversità degli individui.»
Una visione utopistica
Ovviamente questo modo di vedere è assurdo. Mentre l'immigrazione massiccia di razze straniere conduce ad un certo numero di matrimoni inter-razziali, la maggior parte della popolazione nativa rimane fedele alle proprie radici nazionali e culturali, e molti gruppi di immigrati, specialmente quelli di fede musulmana,rifiutano semplicemente di essere assimilati. Il risultato dell'immigrazione non è la fine delle specificità nazionali, culturali e religiose, ma il terreno di coltura dei ghetti. Di qui una crescita delle tensioni razziali che presto o tardi conduce a violenti conflitti.
A prescindere dunque se sia o meno desiderabile un crogiuolo di razze (melting-pot), nonché l'abolizione di ogni distinzione nazionale, questo obbiettivo è semplicemente impossibile da realizzare e fornisce risultati ben diversi da quelli pubblicizzati.
Ma chi sono le persone e le organizzazioni che nell'ombra inducono i governi nazionali ad adottare politiche che riflettono gli ideali di Coudenhove-Kalergi e dei suoi attuali successori?
È una domanda terribilmente difficile, molto più difficile della storia dell'Olocausto, giacché questa, alla luce della ricerca revisionista, è oggi facile da ridurre alle giuste proporzioni: poiché le pretese gassazioni di massa erano tecnicamente impossibili, è da ritenersi che non ebbero luogo.
Ma, mentre è molto facile confutare la versione ufficiale dell'Olocausto (9), non è altrettanto facile dimostrare ciò che realmente accadde agli ebrei d'Europa durante gli anni di guerra, e quanti di essi perirono
(9) Fra i recenti testi in lingua italiana che contraddicono la versione ufficiale dell'Olocausto segnaliamo: dello stesso Jürgen Graf, L'Olocausto allo scanner in l'Uomo libero n. 41, aprile 1996; di Carlo Mattogno: Olocausto: dilettanti allo sbaraglio, ed. Ar, Padova, 1996; Auschwitz: fine di una leggenda, Ar, Padova, 1994; L'irritante questione delle camere a gas ovvero da Cappuccetto Rosso ad ... Auschwitz - Risposta a Valentina Pisanty, ed. Graphos.
Nondimeno, studi demografici come quello di Walter Sanning (The Dissolution of Eastern European Jewry/La dissoluzione dell'ebraismo est-europeo) (10) provano conclusivamente come la cifra di sei milioni di vittime ebraiche sia del tutto irrazionale.
Mentre nel caso della menzogna dell'Olocausto possiamo lavorare con solide prove tecniche e chimiche, non c'è una tale vigorosa prova che corrobori la teoria d'un coordinato appoggio a livello mondiale per distruggere la razza e la cultura europea, e in definitiva tutte le razze e le culture, mediante immigrazioni di massa ed incroci di razze.
Se esiste tale iniziativa internazionale, coloro che ne tirano le fila difficilmente pubblicheranno i verbali dei loro incontri. Per il momento, dunque, dobbiamo accontentarci di ciò che il nostro vecchio amico Jean-Claude Pressac chiama «tracce criminali».
Avendo osservato attentamente lo stato degli affari (politici) in Europa nel corso degli ultimi anni, ed avendo letto le opere di eminenti ricercatori quali Johannes Rothkranz, autore di Die kornmende Diktatur der Humanitüt (L'imminente dittatura dell'umanità, Pro Fide Catholica,1991), io sono convinto che i governi occidentali sono, in varia misura, controllati da gente che coscientemente persegue l'obbiettivo di distruggere tutte le nazioni sovrane ed istituire un governo mondiale.
Il Grande Piano
Nel marzo del 1993, quando la camera alta del nostro parlamento, lo Städerat (grosso modo comparabile al Senato degli Stati Uniti), discusse la così detta legge «anti-razzismo», non ci fu una sola voce dissenziente.
Un senatore della Svizzera francofona parlò di le Gran Plan che aveva reso necessaria l'adozione della legge. Nessuno gli chiese di spiegare questo «grande piano». Ognuno sapeva.
I nostri legislatori sembrarono essere già stati «iniziati» ad una cospirazione quasi-segreta di qualche sorta. Se così è, ciò aiuterebbe a spiegare numerosi fenomeni altrimenti inspiegabili.
Con l'eccezione di tre relativamente piccoli partiti di destra che assieme rappresentano un decimo dei votanti, e a parte alcuni deputati dei partiti maggiori, l'intero parlamento e il governo essenzialmente convengono su due punti principali:
la Svizzera deve sparire come nazione, il più presto possibile, e
il popolo svizzero, come nazionalità distinta, deve ugualmente sparire.
Una netta maggioranza del nostro popolo si oppone all'ingresso della Svizzera nella Comunità Europea, in parte per ragioni economiche, ma principalmente perché significherebbe in pratica la fine della Svizzera come nazione sovrana.
A dispetto di questo manifesto sentimento, tutti e quattro i maggiori partiti politici - socialisti,democratici cristiani, liberali ed il moderatamente conservatore partito del popolo svizzero -sono espliciti sostenitori dell'ingresso della Svizzera in quel corpo sovranazionale, nel quale un'anonima, invadente burocrazia centrale ubicata a Bruxelles, si impadronisce sempre più dei diritti e delle funzioni di Stati sovrani.
La Legge «anti-razzismo»
Genova, 1998.
(10) Walter N. Sanning, The Dissolution of Eastern European Jewry, Institute for Historical Review, 1983.
Tutti e quattro i partiti di governo appoggiarono anche la legge «anti-razzismo» dianzi menzionata, il cui scopo è quello di imbavagliare ogni opposizione all'immigrazione di massa e di mettere a tacere il revisionismo storico riguardante l'Olocausto.
Approvata dalla camera bassa del parlamento nel dicembre 1992, e dalla camera alta nel marzo del 1993, questa legge si occupa di crimini generici quali la discriminazione razziale, la diffamazione di appartenenti ad un gruppo razziale o etnico e la difesa, la negazione o la minimizzazione di un genocidio o di un altro crimine contro l'umanità.
L'ultima parte è ovviamente diretta contro i revisionisti, e conferisce alle autorità il potere di perseguitare e punire individui sospetti di coltivare l'eresia revisionista.(11)
A parte pochi giornali nazionalisti con limitata circolazione, tutta la stampa, le radio e le televisioni enfaticamente sostengono questa politica e raramente, tutt'al più, consentono qualche libero dibattito su tali questioni - problemi dai quali dipende il destino della nazione svizzera.
Praticamente tutti i giornalisti patriottici sono stati scalzati da posizioni di responsabilità negli ultimi anni, così che i media svizzeri presentano oggi un quadro di deprimente uniformità.
L'ingannevole democrazia svizzera
In queste circostanze, le elezioni oggidì consistono in poco più che uno show tra Punch e Judy, nel quale bambini col fiato sospeso guardano il valoroso Punch che combatte contro il cattivo coccodrillo, senza immaginare che entrambi i contendenti vengono manipolati dalla stessa persona che sta dietro lo schermo.
Che si voti per un socialista, per un democratico cristiano o per un politico liberale è di poco rilievo, poiché tutti e tre in parlamento sosterranno la stessa politica.
Una effettiva opposizione di sinistra al sistema ha cessato di esistere.
Mentre gli ecologisti di sinistra e i pochi comunisti ancora presenti in parlamento ostentano un insincero «anti-capitalismo» e occasionalmente denunciano il «nuovo ordine mondiale» o «la potente burocrazia di Bruxelles», essi, nella sostanza, condividono l'ideologia antinazionale delle classi dirigenti.
Tutti costoro sono davvero convinti che l'affluenza degli stranieri non è ancora abbastanza massiccia - in altre parole, che la nazione svizzera dovrebbe sparire anche più velocemente di quanto già ora sta accadendo.
L'opposizione di destra, anche se è in larga misura inefficace e priva di capi carismatici, viene giornalmente tacciata di «reazionaria», «anti-progressista» e «nazionalista» da tutti i inedia, e i suoi rappresentanti vengono trattati in parlamento, moralmente, come dei banditi.
Questa è la democrazia svizzera d'oggi. Tu sei libero di scegliere tra un imponente spiegamento di giornali, i quali tutti propagandano la stessa visione del mondo, mentre alla
(11) Il termine eresia non viene utilizzato a caso da Graf. Si noti che Michael Bimbaum, autore di The History of the Holocaust as told in the U.S. Holocaust Mennorial Museum (La storia dell'Olocausto raccontata nel Museo dell'Olocausto degli Stati Uniti), è professore aggiunto di teologia presso la Georgetown University.
sera tu puoi accendere il tuo televisore per osservare sinistre farse quali «il dialogo cristianogiudaico » nel quale oratori ebrei chiedono più rigide misure contro i «criminali del pensiero», che essi chiamano «antisemiti», «razzisti», «fascisti» o «neonazisti», mentre i partecipanti «cristiani» piamente assentono in accordo su ogni punto prima di scusarsi per il pernicioso ruolo ricoperto dalle Chiese cristiane nella persecuzione degli Ebrei.
Un referendum nazionale
Una recente campagna per un referendum nazionale mostra come la cosiddetta «democrazia diretta» opera in pratica in Svizzera.
Secondo la nostra costituzione, ogni organizzazione, gruppo o individuo ha il diritto di chiedere un referendum, mediante il quale il popolo votante può chiedere di revocare una legge federale o cantonale già promulgata (un cantone è grosso modo comparabile ad uno stato degli USA o ad un Land tedesco).(12)
Dopo la promulgazione d'una legge la gente ha tre mesi di tempo per raccogliere uno specifico numero di firme di cittadini svizzeri per chiederne l'abrogazione. A livello nazionale, il numero di firme richieste è di 50.000.
Dopo che la legge «anti-razzista» venne adottata dalle due camere del parlamento, un gruppo «ad hoc», «Programma per la libertà di parola» (Aktion für freie Meinungsäusserung) lanciò una campagna per un referendum abrogativo.
Nessuno dei cinque capi di questo gruppo, diffuso soprattutto nelle aree rurali, era importante o conosciuto a livello nazionale.
Nonostante i tre partiti di destra rappresentati nella camera bassa del Paese si fossero opposti alla legge «anti-razzismo», essi inizialmente decisero di non sostenere la richiesta di referendum, intimoriti da una campagna ostile lanciata dai media.
Unitamente ai leaders del comitato referendario, tutti coloro che furono soltanto sospettati di sostenere questa iniziativa furono indiscriminatamente tacciati dai media come «razzisti» e «antisemiti». Quasi giornalmente la popolazione fu ammonita che nessuna persona per bene poteva pensare di sostenere tali tesi.
A causa di scarsità di fondi e di carente organizzazione, il referendum sembrò condannato al fallimento sin dall'inizio.
Un mese prima del 6 ottobre 1993, termine ultimo fissato per la raccolta delle firme, fu formato un 2° comitato referendario, politicamente più moderato e consistente essenzialmente di dissidenti dei due principali partiti di governo. Questi due comitati assieme riuscirono finalmente ad ottenere, in tempo, 58.000 firme, le quali furono ampiamente sufficienti.
Propaganda orwelliana
Nel corso delle settimane precedenti la data del referendum fissata per il 25 settembre 1994,la televisione sperimentò qualcosa di molto simile alla orwelliana «settimana d'odio». Questa intensa iniziativa propagandistica, condotta da tutti i media, stampati ed elettronici, fu
(12) O ad una regione italiana.
talmente rozza che avrebbe dovuto disgustare ogni persona ragionevole. Secondo il quadro dei media, un piccolo gruppo di leali antirazzisti che sostenevano questa legge stava combattendo una valorosa, quasi disperata lotta contro una combutta di criminali,una vasta rete di razzisti senza pietà e di neonazisti.
Poiché ci sono pochissimi autentici razzisti e nazionalsocialisti in Svizzera, essi dovettero essere inventati.
Come risultato, fondamentalisti cattolici e protestanti, gruppi anti-abortisti, gruppi antivivisezione che si oppongono alla macellazione di animali secondo le regole ebraiche (Jewish kosher slaughter of animals), conservatori moderati di destra critici della politica ufficiale di immigrazione - tutti furono con noncuranza messi alla gogna come razzisti e pericolosi elementi «filo-nazisti».
Quando tre giovani membri dei partiti maggiori - un cristiano democratico, un liberale ed un conservatore - formarono un comitato per opporsi alla legge «antirazzismo» sulla base che essa minacciava la libertà di parola, il diffusissimo giornale «Sonntagsblick» pubblicò le loro foto sotto il titolo: «Questi sono i giovani lacchè dei vecchi razzisti. Perché i loro partiti non li mettono a tacere?».
Rosmarie Dormann, presidente del comitato a favore della legge «antirazzismo», il 28 agosto 1994 dichiarò pubblicamente che rigettare la legge avrebbe significato «mettere a repentaglio la nostra democrazia».
In altre parole, coloro che sostengono una legge che permette di incarcerare i dissidenti per tre anni sono difensori della libertà, mentre coloro che si oppongono a tale legge mettono in pericolo la democrazia.
Ovviamente, quasi nessun giornalista osò dissentire. Come ci si poteva aspettare, tutto ciò fu accompagnato, attraverso i media, da un intenso flusso di letteratura olocaustica senza valore. Nell'edizione del 7 agosto della Somitagszeitung, un'ebrea di nome Erika Rothschild ricordò le atrocità di Auschwitz:
«Siccome i tedeschi nel giugno del 1944 avevano scorte di Zyklon B (13) sufficienti soltanto per uccidere i bambini, gli ebrei adulti furono tolti dalle camere a gas ancora vivi prima d'essere gettati in forni crematori a gruppi di sei.». «Prigionieri ebrei furono costretti a lavarsi con sapone fatto con le ceneri dei loro compagni uccisi».(14)
(13) Lo Zyklon B è acido cianidrico allo stato liquido, imbevuto in coibenti granulosi o discoidali, utilizzato per la disinfestazione di locali e, secondo gli «storici di corte», durante la guerra, per la gassazione dei detenuti. «Ad Auschwitz-Birkenau furono installati almeno 8 impianti di disinfestazione funzionanti a Zyklon B»; «periodicamente, con lo Zyklon B,furono disinfestati interi settori del campo» (C. Mattogno, Olocausto: dilettanti allo sbaraglio, pp. 258-259). «La causa principale dell'altissimo tasso di mortalità ad Auschwitz fu il tifo petecchiale. Nella tarda estate del 1942 questa epidemia provocò 403 morti in una sola giornata. I documenti (dell'epoca) mostrano che i tedeschi (che amministravano il campo di Auschwitz) chiesero ripetutamente forniture di Zyklon B per eliminare i pidocchi,poiché le scorte erano carenti ... incidentalmente, richiamo la vostra attenzione sul fatto che durante la guerra lo Zvklon Bfit inviato anche in Svizzera, in Norvegia ed in Finlandia. Ciò significa forse che gli ebrei furono gassati anche in quei paesi?» (testimonianza di JürgenGraf al tribunale di Baden, 16 luglio 1998, cit. in The Journal of Historical Review, July-August 1998).
In questo periodo numerosi giornali si unirono a loro, lodando un nuovo libro d'una ottantasettenne ebrea di nome Jenny Spritzer che decise di rompere il silenzio su Auschwitz ben quarantanove anni dopo la sua liberazione dal campo. Il suo compito di prigioniera, essa disse, era quello di registrare i nomi di tutti gli ebrei gassati.
Si può supporre che i nazionalsocialisti (15) certamente si sarebbero liberati d'una testimone così imbarazzante; ma no, inesplicabilmente essi dimenticarono di sbarazzarsi della signora Spritzer, in tal modo mettendola in grado di raccontare gli orrori di Auschwitz mezzo secolo più tardi.
In aggiunta a questo incessante flusso di fantasiose storie olocaustiche, i media riportarono ogni genere di atrocità razziste inventate: alcuni ebrei tiranneggiati da compagni di scuola antisemiti, boy-scout picchiati da energumeni «neonazisti», scritte sul muro del tipo «maiali immigrati alle camere a gas» e così via.
Naturalmente gli oppositori della legge «antirazzismo» erano completamente impotenti a contrastare questa propaganda a rullo compressore. Molti giornali rifiutarono anche gli avvisi a pagamento, e soltanto occasionalmente fu concesso l'accesso ai media (alla vigilia della votazione, comunque, ci fu un dibattito televisivo diffuso a livello nazionale).
Nel referendum indetto per il 25 settembre 1994, la legge «antirazzista» venne approvata dal 54,7% dei votanti (più della metà degli aventi diritti al voto non votò). Esattamente metà dei Cantoni svizzeri la bocciò.
Credo che le organizzazioni ebraiche ed altri gruppi, nonostante la vittoria riportata, abbiano commesso un grossolano errore chiedendo a gran voce una tale legge oltraggiosamente antisvizzera ed anti democratica.
Se la legge, che divenne esecutiva nel gennaio 1995, venisse applicata rigorosamente, ne conseguirebbe una serie infinita di processi politici, cosa che non accade da quando, nel secondo dopoguerra, alcuni comunisti e nazionalsocialisti furono processati per tradimento.
Revisionisti convinti, incluso me stesso, hanno messo alla prova la legge inviando pubblicazioni revisioniste ad eminenti personalità.
In ragione del fatto che il testo della legge è del tutto vago - non vi si menziona né «l'Olocausto» né «le camere a gas» né «crimini nazisti» - ancora non è chiaro come i tribunali la metteranno precisamente in pratica.
(14) Nella Greuelpropaganda rientrava anche il «sapone umano» che lo stesso direttore del Museo dell'Olocausto israeliano, Shmuel Krakowski, definì nel 1990 accusa assolutamente priva di fondamento. Analogamente per i pretesi «paralumi di pelle umana»: nel 1948 il generale Lucius Clay, governatore militare americano della Germania occupata, inviò tutti i manufatti di «pelle umana» ad un laboratorio specializzato, richiedendo le opportune analisi ed un'accurata relazione. Il risultato fu: pelle di capra. (Cfr: C. Mattogno:Olocausto:dilettanti allo sbaraglio, p. 263; Il Ministero della Verità e la RAI presentano ..., in Sentinella d'Italia, aprile 1997; Risarcimento per Fred Leuchter?, in Sentinella d'Italia, novembre 1999.
(15) Nel testo inglese Graf usa il termine nazis, che quasi tutta la pubblicistica traduce con la parola nazisti ma, osserva a proposito Gianantonio Valli, il termine è errato (volutamente secondo noi, perché contiene, in chi lo usa, un'accentuazione dispregiativa) in quanto, alla stessa stregua, si dovrebbe altresì pronunciare comisti anziché comunisti, socisti in luogo disocialisti , e così via.
Revisionismo in Svizzera
Lasciatemi aggiungere alcune parole sulla situazione attuale (agosto 1994) del revisionismo olocaustico in Svizzera. Il 9 maggio 1994 quattro revisionisti - Arthur Vogt, Andres Studer,Bernhard Schaub (un insegnante che, come me, perse il posto di lavoro, accusato di eresia revisionista) ed io - spedimmo circa 3500 copie della versione ridotta del «Rapporto Rudolf» (16), unitamente ad una lettera d'introduzione di cinque pagine, a docenti universitari, politici e media.
La reazione dei media fu interessante. Con rare eccezioni (la Weltwoche e la marxista Wochenzeitung), che subito denunciarono l'azione come un altro sinistro complotto fascista,tutta la stampa mantenne il silenzio per più di un mese. Poi, il 16 giugno, il quotidiano di Berna Bund pubblicò ben tre lunghi articoli anti-revisionisti nella stessa edizione.
Ciò diede il via ad un fiume di articoli simili in altri giornali, in generale quasi identici nel
(16) «Il rapporto Leuchter ha il merito di aver aperto un nuovo campo d'indagine, ma esso è ormai superato; la "prova chimica" revisionista per eccellenza è la perizia sulla formazione e sulla rilevabilità di composti di cianuro nelle "camere a gas" di Auschwitz del chimico tedesco Germar Rudolf, che ha studiato scientificamente tutti i problemi chimici e tecnici fondamentali connessi con le presunte camere a gas omicide (sistema costruttivo degli impianti di disinfestazione ad acido cianidrico, formazione e stabilità del ferrocianuro ferrico, influenza dei vari materiali costruttivi, tossicologia dell'acido cianidrico, caratteristica di vaporizzazione dello Zyklon B, analisi critica delle testimonianze basata, tra l'altro, sullo studio della diffusione dell'acido cianidrico nei locali, delle possibilità di ventilazione delle "camere a gas", della capacità dei filtri delle maschere antigas); egli ha inoltre eseguito una serie di prelievi nelle camere di disinfestazione e nelle presunte "camere a gas" omicide di Birkenau e ha anche effettuato esperimenti di gassazione di materiale murario; infine ha confutato sul piano chimico le obiezioni dei personaggi più importanti (Pressac, Wegner Wellers, Jagschitz, Fleming, nonché le perizie di Cracovia del 1945 e del 1990) mosse al Rapporto Leuchter»; «Le analisi chimiche dei campioni prelevati» da Germar Rudolf nel 1991 «hanno indicato un contenuto massimo di cianuri di 13.500 mglkg nella camera a gas di disinfestazione del BW 5b e un contenuto massimo di 7,2 mglkg nelle presunte camere a gas omicide (crematorio II)» (C. Mattogno, Intervista sull'Olocausto, Ar, Padova, pp. 39-40). Le vessazioni cui è stato successivamente sottoposto Germar Rudolf richiederebbero un articolo a parte. Rudolf, mentre lavorava presso il prestigioso Istituto Max Planck di Stoccarda, aveva eseguito le analisi di cui sopra consegnando la perizia chimica all'avvocato difensore del generale Otto Ernst Remer, sottoposto a procedimento giudiziario perché aveva scritto che non credeva nell'esistenza delle camere a gas nella Germania nazionalsocialista. I1 giudice non accettò la perizia. Il generale Remer fu condannato a 22 mesi di carcere. Egli fece pubblicare la perizia nel 1993, aggiungendovi una prefazione ed una postfazione (nulla di criminale: segnalava che la perizia era stata rifiutata dal giudice ed altro di quel tenore). Per tale pubblicazione Rudolf fu condannato. Nel frattempo anche l'Università di Stoccarda rifiuta di fissare la data dell'esame di laurea per Rudolf. Iniziano le persecuzioni poliziesche:
gli viene confiscata la corrispondenza, viene aperto contro di lui un procedimento giudiziario con giudici che subiscono fortissime pressioni esterne: da giudici di altri tribunali, da professori universitari di altri istituti, da membri del parlamento. I1 governo di Tel Aviv preme per aver accesso al suo archivio. Rudolf decide di lasciare la RFT, e da allora è in esilio. Sua moglie, che non è riuscita a integrarsi in un paese di diversa cultura e linguaggio,ha chiesto il divorzio ed è tornata a Stoccarda portandosi appresso i figlioli. Vedi: The Scientist and the Gas Chambers/Lo scienziato e le camere a gas, intervista audio di Michael A. Hoffman II a Germar Rudolf, 1999, Revisionist History, Coeur d'Atene, Idaho, USA
Anche giornali che sono in disaccordo tra di loro su molti temi, si unirono nel condannare i revisionisti con le stesse frasi e menzogne: essi «negano Auschwitz», «negano l'esistenza di campi di concentramento nazisti» o «negano la morte di Anna Frank»,frasario, che chiaramente suggeriscono un'azione coordinata.
09:16 Scritto da: waa359 in Articoli di Jürgen Graf, Fallimento multiculturalismo, Lager für Holocaustleugner, Repressione Revisionismo Meinungsfreiheit, Verità Politicamente SCORRETTE | Link permanente | Commenti (0) | Tag: graf, repressione libertà espressione |
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