19.11.2010
Il libro della memoria di picciotto fargion liliana
di Franco Morini
Sono trascorsi ormai dieci anni (1991) da che e’ stato pubblicato per le edizioni Mursia “Il libro della memoria” a cura di Liliana Picciotto Forgion per conto del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano.
Una pubblicazione nata sotto “l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica”, prefata personalmente da S. Wiesenthal (cliccare QUI per sapere chi è stato tale "prefatore"!WaA)e con presentazione di Tullia Zevi, non poteva non ambire a rappresentare una specie di Summa relativa all’Olocausto degli Ebrei italiani nel periodo 1943-45.
Nel testo, oltre a tabelle, testimonianze e indicazioni di fonti piuttosto affastellate, troviamo un lungo elenco di ebrei deportati dall’Italia, Colonie e pertinenze varie come Dalmazia ed Egeo, corredato per ognuno da una esauriente scheda informativa, comprensiva di dati anagrafici, stato di famiglia, data e luogo di arresto, detenzione, trasporto, lager, qualche numero di matricola, la indicazione dei “gasati” o dei deceduti per altra causa in date conosciute o meno e, nel caso, i rilasciati o liberati.
Veniamo così ad apprendere da fonte autorevole che dall’Italia, Colonie ecc…., vennero deportati nel periodo 1943-45, 8566 Ebrei di cui 6746 dall’Italia, Colonie e pertinenze e 1820 dalle Isole dell’Egeo.
A dar credito alla documentazione prodotta nel libro della Picciotto Forgion, i sopravvissuti sarebbero stati in totale 1009, dei quali 830 ex deportati dall’Italia e 179 dall’Egeo; i restanti 7757 sarebbero stati uccisi o morirono comunque nelle più diverse e spesso sconosciute circostanze. Se volessimo però concentrare la nostra attenzione limitatamente agli Ebrei nati in Italia, la cifra delle vittime andrebbe ridimensionata a circa 3500 in quanto la differenza era costituita sostanzialmente da Ebrei di origine straniera, riparati per lo più in Italia da nazioni circostanti (Francia, Germania, Polonia, Austria ecc…).
La stessa Picciotto Forgion riporta (pag. 27) una tabella tra nati in Italia e all’estero da cui risulta che i nati in Italia erano complessivamente tra i deportati 4159 (2370 estero, 1820 Dodecanneso, 217 dato ignoto). Ripartizione questa che si rende necessaria al fine di evitare una duplice contabilità della Shoa inerente altri paesi.
Ciò ci consente inoltre di ridimensionare la cifra ricorrente di 9 mila Ebrei italiani “sterminati” dai nazisti[1] e che, nel cippo posto nel mausoleo della memoria in Israele a ricordo degli ebrei italiani morti in seguito a persecuzioni nazista, salgono addirittura a 15 mila.
Ma anche queste cifre per quanto rivedute e corrette restano suscettibili di ulteriori rettifiche sia per quanto concerne i sopravvissuti che le vittime.
Basta, per esempio un semplice incrocio dei dati rilevabili da giornali dell’epoca per scoprire l’esistenza di qualche sopravvissuto in più e, fortunatamente, qualche decesso e deportazione in meno.
Prendiamo il caso dell’industriale di razza ebraica Antonio Ortolani di Ugo, arrestato dalla S.S. e mandato in Germania in un campo di eliminazione da dove fu liberato dalle truppe alleate[2] e di cui il “Libro della memoria” si è completamente dimenticato. Così come per la israelita romana Milena Funaro, già classificata dalle Picciotto Forgion come deceduta ad Auschwitz nel febbraio del 1944 (pag. 293), e rientrata invece a Roma nel suo appartamento di via I. Nievo giusto in tempo per denunciare una sua ex amica che le aveva sottratto beni consegnati prima della deportazione[3].
Altro deportato non censito tra i sopravvissuti è un facoltoso commerciante di Roma, David Fiorentino, del quale abbiamo notizie in virtù della cronaca nera relativa ad un fatto di sangue che coinvolse la sua famiglia negli anni 50[4].
Ma da questa casistica necessariamente spuria per quanto indicativa, vorremmo spostare l’attenzione su alcuni casi strettamente locali, casi che abbiamo avuto occasione di investigare a Parma dove siamo residenti.
Al principio ci aveva intrigato il caso di Lino Muggia che secondo la Picciotto Forgion sarebbe stato “gasato” al suo arrivo ad Auschwitz in una data imprecisata del 1944 (pag. 436), mentre sembra che gli stessi eredi del Muggia ci tenessero a precisare che il loro parente non era stato deportato dai tedeschi nel 1944, ma secondo loro era morto nel 1943 a 66 anni in stato di detenzione a Bologna e non ad Auschwitz[5].
Intrigante anche il caso di Mario Jacchia, già decorato di medaglia d’oro al V.M. per essere stato trucidato a Parma dai Tedeschi, almeno così recita la menzione in data 20 agosto 1944.
Apprendiamo invece dal libro della Picciotto Forgion che il Jacchia anziché trucidato era stato visto a Bolzano da dove sarebbe stato tradotto ad Auschwitz il 24 ottobre 1944 (cioè due mesi dopo la data ufficiale della sua morte), ove si sarebbero poi perse sue notizie, sicché risulta censito tra i deceduti in data e luogo sconosciuti (pag. 334).
Su questo come su altri fatti abbiamo chiesto spiegazioni direttamente alla Picciotto Forgion con lettera raccomandata n. 1777 del 22 luglio 1999 indirizzata al Centro di Documentazione Ebraica di Milano, senza ricevere fino ad oggi alcun riscontro.
Abbiamo comunque segnalato il caso Jacchia anche al locale Istituto Storico della Resistenza (I.S.R.), da cui ricevemmo risposta indiretta tramite il periodico “Storia e Documenti” numero 5 del dicembre 1999 ove testualmente si legge che secondo la testimonianza giurata resa dopo la fine della guerra da un sottufficiale dello S.D. di Parma alle autorità alleate nel campo di prigionia di San Rossore, la morte di Mario Jacchia sarebbe avvenuta per fucilazione 8 giorni dopo il suo arresto (3 luglio 1944 n.d.r) in una località imprecisata nelle vicinanze del Po dove sarebbe stato gettato il suo cadavere (ivi pag. 69).
A questo punto siamo stati indotti ad allargare l’indagine anche ad altri ebrei parmensi che risultavano deceduti in seguito a deportazione, in ciò facilitati dall’esiguo numero di vittime dichiarate che di poco superavano la dozzina.
Prima tappa inevitabile l’Archivio di Stato di Parma dove, neppure troppo metaforicamente, c’è stata chiusa la porta in faccia. Eppure ci eravamo limitati a chiedere in visione gli elenchi originali degli ebrei di Parma, elenchi che per altro erano già stati pubblicati in precedenza dalla citata rivista dell’I.S.R di Parma, “Storia e Documenti” n. 2 del dicembre 1989.
A noi fu invece fatto presente dal dirigente dell’Archivio di Stato di Parma che tutto quanto riguardava gli ebrei nell’ultima guerra era protetto dalla massima riservatezza ed eventualmente accessibile solo con permesso speciale da ottenere a Roma da no so quale autorità. Il nostro interesse per tali elenchi costituiti dal Fondo Questura e fascicoli personali relativi agli ebrei, nasceva dal fatto che una stessa persona,
Aldo Fano, era riportato ora nell’elenco dell’Archivio di Stato come prosciolto dall’internamento (ivi pag. 91),
mentre
nel successivo elenco, Fonte Comunità Israelitica di Parma, lo stesso Aldo Fano veniva indicato come deceduto a seguito di deportazione (ivi pag. 92).
Seguendo allora una normale trafila anagrafica non fu difficile appurare che il Fano Aldo in questione era sì deceduto, ma a Parma in data 25 gennaio 1961. Bisogna però aggiungere che il Fano citato non appariva neppure negli elenchi dei deportati compilato dalla Picciotto Forgion, risultando tra l’altro il Fano non proprio israelita ma piuttosto di “famiglia mista”. Capita tuttavia che nella ricerca sul “Libro della Memoria” di Aldo Fano ci si sia imbattuti in Aldo Foa che curiosamente aveva dati anagrafici simili al Fano: stesso paese di nascita (Busseto) oltre a vaghe similitudini e assonanze nel nome, cognome e anno di nascita che potevano indurre in uno scambio di persona o giù di lì. Del resto questo Foa non era inserito in nessun elenco tra quelli già citati, ma d’altra parte, ci venne fatto notare come il suo nome e cognome apparissero in chiaro insieme ad altri, sulla lapide apposta all’ingresso del cimitero ebraico a ricordo degli ebrei locali deceduti a seguito delle persecuzioni nazista. Ricerche anagrafiche condotte presso il comune di Busseto (luogo dichiarato di nascita) e Parma (luogo di residenza dei presunti genitori) hanno dato esito negativo; nulla documenta l’effettiva esistenza a Parma o Busseto di Aldo Foa nato a Busseto (Pr) il 9-10-1891 e deceduto secondo le indicazioni della Picciotto Forgion, in luogo sconosciuto ma comunque in data certa ovvero il 12 maggio 1944 (pag. 276).
È forse temeraria l’ipotesi che Aldo Fano sia stato inserito negli elenchi delle vittime del nazismo a Parma in sostituzione del pirandelliano Aldo Foa celebrato sulla lapide commemorativa del cimitero ebraico di Parma? Un caso dunque con molti interrogativi come del resto il prossimo che andremo ad esporre.
Trattasi di Ulda Camerini che, al pari di Aldo Foa, non compare nell’elenco dell’Archivio di Stato relativo agli ebrei inquisiti dalla questura e che tuttavia la lista fornita dalla Comunità Israelitica indica come deceduta ad Auschwitz in data 23-5-1944.
Il riscontro anagrafico ha dato un riscontro sconcertante:
Ulda Camerini risulta emigrata in Germania in data 29-9-1947.
In effetti siamo stati assaliti dal dubbio di una macabra svista burocratica e tuttavia un maggiore approfondimento ci ha lasciati ancor più perplessi.
A partire dal “Libro della Memoria” secondo il quale Ulda Camerini sarebbe stata “gasata” al suo arrivo ad Auschwitz, però in data 10-4-1944 (pag.169). Abbiamo inoltre rilevato parecchie inesattezze relative alla data di nascita che corrisponde al 7-3-1903 anziché 20-6-1906 e della città di residenza indicata in Pavia anziché in Parma; ma la coincidenza di paternità e maternità ci conferma della sua identità. La differenza della data di morte riferita nell’elenco della Comunità Israelitica (23-5-1944) e quella riportata dalla Picciotto Forgion (10-4-1944), concerne in realtà l’arrivo ad Auschwitz di due distinti convogli dall’Italia; il primo partito da Fossoli il 5 aprile e giunto a destinazione il 10 successivo, il secondo partito sempre da Fossoli il 16 maggio e arrivato ad Auschwitz il 23. È pertanto evidente che per la Picciotto Forgion la Camerini venne deportata con il primo convoglio ed eliminata al suo arrivo, la Comunità Israelitica è invece del parere che si tratti del convoglio successivo sicché vari anche la data del decesso contemporaneo all’arrivo. La cosa si complica ulteriormente se prendiamo in considerazione il fatto che insieme ad Ulda era stata deportata, come ci conferma il “Libro della Memoria”, anche la sorella Emilia Lea Camerini, la quale pur essendo maggiore di ben 11 anni rispetto alla Ulda, sarebbe stata risparmiata al suo arrivo il 10 aprile, ma sarebbe poi deceduta (e non uccisa) “in luogo ignoto”! ma sempre in data certa e cioè il 23 maggio 1944 (pag.168) ovvero in coincidenza dell’arrivo del secondo trasporto dall’Italia sul quale la Picciotto Forgion esclude che viaggiassero le sorelle Camerini. Ci soccorre anche in questo caso l’anagrafe dove si trova depositata una richiesta di morte presunta ad Auschwitz di Emilia Lea Camerini in data appunto 23-5-1944.
Sorge allora lecita la domanda del perché i sopravvissuti (madre e fratelli) delle due Camerini abbiano denunciato la morte presunta di Emilia e non quella di Ulda la quale risulta addirittura trasferita?
Ma vi è una domanda ancora più curiosa: perché Ulda Camerini anagraficamente nubile al momento della deportazione da cui non avrebbe fatto ritorno appare poi nel libro della Picciotto Forgion coniugata tanto da essere elencata anche sotto la lettera B con il nome del marito (Battaglia) a pag.131?
Altro caso misterioso quello dell'ebreo venezia shlomo,sedicente "sonderkommando"(!!!)di Auschwitz-Birkenau. Il suo nome NON figura nella prima edizione del libro della fargion picciotto liliana.WaA
Se, come riteniamo, la ricerca campione effettuata a Parma fosse rappresentativa di una situazione nazionale, molto ci sarebbe ancora da scavare per definire nei suoi giusti contorni la realtà dell’Olocausto ebraico di parte italiana.
Franco Morini
[2] V. “Processo Finizio” in “Il buon senso” (ed. milanese) del 21-5-1946.
[3] Cfr. “Sonni tranquilli turbati da un ritorno” in “Corriere d’Informazione” n° 91 del 16-4-1946.
[4] C. Uglietti, “Un matrimonio sbagliato” in “Il Tempo” n° 37 del 10-9-1953.
[5] Cfr. M. Cavitelli, “Pagine di storia bussetana: gli Ebrei”, Colorno (Parma) 1999, pag. 69.
N.B. Foto,colore,evidenziatura,grassetto,NON sono parte del testo originale che può essere consultato cliccando su "Fonte".WaA
10:34 Scritto da: waa359 in Ansia,paranoia,delirio, Prozac, cdec, Dilettanti allo sbaraglio, Industria dell'olocau$to, Neurodeliri sterminazionisti, Olo$alariati, picciotto fargion liliana, sion zion sionisti "Italia", Sterminazionisti, Verità Politicamente SCORRETTE, wiesenthal simon | Link permanente | Commenti (0) | Tag: liliana picciotto forgion, cdec, ebrei.italia |
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