07.11.2010

Co-fondatore della Apple per la libertà di espressione revisionista

"E' sbagliato che ci neghino il diritto di mettere in discussione la cultura o i modelli di pensiero comuni, specialmente quando sappiamo che i libri vengono scritti dai vincitori. Non proviene dall'odio dire "Non credo" di qualsiasi cosa si tratti. Queste storie contro la libertà di parola mi seccano sempre. Ma non si tratta comunque di una chiamata ad una azione violenta", 
Steve Wozniak, Co-fondatore della Apple Computers
(la sua biografia: http://en.wikipedia.org/wiki/Steve_Wozniak )

Questo il commento che di recente ha accompagnato la sua firma di una petizione lanciata in Francia allo storico Paul-Eric Blanrue contro il "Gayssot Act" ed a favore di Vincent Reynouard. Tale Atto del 13 luglio1990 proibisce la diffusione di revisionismo storico pena imprigionamento e sanzione.

800px-Liberte_Vincent_Reynouard.pngVincent Reynouard (foto), 41 anni e padre di 8 figli,  è stato condannato nel 2007 ad un anno di prigione in assenza di prove e multato di circa 70,000 euro per aver scritto un pamphlet di 16 pagine, intitolato: "Holocauste? Ce que l'on vous cache... ("Olocausto? Cosa vi è stato tenuto nascosto...").

Su richiesta delle autorità francesi, che per lui hanno emesso un "mandato di arresto europeo",  Vincent Reynouard fu arrestato dalla polizia belga nello scorso luglio, a Bruxelles, dove viveva con la sua famiglia; quindi imprigionato in Belgio per oltre 50 giorni prima di subire l'estradizione in Francia. Ora è incarcerato a Valenciennes nel nord della Francia.

In tutto il mondo occidentale i media "mainstream" (i mezzi di comunicazione omologati ndr) ignorano il fatto che  in Francia un uomo onesto, padre di 8 figli, stia facendosi 1 anno di prigione e debba pagare 70,000 euro perchè autore di uno scritto di 16 pagine.

Noam Chomsky, ha affermato  la sua posizione in una lettera contro il "Gayssot Act" ed in difesa di Vincent Reynouard. Qui la lettera in questione:Clicca QUI

Al momento ci sono 1000 formatari della petizione


Altra fonte in inglese che presenta il caso: QUI.

Robert Faurisson (November 5, 2010)
Fonte

traduzione Cristina Bassi

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