20.10.2010
Hannah Arendt e lo stupidario filosofico
di Pietro Genesini
Padova, ottobre 2009
A Nadia e a Bruna, che mi avete introdotto alla ricerca filosofica, alla disponibilità verso il lavoro altrui e al giudizio spietato contro gli impostori.
Dedico la fatica al piccolo Mohamed, alla piccola Fatima e a tutti gli altri bambini palestinesi assassinati in Palestina fino ad oggi (2009) dalla bestiale ferocia degli ebrei.
Martin Heidegger e hannah arent. Una lunghissima, tormentata relazione amorosa ha legato il filosofo in odore di Nazionalsocialismo, certamente "antisemita", all’ebrea arendt .WaA
Premessa
La Arendt una grande pensatrice?
Non intendiamo rimandare ai posteri la sentenza, che poi non è affatto ardua.
La scrittrice americana non si sente più tedesca se non per la lingua.
Meglio così.
La cultura tedesca è sempre stata un modello di correttezza scientifica, cosa che nelle opere della giornalista americana non è mai.
In ogni pagina c’è la volontà di manipolare metodi, fatti, “ricerca” al fine di concludere che lo sterminio degli ebrei è incomprensibile, che non ci sono cause economiche alle spalle, che tutti i tedeschi sono colpevoli e perciò vanno puniti, che gli ebrei sono sempre onestissimi, sempre innocentissimi e sempre rispettosissimi delle leggi.
Il colpo più squallido, messo in pratica anche da altri scrittori ebrei e non ebrei, è il volgarissimo attacco contro il papa, Pio XII, di cui pure si riconosce che ha aiutato gli ebrei.
Egli doveva condannare Hitler e il Nazio-nal-socialismo.
E basta.
E perché non doveva condanna-re i bombardamenti criminali di USA e GB sulle città tedesche, italiane, su Hiroshima e Nagasaki, sulla popo-lazione civile?
Questi non erano crimini, non ammazzavano “civili innocenti”?
La donna non pone la domanda né, tanto meno, dà la risposta.
Nessun altro “storico” la pone né, tanto meno, vi risponde.
Il paraocchi è uno strumento storiografico estremamente efficace e praticato.
In tutta l’opera la Arendt applica la “coscienza morale” soltanto ai tedeschi, mai a se stessa, mai agli alleati, mai e poi mai agli ebrei.
A quanto pare, nessuno può giudicare il giudice.
E l’unico giudice è lei, soltanto lei.
In tutta la sua opera i giudizi oracolari e dogmatici sostituiscono anche il più scialbo tentativo di argomentazione filosofica, scientifica o storica.
L’invenzione dei fatti, l’invenzione dei totalitarismi e il loro doversi adeguare alla definizione della giornalista sono il piatto forte della sua “ricerca”.
Il Fascismo?
Non era un totalitarismo.
Perché?
Perché non era abbastanza crudele e perché non praticava la tortura. Amen.
Qualcuno però è contento.
Le femministe, mentalmente surriscaldate e prese da frenesia baccanale, hanno trovato la nuova fede ed hanno proclamato la nuova Santissima Trinità Femminista: Weil, de Beauvoir e Arendt.
E si prostrano in adorazione perpetua davanti alla nuova Trimurti. È proprio vero: le donne hanno una predispo-sizione innata verso la religione e verso la superstizione.
La bibliografia “critica” invece dorme il sonno dei giusti, un sonno che forse soltanto le trombe del giudizio universale riusciranno a svegliare.
Non ha visto niente,non ha sentito niente,non ha detto niente,non ha pensato niente,non ha controllato niente, immersa in una lettura metastorica, decontestualizzata e feticistica dei testi arendtiani.
La teoria dello struzzo è pratica assidua, costante, diuturna, totale, universale.
Qualche spirito faccetto la voleva insegnante all’università, cosa impedita dal Nazionalsocialismo. Se le università tedesche sfornano studenti di questo tipo, così tendenziosi, così sguaiati e così preoccupati soltanto dei propri interessi, è meglio che chiudano.
Al lettore, se vuole, spetta il compito di controllare se le nostre argomentazioni sono corrette, fondate, solide, oppure no.
Il sapere non è profezia oracolare con cui ingannare il lettore, è invece faticoso lavoro (personale e collettivo), possesso comune, conclusioni condivise, ricerca che si può sempre approfondire1.
Nota
1 Il lavoro è nato come breve commento a MARGARETHE DURST, Hannah Arendt: pensare e agire in favore del mon-do, EduEuropa, 2008-09 (qui recensita a p. 89), poi si è svi-luppato in modo autonomo e ha seguito il suo demone.
Padova, giugno 2009 Fonte
11:07 Scritto da: waa359 in arendt hannah | Link permanente | Commenti (0) | Tag: hannah arendt |
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