05.10.2010

L.F.Celine: Bagatelle per un massacro pag.219-220-221-222

Louis-Ferdinand Céline

24 sett 2010 010.JPG "Bagatelle per un massacro"

 

“FIGLI DELLA RAZZA MARTIRE”

di Maurire M. Feuerlicht

« Ho imparato prestissimo nella mia vita che ero Ebreo e che c'era una "questione ebraica". In seguito, dovevo imparare sempre più che gli Ebrei, in quanto gruppo, non si comportano come persone normali, cioè come la maggioranza dei cittadini.

Figlio di rabbino, uscito da una tipica famiglia israelita, non potrei nutrire pregiudizi contro gli Ebrei e non ho alcuna voglia di nascondere a me stesso di esserne uno. Ma che qualcuno abbia avuto il sentimento innato della sua qualità di ebreo, non lo credo. Questo, è un sentimento che viene inculcato ai piccoli Ebrei pressappoco nello stesso tempo che s'insegna loro a parlare e ogni insegnamento religioso tenderà in seguito a non lasciar loro dimenticare che sono diversi dai Gentili. Il mio più antico ricordo si riferisce alla celebrazione della "Festa delle luci" (Scianukah). Seduto ai piedi di mio padre, come accadde a innumerevoli altri piccoli Ebrei, lo ascolto raccontare la palpitante storia di Giuda Maccabeo e dei suoi coraggiosi soldati che rischiarono la vita per la loro religione. Accendo delle candele, canto:


Figli della razza martire

Liberi o in catene,

Risvegliate l'eco dei vostri canti,

Ovunque siate dispersi sulla terra.

Con questo motivo dei "figli della razza martire" mi hanno talmente rotto i timpani, che la mia sensibilità ne è stata assai presto e profondamente penetrata. "Popolo oppresso", "martire", "pregiudizio","persecuzione": ecco quasi le prime parole di cui ho compreso il senso.

Se i piccoli Gentili mi chiamavano Ebreo, in casa avevano gran cura di spiegarmi che avevano voluto insultarmi e che la gente non ama gli Ebrei.

L'istruzione che ricevevo in casa non mi permetteva mai di dimenticare il passato.

Ogni piccolo Ebreo deve passare a sua volta attraverso tutte le persecuzioni che il suo popolo ha potuto subire in 3.000 anni. Dopo la "Festa delle Luci", celebrai la Pasqua e detestai con tutta la forza del mio cuore di bambino il faraone che aveva perseguitato gli Ebrei. Per paura che dimenticassi la fuga precipitosa attraverso il Mar Rosso, mi fecero mangiare del pane senza lievito — evocatore di sofferenze vecchie di 2.000 anni. Alla scuola della domenica, in casa mia, mentre gli altri bambini ascoltavano racconti di fate,o giocavano coi soldatini di piombo, imparavo le atrocità dell'inquisizione spagnola, l'imprigionamento degli Ebrei nelle cinte riservate e nei ghetti.

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Celine(Louis Ferdinand Auguste Destouches) a Meudon, Francia, nel dopoguerra assieme al suo pappagallo. WaA

Ne risultò per me, come per gli altri bambini ebrei, un complesso di persecuzione che s'accrebbe man mano che crescevo. Non avevo imparato granché dei principi religiosi del giudaismo, ma non ignoravo nulla dell'affare Dreyfus, del Ku-Klux-Klan, dell'esclusivismo di certi club, di certi hotel, delle "percentuali" universitarie. È un tale insieme di conoscenze che, più di ogni altra cosa, dà a un Ebreo di oggi il sentimento di essere ebreo, perché noi abbiamo molta più coscienza dei torti subiti che della nostra religione.

La nostra malattia di persecuzione pervertì i nostri rapporti con  l'ambiente.

L'Ebreo a cui va male un esame o un affare, che tenta invano di farsi una posizione o di entrare in un club, esclamerà: "È perché sono prevenuti, è perché sono ebreo!". Non se ne troveranno molti tra di noi ad avere il coraggio di riconoscere che potrebbero esserci sotto ragioni diverse e del tutto personali. Certo l'uomo che fallisce cerca dappertutto la causa del proprio fallimento fuorché in sé. È un carattere generale della natura umana. Ma su questo punto, noi altri Ebrei, ci allontaniamo dalla norma anche perché abbiamo fatto di tale tendenza un'abitudine dello spirito alla quale abbiamo fatto costantemente ricorso per consolarci di tutti i disinganni.

Nell'importante istituto universitario dove ho compiuto i miei studi, il 15% degli studenti erano Ebrei, parecchi stimati membri del corpo insegnante anche. Nondimeno si rimproverava a tale collegio di scartare sistematicamente gli Ebrei, e un numero incredibile di genitori gridava non meno incredibilmente all'antisemitismo perché i figli non erano riusciti a far parte di un'associazione, di una squadra, erano stati rifiutati a un esame, non avevano ottenuto una distinzione. Io, che avevo a che fare con loro tutti i giorni,sapevo che si trattava di ragazzi mal cresciuti, viziati, pigri, sempre pronti ad alzare la cresta, che sarebbero stati considerati indesiderabili anche se fossero stati protestanti o buddisti.

Si potrebbe citare un numero infinito di esempi di tal genere, applicabili a tutte le età, a tutti i tipi di Israeliti. Perché se, in parecchi casi, l'antisemitismo entra realmente in gioco, non è men vero che,troppo spesso, il preteso pregiudizio razzista è, di fatto, un legittimo riflesso di difesa diretto contro un individuo. Una buona parte di Gentili sono equi, inclini a giudicare le persone secondo i loro meriti personali.

È l'Ebreo che provoca i malintesi con la sua suscettibilità sempre in guardia.

Una persona afflitta da malattia di persecuzione è sempre spinta dal cieco desiderio di rendere colpo su colpo. La presenza di un Gentile a una cerimonia ebrea è severamente criticata dagli Ebrei che più ardono di essere ricevuti dai Gentili.

Commetta un Ebreo l'odiosissimo crimine di prender moglie tra i Gentili, e sentirà tutta la forza del pregiudizio che gli Ebrei hanno elevato essi stessi attorno a sé.

Certe conseguenze di tale complesso di martirizzato sono a lunga portata e causano, in ogni caso,un danno irrimediabile all'individuo ebreo. Intaccano perfino i meglio disposti fra i Gentili. Poiché infatti l'Ebreo si mostra di una sensibilità morbosa riguardo al proprio giudaismo, i Gentili si astengono dal fare una critica illuminata della questione, per paura di essere accusati di cadere in difetto antisemita. E così l'Ebreo si vede privato del beneficio che trarrebbe da un leale esame di differenze e pregiudizi che realmente esistono.

Il lato veramente tragico di tale situazione nasce dall'atteggiamento inconseguente dell'Ebreo — il quale si duole amaramente che si guardi in lui in primo luogo l'Ebreo, e non l'individuo. Egli dimentica che il suo primo movimento personale è sempre quello di un Ebreo.

Pubblicano i giornali che Isaac Rubens, 26 anni, ha svaligiato la notte scorsa la drogheria Smith? Tutti gli Ebrei della città insorgono e gridano alla diffamazione.

Ma che Albert Einstein rivoluzioni il mondo delle scienze con le sue teorie, ed ecco gli stessi Ebrei raggiare di soddisfazione leggendo un articolo sul "grande scienziato israelita".

E però non dovremmo deciderci a scegliere quel che ci aspettiamo dalla gente?

Che ci prendano per individui o per Ebrei?

lo credo che non saremo mai individui normali finché resteremo in preda al nostro complesso di martirizzati, finché ci sottrarremo al compito del nostro perfezionamento individuale, finché troveremo più comodo biasimare gli altri invece dei nostri difetti ».

Guardate com'è inoffensivo! Che piccola volpe! Scrive come il sig. Duhamel, pensa come il sig.Duhamel.

Fonte: Ugo Guanda Editore S.r.l., via Daniele Manin 13, Milano, 1981 , pag. 219-20-21-22.

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Commenti

Oltre all'addebito della mancanza del culto del bello, al pedofilo culatt.ne ministro Mitterrand e al governo del profugo di Salonicco se ne possono muovere di belle accuse! Certo, i contenuti delle opere del Celine debbono apparirgli impresentabili, dal momento che sviscerano la menzogna, la stessa con cui va a braccetto da sempre.

Scritto da: rudolf262 | 16.05.2011

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