05.10.2010
1 PREFAZIONE AL LIBRO IL PRIMO OLOCAUSTO DI DON HEDDESHEIMER
Parte 1
Come tutti sappiamo, circa sei milioni di ebrei vennero uccisi dalla Germania nazionalsocialista durante la seconda guerra mondiale, o così ci è stato detto. Questo genocidio è oggi generalmente conosciuto come l’Olocausto o la Shoah. Ma come sappiamo che sei milioni di ebrei persero la vita? E da quanto tempo lo sappiamo?
Mentre sembra che si possa rispondere alla prima domanda mediante delle ricerche demografiche sulle perdite ebraiche durante la seconda guerra mondiale, la seconda domanda deve essere rivolta agli storici.
Riguardo alla prima domanda, mentre diversi studiosi hanno cercato di svolgere indagini demografiche sulle perdite della popolazione ebraica durante la seconda guerra mondiale – talvolta con risultati alquanto contrastanti – fu solo nel 1991 che una importante monografia, pubblicata in Germania da una nota casa editrice e firmata da un rinomato gruppo di autori, venne dedicata a questo importante problema. Senza alcuna sorpresa, il risultato di questo massiccio studio demografico confermò quello che tutti sapevano in ogni caso:
“Il totale indica un minimo di 5.29 e un massimo di poco più di 6 milioni [di vittime ebree dell’Olocausto].”[2]
E anche se la cifra dei sei milioni è stata definita una cifra altamente “simbolica”,[3] ha ormai raggiunto una dimensione quasi sacrale. E’ chiaro che la massiccia persecuzione, sociale e legale, subita da chiunque in Germania osi dubitare, negare, o confutare la cifra dei sei milioni,[4] ha condizionato come un’invisibile linea guida lo studio suddetto, nonostante l’editore Wolfgang Benz, si sia premurato di far notare che
“lo scopo di questo progetto ovviamente non era di provare alcuna cifra prefissata (“sei milioni”).”[5]
Ma considerando che il Sacro Olocausto è senza dubbio il più grande tabù dei nostri tempi, è questa davvero una questione così ovvia?
In un’analisi comparativa dello studio di Benz e di un’importante studio revisionista delle perdite di popolazione ebraica durante la seconda guerra mondiale,[6] avevo fatto notare che il lavoro di Benz ha così tanti difetti logici, metodici e sistematici che il risultato [delle sue ricerche] doveva essere respinto.[7]
Ma se è vero che non disponiamo di uno studio demografico attendibile che mostri senza alcun dubbio che sei milioni di ebrei persero le loro vite durante la seconda guerra mondiale, allora perché siamo messi di fronte alla cifra dei sei milioni?
Da dove viene questa cifra?
E quando venne diffusa per la prima volta?
Il dr. Joachim Hoffmann è stato il primo storico di fama che si sia interrogato su questa questione. Nel suo studio del 1995 La Guerra di Sterminio di Stalin 1941-1945, egli fece notare che il principale propagandista sovietico, Ilya Ehrenburg, aveva pubblicizzato la cifra dei sei milioni, nella stampa sovietica diretta all’estero, già il 4 Gennaio 1945, vale a dire quattro mesi buoni prima della fine della guerra.[8] A quel tempo, non poteva avere a disposizione alcuna cifra attendibile. Solo un anno più tardi, nel 1996, lo storico inglese David Irving evidenziò che già nel Giugno del 1945, qualche leader sionista affermava di poter fornire il numero preciso delle vittime ebree – sei milioni, ovviamente – anche se il caos che regnava in Europa a quel tempo rendeva impossibile ogni studio demografico.[9]
Gli studiosi revisionisti, d’altro canto, hanno a lungo riflettuto sull’origine della cifra dei sei milioni: la ricerca più famosa e dettagliata è del prof. Arthur Butz nella sua opera memorabile The Hoax of the Twentieth Century [L’Inganno del Ventesimo secolo].[10] Analizzando una grande quantità di articoli del New York Times sulla persecuzione degli ebrei nell’Europa dominata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, Butz trovò diversi articoli che indicano chiaramente che già nel periodo compreso tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943, i gruppi di pressione ebrei all’interno degli Stati Uniti stavano già anticipando una perdita totale dai cinque ai sei milioni di ebrei alla fine della guerra. Cito qui brevemente alcuni di questi articoli, ripresi dal libro di Butz:
NYT, 30 Giugno 1942, p. 7: “Un milione di ebrei uccisi dai nazisti, afferma un rapporto.”[11]
NYT, 3 Settembre 1942, p. 5: “Un osservatore europeo ha detto che i tedeschi hanno programmato di sterminare gli ebrei non solo in Europa, ma in tutto il mondo. Egli ha dichiarato che i nazisti hanno ucciso due milioni di ebrei negli ultimi tre anni.”[12]
NYT, 13 Dicembre 1942, p. 21:“[…] Rapporti autenticati fissano a due milioni gli ebrei che sono stati già uccisi con ogni mezzo di satanica barbarie, e parlano di piani per lo sterminio totale di tutti gli ebrei su cui i nazisti possano mettere le mani. Il massacro di un terzo della popolazione ebraica sotto il dominio di Hitler [due milioni è un terzo di sei milioni] e il massacro minacciato di tutti [gli altri] è un olocausto senza confronti.”[13]
NYT, 20 Dicembre 1942, p. 23: “Quello che sta succedendo ai 5 milioni di ebrei nell’Europa occupata dalla Germania, dei quali tutti affrontano lo sterminio […].Ai primi di Dicembre del 1942 il Dipartimento di Stato a Washington ha dato qualche cifra che mostrava che il numero delle vittime ebree deportate e morte dal 1939 nell’Europa controllata dall’Asse ha ora raggiunto la cifra spaventosa di due milioni e che 5 milioni erano in pericolo di sterminio.”[14]
NYT, 2 Marzo 1943, pp. 1, 4: “Un’azione immediata da parte delle Nazioni Unite per salvare quanti più sia possibile dei 5 milioni di ebrei minacciati di sterminio […] è stata chiesta ad una dimostrazione di massa […] al Madison Square Garden la notte scorsa.[…Il rabbino Hertz ha detto che] “è spaventoso il fatto che coloro che proclamano le Quattro Libertà abbiano finora fatto molto poco per garantire almeno la libertà di vivere per 6 milioni dei loro compatrioti ebrei, soccorrendo prontamente quelli che possono ancora scampare le torture e le carneficine naziste. […]””[15]
NYT, 10 Marzo 1943, p. 12: “Quarantamila persone hanno assistito […] la notte scorsa a due performance di “We Will Never Die”[Noi non moriremo mai], una drammatica commemorazione per i due milioni di ebrei uccisi in Europa. […] Il narratore ha detto che “Non sarà lasciato nessun ebreo in Europa quando la pace verrà. I quattro milioni rimasti devono essere uccisi, secondo i piani.””[16]
NYT, 20 Aprile 1943, p. 11: “Londra, 19 Aprile (Reuter) – Due milioni di ebrei sono stati eliminati da quando i nazisti hanno iniziato la loro marcia in Europa nel 1939 e 5 milioni sono in immediato pericolo di sterminio. Queste cifre sono state rivelate nel sesto rapporto sulle condizioni dei territori occupati pubblicato dal Comitato Inter-alleato per le Informazioni.”
Perciò, Butz conclude nel suo libro: “Un altro punto che va qui evidenziato […] è che la cifra dei sei milioni ha a quanto pare la propria origine nella propaganda del 1942-1943.”[17]
Butz mostra anche che all’origine di questi articoli troviamo gruppi di pressione ebraici come il Congresso Ebraico Mondiale e il Congresso Ebraico Americano. All’inizio, le loro proteste non venivano prese sul serio a Washington, fino a quando Henry Morgenthau, del Dipartimento del Tesoro, riuscì a ridurre l’influenza del Dipartimento di Stato sulla politica ufficiale degli Stati Uniti.[18]
Ma persino la lungimirante digressione di Butz era ancora un po’ limitata. Per cominciare risaliamo ancora più indietro nel tempo di sei anni. Il 25 Novembre 1936, Chaim Weizmann, presidente dell’Organizzazione Sionista Mondiale, testimoniò davanti alla Commissione Peel, che venne formata come reazione agli scontri violenti tra ebrei e arabi in Palestina e che decise infine di dividere la Palestina in due stati, uno ebraico e l’altro arabo. Nel suo discorso, Weizmann disse:
“Non è esagerato dire che sei milioni di ebrei sono condannati ad essere imprigionati in questa parte del mondo, dove essi sono indesiderati, e per i quali le nazioni sono divise in quelle, dove sono indesiderati, e quelle, dove non sono ammessi.”[19]
Che questo riferimento di Weizmann a sei milioni di ebrei minacciati e/o sofferenti non sia un’eccezione né assolutamente il più remoto riferimento a questa cifra, è ora dimostrato da Don Heddesheimer. Egli ha riunito una gran quantità di materiale che indica che la propaganda scatenata dalle organizzazioni sioniste durante la seconda guerra mondiale non era senza precedenti. In realtà si tratta di una mera ripetizione – o dovremmo dire continuazione? – della propaganda che si intensificò durante la prima guerra mondiale (!) e che raggiunse il suo primo culmine negli anni venti. Già allora, le cifre dei cinque o sei milioni di ebrei minacciati di morte vennero largamente pubblicizzate come mezzo per raggiungere un fine: vale a dire il supporto incondizionato degli obbiettivi politici ebraici e sionisti.[20] Facendo un passo ulteriore, Heddesheimer ha trovato persino una fonte datata 1900 che sosteneva che sei milioni di ebrei sofferenti erano un buon argomento per il Sionismo (vedi pagina 40).
In questa prefazione, ho citato diversi articoli del New York Times degli anni 1942 e 1943, perché mi piacerebbe che il lettore, dopo aver letto questo libro, tornasse a quelle pagine e leggesse di nuovo quegli estratti. Egli sarà così colpito dalla somiglianza del tema. Ma egli noterà anche una differenza:
Durante la seconda guerra mondiale, i gruppi di pressione sionisti trovarono per la loro propaganda un bersaglio molto comodo nella Germania nazionalsocialista, le cui politiche estremamente anti-ebraiche incoraggiavano la credibilità di ogni sorta di accusa.
Prima, durante, e immediatamente dopo la prima guerra mondiale, tuttavia, la situazione era più complessa. Come mostra Heddesheimer, il bersaglio più importante degli attacchi polemici negli anni precedenti la prima guerra mondiale era la Russia zarista, a causa delle sue politiche nei confronti degli ebrei, politiche che molti sionisti consideravano anti-ebraiche. Dopo che la sconfitta della Russia zarista divenne evidente, negli anni 1916-1917, la propaganda sionista rivolse il suo obbiettivo contro la Germania (vedi la pagina 38 del libro), il cui alleato, l’Impero Ottomano, doveva essere sconfitto per “liberare” la Palestina in favore dei piani sionisti (e naturalmente per tutelare i miliardi di dollari prestati agli inglesi e ai francesi). Queste accuse propagandistiche contro la Germania, comunque, cessarono alla fine della guerra, perché la Germania, in quegli anni, era decisa a difendere sé stessa contro certe falsità.
Dopo la fine della prima guerra mondiale, quando le aspettative sioniste sulla Palestina rimasero temporaneamente deluse, ma nuove speranze erano sorte grazie all’esperimento sovietico in Russia, nessun paese particolare venne inizialmente preso di mira, anche se c’era un bersaglio che si poteva considerare perfetto: la Polonia.
Tra la prima guerra mondiale e la seconda, la Polonia era una dittatura militare che realizzò una politica di “pressione etnica”: tutte le minoranze non polacche vennero sottoposte a discriminazioni e a vari gradi di persecuzione, con l’intento di “convincerle” ad emigrare (in modo molto simile a quello che Israele fa oggi in Palestina contro i non ebrei). Gli ebrei in Polonia non erano esenti da questo trattamento. E’ un dato di fatto che l’anti-giudaismo polacco, sia a livello ufficiale che informale, era così massiccio che molti ebrei polacchi preferirono vivere in Germania, persino durante il terzo Reich e fino alla fine del 1938, piuttosto che rimanere nella loro terra nativa.
Perciò, esisteva un buon appiglio per attaccare massicciamente la Polonia per la sua condotta rabbiosamente anti-ebraica, come esistevano motivi per attaccare la Germania dopo che Adolf Hitler ascese al potere e pian piano realizzò una politica sempre più paragonabile a quella già perseguita dalla Polonia.
Sebbene si possa mostrare come il New York Times accusasse in molti articoli la Polonia di persecuzione anti-ebraica – mentre lo stesso giornale rimase sostanzialmente silenzioso riguardo a persecuzioni analoghe patite da Tedeschi, Lituani, Ruteni, Ucraini e Slovacchi residenti in Polonia – Heddesheimer non si concentra su questo aspetto, perché il suo libro non riguarda la sofferenza e la persecuzione degli ebrei nell’Europa orientale, ma la propaganda e la raccolta di fondi a New York. Desidero perciò attirare l’attenzione del lettore su alcuni esempi degli articoli del New York Times riguardanti la persecuzione anti-ebraica in Polonia.
Già nel 1919, apparve sul New York Times un resoconto dei presunti pogrom anti-ebraici in Polonia, ma con una connotazione decisamente ironica, poiché la veridicità di tali resoconti veniva messa in dubbio:
“E’ stato fatto notare che alcuni di questi resoconti potrebbero essere stati ideati da propagandisti tedeschi o potrebbero essere stati da loro esagerati con l’ovvio scopo di screditare la Polonia agli occhi degli Alleati, nella speranza che la Germania possa esserne in tal modo la beneficiaria. La Germania potrebbe aver collaborato alla diffusione di queste storie, o potrebbe averle inventate, sebbene sarebbe un inganno crudele stringere i cuori di grandi moltitudini di persone per raggiungere tale scopo […]”[21]
False notizie sulla sofferenza ebraica sarebbero davvero crudeli, ed è sicuramente divertente leggerlo per bocca del diretto interessato. E’ preoccupante tuttavia, quando tali voci vengono attribuite in modo infondato, come in questo caso, nel quale il New York Times a quanto pare non reprime il proprio pregiudizio nel vedere la “perfida Germania” dietro ogni cosa.
In alcuni articoli degli anni ’20 riguardanti le sofferenze dell’ebraismo polacco, queste avversità furono descritte come il risultato della generale sofferenza economica in Polonia dopo la prima guerra mondiale, piuttosto che come il risultato di una specifica politica anti-ebraica.[22] Altri, in particolare durante gli anni ’30 quando le politiche polacche diventarono più repressive, riferirono di persecuzioni anti-ebraiche, provocando la protesta pubblica del dr. Joseph Tenenbaum, il presidente dell’American Jewish Congress [Congresso Ebraico Americano].[23] Questo fatto, tuttavia, venne anche accompagnato da alcune dicerie drammaticamente esagerate riguardanti la sofferenza degli ebrei:
“Il popolo ebreo in tutto il mondo affronta una guerra di estinzione, il dr. Tenenbaum ha dichiarato in un discorso […]”[24]
Questo avvenne grosso modo un anno prima che Hitler venisse eletto Cancelliere in Germania!
Anche se le politiche polacche contro le minoranze in generale e anti-ebraiche in particolare (che iniziarono proprio nel 1918/19) rendevano la Polonia un obbiettivo perfetto per il biasimo, questo aspetto della storia polacca è oggi quasi dimenticato.
Da quello che oggi sappiamo, le più grandi atrocità nel periodo tra le due guerre mondiali ebbero luogo in Unione Sovietica, così ci si aspetterebbe che le organizzazioni sioniste avessero chiamato in causa il Terrore Comunista come una delle ragioni principali delle pretese sofferenze degli ebrei. Ma non fu così fino a diverso tempo dopo. La ragione di tale comportamento può essere dedotta da un esempio, che getta vivida luce su come il New York Times considerasse la situazione degli ebrei in Unione Sovietica. Verso la fine del 1922, questo giornale riferì che c’erano delle manifestazioni di ostilità verso gli ebrei in Ucraina, ma tali manifestazioni vennero violentemente represse con l’ausilio di un’armata, composta da ebrei, di 500.000 soldati – un’armata che avrebbe potuto formarsi e operare solo con il consenso delle autorità del nuovo stato sovietico.[25] In altre parole: considerato il terrore esercitato sulla popolazione civile della primitiva Unione Sovietica in generale e dell’Ucraina in particolare da parte delle autorità sovietiche, bisogna supporre che quest’armata ebraica costituisse un importante fattore di terrore piuttosto che un rimedio contro di esso. E il New York Times descrive questa parte essenziale del Terrore Comunista come una forma eroica e giustificata di auto-difesa ebraica. Questo atteggiamento può essere compreso se si tiene presente che molti ebrei sionisti guardavano all’Unione Sovietica come ad un esperimento di una nazione a guida ebraica libera dall’anti-giudaismo.
Un altro aspetto di questa storia è quello di seguire la traccia del denaro ottenuto in queste campagne di raccolta fondi. Nel quinto capitolo, Heddesheimer affronta questa questione. La letteratura da lui citata mostra che le organizzazioni ebraiche usarono una parte del denaro per assistere i loro confratelli in Polonia. Ma il lato odioso della faccenda è che, come Heddesheimer accenna nel quinto capitolo, esso servì a sostenere anche la rivoluzione comunista in Russia, o in altre parole: a finanziare volenti o nolenti l’olocausto ebraico-sovietico contro i cristiani in Russia, in Ucraina, e negli altri stati sovietici.
A differenza di questa, la seconda campagna sionista di raccolta fondi su vasta scala – quella organizzata durante la seconda guerra mondiale – fu dedicata alla creazione dello stato di Israele, e tale campagna non è mai terminata. Prima di tutto perché Israele ha continuo bisogno di un sostegno massiccio (mentre l’Unione Sovietica non ricevette più certi aiuti quando venne de-giudaizzata sotto Stalin) e secondariamente perché la Germania crollò completamente alla fine della guerra e non le venne mai permesso di difendersi contro le dicerie della propaganda sionista; al contrario: è punibile per legge in Germania e in molti altri paesi europei sfidare queste dicerie.
Nel suo ultimo capitolo, Heddesheimer indaga brevemente se le dicerie sulle eccezionali sofferenze ebraiche da parte dei gruppi di pressioni sionisti tra gli anni ’10 e gli anni ’20 fossero fondate oppure no. Soffrirono gli ebrei nell’Europa centrale e orientale più della popolazione ordinaria di quei paesi che erano crollati alla fine della prima guerra mondiale? Davvero c’era un olocausto in corso negli anni tra il 1915 e il 1927? Utilizzando statistiche della popolazione ebraica dell’epoca, Heddesheimer brevemente fa notare che la popolazione ebraica mondiale crebbe in modo molto più veloce, durante e poco dopo la prima guerra mondiale, che altri gruppi etnici e/o religiosi che vivevano negli stessi paesi.
Questo dovrebbe essere sufficiente a rispondere alle questioni suddette.
Si può anche facilmente arguire che se le dicerie riguardanti questo “primo” olocausto fossero vere, esse dominerebbero i nostri libri di storia come l’Olocausto della seconda guerra mondiale. Ma poiché sono assenti, possiamo giustamente presumere che tale propaganda fosse falsa.
Per chiudere la mia prefazione, mi piacerebbe menzionare brevemente le modalità delle presunte sofferenze ebraiche nelle affermazioni propagandistiche di entrambi gli olocausti. Mentre la semplice povertà venne additata principalmente come causa del primo olocausto (inventato), lo sterminio per mezzo di camere a gas ed esecuzioni di massa sono le modalità presunte durante il Secondo Olocausto, quello “reale”.
12:37 Scritto da: waa359 in Germar Rudolf | Link permanente | Commenti (0) | Tag: rudolf |
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