04.10.2010
9 IL COMITATO DI SOCCORSO ZIMMERMAN
O
GLI OLO-BLOGGERS IN(DENIGR)AZIONE NEL WEB
di Carlo Mattogno, Luglio 2010
parte 9
In conclusione:
– non esiste alcuna prova che nel Bunker del Block 11 di Auschwitz sia mai avvenuta una gasazione omicida;
– la data del 5 settembre 1941 è solo una delle date contraddittorie fornite dai testimoni;
perciò la morte di Fritz Renner e Bruno Grosman nel Bunker il 5 settembre 1941 non dimostra nulla ed essi non si i possono considerare due “gasati”.
Non vale neppure la pena di prendere in esame la risposta di Neander181, dato che il suo livello è ancora più basso.
Qui, tra l’altro, egli si appiglia alla mia citazione di Baynac che ho esposto sopra.
Egli pretende che il significato del passo non è, come ho commentato, che «una testimonianza, se non è suffragata da un documento, dal punto di vista storiografico non vale niente», ma che Baynac si riferiva ai due pilastri della “certezza” olocaustica, l’uno testimoniale, “ascientifico” (ascientifique), l’altro documentario, scientifico. Appunto.
Indi mi accusa di aver commesso un errore di traduzione:
«Inoltre, la traduzione di Mattogno è errata: l’espressione francese histoire scientifique [che nella traduzione inglese del mio articolo suona “historical science”] dev’essere tradotta con “scientific (or “scholarly”) history” – traduttore-traditore! »,
cioè esattamente come l’ho resa in italiano: “storia scientifica”. Prima di lanciare accuse infondate, Neander avrebbe potuto informarsi se il testo fosse stato scritto da me in inglese (il che non è), ma ciò gli avrebbe tolto la possibilità di quest’altro sciocco appunto.
Non dubito che l’autore della voce di Wikipedia che mi riguarda aggiungerà un’altra leggenda olo-metropolitana: spesso Carlo Mattogno esegue traduzioni scorrette!
2) IL COMMENTO DI ROMANOV
Nel suo commento alla replica di Neander182, Romanov sfodera il suo noto repertorio sofistico. Mi limito ad esaminare le sue critiche alle testimonianze contraddittorie sulla “prima gasazione” da me addotte sopra, cioè:
– Michał Kula: 14-15 agosto 1941;
179 Auschwitz: la prima gasazione, op. cit., documento 4 a p. 175; Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality, op. cit., documento 13 a p. 127.
180 Idem, pp. 31-68
181 Dr. Joachim Neander responds to Carlo Mattogno regarding the September 1941 gassing in Block 11 of Auschwitz, in: http://holocaustcontroversies.blogspot.com/2010/02/dr-joachim-neander-responds-to-carlo.html.
182 Idem.
– Zbigniew Baranowski: 15 agosto 1941;
– Walter Petzold: 9 ottobre 1941;
– Henry Storch: primavera del 1941;
– Maximilian Grabner: inizio del 1942;
– Hans Aumeier: novembre o dicembre 1942.
Egli afferma che Zbigniew Baranowski – il quale dichiarò che il 15 agosto 1941, davanti ai suoi occhi, 400 prigionieri di guerra sovietici furono portati nel Block 11 e gasati il giorno dopo insieme ad altri 1.000 detenuti malati – aveva il numero di matricola 20904, che fu assegnato nel mese di settembre. Se non si tratta di un omonimo (negli Sterbebücher figurano ad esempio due Baranowski Jozef), Romanov ha dimostrato che Zbigniew Baranowski è un falso testimone.
Walter Petzold asserì che la prima gasazione avvenne il 9 ottobre 1941. Romanov obietta che «è scandaloso che Mattogno usi la sua testimonianza come se non fosse stata già respinta nei termini più energici dai giudici del Tribunale di Francoforte». Egli riporta infatti il relativo passo della sentenza.
Qui di veramente scandaloso c’è solo il modo di procedere di Romanov. Anzitutto ho esposto questo fatto in riferimento al libro di Hermann Langbein Der Auschwitz-Prozess183:
«L’avvocato di Breitwieser dimostrò che ... ma soprattutto che era stato possibile dimostrare sul posto ad Auschwitz che il testimone non avrebbe potuto osservare ciò che descrisse dal punto in cui asseriva di trovarsi»184.
Romanov omette poi un’altro fatto importante: la data del 9 ottobre 1941 non proviene dall’interrogatorio di Petzold al processo Auschwitz185, ma da un suo Rapporto sulla prima gasazione di prigionieri in campi di concentramento tedeschi (Bericht über die erste Vergasung von Gefangenen in deutschen Konzentrationslägern) da lui redatto il 7 maggio 1945. Qui egli non dichiarò affatto di aver osservato il presunto evento dalla postazione da lui indicata nel corso del processo Auschwitz; al riguardo asserì genericamente: «A questo punto devo far presente che potei osservare lo svolgimento di tutto l’accaduto da un nascondiglio ben scelto e sicuro»186.
Perciò il fatto che Petzold sia stato dichiarato testimone inattendibile da un Tribunale nel 1965 non ha alcuna rilevanza riguardo ad una sua dichiarazione del 1945.
L’SS-Untersturmführer Henry Storch, nell’interrogatorio del 29 marzo 1961, dichiarò che, a quanto credeva, la “prima gasazione” si era svolta nella primavera del 1941187. Romanov obietta che, nel corso del processo Auschwitz, il testimone non confermò questa datazione. Prima menzionò il mese di agosto, poi, quando il pubblico ministero Vogel gli fece presente che gli altri testimoni avevano indicato l’autunno, parlò di agosto-settembre188.
Ciò significa soltanto che nel 1961 egli non conosceva ancora la datazione che doveva attribuire alla fantomatica “prima gasazione”. Poiché la “verità” processuale imponeva come datazione l’autunno (per l’esattezza, il 9 ottobre 1941, data assunta nell’atto di accusa dal rapporto di Petzold!189), egli cercò di avvicinarsi ad essa appellandosi alla possibilità di errore da parte sua (ossia, forse, la datazione era proprio quella addotta dal pubblico ministero).
Una conferma del fatto che Storch si limitava a riferire semplici voci, perché la “prima gasazione” ad Auschwitz (alla quale avrebbe cooperato scendendo nello scantinato del Block 11 pieno di cadaveri per accertare se ci fossero ancora vapori di acido cianidrico) sarebbe stato un evento sconvolgente che avrebbe lasciato nella sua memoria una traccia un po’ più significativa.
La critica di Romanov relativa alla dichiarazione di Maximilian Grabner riassume il suo modus operandi: «Infine, Grabner, come periodo in cui cominciarono le gasazioni, indicò l’inizio del 1942,
183 Europa Verlag, Vienna, 1965, p. 787.
184 Auschwitz: The First Gassing, op. cit., p. 54.
185 Al processo Auschwitz, Petzold non indicò la data del 9 ottobre 1941, ma il periodo generico del «settembre-ottobre 1941». Processo Auschwitz, 31 udienza (26 marzo1964), p. 6303.
186 Auschwitz: The First Gassing, op. cit., p. 39.
187 Idem, p. 66.
188 Processo Auschwitz, 65a udienza (13 luglio 1964), p.12148.
189 Idem, p. 1033.
non del 1941». Ma il “1941” l’ha introdotto lui, non certo io, che ho scritto: «Grabner affermò che le gasazioni nel Block 11 cominciarono «dall’inizio del 1942» [seit Anfang 1942]», nell’edizione inglese: «Maximilian Grabner asserted that the gassings in block 11 began in “early 1942”».
Su Kula e Aumeier, nonostante le datazioni in lampante contrasto reciproco e con quella ufficiale (rispettivamente: 14-15 agosto 1941 e novembre o dicembre 1942), Romanov semplicemente tace, e anche ciò è tipico del suo metodo “critico”. Aggiungo che la datazione è solo uno dei 16 punti essenziali sui quali ho documentato le inestricabili contraddizioni dei testimoni.
Per di più, Kula è un testimone importante190 e assolutamente certo della data, perché dichiarò: «Ricordo con esattezza questa data, perché essa coincise col primo anniversario del mio arrivo al campo»191. Quanto ad Hans Aumeier, SS-Hauptsturmführer, era nientemeno che primo capo del campo di custodia protettiva» (1.Schutzhaftlagerführer) del campo di Auschwitz.
Ma la cosa più significativa, nei commenti di Romanov, è questa:
«Mattogno scrive che il dott. Neander lo accusa falsamente di non menzionare questo o quello192. Non so dire se ciò è degno di preoccupazione – dopo tutto le parole del dott. Neander sono state pubblicate in un semplice posting in un forum internet, non in un trattato scientifico in una rivista di alta qualità (è sorprendente che Mattogno abbia scelto di rispondere in qualche modo; avrebbe potuto prendere più tempo per rispondere ai nostri postings). Nessuno è perfetto, forse il dott. Neander ha dimenticato qualcosa del contenuto del libro di Mattogno, e con questo?».
Il problema è proprio questo. Gli olo-bloggers pretendono di confutare studi scientifici in postings organizzati come conversazioni tra comari, in cui tutto è giustificato, perché – diamine! – nessuno è perfetto.
Certo, errare humanum est, ma perseverare diabolicum.
Per di più, dopo qualche anno, le loro conversazioni scompaiono, come è avvenuto per quasi tutti gli olo-riferimenti web che cito nei primi tre capitoli.
Aggiornando il vecchio detto latino, si potrebbe dire: we[r]ba volant, scripta manent, le parole del web volano, ma gli scritti rimangono. E questo è il motivo principale per cui costoro rifuggono dallo scrivere libri. Ciò li costringerebbe a un rigore scientifico che non hanno e non vogliono avere e a meditare bene i loro interventi, che invece [di]scaricano a ripetizione nel web.
Non c’è bisogno di dire che non ho la minima intenzione di farmi irretire in discussioni sterili e interminabili, anche perché uno degli scopi (o una delle speranze) di questi olo-bloggers e appunto quello di distogliere le persone serie da studi seri, impegnandole in un botta–e–risposta senza fine.
Non è men vero però che essi si atteggiano a confutatori scientifici di questo o quell’aspetto del revisionismo, perciò ogni tanto vale la pena di intervenire per dare ai lettori onesti i mezzi per giudicare quale valore abbiano le loro critiche.
Lo zelo furioso con cui essi tentano vanamente di difendere l’indifendibile è veramente penoso e tragicomico.
Proprio quest’atteggiamento, che documenterò nel capitolo seguente con due esempi eloquenti, fa sì che gli olo-bloggers non possano essere tenuti in nessuna considerazione dagli storici olocaustici.
190 Egli è noto soprattutto per la sua pretesa di aver cooperato alla fabbricazione dei fantomatici congegni di introduzione per lo Zyklon B nelle “camere a gas” dei crematori II e III di Birkenau.
191 Auschwitz: The First Gassing, op. cit., p. 42.
192 Ossia, come ho esposto sopra, il registro del “Bunker” e i rapporti dei detenuti che furono coinvolti nella presunta gasazione.
VIII) DIFESA DELL’INDIFENDIBILE
Nell’articolo Why the “diesel issue” is irrelevant193 Romanov scrive:
«È diffusa credenza che i nazisti usarono motori Diesel per gasare la gente nei campi dell’azione Reinhard(t) (in tutti o in alcuni) e in Gaswagen. Molte fonti ripetono quest’affermazione e anche molte corti (incluse quelle della Germania occidentale e d’Israele) accettarono che motori Diesel furono usati per gasazioni omicide».
La sua tesi è invece che «tutti i testimoni che menzionarono [motori] Diesel si sarebbero semplicemente sbagliati e non c’è nulla di sorprendente o di sinistro in ciò», infatti «come regola generale, le persone che non azionarono o installarono il motore potevano essersi sbagliate sul tipo di motore».
In che modo Romanov sviluppi la sua “dimostrazione” è tipico dei suoi metodi di lavoro. Anzitutto mi occuperò del caso di Belzec, che coinvolge anche il suo congenere Muehlenkamp.
Su questo campo esistono notoriamente solo tre testimoni importanti, Kurt Gerstein, Wilhelm Pfannenstiel e Rudolf Reder.
Circa il primo, Romanov afferma che «non è ancora chiaro se Gerstein vide mai il motore stesso. Perciò la testimonianza di Gerstein da sola non può essere usata per stabilire il tipo di motore».
In realtà non sussiste alcun dubbio sul fatto che, secondo il suo racconto, Gerstein abbia visto il motore Diesel. Egli narra infatti il ben noto aneddoto relativo a questo motore il quale, dopo che 4 delle 6 “camere a gas” di m 4 x 5194, che avevano però stranamente una superficie di 25 metri quadrati, erano state riempite con 700-800 persone, o 750 persone195 ciascuna, non voleva avviarsi. Gerstein col suo cronometro registrava tutto: «50 minuti, 70 minuti – il Diesel non si avvia!»196. Egli descrive con cura la furia con cui Wirth si scagliò su un ucraino, aiutante di “Heckenholt”, reo evidentemente di non riuscire a mettere in moto il motore, e come gli inflisse 11 o 12 frustate sul volto197. Scena che poteva svolgersi soltanto davanti al motore Diesel, presso il quale l’ucraino stava armeggiando insieme a “Heckenholt”.
Romanov dimentica poi di menzionare la missione che Globocnik, il capo dell’azione Reinhardt e, secondo la vulgata olocaustica, il responsabile dei campi di Belzec, Sobibor e Treblinka, affidò a Gerstein a Lublino il 17 agosto 1942 (quando questi tre “campi di sterminio” erano pretesamente già in funzione):
193 In: http://holocaustcontroversies.blogspot.com/2006/06/why-diesel-issue-is-irrelevant.html.
194 PS-1553, p. 5.
195 Idem, p. 6.
196 Idem.
197 Idem.
«Il Suo altro compito, naturalmente molto più importante, è quello di modificare il funzionamento degli impianti di uccisione. La cosa attualmente avviene con gas di scarico di un vecchio motore Diesel russo (Die Sache geschieht jetzt mit Diesel-Auspuffgasen von einem alten russischen Dieselmotor)»198.
Perciò, a detta di Gerstein, Globocknik dichiarò che tutti e tre i “campi di sterminio” suddetti erano dotati di un motore Diesel come strumento di uccisione.
Al povero Romanov non resta che dichiarare falsa questa dichiarazione di Gerstein.
Quanto a Pfannenstiel, che avrebbe accompagnato Gerstein durante la sua visita a Belzec, Romanov dice che «anche lui menziona il motore Diesel per le gasazioni. Ma, considerato che Pfannenstiel era un estraneo, un igienista, non un tecnico, si può supporre che potrebbe essersi sbagliato sul tipo di motore».
Anche qui va rilevato che, nel corso del suo primo interrogatorio, il 30 ottobre 1947, Pfannenstiel menzionò un motore Diesel di 1100 CV199, dunque qualche conoscenza al riguardo doveva pur averla. Nell'interrogatorio del 9 novembre 1959 egli dichiarò:
«Il motore stesso non si trovava in un locale speciale, ma stava all'aperto un po' in alto su un podio200. Funzionava con carburante [per motore] Diesel»201.
Ma Romanov obietterà che, essendo un igienista, Pfannenstiel confondeva la nafta con la benzina!
Quanto a Rudolf Reder, egli menzionò sì un motore a benzina, ma dichiarò anche che i gas di scarico prodotti da esso «erano convogliati dal motore direttamente all’esterno e non nelle camere», talché il testimone non era in grado di dire in che modo venissero uccise le vittime202.
Passiamo a Muehlenkamp. Nella sua sconclusionata critica al mio libro su Belzec, egli ha assunto come presupposto della sua esposizione sulle fosse comuni del campo l’affermazione di Gerstein della presenza di 700-800 persone in una “camera a gas” di 25 metri quadrati, in media 25 persone per metro quadrato. A quanto pare, egli è l’unico al mondo a credere (o a fingere di credere) che ciò sia, non dico possibile, ma un fatto certo! Thomas Dalton ironizza scrivendo che gli Ebrei dovevano proprio essere «un popolo in miniatura»!203
Gli storici olocaustici, ovviamente, prendono le dovute distanze. Ad esempio, Uwe Dietrich Adam, nella relazione su «Le camere a gas» da lui presentata al convegno organizzato a Parigi nel 1982 dalla l'École des Hautes Études en sciences sociales e dalla Sorbona, asserì: «Le indicazioni di Gerstein quanto al numero di vittime da uccidere a Bełżec sono talmente inverosimili che se ne può rendere conto immeditatamente anche un profano: egli parla di 700-800 persone gasate in un locale di 25 metri quadrati»204. Jules Schelvis, ex deportato e storico, ribadisce: «Gerstein si è sbagliato. La cifra da lui menzionata di 700-800 dev’essere stata la cifra totale delle vittime nelle sei camere a gas»205. Egli aggiunge che «il Tribunale di Hagen nelle sue sentenze del 1966 e del 1985 ha assunto che si debba partire da un numero di 480 persone gasate per ogni procedimento di gasazione. Il Tribunale ritenne possibile che in ciascuna delle sei camere fossero riunchiuse 80 persone»206.
80 contro 750!
È chiaro che, per chi non ha una dignità, una reputazione e una coerenza da difendere, qualunque assurdità, qualunque idiozia è lecita. Ma per gli storici olocaustici che hanno una dignità, una reputazione e una coerenza da difendere, la cosa non è così semplice. Per restare agli esempi che ho
198 PS-2170, p. 3; PS-1553, p. 5.
199 Belzec p.
200 Se ciò fosse vero, Gerstein a maggior ragione non avrebbe potuto non vederlo.
201 Idem, p.
202 Bełżec. Propaganda, testimonianze, indagini archeologiche e storia. Effepi, Genova, 2006, pp. 50-51.
203 T. Dalton, Debaring the Holocaust. A New Look at Both Sides, op. cit., p. 145.
204 Colloque de l'École des Hautes Études en sciences sociales. L'Allemagne nazie et le génocide juif. Gallimard, Parigi, 1985, nota 85 a p. 260.
205 J: Schelvis, Vernichtungslager Sobibór. Metropol Verlag, Berlino, 1998, nota 304 a p. 129.
206 Idem, nota 292 a p. 121. Léon Poliakov, invece, falsificò la superficie della “camere a gas”, scrivendo 93 m2 invece di 25. In tal modo ottenne una quasi accettabile densità di 8 persone per metro quadrato. Bréviaire de la haine. Le IIIe Reich et les Juifs. Calman-Levy, Parigi, 1979, p. 223.
esposto, per loro ammettere che i testimoni “si possono essere sbagliati” sul tipo di motore utilizzato a scopo omicida nei “campi di sterminio” significherebbe buttare a mare oltre sessant’anni di studi; accettare come vera l’affermazione di Gerstein relativa alle 700-800 persone in un locale di 25 metri quadrati significherebbe esporsi al ridicolo e perdere completamente la credibilità. E lo spostamento di anche solo due giorni della datazione della presunta “prima gasazione” senza il supporto di nuove fonti provocherebbe al Museo di Auschwitz un grave imbarazzo: tutte le sue analisi testimoniali dal 1959207 in poi, risulterebbero errate.
Per questi motivi gli storici olocaustici non possono prendere sul serio le “critiche” degli olo-bloggers.
IX) SONDERKOMMANDO
Nello scritto Carlo Mattogno and crematoria Sonderkommandos208, Romanov oppone alla mia affermazione nello studio “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato che all’epoca (nel 2000) non esisteva alcun documento che definisse il personale dei crematori “Sonderkommando” e che si riferisse alla presunta “rivolta del Sonderkommando” del 7 ottobre 1944, un documento pubblicato solo di recente dal Museo di Auschwitz. Egli precisa che «è il rapporto di una stazione locale di polizia a Oswiecim sulla famosa rivolta di Sonderkommandos ad Auschwitz». Romanov dimentica di precisare che il documento in questione è datato 7 settembre 1944, mentre la rivolta in questione, secondo la storiografia olocaustica, avvenne il 7 ottobre.
Quanto alla presunta “incompatibilità” tra le mie affermazioni, la mia frase «ad Auschwitz esistettero molti “Sonderkommandos”, nessuno dei quali aveva a che fare con i crematori» significa ovviamente che in nessuno dei documenti da me addotti viene asserito che un qualunque “Sonderkommando” costituiva il personale dei crematori, perciò il fatto che per il “Sonderkommando II” il relativo documento non dica nulla circa la sua funzione non dimostra certo che non poteva riferirsi al personale dei crematori, ma non dimostra neppure che si riferiva ad esso, perciò non può essere addotto a prova di ciò.
Dell’intera faccenda mi sono occupato nell’articolo “I “Sonderkommandos” di Auschwitz”209, dove ho analizzato il nuovo documento in questione e un altro pubblicato di recente e ho mostrato che i problemi che essi pongono sono più di quelli che risolvono.
Come talvolta nelle discariche urbane si trova qualche oggetto utilizzabile, così nelle discariche web olocaustiche talvolta si trova qualche argomento fondato: sterculinum cum margaritis. Ma vale la pena di affondavi le mani per estrarvi qualche rarissima perla?
In qualche mio libro gli olo-bloggers hanno anche individuato qualche errore assolutamente irrilevante nell’economia generale dell’opera e nella sua struttura argomentativa. Nella seconda edizione questi errori saranno corretti. Come diceva Hilberg, è per questo che si pubblicano seconde edizioni. E allora?
Se agli olo-bloggers si deve riconoscere una qualche funzione positiva, al di là del loro atteggiamento negazionistico di diffamazione “critica”, è appunto quella di correttori di bozze.
207 La data del 3 settembre 1941 apparve nella prima edizione tedesca del Kalendarium di Auschwitz appunto nel 1959. Hefte von Auschwitz. Wydawnictwo Państwowego Muzeum w Oświęcimiu, 2, 1959, p. 109.
208 In: http://holocaustcontroversies.blogspot.com/2009/11/carlo-mattogno-and-crematoria.html.
209 In: http://olo-dogma.myblog.it/archive/2010/05/28/i-sonderkommandos-di-auschwitz.html
Carlo Mattogno
12 luglio 2010
ABBREVIAZIONI
APMO : Archiwum Państwowego Muzeum w Oświęcimiu (Archivio del Museo di Stato di Auschwitz)
BAK : Bundesarchiv Koblenz (Archivio federale di Coblenza)
FSBRS: Federal'naja Služba Bezopasnosti Rossiiskoi Federatsii (Ufficio Federale della Sicurezza della Federazione Russa), Mosca
GARF: Gosudarstvenni Archiv Rossiskoi Federatsii (Archivio di Stato della Federazione Russa), Mosca
ÖDMM: Öffentliches Denkmal und Museum Mauthausen (Monumento e Museo pubblico di Mautahusen)
RGVA: Rossiiskii Gosudarstvennii Vojennii Archiv (Archivio russo di Stato della guerra), Mosca. Fonte
Fine
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10:12 Scritto da: waa359 in Articoli di Carlo Mattogno | Link permanente | Commenti (0) | Tag: mattogno, zimmerman |
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