29.09.2010

3 A. J. P. TAYLOR E LE CAUSE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Korean-Wehrmacht.jpg

Volontari coreani nella Wehrmacht(foto)

 

Di Harry Elmer Barnes[2], 1961

Parte 3

Il professor Taylor ha assolutamente ragione nell’affermare che, se parliamo del vasto pubblico, la seconda guerra mondiale fu una delle meno volute della storia, ma lo stesso non si può dire di Halifax, Kennard, e dal partito inglese della guerra nell’estate del 1939. Chamberlain fu piuttosto ondivago e schizoide sulla questione, ma alla fine fece fronte comune con Halifax e Kennard e prese posizione contro Sir Nevile Henderson, l’ambasciatore inglese a Berlino, che si oppose decisamente alla guerra fino all’ultimo.


Come Ministro degli Esteri, Halifax era il leader del gruppo che voleva la guerra. Aveva assunto il controllo della politica estera inglese una settimana dopo la Conferenza di Monaco. Portò a termine il suo programma di guerra - in modo risoluto e spietato, e con consumate abilità, maestria, doppiezza e determinazione – dalla metà di Ottobre del 1938 fino all’invio dell’ultimatum definitivo alla Germania del 3 Settembre 1939. Se nel 1939 vi fu un “malvagio”, questo fu Lord Halifax, molto più di Churchill. Quest’ultimo, all’epoca, aveva poco a che fare con la diplomazia inglese, e in realtà non sapeva molto di quello che si consumò alla fine di Agosto, quando Halifax fu abile e inesorabile nel condurre l’Inghilterra e l’Europa in guerra.

Mentre ostentava una religiosità personale quasi affine a quella di Tommaso da Kempis, Halifax progettò, organizzò e fomentò in modo gratuito, contro il mondo intero, la guerra più crudele e devastante della storia, il cui risultato ultimo potrebbe essere lo sterminio del genere umano, e tutto ciò senz’altra giustificazione della perpetuazione di un’obsoleta tradizione politica inglese – l’equilibrio delle forze sul continente europeo – che era stata inaugurata nel sedicesimo secolo dal Cardinal Wolsey.

Per quanto riguarda le motivazioni del gruppo che appoggiò Halifax, erano tanto numerose quanto varie. Alcuni di costoro erano germanofobi cronici. Altri erano preoccupati dalla ripresa economica della Germania e dal modo con cui questa era stata realizzata. Alcuni potrebbero aver sinceramente temuto che Hitler avesse un programma di grandi conquiste militari, anche se sicuramente nessuno di loro riteneva che queste fossero dirette contro l’Inghilterra. Alcuni, come Churchill, pensavano di poter aumentare il proprio peso politico grazie alla guerra. I laburisti e altri gruppi di sinistra odiavano il totalitarismo conservatore.

Di certo, l’assegno in bianco dell’Inghilterra alla Polonia, sia quando venne concesso in Marzo che quando venne confermato il 25 Agosto, fu una truffa ipocrita che non diede alla Polonia nessuna garanzia onesta né sufficiente protezione, e neppure ne aveva lo scopo. Fu solo un provocatorio strattagemma di guerra. Incoraggiò semplicemente la Polonia a respingere le ragionevoli richieste tedesche e a rendere quindi inevitabile una guerra contro la Germania. Fu Hitler che offrì alla Polonia una garanzia sincera.

Quando, nell’autunno del 1939, la Russia occupò spudoratamente la Polonia orientale, venne sollevata alla Camera dei Comuni la questione se la garanzia inglese alla Polonia includesse l’aggressione da parte della Russia. Richard A. (Rab) Butler, che rispose per il governo, dovette rispondere di no.

Era solo una garanzia contro la Germania, che all’inizio non prevedeva l’annessione di nessuna porzione di territorio polacco. La Germania invece aveva offerto alla Polonia di garantire i confini di Versailles.

Russland_ Kosak_in_der_Wehrmacht.jpgKosacco volontario della Wehrmacht(foto).WaA È ampiamente risaputo che nel 1939 nessun leader responsabile, in Germania, in Francia o in Italia, voleva la guerra. A quanto pare, il Presidente Roosevelt voleva che in Europa la guerra scoppiasse il prima possibile, spinse Chamberlain ad andare avanti e incoraggiò l’arroganza e l’inflessibilità dei polacchi. Ma Roosevelt nel 1939 non era in una posizione tale da poter esercitare in Europa nessuna influenza diretta decisiva, e Halifax non aveva bisogno di incoraggiamenti da parte di Roosevelt.

È improbabile, però, che l’Inghilterra avrebbe osato adottare la politica da lei intrapresa nel 1939 nei confronti della Polonia e della Germania se Roosevelt non avesse in precedenza promesso ai leader inglesi, in particolare attraverso Anthony Eden e Giorgio VI, tutto l’aiuto possibile da parte degli americani e non fosse stato d’accordo nel fare ogni sforzo possibile per portare gli Stati Uniti in guerra, quando questa fosse scoppiata, dalla parte dell’Inghilterra. Tutto ciò è emerso chiaramente dai cosiddetti “documenti Kent”, i quasi duemila messaggi segreti che vennero scambiati in codice tra Roosevelt e Churchill e che includevano, come venne ammesso da Churchill, la maggior parte degli impegni e degli accordi diplomatici cruciali anglo-americani, a partire anche da prima che Churchill diventasse Primo Ministro.

Per riassumere in modo realistico la questione delle responsabilità per le origini della guerra, si può dire tranquillamente che il professor Taylor ha interamente ragione nel sostenere che la responsabilità generale, in senso lato, che riguarda due decenni, va divisa tra tutte le parti in causa e che fu il risultato di errori madornali compiuti da tutti.

Riguardo alla responsabilità, stretta e diretta, dello scoppio delle ostilità nel Settembre 1939, la colpa della guerra tedesco-polacca va divisa tra la Polonia, l’Inghilterra e la Germania, con la cosiddetta colpa assegnata nel detto ordine.

La responsabilità diretta e primaria per la Guerra Europea, che sfociò nella seconda guerra mondiale, è attribuibile quasi esclusivamente all’Inghilterra e al partito inglese della guerra, costituito sia da conservatori che da laburisti. Se l’Inghilterra non avesse arbitrariamente concesso alla Polonia un assegno in bianco, che non era affatto necessario alla sicurezza inglese, la Polonia avrebbe potuto rischiare una guerra con la Germania. Nondimeno, anche in questo caso, non vi sarebbe stata nessuna giustificazione per un intervento inglese in tale guerra, o per provocare una Guerra Europea.

Questa diretta, esclusiva, responsabilità inglese per lo scoppio della Guerra Europea nel Settembre del 1939 contrasta, al paragone, con la responsabilità diretta di aver iniziato una guerra europea dell’Agosto del 1914, che va divisa, nell’ordine, tra la Russia, la Francia e la Serbia. Se Alexander Izvolski, l’ambasciatore russo in Francia nel 1914, fu individualmente più responsabile di chiunque altro per la guerra del 1914, allo stesso modo, il più colpevole per l’avvento della guerra nel 1939 è Lord Halifax.

Sikh Officer In The German Wehrmacht.jpgSick volontario della Wehrmacht(foto).WaA Per screditare l’importanza del libro del professor Taylor, pur ammettendo la sua esattezza quanto alle responsabilità generali della guerra nel 1939, è già emersa una linea di attacco. Si dice che, anche ammesso che nel 1939 Hitler e i nazisti non siano colpevoli dell’inizio della guerra, o anche che non volessero iniziarla, le brutali atrocità di cui si resero colpevoli dopo che la guerra ebbe inizio hanno dimostrato che costoro erano dei tali gangster che Halifax e i suoi sodali ebbero ragione a ricorrere a tutti i complotti e le doppiezze necessari a provocare una guerra per distruggerli e annientarli, e che il Presidente Roosevelt assolse un grande compito morale nel “portare gli Stati Uniti in guerra con la menzogna” in modo che questo atto di sterminio salutare e necessario venisse portato a termine.

Ogni argomento del genere è persino più falso e biasimevole della giurisprudenza ex post facto su cui i processi di Norimberga sono stati basati.(sullo "statuto" di tale "tribunale" si leggano i seguenti articoli: cliccare QUI e QUI .WaA) Inoltre, non c’è nessuna ragione per credere che le brutali azioni belliche imputate alla Germania avrebbero avuto luogo se la pace fosse stata preservata. Infine, come Milton Mayer, Victor Gollancz e altri hanno già sostenuto, è probabile che l’intera questione dei crimini di guerra commessi dalla Germania verrà sottoposta ad un revisionismo altrettanto drastico di quello cui sono state sottoposte da Taylor le opinioni convenzionali sulle responsabilità della seconda guerra mondiale. Molte migliaia di persone sono state giustiziate in seguito ai processi per crimini di guerra in Germania e nei paesi della Cortina di Ferro – processi oggi ancora in corso – e oltre 100.000 persone sono state giustiziate o massacrate in Francia e in Italia durante la “Liberazione”.

Due grandi torti non equivalgono a una ragione ma anche una rassegna sommaria delle atrocità commesse dagli Alleati (Cliccare QUI 1 - QUI 2 )– anche senza includere quelle commesse nell’area asiatica, bombe atomiche a parte – dimostra chiaramente che l’argomento secondo cui la seconda guerra mondiale doveva essere intrapresa semplicemente per togliere di mezzo una banda di malfattori tedeschi assolutamente senza paragoni – unica sia per depravazione morale che per le brutalità compiute – è privo di valore.

I diabolici misfatti di Hitler sono stati detti e ridetti, a partire da molto prima del 1939. Dopo che la Guerra Fredda era iniziata, l’Occidente iniziò a sapere qualcosa sulle azioni nefande e mostruose di Stalin – quest’”uomo di grande e straordinaria personalità, e dalla saggezza profonda e affascinante”, come lo descrisse Churchill – che superavano di gran lunga quelle di Hitler. Ma abbiamo sentito parlare poco degli orrori, dovuti alla politica e agli atti di Churchill e Roosevelt quali, per esempio,

i bambardamenti a saturazione dei civili,

i bombardamenti incendiari delle città tedesche - come Amburgo - e di Tokyo,

il bombardamento e la distruzione della magnifica città di Dresda - città che non aveva nessuna importanza militare e in cui morirono più persone che nei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki -

i bombardamenti atomici delle città giapponesi (progettati da Roosevelt),

l’espulsione di circa 15 milioni di tedeschi dalle loro case – dei quali ne morirono, nel corso dell’operazione, dai 4 ai 6 milioni a causa dei massacri, della fame, e dell’esposizione alle intemperie

le brutalità commesse contro i prigionieri di guerra tedeschi appartenenti alle SS,

il trattamento barbaro e crudele inflitto alla Germania dal 1945 al 1948, e il rimpatrio di circa 5 milioni di profughi russi dalla Germania all’Unione Sovietica di Stalin per essere massacrati o schiavizzati.

L’orrore massimo, anch’esso ascrivibile tranquillamente alle loro azioni, viene tenuto ancora in serbo per noi tutti: lo sterminio nucleare del genere umano.

In breve, la barbarie e gli orrori dei nazisti non sono un caso unico o speciale a meno che non si pensi che è molto più malvagio sterminare ebrei che sterminare gentili. Se quest’ultimo giudizio di valore sembra essere diventato generalmente accettato in Occidente dal 1945, mi considero ancora abbastanza eccentrico da ritenere riprovevole sia massacrare gli ebrei che i gentili.

Il professor Taylor, sensatamente e saggiamente, affronta solo superficialmente e incidentalmente la politica interna della Germania nazista, sebbene egli accenni varie volte al fatto che quest’ultima probabilmente ebbe più peso nel provocare la guerra della politica estera di Hitler. Di tutti gli aspetti della politica interna di Hitler, quello che gli riversò addosso il massimo sdegno e odio e quello che rappresentò il fattore pubblico più importante nell’incoraggiare la guerra contro la Germania, fu il suo trattamento degli ebrei tedeschi, un esempio di follia che condanno da quasi trent’anni in numerosi articoli, libri e conferenze. In realtà, il famoso rabbino americano, Stephen S. Wise, ha ristampato una serie di articoli da me scritti per i giornali del gruppo Scripps-Howard[14], in cui criticavo l’antisemitismo di Hitler, e ne ha distribuite decine di migliaia di copie.

wehrmacht-ww2-second-world-war--turkmenistanis.jpgTurkmeni volontari delle Waffen SS (foto). WaA Non ci poteva comunque essere un paradosso storico più grande di una guerra, a causa della questione ebraica, fatta in nome della Polonia. In Polonia, nel 1933, gli ebrei erano sei volte più numerosi che in Germania, ed erano trattati in modo sicuramente altrettanto cattivo degli ebrei tedeschi sotto Hitler. Inoltre, nel 1939, il programma antiebraico di Hitler si era attenuato e più della metà degli ebrei tedeschi avevano lasciato la Germania, di solito assieme a buona parte dei loro averi, mentre gli ebrei polacchi erano diminuiti solo di poco e il loro trattamento non era migliorato in modo significativo.

Negli anni ’30, quando ero attivamente impegnato nel giornalismo, ricevetti molti elogi dai lettori ebrei per le mie rubriche e i miei articoli in cui criticavo il trattamento degli ebrei da parte di Hitler, ma tutto ciò era punteggiato dal frequente e persistente consiglio a non trascurare i guai molto più grandi degli ebrei in Polonia. Alcuni dei miei più fidati corrispondenti accusavano il governo polacco di aver preparato dei piani per sterminare gli ebrei polacchi in quanto rivoluzionari comunisti. Tutto ciò risale a diversi anni prima di qualunque piano di sterminio atrribuito a Hitler. Né, a tale riguardo, andrebbe trascurata la Russia. Mentre scriveva nell’Ottobre del 1938, Walter Duranty osservò che “Stalin ha fatto fucilare più ebrei in due anni di purghe di quanti ne sono mai stati uccisi in Germania”.

È opportuno ricordare brevemente in questa sede la valenza del libro del professor Taylor per i cittadini statunitensi. Per quanto riguarda la storiografia revisionista, essa ne esce assai rafforzata e le sue tesi fondamentali vengono confermate. Adesso sarà più facile affrontare le cause della seconda guerra mondiale in modo onesto e realistico senza venire accusati di perversione morale e di debolezza mentale.

Il rispetto e la venerazione con cui gli storici inglesi vengono abitualmente trattati dalla corporazione degli storici americani renderà improbo per questi ultimi deridere la conferma, da parte del professor Taylor, delle tesi fondamentali della storiografia revisionista americana. Le febbrili recensioni dell’edizione americana hanno già rivelato la loro reazione schizoide – una sorta di intellettuale ballo del twist.

Il libro di Taylor sottolinea l’esattezza di valutazione degli anti-interventisti americani, che in questo paese erano stati sostenuti dagli scritti storici dei revisionisti. Gli interventisti avevano basato la loro politica sulla supposizione fantasiosa – amplificata da storici capaci come Samuel Flagg Bemis, da opinionisti influenti come Walter Lippmann, e da grandi giornalisti come Walter Millis – che gli Stati Uniti erano di fronte al pericolo mortale di essere infiltrati e attaccati dalla Germania nazista. Il libro del professor Taylor evidenzia infatti anche la grottesca falsità di questa tesi. Hitler non voleva attaccare nemmeno l’Inghilterra o la Francia, figurarsi se voleva oltrepassare l’Atlantico. Né era necessario che gli Stati Uniti entrassero in guerra per proteggere l’Inghilterra o la Francia. Hitler cercò la pace, dopo la guerra polacca, e la cercò ancora dopo la caduta della Francia e dopo Dunkirk.

Alla luce dei fatti portati alla luce dal professor Taylor, che non sono certo una novità per gli storici revisionisti americani e che erano già stati espressi con chiarezza da Tansill, Beard e altri, l’asserzione del Presidente Roosevelt che Hitler aveva progettato di invadere gli Stati Uniti passando per Dakar, Rio de Janeiro e Panama – il suo famigerato programma per l’occupazione nazista dell’Iowa – si dimostra fantasiosa e insostenibile quanto la sua dichiarazione che venne “sorpreso” dall’attacco giapponese del Dicembre 1941.

Il libro del professor Taylor dovrebbe fungere da monito al fatto che una terza guerra mondiale non verrà impedita da una valanga di stantia germanofobia, o semplicemente vociferando arroganti insulsaggini o prediche melense sulle virtù e la superiorità della democrazia e del “Mondo Libero”. Queste pose semantiche devono essere integrate e realizzate con tutta la saggezza, la cautela, la preveggenza e l’arte di governo ricavabili dall’esperienza disastrosa delle due guerre mondiali e dei loro strascichi nefasti. Se falliremo, non avremo un’altra opportunità.

Di certo, non avremo successo ancora per molto, poichè siamo decisamente indisponibili a un esame di coscienza ma continuiamo a cercare un capro espiatorio su cui addossare la colpa di tutte le tragedie internazionali. La decisione di trattare da capro espiatorio il Kaiser e la Germania dopo la prima guerra mondiale produsse il Trattato di Versailles e, col tempo, la seconda guerra mondiale. La stessa operazione è continuata su ben più vasta scala dopo la seconda guerra mondiale, e ci ha già portato diverse volte sull’orlo della guerra nucleare. Il professor Taylor ha evidenziato la follia di trovare nella politica estera di Hitler la causa di tutte le disgrazie e le angoscie del mondo dal 1939 – o persino dal 1933.

Non possiamo trarre giovamento dall’illusione che la guerra nucleare verrà proscritta nella terza guerra mondiale così come il gas tossico lo è stato nella seconda. Come F. J. P. Veale ha fatto notare così bene nel suo libro Advance to Barbarism, di ciò si sono occupati i processi di Norimberga. Questi hanno mostrato che la regola del futuro sarà che i leader sconfitti, sia militari che civili, verranno giustiziati. Quindi, nessun leader, in tempo di guerra, si asterrà da qualunque orrore, attuabile ed efficace, che potrebbe evitare la sconfitta. Il feldmaresciallo Bernard Law Montgomery aveva ragione quando disse a Parigi, nel Giugno 1948: “I processi di Norimberga hanno reso l’intrapresa di una guerra perduta un crimine: i generali della parte sconfitta vengono processati e poi impiccati”. Avrebbe dovuto aggiungere i capi di stato, i primi ministri, i ministri degli esteri, e persino i ministri del welfare.

Soldaten der 7.SS Division Prinz Eugen mit kroatischen Ustascha.jpgVolontari croati(Ustase) nella Wehrmacht(foto).WaA Se è facile dimostrare che la seconda guerra mondiale e l’entrata in essa degli Stati Uniti sono state la più grande calamità della storia dell’umanità, e forse l’ultima – se non l’ultima, sicuramente la penultima – si pone sempre la domanda relativa a cosa si sarebbe dovuto fare.

Non c’è spazio qui per scrivere un trattato sulla storia del mondo o per mescolare la profezia al senno di poi. Ma possiamo suggerire una risposta ragionevole.

La Germania e la Russia avevano fatto un patto nell’Agosto del 1939, ed entrambe erano interessate a trasformare l’est e il sud. Se fossero rimaste in amicizia avrebbero potuto sviluppare e civilizzare queste grandi aree selvagge. Se avessero litigato e combattuto, lo scontro militare avrebbe ridotto all’impotenza questi due grandi regimi totalitari. Una volta che la guerra era iniziata, e che la Germania aveva invaso la Russia, gli Stati Uniti sarebbero dovuti rimanere in disparte e permettere che questi rivali totalitari si dissanguassero reciprocamente ponendo quindi fine alla loro minaccia per l’Occidente.

La saggezza di tale prospettiva venne riconosciuta da leader conclamati di entrambi i maggiori partiti politici, quali l’ex Presidente Edgar Hoover, il senatore Robert Taft, e il senatore Harry Truman. Il comunismo non dominerebbe ora una vasta porzione del pianeta o avrebbe oltre un miliardo di sostenitori. Né saremmo stati costretti a fronteggiare l’eventualità di una guerra di sterminio nucleare.

Ma il potere congiunto della brama di Roosevelt per il fascino di una presidenza bellicosa, la linea comunista della “sicurezza collettiva”, così efficacemente proposta da Litvinov a Ginevra e adottata dai liberal americani come base ideologica del loro interventismo – e il livello enorme di vanagloria e di compiacimento per il proprio prestigio come leader bellico di Churchill, erano troppo grandi per essere battuti da qualunque dato di fatto o logica politica. I tragici risultati della follia dell’interventismo americano e delle concessioni di Roosevelt al comunismo staliniano dominano le notizie di tutti i quotidiani e di tutte le riviste politiche del nostro tempo.

Note:

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://oll.libertyfund.org/?option=com_staticxt&staticfile=show.php%3Ftitle=2136&chapter=195305&layout=html&Itemid=27 . Le note a piè di pagina sono del traduttore. La traduzione italiana del libro di Taylor è stata ristampata qualche anno fa da Laterza: http://www.ibs.it/code/9788842048558/taylor-alan-j/origini-della-seconda-guerra.html?shop=5313

[2] Traduzione della nota a piè di pagina originale posta a conclusione dell’articolo: “Harry Elmer Barnes è autore di numerosi libri e articoli sulla storia del ventesimo secolo, tra i quali figurano la Genesis of the World War [Genesi della – Prima – guerra mondiale; qui è possibile leggere un testo più breve di Barnes su argomento analogo: http://tmh.floonet.net/articles/barnesww1.shtml ] che esamina le responsabilità dello scoppio della prima guerra mondiale. Egli è co-autore di Perpetual War for Perpetual Peace [disponibile in rete qui: http://www.aaargh.codoh.com/fran/livres7/Barnespwpp.pdf ], definito da Raymond Moley come “il più solido dei libri recenti sulla politica estera””.

[3] http://en.wikipedia.org/wiki/The_American_Mercury

[4] http://it.wikipedia.org/wiki/Rip_van_Winkle

[5] http://it.wikipedia.org/wiki/Harry_Hopkins

[6] Acronimo che sta per Victory over Japan Day, il giorno in cui il Giappone si arrese agli americani.

[7] Pubblicato in edizione italiana da Cappelli Editore nel 1962 con il titolo di I RESPONSABILI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE.

[8] http://en.wikipedia.org/wiki/James_Ford_Rhodes

[9] Il duplice riferimento è a Clio quale musa della Storia e agli indemoniati gadareni (o geraseni) citati nel Vangelo secondo Matteo (8: 28-34).

[10] http://it.wikipedia.org/wiki/Il_piccolo_Lord

[11] Barnes si riferisce qui ad un aneddoto sul primo Presidente degli Stati Uniti riportato anche da Wikipedia: “Primo tra tutti un aneddoto che dovrebbe dimostrare l'onestà del giovane Washington, e che fu pubblicato da un pastore anglicano di nome Mason Weems in un libro per bambini. Secondo quanto riferito il giovane Washington avrebbe abbattuto all'età di otto anni un ciliegio del padre per provare l'ascia ricevuta in regalo il giorno prima. Una volta abbattuto l'albero, il padre, accortosi che il ciliegio era stato tagliato, avrebbe chiesto al figlio perché lo avesse fatto. Washington in tutta tranquillità replicò semplicemente: „I can not tell a lie, it was me who chopped down the cherry tree,“ che tradotto vorrebbe dire, "non posso mentire, sono stato io ad abbattere il ciliegio" (http://it.wikipedia.org/wiki/George_Washington ).

[12] http://it.wikipedia.org/wiki/Clara_Barton

[13] http://it.wikipedia.org/wiki/Jane_Addams

[14] http://en.wikipedia.org/wiki/E._W._Scripps_Company

Fine

Fonte

Torna alla Parte 2 - Parte 1

Pagina iniziale

Scrivi un commento