29.09.2010
2 A. J. P. TAYLOR E LE CAUSE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
Russia 1944,SS-Panzergrenadier con STG44 o MP44,kaliber 7,92x33, capostipite di una nuova generazione di armi:il fucile d'assalto. Ispiratore , anche, dell'Ak47 o "Kalašnikov ( Калашников) . WaA
Di Harry Elmer Barnes[2], 1961
Parte 2
Dopo queste osservazioni preliminari, indispensabili per giudicare l’importanza e il valore dell’opera del professor Taylor, possiamo ora rivolgere l’attenzione all’importanza dei fatti e delle conclusioni presentati da questo libro.
Il nocciolo essenziale del volume è la tesi che Hitler – dal Marzo del 1933 fino al Settembre del 1939 - non voleva una guerra: né locale, né europea, né mondiale. La sua unica, fondamentale, mira in politica estera era la revisione dell’iniquo e ingiusto Trattato di Versailles, e tutto ciò in modo pacifico.
Questa è la tesi più notevole e inusitata del libro, e tuttavia ben argomentata. Fin qui, anche coloro che erano stati senza riserve dalla parte della giustizia e della necessità di rivedere il Trattato di Vresailles, avevano, nondimeno, tenuto fermo il fatto che, anche se il programma revisionista di Hitler era giustificato nei suoi obbiettivi generali, egli lo portò avanti in modo colpevolmente brusco, provocatorio e polemico, rischiando – con gioia o con indifferenza – la guerra in tutti i passi da lui intrapresi per ottenere la revisione del sistema di Versailles. In altre parole, anche se il suo obbiettivo era giustificabile, i suoi metodi per ottenerlo furono imperdonabilmente violenti, ingannevoli e torbidi.
Il professor Taylor respinge e confuta questa interpretazione in modo tanto esaustivo come per l’accusa che Hitler voleva provocare la guerra in ogni momento. Egli sostiene che Hitler fu particolarmente cauto e moderato in tutti i passi importanti da lui fatti per minare Versailles. Egli permise che altri creassero delle situazioni favorevoli al conseguimento dei propri scopi e poi le sfruttò in modo non cruento.
Una cosa deve essere chiara, anche per coloro che hanno il più ostile degli atteggiamenti, sia verso Hitler che verso la tesi del professor Taylor. E cioè che gli Alleati ebbero qualcosa come tredici anni per rivedere il Trattato di Versailles in modo volontario e pacifico. Ma non fecero nulla, anche se una delle funzioni dichiarate della Lega delle Nazioni era quella di portare avanti una revisione pacifica di Versailles. Il professor Sidney B. Fay dimostrò già nel 1920 che la clausola del Trattato di Versailles sulla colpevolezza della guerra, che aveva proclamato che gli unici responsabili della prima guerra mondiale furono la Germania e i suoi alleati, non aveva nessun valido fondamento storico.
Il professor Fay e noialtri revisionisti degli anni ’20 speravamo che i fatti da noi evidenziati demolissero la clausola della colpevolezza della guerra e portassero in realtà alla revisione politica del Trattato. Ma non fu così, e il fallimento [della mancata revisione] spiega l’ascesa di Hitler e di tutte le conseguenze – nel bene e nel male – che ne seguirono.
Dopo aver preso il potere, Hitler aspettò pazientemente per qualche anno che gli Alleati facessero qualche passo effettivo per rivedere il sistema di Versailles, prima di occupare la Renania il 7 Marzo del 1936. Anche subito dopo tale azione, egli propose pubblicamente – il 31 Marzo 1936 – quello che Francis Nelson ha definito “il patto di non aggressione più completo mai proposto”. Ma gli Alleati non diedero nessun segno di disponibilità; lo ignorarono totalmente.
E ancora, Hitler aveva appena preso il potere quando, il 17 Maggio del 1933, propose il piano di disarmo più radicale presentato tra le due guerre mondiali da qualunque paese, ma né l’Inghilterra né la Francia ne tennero conto in alcun modo.
Anche dopo aver introdotto la coscrizione [obbligatoria] nel Marzo del 1935, come risposta all’espansione della coscrizione in Francia, Hitler dichiarò che “il governo tedesco è pronto a prendere parte attiva in tutti i tentativi che possono condurre a un’effettiva limitazione degli armamenti”. Tale proposta non ricevette più risposte – da parte dell’Inghilterra, della Francia o degli Stati Uniti – di quante ne aveva ricevute quella del Maggio 1933. Quindi, se Hitler voleva rivedere Versailles, era diventato assolutamente chiaro – dal Marzo del 1936 – che la cosa andava fatta mediante un’azione unilaterale.
Possiamo ora prendere in esame la conclusione che il professor Taylor trae sui passi con i quali Hitler realizzò l’intero suo programma revisionista, a parte l’accordo con la Polonia, il fallimento del quale, a causa del sostegno inglese all’intransigenza polacca, condusse nel Settembre del 1939 alla guerra europea. In tal modo, dobbiamo sempre tenere presente l’assunto fondamentale di Taylor su Hitler, e cioè che lui non era uno psicopatico fanatico e bellicoso – un vero pazzo dedito alla guerra – ma uno statista accorto e razionale, in particolare nella sua gestione della politica estera.
Alle persone ragionevoli non sarà certo necessario evidenziare il fatto che il professor Taylor non cerca di presentare Hitler come una sorta di combinazione tra il piccolo Lord Fauntleroy[10], George Washington e l’albero delle ciliege[11], Clara Barton[12] e Jane Addams[13]. Egli poteva essere subdolo, scaltro, incoerente, contraddittorio, crudele e brutale, anche se fu riluttante ad autorizzare i bombardamenti a saturazione contro i civili fino a quando vi fu costretto per rappresaglia. Il punto qui è che, a differenza di Churchill, Roosevelt e Stalin, lui nel 1939 non voleva che scoppiasse una guerra.
Il professor Taylor esamina sistematicamente i principali argomenti sfruttati da decenni dagli storici ortodossi e dai critici di Hitler per dimostrare la malvagità e la bellicosità di Hitler.
L’occupazione della Renania, nel Marzo del 1936, era attesa da tempo. Avrebbe dovuto essere restituita alla Germania diversi anni prima che Hitler prendesse il potere. La sua occupazione forzosa fu un semplice bluff. Sarebbe probabilmente bastata una forte protesta, da parte di Francia e Inghilterra, a trattenerlo e la mobilitazione della Francia avrebbe prodotto un’ingloriosa ritirata. Inoltre, tale mossa non produsse granché, se non qualche vantaggio per l’Inghilterra e la Francia.
Gli storici intenti a sostenere la responsabilità di Hitler per la seconda guerra mondiale – e i suoi grandiosi piani di conquista del mondo – basano il loro atto di accusa principalmente sul memorandum Hossbach, il verbale di una riunione alla Cancelleria tedesca del 5 Novembre 1937 redatto da un ufficiale di collegamento, di nome Hossbach, dello Stato Maggiore. Ad essa parteciparono Hitler, Goering, i principali ufficiali dell’Esercito e della Marina, e il Ministro degli Esteri.
Ciò di cui si parlò furono delle considerazioni di carattere generale sulla situazione in Europa – in riferimento al passato, al presente e al futuro – e sull’eventuale politica tedesca rispetto agli sviluppi attuali e potenziali – il genere di discussione comune, e persino di routine, nelle riunioni di vertice di ogni grande Stato. Dopo che la riunione si sciolse, i presenti prestarono poca attenzione a ciò che era stato detto e la maggior parte di essi non era più in carica già prima dell’estate del 1939. Di tale memorandum si persero le tracce fino a quando gli Alleati lo riesumarono circa dieci anni dopo e e lo fecero saltar fuori maliziosamente come una sorpresa per Goering al Processo di Norimberga.
Taylor liquida il memorandum Hossbach con giusto disprezzo: “Hitler, si sostiene, decise la guerra e la preparò nei dettagli il 5 Novembre 1937. Eppure, il memorandum Hossbach non contiene piani di nessun genere…Hitler non fece piani per la conquista del mondo né per null’altro…[Le sue considerazioni] non hanno nessun rapporto con lo scoppio effettivo della guerra nel 1939”.
Sebbene il grosso pubblico sappia molto poco del memorandum Hossbach, l’opinione pubblica internazionale si accorse pienamente dell’occupazione dell’Austria avvenuta il 12 Marzo 1938, il cosiddetto Anschluss, o unione tra la Germania e l’Austria. Le circostanze dell’evento furono molto diverse da quelle che Hitler aveva previsto e desiderato, e gli vennero imposte dalla stupidità e dalla doppiezza di Schuschnigg. Hitler aveva progettato di prendere il potere in modo graduale, mediante infiltrazioni e operazioni politiche attuate dall’interno dell’Austria. Egli rimase contrariato dal dover compiere un’esibizione di forza e fu umiliato dallo spettacolo che il suo esercito impreparato diede entrando a Vienna.
Lo stesso Anschluss era stato auspicato dalla maggior parte degli osservatori equilibrati e realistici della situazione post-bellica, e venne accolto con entusiasmo dalla maggioranza della popolazione austriaca. Ma, non fosse stato per la miope opposizione dell’Inghilterra e della Francia, avrebbe potuto essere realizzato durante il periodo della Repubblica di Weimar e avrebbe potuto constribuire a rafforzare le fortune sia del regime di Weimar che dell’Austria, anche al punto di salvare entrambi dal nazionalsocialismo.
Pochi episodi o eventi nella storia del mondo civile sono stati attaccati in modo più impetuoso e messi alla gogna in modo più ostile della Conferenza di Monaco del 29-30 Settembre 1938. È stata descritta e condannata come una vera e propria incarnazione del pavido tradimento di ogni principio, e della morale pubblica, nelle questioni internazionali. Diede origine al vocabolo calunnioso più abusato dell’attuale generazione – “appeasement” – che corrisponde in realtà alla prassi con cui la normale diplomazia viene portata avanti da secoli, vale a dire, mediante negoziati razionali e pacifici. Monaco è stata anche dipinta in modo particolare come la sconfitta più vergognosa e irresponsabile mai subita dall’Inghilterra in tutta la storia dei suoi rapporti diplomatici, nonché la causa principale della seconda guerra mondiale. Il professor Taylor, al contrario, ritiene che Monaco “fu un trionfo della parte migliore e più illuminata della società inglese”.
Che Monaco non funzionò come era stato sperato all’epoca fu dovuto più al comportamento e alla politica inglese subito dopo Monaco che a qualche misfatto di Hitler. Chamberlain non prese posizione in modo efficace, e forse non poteva, contro i miopi e aspri attacchi a Monaco sia da parte dei conservatori che dei laburisti. Halifax era già impegnato a tradire gli sforzi di pace di Monaco e ad assumere nel gabinetto la leadership del partito della guerra. Churchill proclamò che la Germania stava diventando troppo forte perché ciò potesse essere tollerato e che doveva essere stroncata, se necessario con la forza delle armi. Duff Cooper sostenne che l’equilibrio delle forze dell’Europa continentale doveva essere preservato a tutti i costi. Taylor non menziona il fatto che anche Clement Attlee attaccò Monaco con la stessa durezza e asprezza dei conservatori.
Invece di difendere la sua politica monacense in base all’alto livello di abilità politica e di etica pubblica a cui Taylor riconduce le sue motivazioni, Chamberlain, di fronte alle critiche del partito inglese della guerra, ricorse alla scusa zoppa e disonesta che l’Inghilterra si era arresa a Monaco perché all’epoca era troppo debole per combattere invece di negoziare; quindi, doveva ora riarmarsi velocemente e fino in fondo. “In questo modo, Chamberlain riuscì più di ogni altro a distruggere la credibilità della sua stessa politica”.
La solita spiegazione che Monaco non riuscì a preservare la pace perché Hitler violò il suo impegno di non avanzare ulteriori rivendicazioni territoriali in Europa dopo la cessione dei Sudeti non può essere sostenuta sulla base dei fatti. Egli in realtà assunse tale impegno nel discorso dello Sportpalast di Berlino il 26 Settembre 1938, tre giorni prima di Monaco.
Hitler non rivendicò nessun territorio cecoslovacco dopo la Conferenza di Monaco e la cessione dei Sudeti, e le sue richieste per la restituzione della città tedesca di Danzica, sulla quale la Polonia non aveva validi diritti, e per la ferrovia e l’autostrada lungo il Corridoio, non possono certo essere considerate come una violazione letterale, o anche morale, di tale impegno. La Cecoslovacchia andò inevitabilmente in pezzi nel corso naturale della disintegrazione politica seguita al ritorno dei Sudeti alla Germania. Taylor spiega tutto ciò in modo dettagliato.
Di tutte le accuse stupide e ridicole fatte contro Hitler, sicuramente quella più macroscopica è che la sua occupazione di Praga dimostrò la sua determinazione a conquistare il mondo. Sebbene Chamberlain, Halifax e Sir Howard Kennard, l’ambasciatore inglese a Varsavia, incoraggiarono la Polonia a non negoziare con Hitler un accordo pacifico nell’Agosto del 1939, il resoconto del professor Taylor della crisi tedesco-polacca – Ottobre 1938-Settembre 1939 – quadra con la sua tesi generale che Hitler non voleva la guerra. Egli mette in chiaro che Hitler desiderava un accordo stabile e pacifico con la Polonia, e non la guerra.
Le condizioni che Hitler propose alla Polonia, a partire dal 24 Ottobre 1938, erano estremamente ragionevoli – in realtà, le più moderate di tutta la sua condotta revisionista dal 1933 al 1939 - ed erano molto meno drastiche di quelle proposte da molti leader inglesi tra le due guerre mondiali. Persino Churchill, nello stesso momento in cui Hitler giunse al potere, aveva dichiarato il 13 Aprile 1933 alla Camera dei Comuni che la questione del Corridoio polacco era una questione preminente che doveva essere risolta se si voleva preservare la pace in Europa.
Hitler chiese solo la restituzione di Danzica e una ferrovia e un’autostrada lungo il Corridoio.
In realtà, offrì molto in cambio di quello che aveva chiesto:
offrì di riconoscere i confini polacchi fissati a Versailles dopo la prima guerra mondiale, qualcosa che la repubblica di Weimar non aveva neppure lontanamente pensato.
L’Inghilterra è stata sempre presentata nella narrativa tradizionale del 1939 come il guardiano morale dell’Europa, pronta anche a rischiare la guerra per proteggere l’integrità della Polonia, che Hitler stava cercando di inglobare.
I fatti sono esattamente l’opposto.
È definitivamente provato che i leader polacchi credevano che le condizioni di Hitler del 1938-39 fossero sincere, e che non erano semplicemente il primo passo di un programma sinistro di assorbire poi la Polonia per mezzo della forza militare o degli intrighi politici. Ma Josef Beck, il Ministro degli Esteri polacco, rifiutò di accettare le generose condizioni di Hitler e il 26 Marzo 1939 ruppe i negoziati con la Germania. Non vennero più ripresi fino allo scoppio della guerra, il 1 Settembre 1939.
L’ostinata indisponibilità della Polonia - anche al semplice negoziato - con la Germania durante la crisi dell’Agosto 1939 viene pienamente evidenziato da Taylor, sebbene egli non evidenzi il modo in cui Beck venne incoraggiato nella sua intransigenza da Halifax e da Kennard, in particolare da quest’ultimo. Taylor, tuttavia, mette bene in chiaro che i polacchi erano molto più favorevoli alla guerra di Hitler. Fino all’ultimo Htler sperò in una revisione pacifica. Anche durante le ultime ore di pace, egli si limitò ad aumentare le proprie richieste nel senso di chiedere un plebiscito nell’estremità settentrionale del Corridoio. In base a tale piano, sarebbe bastato un anno di negoziati pacifici per completare gli accordi, considerando che l’importante porto polacco di Gdynia era stato esplicitamente escluso dalla zona del proposto plebiscito.
Quelli che rifiutano di farsi convincere dalla dimostrazione di Taylor che le mosse di Hitler per rivedere il Trattato di Versailles sono la prova che non voleva scatenare la guerra, ricorrono all’accusa che tutta la sua politica economica era stata finalizzata ad adeguare l’industria tedesca a dei piani bellici, che aveva speso enormi somme di denaro per creare una grande macchina bellica, adeguata e pronta a iniziare una guerra per la conquista del mondo, e che aveva trasformato la Germania in un grande accampamento militare.
Taylor confuta tutto ciò in modo molto efficace. Hitler non spese più denaro in armamenti né della Francia né dell’Inghilterra, e non era preparato in alcun modo neppure per una guerra europea, per non dire di una guerra per la conquista del mondo. Era pronto solo per un breve Blitzkrieg di un paio di mesi, come quello che intraprese in Polonia. Delle cento divisioni che impegnò in Polonia, solo tre erano meccanizzate e nessuna di esse era completamente motorizzata. Nel 1939, le forze militari di Inghilterra e Francia, messe assieme, erano ben più che equivalenti a quelle della Germania.
L’ultima linea di difesa di quelli che rifiutano i fatti - sia della storia diplomatica che di quella economica dal 1933 al 1939 - è che la vera prova del piano di Hitler per conquistare il mondo sta nel Mein Kampf, scritto nel 1924, e nel suo presunto “Secondo Libro”, presuntamente scritto nel 1928, non in ciò che fece realmente dal 1933 al 1939. Tutto ciò presuppone che Hitler era nel 1939 il solo personaggio pubblico importante a non aver mai cambiato idea nel corso degli anni nonostante gli straordinari cambiamenti del mondo circostante. Tuttavia, questi stessi critici – sia di Hitler che della storiografia razionale – sono gli stessi che sostengono da tre decenni che la caratteritica costante di Hitler fu la sua natura esplosiva, la sua inaffidabilità, la sua instabilità, la sua volubilità, le sue oscillazioni, e la sua complessiva irresponsabilità. Costoro non possono sostenere entrambe le cose.
Il Mein Kampf non fornisce chiavi di lettura di quanto passava nel 1939 nella mente di Hitler, non più di quanto i violenti attacchi del 1918-20 di Churchill alla Russia rendano conto del suo atteggiamento verso la Russia alla Conferenza di Yalta, o delle sue rassicurazioni alla Camera dei Comuni dopo il suo ritorno da Yalta di non conoscere nessun paese che onorasse con maggiore lealtà della Russia Sovietica i propri impegni ufficiali. Il sotterfugio di ricorrere al Mein Kampf equivale a cercare le motivazioni e la politica del Presidente Roosevelt alla vigilia di Pearl Harbor nei suoi discosi isolazionisti e pacifisti della campagna del 1936, solo cinque anni prima.
Nelle sue conclusioni finali sull’avvento della guerra nel Settembre 1939, il professor Taylor rifiuta il verdetto accettato da più di due decenni, e cioè che essa fu il risultato inevitabile di un complotto malefico e lungamente premeditato da parte di un maniacale dittatore nazista.
Egli sostiene, al contrario, che si trattò di un errore catastrofico, non premeditato da nessuna delle due parti, e fu soprattutto il risultato delle cantonate politiche e diplomatiche di entrambe le parti: “Questa è una storia senza eroi, e forse anche senza alcun malvagio…La guerra del 1939, lungi dall’essere desiderata, fu forse la meno voluta rispetto a ogni altra guerra della storia…La guerra del 1939, lungi dall’essere premeditata, fu un errore, il risultato dei madornali errori diplomatici di entrambe le parti…Tali furono le origini della seconda guerra mondiale, o piuttosto della guerra tra le tre Potenze Occidentali sull’accordo di Versailles; una guerra che era stata implicita sin dal momento in cui finì la prima guerra”.
13:42 Scritto da: waa359 in Verità Politicamente SCORRETTE | Link permanente | Commenti (0) | Tag: taylor, barnes, responsabilità inizio guerra |
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