21.08.2010
3 IL RECUPERO DEL GRASSO UMANO NELLE FOSSE DI CREMAZIONE DI AUSCHWITZ–BIRKENAU
di Carlo Mattogno
Parte 3
La presente pubblicazione avviene con l'autorizzazione dell'Autore
AVVERTENZA: per vedere ingrandite le foto CLICCARE sulle stesse.
5) Il “principio dello stoppino”
Ma, ammesso e non concesso che, per uno dei tanti miracoli che costellano i racconti degli ex detenuti, un certo quantitativo di grasso liquido si fosse raccolto negli appositi pozzi, che cosa sarebbe accaduto realmente?
Romanov, come si è visto, si appella ad esperimenti di DeHaan e dei suoi collaboratori per affermare che il grasso liquido «è incapace di sostenere la sua propria combustione, a meno che non vi sia una fonte di calore esterna sufficiente o non sia presente uno stoppino poroso adatto».
Gli esperimenti in questione miravano ad accertare quale fosse l’apporto del grasso umano in un incendio di limitate dimensioni in cui bruciasse un corpo umano con scarso combustibile e se potesse propagarsi grazie appunto al calore prodotto dalla combustione del grasso corporeo. Secondo Romanov, la situazione dei pozzi di raccolta del grasso sarebbe stata simile a ciò che appare nelle fotografie 5 e 6 (a patto che vi fosse materiale che fungesse da stoppino):
Fotografia 5: Grasso che brucia in un punto limitato di una pozza di grasso liquido (principio dello stoppino). Da: J. DeHaan e E. Pope, Combustion properties of human and large animal remains1
Fotografia 6: Grasso assorbito da materiale poroso che brucia in un punto limitato (principio dello stoppino). Da: J. DeHaan e E. Pope, Combustion properties of human and large animal remains2
In realtà il “principio dello stoppino”, come arsione localizzata in una pozza di grasso (dalla quale quest’ultimo potrebbe essere attinto senza che prenda fuoco), vale soltanto quando il combustibile esterno è assai esiguo e il flusso di calore che da esso si sprigiona è altrettanto esiguo, sicché la combustione è alimentata praticamente soltanto dal grasso3. Quando il corpo è invece avvolto da una temperatura più alta, il risultato è quello che appare nella fotografia 7.
Fotografia 7: Grasso che brucia completamente e intensamente quando la temperatura dell'incendio supera quella di accesione del grasso. Da: J. DeHaan e E. Pope, Combustion properties of human and large animal remains4
Il “principio dello stoppino”, dunque, è valido soltanto a condizione che «non vi sia un flusso di calore radiante esterno molto intenso che mantenga la pozza di grasso a una temperatura molto alta», come ha affermato DeHaan.
Ma è evidente che un conto è bruciare un corpo su un tappeto, un altro conto è una fossa di cremazione, dove bruciano 167 tonnellate di legna che producono un flusso di calore totale di circa 2.097.000 MJ. Negli esperimenti sulla combustione di grasso animale di DeHaan menzionati da Romanov5, i campioni furono sottoposti a un flusso di calore radiante di 35 kW/m2, corrispondenti a 126 MJ/m2. La temperatura massima registrata da DeHaan fu di 911°C6.
Nel corso di un esperimento successivo, DeHaan registrò una temperatura massima di combustione di 880°C per il grasso di maiale e di 913°C per il grasso umano7.
La situazione reale di una fossa di cremazione non ha nulla a che vedere con lo “stoppino” delle fotografie 5 e 6, ma è piuttosto simile alla combustione in massa di carcasse animali che appare nelle fotografie 8-11.
Da: http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/38602000/jpg/_38602...
Da: http://www.avma.org/onlnews/javma/nov02/images/021101c.gif
Da: http://image.guardian.co.uk/sys-images/Guardian/Pix/galle...
Da: http://farm4.static.flickr.com/3289/2948041828_302a533cfe...
In un articolo relativo ad altri esperimenti, DeHaan scrive insieme a due collaboratori che
«non è sorprendente che una temperatura della microfornace di 300°C non riuscì a produrre sostanze volatili significative, perché la temperatura di autoaccensione del grasso animale (grasso di maiale) è ritenuta di 355°C. Temperature superiori a questa soglia produrrebbero prodotti di pirolisi e prodotti di vera combustione dopo l'autoaccensione».
Egli aggiunge poi che
«i cromatogrammi di grasso umano incendiato nella microfornace a 500°C erano paragonabili molto strettamente a quelli prodotti da un campione di grande massa di grasso e di un cadavere umano bruciato in un incendio di una casa»8.
Secondo il manuale dell'ing. John H. Perry, la temperatura di accensione del grasso di maiale9 è di 343°C, ma la sua temperatura di infiammabilità è di 184°C10. In pratica al di sopra dei 355°C il grasso umano comincia a bruciare spontaneamente in modo continuo e senza apporto di calore dall'esterno e al di sopra dei 185-190°C il grasso liquefatto emette vapori in quantità tale che si incendiano in caso di innesco.
Il “principio dello stoppino”, come appare nelle fotografie 5 e 6, si realizza quando solo una parte del grasso liquefatto imbevuto in un materiale di supporto raggiunge la temperatura di infiammabilità. Quando invece il grasso è tutto sottoposto ad un flusso di calore con temperatura superiore a 185-190°C, la situazione che si presenta è quella che appare nelle fotografie 2 e 3. Quando il flusso di calore supera la temperatura di accensione del grasso, questo sviluppa su tutta la sua superficie vapori infiammabili che si incendiano con formazione di fiamme intense.
Le fotografie 8-11 mostrano intuitivamente che la temperatura del pozzo di raccolta di una fossa di cremazione, con una temperatura di esercizio di almeno 600°C11 e una temperatura massima di oltre 800°C, supererebbe abbondantemente la temperatura di autoaccensione del grasso umano (355°C).
Il risultato sarebbe pertanto quello che si vede nelle fotografie 12-13, relative a due esperimenti di cui presento la descrizione, e 14-17, che riguardano altri esperimenti da me eseguiti.
Sul piano del cenerario di una fornace aperta davanti e sopra ho collocato una vaschetta di alluminio con 250 grammi di strutto. La griglia del focolare si trovava 25 centimetri al di sopra del piano del cenerario. Essendo costituita da una rete metallica con maglie di cm 2 x 1, la griglia del focolare ha lasciato cadere nella vaschetta solo braci minute. Il grasso contenuto nella vaschetta si è liquefatto ed è entrato in ebollizione grazie soprattutto al calore irraggiato dal focolare; i vapori che si sono formati dal grasso si sono infiammati rapidamente bruciando con fiamma viva (vedi fotografia 12).
Sulla griglia di combustione di una fornace aperta davanti e sopra ho collocato una vaschetta di alluminio contenente 500 grammi di strutto (vedi fotografia 13). La griglia di combustione si trovava 25 centimetri al di sopra della griglia del focolare. Dopo l’accensione della legna nel focolare, lo strutto si è liquefatto rapidamente e ha cominciato a bollire; i vapori si sono infiammati producendo fiamme molto intense alte circa 80 centimetri. La combustione è durata circa 2 minuti.
Fotografia 13. © Carlo Mattogno
Altri esperimenti hanno dimostrato ancora più chiaramente che, quando il grasso è sottoposto a un flusso di calore superiore alla sua temperatura di accensione, esso va in ebollizione e forma vapori infiammabili che bruciano al di sopra della sua superficie, come risulta dalle fotografie che seguono, in particolare dalla n. 15, 16 e 17.
Fotografia 14
©Carlo Mattogno
Ebollizione e combustione Ebollizione e combustione di grasso animale
© Carlo Mattogno
Ebollizione e combustione di grasso animale
© Carlo Mattogno
Ebollizione e combustione di grasso animale
© Carlo Mattogno
In questi casi le fiamme si sviluppano su tutta la superficie del grasso bollente e il pozzo di raccolta, ammesso e non concesso che una certa quantità di grasso liquefatto potesse defluirvi, brucerebbe come mostra la fotografia 18.
Fotografia 18 © Carlo Mattogno
Tornando a Romanov, egli articola il suo ragionamento in due punti. Il primo è la pretesa che il grasso liquefatto «fluirebbe tra la brace».
Un'assurdità palese, se si considera concretamente la questione. La fotografia 19 mostra il letto di brace risultante dal mio esperimento di combustione in una piccola fossa (m 0,85 x 0,50 x 0,60 (profondità) di 15 kg di carne bovina con 52,5 kg di legna dopo un'ora.
Fotografia 19. © Carlo Mattogno
Dopo 16 ore, la temperatura della brace era ancora di circa 320°C. Perciò, secondo Romanov, del grasso liquefatto (per di più, come ho dimostrato sopra, un quantitativo irrisorio) colando sopra queste braci, le avrebbe attraversate senza incendiarsi! Ciò è anche in contrasto col “principio dello stoppino”, sussistendo tutte le condizioni per una combustione totale del grasso: un adeguato quantitativo di legno carbonizzato e di cenere (“stoppino”) e la temperatura di infiammabilità del grasso.
In una fossa di cremazione il risultato sarebbe quello che appare nella fotografia 20.
Fotografia 20 Fossa di cremazione con sistema Air Courtain, da:
http://www.broward.org/air/images/earthenpit.jpg
In queste due fotografie viene rappresentato senza dubbio lo stadio finale del processo di combustione, ma, come ho documentato sopra (fotografie 2-4), il grasso non potrebbe fluire neppure tra le esigue braci dello stadio iniziale, perché brucerebbe completamente.
In tale situazione, nel peggiore dei casi, si verificherebbe una situazione analoga a quella del mio esperimento illustrato dalla fotografia 21.
Fotografia 21. © Carlo Mattogno
L’esperimento è stato eseguito in una fornace di blocchetti di tufo aperta davanti e sopra. Ho collocato una vaschetta di alluminio contenente 250 grammi di strutto sul piano del cenerario e ho installato a 28 centimetri al di sopra del piano del cenerario una griglia a rete metallica con maglie larghe (cm 10 x 10). Indi ho acceso la legna sulla griglia del focolare.
«Quando la combustione è divenuta intensa, le braci hanno cominciato a cadere nella vaschetta sottostante; il grasso ivi contenuto prima si è liquefatto, poi si è assorbito nelle ceneri e ha bruciato con fiamma meno viva, ma più a lungo (per circa 15 minuti), come brucia lo stoppino di una lanterna a petrolio» (vedi fotografia 10)12,
ma su tutta la superficie della vaschetta.
Passiamo al secondo punto. Per Romanov, in virtù del “principio dello stoppino”, il grasso liquefatto miracolosamente defluito nella fossa di raccolta non brucerebbe.
Un'altra affermazione palesemente assurda, come ho mostrato sopra. Perciò l'appunto che mi muove, secondo il quale nei miei esperimenti non avrei preso in considerazione la «situazione nella quale la fonte esterna di calore radiante è assente», è evidentemente insensato. È vero proprio il contrario: è lui che non ha preso in considerazione la situazione nella quale il flusso di calore radiante è immensamente superiore a quello impiegato da DeHaan.
La sua pretesa che il grasso ipoteticamente contenuto nelle fosse «non sarebbe stato incendiato da un flusso ardente che vi fosse arrivato» è dunque chiaramente assurda.
Ricapitolando, in una fossa di cremazione il grasso colato dai cadaveri brucia immediatamente anche nella fase iniziale, quando i cadaveri sono ancora più o meno intatti (fotografie 2 e 3).
Il “principio dello stoppino” non si può realizzare in una fossa di cremazione, perché in questa (assimilabile alle immagini delle fotografie 8-11) il flusso di calore è tale da superare la temperatura di infiammabilità e anche quella di accensione del grasso, sicché esso necessariamente brucia intensamente e con fiamma viva (fotografie 12-18).
Il grasso liquefatto non può fluire fra le braci ardenti (fotografie 19 e 20) senza incendiarsi; nel peggiore dei casi esso brucia con fiamma moderata e più lentamente su tutta la sua superficie (fotografia 21) e non in un singolo punto.
6) Problemi collaterali
Il recupero del grasso umano, come viene descritto da ex detenuti di Auschwitz, presenta anche problemi pratici insormontabili. Come era possibile raccogliere l'ipotetico grasso liquefatto per mezzo di un secchio fissato ad una lunga asta stando sul ciglio di una fossa di cremazione con un calore radiante totale di 2.148.200 MJ e con una temperatura minima di 600°C?
C'è anche un problema generale non meno grave: qual era lo scopo del recupero del grasso umano?
Secondo i testimoni, esso era di accelerare la combustione dei cadaveri (Rosenblum, Tauber, Bendel, Mandelbaum) o di ravvivare le fiamme del rogo (Venezia, Dragon). Ciò presuppone che il grasso colato dai cadaveri nella fossa andasse sprecato, che fosse irrilevante nel bilancio totale della cremazione, altrimenti la sua raccolta non avrebbe avuto senso. In realtà, come ho dimostrato sopra, il grasso umano liquefatto sarebbe bruciato completamente all'interno della fossa, sviluppando il suo massimo effetto termotecnico e alimentando il rogo con un calore di circa 244.800 MJ. Come è stato rilevato sperimentalmente nel corso della combustione in massa di carcasse animali,
«un fattore molto importante osservato durante il processo di incinerimento fu che il grasso della carcassa contribuiva in modo significativo alla velocità di incinerimento. Fu osservato che piccole carcasse pesanti meno di 100 pounds [45 kg] non erano incinerate così rapidamente come le carcasse con maggior grasso corporeo. Risultò che il grasso corporeo accelerò la velocità di cremazione e produsse temperature di combustione più alte»13.
Anzi, gli esigui consumi di legna ottenuti dai veterinari Lothes e Profé nel corso dei loro esperimenti di combustione di carcasse animali14 dipesero proprio dal fatto che il grasso bruciò completamente all’interno della fossa di cremazione sviluppandovi il suo massimo effetto termico:
«Dopo che il cadavere si era incendiato completamente, si rinunciò all’impiego di ulteriore combustibile, evidentemente per risparmiare sui costi. Tuttavia il processo di combustione fu mantenuto dall’abbondante grasso presente»15.
Il procedimento descritto dai testimoni contiene inoltre una contraddizione di fondo: da un lato, si afferma, il grasso che colava dai cadaveri non bruciava, ma si raccoglieva sul fondo della fossa, attraversando vari strati di cadaveri e legna in fiamme, il letto di brace e di cenere e poi defluiva nei pozzi di raccolta; dall’altro il grasso che da questi pozzi di raccolta veniva gettato nel rogo bruciava, tanto da accelerare la combustione dei cadaveri o ravvivare le fiamme del rogo. Per quale ragione non defluiva di nuovo anche questo nella fossa di raccolta? E se questo bruciava, perché non bruciava anche quello che colava dai cadaveri nella fossa di cremazione? È chiaro che un eventuale secchio di grasso gettato sul rogo non sarebbe bruciato istantaneamente, ma sarebbe colato a sua volta tra gli strati ardenti di legna e di cadaveri, mescolandosi a quello che colava da questi ultimi: allora perché quello che colava dai cadaveri non bruciava, mentre quello gettato col secchio bruciava?
Alla fine resta da chiedersi: A chi poteva venire in mente la follia del recupero del grasso umano?
Non certo ai veterinari Lothes e Profé, che eseguirono vari esperimenti di combustione di carcasse animali all’inizio del 900; né all'ing. Kurt Prufer, l'unico vero specialista di cremazione ad Auschwitz; né a coloro che bruciarono decine di migliaia di carcasse di capi di bestiame abbattuti o morti in conseguenza di epidemie, come avvenne soprattutto in Inghilterra a partire dal 2001.
Una tale assurdità poteva venire in mente soltanto a membri del movimento di resistenza del campo, al solo scopo di creare una propaganda antitedesca a base di atrocità e di orrori.
Carlo Mattogno
Note:
1 Didascalia originale: «Grasso liquefatto che brucia su un assito di legno adiacente».
2 Didascalia originale: «In prossimità del corpo fu osservata combustione molto tempo dopo che il fuoco in altri combustibili si era estinto».
3 Il “principio dello stoppino” è una delle ipotesi più accreditate per spiegare i fenomeni di cosiddetta autocombustione, il che fa ben capire che esso non ha alcuna relazione con una fossa di cremazione.
4 Didascalia originale: «La carbonizzazione di un tappeto o legno sottostante supporta l'effetto stoppino necessario per sostenere la combustione di grasso corporeo liquefatto».
5 J. DeHaan, S:J: Campbell, S. Nurbakhsh, «Combustion of animal fat and its implications for the consumption of human bodies in fires», art. cit., p. 30 e 31.
6 Idem, p, 31, 38. Nello scritto già citato di J. DeHaan e E. Pope Combustion properties of human and large animal remains viene indicata anche temperatura massima di combustione della carcassa di maiale: 813°C. In: http://www.fire-exforensics.com/Library/Poster%20Combustion%20Properties%20of%20Human%20and%20Large%20Animal%20Remains%202007.ppt
7 John DeHaan, Said Nurbakhsh, «Sustained Combustion of an Animal Carcass and Its Implications for the Consumption of Human Bodies in Fire», in: Journal of Forensic Sciences, settembre 2001, p. 1079.
8 J. DeHaan, D.J. Brien, R. Large, «Volatile organic compounds from the combustion of human and animal tissue», in: Science & Justice, vol. 44, n. 4, 2004, p. 235.
9 Secondo DeHaan e collaboratori «carcasse di maiale (o grasso di maiale) possono essere usati per simulare accuratamente le proprietà di combustione di corpi umani». Pope Combustion properties of human and large animal remains
10 J.H. Perry, Chemical Engineer's Handbook. Wilmington, Delaware, 1949, p. 1584.
11 Al di sotto dei 600°C si verifica «all'inizio della combustione una distillazione della sostanza organica con contemporanea carbonizzazione». P. Schläpfer, «Betrachtungen über den Betrieb von Einäscherungsöfen», in: Schweiz. Verein von Gas- und Wasserfachmännern Monatsbulletin, Zurigo, anno XVIII, luglio 1938, n. 7, p. 151. L’ing.H. Keller ribadisce che «per l’accensione degli idrocarburi pesanti [che si formano dalla gasificazione di un cadavere] sono necessari almeno 600°C». Mitteilungen über Versuche am Ofen des Krematoriums in Biel. Bieler Feuerbestattungs-Genossenschaft in Biel (Schweiz). Jahres-Bericht pro 1027-1928. Biel, 1928, p. 31. Il miscuglio tonante di H e O ha una temperatura di accensione di 550°C; quello di CO e O di 660°C, quello di CH4 e O di 650 °C. Ugo Bordoni, Trattato generale teorico pratico dell’arte dell’ingegnere civile, industriale ed architetto. Vallardi, Milano, 1918, p. 29.
12 «Esperimenti di combustione di carne e di grasso animale», art. cit.
13 Swine carcass disposal evaluation using Air Curtain Incinerator System, Model T-359. December 19 - 20, 1994. Pilot Point, Texas. U.S. Department of Agriculture/Texas Animal Health Commission.
14 Vedi il mio articolo già citato «Esperimenti di combustione di carne e di grasso animale».
15 Lothes e Profé, «Zur unschädlichen Beseitigung von Thiercadavern auf dem Wege der Verbrennung», in: Berliner Thierärztliche Wochenschrift, anno 1902, n.37, 11 settembre, p. 558.
FINE
20:04 Scritto da: waa359 in Articoli di Carlo Mattogno, Lager Auschwitz | Link permanente | Commenti (2) | Tag: grasso-umano, auschwitz |
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Commenti
vorrei sapere se il suddetto articolo è inedito oppure tratto da qualche libro grazie
Scritto da: lenin666 | 22.08.2010
Rispondi a questo commentoIl testo presentato è la versione italiana,inedita, riveduta e corretta dell’ articolo :
«Verbrennungsexperimente mit Tierfleisch und Tierfett. Zur Frage der Grubenverbrennungen in den angeblichen Vernichtungslagern des 3. Reiches»,
apparsa in: Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung, anno 7, n. 2, luglio 2003, pp. 185-194, e dell’articolo:
«Flammen und Rauch aus Krematoriumskaminen»,
apparso nella medesima rivista (anno 7, n. 3 & 4, dicembre 2003, pp. 386-391).
Scritto da: WaA359 | 22.08.2010
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