20.08.2010

5 Esperimenti di combustione di carne e di grasso animale parte 5

ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE DI CARNE E DI GRASSO ANIMALE

di Carlo Mattogno

Parte 5

La presente pubblicazione avviene con l'autorizzazione dell'Autore

AVVERTENZA: per vedere ingrandite le foto CLICCARE sulle stesse.

 


Per verificare sperimentalmente la fondatezza di questa spiegazione, ho eseguito altri due esperimenti.

2) Esperimento di combustione di grasso animale in camera di combustione con camino corto (10 gennaio 1995)

L’ esperimento è stato eseguito in un forno campale di blocchetti di tufo con due griglie, quella inferiore per la legna, quella superiore per il grasso. La camera di combustione, di circa 0,05 m3, era costituita da un camino di m 0,54 (altezza) x 0,27 x 0,27 che si ergeva circa 10 cm al di sopra della griglia superiore.

Anzitutto ho eseguito un esperimento preliminare con 400 grammi di strutto. Il grasso si è liquefatto e si è incendiato immediatamente, uscendo dal camino con una fiamma intensa (vedi fotografie 52 e 53)

Foto 52.jpgFoto 53.jpgFotografia 52 Fotografia 53

Esperimento preliminare Esperimento preliminare

del camino fiammeggiante del camino fiammeggiante

© Carlo Mattogno © Carlo Mattogno

 

Nell’esperimento principale sulla griglia ho collocato una vaschetta di alluminio (cm 22 x 17) con 200 grammi di strutto. Indi ho caricato il focolare e ho acceso la legna. Dopo pochi minuti il grasso bollente si è incendiato e dal camino sono uscite fiamme alte fino a 70 cm dalla sua base (vedi fotografia 54). La combustione del grasso è durata 3 minuti, di cui circa 2 minuti e 45 secondi di combustione intensa.

 

 

Foto 54.jpgFotografia 54

Esperimento con

camino corto

© Carlo Mattogno

 

3) Esperimento di combustione di grasso animale in camera di combustione con camino lungo (10 gennaio 1995).

Indi ho tolto una fila di blocchetti di tufo al camino del forno e vi ho piazzato sopra una canna fumaria ordinaria di m 2,10 con sezione di m 0,40 x 0,20, ottenendo un volume complessivo della camera di combustione di circa 0,2 m3. Sulla griglia superiore ho poi collocato una vaschetta di alluminio uguale a quella usata nell’esperimento precedente, ma con 300 grammi di strutto. Infine ho caricato il focolare e ho acceso la legna. Il grasso si è incendiato rapidamente anche in questo caso, ma dal camino non sono uscite né fiamme né lingue di fuoco isolate (vedi fotografia 55). La combustione del grasso è durata 3 minuti e 45 secondi, di cui circa 3 minuti e 30 secondi di combustione intensa.

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto 55.jpgFotografia 55

Esperimento con

camino lungo

© Carlo Mattogno

 

 

Conclusioni.

I due esperimenti sono stati eseguiti in condizioni simili, prescindendo evidentemente dalla presenza della canna fumaria nel secondo. Nonostante il maggiore quantitativo di grasso impiegato, nel secondo esperimento non si sono prodotte fiamme alla bocca del camino, perché i gas che si sono sviluppati dalla decomposizione del grasso, avendo a disposizione una camera di combustione con volume quadruplo, sono bruciati completamente all’interno del camino.

Trattandosi di fenomeni chimico-fisici, i risultati di questi esperimenti si possono applicare con una proporzione aritmetica ai crematori di Birkenau.

 

Crematori II e III

Volume del condotto del fumo più breve (inclusa la canna fumaria): 0,46 x 24 = 11,04 m3 = ~ 11 m3.

Camere di combustione: 1,5 m3 x 3 = 4,5 m3.

Volume totale : (11 + 4,5) = 15,5 m3.

 

– Dal primo esperimento risulta:

0,2 kg di grasso per 0,05 m3 per 3 minuti =

(0,2 x 60) : 3 = 4 kg per 0,05 m3 per ora =

(4 x 1) : 0,05 = 80 kg per m3 per ora =

80 x 15,5 = 1.240 kg per ora.

La fuoriuscita delle fiamme dal camino era possibile bruciando nelle 3 muffole del terzo forno 1.240 kg per ora di grasso.

 

– Dal secondo esperimento risulta:

0,3 kg di grasso per 0,2 m3 per 4 minuti =

(0,3 x 60) : 4 = 4,5 kg per 0,2 m3 per ora =

(4,5 x 1) : 0,2 = 22,5 kg per m3 per ora =

22,5 x 15,5 = ~ 350 kg di grasso per ora.

Perciò bruciando circa 350 kg di grasso all’ora nelle tre muffole del forno suddetto non si sarebbero prodotte fiamme alla bocca del camino.

Qui si parla di grasso puro, di conseguenza dalla cremazione di tre cadaveri all’ora nelle tre muffole del forno summenzionato il fenomeno delle fiamme alla bocca del camino sarebbe stato fisicamente impossibile. In effetti, il contenuto di grasso di tre cadaveri di 60 kg è di circa 25,2 kg1, mentre 350 kg corrispondono al contenuto di grasso di quasi 42 cadaveri.

Non prendo in considerazione il contenuto di proteine dei cadaveri perché esse hanno una velocità di combustione notevolmente inferiore a quella del grasso.

 

Crematori IV e V

I crematori IV e V avevano due camini ciascuno. Ogni camino serviva un gruppo di quattro muffole. Il volume complessivo disponibile per i gas combustibili (camere di combustione, condotto del fumo, canna fumaria) era di circa 18 m3.

Svolgendo il calcolo precedente, risulta quanto segue:

a) Per il primo esperimento:

80 kg di grasso per 1 m3 di camera di combustione per ora =

80 x 18 = 1.440 kg di grasso per ora per quattro muffole.

L’uscita delle fiamme dal camino era possibile bruciando nelle quattro muffole 1.440 kg di grasso all’ora.

 

b) Per il secondo esperimento:

22,5 kg di grasso per 1 m3 di camera di combustione per ora =

22,5 x 18 = 405 kg di grasso per ora per quattro muffole.

Dal camino non sarebbero uscite fiamme neppure bruciando oltre 100 kg di grasso puro all’ora in ciascuna delle quattro muffole, quantitativo contenuto in dodici cadaveri.

 

Osservazioni finali.

Nei calcoli esposti sopra si è assunta come unità di tempo l’ora, ma è chiaro che la combustione di tutto il grasso contenuto nei cadaveri richiedeva molto meno di un’ora. Bisogna tuttavia considerare che la combustione del grasso dei cadaveri non poteva essere regolare come negli esperimenti descritti, ma il grasso esterno e quello interno liquefaceva, gasificava e bruciava irregolarmente secondo il procedere del processo di vaporizzazione e di combustione, perciò la combustione di tutto il grasso di un cadavere richiedeva non meno di 30 minuti. Ma ciò non tocca i risultati, in quanto, per i crematori II e III, il limite superiore della non verificabilità del fenomeno delle fiamme alla bocca del camino sarebbe di 175 kg di grasso in trenta minuti contro circa 25 kg effettivamente bruciati; per i crematori IV e V, circa 202 kg di grasso in trenta minuti contro circa 34 kg effettivamente bruciati.

Quanto esposto sopra non significa che il fenomeno delle fiamme alla bocca del camino fosse impossibile, ma soltanto che era impossibile in relazione diretta con la cremazione, cioè in funzione dei cadaveri cremati. Esso invece era possibile in relazione indiretta con la cremazione, cioè in funzione del coke bruciato nei focolari dei forni.

È noto che dalla combustione incompleta dei combustibili carboniosi si formano particelle di carbonio che aderiscono alla canna fumaria del camino sotto forma di fuliggine. Quando si verificano le circostanze favorevoli (strato di fuliggine sufficientemente spesso e temperatura di accensione), la fuliggine si incendia dando luogo al fenomeno caratteristico del camino fiammeggiante.

 

Nell’anteguerra, quando il riscaldo domestico era affidato quasi esclusivamente ad impianti di combustione a legna o a carbone, questo fenomeno era tanto frequente che talvolta fu prodotto artificiosamente per studiarlo dal punto di vista scientifico. Esperimenti di tal fatta furono ad esempio eseguiti all’inizio del 1933 nella canna fumaria di un edificio di quattro piani semidisabitato di Berlino2. Il diagramma delle temperature dell’esperimento mostra che dopo 95 minuti dall’accensione della fuliggine, al primo piano, a un metro dalla base, la temperatura di combustione della fuliggine all’interno della canna fumaria raggiunse i 1060°C.

Ciò non deve stupire, perché la fuliggine è costituita da carbonio, che ha una temperatura di accensione di circa 700°C.

Naturalmente il fenomeno non può essere continuativo, ma periodico, perché dipende essenzialmente dalla formazione di uno strato sufficientemente spesso di fuliggine, il che richiede un certo tempo.

Questo fenomeno però non ha nulla a che vedere con i racconti dei testimoni oculari, che mettono i camini fiammeggianti in diretta relazione con la cremazione dei cadaveri. A questo riguardo, la testimonianza più emblematica è quella di Henryk Tauber, che nella sua dichiarazione del 24 maggio 1945 affermò:

«Ma ci furono anche casi in cui caricammo nella muffola un numero maggiore di cadaveri. Vi trovavano posto anche otto musulmani. Bruciavamo questi carichi più grandi durante gli allarmi aerei all'insaputa del capo del crematorio: lo facevamo affinché dal camino uscisse un fuoco più grande e gli aviatori lo scorgessero»3.

Come ho rilevato altrove, quest’affermazione è doppiamente assurda, in quanto Tauber stesso dichiarò che i cadaveri dei “Musulmani” erano «emaciati e privi di grasso»4, ossia i meno appropriati per produrre il fenomeno dei camini fiammeggianti.

Lo scopo di false testimonianze di tal fatta era evidentemente quello di supporto alle false testimonianze relative alla cremazione in massa dei cadaveri dei presunti gasati, una cremazione tanto enorme da far sprigionare fiamme dai camini dei crematori!

 

Carlo Mattogno

 

1 Si assume un contenuto del grasso corporeo del 14% secondo l’Encyclopedia of Cremation, a cura di Douglas J. Davies e Lewis H. Mates. Ashgate, Burlington, 2005, p. 134.

2 Ing. Kristen, «Ausbrennversuche an Schornsteinen», in: Wärmewirtschaftliche Nachrichten für Hausbau, Haushalt und Kleingewerbe, anno 6, n.7, aprile 1933, pp. 83-85.

3 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn. Processo Höss, tomo 11, p. 134.

4 Le camere a gas di Auschwitz. Studio storico-tecnico sugli “indizi criminali” di Jean-Claude Pressac e sulla “convergenza di prove” di Robert Jan van Pelt. Effepi, Genova, 2009, pp. 353-355.

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08:26 Scritto da: waa359 in Articoli di Carlo Mattogno | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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