14.08.2010
Rutilio Sermonti:Lager nazisti e lager democratici
Nella foto Rutilio Sermonti,autore del testo.
A tutti sono noti gli orrori dei lager nazisti. Più esattamente: a tutti è noto il fatto che nei detti Lager vi furono tali orrori che non si può neppure descriverli; infatti non vengono descritti e restano orrori generici, e per questo ancor più raccapriccianti.
Non si allude qui – precisiamo - al complesso concentrazionario di Auschwitz, in Polonia, quello per cui in varie nazioni democratiche è obbligatorio per legge credere che fosse adibito allo sterminio di 6 (sei) milioni di Ebrei, sui 2 (due) che vi furono reclusi(Il numero corretto degli internati ad Auschwitz è di circa 1.300.000.WaA359) , senza contare il rilevante numero di “miracolosamente scampati” a raccontarlo e magari a fondare lo Stato d’Israele.
Si allude agli altri lager, quelli per prigionieri di guerra, sparsi per tutto il territorio tedesco, nei quali si concede che gli orrori si limitassero, da parte delle solite SS, nel maltrattare, denutrire e umiliare in ogni modo i prigionieri, senza arrivare a sterminarli a milioni con un insetticida per pidocchi, come nella località polacca su menzionata.
E’ di quegli orrori che, essendomi trovato ad assistervi personalmente per oltre due mesi di fine 1943 - inizi 1944, desidero rendere precisa testimonianza.
Con altri ufficiali italiani provenienti dai vari fronti, dove non avevano mai deposto le armi, ero alloggiato, in attesa di raggiungere il reparto di destinazione, in uno “chalet” di legno in un bel bosco, in località Fichtenhein, presso Krefeld (Renania). A mangiare, andavamo a meno di un chilometro, dove, attiguo a un grande lager per prigionieri (francesi, polacchi e sovietici), ma all’esterno di essi, erano i servizi, i magazzini e gli alloggi del personale tedesco addetto al campo, che formavano un piccolo villaggio. Del personale, facevano parte una mezza dozzina di ufficiali ( il comandante, due medici, uno di amministrazione, e altri due o tre, inabili al servizio di linea per ferite od altro) coi quali dividevamo la mensa.
Del piccolo complesso faceva parte un regolamentare campo da pallacanestro, in cemento.
Quello che, sul mio onore, posso testimoniare, è quanto segue:
1- Che i prigionieri erano alloggiati in solide baracche in legno, con pavimento anche in legno, sollevato di circa 1 m dal suolo ad evitare l’umidità, dotate all’interno di letti a castello e riscaldate con grandi stufe a torba. Essi ricevevano, tramite Croce Rossa, gran quantità di pacchi con ogni sorta di cibi, viveri di conforto e indumenti, tanto che, quasi sempre, consumavano del rancio solo la minestra, che gradivano, mentre il “secondo” lo dirottavano al campo dei Russi, che non ricevevano pacchi;
2 - che prigionieri francesi e polacchi, sia ufficiali che di truppa, si incontravano spesso, correttamente vestiti ed in normali condizioni di nutrizione e di umore, nel detto villaggio fuori dei reticolati, e che, tra detti militari e quelli tedeschi, correvano rapporti estremamente corretti (saluto reciproco) e talora addirittura amichevoli;
3 - che il campo di pallacanestro non era usato dai Tedeschi (che erano una quarantina in tutto, dei quali - mi dissero - solo due praticavano quello sport), bensì dai Francesi (canottiera blu) e dai Polacchi (canottiera bianca), che si incontravano in accanite partite, cui assistevano folti gruppi di prigionieri, rumorosamente tifando, oltre a quasi tutti i Tedeschi liberi dal servizio. Un collega della Schutzpolizei mi spiegò che la frequenza dei Tedeschi alle partite non era determinata da una particolare passione cestistica, bensì dal fatto che i Signori Prigionieri (die Herren KG), per via dei pacchi, disponevano di “stecche” intere di sigarette Morris, Camel e Gauloises, mentre i tedeschi ricevevano 3 (tre) sigarette di paglia al giorno. Le partite erano quindi l’occasione per “sbafare” da fumare, e magari ricevere un paio di sigarette in regalo;
4 - che la sera, nelle birrerie e altri locali cittadini, a Krefeld, si potevano incontrare militari polacchi di ogni grado, in corretta divisa, Essi, infatti, andavano in libera uscita “sulla parola”, in gruppi di cinque, sotto la responsabilità del più elevato in grado. I Francesi no, perchè la frontiera era a due passi;
5 - che, passando con il tram (linea K, per Krefeld), vidi anche più volte, sempre nello stesso boschetto, prigionieri britannici, seduti o sdraiati sull’erba a far merenda, a fumare o a giocare a carte. Non li vidi mai lavorare. Fuer jenen, sind die Leiden des Krieges schon vorbei! (Per quelli, le sofferenze della guerra sono già finite!), commentava una maestrina che mi sedeva a fianco.
Fine della testimonianza.
Confrontiamo tali infamie dei lager nazisti con la commovente bontà e umanità con cui gli Alleati trattarono i prigionieri tedeschi a guerra finita, facendone morire di fame e di stenti oltre un milione, che non erano stati massacrati , dopo disarmati, all’atto della cattura, in recinti spinati all’aperto, nel fango e nella neve, senza tende o ripari di sorta e neanche coperte, con un pugno di cibo da bestie, facendo, dall’alto, il tiro a segno su chiunque si accostasse al reticolato, e persino sulle donne che, dall’esterno, cercassero di gettar dentro qualche cibo o indumento, e la nostra conclusione non potrà essere che questa: “Fortuna che hanno vinto gli Alleati, perchè, se avessero vinto i Tedeschi, chissà quali altri “orrori” avremmo dovuto sopportare in seguito! Magari, le SS avrebbero protratto l’occupazione militare, da decine di basi, fino ad oggi, o ci avrebbero costretti a fornire soldati in appoggio alle loro prepotenze e rapine in danno di altri popoli. Capaci di tutto, i nazisti!”. FONTE
Rutilio Sermonti
rsermonti@alice.it
16:36 Scritto da: waa359 in Eretici antisemiti, Verità Politicamente SCORRETTE | Link permanente | Commenti (4) | Tag: sermonti, internati, italiani |
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Commenti
Bella testimonianza diretta. Ne ebbi il sospetto che le cose fossero andate in questo modo quando anni fa, in un servizio alla tv di Stato, fatta ad una componente della famiglia Florio, in Sicilia, questa affermò chiaramente che le visite dei tedeschi fatte a casa sua, erano cordiali e cortesi e mai nulla degli oggetti di casa fu toccato da questi: al contrario delle visite degli alleati.
Scritto da: Borjes | 15.08.2010
Rispondi a questo commentoO Rutilio Sermonti mente o mente l'altra parte!
Questa testimonianza la trovo esaustiva.
Troppi brutti soggetti ci governano...
Sono certo che i voleri dei popoli cozzino da sempre coi voleri dei governi
Che Dio ci aiuti in fretta.
Scritto da: felice | 15.08.2010
Rispondi a questo commentoAldilà della importantissima testimonianza dell'Uomo Sermonti, sulla cui integrità, rettezza e capacità nessuno può metter bocca, è appena il caso di considerare come un'ovvietà tale, come il comportamento "umano" dei combattenti dell'Asse nei confronti dei prigionieri di guerra nemici, necessiti ancor oggi di essere riproposta ad ogni piè sospinto, quasi che, anche nel cuore di chi sa la verità, si sentà la necessità di esorcizzare il demone nazi-fascista . Quasi ci si sentisse obbligati, per crederci, alla repetitio di episodi esemplificativi della deontologia degli Italiani e dei Tedeschi nell'ultima guerra.
Ciò fa ben capire fino a che punto si è spinta la menzogna, quale profondità abbiano le sue radici innestate alla nascita di ognuno e continuamente annaffiate da ipocrisie e blasfemi comandamenti dell'olocaustianesimo (come dite voi), o se vogliamo, da un corrotto sistema di poteri che hanno bisogno di paventare l'ostracismo ad ogni essere razionale, per poter persistere nella loro nefanda opera di controllo. E' ora di svegliarsi!
Scritto da: rudolf262 | 07.03.2011
Rispondi a questo commentoSolo la veritá rende liberi! Purtroppo, noi italiani siamo tutti... prigionieri!
Scritto da: vincenzo | 08.03.2011
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