25.07.2010
Il sistema di ventilazione delle pretese camere a gas di Auschwitz-Birkenau
di Carlo Mattogno
Contraddizioni di fondo
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Pressac sulla base dei suoi “indizi criminali” propone una ricostruzione delle presunte gasazioni in massa che risulta però storicamente infondata.
La prima osservazione che si impone la formula Pressac stesso:
«Può sembrare sorprendente che lo sterminio “industriale” di Ebrei ad Auschwitz-Birkenau fu progettato e messo in pratica così tardi: progettato tra il giugno e l'agosto 1942 e attuato effettivamente tra il marzo e il giugno 1943 coll'entrata in servizio dei quattro crematori»115 (corsivo di Pressac).
La cosa è tanto più sorprendente in quanto Höss dichiarò esplicitamente di aver ricevuto da Himmler l'ordine di sterminare gli Ebrei ad Auschwitz nel giugno 1941 116. Nella sua nota manoscritta datata 16 marzo 1946 egli scrisse testualmente e firmò di suo pugno:
«Organizzai personalmente su ordini ricevuti da Himmler nel maggio 1941 [in Maiy 1941]117 la gasazione di due milioni di persone tra il giugno-luglio 1941 e la fine del 1943, periodo durante il quale fui comandante di Auschwitz»118.
Ma se Himmler aveva deciso di fare di Auschwitz il centro dello sterminio ebraico già nel maggio o giugno del 1941, perché i quattro crematori di Birkenau furono successivamente progettati senza camere a gas omicide?
A questa domanda elementare quanto imbarazzante Pressac risponde nel suo secondo libro postdatando d'autorità di un anno la presunta convocazione di Höss a Berlino da parte di Himmler e il relativo ordine di sterminio ebraico, creando nel contempo una lunga serie di anacronismi storici e di contraddizioni che invalidano già in partenza questa postdatazione.
Debórah Dwork e Robert Jan van Pelt accettano invece la datazione addotta da Höss, ma affermano che in tale occasione Himmler non ordinò al comandante di Auschwitz di attuare lo sterminio ebraico, bensì di preparare soltanto delle installazioni di sterminio119:
per chi?
Ecco la risposta dei due autori:
«Hitler fece capire chiaramente che se si fosse tentata una rivoluzione come c'era stata alla fine della guerra precedente, i partecipanti e i detenuti dei campi sarebbero stati uccisi in installazioni di sterminio nei campi di concentramento»120.
E Himmler, convocando Höss a Berlino, non fece altro che anticipare i desideri del Führer.
Non mi soffermo sugli sviluppi di questa fantasiosa tesi, che discuterò sotto121 e mi limito a rilevare che, secondo van Pelt, la decisione di sterminare gli Ebrei ad Auschwitz fu presa da Himmler verso la metà di luglio del 1942 e «gli architetti del campo ricevettero l'ordine di disegnare crematori equipaggiati dal principio con camere a gas omicide il 20 agosto 1942»122.
Inutile dire che quest'affermazione è del tutto gratuita e non ha alcun riferimento alla fonte.
Ma anche dalla tesi principale di Pressac, quella della successiva trasformazione in senso criminale del crematorio II, scaturiscono contraddizioni inestricabili. Egli afferma:
«I passi e i colloqui che condussero a queste due giornate, nelle quali venne definitivamente fissata la costruzione dei quattro crematori di Birkenau, previsti allora senza camere a gas, si riassumono così:
sebbene il crematorio II sia servito da catalizzatore per la scelta di Auschwitz nella liquidazione degli ebrei, esso non si ricollega direttamente a quello sterminio,
ma è considerato come un mezzo suppletivo occasionale:
il crematorio III non è progettato che a complemento del II, per far fronte a un effettivo di 200.000 detenuti,
e viene “criminalizzato” soltanto per i bisogni della burocrazia SS;
i crematori IV e V, di sommaria concezione, sono legati direttamente ai Bunker 1 e 2 e, sebbene la loro collocazione iniziale non fosse criminale (senza camere a gas), la loro finalità lo è, poiché si collocano alla fine di un processo di morte cui prendono parte»123.
Pressac afferma che il crematorio III aveva una «vocazione sanitaria»124, come il crematorio II, di cui era appunto il complemento; egli precisa inoltre i crematori II e III non erano stati progettati per i «trattamenti omicidi col gas»125.
I crematori IV e V erano invece «dipendenti dai Bunker 1 e 2»126, «legati direttamente ai Bunker 1 e 2»127.
Dunque all'inizio i crematori II e III avevano una normale funzione igienico-sanitaria,
mentre i crematori IV e V, pur non essendo dotati di camere a gas omicide, avevano una funzione criminale, perché dovevano cremare i cadaveri dei gasati nei Bunker 1 e 2.
Tralasciando il fatto che i cosiddetti Bunker non sono mai esistiti come strutture di sterminio, come ho dimostrato in uno studio specifico128, dalla tesi di Pressac risulta la conseguenza insensata che i tecnici della Zentralbauleitung di Auschwitz
destinando 30 muffole (con capacità di cremazione presunta di 2.880 cadaveri al giorno) ai normali scopi sanitari del campo e
solo 16 muffole (con capacità di cremazione presunta di 1.536 cadaveri al giorno) allo sterminio in massa, si aspettavano dalla mortalità “naturale” del campo un quantitativo di cadaveri quasi doppio rispetto a quello derivante dallo sterminio in massa!
Un'altra conseguenza insensata è che sebbene Auschwitz fosse stato scelto da Himmler come centro di sterminio in massa proprio per il progetto del nuovo crematorio che si presumeva potesse cremare 1.440 cadaveri al giorno129, i tecnici della Zentralbauleitung, invece di assumere come fulcro dello sterminio questo crematorio e il futuro crematorio gemello III, ripiegarono su altri due crematori dalla capacità di cremazione nettamente inferiore.
Anche i lavori e le installazioni dei crematori risultano inconciliabili con la tesi di fondo di Pressac, in particolare il sistema di ventilazione dei Leichenkeller 1 e 2 dei crematori II e III, il sistema di trasporto dei cadaveri dal seminterrato alla sala forni e la tecnica di gasazione dei crematori IV e V, che sarà discussa nel suo contesto generale nel capitolo 4.
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Il sistema di ventilazione dei Leichenkeller 1 e 2 dei crematori II e III
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Pressac afferma che il progetto di ventilazione iniziale del nuovo crematorio (il futuro crematorio II) prevedeva:
- un ventilatore premente n. 450 130 per il “B-Keller” (il futuro Leichenkeller 1) con una portata di 4.800 m3/h;
- un ventilatore aspirante n. 450 per il “B-Keller” con portata di 4.800 m3/h;
- un ventilatore aspirante n. 550 per il “L-Keller” (il futuro Leichenkeller 2) con portata di 10.000 m3/h.
Pressac aggiunge poi che la portata dei ventilatori fu aumentata come segue:
- ventilatore premente per il “B-Keller”: 8.000 m3/h;
- ventilatore aspirante per il “B-Keller”: 8.000 m3/h;
- ventilatore aspirante per il “L-Keller”: 13.000 m3/h.
Lo scopo sarebbe stato quello di aumentare i ricambi d'aria della presunta camera a gas rispetto a quelli del presunto spogliatoio.
Pressac afferma che il Leichenkeller 1 dei crematori II e III fu effettivamente equipaggiato con ventilatori con una portata di 8.000 m3/h d'aria131 e a sostegno di ciò menziona la fattura n. 729 del 27 maggio 1943 dell'impianto di ventilazione del crematorio III 132.
Egli lascia intendere che l'aumento della portata dei ventilatori da 4.000 a 8.000 m3/h fu attuato per compensare la disposizione dei condotti dell'impianto di ventilazione, che fu progettato e costruito per una normale camera mortuaria, disposizione a suo avviso inadeguata per una camera a gas omicida perché aveva l'aerazione in alto e la disaerazione in basso. Egli afferma infatti, in relazione ai Gasprüfer133 che «le SS volevano verificare se la potenza di ventilazione del Leichenkeller 1 avrebbe compensato la sua disposizione originale, l’aerazione alta e la disaerazione bassa previste per una morgue, e che avrebbe dovuto essere invertita per una camera a gas, che richiede aerazione bassa e disaerazione alta»134.
In realtà queste sono semplici congetture smentite dai documenti.
La fattura della Topf n. 729 del 27 maggio 1943 135 citata da Pressac prevede infatti per il “B-Raum”, la presunta camera a gas omicida, un ventilatore aspirante e uno premente con portata di 4.800 m3/h, per il “L-Raum”, il presunto spogliatoio per le vittime, un ventilatore aspirante con portata di 10.000 m3/h. Identiche portate dei ventilatori sono previste anche nella fattura n. 171 dell 22 febbraio 1943 relativa all'impianto di ventilazione del crematorio II136.
Da ciò discendono due conseguenze che infirmano la testi della trasformazione in senso criminale di questi due locali.
La prima riguarda il numero dei ricambi d'aria nei due locali.
Il Leichenkeller 1 misurava 30 m di lunghezza, 7 di larghezza e 2,41 di altezza, sicché aveva una superficie di 210 m2 e un volume di 506 m3, senza considerare l'esiguo volume occupato dalle travi e dai pilastri di cemento armato; il Leichenkeller 2 era lungo 49,49 m, largo 7,93 e alto 2,30, perciò la sua superficie era di 392,5 m2 e il suo volume di 902,7 m3, anche qui senza considerare travi e pilastri.
Perciò, per la presunta camera a gas omicida i tecnici della Zentralbauleitung avevano previsto (4.800 : 506 =) 9,48 ricambi d'aria all'ora,
per il presunto spogliatoio (10.000 : 902,7 =) 11 ricambi d'aria all'ora:
perciò la camera a gas era meno ventilata dello spogliatoio!
La seconda conseguenza è che il numero dei ricambi d'aria previsto per i due locali restava quello delle normali camere mortuarie, se non era addirittura inferiore.
Nell'opera classica dell'ing. Wilhelm Heepke sulla progettazione dei crematori si legge che per le camere mortuarie bisognava prevedere come minimo 5 ricambi d'aria all'ora, in caso di utilizzo intenso fino a 10 ricambi137. Ma la stessa ditta Topf, per la camera mortuaria del crematorio I aveva progettato, il 9 dicembre 1940, 20 ricambi d'aria all'ora:
«Per la sala di dissezione abbiamo previsto 10 ricambi d'aria e per la cella per i cadaveri 20 ricambi d'aria» [«Für den Sezierraum haben wir einen 10-fachen und für die Leichenzelle einen 20-fachen Luftwechsel vorgesehen»]138.
Per le camere a gas di disinfestazione ad acido cianidrico con sistema Degesch-Kreislauf139 si prevedevano invece ben 72 ricambi d'aria all'ora140.
Come ho documentato in un altro libro, Richard Green e Jamie McCarthy, consulenti di van Pelt, hanno tentato prima di confutare questa dimostrazione ricorrendo a un misero sotterfugio. Essi mi hanno accusato di aver «travisato» la portata dei ventilatori degli impianti di ventilazione dei crematori II e III scrivendo 4.800 m3/ora invece di 8.000, sebbene nel libro da essi criticato avessi riprodotto i due documenti originali dai quali risulta una portata effettiva dei ventilatori di 4.800 m3/ora141.
Alla fine essi hanno dovuto riconoscere, sia pure con riluttanza, che i documenti mi davano ragione142.
Ciò però non ha impedito a van Pelt di riprendere da Green e McCarthy la falsa portata dei ventilatori di 8.000 m3/h per “dimostrare”, sulla base di una tabella, che il sistema di ventilazione poteva «eliminare rapidamente il gas»143.
Ma il problema non è tanto di efficienza, quanto di progettazione, ossia:
il fatto che l'impianto di ventilazione dei due Leichenkeller dei crematori II e III fosse rimasto quello già previsto per due normali camere mortuarie anche dopo la presunta trasformazione di esse a scopo criminale e il fatto che il presunto spogliatoio risultasse più ventilato della presunta camera a gas omicida contrastano in modo stridente con tale presunta trasformazione.
Note:
113 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial., op. cit., p. 455.
114 Per questo ho intitolato il capitolo 7 «I presunti “indizi criminali” per i “Bunker” di Birkenau». Vedi le relative spiegazioni nel capitolo 7.1.
115 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 184.
116 NO-1210; PS-3868.
117 La nota è redatta in inglese.
118 Fotocopia della nota in: Lord Russell of Liverpool, The scourage of the swastika. Cassell& Company Ldt, Londra, 1954, tavola fuori testo tra le pp. 180-181.
119 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., pp. 277-282.
120 Idem, p. 282.
121 Vedi capitolo 17.4.
122 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 80.
123 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., pp. 63-64..
124 Idem, p. 60.
125 Idem, p. 74.
126 Idem, 60-61.
127 Idem, p. 64.
128 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004.
129 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 51.
130 Il numero indicava il diametro delle aperture di collegamento del soffiante ai tubi di lamiera .
131 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio, op. cit., p. 84 e 133.
132 Idem, nota 14 a p. 117.
133 Vedi sotto, capitolo 2.6.
134 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio, op. cit., p. 82.
135 RGVA, 502-1-327, pp. 16 e 16a. Vedi documento 1.
136 RGVA, 502-1-327, pp. 25 e 25a. Vedi documento 2.
137 W. Heepke, Die Leichenverbrennungs-Anstalten (die Krematorien). Verlag von Carl Marhold, Halle a. S., 1905, p. 104 (documento riprodotto nel mio studio Auschwitz: Fine di una leggenda. Edizioni di Ar, Padova, 1994, p. 85).
138 Lettera della Topf alla SS-Neubauleitung di Auschwitz del 9 dicembre 1940 relativa a “Entlüftungsanlage für Leichenzellen und Sezierraum”. RGVA, 502-1-312, p. 136.
139 La Degesch (Deutsche Gesellschaft für Schädlingsbekämpfung) era la ditta distributrice dello Zyklon B attraverso due ditte subalterne, la Heli (Heerdt und Lingler) e la Testa (Tesch und Stabenow).
140 G. Peters e E. Wünstiger Sach-Entlausung in Blausäure-Kammern in: “Zeitschrift für hygienische Zoologie und Schädlingsbekämpfung”, Heft 10/11, 1940, pp. 194-195 (documento riprodotto in Auschwitz: Fine di una leggenda, op. cit., pp.86-87). Fonte
Foto,grassetto,evidenziazione,colore,sottolineatura,NON fanno parte del testo originale.WaA359
11:42 Scritto da: waa359 in Articoli di Carlo Mattogno, Auschwitz : Bunker 1-2, Auschwitz : Ventilazione Camere a Gas, Jean Claude Pressac, Lager Auschwitz, Soluzione finale,Endlösung | Link permanente | Commenti (0) | Tag: auschwitz, krematorium, pressac, vanpelt |
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