08.07.2010
1STUDIO STORICO-TECNICO SULLE APERTURE DI INTRODUZIONE PER LO ZYKLON B Parte 1
CARLO MATTOGNO
"NO HOLES, NO GAS CHAMBER(S)"
STUDIO STORICO-TECNICO SULLE APERTURE DI INTRODUZIONE PER LO ZYKLON B SULLA COPERTURA DEL LEICHENKELLER 1 DEL CREMATORIO II DI BIRKENAU
Parte 1
- a) Leichenkeller 1pretesa camera a gas "Gaskammer“, di Auschwitz-Birkenau
I. INTRODUZIONE
Charles D. Provan è autore di un opuscolo intitolato "No Holes? No Holocaust (1)? A Study of the Holes in the Roof of Leichenkeller 1 of Krematorium 2 at Birkenau" (2).
Egli sottolinea anzitutto l'importanza della questione delle aperture di introduzione dello Zyklon B nella presunta camera a gas omicida del crematorio II sollevata dalla storiografia revisionistica, alla quale l'anno scorso fu dato grande risalto al processo tra David Irving da un lato, Deborah Lipstadt e la casa editrice Penguin Books Limited dall'altro, e che fu discussa anche dal giudice Gray nella sentenza (3).
Nel suo studio Provan analizza poi le cinque serie di prove relative a tali presunte aperture comunemente addotte dai sostenitori della tesi della realtà delle camere a gas omicide ad Auschwitz-Birkenau, ossia:
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"Witnesses and early historical testimony"
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"Aerial photographic evidence of the gas chambers roof holes"
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"The blueprints of Leichenkeller 1, Krematorium 2"
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"German wartime photographs of Leichenkeller 1 of Krematoria 2 and 3"
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"Physical evidence".
Nella prima serie Provan adduce 16 testimonianze, 9 di testimoni maggiori e 7 di testimoni minori (pp.3-9).
Egli esamina poi le dichiarazioni dei testimoni minori (pp.10-11) - nell'ordine: Egon Ochshorn, il dott. Friedmann, Janda Weiss, Rudolf Vrba e Alfred Wetzler, Ota Kraus e Erich Kulka, Werner Krumme e Alfred Franke-Gricksch - e giunge alla conclusione che esse sono inattendibili. Per quanto riguarda i testimoni maggiori - nell'ordine: Rudolf Höss, Henryk Tauber, Karl Schultze, Salmen Lewental, Konrad Morgen, Miklos Nyiszli, Paul Bendel, Josef Erber e Filip Müller -, che dovrebbero essere tutti testimoni "oculari", Provan non effettua invece alcuna analisi: egli assume a priori che questi testimoni siano attendibili. Ciò tuttavia è quantomeno dubbio, come vedremo successivamente.
Del resto Provan basa le sue argomentazioni soltanto su quattro testimonianze:
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quella di Henryk Tauber per la disposizione e il numero delle aperture di introduzione per lo Zyklon B (due sul lato est e due sul lato ovest del soffitto del Leichenkeller 1)
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quella di Karl Schultze per le dimensioni delle aperture (cm 25 x 25)
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quella di Konrad Morgen per la rozzezza delle installazioni di sterminio
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quella di Rudolf Höss per la trasformazione dei crematori in strumenti di sterminio in massa all'insaputa del capo della Zentralbauleitung.
Le altre testimonianze dovrebbero servire da conferma di queste quattro tesi principali.
Prima di esaminare in dettaglio gli argomenti di Provan, verifichiamo quale sia l'attendibilità dei testimoni maggiori da lui citati.
II. I TESTIMONI MAGGIORI ADDOTTI DA PROVAN
Josef Erber
La testimonianza citata da Provan è tratta dal libro di Gerald Fleming "Hitler and the Final Solution" (4). Il testo citato da Fleming è tratto a sua volta da una lettera che Josef Erber gli scrisse il 14 settembre 1981 (5). La dichiarazione del testimone è dunque dubbia già per la data. Nella prima edizione del libro summenzionato, che apparve in tedesco con il titolo "Hitler und die Endlösung" (6), Fleming riporta il testo originale della lettera di Josef Erber:
«In diesen Vergasungsräumen (von Krematorium eins und zwei in Birkenau, G.F.) waren je zwei Einschütten: innen je vier Eisenrohre vom Fussboden bis zum Dach. Dieselben waren mit Stahlnetzdraht umgeben und innen war ein Blech mit niedrigem Rand. Daran war ein Draht, mit dem das Blech bis zum Dach gezogen werden konnte. Auf jeder Einschütte war am Dach ein Eisendeckel angebracht. Wurde der Deckel gehoben, konnte man den Blechbehälter raufziehen und das Gas einschütten. Dann wurde der Behälter runtergelassen und der Deckel geschlossen» (7).
Che cos'è una „Einschütte"? Il verbo "einschütten" significa „versare in", come termine tecnico, „alimentare", "caricare". Se, come sembra, l' "Einschütte" era un congegno, si trattava di un congegno di versamento o di alimentazione. Tuttavia, secondo il testo, in ogni "camera a gas" dei crematori II e III c'erano due "Einschütten" e all'interno di ogni "Einschütte" c'erano quattro "Eisenrohre". Dunque in ogni "camera a gas" c'erano otto "Eisenrohre". Questi congegni sono evidentemente inconciliabili con quelli descritti da Henryk Tauber e, per di più, non è facile immaginare come erano fatti, a tal punto che Provan stesso, per rendere comprensibile il testo, legge "rooms" (nota 24 a p. 7) dove Fleming, traducendo il termine tedesco "Einschütten", ha scritto "ducts". Tuttavia il testo originale esclude categoricamente questa interpretazione.
Concludendo, la testimonianza di Josef Erber è inattendibile.
Konrad Morgen
Provan cita due dichiarazioni rese da questo testimone (p.5). La prima è tratta dall'affidavit di Morgen del 13 luglio 1946, documento SS-65. Il testimone vi dichiara:
«In diesem Augenblick trat ein SS Mann im Gasanzug ueber einen aeusseren Luftschacht und goss eine Buechse mit Blausaeure in den Raum.»
Qui è questione di un solo „pozzo di ventilazione", il che è in contraddizione con la descrizione accolta da Provan. Il termine "Luftschacht" è inoltre improprio, in quanto le presunte aperture di introduzione dello Zyklon B non avevano nulla a che fare con la "ventilazione". Nei crematori II e III esisteva infatti un "Belüftungsschacht" e un "Entlüftungsschacht" che collegavano il "Leichenkeller 1" al soffiante (Gebläse) premente e aspirante situati nella mansarda (Dachgeschoss) degli edifici (8).
La seconda citazione è desunta dalla deposizione di Morgen al processo Pohl. Il testimone vi ribadisce che lo Zyklon B era introdotto nella "camera a gas" attraverso "a special shaft" (p.5), di nuovo, un solo congegno di introduzione.
Quanto questo testimone sia attendibile riguardo alle presunte "camere a gas" di Auschwitz, risulta chiaramente da ciò che egli dichiarò all'udienza dell'8 agosto 1946 del processo di Norimberga:
«Mit "Vernichtungslager Auschwitz", meinte ich nicht das Konzentrationslager. Das gab es dort nicht. Ich meinte ein besonderes Vernichtungslager in der Nähe von Auschwitz, „Monowitz" bezeichnet.» (9)
Poco dopo egli confermò:
«Diese Lastkraftwagen fuhren dann ab. Sie fuhren nicht in das Konzentrationslager Auschwitz, sondern in eine andere Richtung, in das einige Kilometer entfernte Vernichtungslager Monowitz.» (10)
Si potrebbe pensare ad un lapsus: Morgen pensava Birkenau ma disse Monowitz. Invece egli pensava proprio a Monowitz, come risulta dalla seguente dichiarazione:
«Das Vernichtungslager Monowitz lag weit von dem Konzentrationslager entfernt. Es befand sich in einem weitläufigen Industriegelände und war als solches nicht zu erkennen, und überall am Horizont standen Schornsteine und es rauchte.» (11)
Non c'è dubbio infatti che in una "vasta zona industriale" piena di ciminiere si trovava proprio Monowitz, non certo Birkenau. Ora, se Konrad Morgen è un testimone "oculare" come ha potuto confondere Birkenau con Monowitz? Mi sembra evidente che egli non ha visto proprio nulla, ma ha parlato - per di più in modo errato - soltanto per sentito dire. Konrad Morgen, dunque, per ciò che ci riguarda, è un testimone assolutamente inattendibile.
Paul Bendel
Provan cita - tramite Pressac - il breve scritto «Les Crématoires. "Le Sonderkommando"» a firma "Paul Bendel" (12) che appare in un libro pubblicato nel 1946 (13). L'autore vi afferma che les "chambres à gaz" di ciascuno dei crematori II e III erano "au nombre de deux" e aggiunge:
«Construites en béton armé, on avait l'impression, en y entrant que le plafond vous tombait sur la tête tellement il était bas. Au milieu de ces chambres, descendant du plafond, deux tuyaux grillagés à soupape extérieure servaient à l'émission des gaz.» (14)
Provan fa notare che la presenza di due camere a gas concorda con la dichiarazione di Tauber secondo la quale "at the end of 1943, the gas chamber was divided into two by a brick wall to make it possible to gas smaller transports" (nota 20 a p. 6).
Dunque Bendel confermerebbe Tauber. Tuttavia le cose non sono così semplici.
E' noto che il Leichenkeller 1 dei crematori II e III misurava internamente m 30 x 7 x 2,41 (15). Al processo Tesch, Bendel depose che "each gas chamber was 10 meters long and 4 metres wide" e che ciascuna era alta m 1,60:
«Q. You have said that the gas chambers were ten metres by four metres by one metre sixty centimetres: is that correct?
A. Yes.» (16)
In precedenza, il 21 ottobre 1945, Bendel aveva dichiarato:
«There were 2 gas chambers, underground, roughly 10 metres long, 5 metres wide and 1 ½ metres hight, each one.» (17)
Tuttavia il Leichenkeller 1 dei crematori II e III, anche se fosse stato diviso esattamente a metà, avrebbe dato luogo a due locali di m 15 x 7 x 2,41: come si conciliano queste misure con quelle - addirittura contrastanti - di Bendel, ossia m 10 x 4 x 1,60 o 10 x 5 x 1,50? Comprendo bene che una stima a occhio nudo può comportare un margine di errore anche rilevante, ma come poteva pretendere Bendel che il soffitto fosse alto appena m 1,50 o 1,60? Qui non si tratta più di una stima, perché qualunque persona di altezza media si sarebbe dovuta chinare per entrare in questi locali fittizi, mentre nei locali reali avrebbe avuto ancora uno spazio di 60-70 cm al di sopra della testa fino al soffitto. L'errore in buona fede è dunque impossibile. Ma anche gli errori relativi alla lunghezza e alla larghezza dei locali, considerate le loro modeste dimensioni, sono difficilmente spiegabili.
Comunque sia, è impossibile che Bendel sia entrato in una "camere a gas" alta m 1,50 o 1,60, perché non esistevano locali siffatti, ed è altrettanto impossibile che egli potesse sbagliare in modo così grossolano, dunque egli è un testimone inattendibile.
Singolarmente, Bendel non fa alcun commento sul presunto "spogliatoio" (il Leichenkeller 2), sebbene esso avesse un soffitto di 11 centimetri più basso di quello del Leichenkeller 1! (18).
Miklos Nyiszli
Provan cita due brani di dichiarazioni di questo testimone (p. 5-6). La prima risale al 28 luglio 1945, l'altra all'8 ottobre 1946. Nyiszli menziona quattro "ventilation valves" dotate di "perforated tubes" che sbucavano al di sopra della "camera a gas" del crematorio II in "concrete chimneys" chiusi da "concrete lids". In queste "valves" veniva immesso "a chlorine gas".
Nel 1946 Nyiszli pubblicò un libro di memorie in ungherese intitolato "Dr. Mengele boncolóorvosa voltam az auschwitz-i krematóriumban" (19) ("Fui medico anatomista del dott. Mengele al crematorio di Auschwitz"), di cui esiste una traduzione in inglese pubblicata negli Stati Uniti (20). L'autore vi fornisce tra l'altro un'accurata descrizione del seminterrato del crematorio II:
«The room (21) into which the convoy proceeded was about 200 yards long (körülbelül kétszát méter hosszú) (22): its walls were whitewashed and it was brightly lit. […]
Making his way through the crowd, an SS opened the swing-doors of the large oaken gate at the end of the room. The crowd flowed through it into another, equally well-lighted room. This second room (23) was the same size as the first (ez a terem olyan nagyságú, mint a vetkezöterem) (24) but neither benches nor pegs were to be seen. In the center of the rooms, at thirty-yard intervals, columns rose from the concrete floor to the ceiling. They were not supporting columns, but square sheet-iron pipes, the sides of which contained numerous perforations, like a wire lattice. […].
The Deputy Health Officer held four green sheet-iron canisters. He advanced across the grass, where, every thirty yards (egymástót harminc méterre) (25), short concrete pipes jutted up from the ground. Having donned his gas mask, he lifted the lid of the pipe, which was also made of concrete. He opened one of the cans and poured the contents - a mauve granulated material - into the opening. The granulated substance fell in a lump to the bottom. The gas it produced escaped through the perforations, and within a few seconds filled the room in which the deportees were stacked. Within five minutes everybody was dead» (26).
Nell'ultimo passo, la traduzione inglese omette la seguente frase:
«A beszórt anyag Cyclon, vagy Chlór szemcsés formája, azonnal gázt fejleszt, amint a levegövel érintkezik!» (27)
cioè:
«La sostanza sparsa è Cyclon o cloro in forma granulosa, il gas si sviluppa immediatamente appena viene a contatto coll'aria!»
Ricapitoliamo.
Miklos Nyiszli, in contraddizione con le piante e con le rovine dei crematori, afferma che il Leichenkeller 2 era lungo 200 metri, mentre in realtà misurava m 49,49 (28) e il Leichenkeller 1 era lungo parimenti 200 metri, mentre in realtà la sua lunghezza era di 30 metri. Nella "camera a gas" c'erano sì 4 congegni per l'introduzione dello Zyklon B, ma essi distavano 30 metri l'uno dall'altro - l'intera lungezza del locale!
Può darsi che l'omissione nella traduzione del passo del testo originale citato sopra sia casuale, ma sta di fatto che essa nasconde un'altra enormità: come tutti sanno, infatti, l'agente tossico dello Zyklon B non era il "cloro", bensì l'acido cianidrico.
La descrizione del testimone Nyiszli presenta molti altri spropositi incredibili. Egli afferma ad esempio che nel seminterrato del crematorio II esistevano 4 montacarichi:
«Négy nagy teherfelvógép müködik itt» (29),«Four good-sized elevators were functioning [here],» (30)
mentre notoriamente vi esisteva un solo montacarichi (Aufzug).
Egli afferma inoltre che nella sala forni del crematorio II c'erano 15 forni singoli:
«A tizenöt égetökazán nagy vöröstéglás építményekbe van külön- külön beágyazva» (31), «Each of these fifteen ovens was housed in a red brick structure.» (32)
Nel crematorio II (e III) esistevano invece 5 forni a 3 muffole, sicché c'erano 5 strutture di mattoni, non 15.
Nyszli afferma di aver trascorso otto mesi (33) (dal maggio 1944 al gennaio 1945) nel cosiddetto "Sonderkommando" dei crematori; il suo alloggio, per sei mesi, fu un locale del pianterreno del crematorio II (34): Egli doveva avere dunque una conoscenza perfetta del crematorio II: ma allora, come ha potuto sbagliare in buona fede le dimensioni dei locali, il numero dei montacarichi e la struttura dei forni in modo così grossolano? Ed essendo medico e avendo presuntamente assistito a varie "gasazioni", come ha potuto affermare che l'agente tossico dello Zyklon B fosse il cloro?
E' dunque evidente che questo testimone è assolutamente inattendibile.
Un'ultima osservazione. Secondo Nyiszli, nel seminterrato del crematorio II esisteva una sola camera a gas, ma secondo Tauber la "camera a gas" era stata suddivisa in due "camere a gas" alla fine del 1943. D'altra parte, il testimone Bendel, che, a suo dire, entrò a far parte del cosiddetto "Sonderkommando" dei crematori nel giugno 1944 (35), nello stesso periodo e nello stesso luogo "vide" due "camere a gas lunghe 10 metri mentre Nyiszli vi vide una "camera a gas" lunga 200 metri: come si conciliano queste affermazioni?
Filip Müller
La testimonianza di Filip Müller è piuttosto tardiva, risalendo al 1979. Egli descrive in questo modo i congegni di introduzione dello Zyklon B:
«Die Zyklon-B-Gas-Kristalle (36) wurden nämlich durch Öffnungen in der Betondecke eingeworfen, die in der Gaskammer in hohle Blechsäulen einmündeten. Diese waren in gleichmässigen Abständen durchgelörcht und in ihrem Innern verlief von oben nach unten eine Spirale, um für eine möglichst gleichmässige Verteilung der gekörnten Kristalle zu sorgen.» (37)
La descrizione è molto vaga: Müller non indica né il numero né la forma, né le dimensioni, né la posizione delle aperture e delle colonne. L'ultimo punto acquista maggior risalto per il fatto che Filip Müller pubblica un disegno del crematorio II completo di didascalie "criminali" (38): un'ottima occasione mancata per indicare la posizione delle aperture sul soffitto del Leichenkeller 1!
Da un testimone che pretende di aver trascorso "tre anni nei crematori e nelle camere a gas di Auschwitz", come recita il sottotitolo del suo libro, ci si aspetterebbe qualcosa di più di questa sbiadita descrizione.
Ma ciò non deve stupire: come ho dimostrato altrove, qui, come in molti altri punti importanti del suo libro, Filip Müller non ha fatto altro che plagiare il racconto di Miklos Nyiszli secondo la traduzione tedesca apparsa sulla rivista "Quick" di Monaco di Baviera nel 1961 (39).
Nel caso specifico, di suo Müller ha aggiunto la sciocca idea della spirale, come se lo Zyklon B potesse evaporare nei pochi secondi che avrebbe impiegato ad arrivare fino al pavimento lungo questo scivolo a spirale!
Salmem Lewenthal
Questo testimone è ancora più vago di Filip Müller. Dal passo citato da Provan (p. 5) non si può desumere neppure il numero delle "small upper doors".
Sui testimoni Höss, Schultze e Tauber ritornerò successivamente.
Colore,sottolineatura,grassetto,evidenziatura,foto,NON sono parte del testo originale.WaA359
13:33 Scritto da: waa359 in Articoli di Carlo Mattogno, Lager Auschwitz | Link permanente | Commenti (0) | Tag: zyklon-b, birkenau, krematorium |
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