29.06.2010

2 Il mito dell'ebreo errante di Gilad Atzmon Parte 2

AUTORE:  Gilad ATZMON جيلاد أتزمون

Parte 2

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3 "eletti da dio"(Giove lo-i fulmini!) si gustano le immagini degli omicidi dei Palestinesi.WaA359

Chi ha inventato gli ebrei?

Già all'inizio del suo testo Sand pone le domande cruciali e probabilmente più importanti.

Chi sono gli ebrei?

Da dove sono venuti?

Come mai in diversi periodi storici appaiono in luoghi molto diversi e distanti?

Benché la maggioranza degli ebrei sia profondamente convinta che i suoi antenati siano gli israeliti biblici che si ritrovarono brutalmente esiliati dai romani, la verità va detta.

Gli ebrei contemporanei non hanno niente a che fare con gli antichi israeliti,

non sono mai stati mandati in esilio perché una tale espulsione non è mai avvenuta.

L'esilio romano è solo un altro mito ebraico.


 

“Ho cominciato a cercare tra gli studi scientifici notizie sull'esilio”, ha detto Sand in un'intervista ad Haaretz, [11] “ma con mia grande sorpresa ho scoperto che non c'è letteratura in merito. La ragione è che nessuno esiliò il popolo dal paese.

I romani non esiliavano i popoli e non avrebbero potuto farlo neanche se avessero voluto.

Non avevano treni né camion per deportare intere popolazioni. Quel genere di logistica non è esistito fino al XX secolo. Ed è da questo che in effetti è nato tutto il libro: dal comprendere che la società ebraica non fu dispersa e non fu esiliata”.

Anzi, alla luce della semplice intuizione di Sand, l'idea stessa dell'esilio ebraico è ridicola.

Il pensiero che la flotta imperiale romana lavorasse ventiquattr'ore su ventiquattro e sette giorni su sette per portare faticosamente Moishele e Yankele a Cordova e a Toledo può aiutare gli ebrei a sentirsi importanti e trasportabili, ma il buon senso suggerisce che l'armata romana avesse cose più importanti da fare.

Tuttavia il risultato logico è molto più interessante: se il popolo di Israele non fu cacciato i veri discendenti degli abitanti del Regno di Giuda devono essere i palestinesi.

“Nessuna popolazione si conserva pura dopo migliaia di anni”, dice Sand. [12] “Ma le probabilità che i palestinesi siano i discendenti dell'antico popolo ebraico sono molto più grandi delle probabilità che lo siamo voi e io.

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I primi sionisti, fino alla Grande Rivolta Araba [1936-9], sapevano che non c'era stato nessun esilio e che i palestinesi erano i discendenti degli abitanti di quella terra. Sapevano che i contadini non se ne vanno finché non vengono cacciati. Perfino Yitzhak Ben-Zvi, il secondo presidente dello Stato di Israele, scrisse nel 1929 che ‘la vasta maggioranza dei contadini non ha le proprie origini nei conquistatori arabi ma piuttosto, prima di loro, nei contadini ebrei che erano numerosi e in maggioranza nella costruzione del territorio’”.

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Nel suo libro Sand va oltre e dice che fino alla Rivolta Araba del 1929 i cosiddetti capi sionisti di sinistra tendevano a credere che i contadini palestinesi di fatto “di origine ebraica” sarebbero stati assimilati dalla nascente cultura ebraica e sarebbero infine entrati nel movimento sionista. Ber Borochov credeva che “se un falach (contadino palestinese) si veste come un ebreo e si comporta come un ebreo della classe operaia non si distingue in alcun modo da un ebreo”. Questa stessa idea ricomparve nel testo del 1918 di Ben Gurion e Ben-Zvi. Entrambi i capi sionisti si rendevano conto che la cultura palestinese era impregnata di tracce bibliche, linguisticamente e geograficamente (nomi di villaggi, città, fiumi e montagne). Sia Ben Gurion che Ben-Zvi vedevano, almeno in quella fase iniziale, i palestinesi autoctoni come parenti etnici rimasti legati alla terra e come potenziali fratelli. Consideravano inoltre l'islam come un'“religione democratica” amica. Chiaramente dopo il 1936 entrambi moderarono il loro entusiasmo “multiculturale”. Per quanto riguarda Ben Gurion, la pulizia etnica dei palestinesi era un'alternativa molto più attraente.

Ci si può ora chiedere: se i palestinesi sono i veri ebrei, chi sono questi che insistono nel chiamarsi ebrei?

La risposta di Sand è semplice, ma sensata. “Il popolo non si disseminò, ma la religione ebraica sì. L'ebraismo era una religione di convertiti. Contrariamente all'opinione popolare, nell'ebraismo delle origini c'era un grande desiderio di convertire gli altri”. [13]

Chiaramente le religioni monoteiste, essendo meno tolleranti di quelle politeiste, hanno in sé un impulso a espandersi. L'espansionismo ebraico ai suoi inizi non era solo simile al cristianesimo ma fu l'espansionismo ebraico a piantare i semi della 'diffusione' nel pensiero e nella pratica dei primi cristiani.

“Gli asmonei,” dice Sand, [14] “furono i primi a cominciare a produrre ebrei in gran numero per mezzo delle conversioni di massa, sotto l'influsso dell'ellenismo. Fu questa tradizione di conversioni che preparò il terreno per la successiva e diffusa disseminazione del cristianesimo. Dopo la vittoria del cristianesimo nel IV secolo, lo slancio delle conversioni subì una battuta d'arresto nel mondo cristiano e ci fu crollo nel numero di ebrei. Presumibilmente molti degli ebrei che apparvero attorno al Mediterraneo divennero cristiani. Ma poi l'ebraismo cominciò a permeare altre regioni, per esempio quelle pagane come lo Yemen e l'Africa Settentrionale. Se in quella fase l'ebraismo non avesse continuato ad avanzare e a convertire pagani saremmo rimasti una religione del tutto marginale, sempre che fossimo sopravvissuti”.

Pare che gli ebrei di Spagna, che ritenevamo avere legami di sangue con i primi israeliti, siano berberi convertiti. “Mi sono chiesto”, dice Sand, “come hanno fatto a comparire in Spagna comunità ebraiche così grandi. E poi mi sono accorto che Tariq ibn Ziyad, il supremo comandante dei musulmani che conquistarono la Spagna, era berbero, e che lo era anche la maggior parte dei suoi soldati. Il regno berbero ebraico di Dahia al-Kahina era stato sconfitto solo 15 anni prima. E la verità è che un certo numero di fonti cristiane afferma che molti dei conquistatori della Spagna erano ebrei convertiti.

La fonte profonda della grande comunità ebraica spagnola erano quei soldati berberi che si erano convertiti all'ebraismo”.

Come c'era da aspettarsi, Sand condivide l'ipotesi ampiamente accettata che i cazari ebraizzati costituissero la principale origine delle comunità ebraiche dell'Europa Orientale, che chiama Nazione Yiddish. Quando gli si chiede come mai parlino yiddish, che è considerato un dialetto medievale tedesco, risponde che “gli ebrei erano una classe di persone che dipendeva dalla borghesia tedesca nell'Est, e così adottarono parole tedesche”.

Nel suo libro Sand riesce a fare un resoconto dettagliato della saga cazara nella storia ebraica. Spiega cosa portò il regno cazaro alla conversione. Tenendo conto che il nazionalismo ebraico è, per la maggior parte, guidato da un'élite cazara, potremmo dover ampliare la nostra intima conoscenza di questo gruppo politico così unico e influente. La traduzione del libro di Sand in altre lingue è una necessità immediata. (È in arrivo la traduzione francese, come riferito in Are the Jews an invented people?, di Eric Rouleau).

E poi?

Il professor Sand ci lascia con la conclusione inevitabile. Gli ebrei contemporanei non hanno un'origine comune e la loro origine semita è un mito. Gli ebrei non hanno in alcun modo avuto origine in Palestina, e dunque il loro cosiddetto “ritorno” alla “terra promessa” va visto come un'invasione da parte di un clan ideologico-tribale.

Tuttavia, benché gli ebrei non costituiscano in alcun modo un continuum razziale, per qualche ragione risultano etnicamente orientati. Come possiamo notare, molti ebrei considerano ancora i matrimoni misti come la minaccia peggiore e definitiva. Inoltre, nonostante la modernizzazione e la laicizzazione, la grande maggioranza di coloro che si identificano come ebrei laici soccombe ancora al rituale sanguinario della circoncisione, una pratica religiosa che comporta nientemeno che un mohel succhi il sangue del circonciso.

Per quanto concerne Sand, Israele dovrebbe diventare “uno stato dei suoi cittadini”. Come Sand, anch'io credo nella stessa visione utopica e futurista. Tuttavia al contrario di lui capisco che lo stato ebraico e i gruppi di pressione che lo sostengono devono essere ideologicamente sconfitti. La fratellanza e la riconciliazione sono estranee alla visione del mondo tribale ebraica e non trovano spazio nella concezione della rinascita nazionale ebraica. Per drammatico che possa sembrare, prima che gli israeliani possano adottare una visione moderna universale della vita civile deve aver luogo un processo di de-ebraizzazione.

Sand è senza dubbio un intellettuale straordinario, forse il più avanzato pensatore israeliano di sinistra. Rappresenta la forma più alta di pensiero che un israeliano laico può conseguire prima di invertire la rotta o di passare dalla parte dei palestinesi (una cosa che è successa ad alcuni, me compreso). L'intervistatore di Haaretz Ofri Ilani ha detto di Sand che diversamente da altri “nuovi storici” che hanno cercato di minare le basi della storiografia sionista “non si accontenta di risalire al 1948 o agli inizi del sionismo, ma torna indietro di migliaia di anni”. È proprio così: diversamente dai “nuovi storici” che “svelano” una verità che è nota a tutti i bimbi palestinesi, e cioè la verità che sono sottoposti a pulizia etnica, Sand erige un corpus di studio e di pensiero che mira a capire il significato del nazionalismo ebraico e dell'identità ebraica. È questa la vera essenza del sapere. Invece di raccogliere sporadici frammenti storici Sand cerca il significato della storia. Anziché un “nuovo storico” che cerca un nuovo frammento, è un vero storico motivato da un compito umanista. Ma soprattutto, diversamente da alcuni storici ebrei che contribuiscono al cosiddetto pensiero di sinistra, la credibilità e il successo di Sand si fondano sui suoi argomenti più che sui suoi precedenti familiari, giacché evita di condire i suoi ragionamenti con i parenti sopravvissuti all'olocausto. Leggendo i feroci argomenti di Sand si è costretti ad ammettere che il sionismo con tutti suoi torti è riuscito a creare dentro di sé un discorso dissidente fiero e autonomo che riesce a essere ben più eloquente e brutale dell'intero movimento anti-sionista mondiale.

Se Sand ha ragione, e io stesso sono convinto dalla forza dei suoi argomenti, gli ebrei non sono una razza ma piuttosto una collettività costituita da moltissime persone prese in ostaggio da un tardo movimento nazionale immaginario.

Se gli ebrei non sono una razza, non formano un continuum razziale e non hanno niente a che fare con il semitismo, anche l'antisemitismo è, categoricamente, un significante vuoto.

Si riferisce ovviamente a un significato che non esiste. In altre parole, la nostra critica del nazionalismo ebraico, dei gruppi di pressione ebraici e del potere ebraico può realizzarsi solo come critica legittima di un'ideologia e di una pratica.

Posso dirlo ancora una volta, non siamo e non siamo mai stati contro gli ebrei (il popolo) né contro l'ebraismo (la religione). Siamo però contro una filosofia collettiva con chiari interessi globali. Alcuni vorranno chiamarla sionismo, ma io preferisco di no. Il sionismo è un significante vago che è di gran lunga troppo ristretto per cogliere la complessità del nazionalismo ebraico, la sua brutalità, la sua ideologia e la sua pratica. Il nazionalismo ebraico è uno spirito e lo spirito non ha chiari confini. Infatti nessuno di noi sa esattamente dove finisce l'ebraicità e dove comincia il sionismo, così come non sappiamo dove finiscono gli interessi israeliani e dove cominciano gli interessi dei neocon.

Per quanto concerne la causa palestinese, il messaggio è devastante. I nostri fratelli e le nostre sorelle palestinesi sono in prima linea nella lotta contro una filosofia distruttiva. Ma è chiaro che non sono sono quegli israeliani che essi combattono con la loro fiera filosofia pragmatica a scatenare conflitti globali di proporzioni gigantesche. È una pratica tribale che impone la propria influenza nei corridoi del potere e del superpotere. L'American Jewish Committee sta premendo per una guerra contro l'Iran. Tanto per stare tranquillo, David Abrahams, “amico laburista di Israele”, dona denaro al Partito Laburista per interposta persona. Più o meno contemporaneamente due milioni di iracheni muoiono in una guerra illegittima progettata da un tizio chiamato Wolfowitz. E mentre accade tutto questo, milioni di palestinesi vengono affamati nei campi di concentramento e Gaza è sull'orlo di una crisi umanitaria. Mentre accade tutto questo gli ebrei anti-sionisti e gli ebrei di sinistra (Chomsky compreso) insistono nel neutralizzare le eloquenti critiche di Mearsheimer e Walt contro l'AIPAC, il gruppo di pressione e di potere ebraico. [15]

È solo Israele? È davvero sionismo? O dobbiamo piuttosto ammettere che si tratta di qualcosa di molto più grande di ciò che possiamo immaginare entro i confini intellettuali che ci siamo imposti? Per come stanno le cose, manchiamo del coraggio intellettuale per affrontare il progetto nazionale ebraico e i suoi molti messaggeri nel mondo. Tuttavia, visto che qui si tratta di giungere a una nuova consapevolezza, le cose stanno per cambiare. Anzi, questo testo serve a dimostrare che lo stanno già facendo.

Stare dalla parte dei palestinesi significa salvare il mondo, ma per farlo dobbiamo avere abbastanza coraggio da ammettere che non si tratta semplicemente di una battaglia politica. Non si tratta solo di Israele, del suo esercito o della sua dirigenza, non si tratta neanche di Dershowitz, di Foxman e delle loro alleanze che tutto mettono a tacere. È una guerra contro uno spirito canceroso che ha preso in ostaggio l'Occidente, almeno per ora, e lo ha dirottato dalle sue inclinazioni umaniste e dalle sue aspirazioni ateniesi. Combattere uno spirito è ben più difficile che combattere delle persone, perché può capitare di dover combattere le tracce che ha lasciato in noi. Se vogliamo affrontare Gerusalemme potremmo dover affrontare la Gerusalemme che abbiamo dentro. Potremmo doverci mettere davanti allo specchio, guardarci attorno. Andare alla ricerca dell'empatia in noi stessi, se ancora esiste.

Note

[1] When And How The Jewish People Was Invented? Shlomo Sand, Resling 2008, pg 11

[2] http://www.haaretz.com/hasen/spages/966952.html

[3] When And How The Jewish People Was Invented? Shlomo Sand, Resling 2008, pg 31

[4] Ibid pg 31

[5] Ibid pg 42

[6] Ibid

[7] Ibid pg 62

[8] Ibid

[9] http://www.haaretz.com/hasen/spages/966952.html

[10] When And How The Jewish People Was Invented? Shlomo Sand, Resling 2008, pg 117

[11] http://www.haaretz.com/hasen/spages/966952.html

[12] Ibid

[13] Ibid

[14] Ibid

[15] http://www.lrb.co.uk/v28/n06/mear01_.html


Originale da: http://palestinethinktank.com e Tlaxcala

Articolo originale pubblicato il 2 settembre 2008

L’autore

Manuela Vittorelli è redattrice dei blog russologi http://mirumir.altervista.org/ e http://mirumir.blogspot.com/ e membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.
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