30.05.2010

1 La politica economica tedesca 1933-1939 parte 1

La politica economica tedesca

di Wilhelm Bauer 2

Parte 1

New York, United States, between 1937 and 1939-boycott-german-goods.jpgManifesto americano in cui si invita a boicottare le merci tedesche.WaA359

L’articolo che segue si basa su una conferenza che tenni all’Amerika-Institut, a Berlino, l’11 agosto 1939, davanti ad un gruppo di docenti statunitensi guidati dal professor Bruner del Teachers College della Columbia University di New York. Esso fornisce un breve schema sistematico delle varie misure messe in atto dal Governo tedesco nel corso di questi ultimi anni allo scopo di regolare la produzione e il consumo in conformità con gli scopi della politica economica tedesca. Per maggiori e più dettagliate informazioni rimando i lettori dell’articolo alle pubblicazioni 3 dell’Institut für Konjunkturforschung 4 (Berlin-Charlottenburg 2, Fasamenstr. 6).

 


Stato e economia 5

La base di tutti gli interventi governativi in campo economico, in Germania, deve essere ricercata nella concezione Nazionalsocialista del rapporto fra economia e Stato. In conformità a questo concetto l’economia è subordinata allo Stato. In passato si riteneva che il destino dello Stato e della Nazione fossero riposti nell’economia, perciò si diceva che l’economia aveva così tanto rilievo e potere da controllare lo Stato e deciderne la politica. Nello Stato Nazionalsocialista la relazione fra economia e Stato è l’esatto contrario. Oggi è lo Stato e la sua politica a controllare o governare l’economia. Debbo sottolineare che nella visione Nazionalsocialista lo Stato non contiene, in se, alcun valore assoluto, come, ad esempio, nel caso della monarchia assoluta. Il valore supremo è la Nazione che in tedesco definiamo Volksgemeinschaft, cioè la comunità del popolo. Lo Stato è soltanto la forma organizzativa e la manifestazione della volontà del popolo. Ciò significa che lo Stato non si occupa delle condizioni economiche sempre che queste non entrino in conflitto col benessere della Nazione. Il principio dell’iniziativa privata è stato mantenuto. Tuttavia, dove appare necessario mettere l’economia al passo col benessere della Nazione, lo Stato non esiterà ad intervenire e dirigerla entro i binari 6 desiderati. Contrariamente a quanto si ritiene di solito, in Germania, non abbiamo una economia pianificata, piuttosto una economia guidata 7, se posso usare questa espressione.

Gli scopi

Gli scopi dell’attuale regolazione della produzione possono essere riassunti con poche parole. Prima di tutto, garantire i rifornimenti di materie prime per l’industria. Tutte le misure a questo scopo sono contenute nel Vierjahresplan 8 il cui obiettivo è quello di rendere la Germania più indipendente possibile dalle importazioni, aumentando la produzione nazionale. In secondo luogo, un incremento della produzione agricola interna allo scopo di ottenere, nei limiti del possibile, l’autosufficienza in campo alimentare. La Germania possiede soltanto poche materie prime ed ha sempre dovuto affrontare la necessità di importare la maggior parte di quelle di cui aveva esigenza. Ma, vi rendete ben conto che le importazioni possono essere pagate soltanto con gli incassi delle esportazioni o altre partite attive della bilancia commerciale 9 come i trasporti marittimi, le assicurazioni, o i ricavi di investimenti di capitale all’estero. Come risultato della guerra, la Germania non è più creditrice bensì debitrice. In altre parole, essa era oppressa da un indebitamento enorme e non aveva a propria disposizione grosse entrate da investimenti esteri, mentre le altre rendite dall’estero sono oggi minori di quanto fossero prima della guerra.

Dunque la Germania deve limitare le proprie importazioni riducendole allo stesso livello delle proprie esportazioni, con la conseguenza che le importazioni tedesche di materie prime e di generi alimentari sono dipendenti dalla quantità di merci che gli altri paesi sono disposti o capaci di accettare da noi come forma di pagamento. 10

Regolazione diretta e indiretta della produzione

Il Governo Tedesco non segue alcuna teoria prefissata nello stabilire i metodi per mezzo dei quali compiere interventi nel campo della produzione. Questo è uno dei tratti più caratteristici della politica economica Nazionalsocialista. Nella lotta contro la disoccupazione, il Governo non ha privilegiato alcuna teoria, come quella dei lavori pubblici controllati o quella dell’incentivazione dell’iniziativa privata, ma le ha seguite ambedue equamente scegliendo quella che appariva migliore sul momento. Lo stesso dicasi per la regolamentazione della produzione. Le varie misure possono essere classificate in: 1) indirette e 2) dirette. Lo Stato intraprende misure indirette quando non interviene sulla produzione stessa e sull’investimento di capitali bensì sulle condizioni che li regolano. Esistono quattro gruppi specifici di misure indirette:

1. Regolazione delle tasse, e in particolare la loro riduzione.

Per esempio, per rianimare la produzione automobilistica, che era precipitata ad un livello infimo, e quindi per stimolare la motorizzazione tedesca, che era assai in ritardo rispetto a quella di altri paesi, il Governo all’inizio del 1933 ha abolito la tassa su tutte le nuove auto per trasporto passeggeri, provvedimento esteso più tardi a tutti i veicoli in genere. Ciò ha reso i veicoli molto più a buon mercato e, di conseguenza, ne ha incrementato le vendite. Negli ultimi cinque anni, questi provvedimenti insieme alla fase ascendente dell’economia hanno portato un notevole incremento nelle vendite di automobili e ad un grosso miglioramento della motorizzazione tedesca. Nel 1932, solo il 19 per mille dei cittadini tedeschi possedeva un’auto contro il 41 per mille della Francia ed il 37 della Gran Bretagna; oggi, però, la cifra è giunta al 35 per mille in Germania, rispetto al 51 circa di Francia e Gran Bretagna. Un esempio ulteriore di regolazione della produzione per mezzo della riduzione delle tasse è stata l’esenzione a breve termine 11 dall’imposta sul reddito per i beni di produzione 12. A partire dal 1933 si è potuto dedurre il valore di questi beni dall’imponibile fiscale delle persone fisiche e dai profitti imponibili delle imprese. Questo provvedimento ha incentivato l’acquisto di tali beni ed è stato un mezzo per aumentare la mediocre attività dell’industria dei beni di produzione. L’elasticità della politica economica Nazionalsocialista è evidenziata dal fatto che questo provvedimento è stato abrogato non appena quest’industria ha raggiunto il pieno impiego.

2. Il secondo mezzo di controllo indiretto della produzione è la politica dei prezzi.

Essa può avvenire in due modi: con la riduzione dei costi e con l’aumento o la garanzia dei prezzi di vendita. Questi metodi sono stati impiegati soprattutto in campo agricolo, dove la produzione reagisce rapidamente ai cambiamenti di prezzo. Un esempio di questa riduzione lo vediamo nei prezzi dei fertilizzanti chimici, delle macchine e degli utensili agricoli. D’altra parte, con una riduzione proporzionale dei prezzi agricoli è stato possibile incrementare in modo considerevole la superficie coltivata ad orzo in inverno, la produzione di fibre vegetali e di olio13, ed il numero delle pecore.

3. Strettamente connessa a questa politica dei prezzi vi è quella delle tariffe doganali 14, il cui utilizzo si rende necessario quando i prodotti nazionali devono competere con quelli stranieri. Ciò è particolarmente rilevante nel caso dei prodotti agricoli, i prezzi dei quali sono di gran lunga più bassi sul mercato mondiale che non in Germania. Sono state costituite speciali commissioni allo scopo di compensare queste differenze di prezzi, che hanno anche pieni poteri per regolare le importazioni.

4. L’ultimo mezzo di regolazione indiretta della produzione è il divieto di effettuare nuove emissioni di capitale privato sul mercato. 15 Da quando le nuove emissioni sono consentite solo per scopi speciali, tutti quei settori del commercio e dell’industria che erano isolati dal mercato, di conseguenza hanno visto limitate le proprie possibilità di investimento di capitale. E quindi possono soltanto ampliare i propri impianti, migliorare i propri macchinari, eccetera, fino al punto consentito loro dai propri fondi. Così, nel 1933 è stato costituito uno speciale consiglio sotto il controllo della Reichsbank, al quale deve essere fatta richiesta prima di lanciare nuove emissioni azionarie. Il permesso viene accordato esclusivamente per l’emissione di azioni con collocamento privato 16 a quelle aziende che perseguono i fini del Piano Quadriennale, per le quali, inoltre, non esistano altre possibilità di finanziare la loro attività.

Politica di investimento di capitale 17

Nel gran numero di metodi di influenzare direttamente la produzione, devo ricordare prima di tutto le direttive del Governo che prevalgono in alcuni settori economici. A parte ciò una buona quantità di regolazione diretta della produzione da parte del Governo avviene attraverso la regolamentazione dell’attività d’investimento del capitale. Così la regolazione di questa attività significa veramente una direzione pianificata degli investimenti di capitale. Ciò si è dimostrato particolarmente necessario quando sono iniziati i lavori previsti dal Piano Quadriennale. In un certo senso gli investimenti di capitale furono bilanciati secondo l’urgenza. I più importanti: Piano Quadriennale, riarmo ed esportazioni. A questo proposito sono state introdotte un certo numero di misure, che possono essere classificate nella maniera seguente: - vi sono divieti d’investimento di capitali, il cui scopo è quello di impedire l’ampliamento degli impianti a quelle industrie la cui capacità produttiva è sufficiente a coprire la domanda. Ciò impedisce di dare inutilmente fondo a capitali limitati e materie prime disponibili, ed evita la sovrapproduzione ed i conseguenti turbamenti del mercato. Abbiamo imposto divieti in tal senso, per esempio, nell’industria cartaria, in quella del vetro, in parte di quella tessile e in parte di quella chimica. In secondo luogo la regolazione degli investimenti e della produzione attraverso garanzie del Governo sui ricavi e sulle vendite. Ho già sottolineato che il Nazionalsocialismo segue il principio dell’iniziativa privata. Tuttavia ciò non impedisce allo Stato, quando ciò appare necessario, di sollevare l’iniziativa privata da certi rischi che corre quando intraprende determinate iniziative. Le garanzie statali sui ricavi e sulle vendite sono particolarmente importanti nella produzione delle fibre di base, dell’olio lubrificante e della gomma sintetica. In Germania, le aziende impegnate in questi tipi di produzione sono private; tuttavia i loro ricavi sono stati garantiti fino a un certo livello dallo Stato, dal momento che questi prodotti sono di grande importanza per la politica economica dello Stato stesso. In alcuni settori lo Stato stesso è entrato nella produzione, ed a tale scopo ha compiuto investimenti di capitali. Il principio secondo cui gli affari debbano essere lasciati, per quanto possibile, all’iniziativa privata non significa che lo Stato non possa impegnarsi nelle attività economiche in certi campi della produzione ed a precise condizioni. Nel caso, ad esempio, del settore dell’estrazione del minerale di ferro. A seguito delle perdite di territori nella Grande Guerra, la produzione nazionale poteva coprire solo una piccola parte delle necessità di minerale di ferro del paese. Con la prospettiva di costi fissi e dei prezzi prevalenti e secondo i soliti metodi di sfruttamento, l’estrazione poteva essere realizzata con profitto solamente in una parte dei depositi tedeschi di minerale grezzo. Ma la dipendenza dalle importazioni in un settore così rilevante doveva essere eliminata. Però le condizioni e i problemi in questo tipo di produzione erano così peculiari e così ampi che lo Stato, correttamente, ha assunto l’iniziativa dell’estrazione in prima persona. Il Governo ha creato un’azienda, la Hermann Goering Reichswerke, 18 la cui attività è quella dello sfruttamento delle miniere a basso contenuto di minerale di ferro che in Germania abbondano. 19

Sovvenzioni 20

Uno dei metodi più vecchi e meglio conosciuti di intervento statale sia qui che all’estero è quello di garantire delle sovvenzioni da parte dello Stato. Fuori dalla Germania, specialmente negli Stati Uniti, le sovvenzioni sono ben note, soprattutto nei trasporti marittimi. Anche qui l’impresa privata non è nella posizione di gestire questo settore economico nel modo che lo Stato considera desiderabile. La stessa cosa accade in Germania in alcuni campi della produzione. Per esempio, certi progetti edilizi, come la costruzione delle abitazioni per gli operai agricoli o gli insediamenti per gli operai dell’industria, sono realizzati entrambi direttamente con l’aiuto dei contributi dello Stato, o indirettamente con l’aiuto di prestiti garantiti dallo Stato a condizioni estremamente favorevoli. Inoltre, la produzione di metalli non ferrosi è stata sostenuta dalle sovvenzioni statali per molti anni.

Regolamentazione del consumo delle materie prime

Il terzo gruppo di misure governative per la regolamentazione della produzione riguarda il consumo delle materie prime. La quasi totalità dell’industria tedesca è soggetta al sistema di quote controllate di materie prime. L’essenza della fissazione delle quote risiede nel controllo delle importazioni, che venne introdotto nel 1934 come parte del Nuovo Piano per il commercio estero tedesco 21. Il controllo viene svolto da 27 commissioni di verifica, ognuna delle quali ha competenza per un settore dell’industria. Le fabbriche che usano materie prime importate sono autorizzate ad acquistarne all’estero solo una certa quantità. Normalmente, la base delle quote fissate è il consumo dei materiali per un certo mese. Ma si tiene conto anche dell’importanza degli ordinativi che la società deve soddisfare, concedendo una considerazione speciale per gli quelli esteri. A parte questo sistema di regolamentazione delle importazioni, esistono un certo numero di decreti che trattano dell’uso delle materie prime. Per esempio, come risultato della scarsità di lana e cotone, uno di questi decreti stabilisce che tutti i tessuti in lana e cotone fabbricati in Germania per il mercato nazionale devono contenere una certa percentuale di fibra artificiale. Certi prodotti, come i pomelli delle porte, non possono più essere d’ottone. Nell’edilizia residenziale privata può essere utilizzata solo una specifica quantità di ferro. Questo sistema di regolamentazione è stato elaborato con cura e la sua applicazione consente eccezioni. 22 In molti casi le materie prime di tipo classico devono essere sostituite con le nuove materie prime sintetiche che possono essere prodotte in Germania e quindi non necessitano di alcuna importazione. Ma l’uso di questi materiali sintetici non significa una abbassamento della qualità del prodotto finito. Al contrario, la carenza di materia prima conduce a nuove invenzioni e miglioramenti ed è origine, come nel caso del buna (gomma sintetica), a progressi tecnici che altrimenti non avrebbero avuto luogo. 23

Regole sulla fornitura di manodopera

Quando, nel corso degli anni precedenti, in Germania è scomparsa la disoccupazione ed è addirittura iniziata una nuova carenza di manodopera, fu impossibile per il Governo rimanere passivamente a guardare, poiché altrimenti vi sarebbe stato il pericolo che alcuni settori industriali fossero costretti a limitare la produzione. Così il Governo dovette regolamentare le riserve di manodopera e la loro distribuzione fra i vari settori. In Germania, oggi, le riserve di manodopera vengono assicurate dall’impiego supplementare di lavoratrici dopo il pensionamento, e dall’impiego di lavoratori autonomi superflui come salariati nell’industria. Ma queste riserve sono relativamente modeste tanto che si presenta il problema di aumentare il rendimento effettivo della manodopera. Ma il problema non è semplicemente quello di impiegare un maggior numero di persone, bensì impiegare le persone in quelle industrie dove sono più necessarie. Così è stato necessario preoccuparsi che in certe industrie non vi fosse diminuzione delle riserve di manodopera. Recentemente è stata approvata una legge che sottopone ogni cambiamento di occupazione da parte del lavoratore dipendente all’autorizzazione dell’ufficio del lavoro. Questa legge riguarda i seguenti settori produttivi: agricoltura, silvicoltura, industria mineraria (con l’esclusione di quella del carbone), industria chimica, costruzioni, industria dei materiali da costruzione, e industria del ferro e metalli. Con essa il Governo tedesco auspica che in questi settori così rilevanti le necessità particolarmente pressanti dello Stato verranno soddisfatte.

Aumento della produzione

Se state per chiedermi quali risultati sono stati raggiunti nel campo della regolamentazione della produzione, non posso fare altro che fornirvi alcune cifre che vi mostreranno la portata dell’incremento della produzione in Germania.

Oggi la produzione industriale totale in Germania 24 è aumentata del 144% rispetto al 1932. Anche i risultati del 1929, anno di picco massimo della produzione, furono superati già nel 1936, mentre oggi vengono prodotti circa il 30% in più dei beni industriali del 1929. La produzione di beni capitali 25 è cresciuta molto di più di quella dei beni di consumo, tanto che oggi è di quattro volte quella del 1932 e più di una volta e mezzo di quella del 1929. I progressi nel settore della produzione delle materie prime nazionali è stata addirittura maggiore. La produzione di materiale ferroso è cresciuta da una media di 843.000 tonnellate per i primi tre mesi del 1938 ad 1.226.000 tonnellate per i primi tre mesi del ’39. Si tratta di un incremento del 45%. Inoltre vi è stato un notevole progresso anche nella produzione nazionale di petrolio. Nel 1938 la produzione di fibre sintetiche ha raggiunto le 155.000 tonnellate, contro le 5.400 del 1933 e le 102.000 del 1937.

 

Hermann Göring, Beauftragter fuer den Vierjahresplan

Politica dei consumi

Anche un certo numero di misure per la regolamentazione della produzione influenzano il consumo, tutte quelle che toccano la produzione dei beni di consumo. Per esempio, quando, nell’interesse di una fornitura sufficiente di pane, viene disposto che tutto il pane prodotto debba contenere una certa quantità di farina di mais, questo tocca individualmente tutti i consumatori. (Aggiungo, incidentalmente, che questa particolare misura, in vista di un buon raccolto, è stata abolita il 1° ottobre del ’38). Altrettanto dicasi per i cambiamenti nel campo tessile e in altri settori dove stanno guadagnando posizioni i nuovi materiali sintetici. L’idea della “regolazione dei consumi” è, senza dubbio, qualcosa di totalmente nuovo per voi. Nei libri di testo e nei manuali di economia non esiste nulla su tale argomento. Naturalmente, il fatto che –contrariamente all’opinione comune- l’uomo non possa consumare tutto ciò che desidera è vecchia quanto la terra. Ed anche oggi, nei moderni sistemi economici, l’individuo è soggetto a molte restrizioni in fatto di consumi. Nel Medio Evo esistevano condizioni rigide sugli abiti usati dalle varie classi. I paesi mercantili, vale a dire i paesi del 17° e 18° secolo, limitarono i consumi per ragioni economiche, soprattutto per stimolare l’industria nazionale e abbattere le importazioni. E se tenete conto della nostra stessa posizione non troverete alcuna restrizione, o soltanto poche, come effetto dell’azione dello Stato (ricorderete naturalmente i giorni del Proibizionismo! 26), ma molto più probabilmente troverete grandi limitazioni dei consumi dovute alla clientela, alla moda, alle abitudini, all’appartenenza sociale 27 e, ultimo ma non meno importante, alla produzione industriale. Probabilmente vi risulterebbe assai difficile acquistare uno dei tanti tipi di cappello di paglia, da sei ad otto, che potete trovare in quasi tutti i negozi, in particolare uno che fosse particolarmente leggero e comodo o fatto su misura. Questi oggetti non vengono fabbricati da nessuna parte, e sarebbe anche molto difficile trovare qualcuno che possa realizzarvene uno su vostro disegno. La produzione industriale di cappelli, che logicamente è basata sull’uso di macchine, non può certamente produrli. Proseguendo sull’argomento dei cappelli, per voi sarebbe impossibile passeggiare in America con in testa un capello di feltro di foggia bizzarra 28 al posto del solito cappello, senza essere derisi, in quanto ciò sarebbe contrario alle usanze ed ai costumi americani. E alla fine il fatto che ogni famiglia debba spendere una certa parte del proprio reddito per il cibo, somma che è inversamente proporzionale al reddito, è certamente una restrizione ben maggiore alla libertà dei consumi che pesa in modo assai più elevato sull’individuo. Come potete notare, la completa libertà nei consumi è una questione piuttosto dubbia. Una volta che vi siete resi conto di questo, non vi apparirà più tanto assurdo che io parli di regolamentazione governativa dei consumi. Negli stati autoritari, la direzione del consumo fa parte del diritto totalitario dello Stato, che subordina l’individuo alle più alte necessità della Nazione. L’obiettivo della politica tedesca del consumo è di incrementare i consumi stessi e così innalzare il livello di vita dell’intera Nazione –specialmente quello della classe lavoratrice-, di adattare i consumi alla produzione e di regolarli secondo i criteri Nazionalsocialisti. Le mire della regolamentazione dei consumi sono in parte di natura politica ed in parte determinate dalla situazione economica. E’ assai più difficile regolare i consumi che qualunque altro soggetto economico. Perché ogni misura relativa ad essi tocca grandi masse, l’intera popolazione. Un decreto relativo all’industria della produzione di minerale di ferro riguarda soltanto poche centinaia di aziende. Però una richiesta al consumatore tocca 19 o 20 milioni di famiglie con 75 milioni di persone. Questo fatto da solo rende necessari metodi speciali per regolamentare i consumi. Ho accennato a questi metodi parlandovi della fornitura del pane e della produzione tessile. Di natura analoga sono alcune limitazioni imposte al commercio, per cui viene consentito l’acquisto solo di quantità prefissate di prodotto per ciascun consumatore, come accade, per esempio, nel caso di grasso nei mesi nei quali vi è carenza di questo genere. Il mezzo più importante per regolare i consumi è la pubblicità. Naturalmente, questo metodo non garantisce un successo sicuro come i provvedimenti di legge. Ma ha il grande vantaggio di dare al consumatore la sensazione di fare qualcosa di sua spontanea volontà e che l’unica pressione esercitata su di lui è quella della propria coscienza.

Parte 2

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11:31 Scritto da: waa359 in Adolf HITLER,Führer,Reichskanzler | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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