14.05.2010

2 LA VITTORIA DEL GIUDAISMO SUL GERMANESIMO parte 2

Finis Europae!

Ordinaria follia in Europa: Nella foto una scena che si ripete da troppo tempo : un Europeo linciato (da nordafricani) in Europa . WaA359

razismo-negro.jpg( Der Sieg des Judenthums ueber das Germanenthum)

Parte 2

Esaminato da un punto di vista non religioso

A cura di: WILHELM MARR (1819-1904)

CAPITOLO 3

Uno dei nostri più rispettati cittadini, uno dei nostri più grandi pensatori, uno dei nostri più grandi poeti, nonché mente critica e raffinata, GOTTHOLD EPHRAIM LESSING, dimostrò nel suo dramma “ Nathan in Saggio “ (7), che l’errore fondamentale commesso dal Germanesimo fu quello di vedere o considerare la questione ebraica come fosse solamente di natura religiosa.

Il 18° secolo in cui visse Lessing, fu il secolo dell’emancipazione filosofica da tutti i pregiudizi di ogni specie, in particolare da quelli religiosi. E’ curioso notare che in quella grande epoca “liberi pensatori” inglesi e francesi rifiutavano più o meno il Giudaismo.

Il grande deista Voltaire era fortemente in disaccordo col formalismo del Giudaismo. Lui e Mylord Bolingbrooke (8) in Inghilterra non nascondevano la loro avversione al trialismo ebraico mettendo in evidenza molto chiaramente che gli Ebrei non potevano sostenere di appartenere ad una vera e propria religione.


Essi consideravano il Giudaismo come una faccenda spirituale di poco conto.

In Germania d’altro canto, il grande Lessing, con “Nathan il Saggio”, scelse un’altra strada sbagliata. E’ caratteristico che questo approccio ovviamente errato del nostro idolo immortale, abbia incontrato così poca attenzione nel nostro tempo di criticismo letterario spietato ed erosivo.

La leggenda dei “tre anelli” è la più bella creazione di composizione poetica fine dall’era della tolleranza. Ma chi è il personaggio al quale Lessing permette di parlare di questa nobile ed esaltante verità?

Si tratta di un “Rotschild” ebreo, sotto il sultano Saladino!

Era questa una scelta necessaria per un dramma di così nobile scopo?

Che Nathan abbia piuttosto potuto essere uno studioso ebreo o un Baruch Spinoza che ha anticipato i tempi? Dov’era la necessità di invocare l’elemento disgustoso di un agente di Mammona?

E ancora, adottando la predisposizione mentale del poeta, per lui l’ebreo e l’esattore del denaro erano subconsciamente la stessa persona. Uno non poteva essere separato dall’altro ed il poeta lo avvertiva d’istinto.

Nathan presta il denaro per finanziare la guerra contro i crociati. Facendo questo egli sta finanziariamente dalla parte di uno dei tre “anelli”. Egli offre a Saladino il denaro dopo aver raccontato la mirabile storia di questi anelli.

Bene, lo fece senza addebitare gli interessi, ma dopo tutto egli sostiene quell’anello che non è nemmeno quello del Giudaismo.

Sebbene egli sostenga anche il “templare”, l’imparzialità del “Supreme Being” (Essere Supremo), così bene illustrata dalla leggenda dei tre anelli, è stata ora scardinata dallo stesso Nathan.

Lessing, nel suo subconscio, non poteva superare l’identità di Ebreo e servo di Mammona. Se un Ebreo doveva essere il protagonista del dramma, perché Lessing non lo ha indicato separato dal metallo prezioso?

In questo modo Lessing ha glorificato un Ebreo eccezionale, il quale comunque, come servo del denaro, era un vero Ebreo. Nathan è un individuo, non un concetto.

Egli probabilmente col suo personaggio si posiziona al di sopra dell’Ebreo “Sheva” (9) nel dramma di Richard Cumberland. Quest’ultimo viene ritratto più credibilmente e realisticamente; Sheva viene preso dalla vita, Nathan è astratto ed entra  nella più superba ed idealistica poesia di umanesimo e tolleranza come……banchiere.

L’Ebreo Nathan avrebbe rappresentato il “monoteismo” se Lessing non lo avesse descritto realisticamente come un servo di Mammona.

Questo prova soltanto che perfino Lessing, contro la sua volontà, ha dimostrato l’identità dell’Ebreo ed il potere del denaro.

Tuttavia il Nathan di Lessing divenne un vero precursore dell’idea dell’emancipazione ebraica fra i Germanici. L’idealismo germanico era affascinato dalla leggenda dell’anello, ma mancava di quello che solo il Nathan di Lessing poteva essere, cioè un personaggio di una leggenda.

Se Nathan fosse stato un cattolico, ci sarebbero potuti essere altri, e non solo Paul Lindau (10), a commettere l’atto di “ indiscrezione letteraria “ mettendo Lessino sul tavolo dell’analisi dialettica.

Era un segno del tempo. Veramente: l’Ebreo e l’uomo di Mammona erano inseparabili anche agli occhi di Lessing. Il poeta non era capace di separare ciò che attribuiva a quest’ultimo, il suo eroe, dal primo. Solo in questo modo Nathan divenne un personaggio credibile agli occhi del pubblico.

E non voglio provare, al di là di queste affermazioni, che nemmeno il nostro grande Lessing fosse in grado di dipingere “l’ebreo” ed il “denaro” separatamente. Anticipare Spinosa sarebbe stato troppo pretendere dal suo dramma; questo vero Ebreo non-Ebreo era stato maledetto dai suo stessi colleghi tribali, tutte le volte con tentativi di aggressione omicida!

Baruch Spinoza! Messia filosofico del 17° secolo, “crocifisso” dagli Ebrei, proprio come l’Ebreo Cristo era stato crocifisso dai Romani.

Baruch Spinoza! Un elegante esempio di Ebreo del 19° secolo! Ma guai al Germanico che osa mostrare alle masse ebraiche chi era il grande Spinosa e che cosa rappresentava! Come è spregevole l’umanità! Come può qualsiasi moderno, mediocre Ebreo pretendere un qualsiasi entusiasmo per Spinoza!

Con il “Nathan” di Lessing e “l’Ebreo” di Cumberland, l’idea di emancipazione ebraica iniziò ad affermarsi nel pubblico in generale. Il teatro ne divenne la sua tribuna ed il capitolo teatrale finale in questa impresa divenne la Deborah di Mosenthal (11) nella quale la sofferenza e la furia ebraiche venivano rappresentate il eguale misura.

Dopo Lessino e l’emancipazione ebraica in Francia al tempo della prima rivoluzione, l’emancipazione ebraica germanica sviluppò una letteratura per conto proprio.

Chi può biasimare gli Ebrei per aver felicemente applaudito la rivoluzione del 1789 e quella del 1848 ed avervi partecipato?

Ebrei, Polacchi e scrittori “ fu il grido di battaglia dei conservatori nel 1848. Ovviamente, tre correnti soppresse! Chi è felice e soddisfatto nel nostro mondo non pensa a fare la rivoluzione.

E’ comprensibile che gli Ebrei fossero i più insistenti nella stampa in questo impeto orgiastico di libertà. Chi può accusarli per questo?

Inoltre è necessario sottolineare che l’illusione filosofica si trasformò nel concetto che la questione ebraica era quella della libertà religiosa.

Nel 1848 comunque l’ebraismo era già arrivato al fatto che non c’era più una questione di pregiudizio religioso. La “religione” ebraica non rappresentava altro che la struttura di un popolo, che formava uno stato all’interno di uno stato e questo stato secondario, o contro-stato, chiedeva certi vantaggi materiali per i suoi membri.

Si trattava di uguaglianza politica; in quanto nella vita civile l’ebraismo aveva in effetti già da tempo raggiunto un ruolo dominante e determinante; dominante a tal punto che gli stati cattolici conferirono il baronaggio sui banchieri ebrei, anche se questi baroni ebrei non potevano essere consiglieri politici o detenere cariche simili.

Nessuno pensava che la questione ebraica potesse essere di natura socio-politica.

Colui che si era illuso per 1800 anni, cioè che pensava di avere a che fare con una questione di libertà e coscienza religiosa, continuava ad illudersi ed è così che le irruzioni socio-politiche del Giudaismo nella società Germanica ottennero la loro consacrazione legale.

Un già esistente potere straniero era legalmente riconosciuto. Un potere straniero, che per spiegarlo in termini comuni, arrivò così lontano da prendere il controllo dittatoriale del sistema finanziario dello stato, che è il centro nevralgico dell’attività economica, impregnandolo di ciò che è la capacità ebraica di adattarsi e di raggirare.

Ciò che l’ebraismo aveva conseguito molto tempo fa, il dominio del realismo ebraico a discapito di ogni idealismo, ora non andava soltanto salvaguardato ma diffuso al di là dei confini. A questo scopo gli Ebrei avevano bisogno di pari diritti per creare leggi ed amministrare quello stesso stato che non li riconosceva per motivi religiosi.

Questo e nient’ altro è il sostanziale contenuto dell’emancipazione ebraica, una volta che tutte le espressioni ingannevoli sono state spazzate via.

Il potere straniero Ebraico è entrato nella sfera del modo di governare Germanico in modo assoluto.

Sto usando ripetutamente il termine “potere straniero”. Ma  un popolo che ogni anno ripete, fra le altre cose, la sciocca e rituale frase: “ ci vediamo il prossimo anno a Gerusalemme! “ non è un popolo straniero?

Esso sostiene con franchezza il suo carattere straniero, per non parlare delle sue tradizioni e delle sue ostinate caratteristiche tribali, che, ne spiritualmente ne materialmente, ad eccezione di rari ed eccezionali esempi, è mai stato assimilato, senza distinzioni, nel Germanesimo per ben 1800 anni.

Possono gli Ebrei permettersi di voler sminuire l’immagine del loro proprio potere facendo finta di tentare di non sembrare stranieri ben distinti? La vera “gloria” del Giudaismo è esattamente quella di aver offerto all’Occidente una resistenza vittoriosa durata per ben 1800 anni.

Ogni altra immigrazione in Germania (ad esempio le colonie francesi) scomparve senza una traccia nell’ambito del Germanesimo; Sassoni Orientali e Slavi scomparvero nell’elemento Germanico.

La razza semita, più forte e resistente è sopravissuta a tutti loro. E’ la verità! Se fossi un Ebreo considererei la cosa con estremo orgoglio. Nessun vincitore dell’antichità o dei tempi moderni può andar fiero di tali successi spirituali e storico-culturali come l’umile ambulante ebreo che offre tessuti dal suo carretto all’angolo della strada. Senza un colpo di spada, pacificamente, nonostante la persecuzione politica nei secoli, il Giudaismo è oggi il dittatore socio-politico in Germania.

 

CAPITOLO 4

Nella terra dei pensatori e dei filosofi, l’emancipazione ebraica inizia dal 1848. Nel contempo iniziava la Guerra dei Trentanni (12), apertamente condotta dall’ebraismo usando l’armamentario già descritto.

Era difficile negare loro questi mezzi durante un periodo Sturm und Drang (13) e dopo che, nei secoli, eravamo già stati conquistati per più di metà dall’influenza ebraica. Per quanto riguarda le elezioni, l’ebraismo fece immediatamente un contratto statistico con noi. Essere Ebrei contribuiva ad ottenere un mandato con una certa facilità. Al fine di raccogliere il voto ebraico, i partiti, al momento dell’allestimento delle liste dei candidati, dovevano fare delle concessioni agli Ebrei e questo è quello che più o meno sta succedendo ancora oggi.

Fino al 1848 gli Ebrei in Germania erano per lo più di fede “democratica”, o così almeno pretendevano essere. Più tardi gli Ebrei si divisero in partiti parlamentari, principalmente in “Nazional-Liberalismo” perché è appunto in questo campo che  lo spirito giudaico, i concetti di utilità e praticità e la mancanza di principi avevano progredito maggiormente. Solo il partito ultramontano (14) rimase esente dalla giudaizzazione. I partiti di governo conservatori brulicano di elementi semiti in quanto i due terzi della nostra letteratura semi-ufficiale sono rappresentati dagli Ebrei.

Lo stesso obiettivo, disintegrazione dello stato germanico a beneficio degli interessi ebraici, viene costantemente perseguito ovunque.

La stampa giornaliera è prevalentemente in mani ebraiche che hanno trasformato il giornalismo in un oggetto di speculazione e produzione industriale, in un affare con l’opinione pubblica. La critica teatrale e artistica in generale è per i tre quarti nelle mani degli ebrei. Anche gli scritti di politica e perfino di religione è nelle mani ebraiche.

Pensiamoci un attimo.

Una volta che l’emancipazione era stata raggiunta, l’istinto domandava che essa fosse consolidata e rinforzata. Questo lo si poteva raggiungere usando la stampa e l’unionismo. Di conseguenza gli ebrei vi si tuffarono in entrambi come un’alta marea. Ciò agì come se il tutto fosse straordinariamente intellettuale e libero da pregiudizi. Si arrivò perfino ad una sarcastica ironia di se stessi; ma mentre l’altamente dotato E. Dohm (15) poteva proferire le più belle prese in giro su Israele nel “ Kladdaradatsch “, non era propriamente consigliato per un non-Ebreo fare la stessa cosa.

Usando la parola “ Knoblauch “, cioè “aglio”,  (16) era sufficiente ad accusare noi Teutonici di essere portatori di odio religioso. Beh, almeno il mio nome mi protegge da tali accuse **

** Il non appartenere a nessuna religione non mi ha aiutato granché. All’inizio dei primi anni del 1860, sconvolto dalle conseguenze dell’emancipazione ebraica, attaccai sul mio “Judenspiegel” (Hamburg, Otto Meissner) appassionatamente ma imparzialmente la giudaizzazione della società.

Si alzò su di me una burrasca, come se la banda di Gerico fosse stata rinforzata da mille trombe.

Fu fatto un tentativo per estromettermi dal “giornalismo” e ancora oggi non sono in grado di esprimere un pensiero indipendente su qualsiasi questione nella stampa giudaizzata. Fui scaricato come un comune fanatico religioso al grido di “Hepp-Hepp” nonostante ogni riga da me scritta sullo “judenspiegel” dimostri il contrario. Dovevo aver stuzzicato un vespaio.

Ma, senza parlare del sottoscritto, dove sarebbe stato Richard Wagner senza l’aiuto del Re di Baviera?

E’ mai esistito un artista che sia stato più oggetto di attacco da parte dell’Ebraismo  di Wagner? Non mi riferisco ad esperti musicali che gli erano avversari ma a quegli imbrattacarte e spregevoli individui teatrali che non lo perdonarono per i suoi giudizi sul Giudaismo anche se questi potevano essere fraintesi. E da quel popolo di Israele che aveva criticato la “mancanza di melodia” in “Tannhaeuser” e nel “Lohengrin”, una folla gli rese omaggio a Bayreuth, sì proprio a Bayreuth, suonando perfino il violino come se fosse “un abitudine israelita”.

Anche qui vi furono due o tre eccezioni, Ebrei che fin dall’inizio mostrarono apprezzamento per l’opera del maestro, ma l’eccezione  conferma la regola.

Fin dagli inizi dell’emancipazione, il Giudaismo era stato dichiarato un argomento off-limits per noi tedeschi.

Dopo che la spinta e l’influenza ebraica aveva trasformato il giornalismo in un azienda frivola ma commercialmente di successo diretta a piacimento delle masse per il pettegolezzo e lo scandalo, esso aveva trovato un vastissimo pubblico di lettori  per i suoi sforzi nel giudaizzare.

Secoli di reale predominio di realismo ebraico aveva fatto il suo lavoro preparatorio.

L’Ebraismo imponevano l’opinione pubblica nella stampa.

Ma guardiamo ora al non plus ultra dell’arroganza del vincitore ebraico!

La “ lotta della cultura “ (17) era cominciata. Mentre noi tedeschi eravamo stati esclusi e messi fuori legge dalla stampa sin dal 1848, l’Ebraismo ora si stava impicciando delle nostre lotte religiose e culturali con l’Ultramontanismo e, difficile da credere, ne portava avanti persino tutti gli aspetti.

Mentre l’Ebraismo cercava ansiosamente di trovare, per i suoi giornali satirici, qualsiasi cosa che potesse essere considerata ridicola come una “caccia alle streghe ebraica “, esso scatenava i suoi torrenti sull’Ultramontanismo. Bene, quest’ultimo si oppose al Giudaismo nella battaglia per il dominio del mondo! Qui non si può certo parlare di premura ebraica, la quale a sua volta esige da noi che li si tratti come delicati cristalli o come una Mimosa pudica.

Inoltre vi erano importanti giornali sui quali, a noi tedeschi, non era nemmeno consentito scrivere circa la “ lotta di cultura “ perché, al fine di criticare il fanatismo romano, l’avevamo chiamata un emanazione del fervore jeovistico del Vecchio Testamento. In libri (come quelli di Johannes Scherr) – (18) – d’ altro canto l’Ebraismo non poteva sopportare il modo di tali analisi e deduzioni politico-culturali; ma nei suoi giornali arrivava perfino a sopprimere pubblicazioni ostili all’Ultramontanismo se Israele veniva tirato in causa anche solo lievemente!

Cercate soltanto di commentare le leggi ed i rituali ebraici. Troverete che nemmeno il Papa è più infallibile e indenunciabile. Commentare i loro rituali significa “odio”, ma se l’ebreo si prende la briga di pronunciare l’ultima parola nei nostri affari religiosi e di stato, allora è tutta un’altra cosa!

L’Ebraismo sta già pronunciando “ Vae Victis “ (guai ai vinti), mentre noi siamo ancora nel mezzo delle nostre dispute politiche e religiose.

All’inizio della lotta culturale, io e diversi amici miei provammo a parteciparvi esprimendo vedute da un punto di vista storico-culturale sofisticato. Inutile. Ci era concesso soltanto di essere ascoltati, a patto che rinunciassimo all’uso di dati di fatto di base e che fossimo disposti a parlar male dei “religiosi”. Nemmeno con lettere indirizzate al direttore noi tedeschi trovavamo ospitalità nella stampa ebraica anche quando ci  poteva essere un opportunità di esprimere opinioni contrarie alle nostre. E’ in questo modo che l’Ebraismo ha monopolizzato la libera espressione di opinione nella stampa.

Sarebbe facile nascondere la nostra propria impotenza avvalendoci di tutto un frasario di odio ebraico. Noi tedeschi abbiamo ufficialmente abdicato a favore del Giudaismo nel 1848.

Giudicate voi stessi: in tutti gli aspetti della vita la strada verso l’obiettivo è soggetta alla mediazione ebraica. Non c’è “ lotta per l’esistenza “ senza che l’Ebraismo incassi la sua commissione. Chiediti, lettore, se sto esagerando!

Questo è il risultato della guerra dei Trentanni che l’Ebraismo ha messo in atto contro di noi fin dal 1848 e che non ci offre nemmeno la speranza di una misera “ Pace di Vestfalia “ (19)

Parte 3

N.B: Foto,sottolineatura,grassetto,colore,NONsono parte del testo originale.WaA359
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18:08 Scritto da: waa359 in Verità Politicamente SCORRETTE | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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