12.05.2010

INDUSTRIA dell'OLOCAU$TO FALSARI OLOCAU$TICI PATENTATI

auschwitz-gaschamber-fraud-camere-a-gas-truffa-olocausto_PICCOLA.jpgElenco falsari già sputtanati a livello mondiale

(in aggiornamento...)

 

 

 

 

1)Benjamin Wilkomirski col suo libro  di olofandonie "Frammenti"

2)herman rosenblat

3)Enric Marco

4) wiesenthal simon (cliccare QUI)

5) misha defonseca

6)Jerzy Kosinski col suo libro di oloballe "The painted bird"

7)Conny Hannes Meyer,regista ebreo si inventò l'internamento in KZ Mauthausen

8)Rose Marie Pence

9)......


Galleria di falsari e loro falsificazioni

Benjamin Wilkomirski         il suo libro  di olofandonie

Binjamin Wilkomirksi.jpgfrantumi-frammenti-olocausto-truffa.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

herman rosenblat                                       il suo libro di menzogne

oloHOAX-Herman-Rosenblat- and- his- wife- Roma- Radzicki.GIFrosenblat-FAKEmemoir.GIF

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sei  mesi dopo essere stato sputtanato , il rosenblat aveva ancora il coraggio di questo:

 

Enric Marco                                           il suo libro di menzogne

Enric Marco-libro-olocausto-truffa-shoah.jpgEnric Marco-libro-olocausto-truffa.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

wiesenthal simon( a destra a Dachau nel 1946)......... il suo libro

wiesenthal_dachau.jpgwisenthal-libro-olocausto-truffa.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

misha defonseca.....................................................il suo libro truffa olocaustica

misha defonseca_olocausto-truffa.jpgmisha-defonseca-libro-truffa-olocausto.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Jerzy Kosinski...........................................................il suo libro

Jerzy Kosinski-olotruffa-olocaustica-truffa.jpgThe Painted Bird-1965-novel-by--Jerzy Kosiński-fraud-TRUFFA_OLOCAUSTO.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Conny Hannes Meyer

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Rose Marie Pence                             il libro "dedicato"

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Interessanti le presentazione dei libri!

Sulla «New York Times Book Review», Elie Wiesel salutò The Painted Bird come «uno dei migliori» atti d'accusa dell'era nazista, «scritto con sincerità e sensibilità profonde».

Più tardi Cynthia Ozick disse di avere «immediatamente» riconosciuto l'autenticità di Kosinski come «ebreo sopravvissuto e testimone dell'Olocausto».

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..."Quando già da tempo Kosinski era stato smascherato come abile truffatore letterario, Wiesel continuò a tessere elogi della sua «opera meritevole»The Painted Bird divenne un testo di riferimento per l'Olocausto: vendette moltissimo, vinse premi, venne tradotto in molte lingue e fu adottato come libro di lettura nelle scuole superiori e nei college. Nel compiere i suoi giri di conferenze sull'Olocausto, Kosinski si autodefinì un «Elie Wiesel a tariffe scontate». (Quelli che [81] non potevano permettersi l'onorario di una conferenza di Wiesel - il «silenzio» non è a buon mercato - si rivolgevano a lui.)

Binjamin Wilkomirski , (38) adotta indiscriminatamente il kitsch di The Painted Bird. Come Kosinski, Wilkomirski ritrae se stesso nei panni di un bambino solo, sopravvissuto all'Olocausto, che diventa muto, finisce in un orfanotrofio e solo alla fine scopre di essere ebreo. Come in The Painted Bird, l'idea-guida narrativa è la voce sommessa di un bambino, a cui si consente anche di lasciare nel vago i riferimenti temporali e i nomi di luogo. Come in The Painted Bird, ogni capitolo di Fragments culmina in un'orgia di  violenza. Kosinski spiegava The Painted Bird come «il lento scongelamento della mente», Wilkomirski definisce Fragments come «memoria ritrovata».

Per quanto sia una mistificazione in piena regola, Fragments rappresenta l'archetipo dei libri di memorie sull'Olocausto, in primo luogo perché è ambientato nei campi di concentramento, dove ogni guardia è un mostro di follia e sadismo che gode nel fracassare il cranio ai neonati ebrei. Eppure, la tradizione memorialistica dei campi di concentramento concorda con le affermazioni della dottoressa Ella Lingens-Reiner,reduce di Auschwitz: «Di sadici ce n'erano pochi: non più del cinque o dieci per cento».  Tuttavia, l'onnipresente sadismo dei tedeschi appare soprattutto nella letteratura dell'Olocausto rendendo un duplice servizio: «documenta» l'irrazionalità unica dell'Olocausto come pure l'antisemitismo fanatico di coloro che lo perpetrarono"...(Norman Finkelstein, " L'Industria dell'olocausto")

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--È uno degli inganni storico-letterari più grossi degli ultimi vent’anni. Anzi, lo studioso della Shoah Maxime Steinberg ne ha parlato come di «una delle più grosse manipolazioni della storia». E a farla dimenticare non basteranno le tardive scuse dell’autrice.
Misha Defonseca ha ammesso che la storia raccontata nel suo libro Sopravvivere coi lupi non è vera. L’autrice non è mai stata quella bambina di 8 anni, ebrea di origine, che per ritrovare i genitori deportati dai nazisti percorse a piedi 3000 chilometri, dal Belgio all’Ucraina, venendo salvata da un branco di lupi. Misha non è quella bambina perché quella bambina non è mai esistita. Anzi, se non bastasse, la Defonseca non è neanche ebrea. Il suo vero nome è Monique Dewael, ed è cattolica. A sentir lei, però, quest’identità non le piaceva: «Da quando avevo 4 anni tento di dimenticarlo. Mi sento ebrea da sempre... Mi sono da sempre raccontata un’altra vita, lontana dagli uomini che detestavo. E così mi sono appassionata ai lupi... e ho mischiato tutto». O almeno così ha dichiarato a Le Figaro. E in questa immedesimazione fantastica, degna del miglior Salgari, è riuscita proprio bene, visto che il libro uscito nel ’97 (in Italia nel ’98 per i tipi di Ponte alle Grazie) è un successo internazionale: è stato tradotto in 18 lingue, conta milioni di lettori . Tanto che il testo è stato da poco trasformato in film, Survivre avec les loups, che in cinque settimane è stato visto da più di 540mila persone.
Ora però per la Defonseca, che ha 80 anni e si è trasferita negli Stati Uniti, è arrivata la resa dei conti. La verità è venuta improvvisamente a galla solo perché alcuni storici hanno trovato delle incongruenze nella sua vicenda. Dapprima la nostra fantasiosa, che stava pubblicizzando il suo film a Parigi mostrando a tutti la bussola che l’aveva guidata per tutto il suo lunghissimo viaggio, si è detta «molto ferita», poi è arrivata l’inevitabile confessione. Ma non l’assunzione di responsabilità.

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21:12 Scritto da: waa359 in Industria dell'olocau$to | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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