08.05.2010

2 L’ENIGMA LAZAR- LÁZÁR-ELIEZER-ELIE WIESEL parte 2

Documento 4

lazar doc 4.png

 

 

Inoltre uno stralcio della lista dei ragazzi trasferiti da Buchenwald a Parigi il 16 luglio 1945, nella quale, al numero 405, è registrato:

«Wiesel Lazar 4/10/28 Marmorossziget», rumeno1:

 

 

 

 

 

 

Documento 5

lazar doc 5_.png

Grüner spiega a più riprese che cosa a suo avviso accadde. Lazar Wiesel fu assegnato al Block 66:

«About a week later, I couldn’t believe my own eyes to see Lazar in our Block 66. He told me that Abraham had passed away four days after our arrival at Buchenwald. He made it clear that he had received special permission to join us children in Block 66, since he was so much older than us»2.

Alcune pagine dopo egli ribadisce la presenza di Lazar Wiesel nel Block 663. Fin qui nulla di strano. Poi però egli afferma in modo sibillino e confuso:

«From the Archive’s of Buchenwald: Sabine Stein; 08.12.00 and 15.05.02. Stating that: Lazar Wiesel’s identity Number; 125565 according to the Military Government of Germany’s Inmates Questionnaire (NARA Washington, RG 242, film 60) were changed to Number 123165 and the date of birth to 04.10.1928. With this new identity he (Lazar Wiesel) left Buchenwald with a HIAS [Hebrew Immigrant Ais Society] convoy of 675 survived children (S-414) on the 16th of July 1945 to Paris. However there is a noticeable difference of contents between Lazar Wiesel’s original registration card 123563 and the new Number 123165; which did belong to a Jewish inmate from Slovakia; Pavel Kun, who died on the 8th of March 1945 in Buchenwald»4.


Successivamente, commentando il questionario summenzionato, Grüner aggiunge:

«Concerning Number: 123165 the inmate “Wiesel Lazar” Male; Born, October 4.-1928 Dated Buchenwald: April 22- 1945 to follow.

This Affidavit5 was drawn up in good faith to benefit Wiesel Lazar who was originally Born 04.09.1913 in Maramorossziget, and his registered Number in Buchenwald is 123565 was changed to 123165 for reason to suit Wiesel Lazar’s future and the purpose to benefit his coming future»6.

In un altro passo egli parla di «falsified Buchenwald number 123165»7.

Secondo Grüner, dunque, qualcuno (egli non chiarisce chi) avrebbe scritto «in good faith (?)» dati falsi nel questionario summenzionato. Ma le motivazioni da lui addotte sono decisamente insulse: in che modo la vera data di nascita (4 settembre 1913) e il vero numero di matricola di Buchenwald (123565) avrebbero potuto impedire di «suit Wiesel Lazar’s future» e di «benefit his coming future»? E come si poteva seriamente sperare di far passare un uomo di 32 anni per un ragazzo di 17? E perché un uomo di 32 anni fu accolto nel trasporto di ragazzi a Parigi?

Grüner pubblica due documenti (una pagina della lista dei nuovi arrivati da Auschwitz a Buchenwald del 26 gennaio 1945 e una scheda personale) dai quali risulta che il numero di Buchenwald 123165 fu assegnato effettivamente al detenuto Pavel Kun, nato il 6.7.1926 a Velka Bytca, registrato ad Auschwitz col numero B-14131 e morto l’8 marzo 19458. Ma per quale ragione il numero di questo detenuto sarebbe stato attribuito a Lazar Wiesel, “falsificando” il suo vero numero 123565?

Si potrebbe anche pensare che quel numero di matricola, appunto perché era già stato assegnato a Pavel Kun, sia frutto di un errore: 123165 invece di 123565. Ma come spiegare la data di nascita del 4 ottobre 1928?

Il questionario fu sicuramente compilato da uno dei tre ufficiali britannici elencati alla fine del documento, i quali avrebbero certamente potuto commettere un tale errore: ma l’interessato firmò il documento di suo pugno col cognome “Wiezel”, avallando con la sua firma sia il presunto errore, sia la presunta falsificazione, perciò in entrambi i casi l’impostore sarebbe lui.

Per di più, l’amicizia tra Lázár Wiesel e Sámuel Jakobovits (o Jakubowits) – nato il 2 ottobre 1926, che fu deportato ad Auschwitz e registrato col numero A-5763, assegnato il 24 maggio 1944 (questo giorno 2.000 Ebrei ungheresi furono infatti immatricolati con i numeri A-5729-7728; di questo trasporto facevano dunque parte sia Abram Wiesel [A-7712], sia Lazar Wiesel [A-7713] nato il 4.9.1913, ma, secondo il questionario del 22 aprile 1945, anche Lázár Wiesel nato il 4 ottobre 1928), indi trasferito a Buchenwald e qui registrato il 26 gennaio 1945 col numero 121761 – e soprattutto il fatto che Lázár indicò Sámuel tra le sue tre persone di fiducia, si concilia forse più coll’ipotesi di un ragazzo di 17 anni che menziona come garante un ragazzo di 19, piuttosto che con quella di un uomo di 32 anni che prende a garante un ragazzo di 17.

Risulta dunque difficile credere alla spiegazione della falsificazione dei dati personali di Lazar Wiesel, anche se essa chiarirebbe la scomparsa di Lazar Wiesel e l’apparizione di Lázár Wiesel.

Viceversa, se si tratta di due persone diverse, perché il Lázár nato il 4 ottobre 1928 non figura nella lista dei nuovi arrivati da Auschwitz a Buchenwald del 26 gennaio 1945? E perché non risulta neppure deportato ad Auschwitz?

A questo punto subentra l’enigma di Elie Wiesel. Grüner non spiega in che modo questi si sarebbe parzialmente impadronito dei dati personali di Lazar Wiesel. Forse su base documentaria? Lazar Wiesel, come si è visto sopra, appare in vari documenti, ma il nome dei genitori è indicato soltanto nella sua scheda personale di Buchenwald, dove però la data di nascita è il 4 settembre 1913. Per spacciarsi per Lazar Wiesel, Elie avrebbe dovuto conoscere anche la documentazione su Lázár Wiesel (soprattutto in relazione al suo racconto relativo al Block 66, dove furono accolti i ragazzi), ma allora perché non assunse, per maggiore credibilità, la data di nascita del 4 ottobre 1928? E perché non menzionò nessuno dei due numeri di immatricolazione di Buchenwald (123565 o 123165)?

L’alternativa è un contatto personale. Elie Wiesel potrebbe aver conosciuto Lazar Wiesel e costruito la sua storia in base ai suoi racconti, liberamente rielaborati. Ma qui entriamo nel campo delle ipotesi aleatorie, anche se, probabilmente, la verità va ricercarcata proprio in questa direzione.

L’altra possibilità, che Elie Wiesel sia Lazar Wiesel, è da escludere già per ragioni cronologiche: attualmente egli dovrebbe avere 97 anni! D’altra parte, perché egli avrebbe “falsificato” di nuovo in 30 settembre 1928 la sua data di nascita già “falsificata” in 4 ottobre 1928?

Il certificato di nascita rilasciato dal “Servizio centrale di stato civile” della Romania in data 27 novembre 1996 a nome di Lazar Vizel, nato a Sighet da Solomon Vizel e da Sura Feig, reca sì la data di nascita del 30 settembre 1928 (e non del 6 ottobre 1928, come è annotato sopra e come anch’io ho scritto nel mio secondo articolo: questa è la data di registrazione della nascita)9, ma non dimostra nulla, perché non si sa a chi si riferisce, da chi e perché è stato richiesto, e soprattutto perché, quand’anche si riferisse a Elie Wiesel, può essere il frutto di un’autodichiarazione, come quella redatta l’8 ottobre 2004 da lui stesso riguardo a suo padre per il Central Database of Shoah Victims' Name10 dello Yad Vashem.

Documento 6

lazar doc 6.png

Le corrispondenze tra questi quattro personaggi che ho illustrato nel mio secondo articolo, e che espongo di nuovo qui, allo stato presente, non trovano ancora una spiegazione inequivocabile:

 

 

Lazar Wiesel

Lázár Wiesel

Lazar Vizel

Elie Wiesel

Numero di matricola

di Auschwitz

A-7713

?

?

A-7713

Numero di matricola

Di Buchenwald

123565

 

123165

 

?

?

Data di nascita

4 settembre 1913

4 ottobre 1928

30 settembre 1928

30 settembre 1928

Luogo di nascita

Máramarossziget = Sighet

Máramarossziget

Sighet

Sighet

Nome del padre

Szalamo = Shlomo

?

Solomon

Shlomo

Nome della madre

Serena Feig

?

Sura Feig

Sarah Feig

Domicilio del padre inizio 1945

Buchenwald

?

?

Buchenwald

Per Grüner l’intera vicenda si incentra sul libro Un di velt hot geschwign. Egli afferma che Lazar Wiesel, con la nuova identità di Lázár, redasse un manoscritto in jiddisch di 862 pagine che l’editore Mark Turkov ridusse a 253 pagine11. Il libro, a suo dire, fu «published in Paris in 1955»12 e

«is a Copyright by then, the 43 year old Eliezer Wiesel, Paris. Published 1955, Buenos Aires. The copyright shatt prove that he was tattooed in Birkenau with the number A-7713»13; in un altro punto Grüner scrive che il libro è un «Copyright by Eliezer (in Yiddish the name means the same as Lazar) Wiesel, Paris 1954»14. Elie Wiesel, usurpando il copyright di Lazar Wiesel, nel 1958 avrebbe pubblicato un riassunto di Un di velt hot geschwign col titolo La Nuit15.

Tuttavia non c’è alcuna prova che l’autore del libro in jiddisch sia Lazar Wiesel. Grüner lo considera tale perché in esso a p. 87 l’autore dice di aver ricevuto ad Auschwitz il numero di matricola A-771316 e a p. 239 di essere stato alloggiato a Buchenwald nel Block 6617, ma questi dati non sono sufficienti per identificare con certezza in Lazar Wiesel l’autore del libro.

D’altra parte, perché egli avrebbe usato il nome “Eliezer” invece di “Lazar”? Che questi due nomi, in jiddisch, «meant the same», come dice Grüner, non è esatto: essi non sono certo intercambiabili. Come ho rilevato nel mio secondo articolo, Lazar è sì un diminutivo di Eliezer, ma in jiddisch suona Leizer o Lozer. Che motivo avrebbe avuto Lazar Wiesel, che appare appunto come “Lazar” in tutti i documenti noti, di firmarsi “Eliezer”?

La questione del “copyright”, al contrario di quanto sembra credere Grüner, non dice nulla circa l’autore del libro. Anzi, non è affatto chiaro perché il “copyright” fu registrato a Parigi, dato che il libro fu pubblicato a Buenos Aires. Se Lazar Wiesel ne fosse davvero l’autore, avrebbe protestato per il plateale plagio presuntamente perpetrato da Elie Wiesel appena due anni dopo e l’editore Mark Turkov lo avrebbe citato in giudizio (a meno che questi, o entrambi, fossero d’accordo con Elie Wiesel). Ma nulla di ciò accadde.

Grüner sembra credere che il presunto plagiario Elie Wiesel abbia in qualche modo snaturato il testo originale di Lazar Wiesel, inventanto storie false ed esponendo così i veri superstiti alle critiche dei revisionisti. Al riguardo egli scrive:

«The book “Night” is a masterpiece designed to defame us and our Jewish God, while spreading lies about the Holocaust without any kind of reasonable explanation. To mention the horribly twisted story making account for the huge flames coming from the ditches holding incinerated bodies of men, women and children, without mentioning of corse, that they were dead, or that they were under the circumstances, already suffucated to death on arrival at the flaming ditches»18.

In un altro punto egli osserva:

«I had never seen or even come close to ditches burning with open fire, where people or children could be seen burning on my way to the washroom in Birkenau, as written in “Night” by Elie Wiesel»19.

In pratica Grüner accusa Elie Wiesel di aver inventato quantomeno la storia dei bambini bruciati vivi nelle “fosse di cremazione”, che ho analizzato nel mio primo articolo.

In realtà la stessa descrizione si trova nel testo jiddisch, come risulta dal confronto tra i due relativi brani (a sinistra quello tratto da “La Notte”20, a destra quello desunto da Un di velt hot geschwign21):

«Non lontano da noi delle fiamme salivano da una fossa, delle fiamme gigantesche. Vi si bruciava qualche cosa. Un autocarro si avvicinò e scaricò il suo carico: erano dei bambini. Dei neonati! Sì, l’avevo visto. L’avevo visto con i miei occhi… Dei bambini nelle fiamme. […].

Ecco dunque dove andavamo. Un po’ più avanti avremmo trovato un’altra fossa, più grande, per adulti. […].. Ancora venti passi. […]

La nostra colonna non aveva da fare più che una quindicina di passi. […]

Ancora dieci passi. Otto. Sette. Marciavamo lentamente, come dietro un carro funebre, seguendo il nostro funerale. Solo quattro passi. Tre. Ora era là, vicinissima a noi, la fossa e le sue fiamme. […]

No. A due passi dalla fossa, ci ordinarono di girare a sinistra, e ci fecero entrare in una baracca»(pp. 37-38).

A sessanta metri da noi delle fiamme si innalzano da una fossa; fiamme enormi; si brucia qualcosa lì: che cosa?

Un autocarro si avvicina alla fossa e vi scarica automaticamente il suo carico; improvvisa-mente vedo che cosa trasporta, che cosa versa nella fossa: bambini piccoli! lattanti! bimbetti! Sì, l’ho visto coi miei stessi occhi… ho visto come si gettavano dei bambini vivi nelle fiamme! […] andiamo davvero al camino, in direzione della fossa fiammeg-giante; evidentemente davanti [a noi], un po’ più in là, c’è un’altra fossa, più grande: per adulti, per noi. […]

Ancora venti passi […]. Ancora quindici passi […]. Ancora dieci passi, otto, sette passi […] quattro passi.

Ecco, tre passi, ecco, la fossa, ecco, le fiamme.

Due passi prima della fossa ci fu ordinato di dirigerci a sinistra, in una baracca-bagno»(pp. 67-70)

Il libro in jiddisch contiene un altro passo, ripreso anche in “La Notte”, che accresce ulteriormente i dubbi sul fatto che il suo autore sia Lazar Wiesel. Un detenuto di Auschwitz chiede al protagonista quale sia la sua età:

«Non ho ancora 15 anni, risposi.

Il detenuto gridò: No, 18 anni. […].

Poi pose la stessa domanda a mio padre.

  • Ho 50 anni, rispose ingenuamente mio padre.

Il detenuto si indignò: No! Non cinquant’anni! Quaranta!»22.

Perché Lazar Wiesel, che all’epoca dell’arrivo ad Auschwitz aveva 31 anni, avrebbe dichiarato di non averne ancora 15? Ciò, tra l’altro, rimanda all’anno di nascita 1929, che non si concilia né con quello di Lazar (presuntamente divenuto Lázár) Wiesel (4 ottobre 1928), né con quello di Elie Wiesel (30 settembre 1928).

In questa intricata vicenda l’unica cosa indubitabilmente certa è che Elie Wiesel ha mentito sui numeri di immatricolazione di Auschwitz assegnati a lui stesso e al padre: a che scopo se egli e suo padre furono realmente deportati ad Auschwitz? In questo caso avrebbero ricevuto numeri di matricola necessariamente diversi da A-7713 e A-7712: che motivo avrebbe avuto Elie Wiesel per non dichiarare i loro veri numeri?

Per quanto riguarda Stolen Identity, Grüner, come ho già sottolineato, accusa Elie Wiesel di aver gettato discredito sui veri testimoni con le sue fantasie, ma egli stesso non è da meno. Qui non è il caso di insistere su quest’aspetto del libro; basti questa sola citazione:

«They had saved my skin from being turned into lampshades or from being made into a burning torch. Most of all, I was spared from being turned into a cake of soap bearing the initials R.J.F. (reine jüdische fett23) on it»24.

 

Carlo Mattogno

10 marzo 2010

Il libro fu finito di stampare il 10 novembre 1955 e pubblicato nel 1956; esso reca la scritta “Copyright by: Eliezer Wiesel, Paris” senza data.

Note:

1 Idem, Figure 12.4.

2 Idem, p. 28.

3 Idem, p. 49.

4 Idem, p. 51.

5 Ovviamente il questionario non può affatto essere considerato un “affidavit”, cioè una dichiarazione giurata.

6 Stolen Identity. Auschwitz Number A-7713, op. cit.,, p. 59.

7 Idem, p. 34.

8 Idem, Figura 7, 12.1 e 12.3.

9 Testo in: http://kuruc.info/r/6/51815/, immagine 8.

11 Idem, p. 43. Per la precisione, la narrazione finisce a pagina 245, con un esplicito “Sof” (Fine). Le pagine successive sono pubblicitarie (elenco delle opere pubblicate nella collezione Der poilische jidntum, L’Ebraismo polacco).

12 Idem, p. 44.

13 Idem, p. 55.

14 Idem, p. 46. Il libro fu finito di stampare il 10 novembre 1955 e pubblicato nel 1956; esso reca la scritta “Copyright by: Eliezer Wiesel, Paris” senza data.

15 Idem, p. 44, 46 e Figure 17.

16 Idem, pp. 55-56.

17 Idem, p. 57.

18 Idem, p. 45.

19 Idem, pp. 34-35.

20 E. Wiesel, La Notte, op. cit. pp. 37-38

21 Eliezer Wiesel, Un di velt hot geschwign, op. cit., pp. 67-70.

22 Un di velt hot geschwign, p. 63.

23 R.I.F. (e non R.J.F.) sta notoriamente per Reichstelle für industrielle Fettversorgung, Ufficio del Reich per l’approvvigionamento di grasso.

24 Stolen Identity. Auschwitz Number A-7713, op. cit., pagina senza numero intitolata “In Gratitude”.

QUI il primo articolo di Carlo Mattogno su wiesel elie: QUI

QUI il secondo articolo di Carlo Mattogno su wiesel elie QUI

17:22 Scritto da: waa359 in Articoli di Carlo Mattogno, wiesel elie (il SEDICENTE) | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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