02.05.2010
3 Ernst Nolte Auschwitz e la libertà di pensiero Parte 3
Parte 3
Libertà di ricerca ,parola,insegnamento...agli OLOSTERMINAZIONISTI non piace! Per noi è come l'aria! WaA359
Note:
(1) Gemard LOwenthal è stato per molti anni conduttore di "ZDF Magazin", l'unica trasmissione televisiva tedesca che, con insistenza e decisione,abbia preso posizione contro la DDR comunista e a favore della riunificazione della Germania. [Nota aggiunta]
(2) Manfred Brunner è stato un dirigente del Partito liberale bavarese e poi capo di gabinetto del commissario tedesco alla CEE, Martin Bangemann. Dopo che le sue esperienze lo hanno convinto ad opporsi al trattato di Maastricht, è tornato in Germania e ha fatto appello alla Corte costituzionale,che sta ancora esaminando il caso, e ha fondato la "Lega dei liberi cittadini", che pero alle elezioni europee non ha ottenuto il successo sperato.[Nota aggiunta]
(3) TI "Rapporto Leuchter" è stato tradotto in italiano nel '93 per le "Edizioni all'insegna del Veltro". Non ancora tradotte sono invece le penetranti critiche a Leuchter da parte di Wemer Wegner (in Die Schatten dJ!r Vergangenheit - Zeitgeschichte/U11stein V., 1992), già citato da Nolte in Nazionalsocialismo e bolscevismo. La frase in corsivo nel testo è quella che ha più scandalizzato gli antifascisti. Ma nella recentissima edizione italiana del libro di Jean-CIaude PRESSAC, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945 (Feltrinelli 1994; ed. or. francese 1993), scritto espressamente contro i revisionisti (e senza mai nominarli), il numero degli ebrei uccisi nelle camere a gas di Auschwitz viene ulteriormente ridotto a 550.000.
«Questo risultato - conclude Pressac a p. 174 -, se pure modifica radicalmente la nostra percezione quantitativa di Auschwitz, non ne cambia in nulla la sempre attuale carica simbolica, quello di uno sterminio di massa di innocenti praticato con il gas». Si tratta naturalmente di una cifra ipotetica,
anche se molto più verosimile dei 4 milioni (,'cifra emotiva" - dice Pressac) di cui finora si è parlato, prendendo alla lettera le confessioni del comandante di Auschwitz Rudolf Hoess; il carattere ipotetico di tutte queste cifre è dovuto all'assoluta segretezza di cui fu circondata la cosiddetta "Soluzione finale": chiamata in realtà" Azione speciale" (Sonderaktion, termine burocratico che designava sia la separazione degli abili al lavoro [arbeitsfiihig] dagli inabili, sia l'eliminazione di questi ultimi) e riservata a pochi "iniziati" tra le stesse SS. Pressac giunge a quel risultato valutando criticamente le affermazioni di Hoess, cioè confrontandole con documenti storici (che Nolte definisce "senza dubbio autentici") anteriori al 1945, relativi alla costruzione dei crematori di Auschwitz e recentemente scoperti negli Archivi Centrali di Mosca.
Dunque il nuovo "caso Nolte" non riguarda affatto i numeri. Esso riguarda soltanto la sua critica all' unicità dello sterminio nazionalsocialista degli ebrei. La nuova legge tedesca contro la "menzogna su Auschwitz" punisce con cinque anni di reclusione «chiunque metta in dubbio l'assoluta veridicità
[uneingeschriinlae Richtigkeit]» di alcune di quelle testimonianze oculari, quasi tutte posteriori al 1945, che perfino i pochi storici dichiaratamente "antirevisionisti" (in pratica soltanto Vidal-Naquet e Mayer) ritengono poco affidabili, specie se le si considera quali prove documentali di un crimine comune - che è il presupposto giudiziario da cui partono i revisionisti per affermare che quelle testimonianze sono essenzialmente dei falsi.
Infatti altri storici antifascisti, ma non-antirevisionisti, hanno ormai espunto tacitamente dai loro libri quelle testimonianze, perché sono troppo discutibili,mentre la nuova legge, che ha lo scopo "pedagogico" di trasformare in norma dello Stato (etico?) questa prassi storiografica più "aggiornata", deve dire positivamente che sono indiscutibili.
Ma su che cosa si può fondare un' affermazione cosi stupefacente, se non su un presupposto extragiuridico,cioè su una tesi storica trasformata in legge non scritta: l'assoluta unicità e imparagonabilità di tutto ciò che ha a che fare con il crimine in questione,testimonianze comprese?
E per difendere questa opinione comune divenuta ormai per legge un principio della "morale pubblica" (offesa dai revisionisti),la nuova legge stabilisce di fatto che lo studio e la critica dei documenti storici originali riguardanti l'Olocausto sia limitato a una ristretta cerchia di "iniziati"; esponendosi così alla critica di libertà intellettuale minacciata e di "quasi-religione" - come aveva detto Nolte nel suo articolo sulla F AZ deI 23 agosto, Una legge su ciò che non cade sotto il dominio della legge.
Era dunque necessario dimostrare "pubblicamente" che le tese noltiane conducono ad affermazioni genericamente "inaccettabili": nulla di più facile, dato che il pubblico non conosce queste ultime, né in base alla legge può più conoscerle, se non in quanto riferite da pubblicazioni non revisioniste. E questo era appunto il compito che i tre intervistatori marpioni e "avidi di dogmi" dello Spiegel dovevano svolgere. [N.d.T.].
(4) Storico e sociologo, autore di Soluzione finale . Lo sterminio degli ebrei nella storia europea (Mondadori 1990). Ma il curioso titolo originale,Why did lhe HeavellS /101 darke/l? [Perché i cieli non si oscurarono?) The "FÌMI Solulio/l" in Hislory, cercava di coniugare il richiamo laico alla storia con l'allusione biblico-messianica (Isaia XIII, 10; Matteo XXIV, 29;ecc.). Ora, il contrasto tra l'interpretazione antifascista e quella non antifascista del genocidio degli ebrei con il gas non riguarda tanto il suo carattere di simbolo, quanto l'unicità di questo evento-simbolo, che trova espressione tipica nel termine "Olocausto" e istituisce di per sé una distinzione qualitativa assoluta nei confronti di tutti gli altri stermini della storia, a cominciare da quello Gulag sovietico: tutti razionalmente giustificabili e quindi storicamente inevitabili, se paragonati con Auschwitz. Non a caso Mayer (pure lui dichiaratamente antirevisionista, o piuttosto anti-Nolte, ma senza farne il nome) cerca di risolvere questa aporia storico-filosofica istituendo un parallelo - nell' ambito di una presunta comune irrazionalità storico-religiosa - tra l'Olocausto e la guerra tedesca a Oriente intesa come "crociata anticomunista" da una parte e i pogrom accaduti in Germania durante la prima
Crociata dall'altra, senza il benché minimo accenno al contemporaneo Gulag, come se questo appartenesse a un'altro mondo (quello della razionalità storica). Nolte nella sua recensione al libro (ora in Dramma dialettico o tragedia?, Settimo Sigillo, Roma 1994) osserva: «Mayer ignora completamente che anche la letteratura antisemita aveva stabilito, in maniera del tutto analoga, un rapporto tra il presente e un lontano passato, cioè tra il bolscevismo e il Libro di Esther dell' Antico Testamento, nel quale si narra come una mitica donna ebrea, divenuta regina del regno persiano nel VI secolo,aiuti i suoi correligionari - accusati di essere dei rivoluzionari - ad annientare i loro persecutori e a conquistare una posizione di grande prestigio;il che corrisponde all' effettiva situazione storica degli ebrei nel primo secolo a. c., quando il libro di Esther fu tradotto in greco - cfr. Elias Bidcermann,Four slra/lge Boob of lhe Bible, New YorIc 1967».
In altre parole: l'antirazzismo più recente, incapace come il nazismo di spiegare razionalmente la natura dell'avversario e quindi la sua universalità, cioè la sua eventuale paragonabilità, deve attribuirgli dall'esterno questo carattere universale,per mezzo del "cristianesimo".
Si generalizzano così dei dati storici secondari,più o meno noti a seconda dell'aria che tira: il fatto che ci siano stati dei pogrom guidati da cristiani (ma il nazismo presuppone una decristianizzazione di massa) o il fatto che ci fossero degli ebrei alla guida di partiti rivoluzionari (ma il marxismo proviene dalla filosofia classica tedesca, non dall'ebraismo) [N.d.T.].
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IL giudizio sul "caso Deckert" fu emanato dopo un lungo processo contro il presidente del Partito Nazionale Democratico Tedesco: lo condannava a un anno di prigione con la "condizionale", proprio a causa di una negazione di Auschwitz; e suscitò un'enorme emozione e un'appassionata discussione soprattutto perché il tribunale, come accade abitualmente in casi analoghi, aveva dovuto riconoscere all'accusato un "saldo carattere", per poter sospender la pena durante il periodo di prova. Questa reazione era il sintomo della diffusa tendenza dell' opinione pubblica a esigere la punizione delle intenzioni. [Nota aggiunta dell'Autore]. [TI 15/12/94 la Corte Suprema tedesca ha annullato la sentenza, disponendo in pratica l' obbligatiorietà della detenzione per questo particolare reato d'opinione, da intendersi dunque come immediatamente doloso - Nota aggiunta del Traduttore].
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È il titolo di un famoso libro dello storico tedesco Fritz Fischer (ed. it. Einaudi), pubblicato nel 1961, sulle mire espansionistiche della Germania guglielmina come causa della Grande Guerra. Poiché la maggior parte degli storici europei non accetta più la tesi di Fischer, almeno nella sua interezza,il titolo del suo libro è passato nell'uso retorico a designare la guerra hitleriana. Con una paradossale difficoltà, che forse spiega l'insistenza con cui Fischer ha continuato a difendere la sua formula: le forze di cui disponeva Hitler per tentare "l'assalto al potere mondiale" erano assai inferiori a quelle del Secondo Reich. [N.d.T.]
NOTE DI CIVIUM LIBERTAS
(i) L’articolo, apparso il 30 maggio 1994, lo si trova oggi nell’archivio online dello Spiegel. L’intervistatore, di cui Nolte omette il nome, era Jürgen Leinemann, che rese il suo servizio con la seguente titolazione: «Geschischschreibung. Der doppelte Außenseiter. SPIEGEL-Reporter Leinemann über den Historiker Ernst Nolte und die Relativierung von Vergangenheit». Avendo fatto esperienza, per un solo giorno, di simili giornalisti, la mia risultanza è che costoro vengono avendo già in mente un loro teorema entro cui collocare i dati, che diventano del tutto funzionali a ciò che già hanno in mente di scrivere. Guai a lasciarsi ingannare dalla loro bonarietà. Ricordo una snervante conversazione telefonica con un giornalista del “Corriere della Sera”, i cui pregiudizi e la cui ignoranza non ho tardato molto a scoprire, il quale pretendeva di estorcermi un’intervista per dire non cio che io pensavo, ma ciò che lui voleva io dicessi. Altri casi, divertenti, avrei da raccontare, ma lo farò poco alla volta. L’antitodo che ho subito approntato, constatata l’ordinaria malafede giornalistica, è di accettare solo interviste scritte, firmate e vidimate, con cautele crescenti a seconda dell’affidabilità del giornalista. Il metodo ha funzionato. Esemplare e istruttiva la costante violazione della legge italiana sulla stampa che impone ai giornali l’obbligo della smentita e della rettifica. Tuttavia, per i grandi casi di diffamazione deve esistere a monte una valutazione costi/effetti voluti e ricercati, per cui un grande quotidiano accettare di buon grado il rischio di dover pagare poche migliaia di euro a fronte di una propaganda resa ad una “grande causa” ovvero ad un forte interesse politico. Per lo stato d’Israele sono noti i cospicui investimenti per la promozione della sua “immagine” all’estero. -
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Questa dell’«infanzia» e delle «posizioni politiche» deve essere una regola da manuale, che è stata seguita anche nel mio caso, dove sono state tirate fuori storie assolutamente assurde, oltre che infondate e non pertinenti, risalenti a circa mezzo secolo prima. Ho anche notato nella propaganda di tipo sionista una costante psicoanalitica, dove forse complice la psicoanalisi di Freud – che era pure uno di loro – ti tirano sempre fuori assurdità che sono fonte di reddito per strizzacervelli, che amano andare in genere a molestare quelle sante donne che sono state le nostre madri e le nostre nonne. È tipica la figura dell’«ebreo che odia se stesso».
Appena, e sono sempre più numerosi questi casi, si trova un ebreo su posizioni antisioniste o revisioniste, subito scatta l’offensiva psicoanalitica. Ti bombardano con insulti e vilipendi alla persona, tentando di distruggere i ricordi che ognuno ha della sua vita e delle sue esperienze, cercando anche in questo modo non di curare traumi – come pretendeva di fare la psicoanalisi freudiana – ma al contrario di produrne, creando artificialmente un rapporto conflittuale tra l’io e la sua coscienza. Sono davvero metodi meschini ed ignobili che meritano il massimo disprezzo da parte della gente dabbene. Stesso discorso per le posizioni politiche che si tenta di criminalizzare in ogni modo, partendo però, necessariamente, dagli equilibri politici dominanti, forte dei quali e dietro i quali il denigratore sa di potersi nascondere. La Germania, in effetti, non solo è stata distrutta e devastata materialmente dalle truppe liberatrici, ma hanno anche deformato come peggio non si poteva fare la struttura morale e intellettuale di quanti sono stato risparmiati dalla distruzione fisica e biologica.
Basti qui ricordare un dato difficile da ottenere e pubblicizzare, per il quale dal 1994 ad oggi si può stimare un numero di 200.000 persone perseguite penalmente per reati di opinione connessi ai temi trattati da Ernst Nolte nella sua intervista e nella sua opera storiografica in genere. Oggi, in Germania e in Europa, è sempre più difficile essere e rimanere degli “spiriti liberi”. -
(iii) Non penso assolutamente e non mi permetterei mai di dire che Nolte sia stato un ingenuo a credere che quelli dello Spiegel intendessero dare di lui un’immagine diversa da quella data appena pochi mesi prima. Del resto, chi è sicuro del proprio pensiero non teme mai il confronto. Nolte non ha fatto male a provocare un dibattito che noi riprendiamo e sviluppiamo dopo sedici anni. L’osservazione nasce sotto l’impressione della lettura in corso del libro di Robert Fisk, Il martirio di una nazione, dove si legge più volte come fosse una evidenza empirica che gli attacchi aerei, che sganciavano bombe sulla popolazione civile ritornavano una secondo volta dopo un tempo calcolato di dieci minuti per sganciare altre bombe ed ordigni di morte, in modo da dare il colpo di grazia a chi fortunosamente fosse sopravvissuto al precedente attacco. La seconda intervista di “Der Spiegel” – come poi è stato – voleva essere il colpo di grazia. –
(iv) Anche questa è una tecnica nota e collaudata. Ne parla, ad esempio, Jeff Halper, nella parte iniziale del suo libro apparso in traduzione italiana. Nota Halper come la tecnica della sperimentata propaganda sionista è proprio quella di collocare l’avversario su un piano da essi stessi scelto in modo da costringerlo a stare sulla difensiva. Ho personalmente denunciato questa tecnica nella mia citata difesa davanti al Collegio di Disciplina, dove ero apparso per difendermi da accuse identifiche a quelle che erano state mosse a Nolte sedici anni prima. Per difendersi efficacemente non bisogna stare al giorno e porre invece la discussione sul piano che ci è proprio.
(*) Su Fritjof Meyer, ci siamo subito imbattuti in un articolo proprio su Meyer dello storico revisionista Jürgen Graf, “Chiamatemi pure Meyer”, un addio all’ovvietà, di cui diamo senz’altro il link. CLICCARE QUI
Fine
N.B: Foto,sottolineatura,grassetto,colore,NONsono parte del testo originale.WaA359
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20:55 Scritto da: waa359 | Link permanente | Commenti (0) |
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