04.05.2010

1 GLI ASSASSINI DELLA VERITÀ REVISIONISMO, OLOCAUSTO E QUESTIONE EBRAICA di Dagoberto Bellucci Parte 1

PREMESSE ALLO STUDIO DELLA QUESTIONE OLOCAUSTICA

 

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"museo dell'o£ocau$to" americano, c'è chi ne non ne può più (un EROE di guerra americano!). WaA359

Il preteso genocidio ebraico e le pretese camere a gas naziste formano una sola e medesima menzogna storiografica, che ha permesso una gigantesca truffa politico-finanziaria di cui i principali benefattori sono lo stato di Israele e il sionismo internazionale e di cui le principali vittime sono il popolo tedesco ma non i suoi dirigenti e tutto il popolo palestinese.”

Robert Faurisson

Auschwitz: I fatti e la Leggenda (Radio Islam 1995)

Iniziammo ad occuparci di revisionismo olocaustico circa una dozzina di anni or sono quando, all’inizio del 1992 i principali mass media italiani ed europei iniziarono a s-parlare di ‘rigurgiti antisemiti’ in merito ad alcuni episodi di intolleranza razziale di cui erano rimasti vittime cittadini extra-comunitari principalmente di origini maghrebine o africane.

Fu quella la stagione italiana della cosiddetta operazione ‘mani pulitÈ e di tangentopoli (ovvero l’operazione di ladrocinio permanente condotta per cinquant’anni dai partiti politici antifascisti ai danni del popolo italiano), dellaconfisca plutocratica’ della Finanza Internazionale delle principali aziende statali (le cosiddette ‘privatizzazioni’) e, dulcis in fundo, del fenomeno dei nazi-skin’s’.


Il 1992 verrà ricordato anche come l’anno del trattato di Maastricht ma in questa sede concentreremo essenzialmente la nostra attenzione soprattutto sugli avvenimenti collegati al risorgere dell’antisemitismo e dell’estremismo politico di matrice neo-fascista in Europa.

Come si constaterà qualche anno dopo (1) i due fenomeni (risorgente neo-nazismo e varo dell’Unione Europea) non erano così distinti l’uno dall’altro come verrebbe da pensare.

1 Maurizio Blondet scriverà: “Il Ku klux klan, l’organizzazione razzista americana, ha aperto una filiale in Europa. (…) Scrivete alla casella postale (PLK) NUMERO 023451 – C1000, Berlino. Berlino non è stata scelta a caso, naturalmente. Lì ci sono gli skinheads tedeschi da coltivare. Non è nemmeno un segreto: ilGran Dragone” del KKK, Dennis Mahon di Tulsa, Okhlahoma, s’è vantato pubblicamente in varie interviste a giornali americani di aver visitato la Germania a più riprese nell’estate-autunno 1991..(…) La stampa italiana così sensibile al pericolo del risorgente razzismo in Germania, non se n’è accorta, almeno fino al 30 novembre, quando L’Unità ha pubblicato con rilievo un articolo che spiega molte cose. Titolo:

Tre kappa, un piano Usa per far rinascere il nazismo”. Il sommario recita : In codice si chiama operazione 3K : favorire la formazione di bande di neonazisti in Germania per destabilizzare il paese, rievocare la minaccia del Reich e indebolire l’Europa. Un’operazione pianificata più di un anno fa con la collaborazione di settori della massoneria ‘nera’ statunitense, per la quale sono stati utilizzati uomini del Ku Klux Klan ed ex agenti della Stasi.(…) Creare l’immagine di una Germania ‘neo-nazista’, farle il vuoto attorno, può contribuire a indebolirla. I contatti delle “logge Nato” con gli apparati della Stasi non sono davvero da escludere… (…) … e l’estrema destra tedesca pullula di strani ‘neo-nazisti’ che hanno un passato prossimo di colore rosso, come Andreas Pohl, oggi capo di un Fronte Nazionale nerissimo, e ieri membro del LPDML,il Partito Comunista Tedesco-Marxista Leninista. O come Frank Huebner, capo della Deutsche Alternativ, movimento di destra formato sotto la protezione di un dipartimento della Stasi prima della caduta del Muro.” (cfr articolo di M. Blondet – “E il Ku Ku Klux fu trasferito a Berlino” da L’Italia Settimanale – Anno 2° Nr° 2 - 13.01.1993)

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Evidentemente era necessario distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica italiana dall’attacco politico-finanziario della Finanza internazionale e pilotarlo,sapientemente, verso il ‘pericolo’ di un’estrema destra che, rasata o meno, rialzava la testa in tutta Europa.

Solo qualche mese dopo si verrà a sapere di un’occulta regia che – passando dalle centrali ‘neo-nazistÈ statunitensi attraverso la massoneria del Ku klux Klan e i servizi segreti ‘atlantici’ – la lobby sionista era stata capace di tessere con le compiacenti attenzioni dei media internazionali.

Mucchi di pagine e cumuli di idiozie vennero sprecati per l’emergenza xenofoba che, sostanzialmente individuava il proprio bersaglio soprattutto nelle comunità di immigrati del Terzo Mondo.

La comunità ebraica,così come singoli ebrei italiani o stranieri nel nostro paese, non venne minimamente sfiorata da alcun atto di violenza xenofoba.

Risponde a verità che alcuni episodi anonimi – scritte e devastazioni nei cimiteri ebraici o la ‘nota’ ‘spedizione notturna’ delle stelle di davide affisse a qualche negozio di ebrei romani – vennero compiuti da sedicenti ‘antisemiti’ nostrani o forse, più semplicemente, provocati ad arte.

Nonostante questi dati di fatto questa presunta ‘ondata’ di razzismo e xenofobia (che avrebbe praticamente portato alle misure repressive contro le diverse organizzazioni della destra neo-fascista e al varo della legge liberticida che risponde al nome di ‘Legge Mancino’ dall’allora ministro degli Interni democristiano o 122 bis secondo la legislazione vigente) diede fiato alle trombe dell’anti- ‘anti-semitismo’ che influenti ambienti della comunità ebraica italiana erano pronti a soffiare per riaffermare quella sorta di ‘lex judaica’ che, da allora in poi, si sarebbe affermata quale base del nuovo diritto repubblicano.

Ricordiamo la farsa giudiziaria inscenata nell’agosto 1996 dal Tribunale Militare della Repubblica di Roma contro l’ex ufficiale delle SS, Erich Priebke,sottolineando come qualsivoglia aspetto legalistico del diritto sia stato sovvertito, disintegrato e triturato dalla canea urlante proveniente dal Ghetto ebraico che ha ottenuto – prevaricando con un azione punitiva di tipo squadristico – ciò che riteneva conforme ai propri desiderata.

È la lex judaica che si applica costantemente nell’Occidente contro chiunque metta in dubbio le verità ufficiali dell’Internazionale Ebraica, a cominciare dal dogma capitale: l’olocausto dei ‘sei milioni’ di ebrei.

La tematica del revisionismo storico rispetto alla questione dell’Olocausto era stata, ricordiamolo, fra i principali cavalli di battaglia di alcuni ambienti marxisti che, in Francia soprattutto, si ricollegavano ad alcune opere di un ex internato presso il campo di concentramento di Buchenwald e presso il sotto-campo di Dora,Paul Rassinier, il quale – sin dai primi anni cinquanta – aveva dimostrato l’inconsistenza delle prove e l’inattendibilità delle testimonianze relative al presunto sterminio di sei milioni di ebrei durante la 2° Guerra Mondiale.

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La Menzogna di Ulisse, testo-base e pietra miliare della storiografia revisionista, rappresenta e conserva a tutt’oggi il proprio valore anche se, per tutti i detrattori ‘sterminazionista’, rimane una provocazione ad hoc alla quale resta affibbiata l’etichetta di libro eretico. Il testo di Rassinier è la prima e più attendibile testimonianza del cumulo di menzogne che i nemici della Verità, cominciando dalla lobby ebraica, hanno profuso in questi decenni post-bellici a sostegno di una strategia di prevaricazioneoccupazione che è insieme conquista territoriale manu militari (l’entità sionista in Palestina) e controllo sistematico, politico,finanziario,religioso e sociale, dell’Occidente e, più vastamente, del ‘villaggio globale' tecnocratico e standardizzato.

Ora sia chiaro: parlare di questione ebraica di questi tempi appare certamente difficile, immaginiamoci poi di voler mettere in dubbio l’autenticità dell’olocausto ebraico’ che – mass media compiacenti, ambienti politici e tribunali asserviti di mezzo mondo – hanno innalzato quale dogma dei tempi moderni,assioma indiscutibile per l’uomo contemporaneo e verità insindacabile.

L’accusa di anti-semitismo è pronta dietro l’angolo : accusa peraltro infondata e palesemente demenziale; non foss’altro per il fatto che i principali antisemiti sono probabilmente, oggi, i massacratori sionisti di ‘arabi’ e quindi di popolazioni ‘semiti’ palestinesi.

Non foss’altro perché ‘antisemita’ è epiteto che non significa assolutamente niente se rapportato a presunte posizioni politiche contrarie a Israele o più vastamente agli ebrei...

Semiti sono anche i popoli arabi contro la cui identità culturale, religiosa o razziale raramente i gruppuscoli considerati ‘antisemiti’ dal Tribunale permanente ebraico (rappresentato dall’Anti-Defamation League e dal suo referente istituzionale, il B’nai B’rith) hanno mai articolato oggettive analisi-ricognizioni di valore negativo.

La pretesa antisemita si fonda, specularmente, sulla farsa dell’Olocausto e si sostiene attraverso la ‘interessata’ compiacenza massmediatica.

La leggenda dei sei milioni di ebrei vittime del nazional-socialismo, dei sistemi concentrazionari tedeschi (camere a gas e forni crematori) e della ‘scuola dei barbari’ come l’ha definita l’ebrea Erika Mann in un suo volume dedicato alla gioventù nazional-socialista tedesca, non solo, dobbiamo evidenziare, ha rappresentato una artificiosa esagerazione e un falso storico che, nel tempo si sono ampliati a dismisura, ma – e questo è il vero dramma – tale ‘bolla di sapone',simile artificio, ha permesso al Sionismo, movimento razzistico ebraico sorto a cavallo tra il XIX° e il XX° secolo in ambienti della borghesia ebraica europea, di costituire uno ‘stato degli ebrei’ nella Palestina e di determinare, attraverso la potente lobby finanziaria ebraica internazionale, le politiche interne dei principali stati europei sottoposti ad una costante opera di ‘ebraicizzazione' socio-culturale.

Lo stesso Karl Marx, con lungimirante analisi, poteva porre in risalto l’ebraicizzazione delle società borghesi del Vecchio continente nella metà del XIX° secolo; lo ‘spirito’ mercantilistico-levantino che aveva impregnato di sé la struttura capitalistica delle società mediate da rapporti economici di dipendenzasfruttamento dal Dio-denaro, strumento prima, obbiettivo poi, della classe bottegaia dei mercanti.

Ricordiamo come - secondo la tesi marxista - gli ebrei dunque rappresenterebbero più una classe sociale che non una razza o un etnia.

Scrive l’ebreo marxista Abram Lèon a questo proposito: “Storicamente gli Ebrei costituiscono soprattutto un gruppo sociale con una funzione economica specifica, una classe, o più precisamente un popolo-classe. Il concetto di classe non

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contraddice affatto il concetto di popolo. È proprio per il fatto che gli Ebrei si sono preservati come classe sociale che hanno parallelamente conservato alcuni dei loro tratti religiosi, etnici e linguistici. L’identificazione di una classe con un popolo (o con una razza) è lungi dall’essere eccezionale in società pre-capitalistiche. A quei tempi le classi si distinguevano spesso per il loro carattere più o meno nazionale o razziale. (…) La posizione sociale degli Ebrei ha avuto una influenza profonda e decisiva sul loro carattere nazionale.” (2)

Al riguardo dobbiamo premettere come la stessa dizione di razza ebraica rappresenti un postulato menzognero che ha costituito il principale fondamento teoretico del movimento sionista internazionale.

Gli ebrei, casomai, sono una sotto-razza che si caratterizza proprio per particolari inclinazioni psicologiche, per evidenti capacità commerciali e affaristiche e attraverso vincoli linguistico-culturali e connotazioni religiose.

I coefficienti di tipo religioso e culturale che hanno contraddistinto il popolo ebraico sono da ricercarsi nella Torah e, soprattutto, nel Talmud.

Ovvero in testi giudicati ‘sacri’ dall’ebraismo cosmopolita internazionale chetestualmente – dichiarano “voi siete uomini – ma i non ebrei non sono uomini” (Ezechiele XXXIV, 31) e ancora “la loro carne è come la carne di un asino e il flusso del loro seme è come quello di un asino.” (Ezechiele XXIII, 20) e – in un trionfo di puro razzismo biologico “ i non ebrei, le cui anime provengono dallo spirito impuro, sono chiamati maiali.” ( trattato rabbinico Jalkut Rubeni).

L’evento spartiacque che ha rappresentato il quid per questa collettività cosmopolita diviene pertanto l’olocausto, la truffa consumata ai danni del popolo tedesco e più vastamente di tutti i popoli all’indomani della 2° Guerra Mondiale.

Non dobbiamo dimenticarci inoltre il ruolo influente dei mass media che,specialmente in Occidente, hanno sicuramente avallato e amplificato l’importanza dell’evento storico relativo alla persecuzione e repressione di una minoranza che –è bene ricordarlo – ufficialmente (tramite i suoi organismi più influenti e rappresentativi) era in guerra contro il Terzo Reich e le forze dell’Asse quindi cobelligerante a lato – meglio ‘al di sopra’ – delle democrazie occidentali e del comunismo nazionale russo di Stalin.

È attraverso una sapiente regia mass-mediatica e ad una capillare propaganda orchestrata scientemente dai detentori delle ricchezze planetarie che il mito dell’Olocausto è assurto alla attuale dimensione di dogma assoluto e incontestabile.

Non esiste un solo documento in grado di provare che i tedeschi progettassero o pensassero di attuare il presunto sterminio degli ebrei.” Scriverà Richard Harwood nella sua opera fondamentale Ne sono morti davvero sei milioni ? (Effepi – Genova 2000) dimostrando in modo assolutamente ineccepibile come ‘ ..il numero di sei milioni di ebrei eliminati derivi soltanto da un compromesso tra una quantità di valutazioni senza fondamento obbiettivo. Non c’è neppure un brandello di prova documentabile e attendibile. (..) L’ebraico Joint Distribution Committeee preferisce la cifra di 5.012.000, ma l’esperto ebreo Reitlinger congettura la cifra di “4.192.000 ebrei dispersi”, un terzo dei quali sarebbero deceduti per cause naturali.” Insomma sembra proprio che perfino tra i diretti interessati vi siano evidenti discordanze.

Del resto, è lo stesso Harwood a sottolinearlo perché “Se Hitler avesse avuto la benchè minima intenzione di sterminare gli ebrei, non si comprende perché avrebbe permesso che più di ottocentomila di loro abbandonassero la Germania

2 Abram Leon – Il Marxismo e la Questione Ebraica ediz. Samonà e Savelli, Roma 1968.

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con quasi tutti i loro beni; e ancora meno comprensibile sarebbe la presa in esame del progetto Madagascar.” (Harwood op. citata).

Eppure la ‘leggenda’ olocaustica dei sei milioni di ebrei morti sembra indistruttibile.

L’intreccio di interessi (politici, economici, strategici e finanche religiosi) che la 'leggenda’ comporta non deve affatto stupire se si considera che stiamo parlando di un popolo, quello ebraico, che si ritiene comunque l’orologio della storia’ e il vettore dei destini dell’umanità in quanto a eventi messianicoescatologici.

Ora è bene chiarire sin da queste note introduttive come il nostro studio sarà essenzialmente concentrato sullo smascheramento della abilissima macchina da guerra propagandistica che le centrali di dis-informazione sioniste hanno intessuto e ramificato nel corso dell’ultimo mezzo secolo, compreso le principali valenze politiche che quest’opera di autentico sciacallaggio storico ha comportato.

I mass media hanno ovviamente esasperato e amplificato questa operazione.

In politica ogni azione è suscettibile di una reazione, spesso equivalente più spesso con effetti moltiplicati, ma di segno contrario.

L’operato dei noti gruppi di pressione ebraica sparsi in mezzo mondo ha quindi un proprio obbiettivo, evidente, di supporto alle attività – queste realmente olocaustiche – dei massacratori israeliani nella Palestina occupata.

Non è infatti irrilevante sottolineare come siano state le lenti deformanti della questione olocaustica ad aver prodotto in tutti i paesi dell’Occidente una sorta di benevola accondiscendenza rispetto all’instaurazione prima e all’espansione poi dello stato-pirata di Israele.

Il dramma palestinese difatti sembra aver assunto quelle dimensioni che  siamo attualmente abituati a conoscere soltanto all’indomani del conflitto cosiddetto dei sei giorni nel 1967 nel momento di massima espansione dello stato ebraico e soprattutto nelle condizioni meno favorevoli per qualunque ipotesi di rivalsa da parte palestinese o più vastamente del mondo arabo.

Trentacinque anni di occupazione militare. L’esercito israeliano, dal 1967,spadroneggia in Cisgiordania e nella striscia di Gaza. Decide di espropri,sradicamenti di alberi, distruzioni di case, uccisioni ‘miratÈ, arresti, carcerazioni senza processo, blocchi stradali e chiusure dei territori. – scrive Giancarlo Paciello,storico comunista – Due generazioni di palestinesi sono cresciute in queste condizioni. Altre due generazioni di palestinesi, ovviamente strettamente connesse alle prime, vivono da più di cinquant’anni lo statuto di rifugiati e cioè di senza casa e senza terra, vivono in campi profughi. Non sono sempre terrorizzati, ma quasi.

Pendono dal volere del ministro della Difesa (?) e perdono quasi di continuo diritti,proprietà, tranquillità. Anche gli spazi dell’Autorità Nazionale Palestinese sono stati, quasi tutti, rioccupati dall’esercito e carri armati ed elicotteri Apache colpiscono ed uccidono quotidianamente. Si può lecitamente parlare di terrorismo di Stato?” (3)

Certamente il sedicente stato d’Israele è responsabile del dramma – al Nakba, secondo l’espressione araba – del popolo palestinese ma, su quali basi i sionisti hanno potuto occupare e stabilire il proprio ‘organismo statalÈ nei territori palestinesi?

3 Giancarlo Paciello – articolo “Una totale falsificazione: Nulla di ciò che ci raccontano ha un fondamento di verità”, articolo apparso sul mensile Comunitarismo Anno 1 Nr° 0 Marzo 2003 ; dello stesso autore segnaliamo : i volumi La nuova Intifada, Pistoia 2001 e Quale processo di pace-Cinquant’anni di espulsioni e di espropriazioni di terre ai palestinesi, Pistoia 2002.

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Noi crediamo che esista un filo sottile, una striscia di menzogne e falsificazioni storiche, che collega il preteso sterminio dei ‘sei milioni’ di ebrei durante la Guerra Mondiale all’instaurazione dello stato-pirata israeliano.

Senza la farsa olocaustica difficilmente i sionisti avrebbero occupato la Palestina; senza il mito dell’olocausto ancor più difficilmente oggi i sionisti potrebbero risiedervi, amministrarvi e depredarne i territori.

Infine senza il dramma degli ebrei in Europa difficilmente i sionisti avrebbero raggiunto i propri scopi dal carattere razzistico-colonialista che – alla fine della 2° Guerra Mondiale – in piena de-colonizzazione e disimpegno delle nazioni coloniali europee appare un non-senso giuridico, storico, politico e religioso.

La prima menzogna è funzionale alla seconda ed entrambe si sostengono a vicenda.

Smascherare la leggenda olocaustica servirà a smascherare l’inganno d’Israele.

Analizzeremo pertanto quali siano le implicazioni inerenti il cosiddettoolocausto ebraico’ anche e soprattutto in relazione alla situazione palestinese e,insieme, alla sempre più chiara volontà di dominio planetario – mediante multinazionali e centri di potere semi-occulti - di determinati e individuabili ambienti della finanza sionista.

Parte 2

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09:20 Scritto da: waa359 | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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