21.04.2010

1 I processi Zündel articolo di Robert Faurisson Parte 1

di Robert Faurisson

(1988)


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Ernst Zündel mentre esce dal lager tedesco dove è stato internato per anni,per "leso o£ocau$o" ! WaA359
L'articolo che qui segue apparve nelle "Annales d'Histoire révisionniste", n° 5, estate-
autunno 1988. Esso costituisce un'esauriente rassegna di quello che all'epoca era lo stato delle ricerche dei revisionisti e può cosi svolgere una funzione informativa particolarmente preziosa per il lettore italiano.
Una postilla ci sembra opportuna. Se Faurisson crede di dover precisare che il Museo di Stato di Oswiecim (Auschwitz) era un "organismo comunista", nell'impiego di questa qualifica e nell'implicita deduzione che egli trae da essa è facile leggere in trasparenza ciò che già ci era noto, e cioè che, quale che sia, consapevole o inconsapevole e implicita, l'ideologia dell'autore, questa ideologia (che probabilmente è di stampo liberal senza particolari connotazioni) non è certo tale per cui noi la si possa sentire vicina: circostanza cui daremmo un'importanza fondamentale in diversa sede, ma che non basta a squalificare Faurisson come studioso.
Tanto meno lo squalificheranno quelle che non sono se non spudorate menzogne. Ecco qui un ex-ambasciatore il quale, in un libro che deve tirare, se in un anno è arrivato alla terza edizione, asserisce autorevolmente l'esistenza di un collegamento tra Faurisson (e Irving.i.Irving;) e i Protocolli dei Savi di Sion... "La menzogna trionfante che passa", diceva Rassinier.i.Rassinier; ripetendo Jaurès.i.Jaurès;. Speriamolo: altrimenti le immondizie ci seppelliranno. Ma che giocondo vedere ci offrirebbe l'ex-ambasciatore se, in luogo di limitarsi ad asserire, si provasse a dimostrare! Non si puo proprio fare a meno di pensarci. C. Saletta]

Ernst Zündel è stato condannato il 13 maggio 1988 dal giudice Ron Thomas (Corte distrettuale dell'Ontario, Toronto, Canada) a nove mesi di prigione ed immediatamente incarcerato per aver diffuso un testo revisionista già vecchio di quattordici anni: Did Six Million Really Die?

Ernst Zündel vive a Toronto dove, fino a questi ultimi anni, esercitava la professione di grafico e pubblicitario. Ha quarantanove anni. Nato in Germania, ha conservato la nazionalità tedesca. La sua vita è stata gravemente sconvolta dal giorno in cui, verso il 1981, ha iniziato a diffondere l'opuscolo revisionista di Richard Harwood: Did Six Million Really Die? (Ne sono morti veramente sei milioni?). Questo opuscolo era stato pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna nel 1974 ed aveva suscitato l'anno successivo una lunga controversia in "Books and Bookmen". Su intervento della comunità ebraica sud-africana, fu poi vietato in Sudafrica. In Canada, ad un primo processo, nel 1985, E. Zündel era stato condannato a quindici mesi di prigione. Questo processo è stato annullato nel 1987. Un nuovo processo è iniziato il 18 gennaio 1988. Ho partecipato ai preparativi e allo svolgimento di queste azioni giudiziarie. Ho consacrato migliaia di ore alla difesa di E. Zündel.
Già François Duprat
Francois Duprat.jpgFin dal 1967 François Duprat (nella foto)aveva pubblicato un articolo su Il mistero delle camere a gas ("Défense de l'Occident", giugno 1967, pp. 30-33). Egli si doveva poi interessare all'opuscolo di R. Harwood assicurandone attivamente la diffusione. Il 18 marzo 1978 veniva ucciso da assassini provvisti di mezzi troppo complessi per non appartenere a un servizio segreto. Questo delitto fu rivendicato da un "Commando della Memoria" e da un "Gruppo Rivoluzionario Ebraico" ("Le Monde", 23 marzo 1978, p. 7). Patrice Chairoff aveva pubblicato l'indirizzo di F. Duprat in Dossier neo-nazisme; egli giustificò l'assassinio dalle colonne di "Le Monde" (26 aprile 1978, p. 9) e il revisionismo della vittima gli ispiro la seguente riflessione:
"François Duprat è responsabile. Ci sono responsabilità che uccidono".
In "Le Droit de vivre", organo della Licra, Jean Pierre-Bloch espresse una posizione ambigua: riprovava il crimine ma, nello stesso tempo, lasciava scorgere che non provava pietà per quanti, come la vittima, si impegnavano sulla via del revisionismo ("Le Monde", 7-8 maggio 1978).
Pierre Viansson-Ponté
Otto mesi dopo il delitto, il giornalista Pierre Viansson-Ponté aveva lanciato un violento attacco contro l'opuscolo di R. Harwood. La sua esposizione si intitolava La menzogna ("Le Monde", 17-18 luglio 1977, p. 13). Essa veniva ripresa con un commento elogiativo su "Le Droit de vivre". Sei mesi dopo l'assassinio P. Viansson-Ponté ripartiva all'attacco (La menzogna -- seguito, "Le Monde", 3-4 settembre 1978, p. 9). Egli passava sotto silenzio la morte di F. Duprat; rivelava cognomi, nomi e città d'origine di tre lettori revisionisti e faceva appello alla repressione giudiziaria contro il revisionismo.
Sabina Citron contro E. Zündel
Nel 1984, in Canada, Sabina Citron responsabile di un'associazione per il ricordo dell'Olocausto, provocò violente manifestazioni contro E. Zündel Ci fu un attentato contro il domicilio di quest'ultimo. L'amministrazione postale canadese, assimilando la letteratura revisionista a quella pornografica, gli aveva rifiutato ogni invio e ogni ricezione di corrispondenza ed egli non poteva riavere i suoi diritti postali se non al termine di un anno di procedure giudiziarie. Nel frattempo, la sua posizione era andata peggiorando. Su istigazione di Sabina Citron, il procuratore generale dell'Ontario presentò una denuncia contro E. Zündel per "diffusione di falsa notizia". L'accusa si basava sul seguente ragionamento: l'accusato aveva abusato del suo diritto alla libertà d'espressione e, diffondendo l'opuscolo di R. Harwood propagava un'asserzione che sapeva falsa; infatti egli non poteva ignorare che il "genocidio degli ebrei" e le "camere a gas" sono un fatto assodato.
E. Zündel era anche accusato di aver personalmente scritto e diffuso una lettera con la stessa ispirazione dell'opuscolo.
Il primo processo (1985)
Il primo processo duro sette settimane. La giuria dichiarò E. Zündel non colpevole per la sua lettera ma colpevole per la diffusione dell'opuscolo. Egli fu condannato dal giudice H. Locke a 15 mesi di carcere. Il consolato tedesco di Toronto gli ritiro il passaporto. La Rft presento contro di lui una richiesta d'estradizione. Prima, le autorità della Rft avevano lanciato su tutto il territorio nazionale una gigantesca operazione di perquisizioni poliziesche eseguite nello stesso giorno presso tutti i suoi corrispondenti tedeschi. Nel 1987, gli Stati Uniti gli vietavano l'accesso al loro territorio. Ma E. Zündel aveva riportato una vittoria mediatica; giorno dopo giorno, per sette settimane, tutti i mezzi di comunicazione anglofoni avevano parlato di un processo dalle rivelazioni spettacolari; ne era emerso che i revisionisti possedevano una documentazione e un'argomentazione di prima forza mentre gli sterminazionisti erano con le spalle al muro.
Il loro esperto: Raul Hilberg
raul-hilberg.jpgIn questo primo processo, l'esperto dell'accusa fu Raul Hilberg,(nella foto) un professore americano d'origine ebraica, autore di un'opera di base: The Destruction of the European Jews (1961) di cui tratta Paul Rassinier in Le Drame des Juifs européens (1964). R. Hilberg comincio sviluppando senza remore la sua tesi sullo sterminio degli ebrei. Poi venne il momento del suo controinterrogatorio, condotto dall'avvocato di E. Zündel, Douglas Christie, con l'assistenza di Keitie Zubko e mia. Fin dalle prime domande, si capi come R. Hilberg, che era la più alta autorità mondiale in materia di storia dell'Olocausto, non avesse esaminato un solo campo di concentramento, neppure Auschwitz. Non lo aveva fatto prima di pubblicare il suo libro nel 1961, dopo. Ancora nel 1985, quando annunciava l'imminente uscita in tre volumi di una nuova edizione, rivista, corretta e ampliata, egli non aveva esaminato alcun campo. Era stato ad Auschwitz nel 1979 per un sol giorno in occasione di una cerimonia. Non aveva avuto la curiosità di esaminare i luoghi gli archivi. In tutta la sua vita non aveva visto una "camera a gas", né "nella condizione originaria", né ridotta in rovine (per lo storico le rovine sono sempre parlanti).
Fu spinto ad ammettere che, per quello che chiamava la politica di sterminio degli ebrei, non erano esistiti né piano, né organismo centrale, né bilancio, né controllo. Dovette poi ammettere che, dopo il 1945, gli Alleati non avevano proceduto a nessuna sperimentazione dell'"arma del crimine" che concludesse all'esistenza di una camera a gas omicida. Nessun rapporto di autopsia aveva concluso all'assassinio di un detenuto per avvelenamento da gas. R. Hilberg affermò che Hitler aveva dato degli ordini per lo sterminio degli ebrei e che Himmler. il 25 novembre 1944 (che precisione!), aveva ordinato di cessare questo sterminio, ma non fu in grado di produrre questi ordini.
La difesa gli domandò se, nella nuova edizione del suo libro, continuasse ad affermare l'esistenza di questi ordini di Hitler.
Egli osò rispondere affermativamente. Mentiva. E commetteva anche uno spergiuro.
In questa nuova edizione (la cui prefazione è datata settembre 1984) R. Hilberg ha soppresso sistematicamente ogni menzione di un ordine di Hitler (si veda in proposito il resoconto di Christopher Browning, The Revised Hilberg, "Simon Wiesenthal Center Annual", 1986, p. 294).
Pregato dalla difesa di spiegare come i tedeschi, sprovvisti di ogni piano, avessero potuto condurre a termine una gigantesca impresa come quella dello sterminio di milioni di ebrei, egli rispose che c'era stato nelle varie istanze naziste "un'incredibile armonia di spiriti, un consenso nella divinazione telepatica in seno a una vasta burocrazia" ("an incredible meeting of minds, a consensus mind-reading by a far-flung bureaucracy").
Il testimone Arnold Friedmann
L'accusa contava sulla testimonianza dei "sopravvissuti". Questi "sopravvissuti" erano stati scelti con cura. Dovevano dimostrare di aver visto, visto con i loro occhi, preparativi e procedure di gassazioni omicide. Dopo la guerra, in una serie di processi, come quelli di Norimberga (1945-1946), di Gerusalemme (1961) o di Francoforte (1963-1965), simili testimoni non erano mancati. Tuttavia, come ho fatto notare spesso, nessun avvocato della difesa aveva avuto il coraggio o la competenza necessari per controinterrogarli sulle gassazioni stesse. Ora, per la prima volta, a Toronto, nel 1985, un avvocato, Douglas Christie, osò chiedere spiegazioni; lo fece con l'aiuto di carte topografiche e delle mappe degli edifici e con una documentazione scientifica tanto sulle proprietà dei gas asseritamente impiegati quanto sulle capacità di cremazione sia coi forni che coi roghi. Nessuno di questi testimoni resistette alla prova, e soprattutto non lo fece un certo Arnold Friedmann; questi, come ultima risorsa, finì col confessare che si era si trovato ad Auschwitz-Birkenau (dove, d'altronde, non era mai stato costretto a lavorare salvo in un'occasione per scaricare delle patate) ma che, per quel che riguardava le gassazioni, si era attenuto solo a dei "si dice".
Il testimone Rudolf Vrba
Vrba-Wetzler.jpgIl testimone Rudolf Vrba (a sin nella foto,a destra wetzler))aveva notorietà internazionale. Ebreo slovacco, internato ad Auschwitz e a Birkenau, era fuggito dal campo, diceva, nell'aprile 1944 in compagnia di Fred Wetzler. Ritornato in Slovacchia, aveva dettato un resoconto su Auschwitz, su Birkenau, sui loro crematori e le loro "camere a gas".
Per la trafila di organizzazioni ebree slovacche, ungheresi e svizzere, questo resoconto pervenne a Washington, dove servi di base al famoso War Refugee Board Report, pubblicato nel novembre 1944. Ogni organismo alleato incaricato di perseguire "crimini di guerra" e ogni procuratore alleato responsabile di processi a "criminali di guerra" avrebbero cosi disposto della versione ufficiale della storia di questi campi.
R. Vrba divenne in seguito cittadino britannico e pubblicò la sua biografia con il titolo di I Cannot Forgive (Non posso perdonare): in realtà questo libro, uscito nel 1964, era stato scritto da Alan Bestic che, nella sua prefazione, rendeva omaggio all'"attenzione considerevole [di R. Vrba] per tutti i dettagli" e al suo "rispetto meticoloso e quasi fanatico per l'esattezza". Il 30 novembre 1964, R. Vrba testimoniò al processo di Francoforte. Poi si stabili in Canada e prese la nazionalità canadese. Figurò in vari film su Auschwitz ed in particolare in Shoah di Claude Lanzmann..
Tutto sorrideva a questo testimone, fino al giorno in cui, nel 1985, al processo Zündel, fu controinterrogato senza riguardi.
Si rivelò allora un impostore.
Si scopri che, nel suo resoconto del 1944, aveva inventato di sana pianta il numero e l'ubicazione delle "camere a gas" e dei forni crematori. Il suo libro del 1964 si apriva con una visita di Himmler a Birkenau, nel gennaio 1943, per l'inaugurazione di un nuovo crematorio con "camera a gas"; ora, l'ultima visita di Himmler risaliva al luglio 1942 e, nel gennaio 1943, il primo dei nuovi crematori era lungi dall'essere terminato. Grazie, sembra, a risorse mnemotecniche speciali e grazie ad un vero e proprio dono dell'ubiquità, R. Vrba aveva contato che nello spazio di 25 mesi (dall'aprile 1942 all'aprile 1944) i tedeschi avevano "gassato" nel solo campo di Birkenau 1.765.000 ebrei, tra cui 150.000 ebrei venuti dalla Francia. Ora, Serge Klarsfeld, nel 1978, nel suo Mémorial de la déportation des Juifs de France, doveva concludere che, per tutta la durata della guerra, i tedeschi avevano deportato verso tutti i campi di concentramento un totale di 75.721 ebrei di Francia.
La cosa più grave è che la cifra di 1.765.000 ebrei "gassati" a Birkenau era stata inserita in un documento (L-022) del tribunale di Norimberga.
Stretto da tutti i lati dall'avvocato di E Zündel., l'impostore non trovo altra via d'uscita che invocare, in latino, la "licentia poetarum", la licenza poetica, il diritto alla finzione. Il suo libro è stato pubblicato da poco in francese; si presenta come un libro di "Rudolf Vrba con la collaborazione di Alan Bestic"; non comprende più la prefazione entusiastica di Alan Bestic; nella breve presentazione di Emile Copfermann, è detto: "d'accordo con Rudolf Vrba sono state soppresse le due appendici dell'edizione inglese". Non si precisa che queste due appendici avevano procurato, anch'esse, serie noie al nostro uomo nel 1985 al processo di Toronto.
Il secondo processo Zündel (1988)
Nel gennaio 1987, una corte composta da cinque alti magistrati decise di annullare il processo del 1985 per motivi di fondo: il giudice H. Locke non aveva concesso alcuna garanzia alla difesa nella scelta della giuria e la giuria era stata ingannata dal giudice sul significato stesso del processo.
Ho personalmente assistito a molti processi nella mia vita, compresi alcuni in Francia all'epoca dell'Epurazione. Mai ho incontrato un magistrato cosi parziale, autocratico e violento come il giudice H. Locke. La giustizia anglosassone offre molte più garanzie della giustizia francese ma può essere sufficiente un uomo per pervertire il migliore dei sistemi. Il giudice H. Locke è stato quest'uomo.
Il secondo processo iniziò il 18 gennaio 1988 presieduto dal giudice Ron Thomas, che è un amico, sembra, del giudice H. Locke. L'uomo è collerico, francamente ostile alla difesa ma ha più finezza del suo predecessore, e poi le osservazioni dei cinque alti magistrati lo hanno tenuto un po' a freno. Il giudice H. Locke aveva moltiplicato gli ostacoli alla libera espressione dei testimoni e degli esperti della difesa; egli mi aveva, ad esempio, vietato in pratica ogni utilizzazione delle foto che avevo scattato ad Auschwitz; non avevo avuto il diritto di ricorrere ad argomenti di tipo chimico, topografico, architettonico (mentre ero stato il primo nel mondo a pubblicare le mappe dei forni crematori di Auschwitz e di Birkenau); non avevo potuto parlare né delle camere a gas americane, né delle fotografie aeree di Auschwitz e Birkenau. Anche un eminente chimico come William Lindsey era stato frenato nel corso della sua deposizione. Il giudice R. Thomas, per parte sua, doveva consentire maggiore libertà alla difesa ma, all'improvviso, su richiesta dell'accusa, prese una decisione di natura tale da legare le mani alla giuria.
La "declaratoria legale" del giudice R. Thomas
Nel diritto anglosassone, tutto deve venir provato salvo alcune evidenze ("la Gran Bretagna è governata da una monarchia", "la sua capitale si chiama Londra", "il giorno succede alla notte", ecc.). Inoltre bisogna che il giudice faccia una dichiarazione (judicial notice) di queste evidenze su richiesta dell'una o dell'altra parte.
Il procuratore John Pearson ha chiesto al giudice di prendere atto in tal senso dell'Olocausto. Restava da definire questo termine. E verosimile che senza l'intervento della difesa, il giudice avrebbe definito l'Olocausto come si sarebbe potuto fare nel 1945-1946. A quell'epoca il "genocidio degli ebrei" (non si diceva ancora "l'Olocausto") avrebbe potuto esser definito come "la distruzione ordinata e pianificata di sei milioni di ebrei, in specie con l'impiego di camere a gas". L'inconveniente per l'accusa è che la difesa abbia avvertito il giudice che dal 1945-46 si erano prodotti numerosi cambiamenti nell'idea che gli storici sterminazionisti stessi si facevano dello sterminio degli ebrei. Per cominciare, non parlavano più di uno sterminio ma di un tentativo di sterminio. In secondo luogo, avevano finito con l'ammettere che, "malgrado le ricerche più erudite", non si era trovata traccia di un ordine di sterminare gli ebrei. Si era prodotta poi la scissione fra "intenzionalisti" e "funzionalisti":
erano tutti d'accordo nel dire che non c'era la prova di un'intenzione sterminatrice, ma gli storici della prima scuola ritenevano che si dovesse tuttavia supporne l'esistenza, mentre quelli della seconda giudicavano lo sterminio come il frutto di iniziative personali, locali ed anarchiche:
la funzione aveva in qualche modo creato l'organo!
Infine, la cifra di sei milioni era stata dichiarata "simbolica" e c'erano molte divergenze sul "problema delle camere a gas".
Il giudice R. Thomas, manifestamente sorpreso da questo flusso di informazioni, ha optato per la prudenza e, dopo un intervallo di riflessione, ha scelto questa definizione: l'Olocausto è stato "lo sterminio e/o l'assassinio in massa di ebrei" per opera del nazionalsocialismo.
Questa definizione era degna di nota sotto vari aspetti: non vi si trovava più traccia né di un ordine di sterminio, né di un piano, né di "camere a gas", né di sei milioni di ebrei, e nemmeno di milioni di ebrei. Essa era a tal punto priva di contenuto che non corrispondeva più a niente poiché non si capisce che cosa possa essere un'"uccisione in massa di ebrei" (il giudice aveva accuratamente evitato di dire: degli ebrei). Da sola, questa definizione permetteva di misurare i progressi compiuti dal revisionismo storico tra il 1945 e il 1988.
R. Hilberg rifiuta di comparire di nuovo
Una delusione aspettava il procuratore J. Pearson: R. Hilberg, malgrado ripetute richieste, si rifiutava di comparire nuovamente. La difesa, avendo avuto sentore di uno scambio di corrispondenza fra J. Pearson e R. Hilberg, pretese e ottenne la pubblicazione delle lettere e, in particolare, di una tra esse, "confidenziale", di R. Hilberg, nella quale questi non nascondeva di avere un pessimo ricordo del suo controinterrogatorio del 1985. Egli temeva da parte di Douglas Christie un ritorno sugli stessi punti sui quali già era stato interrogato. Riprendendo le precise parole di questa lettera confidenziale, temeva, egli scriveva, "un tentativo per intrappolarmi segnalando ogni contraddizione apparente, per poco importante che ne fosse l'oggetto, fra la mia precedente testimonianza e quella che potrei rendere nel 1988" ("every attempt to entrap me by pointing out to any seeming contradiction, however trivial the suject might be, between my earlier testimony and an answer that I might give in 1988"). Infatti, come ho detto prima, R. Hilberg aveva commesso uno spergiuro palese e non poteva che temere un'accusa di spergiuro.
Parte 2

N.B:Foto,sottolineatura,grassetto,colore,NONsono parte del testo originale.WaA359

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08:34 Scritto da: waa359 in Articoli di /su Robert Faurisson | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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