10.04.2010
Francesco Germinario : Un dilettante nostrano...di Carlo Mattogno
Da: OLOCAUSTO: DILETTANTI ALLO SBARAGLIO
Nella foto parte della copertina di un libro di tale Germinario.WaA359
di Carlo Mattogno
Il dilettantismo antirevisionista in Italia
Francesco Germinario : Un dilettante nostrano!
Tra gli attacchi propagandistici che sono stati portati alle mie ricerche da vari gazzettieri italiani, i più squallidi -- sia dal punto di vista documentario, sia, soprattutto, dal punto di vista morale -- sono quelli di tale Francesco Germinario, autore di due penosi articoli sul "negazionismo in Italia": Aspetti della pubblicistica negazionista in Italia (25) e Destra radicale e negazionismo in Italia (26), che è un semplice rifacimento del primo, il quale a sua volta, è "una versione, rivista e ampliata, della relazione al Convegno su "Nazismo e neonazismo" , tenutosi a Brescia il 17 dicembre 1993, a cura della fondazione "Luigi Micheletti" " (27): praticamente, in due anni, questo "esperto" del "negazionismo" non ha saputo far altro che riciclare i medesimi temi, dimostrando la sua totale incapacità di uscire dagli squallidi schemi mentali e dai volgari pregiudizi di un Pierre Vidal-Naquet e di una Deborah Lipstadt.
I grossolani rimproveri che mi muove costui rientrano in uno schema tattico ormai ben sperimentato, che si basa sulla deformazione sistematica sia delle intenzioni, sia delle argomentazioni dell'avversario. Non vale la pena di soffermarsi sulla "critica" teorica del "negazionismo" proposta da Francesco Germinario, trattandosi di un misero raffazzonamento delle tesi esposte da questi due "maestri". Tuttavia non posso passare sotto silenzio la boriosa arroganza di questo propagandista, che ardisce fare il processo alle mie intenzioni e condannarmi senza appello con una sicumera pretenziosa quanto illusoria. La mia legittima richiesta che venga giudicato il valore delle argomentazioni che espongo, non già le mie idee politiche, o, peggio ancora, quelle che mi vengono attribuite (28), diventa per il Germinario "un preteso atteggiamento di super partes" , peggio ancora, "parodistiche professioni di fede di sapore weberiano" (29). Naturalmente il Germinario, lui si, è assolutamente super partes e i suoi giudizi sono assolutamente obiettivi e solo un animo malevolo potrebbe vedere nella sua insistenza ossessiva nel distribuire qualifiche di nazista e antisemita a destra e a manca (moltissimo a destra e pochissimo a manca) un indizio velato di faziosità! Ma al di là della ridicola parodia morale di cui si ammanta, questa insistenza non è altro che una miserabile tattica: non avendo la minima cognizione dei temi che pretende di dibattere, al pover'uomo non resta che nascondersi dietro all'obbrobrio che scaturisce dai suoi anatemi: l'accusa di nazismo e di antisemitismo rappresenta dunque uno squallido surrogato dell'argomentazione scientifica e chiude la discussione prima ancora di averla iniziata. Un comodo alibi adottato da questi propagandisti con un furore tanto maggiore quanto maggiore è la loro incompetenza sul piano storico. In effetti, le conoscenze storiche e le "critiche" che il Germinario presenta negli articoli citati sarebbero mediocri anche per un ginnasiale.
Veniamo finalmente a queste "critiche". Come ho già accennato, esse si risolvono in una deformazione sistematica di alcuni passi dei miei scritti fino alla falsificazione pura e semplice. Comincio dal primo articolo, Aspetti della pubblicistica negazionista in Italia.
Egli afferma che Carlo Mattogno
" ha preteso di discutere di Shoà con la redazione di "Shalom" e di essere invitato quale "esperto" ad una trasmissione televisiva sulla Shoà a suo avviso troppo… "sterminazionista" " (p.29).
Madornali scemenze. E' la redazione di Shalom che ha preteso di discutere con me, ma quando ho dimostrato che questa rivista ha pubblicato un documento sull' affaire Roques non corrispondente all'originale (da me inviato in fotocopia alla redazione) e ha espresso un giudizio documentariamente infondato, si è guardata bene dal rispondere (30). A quanto pare, Germinario crede davvero che la redazione di Shalom sia costituita da "esperti" della Shoà dinanzi alla profonda competenza dei quali io dovrei trasalire: pia illusione. Al loro cospetto, un mediocre dilettante come Pierre Vidal-Naquet appare un gigante. Io non ho mai preteso di essere invitato come esperto in nessuna trasmissione. Il Germinario deforma la chiusura del mio articolo Speciale-Mixer e l'Olocausto -- che egli liquida con una interpretazione ridicola (31):
"Quanto invece a Giovanni Minoli e compagni, se si sentono tanto sicuri delle "prove" da essi sbandierate, non hanno che da invitare all'immancabile "Speciale-Mixer 3" sull' "Olocausto" Robert Faurisson o un altro studioso serio" (32).
Naturalmente Francesco Germinario non solo si guarda bene dall'esporre una sola critica storica al contenuto di questo articolo, ma ne fornisce persino un riferimento errato! (33)
Dalla semplice presenza del nome di Nolte accanto a quello di Faurisson, di Rassinier e di Mattogno su un questionario non redatto da me, il Germinario desume l'idea fantasiosa di una tattica revisionista consistente nello "spacciarsi per "discepoli" della storiografia accademica revisionista, in particolare di Renzo De Felice e di Ernst Nolte" (p.29), ossia "ci si ripara dietro il nome di un Nolte per legittimare una specie di millantato credito storiografico" (p.30). Un'altra enorme sciocchezza. Per quanto mi concerne, non ho millantato nulla; se mai, Nolte stesso ha, almeno in parte, legittimato le mie ricerche scrivendo che "Mangel an Kenntnissen ist weder Robert Faurisson noch Carlo Mattogno vorzuwerfen" ("né a Robert Faurisson né a Carlo Mattogno si può rimproverare la mancanza di conoscenze") (34). Quanto a Renzo De Felice, l'unica volta che l'ho menzionato nei miei scritti è stato per contestarlo duramente (35).
Francesco Germinario osa affermare che "per Faurisson o per Mattogno, ad esempio, le vittime [della Shoà] non superano le migliaia" (pp.30-31)., il che è una menzogna pura e semplice, smentita già dall'articolo Lois des nombres (36), nel quale stimo le vittime del solo campo di Auschwitz a 150.000-170.000 (37).
Il nostro sprovveduto propagandista si illude persino di avermi colto in fallo di menzogna:
"La posizione più diffusa -- o, almeno, quella in cui si rifugiano i pubblicisti neonazisti davanti all'evidenza delle cifre spaventose di ammazzati -- è che se migliaia di morti vi sono state, esse sono state provocate dall'epidemia. Il pubblicista negazionista Mattogno ha sostenuto, ad esempio, che le migliaia di cadaveri riprese dalle telecamere dell'esercito americano (38) nel Lager di Berger [sic] Belsen erano state provocate dalle epidemie di tifo petecchiale" (p.32).
Considerato il suo livello culturale, non si può certo pretendere che il Germinario abbia letto il già citato Trial of Josef Kramer and Forty-Four Other (The Belsen Trial), di cui probabilmente ignora perfino l'esistenza, ma La soluzione finale di Gerald Reitlinger la conoscono anche i ginnasiali. In quest'opera, l'Autore scrive:
"Il 1o marzo Kramer aveva scritto a Glücks che nel campo c'erano 42.000 detenuti e che il tifo petecchiale mieteva in mezzo ad essi al ritmo di 250-300 persone al giorno. [...] In questo rettangolo lungo poco più di un chilometro e mezzo e largo trecentosessanta metri, le truppe britanniche trovarono 28.000 donne, 12.000 uomini e 13.000 cadaveri insepolti.
Altri 13.000 morirono nei giorni immediatamente seguenti alla liberazione.
Non vi è alcun modo di stabilire quanti erano morti dall'inizio di febbraio, quando l'epidemia di tifo si manifestò, ma è certo che perlomeno 40.000 persone, in massima parte ebrei polacchi e ungheresi, lasciarono la vita in questo campo di appestati, dove ogni straccio, ogni pezzetto di legno, ogni cosa dovette essere distrutta col fuoco" (39).
Ma forse per il nostro polemista anche lo storico ebreo Gerald Reitlinger era in realtà un temibile nazista!
Passiamo al secondo articolo di Francesco Germinario, Destra radicale e negazionismo in Italia.
Egli esordisce affermando che
"la data di nascita del negazionismo italiano è collocabile nel biennio 1985-86, quando un "fascista dichiarato", Carlo Mattogno pubblica presso le edizioni di Sentinella d'Italia -- una casa editrice la cui omonima rivista si era già segnalata per la pubblicazione di articoli negazionisti -- diversi opuscoli: Il rapporto Gersstein [sic]: anatomia di un falso; La Risiera di San Sabba. Un falso grossolano; Il mito dello sterminio ebraico. Introduzione storico-bibliografica alla storiografia revisionista; Auschwitz: due false testimonianze; Auschwitz: un caso di plagio" (p. 54).
Francesco Germinario è tanto sicuro che io sia un "fascista dichiarato" che lui, italiano e (preteso) specialista della destra radicale italiana, trae la falsa notizia da Pierre Vidal-Naquet; non solo, ma, pur avendo rilevato che l'affermazione di costui è priva di riferimento -- e dunque arbitraria -- non mi ha concesso neppure il beneficio del dubbio. L'argomentazione è comunque demolitrice: è noto a tutti, infatti, che l'affermazione 3 + 2 = 5 è vera se fatta da un qualunque Francesco Germinario, ma diventa rigorosamente falsa se è fatta da un "fascista dichiarato"!
Per quanto concerne i miei scritti, Auschwitz: due false testimonianze e Auschwitz: un caso di plagio (1986) sono stati pubblicati dalle Edizioni La Sfinge, non già da Sentinella d'Italia; inoltre la qualifica riduttiva di "opuscoli" da lui attribuita a tutti questi scritti, non conviene sicuramente a Il rapporto Gerstein: Anatomia di un falso , che conta 243 pagine, né a Il mito dello sterminio ebraico, che ne conta 85.
Il Germinario passa poi ad una sommaria analisi dei miei scritti:
"I due brevi saggi su Auschwitz, quello sulla Risiera di San Sabba, nonché quello successivo sulle confessioni di Höss erano una piatta riproposizione della consueta tecnica negazionista, già inaugurata da Bardèche e poi ampiamente sviluppata dai pubblicisti neonazisti successivi, di respingere come non credibili per definizione tutte le ricostruzioni dei deportati e sopravvissuti: le loro erano solo "menzogne spudorate" , ossia "un'accozzaglia di falsificazioni e contraddizioni" ". (p.54)
Il riferimento a Bardèche, del quale non sono debitore in nulla né dal punto di vista metodologico né da quello argomentativo, è decisamente fuori luogo, come ho dimostrato ad abundatiam nei capitoli I e III ; l'iniziatore del revisionismo storico non è il fascista Bardèche, ma il socialista e resistente Paul Rassinier.
Nella nota 32 a p. 52 Francesco Germinario scrive:
" Ambedue le cit. In Auschwitz: due false testimonianze, La Sfinge, Parma 1986; Auschwitz: un caso di plagio, La Sfinge, Parma 1986, p.8. In quest'ultimo caso, il riferimento è alla testimonianza di un internato ungherese, M.Nyiszli".
Ma neppure nel primo caso io ho affermato che tutte le testimonianze sono solo "menzogne spudorate", bensi, con specifico riferimento alle testimonianze di Ada Bimko e di Sigismund Bendel, ho rilevato il fatto vergognoso "che questi testimoni abbiano mentito spudoratamente" (40). Se Francesco Germinario è convinto che Miklos Nyizsli, Ada Bimko e Sigismund Bendel non siano dei mentitori, lo dimostri confutando le mie argomentazioni (eventualità decisamente utopistica!).
A titolo informativo, del testimone Miklos Nyiszli, sedicente medico del Sonderkommando dei crematori di Birkenau, mi sono occupato nello studio "Medico ad Auschwitz": anatomia di un falso (41), in cui ho esposto 120 argomentazioni contro questo testimone; sono ancora in attesa che qualcuno dimostri che una sola di esse sia falsa o infondata (42).
In Auschwitz: due false testimonianze ho esaminato in modo approfondito, studiando il testo integrale di tutti i documenti disponibili, le testimonianze di Ada Bimko e di Sigismund Bendel; la prima afferma di aver visitato una "camera a gas" di Birkenau (43), di cui fornisce una descrizione architettonica puramente fantastica, come risulta dall'esame delle piante originali dei crematori (44), nei quali tali locali omicidi si sarebbero trovati; il secondo, un altro sedicente membro del Sonderkommando, tra l'altro, descrive, da testimone oculare, le presunte camere a gas omicide come locali di m 10 x 4 x 1,60 (45), mentre i locali che la storiografia ufficiale designa come camere a gas omicide misuravano m 30 x 7 x 2,40 (crematori II e III). Un dettaglio irrilevante?
Il rapporto Gerstein. Anatomia di un falso, è uno studio storico di largo respiro su questo personaggio inquietante. La ricca documentazione comprende l'analisi di testi inediti o poco noti , tra l'altro, in polacco, in olandese e in svedese. Con abbondanza di argomenti (pp.37-79), che ho riassunto sommariamente nel capitolo II, vi dimostro che le affermazioni di Kurt Gerstein sono inattendibili su tutti i punti essenziali. Anche in questo caso, attendo da più di dieci anni una confutazione scientifica delle mie argomentazioni.
Continuando la sua rassegna di alcune delle mie opere, Francesco Germinario scrive:
<<il Mito dello sterminio ebraico (già pubblicato sul più importante periodico neonazista , specializzato nella pubblicazione di articoli negazionisti, gli Annales d' histoire révisionniste) , invece, costituiva una rassegna pressoché completa della precedente pubblicistica negazionista, fornendo altresì "una esposizione di tutti i più significativi Leitmotive del negazionismo dal 1945 ad oggi. Intanto, il processo di Norimberga era privo di attendibilità storico politica perché in quella sede spietati "inquisitori" si erano esercitati nell'arte di "far dire a qualsiasi documento ciò che si vuole"; per "soluzione finale" era da intendere l'emigrazione forzata degli ebrei europei nel Madagascar; i criminali di guerra erano "cosiddetti"; la Shoah non si era verificata, essendo il verosimile risultato di una fantasia "ridicola">>. (p.54).
Preciso anzitutto che le Annales d'histoire révisionniste non erano un periodico neonazista; l'editore di questa rivista era Pierre Guillaume, uomo dell'estrema sinistra, come si può leggere anche a p. 43 dello stesso numero di Marxismo oggi: "Pierre Guillaume ha militato sin da giovanissimo nell'estrema sinistra".
A mio avviso, il processo di Norimberga (47) fu privo di attendibilità storico-politica non già per la sciocca motivazione che mi attribuisce l'Autore, ma perché esso costituì "semplicemente "una continuazione degli sforzi bellici delle Nazioni Alleate" contro la Germania, con la quale si trovavano "tecnicamente ancora in stato di guerra", come ammise candidamente il procuratore generale degli Stati Uniti Justice Robert H. Jackson nell'udienza del 26 luglio 1946 di tale processo; a conferma del carattere fazioso di esso ho citato inoltre il giudizio dello storico inglese A.J.Taylor, secondo il quale
"il verdetto precedette il processo (48); e i documenti furono addotti per sostenere una conclusione già stabilita" (49).
Il riferimento agli "inquisitori " di Norimberga, nel suo vero contesto, ha un significato ben diverso da quello che gli attribuisce il nostro polemista:
"Gli inquisitori di Norimberga si rendevano perfettamente conto che un "piano di sterminio" che aveva provocato -- secondo l'accusa -- la morte di quattro milioni e mezzo o di sei milioni di Ebrei, non poteva essere stato attuato senza lasciare la minima traccia negli archivi nazisti, né, in sede giuridica, potevano ricorrere alla ridicola scappatoia degli storici di regime secondo cui tutti i documenti compromettenti sono stati distrutti. Essi elaborarono allora quel metodo esegetico aberrante che consente di far dire a qualsiasi documento ciò che si vuole" (50).
A sostegno di queste affermazioni ho menzionato, tra gli altri, lo storico ebreo Léon Poliakov , il quale ha scritto che "per quanto riguarda la concezione propriamente detta del piano di sterminio totale ...nessun documento è rimasto, né forse è mai esistito" (51), e la sentenza del processo Eichmann, secondo la quale "fino al suo abbandono, il Piano Madagascar' fu talvolta designato dai dirigenti tedeschi col nome di soluzione finale della questione ebraica' " (52). Ho inoltre citato, tra l'altro, la lettera informativa di Rademacher al delegato Bielfeld del ministero degli Esteri in data 10 Febbraio 1942, in cui si legge testualmente:
"La guerra contro l'Unione Sovietica ha frattanto consentito di disporre di altri territori per la soluzione finale (für die Endlösung). Di conseguenza il Führer ha deciso che gli Ebrei non devono essere espulsi nel Madagascar, ma all'Est. Perciò il Madagascar non deve più essere previsto per la soluzione finale (Madagaskar braucht mithin nicht mehr für die Endlösung vorgesehen werden" (53).
Io non ho mai affermato che "la Shoah non si era verificata, essendo il verosimile risultato di una fantasia ridicola'", ma ho esposto un argomento completamente diverso:
"E' fin troppo evidente che, se per Hitler lo "sterminio" degli Ebrei era tanto importante da far passare in secondo piano le impellenti necessità dell'economia di guerra tedesca fino all'anti-utilità (54), non avrebbe certamente permesso -- fino ai primi due anni di guerra -- l'emigrazione di almeno un milione di ebrei! [...] La debolezza della suddetta tesi è strettamente connessa alla debolezza della presunta motivazione dello "sterminio" ebraico. Per quasi tutti gli storici di regime è un fatto scontato che tale motivazione sia da rintracciare nella pretesa concezione nazionalsocialista secondo la quale gli Ebrei, in quanto "razza inferiore", erano da sterminare "per il solo fatto di essere Ebrei". Questa ridicola tesi è smentita categoricamente dal fatto della politica di emigrazione ebraica -- addirittura forzata! -- propugnata dal governo del Reich persino nei primi due anni di guerra (55).
Indi Francesco Germinario si esercita in una penosa parodia della mia metodologia storiografica:
"Era una cesura avvertibile, infatti, sul piano strettamente metodologico. Intanto -- e qui risultava evidente l'assimilazione della "lezione" di Faurisson -- tutto l'impianto negazionista si reggeva sulla convinzione per cui la constatazione da parte degli storici di mestiere (ossia degli "storici di corte", secondo il lessico neonazista) che alcune testimonianze dei sopravvissuti risultavano incomplete implicava l'inesistenza della macchina dello sterminio" (p.55).
In realtà la mia metodologia non ha nulla a che vedere con queste sciocchezze, ma consiste nell'esaminare il testo integrale di tutte le dichiarazioni disponibili di un testimone, dove sia possibile, in lingua originale (56), e nel trarre le logiche conseguenze dalla mia analisi critica di carattere storico-tecnico.
"Sempre sotto l'aspetto metodologico, poi, -- continua il Germinario -- la constatazione che in campo storiografico fosse lontano dalle conclusioni il dibattito fra le diverse interpretazioni sulla Shoah, era la prova più evidente, al tempo stesso, sia dell'inesistenza della macchina di sterminio che del fallimento della storiografia "sterminazionista", che "dopo quarant'anni di ricerca -- si dichiarava convinto Mattogno -- [...] non sa ancora nulla dell'aspetto fondamentale dello sterminio ebraico, della genesi della decisione e dell'ordine conseguente". In altri termini, l'esistenza del dibattito storiografico è la prova dell'inesistenza dell'oggetto del dibattito medesimo" (p.55).
Anche qui Francesco Germinario distorce il significato delle mie affermazioni. Io ho scritto quanto segue:
"In conclusione, dopo quarant'anni di ricerca, la storiografia sterminazionista non sa ancora nulla dell'aspetto fondamentale dello "sterminio" ebraico: la genesi della decisione e l'ordine conseguente, e questa ignoranza giustifica da sola la legittimità dell'interpretazione revisionista" (57).
In altri termini, dal momento che nessuno sa dire come, quando, dove, da chi e perché fu presa la presunta decisione di sterminio,
né come, quando, dove, da chi e perché fu dato l'ordine di sterminio, non mi pare propriamente irragionevole dubitare della realtà storica dell'uno e dell'altra.
Le ignobili insinuazioni di Francesco Germinario sulle finalità delle mie ricerche (p.56) non meritano una risposta. Che costui ricorra a tali bassezze è soltanto vergognoso.
In questo quadro, egli afferma che nei miei scritti "non erano affatto rare le giustificazioni addotte alla politica antisemita del nazismo", e aggiunge:
"Così, ad esempio, commentando un discorso di Hitler del 30 gennaio 1939, Mattogno scriveva che l'obiettivo di Hitler era la "liquidazione del loro [degli ebrei n.d.r.] ruolo politico, economico e sociale mediante la "spiegazione della questione ebraica agli altri popoli, i quali conseguentemente -- pensava Hitler -- avrebbero adottato misure restrittive come quelle che già da pochi anni erano state adottate in Germania". La Kristallnacht , tutta la legislazione antisemita e il funzionamento fin dagli anni Trenta del sistema concentrazionario in Germania sono quindi derubricati a innocenti "misure restrittive", mentre ci si astiene dall'ipotizzare in quale modo avrebbe dovuto essere liquidato il supposto ruolo economico dell'ebraismo senza ricorrere allo sterminio(p.56).
Anche qui ci troviamo di fronte al solito travisamento sistematico delle mie affermazioni. Io ho scritto:
"Come ammette lo storico sterminazionista Joseph Billig, il termine Vernichtung "non significava che si fosse già arrivati allo sterminio e neppure l'intenzione deliberata di arrivarvi", ma soltanto "la liquidazione del ruolo degli Ebrei in Europa". Il seguito del discorso chiarisce infatti il senso di questo sterminio nel modo seguente [segue la continuazione del summenzionato discorso di Hitler]: "Ma se questo popolo riuscisse ancora una volta a istigare masse popolari di milioni di uomini ad un conflitto del tutto insensato, che servirebbe soltanto agli interessi ebraici, allora si manifesterà l'effetto di una spiegazione al quale l'ebraismo è soggiaciuto completamente già in pochi anni soltanto in Germania". In altre parole, Hitler, nel discorso in questione, non minacciava lo sterminio fisico degli Ebrei europei, ma la liquidazione del loro ruolo politico, economico e sociale mediante la "spiegazione" della questione ebraica agli altri popoli, i quali conseguentemente -- pensava Hitler -- avrebbero adottato nei loro confronti misure restrittive come quelle che già in pochi anni erano state adottate soltanto in Germania" (58).
Dunque, la "liquidazione del ruolo degli Ebrei in Europa" è il commento di Joseph Billig, ed io ho soltanto ripreso il suo commento con riferimento al testo del discorso di Hitler; per quanto concerne l'espressione "misure restrittive", mi si potrà accusare di aver usato una espressione infelice, ma non certo di aver voluto avallare le misure antiebraiche adottate dal governo del Reich, e ciò è tanto vero che, nelle 1200 pagine che ho scritto fino al 1995, Francesco Germinario non ha potuto addurre che un solo esempio, capzioso, -- due parole! -- della mia presunta volontà di giustificare la politica antisemita del nazismo.
Se Francesco Germinario avesse avuto almeno la curiosità di leggere il libro di Joseph Billig (ma questo libro è già al di là della cultura storica di un dilettante!) da cui ho tratto la citazione summenzionata, avrebbe trovato anche la risposta al suo quesito relativo alla liquidazione del ruolo degli Ebrei in Europa. Lo storico francese scrive:
"Nel gennaio 1941, egli [Hitler] indica che il ruolo degli Ebrei in Europa sarà liquidato e aggiunge che questa prospettiva si realizzerà, perché gli altri popoli ne comprenderanno la necessità presso di loro. In quest'epoca si credeva alla creazione di una riserva ebraica. Ma essa non era ammissibile per Hitler che fuori dell'Europa" (59).
Ecco come avrebbe dovuto essere liquidato il supposto ruolo economico dell'ebraismo senza ricorrere allo sterminio.
La soluzione finale. Problemi e polemiche, è un libro di 219 pagine. La prima parte contiene un capitolo su Genesi e sviluppo della soluzione finale nella più recente letteratura sterminazionista (pp.23-63) in cui esamino i risultati del convegno di Parigi del 1982 e del congresso di Stoccarda del 1984; un capitolo su La "soluzione finale": leggenda e realtà (pp.64-109), in cui tratto la questione della politica nazista di emigrazione ebraica e dimostro, tra l'altro, che il termine Endlösung non è mai stato sinonimo di sterminio; un capitolo su La "soluzione finale": la conoscenza da parte di alleati e neutrali negli anni 1941-42 (pp.110-153), che è una analisi accurata del libro di Walter Laqueur Il terribile segreto. La congiura del silenzio sulla "soluzione finale" (Firenze 1983), in cui, grazie ad una verifica sistematica delle fonti addotte dallo storico inglese, dimostro che le conclusioni del suo libro sono storicamente infondate; un capitolo su "Greuelpropaganda": un caso esemplare (pp.154-161), che documenta come i comunisti francesi diffondevano le notizie propagandistiche sulle atrocità tedesche pur sapendo che erano false. La seconda parte dell'opera è costituita da sei capitoli (Gli "assassini della memoria" e gli assassini della verità , Il revisionismo in Italia, L'alfabetismo morale di "Shalom", Il "comunicato" di Giuliana Tedeschi al Salone del libro di Torino, Il valore della memoria, Il problema delle false testimonianze, Speciale-Mixer e l'Olocausto): ora, in che modo Francesco Germinario risponde alla moltitudine di argomentazioni che presento in questo libro? Accusandomi di voler giustificare la politica antisemita del nazismo!
Per mostrare, se ce ne fosse bisogno, la differenza tra la mia metodologia e quella di Francesco Germinario e di tutti coloro che adottano i suoi sistemi, posso riferirmi alla mia critica del libro di Jean-Claude Pressac Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse , nella quale ho citato e confutato una per una tutte le argomentazioni dello storico francese, almeno una sessantina, in uno studio di carattere storico-tecnico che Francesco Germinario evidentemente ha dimenticato di menzionare, forse perché i suoi dentini da dilettante si sono spezzati su quest'osso troppo duro.
Il nostro polemista si occupa sommariamente anche di altri scritti revisionisti, ma con il medesimo animus e la medesima metodologia.
J.P.Bermont, che era uno pseudonimo di Paul Rassinier, diventa ovviamente "un giornalista neofascista" (p. 51).
L'Autore afferma che "l'antisemitismo era esplicito, e all'occorrenza, non mancava, come nel caso di Harwood il richiamo anche ai Protocolli degli Anziani Savi di Sion" (p.53), mentre Harwood ha semplicemente commentato la prima pagina del Daily Express del 24 marzo 1933, da lui pubblicata a p. 5: "Con un titolo su sette colonne (Judea Declares War on Germany -- Il giudaismo dichiara guerra alla Germania) il "Daily Express" del 24 marzo 1933 (!) annuncia la dichiarazione di guerra alla Germania da parte dell'ebraismo internazionale. Sotto il titolo, un fotomontaggio rivelatore: Hitler davanti ai "savi anziani di Sion" (62). Dunque qui non c'è alcun richiamo ai Protocolli dei Savi Anziani di Sion da parte di Harwood, ma un richiamo ai Savi Anziani di Sion da parte del Daily Express.
Francesco Germinario conclude con una previsione apocalittica sul futuro del revisionismo che sarebbe stata avallata da David Irving:
"Del resto, che il negazionismo non sia riuscito a coagulare forze al di fuori degli ambienti neonazisti, è un dato ammesso dagli stessi pubblicisti negazionisti, se è vero che David Irving, il più profondo conoscitore della seconda guerra mondiale nel neonazismo europeo, ha riconosciuto che allo stato attuale il negazionismo ha perso la sua battaglia" (p.58).
Il riferimento è :"D. Irving, Presentazione a Il rapporto Leuchter, Edizioni all'Insegna del Veltro, Parma 1993, pp.5-7" (nota 50 a p.60).
La ricerca di questo presunto riconoscimento di David Irving nel testo indicato da Francesco Germinario è fatica sprecata. Gli unici due passi che, con un opportuno travisamento, potrebbero supportare l'affermazione del nostro sprovveduto polemista sono questi:
"Sarebbe semplicemente assurdo ritenere che l'opinione pubblica mondiale sia già da ora disposta ad accettare uno spassionato e professionale esame chimico dei campioni di pietre e del suolo del campo di concentramento di Auschwitz. [...] Fino al termine di questo tragico secolo ci saranno sempre storici, statisti e pubblicisti incorreggibili che crederanno fortemente -- o non avranno altre prospettive economiche che credervi -- che i nazisti utilizzarono camere a gas ad Auschwitz" (63)`.
Il lettore smaliziato si chiederà perché mai nel panorama del "negazionismo italiano" Francesco Germinario abbia evitato accuratamente qualunque accenno al "negazionismo" di sinistra (64), a partire dagli articoli apparsi in Alla Bottega all'inizio degli anni Ottanta (65), al volumetto Il caso Faurisson, pubblicato da Andrea Chersi (66), che Francesco Germinario cita nella nota 14 a p.59 senza ovviamente menzionare la matrice politica di lui, a La ProvocAzione Revisionista (67),a Cesare Saletta, autore dello studio L'onestà polemica del signor Vidal-Naquet , ristampato da Graphos, Genova , col titolo Per il revisionismo storico contro Vidal-Naquet (1993), all'attività di questa casa editrice che ha già pubblicato Dallo sfruttamento nei lager allo sfruttamento dei lager. Una messa a punto marxista sulla questione del revisionismo storico (1994) e, recentemente, lo scritto di Pierre Guillaume Jean-Claude Pressac, preteso demolitore del revisionismo olocaustico (1996): forse perché un "negazionismo" di sinistra non quadra con l'idea preconcetta del Germinario che il revisionismo sia in ogni tempo e in ogni luogo un fenomeno "neonazista"?
Forse perché, essendo l'articolo apparso su una rivista di sinistra, la ragion politica imponeva di eliminare qualunque sacrilego accenno al revisionismo di sinistra?
Sta di fatto , comunque, che gli storici e i gazzettieri di regime, se vogliono mantenere le loro posizioni di privilegio, devono pagare il loro pesante tributo alla storiografia ufficiale.
Note:
25) In: "L'Utopia", n.4, 1994, pp.25-37.
26) In: "Marxismo oggi", 3/1995, pp.48-60.
27) Aspetti della pubblicistica negazionista in Italia, art. cit., p.25.
28) "L'accusa di nazismo che troppo spesso e troppo sconsideratamente viene rivolta ai revisionisti, è pertanto un semplice espediente per screditare le loro argomentazioni e scaturisce da un principio metodologico chiaramente aberrante: quello secondo il quale la veridicità o la falsità di un'argomentazione dipende essenzialmente dal colore politico o ideologico di chi la sostiene. Si dirà, con un nostro improvvisato censore d'oltralpe, che, per aspirare all'obiettività storica, bisogna essere personalmente esenti da settarismo , e ciò è giustissimo. Ma allora perché mai non si dovrebbero considerare sospetti di settarismo -- e dunque inattendibili -- anche i testimoni e gli storici ebrei?". La soluzione finale. Problemi e polemiche, op. cit., p.174.
29) Aspetti della pubblicistica negazionista in Italia, art. cit., p.29
30) La soluzione finale. Problemi e polemiche, op. cit., p.189.
31) In realtà ho protestato non già perché la suddetta trasmissione era troppo sterminazionista, ma perché era troppo faziosa, documentando con precisione le principali imposture che contiene: La soluzione finale. Problemi e polemiche, op. cit., pp.208-219.
32) Ibidem, p. 219.
33) Nella nota 17 a p. 37 egli rimanda al mio articolo Un deformatore della verità storica? del quale, a sua volta, fornisce un riferimento errato! (Orion, n. 82, luglio 1991, invece di n.30, marzo 1987).
34) Ernst Nolte, Streitpunkte. Heutige und künftige Kontroversen um den Nationalsozialismus. Propyläen, Berlin-Frankfurt/Main 1993, p.9.
35) A proposito di un rapporto segreto da Berlino sullo "sterminio" ebraico, in: "Orion", n.47, agosto 1988, pp.453-455, dove analizzo criticamente l'articolo "Mussolini lo sapeva". Intervista con Renzo De Felice di Manuela Grassi, in: "Panorama", 24 aprile 1988, pp.140-145.
36) Intervista di Jacques Moulin all'Autore, in: "Révision", n.60, febbraio 1995, pp.13-15.
37) Ibidem, p.15.
38) Il nostro incauto polemista ignora persino che il campo di Bergen-Belsen fu liberato dagli Inglesi.
39) Gerald Reitlinger, La soluzione finale, op.cit., p.562 e 566.
40) Auschwitz: due false testimonianze, p.10.
41) Edizioni La Sfinge, 1988, 108 pp.
42) Una sintesi delle argomentazioni più importanti appare nel mio successivo studio La soluzione finale. Problemi e polemiche. Edizioni di Ar, 1991, pp.200-207.
43) Trial of Joseph Kramer and Forty-Four Others (The Belsen Trial), op.cit., pp.67-68.
44) J.- C.Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, op.cit.
45) NI-11953, p.2 e 4.
46) J.-C.Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, op.cit., p.286.
47) Vedi al riguardo il recente opuscolo di Carlos Whitlock Porter Non colpevole a Norimberga. Le argomentazioni della difesa. Granata, Palos Verdes, California, 1995.
48) Auschwitz: due false testimonianze, p.8. "Die Alliierten befinden sich technisch immer noch in einem Kriegszustand mit Deutschland, obwohl die politischen und militärischen Einrichtungen des Feindes zusammengebrochen sind. Als ein Militärgerichtshof stellt dieser Gerichtshof eine Fortsetzung des Kriegsanstrengungen der Alliierten Nationen dar". IMG, vol. XIX, p.440.
49) Ibidem, p.8. A.J.P.Taylor, Le origini della seconda guerra mondiale, Bari 1975, p.37.
50) Il mito dello sterminio ebraico, Sentinella d'Italia, 1985,p.25.
51) Ibidem, p.5. Cfr. Léon Poliakov, Il nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p.153.
52) Ibidem, p.25. Cfr. Léon Poliakov, Le procès de Jérusalem, Paris 1963, p.152.
53) Ibidem, p. 33, NG-5770; cfr. La soluzione finale.Problemi e polemiche, pp.92-93.
54) Tesi esposta da Hannah Arendt in: Le origini del totalitarismo. Milano 1967, p.609.
55) Il mito dello sterminio ebraico, p. 39 e 40.
56) Nello studio su Nyiszli, per ragioni contingenti, mi sono dovuto basare sulle principali traduzioni in tedesco, francese e inglese del libro di questo testimone, ma sto preparando una nuova edizione del mio studio basato sul testo originale ungherese.
57) La soluzione finale. Problemi e polemiche, p. 63.
58) Ibidem, pp.111-112. Vedi al riguardo quanto ho scritto nel cap.IV, ß 1.
59) J. Billig, La Solution Finale de la question juive. Paris 1977, p.51.
60) CNRS Editions, Paris1993.
61) Auschwitz: Fine di una leggenda. Edizioni di Ar, 1994.
62) R.Harwood, Auschwitz o della soluzione finale. Storia di una leggenda. Milano 1978, p.5.
63) Rapporto Leuchter. Edizioni all'Insegna del Veltro, pp.5-6 e 7.
64) In Aspetti della pubblicistica negazionista in Italia appare un fugace accenno a Cesare Saletta. La delimitazione del campo del secondo articolo alla "Destra radicale" è chiaramente pretestuoso.
65) Il caso Rassinier, luglio-agosto 1981; Note rassinieriane con appendice sulla persecuzione giudiziaria di R. Faurisson, marzo-aprile 1983.
66) Stampato in proprio, 1982.
67) Transmaniacon, Bologna 1994.
12:39 Scritto da: waa359 in Articoli di Carlo Mattogno | Link permanente | Commenti (0) |
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