10.04.2010
Andrea Scazzola + Gustavo Ottolenghi ana-lizzati da Carlo Mattogno
L'ESPRESSO: GAZZETTIERI E STORICI ALLO SBARAGLIO
Orchestra jazz ad Auschwitz.WaA359
Da alcuni anni L'Espresso è notoriamente in prima linea nella più becera propaganda antirevisionista. Gli articoli di questa squallida serie, promossa dall' "esperto" del settimanale, Mario Scialoja (69),spiccano per una presunzione smisurata che copre, come al solito, un'ignoranza desolante dell'argomento. Del resto, che cosa ci si può attendere dai gazzettieri di questa rivista se i loro consulenti sono essi stessi di una incompetenza paurosa? Mi riferisco in particolare allo storico inglese Gerald Fleming, intervistato da Andrea Scazzola, autore di un articolo a dir poco penoso intitolato molto modestamente: "Gas ecco le prove. Rivelazioni. Grafici, documenti, testimonianze dirette. Uno storico inglese, Gerald Fleming, ha trovato negli archivi di Mosca la verità sulla costruzione delle camere a gas. Una documentazione terribile che smentisce, se ce ne fosse bisogno, le sciocchezze filonaziste di David Irving" (70).
Dopo aver narrato gli antefatti di questa fortunata "scoperta", Scazzola riferisce che Fleming
"va a Mosca, parla con il ministro degli Esteri Eduard Shevardnadze e, primo storico al mondo, ottiene di poterli vedere. Fleming visiona migliaia di carte e, infine, scova un carteggio del 1943 tra Auschwitz e Berlino nel quale Heinrich Himmler chiede tempi stretti per ultimare gli edifici destinati allo "speciale trattamento" riservato agli ebrei"" (p.72).
Premetto che l'archivio visitato da Gerard Fleming è quello di via Viborskaja, in cui sono conservate 645 cartelle di documenti della Zentralbauleitung di Auschwitz contenenti circa 88.000 pagine (71), e rilevo subito quanto segue:
1. L'archivio non contiene "testimonianze dirette".
2. Stando alle firme che bisogna apporre negli appositi moduli di consultazione inseriti in ogni cartella, Fleming ha visionato al massimo il 10% di questa documentazione.
3. Questi fogli mostrano parecchie firme prima di quelle di Fleming, che dunque non è stato il "primo storico al mondo" a vedere i documenti della Zentralbauleitung.
4. Come ho già accennato, nell'archivio non esiste alcun "carteggio del 1943 tra Auschwitz e Berlino". Fleming confonde evidentemente con il carteggio tra la ditta Topf e la Zentralbauleitung.
Indi Scazzola passa a parlare dei crematori di Auschwitz-Birkenau.
"Himmler ne aveva ordinato la costruzione dal giugno del 1942. All'inizio sembrano dei forni crematori per eliminare cadaveri. "Ma è il 16 marzo 1943", afferma Fleming, "che giunge ad Auschwitz il preciso ordine di mutare la loro destinazione d'uso". I nazisti hanno deciso di affrettare i tempi dello sterminio e di portare gli impianti al massimo dell'efficienza " (pp.72-73).
Pura fantasia. Questo presunto "preciso ordine", che Fleming non ha mai pubblicato, non è stato trovato né da Pressac né da me. Per quanto mi concerne, posso affermare con cognizione di causa che esso non esiste.
Fleming spiega:
"Queste sono le principali variazioni al progetto originario. Le previste camere mortuarie (stanze dove adagiare i corpi senza vita per passarli, attraverso dei particolari portelli, ai forni crematori) divengono "camere di svestimento", luoghi dove denudarsi per raggiungere con le proprie gambe un altro ambiente, dove gli internati vengono esposti al mortale Zyklon B. Tra i documenti", continua Fleming, "ho trovato i moduli che diligentemente compilava un caposquadra, Heinrich Meering: là dove scriveva la parola "Leichenkeller", stanza dei cadaveri, dopo il marzo ë43 comincia a scrivere "Auskleidekeller", stanza dove togliersi i vestiti. I portelli attraverso cui far passare i cadaveri, poi, previsti nei primi progetti, negli ultimi disegni non ci sono più. Dunque l"dentro si muovevano persone vive" " (p.73).
Il pover'uomo non ha capito nulla delle piante che ha visionato. Qui rilevo sinteticamente:
1. Il seminterrato (Kellergeschoss) dei crematori II e III, in cui si trovavano le camere mortuarie (Leichenkeller) era collegato alla sala forni (Verbrennungsraum) da un montacarichi (Aufzug). I "portelli" di Fleming non sono mai esistiti.
2. I moduli (72) di Heinrich Messing (non Meering!) si trovano si a Mosca (73), ma anche nell'archivio del museo di Auschwitz (74), dove sono stati "trovati" da Jean-Claude Pressac e da lui commentati e parzialmente pubblicati fin dal 1989 (75).
3. Anche il termine "Auskleidekeller" che compare in questi moduli è stato trovato da Pressac (76), sicché le "scoperte" di Fleming a Mosca sono un volgare bluff. Qui bisognerebbe parlare più propriamente di vero e proprio plagio.
In questo quadro la storia dei "portelli" di Fleming è molto probabilmente il travisamento di un'altra argomentazione di Jean-Claude Pressac: l'assenza dello scivolo per i cadaveri (Rutsche) nella pianta 2003 del 19 dicembre 1942 (77). Come ho già spiegato altrove (78), questa pianta è un progetto di apertura di un accesso al seminterrato dall'esterno, non un progetto di eliminazione dello scivolo -- che infatti non fu eliminato -- perciòla sua assenza nella pianta in questione è semplicemente una semplificazione di una parte del disegno tecnicamente irrilevante.
4. Il termine "Auskleidekeller" può si designare una "stanza dove togliersi i vestiti", ma anche una "stanza dove togliere i vestiti", cioè un locale per spogliare i cadaveri. Questa spiegazione è stata addotta da Josef Kramer, ex comandante del campo di Birkenau, che ha dichiarato.
"They [i cadaveri] were stripped by the prisoners of their clothes in the crematorium before beeing cremated" (79).
Andrea Scazzola commenta:
"E fa davvero impressione osservare il grafico di progettazione di queste "camere", riprodotto in queste pagine,che Fleming ha trovato nei documenti degli archivi di Mosca" (p.73).
Qui siamo in pieno delirio megalomaniaco. La pianta in questione, riprodotta a p. 72, è il disegno della Zentralbauleitung di Auschwitz 933 [-934](r), del 19 gennaio 1942 e 934 del 27 gennaio 1942. Esso rappresenta un "Progetto per il crematorio" (Entwurf für das Krematorium), cioè uno dei disegni del crematorio destinato originariamente al campo principale -- che fu successivamente trasferito al campo di Birkenau -- sulla base dei quali fu costruito il crematorio II e, per inversione simmetrica, il crematorio III. Il disegno mostra la sezione trasversale del pianterreno con la sala forni (Verbrennungsraum), uno dei cinque forni Topf riscaldati con coke a tre muffole (Ofen) con relativo canale del fumo (Rauchkanal), uno dei tre impianti di tiraggio aspirato Topf (Saugzuganlage) (80), una delle tre canne fumarie del camino (Schornstein), l'inceneritore per i rifiuti (Müllverbrennungsofen). In questo disegno le "camere", che erano seminterrate, non appaiono affatto! Altro che "grafico di progettazione" di camere a gas!
Quanto poi questa pianta "trovata" da Fleming a Mosca (dove esiste effettivamente ed anch'io l'ho vista) sia nuova, risulta dal fatto che essa:
1. E' stata pubblicata fin dal 1980 nel libro polacco "KL Auschwitz. Fotografie dokumentalne" (81);
2. è stata pubblicata nel 1988 da me nel libro "Medico ad Auschwitz": Anatomia di un falso (82);
3. è stata pubblicata da Jean-Claude Pressac nel 1989 nel libro Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers.
"Queste nuove carte, però -- spiega Fleming -- sono soltanto un ulteriore elemento che si aggiunge a quanto già si conosceva e che non ha alcun bisogno di essere confermato, essendo provato da montagne di testimonianze e documenti da tempo in nostro possesso. E in questo senso non è neppure giusto opporre questa nuova documentazione a quanto va dicendo quel buffone psicopatico di Irving. Le sue tesi sull'inesistenza delle "camere a gas" sono spazzatura" (p.74).
Un'altra balla gigantesca. E infatti queste "montagne di testimonianze e di documenti" si riducono poi al solito Rudolf Höss (scritto regolarmente Hess) (84) e al dott. Kremer (p.75), nonché ad alcuni documenti delle ditte produttrici e distributrici dello Zyklon B (p.75), che si riferiscono in realtà alle camere a gas di disinfestazione (85), e all'immancabile Vergasungskeller, di cui mi sono già occupato nel capitolo III.
Per concludere, gli "esperti" de L'Espresso pubblicano una fotografia che mostra i due forni centrali (Reform-Einäscherungsöfen mit Kohlenfeuerung) del nuovo crematorio di Dachau (la Baracke "X"), costruiti dalla ditta Heinrich Kori di Berlino (86), con la seguente didascalia:" Soldati americani davanti ai forni crematori di Buchenwald" (p.74). A Buchenwald esistevano invece due forni a tre muffole costruiti dalla ditta J.A. Topf & Söhne di Erfurt (87).
Come si vede , se qui c'è un "buffone psicopatico", questo non è certo David Irving!
6. UNA SFIDA TRAVOLGENTE?
Gustavo Ottolenghi è l'autore di un libro intitolato La mappa dell'inferno. Tutti i luoghi di detenzione nazisti 1933-1945 (88). Nella Presentazione dell'opera, firmata "The Simon Wiesenthal Center, Los Angeles", viene lanciata, con roboante retorica, una sfida aperta agli studiosi revisionisti:
"Questo libro vuole costituire una documentazione, un richiamo ed un confronto. [...]. Un richiamo, in quanto si è inteso stimolare -- in questo momento storico in cui riaffiorano nuovamente sentimenti xenofobi ed antisemiti, uniti a un preoccupante risorgere di teorie neonaziste -- tutti coloro che hanno osato ed osano mettere in dubbio l'esistenza storica di questi luoghi o minimizzarne il numero e gli scopi. Intendiamo apertamente provocare tutti costoro affinché provino a negare -- con documenti altrettanto dettagliati dei nostri -- quanto riportato nel presente volume o, travolti dall'orrore, tacciano per sempre. Un confronto, in quanto è su questa documentazione che si gioca, probabilmente, una delle ultime possibilità di seria verifica di quanto in essa affermato: i testimoni oculari superstiti delle aberrazioni naziste stanno infatti lentamente ma inesorabilmente scomparendo, uno dopo l'altro, per anzianità biologica. Sono essi le tragiche prove cui si può e si deve far riferimento per ogni eventuale contestazione, cosi come ci si può ancora rivolgere, oggi, ai comandanti delle Brigate alleate che, per primi, entrarono a liberare i campi di concentramento: inaccettabili sotto ogni aspetto -- storico e morale -- risulterebbero contestazioni e negazioni postume rispetto alla morte di questi testimoni, una volta ignorata questa sfida" (p.11).
Il meno che si possa dire, è che questa sfida appare alquanto pretenziosa.
In primo luogo, il libro in questione è un semplice elenco di 7.260 luoghi di detenzione nazionalsocialisti, con sette appendici esplicative e un inquadramento storico di una ventina di pagine, che, riguardo alla questione dello sterminio ebraico, non dimostra assolutamente nulla, a meno che la sua forza dimostrativa non risieda nell'elenco stesso, essendo diretta contro quei fantomatici negatori dell'esistenza dei campi dei concentramento che sono un mero parto della fantasia dei propagandisti antirevisionisti. A quanto pare, Gustavo Ottolenghi propende proprio per questa interpretazione, giacché scrive:
"In questo modo, oggi, nessuno potrà trincerarsi dietro un comodo: "Non sapevo", ma potrà personalmente sincerarsi della verità di quanto accaduto, respingendo quindi ogni ipotesi relativa a macabre "ricostruzioni" -- ad opera delle Comunità ebraiche -- di Lager nel dopoguerra (sostenute ad esempio da Irving -- 174/90 -- il quale sostiene che i Lager furono costruiti "ex novo", con le relative camere a gas, dagli Alleati allo scopo di denigrare i dirigenti del Terzo Reich)" (corsivo mio) (p.18).
Quando si tratta di David Irving, per i propagandisti antirevisionisti nessuna menzogna è troppo spudorata! La fonte di Gustavo Ottolenghi è "Wiesenthal S. Center, Annuals, n.9/1990" (p.236): non poteva essere diversamente! In realtà David Irving sostiene semplicemente che le "camere a gas" di Dachau e del crematorio di Auschwitz sono "falsificazioni posteriori alla guerra" (89).
In secondo luogo, l'apparato critico del libro è decisamente dilettantesco: l'Autore non mostra di avere grande dimestichezza con la metodologia scientifica. Anzitutto egli non indica mai la pagina del libro che cita, ma si limita a rimandare alla bibliografia (182 titoli numerati progressivamente) con il numero corrispondente, come nella citazione precedente, dove il riferimento bibliografico è rappresentato dal numero 174 (che riguarda nove pubblicazioni dei "Wiesenthal S. Center, Annuals"; il numero 90 indica la pubblicazione del 1990). Inoltre Gustavo Ottolenghi non indica mai i documenti tedeschi con il loro numero di classificazione, ma, anche in questo caso, il numero corrispondente all'opera della sua bibliografia nella quale egli ha reperito il documento. Con questa metodologia, la verifica delle citazioni diventa ardua perfino per uno specialista.
Se la metodologia del libro di Gustavo Ottolenghi è carente, i suoi commenti denotano conoscenze storiche altrettanto carenti.
Espongo alcuni esempi significativi.
A p.22 Gustavo Ottolenghi menziona "una ormai famosa ordinanza segreta del 2.1.1941" emanata dall' "Oberstgruppenfuehrer Heinrich Heydrich" (sic) (90)con la quale i campi di concentramento venivano divisi in tre categorie. La terza, quella più dura, viene descritta cosi dall'Autore:
"3) KL per prigionieri irriducibili e irrecuperabili, destinati quindi alla eliminazione, dopo opportuno sfruttamento delle loro capacità come "forza lavoro" (es. I KL di Mauthausen, Stutthof)".
Gustavo Ottolenghi ritorna successivamente sulla questione scrivendo:
"Ai KL della terza categoria erano destinati:
a) Zingari ("Zigeuner" -- Z) ed assimilati (es. negri e meticci)(1a, 37, 95);
b) Ebrei ("Juden" -- J) (45, 88, 114).
I prigionieri destinati a questa terza categoria di KL erano definiti "Individui la cui vita è indegna di essere vissuta" ("Lebensunwertes Leben") e pertanto erano destinati all'eliminazione fisica senza scampo e senza alcuno scrupolo" (pp.23-24).
Il documento menzionato da Gustavo Ottolenghi -- il PS-1063(a) -- riguardo alla terza categoria dice semplicemente:
"Stufe III: Für schwer belastete, insbesondere auch gleichzeitig kriminell vorbestrafte und asoziale, d.h. kaum noch erziehbare Schutzhäftlinge, das Lager: Mauthausen" ("Categoria III: per detenuti in detenzione preventiva molto compromessi, soprattutto anche criminalmente pregiudicati ed asociali, cioè ancora difficilmente rieducabili, il campo: Mauthausen").
Questo è tutto (91). Il resto è fantasia.
Ciò che Gustavo Ottolenghi scrive su Auschwitz tradisce una singolare ignoranza dell'argomento. Riporto e commento le sue affermazioni più importanti.
"La ditta Degesch -- del Gruppo IG Farben -- produsse il tristemente famoso ëZyklon B' (acido cianidrico allo stato solido [sic!] che, scaldato, produceva vapori di gas letale): il prodotto era commercializzato dalla ditta Testa (Tesch und Stabenow) che provvedeva alla sua distribuzione ai diversi VL" (92) (pp.37-38).
Anzitutto la Degesch non faceva parte del gruppo IG-Farben, che ne era semplice azionista al 42,50%, al pari della Deutsche Gold- und Silber-Scheideanstalt (il restante 15% era detenuto dalla Goldschmidt) (93). Inoltre la Degesch non produceva lo Zyklon B, ma lo commercializzava. Lo Zyklon B era prodotto a Dessau dalla Dessauer Werke für Zucker und Chemische Industrie e a Kolin dalla Kaliwerke A.G. Kolin (94). In secondo luogo, lo Zyklon B non era acido cianidrico "allo stato solido", ma allo stato liquido imbevuto, come ho già detto, in coibenti granulosi (Diagriess) o discoidali (Discoids) (95). In terzo luogo, lo Zyklon B era distribuito anche dalla ditta Heli (Heerdt und Lingler GmbH) (96).
"Dagli archivi della Degesch (97)si ricava che, nel 1942, furono forniti 7.478 kg e, nel 1943, 12.174 kg di Zyklon per il solo VL di Auschwitz, per un totale quindi di 19.652 kg in due anni. Poiché, da una richiesta dell'SS-Obergruppenfuehrer Höss (comandante di Auschwitz) all'SS.WVHA in data 16.2.1943, si ricava che gli occorrevano da 6 a 7 kg di Zyklon per gassare 1.500-2.000 persone, si potrebbe ipotizzare che, dal 1942 al 1943, furono gassate, nel solo VL di Auschwitz, oltre 4.200.000 persone: tale dato è comunque puramente induttivo e non controllato, ma può essere indicativo della potenzialità mortale dei VL" (p.38).
Rilevo anzitutto che Rudolf Höss non era SS-Obergruppenführer (Generale di Corpo d'Armata), ma SS-Obersturmbannführer (Tenente Colonnello). La richiesta di Höss del 16 febbraio 1943 è ignota a tutti gli specialisti di Auschwitz, compresa Danuta Czech, la redattrice del Kalendarium di Auschwitz, che non ne fa parola. Gustavo Ottolenghi è incorso probabilmente in un abbaglio, perché il riferimento al quantitativo di Zyklon B utilizzato per le presunte camere a gas omicide di Auschwitz-Birkenau si trova soltanto nella dichiarazione giurata di Rudolf Höss del 20 maggio 1946 (NI-034) e nel suo interrogatorio del 20 maggio 1946 (NI-036). Il calcolo dei presunti gasati è piuttosto ingenuo, in quanto non tiene conto del fatto che ad Auschwitz-Birkenau furono installati almeno otto impianti di disinfestazione funzionanti a Zyklon B e che periodicamente, con lo Zyklon B (98), furono disinfestati interi settori del campo. Gustavo Ottolenghi ignora -- sorprendentemente -- le opere di Jean-Claude Pressac (99), secondo il quale il 97-98% dello Zyklon B fornito ad Auschwitz fu utilizzato a scopo di disinfestazione, e solo il restante 2-3% a scopo omicida; con il quantitativo corrispondente, secondo il calcolo di Gustavo Ottolenghi, si sarebbero potute gasare circa 126.000 persone.
Riguardo alla ditta J.A. Topf & Söhne di Erfurt, che egli menziona sempre con la grafia "Topk", Gustavo Ottolenghi scrive:
"La ditta Topk und Soehne fu prescelta per la costruzione di forni crematori per esseri umani a seguito di vincita di un concorso-appalto cui parteciparono anche altre imprese, quali la Didier di Berlino e la C.H.Kori di Duesseldorf: le proposte di queste ultime imprese risultarono inferiori, per convenienza e funzionalità delle attrezzature proposte, rispetto a quelle della Topk und Soehne" (p.38).
Su questo "concorso-appalto" non esiste alcun documento. Preciso inoltre che la ditta H. (Heinrich) Kori risiedeva a Berlino, non a Düsseldorf.
Gustavo Ottolenghi continua asserendo:
"A questo proposito è da rilevare che, in quegli anni, la cremazione dei defunti era severamente proibita dalla Chiesa cattolica e da quasi tutte le altre confessioni protestanti , ma tale disposizione venne "ignorata" dalle autorità politiche del Reich, senza alcun intervento da parte delle autorità religiose" (p.38).
Dunque la cremazione dei cadaveri, in Germania, fu introdotta dalle "autorità politiche del Reich" in contrasto con le disposizioni religiose della Chiesa. La realtà è che la prima cremazione in Germania -- e in Europa -- avvenne il 9 ottobre 1874 a Dresda in un forno provvisorio Siemens. Il primo crematorio europeo fu eretto a Milano nel 1875; esso era dotato di un forno Polli-Clericetti che fu inaugurato il 22 gennaio 1876 con la cremazione del cadavere di Alberto Keller. (102)
Dal 10 dicembre 1878 (inaugurazione del primo crematorio tedesco a Gotha) al 10 aprile 1928 -- cinque anni prima dell'ascesa al potere di Hitler -- in Germania furono costruiti 83 crematori (103); fino al 1926 in Germania furono cremati 341.809 cadaveri, di cui 40.050 nel 1926 (104).
Riguardo ai forni Topf di Auschwitz-Birkenau, Gustavo Ottolenghi prende un abbaglio madornale, scrivendo:
"Per quanto concerne i forni crematori, quelli allestiti a Auschwitz erano di capacità tale da consentire l'incenerimento di 4.756 corpi all'ora, come risulta da una lettera del Dipartimento Centrale delle Costruzioni delle SS (Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz) del 28.6.1943 indirizzata all'Amtsgruppe C dell'SS-WVHA, nella quale si comunicava che il crematorio I era in grado di incenerire 340 corpi/ora, i crematori II e III 1.440 corpi/ora ciascuno ed i crematori IV e V 768 corpi/ora ciascuno e se ne sollecitava l'ampliamento o nuove costruzioni a causa dell'eccessivo aumento dei corpi da cremare presenti nei VL" (p.38, corsivo mio).
Dunque i forni di Auschwitz-Birkenau avevano una capacità di cremazione di 114.144 cadaveri al giorno! Il documento in questione si riferisce ovviamente a 24 ore di attività (105). Tale documento, di cui ho esaminato l'originale a Mosca, non sollecita inoltre alcun ampliamento né nuove costruzioni a causa dell'incremento dei cadaveri: tutto ciò è semplice frutto di fantasia.
Gustavo Ottolenghi menziona
"la lettera spedita il 20.8.1943 dall'SS-Gruppenfuehrer Odilo Globocnik alla sede centrale dell' RSHA di Berlino nella quale erano specificati i "beni" inviati alla stessa sede centrale e provenienti dai VL di Treblinka, Belzec e Sobibor dall'1.10.1942 al 2.8.1943, secondo il seguente elenco:
-- capelli femminili: 25 carri ferroviari; -- capi di vestiario: 248 carri ferroviari; -- scarpe: 100 carri ferroviari; biancheria intima: 22 carri ferroviari; medicinali vari: 46 carri ferroviari; -- tappeti e coperte: 254 carri ferroviari: -- oggetti diversi: 400 carri ferroviari. Oltre a 2.800.000 dollari USA, 400.000 sterline, 12.000.000 di rubli, 140.000.000 di szloty, 400.000 orologi d'oro, 145.000 kg di anelli d'oro, 18.000 collane di perle vere, 4.000 carati di diamanti (ciascuno dei quali di almeno 2 carati) (pp.38-39).
Questa lettera è ignota ai maggiori specialisti dell'argomento.
La cosa non è tanto sorprendente, perché il documento in questione non esiste: si tratta in effetti di una semplice testimonianza di Samuil Jakovlewitsch Raismann (106), sedicente ex detenuto di Treblinka, al quale un altro detenuto -- anonimo -- capo del servizio di cernita dei beni dei gasati, avrebbe comunicato i dati riferiti da Gustavo Ottolenghi:
"Die wochentlichen Abrechnungen teilte er uns mit. Annaehrend einmal woechentlich vergliechen wir die Eintragungen eines jedes Arbeiters. Vom 1.10.1942 -- 2.8.1943 wurden nach Deutschland befoerdert:
25 Eisenbahnwaggons mit Frauenhaaren, 248 Waggons verschiedene Kleider, 100 Waggons Schuhe, 22 Waggons neues Textilmaterial, 46 Waggons Apotheker- und Chemische Praeparate, 4 Waggons chirurgische und aertzliche Instrumente, 260 Waggons Decken, Kissen, Teppische und Plaids, 400 Waggons mit verschiedenen Gegenstaenden. [...]. In Geld werden ungefaehr 120 Millionen in Muenzen russischer Rubel franzoesischer Francs, griechischer Drachmen und Dukaten und amerikanischer Dollar ausgefuehrt. Ausserdem wurden 40.000 goldene Armbandhuren, 150 kg Trauringe, 4.000 Karat Brillianten zu mehr als 2 Karat jeder, einige Tausend Perlenkollers, Papiergeld 2.800.000 amerikanische Dollar, 400.000 englische Pfund, 12 Millionen sowjetische Rubel, 140 Millionen polnischen Zloty" ["Egli ci comunicava le detrazioni (107) settimanali. All'incirca una volta alla settimana noi confrontavamo le registrazioni di ogni singolo lavoratore. Dal 1 ottobre 1942 al 2 agosto 1943 furono spediti in Germania: (108)...] (109)
Inutile dire che le dichiarazioni di questo testimone, non essendo suffragate da alcun documento d'archivio, non hanno alcun valore storico.
A pagina 31 Gustavo Ottolenghi osa scrivere.
"Altre ditte ancora si erano specializzate nel trattamento e nel commercio di pelle umana tatuata asportata dai cadaveri dei prigionieri; nella produzione di sapone ricavato dal grasso umano dei cadaveri stessi, e financo nel commercio della carne dei cadaveri a scopo alimentare" (corsivo mio).
Probabilmente egli è l'unico studioso che crede ancora a queste macabre storielle della peggiore Greuelpropaganda di guerra.
I "paralumi di pelle umana" di Buchenwald, con l'intero "museo degli orrori", scomparvero subito dopo la loro spedizione a Norimberga.
Il generale Clay dichiarò che si trattava in realtà di paralumi di pelle di capra (110).
Alla storia del sapone umano non crede neppure Pierre Vidal-Naquet, il che è tutto dire.
Per quanto riguarda il commercio di carne umana, Gustavo Ottolenghi riferisce una macabra storia che sarebbe avvenuta nel novembre 1944 a Neuengamme: un detenuto addetto alle cucine, con la complicità di due graduati SS, rubava la carne bovina destinata ai detenuti -- sostituendola con la carne dei cadaveri dei detenuti -- che i due graduati SS vendevano poi alla borsa nera. Conclusione della vicenda: "Dopo un sommario processo, i due graduati SS furono impiccati nel piazzale del campo stesso di Neuengamme: ignota è la sorte toccata invece ai macellai complici" (p.40).
Non so quanto questo racconto sia fondato storicamente, ma è certo che, affermare, sulla base di questo singolo episodio, che delle ditte si erano specializzate nel commercio della carne dei cadaveri, è veramente troppo. Ciò vale anche per le altre due storie: quale ditta operava nel commercio della pelle umana tatuata?
E quale ditta commerciava con il "sapone umano"?
Segnalo altri errori minori, che sono comunque rivelatori:
-- Fred Leuchter è presentato non già come l'autore del famoso rapporto sulle presunte camere a gas di Auschwitz-Birkenau e Majdanek, ma come "ingegnere edile, autore di un testo nel quale nega la possibilità di costruire forni atti a cremare un elevato numero di persone, 1990" (p.34).
-- Nell'elenco dei "più tristemente famosi" medici SS (p.39), Gustavo Ottolenghi include anche Hermann Langbein, ex detenuto di Auschwitz e prolifico autore di studi su questo campo! L'elenco comprende anche Hermann Pfannenstiel, di cui non ha notizia neppure Robert Jay Lifton (111) -- che Ottolenghi confonde evidentemente con il dott. Wilhelm Pfannestiel (112)-- e Christian Wirth, SS-Sturmbannführer, che non era un medico e che l'Autore confonde probabilmente con Eduard Wirths, il quale fu SS-Standortarzt ad Auschwitz dal settembre 1942 al gennaio 1945. Nella stessa pagina si legge:
"Wolfram Sievers si interessò, sempre a Dachau, degli effetti della diminuzione della pressione atmosferica su soggetti giovani e ideò e fece costruire una apparecchiatura, atta a scarnificare rapidamente i cadaveri, onde recuperarne le ossa che, triturate, venivano vendute dalle SS come concime chimico per la fertilizzazione dei campi agricoli".
Questa storia ha tutte le connotazioni della Greuelpropaganda. L'SS-Standartenführer Wolfram Sievers era l'amministratore generale dell'Ahnenerbe e fu implicato nella tragica vicenda della collezione di scheletri per il prof. Hirt (113), la quale non aveva nulla a che vedere con la fandonia del concime umano.
Un'ultima osservazione. Gustavo Ottolenghi usa correntemente (la prima volta a p.21) la sigla VL come abbreviazione di Vernichtungslager, campo di sterminio (114). Nell' "Appendice I" egli riporta una "Classificazione dei luoghi di detenzione (secondo il Reichs-Sicherheits-Amt-R.S.H.A. (115)= 1942)" nella quale figurano i termini "Vernichtungsanstalt: Stabilimento di sterminio" e "Vernichtungslager: Campo di sterminio" (pp.201-202). Detto così, sembrerebbe che questi termini siano menzionati in un documento del RSHA del 1942: quale? (116)
Come si vede, la sfida lanciata dal libro di Gustavo Ottolenghi non è poi cosi travolgente!
Note
69) Olocausto atto secondo, di Mario Scialoja (27 maggio 1990); Le camere a gas? Roba da turisti. Colloquio con David Irving, di Mario Scialoja (26 luglio 1992); Ingegnere, mi progetti un forno, di Mario Scialoja (4 marzo 1994). Del primo articolo mi sono già occupato nel libro La soluzione finale. Problemi e polemiche, op. cit., pp. 167-172.
70) "L'Espresso", n.32, 1992, pp.72-75.
71) Chi scrive le ha esaminate tutte.
72) J.A.Topf & Söhne, Erfurt. Montageabteilung, Arbeitszeit-Bescheinigung.
73) TCIDK, 502-1-306.
74) APMO, BW 30/41.
75) Jean-Claude Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, op. cit., p. 370 e 434-435.
76) Ibidem, p. 434.
77) Jean-Claude Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, op. cit., pp.302-303.
78) Auschwitz: Fine di una leggenda, op. cit., pp.52-53.
79) Trial of Josef Kramer and Forty-Four Others (The Belsen Trial), op. cit., p.731.
80) I tre Saugzuganlagen del crematorio II si danneggiarono irrimediabilmente nel marzo 1942 e fu necessario smontarli. In conseguenza di cio, la Zentralbauleitung , contrariamente al progetto iniziale, decise di non installare questi impianti nel crematorio III (APMO, BW 30/25, p.8) e tutti i forni di Birkenau funzionarono senza Saugzuganlagen (TCIDK, 502-1-312, p.8).
81) Op. cit., p. 62.
82) Op.cit., p. 103.
83) Op. cit., pp.278, 282 e 288.
84) Coloro che hanno cognizioni storiche approssimative confondono spesso Rudolf Höss, comandante di Auschwitz, con Rudolf Hess. Stellvertreter di Hitler nel NSDAP.
85) Ad esempio le lettere della Heerdt-Lingler del 24 dicembre 1942, della Degesch del 31 dicembre 1942 e della Testa del 2 gennaio 1943 (NI-11087), che Georges Wellers cita , con la sua solita buona fede, a sostegno dell'esistenza di camere a gas omicide ad Auschwitz (La Solution Finale et la Mythomanie Néo-Nazie, op. cit. pp.9-109). Fleming si riferisce chiaramente a questo scritto di Wellers, che menziona poi il documento contenente il termine Vergasungskeller.
86) Nel progetto della ditta H. Kori, questi forni sono indicati con i numeri 2 e 3. Disegno J Nr.9122 del 12 maggio 1942. Il forno Reform è descritto nella lettera della Kori in data 18 maggio 1943 all' SS-WVHA. Archivio del Kuratorium für Sühnemal KZ Dachau, 661/41 e 5732. Vedi anche la pianta della Baracke "X" (marzo 1942) che mostra la disposizione dei forni (NO-3887).
87) Nell'articolo in questione questa ditta è citata come "Toepf"! (p.75).
88) Sugarco Edizioni. Carnago (Varese), 1993.
89) David Irving, Pruebas contra el Holocausto. In: Cedade, N172, 1990, p.22.
90) Heydrich si chiamava Reinhard ed aveva il grado di SS-Obergruppenführer.
91) Aharon Weiss, citando il documento in questione, scrive correttamente: " Cotegory No.III, for prisoners who had been sentenced to penal servitude and those who had been convicted in the past for criminal offenses; also asocial prisoners, i.e. those whose future rehabilitation was unlikely. The camp for this category: Mauthausen". Egli si limita poi al seguente commento: "In fact, this division into categories was not observed , and actually there was no essential difference between the concentration camps". Aharon Weis, Categories of camps -- Their caracter and role in the execution of the "Final solution of the Jewish question", in: The Nazi Concentration Camps. Structure and Aims. The Image of the Prisoner. The Jews in the Camps. Proceedings of the Fourth Yad Vashem International Historical Conference -- January 1980.Yad Vashem, Jerusalem 1984, p.125.
92) VL = Vernichtungslager, campi di sterminio. Vedi al riguardo ciòche scrivo alla fine di questo paragrafo.
93) Raul Hilberg, La distruzione degli Ebrei d'Europa, op. cit., p.963.
94) Ibidem, p.964.
95) Il coibente (Trägermaterial) era costituito da farina fossile (Kieselgur), cubi "Erco" ("Erco"-Würfel) e dischi di cartone (Pappscheiben). Gerhard Peters, Blausäure zur Schädlingsbekämpfung, op. cit., p.60.
96) Secondo la relazione annuale del 1942, questa ditta aveva venduto le seguenti quantità di Zyklon B:
in Germania all'estero
1940 40.000 kg 9.500 kg
1941 63.000 kg 9.000 kg
1942 101.800 kg 29.000 kg.
Dal 1940 al 1942 la ditta Heli aveva disinfestato 31 navi, con un consumo di 441,9 kg di Zyklon B, 256 mulini e 722 altri edifici (per un volume di circa 18,5 milioni di metri cubi) con un consumo di 182.643,3 kg di Zyklon B. NI-1958, Geschäftsbericht der Heli für das Jahr 1942. 18. Mai 1943.
97) I suddetti quantitativi sono stati indicati da Alfred Zaun, ex contabile della ditta Tesch und Stabenow, nella dichiarazione giurata del 24 ottobre 1946, NI-11369.
98) Nello Stammlager: 1 camera di disinfestazione nel Block 1; 2 camere nel Block 3; 2 camere nel Block 26. Nel Kanada 1: 1 camera. A Bireknau: 1 camera nel BW 5a; 1 camera nel BW5b.
99) Nella bibliografia di Ottolenghi, al numero 141 bis, figura il seguente titolo: "Pressac, J.C., Auschwitz, cit. Da Klarsfeld -90". Dunque egli conosce Auschwitz:Technique and Operation of the Gas Chambers soltanto attraverso una citazione di Serge Klarsfeld!
100) Jean-Claude Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, op. cit., p.188; Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, op. cit., p.47.
101) Max Pauly, Die Feuerbestattung. Verlagsbuchhandlung von J.J.Weber. Leipzig 1904, p.18.
102) Gaetano Pini, La crémation en Italie et à l'étranger de 1774 jusqu'à nos jours. Ulrich Hoepli Editeur Libraire. Milano 1885, p.30.
103) IV. Jahrbuch der Feuerbestattungs-Vereine Deutscher Sprache. 1928. Königsberg 1928, pp.82-87.
104) Theodor Weinisch, Die Feuerbestattung im Lichte der Statistik. Buchdruckerei J.Bollmann. Zirndorf 1929, p.33.
105) Insges. Bei 24 stündiger Arbeitszeit", "complessivamente in un periodo di lavoro di 24 ore": TCIDK, 502-1-314, p.14a. Vedi al riguardo quanto ho scritto nel §2 del cap.V.
106) Il cognome appare anche nella grafia Rajzman. Questo testimone depose al processo di Norimberga con il nome di Samuel Rajzman nell'udienza del 27 febbraio 1946. IMG, vol.VIII, p.356 ssgg.
107) Cioè i beni tratti dai magazzini che venivano spediti.
108) Le cifre menzionate da Gustavo Ottolenghi corrispondono a quelle della testimonianza in questione, tranne le seguenti: 40.000 orologi d'ora invece di 400.000; "alcune migliaia" di collane di perle invece di 18.000; 150 kg di fedi nuziali invece di 145.000 kg.
109) URSS-337, pp.10-11 della traduzione tedesca. Interrogatorio di Samuil Jakovlewitsch Raismann del 26 settembre 1944.
110) Grundlagen zur Zeitgeschichte, op. cit., pp.221-222.
111) I medici nazisti.La psicologia del genocidio. Rizzoli, Milano 1988.
112) Durante la guerra egli era consigliere di igiene delle Waffen-SS .
113) Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas, op. cit., p.271 ssgg.
114) En passant, rilevo una incongruenza cronologica: "Tutti i KL [campo di concentramento] e i VL erano stati posti, dal 30 giugno 1934, sotto la diretta ed esclusiva giurisdizione delle SS" (p.26), ma i VL (campi di sterminio) furono creati a partire dal 1941! (p.21). Tra questi VL figurano inoltre i campi di Maly Trostinec e di Jungfernof, che peròvengono poi classificati rispettivamente come GS = campo di lavoro per civili (p.123 e 202), e KL = campo di concentramento (p.104 e 202). 115) Reichssischerheitshauptamt.
116) Un simile documento non è menzionato da nessuno dei maggiori specialisti dell'Olocausto, a cominciare da Raul Hilberg; esso non appare neppure nella raccolta Documents on the Holocaust. Selected Sources on the Destruction of the Jews of Germany and Austria, Poland, and the Soviet Union. Edited by Yitzhak Arad, Yisrael Gutman, Abraham Margaliot. Yad Vashem, Jerusalem 1981, né nell'indice di Jacob Robinson The Holocaust. The Nuremberg Evidence. Part One: Documents. Jerusalem 1976.
N.B: $,Foto,sottolineatura,grassetto,colore,NON sono parte del testo originale.Per ulteriori informazioni, dettagliate, tecniche, storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti :http://revisionismo.splinder.com/ WaA359
18:43 Scritto da: waa359 in Articoli di Carlo Mattogno | Link permanente | Commenti (0) |
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