09.04.2010
2 LE ULTIME REVISIONI DI JEAN-CLAUDE PRESSAC Parte 2
Parte 2
di Carlo Mattogno
12) Le fumose spiegazioni di Pressac
Pressac aveva capito ben poco anche riguardo alle cause della formazione di fumo. Egli credeva che per eliminare il fumo fosse sufficiente «insufflare aria nella camera di cremazione», come se il fenomeno si riducesse a un banale difetto di aria combustione. In realtà i forni a coke funzionavano con un eccesso d’aria enorme. Secondo quanto risultò dall’esperienza, il fumo si formava o perché i prodotti della combustione si raffreddavano eccessivamente nel recuperatore e nel condotto del fumo, sicché non avveniva la loro postcombustione; o perché il camino non riusciva a smaltirli (come accertò l’ing. Keller), o perché il camino aveva un tiraggio eccessivo e le particelle di carbonio che formano il fumo visibile (e la fuliggine) uscivano dal camino incombuste (come nel primo forno Topf elettrico del crematorio di Erfurt).
In ogni caso, insufflare aria fredda (perché i forni Topf di Auschwitz non erano dotati di preriscaldatore dell’aria di combustione) avrebbe soltanto peggiorato la situazione, intensificando la formazione di fumo.
Pretendere che i forni Topf di Auschwitz non fumassero è tecnicamente insensato e contrario all’evidenza. Tali forni infatti non solo non avevano gli strumenti tecnici installati nei forni civili per segnalare la formazione di fumo (ad esempio gli analizzatori dei gas di combustione o Gasprüfer) e per eliminarlo (come il dispositivo del forno di Dessau di ricircolazione e di combustione del fumo), ma la loro grossolana struttura provocava inevitabilmente la formazione di fumo.
E in effetti, dal cospicuo deposito esterno di fuliggine ad oltre 15 metri di altezza, si desume che il camino, quando i forni erano in attività, non solo fumava, ma fumava molto.
Esiste del resto una fotografia aerea di Birkenau (del 20 agosto 1944) che mostra dense volute di fumo sopra al camino del crematorio III(28).
L’affermazione di Pressac che i forni a 8 muffole dei crematori IV e V «compensavano» l’assenza dei soffianti «con un forte tiraggio con due camini alti 16 metri» è tecnicamente errata, perché l’altezza dei camini dei crematori II/III e IV/V era praticamente identica (15,46 e 16 metri) e la loro sezione era proporzionalmente identica. In effetti, nei crematori II/III ciascuna delle 3 canne fumarie in cui era suddiviso il camino aveva una sezione di 0,96 m2 e serviva 6 muffole; ciascuno dei due camini dei crematori IV/V aveva una sezione di 0,64 m2 e serviva 4 muffole; da una semplice proporzione risulta che la sezione di una canna fumaria per 6 muffole corrispondeva perfettamente a quella per 4 muffole: (6 x 0,64)/0,96 = 4 muffole!
Infine, la pretesa che nei forni di Auschwitz, grazie ai soffianti, si otteneva una durata della cremazione vicina a quella dei forni civili(29), si riduceva cioè la durata della cremazione, non ha alcun fondamento tecnico e dimostra una volta di più la sorprendente incompetenza di Pressac nel dominio della tecnica della cremazione. Nei forni Topf di Auschwitz la tubazione proveniente dalla soffieria attraversava la parte posteriore alta della loro struttura muraria nel senso della larghezza; da questa tubazione partivano dei tubi secondari ad essa perpendicolari che erano murati al di sopra della sommità delle volte delle muffole nel senso della loro lunghezza ed erano ad esse collegate mediante quattro aperture sulla sommità della volta. L’aria di combustione veniva dunque insufflata nelle muffole dall’alto verso il basso. Un sistema simile di apporto dell’aria di combustione era già stato sperimentato all’inizio degli anni Trenta nei forni a gas I e II del crematorio di Zurigo (1931-1932). Come riferì il prof. Paul Schlepfer nel 1938, l’esperienza mostrò che tale sistema era inefficiente:
«A ciò si aggiunge che l’aria viene introdotta nella parte alta della muffola e poi fluisce giù lungo le sue pareti e lì sottrae altro calore. Avviene dunque un raffreddamento anche nella parte interna della muffola. I gas combusti vengono convogliati direttamente in basso e il prezioso riscaldo della muffola nella fase iniziale della cremazione non avviene. La conseguenza è che la muffola, durante la cremazione, si raffredda rapidamente e generalmente verso la fine della cremazione è necessario riscaldare ulteriormente (…); la durata della cremazione si allunga in modo corrispondente. Anche nei tipi di forni I e II l’afflusso dell’aria dall’alto risulta tanto sfavorevole che la durata della cremazione si allunga [da un’ora] fino a un’ora e mezza»(30).
Appoggiandosi alle dichiarazioni dell’ing. Kurt Prüfer (il progettista dei forni a 3 e a 8 muffole di Birkenau) per la sua argomentazione, Pressac si impelagò e naufragò in un mare di contraddizioni. Nella sua seconda opera egli aveva infatti preteso che la capacità di cremazione pratica dei crematori II/III di Birkenau fosse di 1.000 cadaveri in 24 ore. Prüfer, invece, su specifica richiesta dell’inquirente sovietico, dichiarò che in ciascuno dei cinque forni a 3 muffole dei crematori II/III si poteva cremare un solo cadavere in un’ora, ossia 360 in 24 ore. La durata di un’ora è del resto confermata da molteplici prove.
Aggiungo che l’affermazione secondo la quale i soffianti dei forni a 2 e a 3 muffole operavano «con una tecnica identica al soffiaggio dell’aria su un fuoco di fucina» è un altro errore comune. Come ho spiegato sopra, i soffianti servivano a insufflare l’aria di combustione del cadavere nella muffola, non per soffiare l’aria di combustione del focolare, nel qual caso sarebbe in effetti aumentato il regime di griglia, cioè il quantitativo di coke bruciato sulla griglia del focolare nell’unità di tempo, con conseguente aumento del calore disponibile nella muffola.
13) La nota di Kurt Prüfer dell’8 settembre 1942(31)
Basti dire che nel forno a 3 muffole (il tipo di forno presente in più esemplari e più importante del campo di Birkenau) il soffiante che apportava aria di combustione alle muffole non era regolabile singolarmente per ogni muffola; inoltre la combustione nelle tre muffole era regolata da una sola serranda del fumo. Dunque una regolazione ottimale della combustione nelle tre muffole – che non avrebbe comunque evitato lo sviluppo di fumo – era praticamente impossibile, sicché il forno fumava a fortiori. D’altra parte, Pressac stesso, nella sua prima opera, commentando una fotografia del crematorio II di Birkenau dell’estate 1943, rilevò: “Il crematorio era già in funzione, come si può vedere dalla fuliggine sulla sommità del camino”(27).
Parlando dei «documenti tecnici Topf ritrovati», Pressac si riferiva essenzialmente a due documenti, a uno dei quali, la lettera dell’ing. Fritz Sander ai fratelli Topf del 14 settembre 1942, nell’intervista, fece solo una velata allusione:«Quanto all’incinerazione concentrazionaria in serie, un rapporto del settembre 1942 dell’ingegnere Fritz Sander, il responsabile di di Prüfer, ne sviscera i vari aspetti e mostra che un confronto diretto coll’incinerazione civile non è valido» (p. 645).Perciò non è il caso di occuparsene qui.Sull’altro documento egli ritornò nel 1998:
«La questione del rendimento dei crematori di Auschwitz-Birkenau è risolta da una nota interna di Prüfer dell’8 settembre 1942, intitolata Reichsführer-SS, Berlin-Lichterfelde-West, Crematorio-Auschwitz. Confidenziale! Segreto! in cui si indica che i tre forni a due muffole del crematorio I cremarono 250 corpi al giorno, i cinque forni a tre muffole del crematorio II 800 al giorno, 800 al giorno anche quelli del crematorio III, i due forni a quattro muffole del crematorio IV 400 al giorno e 400 al giorno anche quelli del crematorio V (ossia una capacità massima di 2.650 corpi al giorno che non fu mai raggiunta). Questa nota del migliore specialista tedesco dell’epoca in fatto di cremazione mostra che la capacità incineratrice totale – 4.756 corpi al giorno – annunciata dalla Bauleitung di Auschwitz il 28 giugno 1943 ai servizi di Berlino è grossolanamente esagerata»(32).
Pressac non volle mai pubblicare questo documento, che apparve in rete solo dopo la sua morte, nel 2004, proveniente, a quanto pare, dall’Archivio di Stato di Weimar, cui era stata destinata una parte del suo lascito documentario. Tuttavia il documento contraddice il riassunto di Pressac:«Ich gab an, dass zur Zeit 3 Stück Zweimuffel-Öfen mit einer Leistung von 250 je Tag in Betrieb seien. Ferner wären jetzt in Bau 5 Stück Dreimuffel-Öfen mit einer täglichen Leistung von 800. Zum Versand kämen heute und in den nächsten Tagen die von Mogilew abgezweigten 2 Stück Achtmuffel-Öfen mit einer Leistung von je 800 täglich»(33).
«Io ho dichiarato che ora sono in funzione 3 forni a 2 muffole con una capacità [di cremazione] di 250 [cadaveri] al giorno. Inoltre sono attualmente in costruzione 5 forni a 3 muffole con una capacità [di cremazione] giornaliera di 800 [cadaveri]. Oggi e nei prossimi giorni saranno spediti i 2 forni a 8 muffole stornati da[l contratto di] Mogilew con una capacità [di cremazione] di 800 [cadaveri] al giorno ciascuno».
Perciò, secondo il documento, il forno a 8 muffole dei futuri crematori IV e V aveva una capacità di cremazione di 800 cadaveri al giorno, non di 400, una capacità assurdamente identica a quella dei cinque forni a 3 muffole (15 muffole) dei futuri crematori II e III (ma all’epoca della redazione della nota, i crematori di Birkenau ancora non esistevano, sicché qui non si tratta di risultati di esercizio, ma di mere stime, per la verità oltremodo fantasiose).
Nel corso dell’intervista, Pressac dichiarò quanto segue:
«Ho incontrato varie volte Carlo Mattogno. I nostri confronti furono interessanti e istruttivi. Ho cessato ogni dialogo con lui appena mi sono accorto che, invece di prendere atto dei documenti che ho pubblicato – documentazione incontestabile perché redatta dagli ingegneri della ditta [Topf] – egli si rifugiava dietro un'argomentazione in malafede per negarli»(34).
Come ho spiegato nel mio Ricordo di Jean-Claude Pressac, egli si riferiva al mio studio Auschwitz: Fine di una leggenda, una critica serrata del suo libro Les crématoires d’Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse che gli inviai in anteprima all'inizio di marzo del 1994. Egli non rispose mai nulla, né in pubblico né in privato, sicché questa «argomentazione in malafede» resta ancora enigmatica.
Al contrario, duole doverlo riconoscere, il resoconto del suo documento fondamentale sulla cremazione ad Auschwitz sconfinava davvero nella malafede.
Carlo Mattogno
Aprile 2010
[1]Effepi, Genova, 2009.
[2] Éditions du Seuil, Parigi, 2000.
[3] The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1989.
[4] CNRS Éditions, Parigi, 1993.
[5] Feltrinelli, Milano, 1994.
[6] Zeszyty oświęcimskie, 1995, pp. 309-329.
[7] Sulla questione vedi il mio libro Hitler e il nemico di razza. Edizioni di Ar, 2009, cap. III, L’“ordine del Führer” e le “confessioni ” di Höss.
[8] Francziszek Piper, “Die Zahl der Opfer von Auschwitz”. Verlag Staatliches Museum in Oświęcim, 1993, p.202.
[9] J.C. Pressac, Les crématoires d’Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, op. cit. p. 148.
[10] J.C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 173.
[11] J.C. Pressac, Die Krematorien von Auschwitz. Die Technik des Massenmordes. Piper, Monaco-Zurigo, 1994, p. 202.
[12] Panorama, 26 febbraio 1998, p. 95.
[13] In questo vergognoso silenzio, l’unico che lo abbia ricordato degnamente è stato chi scrive. Vedi al riguardo: «Ricordo di Jean-Claude Pressac», in: I Gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una "prova definitiva”. I Quaderni di Auschwitz, 2, 2004.
[14] Nella Parte quarta e quinta del mio studio citato sopra Le camere a gas di Auschwitz ho esposto una dettagliatissima analisi critica delle tesi di van Pelt, articolata in otto capitoli e 214 pagine (pp. 398-611).
[15] Ciò viene dimostrato nel libro Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2003, pp. 71-79, che ho scritto in collaborazione con Jürgen Graf. La più recente revisione ufficiale del numero delle vittime di questo campo è di 78.000. Tomasz Kranz, «Ewidencja zgónow i śmiertalność KL Lublin» (La registrazione dei decessi e la mortalità dei detenuti al KL Lublino), in: Zeszyty Majdanka, tomo 23 (2005), p. 45. Le cifre precedenti erano: 1.700.111 (motivazione della sentenza del processo di Lublino, 2 dicembre 1944); 1.380.000 (perizia sovietica, URSS 29); 360.000 (revisione di Z. Łukaszkiewicz); 235.000 (revisione di Cz. Rajca). Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study, op. cit. pp 79-88.
[16] Vedi al riguardo Le camere a gas di Auschwitz, op. cit., pp. 515-520.
[17] La vicenda fu grottescamente comica: fui accusato di «apologia di crimini di guerra» per uno scritto che affermava il carattere di “mito”, vale a dire l’irrealtà storica, di tali crimini!
[18] Edizioni La Sfinge, Parma, 1987.
[19] Edizioni di Ar, 1992.
[20] J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 184.
[21] J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 44.
[22] J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 375.
[23] In realtà il congresso si svolse il 7 giugno 1876.
[24] Ma all’epoca non esisteva ancora nessuna ditta.
[25] La citazione è alquanto approssimativa; il testo esatto è: «Non si devono formare gas maleodoranti, perciò la cremazione deve essere senza odore».
[26] Questa spiegazione è alquanto semplicistica.
[27] J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 341.
[28] Ho pubblicato la fotografia nello studio Auschwitz: Open Air Incinerations. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005, p. 116.
[29] Ma nei migliori forni civili a coke il processo di cremazione durava mediamente circa 85 minuti, di cui circa 60 di combustione principale nella muffola.
[30] «Betrachtungen über den Betrieb von Einäscherungsöfen», in: Schweiz. Verein von Gas- und Wasserfachmännern, Zurigo, 1938, pp. 155-156.
[31] Per un approfondimento rimando al già citato Le camere a gas di Auschwitz, capitolo 12.3, pp. 407-412.
[32] Jean-Claude Pressac, «Enquête sur les chambres à gaz», in: Les Collections de l'Histoire, supplemento della rivista L'Histoire, n. 3, ottobre 1998, p. 41.
[33] Testo originale in: http://veritas3.holocaust-history.org/auschwitz/topf/
[34] V. Igounet, Histoire du négationnisme en France, Seuil 2000, pp. 645-646.
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N.B: $,Foto,sottolineatura,grassetto,colore,NON sono parte del testo originale.Per ulteriori informazioni, dettagliate, tecniche, storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti :http://revisionismo.splinder.com/ WaA359
09:11 Scritto da: waa359 in Articoli di Carlo Mattogno | Link permanente | Commenti (0) |
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