05.04.2010

4 Complici di Dio genesi del mondialismo parte 4

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4. Gli immigrati sono una risorsa economico-sociale. Ma certo, e precisamente per i settori produttivi praticanti il lavoro nero, per gli industriali che comprimono il costo del lavoro o evitano la modernizzazione degli impianti, per il parassitismo affaristico dei produttori di merce contraffatta (oggi nazionali, domani planetari), di irresponsabili affittuari, dei costruttori di «alloggi sociali per immigrati» a spese dello Stato, per gli insegnanti e per chiunque ruoti intorno all'indotto migratorio, illegale o legale che sia. Si pensi anche solo al giubilo di Luigina Giliberti: «Arriva dall'Africa e "salva" la scuola - Un bambino dal Marocco e una ragazzina di Abbadia Lariana salvano la 1a media di Lierna. La classe, che rischiava d'essere soppressa per carenza di alunni, raggiunge ora il numero quindici previsto dal Provveditorato agli studi. Non resta che attendere il ritiro della soppressione e il ripristino della classe»!

Ancora più fiera, nel febbraio 2000 la scuola media genovese «Baliano» totalizza 80 allogeni sui 110 iscritti e vanta il primato della classe I A, composta per il 100% da non-italiani, facendo esultare il provveditore agli studi Gaetano Cuozzo: «Siamo una città multietnica, e quella classe è la dimostrazione dell'avvenuta integrazione a Genova tra popolazione e immigrati». Inoltre, se nel 1996 gli studenti stranieri erano in Italia 60.000 su una popolazione scolastica globale di sette milioni e mezzo, nel 2000 erano già 140.000, cioè più del doppio, mentre nel 2016 toccheranno, a fronte del calo degli italiani, i 500.000.


Inoltre, gli invasori sono una risorsa economico-sociale per le sinistre in attesa di garantirsi un illusorio bacino elettorale e una rivalsa psicologica per il loro miserabile fallimento storico-esistenziale, per le Chiese alla ricerca di presunti nuovi fedeli per fronteggiare il calo dell'«affezione» europea, per la criminalità organizzata che gestisce una manovalanza a basso costo, praticamente «invisibile», non controllabile dagli organi di polizia e facilmente rimpiazzabile.

Quanto alla «utilità» degli immigrati, il politologo liberale Giovanni Sartori continua, sfiorando il terribile problema della predominanza dell'economia sull'etica e su ogni altro aspetto della vita associata e dei rapporti con la natura: «Sì, è ovvio che gli immigrati servono. Ma servono a tutti, indiscriminatamente, per definizione? È altrettanto ovvio che no. E dunque gli immigrati che servono sono quelli che servono. Davvero una bella scoperta. A parte il fatto, soggiungo, che la formula dell'"immigrato utile" soffre di due gravi limiti. Intanto, chi è utile a breve, è utile anche a lungo? E poi, secondo, il problema non è soltanto economico. Anzi, dirò nel libro, è eminentemente non-economico. È preminentemente sociale ed etico-politico. Senza contare che anche l'utile economico può avere, e spesso ha, esternalità [!] "disutili", esternalità nocive. E dunque che l'immigrato possa risultare benefico pro tempore per l'economia, nulla dimostra fuori dall'economia e su quel che più conta: la "buona convivenza"».

Non è poi lecito prescindere dagli effetti morali della violenza, dal dolore, dall'ansia e dalla paura dei cittadini angariati dagli invasori ed irrisi proprio da coloro che dovrebbero tutelarne la sicurezza: politici, magistratura e polizia, effetti che agiscono in modo dissolvente sul vivere civile. Da un lato agevolando quando non promuovendo strutture criminali sempre più radicate e spavalde sia sull'intero territorio che in sempre più numerose «zone franche» nelle quali temono di entrare financo le forze dell'ordine (emblematici il quartiere San Salvario a Torino, la zona portuale a Genova o il quartiere Esquilino a Roma, o, per la Francia, le allucinanti periferie e gli agglomerati abitativi della cintura parigina), dall'altro aggravando l'impotenza e incentivando il pluridecennale disimpegno sociale degli italiani, la cinquantennale chiusura nel proprio «particulare».

Quanto alla piatta «utilità economica», nel conto del dare-avere va conteggiata la «disutilità» prodotta dai crimini compiuti, dagli uccisi e dai feriti, dalle lesioni prodotte alle vittime con aggravio dei costi e delle strutture sanitarie, dalla perdita della produttività lavorativa dovuta ai ricoveri ospedalieri e ai periodi di malattia, dai furti, dalle rapine, dai vandalismi nelle abitazioni e dalle conseguenti misure per riparare o prevenire (con guadagno, certo, oltre che degli avvocati, dei benemeriti produttori di antifurti, dei fabbri e dei facitori di opere murarie e falegnameria). Ed egualmente, se pensiamo che un detenuto costa quotidianamente allo Stato 550.000 lire e che a fine 2000 gli stranieri sono un terzo dei detenuti, sfiorando le ventimila unità, vanno conteggiate, a prescindere dai costi e dalle migliaia di ore sprecate in udienze giudiziarie sempre più impotenti e kafkiane, le migliaia di miliardi di lire spesi per il mantenimento, assolutamente inutile in quanto per il 99% non redentivo, di una sempre più folta popolazione carceraria allogena.

  1. Vista la denatalità europea, sono una risorsa biologica. Come se l'afflusso di altri patrimoni genici andasse a tutelare il patrimonio genico europeo e non contribuisse invece ad accelerarne la scomparsa! Come se l'«ecatombe demografica» degli europei, da sempre irrisa e voluta da tutti gli antifascisti e da tutti gli «umanitari», non potesse venire contrastata e invertita con idonei provvedimenti di sostegno alle famiglie!

    Come se un'ipotetica supernatalità europea di per sé riducesse o annullasse la pressione alle frontiere, pressione che ci sarebbe sempre in quanto nata dall'irresponsabile esplosione demografica del Terzomondo!

Criminale è poi l'ammonimento lanciato, attraverso il «francese» Joseph Alfred Grinblat, dall'ONU all'Europa nell'aprile 2000: per risolvere «in modo indolore», cioè senza tagli alle pensioni né aumenti degli anni contributivi, i problemi creati dalla denatalità – cioè dallo «spopolamento programmato [sic!] del continente», come si lascia sfuggire Laurence Caramel – entro il 2025 il Vecchio Continente dovrà accogliere 159 milioni di invasori. In particolare la Germania, l'Italia e la Francia, rispettivamente, 44, 26 e 23 milioni.

Identico incitamento al suicidio, sulla base di identiche considerazioni, quello lanciato nel successivo novembre a Bruxelles, presentando alla Commissione Europea il primo Rapporto sulla situazione del «razzismo» in Europa, da Jean Kahn, già presidente della sezione francese del World Jewish Congress e del Congresso Ebraico Europeo, nella veste di presidente dell'Osservatorio Europeo sui Fenomeni Razzisti e Xenofobi: «L'Europa ha bisogno di immigrazione per svilupparsi. Si parla di cinquanta milioni di nuovi immigrati in dieci anni. Dobbiamo essere pronti ad accoglierli, altrimenti il nostro modello economico non sarà in grado di reggere». E per chi resti perplesso, bacchettate sulle dita: un'inchiesta dell'European Commission on Intolerance and Racism rivela che «la stampa britannica attacca troppo spesso i rifugiati e chi chiede asilo politico, mentre quella danese alimenta l'intolleranza verso i cittadini di fede islamica» (in Internazionale n.381, aprile 2001).

Primo tra i «temi ebraicamente rilevanti che comportano l'assunzione di un ruolo politico da parte dell'ebraismo italiano» è infatti – assevera il presidente dell'UCEI Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Amos Luzzatto a Claudio Morpurgo sull'ufficiale Shalom nel maggio 2001 – «il razzismo, dato che qualsiasi forma di discriminazione, fondata su ragioni di appartenenza etnica, religiosa o politica, è di per se stessa l'anticamera dell'antisemitismo tradizionale. Il razzismo non si autolimita, ma ha una capacità di espandersi e di minacciare estremamente pericolosa. D'altra parte, poi, noi ebrei, da sempre colpiti da questo fenomeno, abbiamo una responsabilità particolare nel combattere il razzismo in tutte le sue forme [...] E questo richiamo alla multiculturalità è ancora più significativo nell'attuale fase storica in cui, in Europa, gli Stati nazionali rinunciano a parte della loro sovranità per integrarsi in una realtà sovrannazionale. Si tratta di un fenomeno irreversibile, di grande potenzialità, ma estremamente difficoltoso. Basti pensare alle continue spinte particolaristiche che, spesso, generano conflitti come nei Balcani e che, in ogni caso, comportano, quasi ovunque, sentimenti diffusi di chiusura verso il diverso e verso le minoranze».

Altrettanto esultante per una prossima «realtà irreversibile che oltre a cambiare la demografia finirà, in un modo o nell'altro, per ridefinire gli stessi fondamenti della nostra [sic!] identità nazionale», quasi non credesse ai suoi occhi, il 12 luglio 2000 era stato il recidivo sinistro maestrino «italiano» Guido Bolaffi: «L'immigrazione sta cambiando l'Italia assai più velocemente e in profondità di quanto si potesse fino a ieri persino immaginare. Gli ultimi dati dell'ISTAT mostrano infatti che, grazie alle tante nascite e all'incremento dei ricongiungimenti familiari, un segmento crescente della nostra popolazione è formato, e sempre più lo sarà, da coloro che hanno deciso di lasciare la loro terra per cercare da noi un futuro migliore per sé e i propri figli. Di fronte a un Paese che invecchia e che non vuole o non sa fare più figli, l'immigrazione funziona dunque come un possente meccanismo di riequilibrio esistenziale: una sorta di assicurazione sulla vita [!] per il Bel Paese del terzo millennio»; in parallelo, «consigliere» per l'immigrazione del socialista trotzkista francese Lionel Jospin è, all'epoca, l'ebreo Patrick Weil. ***

*** Ex-boss sessantottino a Roma, dirigente della comunistica FIOM-CGIL, il Bolaffi assurge nel 1996 a capo del Dipartimento per gli Affari Sociali presso la Presidenza del Consiglio e capo gabinetto del ministro per la Solidarietà Sociale di vari governi sinistri. Collaboratore di la Repubblica, acceso invasionista e membro della Commissione europea per la libera circolazione delle persone, il Bolaffi istiga a concedere la cittadinanza agli invasori purché... «con regole e quote», fino a concionare, il 23 maggio 2000 sul Corriere della Sera, contro «il grave ritardo culturale e istituzionale dell'Europa» nell'accogliere gli invasori. Malgrado tutto ciò, nell'agosto 2001 Roberto Maroni, neoministro «razzista» berluscoleghista del Lavoro e delle Politiche Sociali (alias ministro del Welfare), lo conferma, in attesa di farlo segretario generale del ministero, capo del dipartimento delle politiche sociali e previdenziali e, ad interim, del dipartimento delle politiche del lavoro.

A – Boss lottacontinui e affini, poi riciclati quali colonne del Sistema e compartecipi della «mafia sessantottina» – familiarmente nota come la «old boys net, rete dei vecchi ragazzi» – che coinvolge il fior fiore dell'invasionismo quale il socialista Claudio Martelli e la neocomunista Livia Turco, sono anche, oltre agli ebrei Peter Freeman, Daniele Jeoffe, Alexander Langer, Gad Eitan Lerner, Paolo Mieli, Enzo Piperno e Luca Zevi, i goyim Lucia Annunziata (giornalista RAI, nel 2001 direttrice dell'agenzia online AP-eBiscom de La Sette, il «terzo polo» televisivo in cui si metamorfosa Telemontecarlo), Roberto Aprile (attivista nel «volontariato»), Gianfranco Bettin (sindaco di Mestre e protettore del sinistro Luca Casarini), Marco Boato (vicepresidente nazionale di LC, poi senatore verde), Giorgio Boatti (dirigente della sinistra editrice Baldini & Castoldi), Roberto «Nini» Briglia (direttore di Radio Popolare, giornalista al settimanale claudiomartellico/berlusconico Reporter, direttore del settimanale Epoca, direttore editoriale di Sorrisi e canzoni tv e di tutte le riviste della Mondadori berlusconiana, poi direttore di Panorama e del settore Comunicazione e Immagine della stessa editrice), Paolo Brogi (Corriere della Sera), Adele Cambria (già direttrice di Lotta Continua, ultrafemminista, il quotidiano centrosinistro Il Giorno), Toni Cappuozzo (inviato di telegiornali berlusconiani), Franco Carrer (manager), Mimmo Cecchini (assessore a Roma con l'ex-radicale ulivista Francesco Rutelli), Giovanni Damiani (ambientalista), Giovanni De Luna (studioso del Pd'A), Enrico Deaglio (direttore di Lotta Continua, poi a Reporter e l'Unità, subentra a Lerner quale conduttore di Milano Italia su Raitre, direttore di Diario della settimana, il settimanale de l'Unità edito dal supercapitalista Luca Formenton-Mondadori), Erri De Luca (juif honoraire, non tanto per essersi dedicato a «tradurre» libri veterotestamentari, quanto perché «sofferto» guru sterminazionista sul cattolico Avvenire e sul Corriere della Sera), Fiorella Farinelli (assessore a Roma con Rutelli), Franca Fossati (ultrafemminista, giornalista su varie riviste femminili, portavoce della ministra neocomunista delle Pari Opportunità Livia Turco, recuperata dal duo Lerner-Ferrara quale caporedattrice di Stanlio e Ollio, il programma poi abortito di La Sette), Antonio Guidi (demopsichiatra, ministro primoberlusconico per la Famiglia), Ciccio La Licata (giornalista a La Stampa), Paolo Liguori (giornalista a il Giornale, direttore del cattolico il Sabato, de Il Giorno e del programma TV berlusconiano Studio Aperto), Luigi Manconi (tra i più frenetici guru invasionisti e, nel massacro NATO, tra i più ràbidi esponenti antiserbi, attivo anche sul Corriere della Sera, deputato e segretario/portavoce dei Verdi, un figlio con la telegiornalista picista/PDS Bianca Berlinguer, figlia dell'ex segretario picista Enrico), Andrea Marcenaro (marito della Fossati, giornalista a Lotta Continua e Reporter, poi sempre più destrorso a L'Europeo, Epoca, Il Giorno, il Foglio di Giuliano Ferrara e Panorama), Giampiero Mughini (direttore di Lotta Continua in attesa di farsi pluri-imperversatore liberal e sportivo dal Piccolo Schermo, Panorama), Giuseppe «Peppino» Ortoleva (massmediologo), Carlo Panella (su Lotta Continua e Reporter, poi ai televisivi Studio Aperto e Fatti e Misfatti), Marco Revelli (ricercatore-istigatore antifascista), Claudio Rinaldi (direttore di Panorama e L'Espresso), Sergio Saviori (dirigente dell'editrice Bruno Mondadori), Adriano Sofri (su Lotta Continua, l'Unità, Reporter, Panorama, L'Espresso, la Repubblica e il Foglio, condannato coi sodali Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani quale mandante «morale» dell'assassinio del commissario Luigi Calabresi; dopo che il 24 gennaio 2000 la Corte d'Appello di Venezia chiude l'ottava revisione confermando la condanna del trio, Boato definisce il processo «il caso Dreyfus del 2000»), Guido Viale (ambientalista), Vincino (Vincenzo Gallo, vignettista sull'anarco-comunista il Male, sui picisti-neocomunisti Tango e Cuore, sui borghesi Panorama, il Foglio, Corriere della Sera e su Boxer, inserto satirico dell'«eretico» il manifesto).

B – Della parallela mafia-lobby costituita dagli ex del Movimento Studentesco, il principale gruppo sessantottino, covo di picchiatori fratello-rivale di LC, sono gli ebrei Franco Piperno (poi fondatore/direttore di Metropolis e docente di Fisica all'Università della Calabria), il giornalista Stefano Jesurum (genero del goy Enzo Biagi, il top-giornalista per decenni imperversante su decine di giornali e in decine di teleprogrammi), il demoscopo Renato Mannheimer, il giornalista Giuliano Ferrara (notista su Epoca, Corriere della Sera e sull'effimero l'Italia settimanale, editorialista del settimanale lib-lab Tempi, anchorman sulle reti Fininvest/Mediaset, ex-comunista, ex-sessantottino ed ex-socialista divenuto ministro primoberlusconico per i Rapporti col Parlamento, fondatore-direttore del quotidiano Il Foglio e direttore di Panorama, del quale resta poi fondista, nel 2001 anchorman con Lerner a La Sette; marito della giornalista femminista Anselma «Selma» Dell'Olio, di madre «americana di origine russa» e padre pugliese, educata in collegio cattolico, la quale, dopo avere trascorso due «amori importanti» «entrambi ebrei. Un uomo d'affari e un compositore antropologo», e uno meno importante, il giornalista ebreo de l'Unità Franco Ottolenghi, nel 1987 impalma in Campidoglio il quarto Arruolato, e cioè il Ferrara, officiante l'ex-partigiano picista Antonello «Duccio» Trombadori). Seguono i goyim Mario Capanna (incantatore di dame dell'altaborghesia progressista, in particolare della proprietaria del Corriere della Sera Giulia Maria Crespi, poi deputato ultrasinistro e nostalgico rievocatore della «rivoluzione» mancata in Formidabili quegli anni), Mauro Rostagno, Luca Cafiero, Luigi Bobbio (figlio dell'acido pater patriae Norberto), «Popi» Saracino (poi docente liceale, condannato per stupro su una studentessa), «Chicco» Testa (poi verde e presidente dell'Enel prodian-dalemian-amatiana, confermato dal destrorso Berlusconi), la già detta Lucia Annunciata, Silvana Mazzocchi (poi giornalista de la Repubblica), il poi senatore picista-diessino Claudio Petruccioli, Sergio Cusani (l'ex «barone rosso» capobanda all'Università Bocconi, poi agente di Borsa para-socialista e ufficiale pagatore – 148 i miliardi ufficialmente girati a esponenti politici – del tangentista Enimont supercapitalista Raul Gardini; suicida nel 1993 Gardini, il Cusani viene condannato a cinque anni e cinque mesi per corruzione) e i top-telegiornalisti Lamberto Sposini di Canale 5 e Raiuno e Michele Cucuzza di Radio popolare e Raidue.

C – Da Potere Operaio, Avanguardia Operaia e dalle Brigate Rosse proviene l'ebreo Lanfranco Pace, riciclatosi giornalista su il Foglio e recuperato, come la shiksa Fossati, da Ferrara a La Sette.

D – Infine, dal maoistico Servire il Popolo giunge il salernitano Michele Santoro, poi livido top-anchorman sulle TV sia berlusconiane che pubbliche.

6. Gli immigrati fanno lavori umili/pesanti che gli europei non vogliono più fare. A parte la sempre più diffusa introduzione di macchinari robotizzanti e la prevedibile crisi di assorbimento della superproduttività industriale da parte di mercati sempre più saturi,

a. che comporteranno a breve termine una disoccupazione epocale,

b. è da vedere se sia davvero morale accettare che il «padrone» comprima, a vantaggio esclusivamente suo e non della comunità nazionale, i costi assumendo manodopera straniera da retribuire in nero o con salari inferiori,

c. se sia davvero morale una posizione che vede l'Altro come mera merce e forza-lavoro, infischiandosene della creazione di più acuti problemi sociali,

d. se davvero gli immigrati si adatterebbero a fare i lavori per i quali sarebbero stati richiesti, e in tutti i casi, fosse questo il motivo (anche se pretestuosa sembra la giustificazione degli invasori fondata sul proverbio soninké «dalle gumme ya mpasu kalle nga, meglio lavorare all'estero che morire in patria»... certo il concetto di «lavoro» suona differente da popolo a popolo; in ogni caso, scrive il «francese» Jean-Paul Gourévitch citando il rapporto dell'Haut Conseil à l'Integration del gennaio 2000, dei 120.000 immigrati in Francia nel 1998, solo il 5% lavora),

e. se si avrebbe poi il coerente coraggio di rimandarli a casa quando più non servissero per i lavori per cui sarebbero stati richiesti, o di impedirne la mobilità in altri settori già saturi?... e impedirla, ovviamente, non solo a loro ma anche ai loro figli?,

f. se davvero ne servono sempre di nuovi, stanti i milioni di allogeni più o meno criminali o nullafacenti già presenti (di fronte alla «necessità» di manodopera straniera, tuttora non quantificata al di là dell'inverecondo balletto di cifre buttate al vento dai «responsabili» governativi e industriali, semplicemente criminali sono i messaggi lanciati oltre-frontiera sul «bisogno» e sulla cecità e viltà dell'Europa),

g. se sia davvero impossibile, da un lato attraverso l'eliminazione delle provvidenze clientelari e la riduzione dei sussidi di «disoccupazione» che ottundono la volontà di lavorare dei demoitaliani, dall'altro attraverso quegli adeguati incentivi economici che si renderebbero possibili liberando a favore dei connazionali le decine di migliaia di miliardi oggi dissipati pro-invasori (costruzione e gestione di centri di raccolta, strutture di «accoglienza» o repressione, edilizia popolare e servizi sanitari adeguati alle condizioni di salute spesso precarie dei nuovi «concittadini», scuole in lingua madre, edifici di culto, contributi assistenziali più o meno pro-tempore, «ricongiungimenti familiari» anche fino al quarto grado e con pluri-coniuge se musulmani, etc.), la razionalizzazione della forza-lavoro di un popolo di sessanta milioni di persone. Riordino in verità realizzabile solo da uno Stato Etico Nazionale, non certo dal fantoccio dis-animato dell'anarchismo liberista.

7. Gli immigrati salveranno l'Europa dal collasso dei sistemi pensionistici. E come no... la salvezza verrebbe quindi non dalle pur possibili centinaia di migliaia di occupati in regola contributiva, *** ma dalle decine di milioni di nullafacenti, vulavà, raccoglitori di pomodori, venditori ambulanti senza licenza, venditori di fiori o altra cianfrusaglia ai semafori e nei ristoranti, menestrelli vaganti per le strade, accattoni, spacciatori, prostitute, vandali ottusi, criminali e altra genìa!, individui sempre più numerosi, aizzati in primo luogo dal «buon cuore» delle sanatorie cattosinistre e dalla mancanza di reazioni dei paesi invasi. Inoltre, in futuro le pensioni agli Attuali Soccorritori non potranno che essere pagate da milioni di sempre Nuovi Soccorritori... e questo ovviamente a prescindere da ipotesi di riordino dell'intero sistema pensionistico, ad esempio con elevamento dell'età pensionabile (qualora non vi fossero giovani a rimpiazzo dei pensionandi, e in attesa della risalita della natalità europea) e con riduzione degli immorali cumuli delle «pensioni d'oro», sistema pensionistico da decenni saccheggiato per i più vari motivi di interesse, sia personali che demagogico-elettorali, proprio dagli invasionisti di ogni risma.

*** In realtà, sui 900.000 stranieri ufficialmente occupati, nota Alberto Ronchey nell'agosto 1999, regolari contribuzioni vengono versate solo da 300.000, e per importi minimi: i 2500 miliardi ufficialmente versati all'INPS sono nulla, assolutamente nulla rispetto ai 300.000 miliardi del costo dei pensionamenti. Inoltre, numerosi accordi bilaterali prevedono il pagamento all'estero delle pensioni ai lavoratori stranieri rientrati nei loro paesi e, in alternativa, una norma della riforma Dini del 1995 impone di rimborsare i contributi da loro versati. Infine, coloro che avranno acquisita la cittadinanza beneficeranno anch'essi, come ogni altro italiano, dell'integrazione al minimo delle pensioni sol che abbiano versato qualche contributo, o delle pensioni sociali e di altre forme di assistenza quando non abbiano mai versato nulla.

8. E comunque gli immigrati non sono molti e anzi sono pochi, rispetto al totale degli europei. A parte che avvicinarsi a un fienile o a un bidone di benzina con un fiammifero acceso non è poi molto diverso dall'avvicinarvisi con in mano una torcia, il «saldo» allogeno ha non solo l'effetto immediato degli invasori testé giunti, ma anche, ben più pericoloso e incontrollabile in quanto impostato su più toccanti motivi «umanitari», quello differito dei ricongiungimenti familiari (integrando Gourévitch, Guillaume Faye riporta, nel n.1 di J'ai tout compris!, che sui centomila permessi di soggiorno rilasciati in Francia nel 1998, solo 4149 lo sono stati a titolo di lavoro, 4342 a titolo di rifugiato e i 90.000 restanti per ricongiungimento) e, soprattutto, delle nascite sul luogo, aspetto ancora più pericoloso.

Egualmente, nessun limite logico esiste all'arrivo in Europa di decine di milioni o miliardi di allogeni, stante che la causa prima dell'invasione è demografica, il primo problema dell'esubero umano in altri continenti essendo, appunto, una figliazione conigliesca da parte di quelle genti. Cosa della quale – a parte l'introduzione missionaristica di cure mediche e vaccini – non sono certo gli europei a portare la responsabilità. Come dire: agli altri un'attività sessuale incontrollata, a noi rimediare alle conseguenze di una tale frenesìa.

Come nel 1995 aveva scritto Damiano Marabelli nella memoria difensiva contro la persecuzione giudiziaria scagliata contro il Fronte Nazionale proprio a motivo della preveggenza da esso mostrata quanto agli ingravescenti danni dell'invasione: «Coloro che si battono per abolire ogni controllo alle frontiere dell'Europa, danno a intendere all'opinione pubblica che dal Terzo Mondo provenga un flusso migratorio modesto. Ciò è falso. Sulla base dei dati forniti dall'Istituto Centrale di Statistica, è possibile stimare, ad esempio, che il numero complessivo di persone allogene immigrate in Italia nel volgere degli ultimi quindici anni ammonta a circa 1,9 - 2,3 milioni. Peraltro, la dimensione di questa immigrazione diviene ancora più inquietante se proiettata nello scenario dei prossimi due decenni, periodo nel quale le sole popolazioni nordafricane limitrofe alla nostra penisola avranno un incremento demografico pari a 165 milioni di unità».

E si pensi, ripetiamo, che a tale invasione hard, legale, illegale e sanatorizzata, si aggiunge la colonizzazione soft di nascite, naturalizzazioni, ricongiungimenti familiari anche fino al terzo e al quarto grado, adozioni, matrimoni misti, etc.

Conferma «d'autore» della tensione demografica che attraversa il Mediterraneo la si trova in XXI secolo, periodico mondialista della mondialistica Fondazione Agnelli (il cui primo presidente fu l'«europeista» massone Jean Monnet): «Mentre nei paesi europei della sponda Nord l'aumento degli anziani e i ridotti tassi di natalità lanciano nuove sfide ai sistemi di welfare, nei paesi della sponda Sud, dalla Turchia al Marocco, il ritardo nel completamento della transizione demografica porterà ancora ad un lungo periodo di espansione. Il rapporto numerico tra mondo arabo e Comunità Europea si sta capovolgendo: entro il 2010 avverrà il sorpasso». Si consideri che se nel 1940 la popolazione dei tre paesi nordafricani sotto dominio francese era la metà di quella francese, nel 2025 Marocco, Algeria e Tunisia ne avranno una tre volte superiore.

Non dimentichiamo, poi, che le centinaia di migliaia di individui che ogni anno sciamano nel Vecchio Continente (e tacciamo delle centinaia di milioni di contadini africani e cinesi che, «spiazzati» dall'inarrestabile desertificazione del suolo africano e cinese e, per l'ex-paradiso maoista, dalla frenetica industrializzazione, sempre più cercheranno qualche «speranza» non solo nelle terre siberiane o nello spopolato subcontinente australiano, ma proprio in Europa) aggraveranno la già diffusa insofferenza degli europei verso l'invasione, oggi antidemocraticamente repressa dal Sistema coi mezzi più vari, dalla diffamazione dei reprobi a milionarie pene pecuniarie ed al carcere.

Riscontro qualificato di tale tendenza viene nel luglio 1993 da Eurobarometro, un'indagine demoscopica a carattere periodico patrocinata dall'Unione Europea. Da tale ricerca risulta che il 64% degli italiani, il 60% dei tedeschi, il 56% dei francesi e il 54% dei belgi ritiene ci sia, nei rispettivi paesi, una presenza eccessiva di stranieri. Talvolta – e come meravigliarsene? – si arriva financo a esplosioni di «razzismo e xenofobia» che colgono «di sorpresa» i fautori dell'abolizione dei controlli sull'immigrazione (comprese le anime pie del convegno onusico che nel dicembre 2000 a Palermo hanno vincolato i paesi europei al divieto di introdurre nelle legislazioni la fattispecie di reato di ingresso clandestino!), i quali allora si scagliano contro le «paure irrazionali» o le presunte «responsabilità di demagoghi» che fomenterebbero l'odio verso gli stranieri. Il tutto, non venendo neppure sfiorati dal sospetto che alla base di tale «irrazionalità» ci siano da un lato quegli imperativi genetici di fitness radicati nella filogenesi (e che è certamente difficile «sublimare» nei contesti sociali degradati delle metropoli europee), dall'altro un istinto di difesa, sano e naturale, contro realtà criminali. Criminali non solo per nobili basi ideologiche, ma anche dal «volgare» punto di vista dell'egoistica incolumità personale e dell'ordine pubblico.

A causa della fecondità debordante di altri continenti e della denatalità europea (6,9 per i negri dell'Africa occidentale, 3,2 per i magrebini, 1,7 per i francesi, rileva Gourévitch; in alcune regioni d'Italia, come in Liguria, il tasso europeo di 1,5 precipita a 0,74, il che significa estinzione nell'arco di tre o quattro generazioni... estinzione in ogni caso agevolata dalle autorità statali, che continuano a finanziare e incentivare celibato, contraccezione ed aborto) *** negli ultimi due decenni l'Europa ha perso quella che nella storia demografica del pianeta è l'equivalente della perdita da una guerra mondiale. Le cifre sono eloquenti: nel 2037, tra neppure quarant'anni, gli italiani saranno 45 milioni, 12 in meno rispetto ad oggi. In vent'anni, tra il 2000 e il 2020, i soli paesi della Comunità Europea perderanno 10 milioni netti di abitanti, mentre quelli del Nordafrica saliranno di 100 milioni e verranno attirati nelle «società aperte» dalla cattiva coscienza instillata negli europei dai predicatori del multirazzialismo e della droga, peraltro coerente coi postulati liberali, dell'edonismo individualista.

*** Fenomeno lucidamente pre-visto dai regimi fascisti settant'anni or sono e negli anni Settanta aggravato, col pretesto di «salvare l'ambiente», dalla dissennata predicazione malthusiana dei verdi post-sessantottini (salvo poi difendere a spada tratta l'invasione multirazziale e richiedere le porte aperte per «rimpiazzare» la mano d'opera «mancante» per devastare ulteriormente il globo terracqueo!).

9. E comunque l'Europa è moralmente tenuta, dal proprio codice etico fondato sull'«amore» cristiano e sulle sue propaggini liberali e socialcomuniste, a dare ricetto agli «sventurati» per motivi economici (quali che siano i loro meriti o demeriti o colpe: «anche loro devono pur vivere», guaiscono i benpensanti, giustificando il degrado, l'illecito, l'occupazione di case «vuote», il piccolo reato perpetrato dagli invasori clandestini come dai «regolari», obolizzando e compatendo i vulavà e i vucumprà, in attesa di fare altrettanto con i vuspaccià, o anche – commoventi episodi – «riscattando» e «redimendo» dai protettori prostitute variamente coloured o moldave o ucraine o romene o albanesi a seconda dei gusti), nonché giuridicamente obbligata da norme internazionali e dalle carte dell'ONU e dei Sacrosanti Diritti (l'Italia, inoltre, dall'art.10 della Costituzione) a praticare una politica di asilo indiscriminato per chiunque si dica «perseguitato», sia egli un singolo essere umano o siano decine di milioni di individui. Ognuno dovrebbe sapere che dietro persecuzioni e conflitti ci sono sempre, in modo diretto o indiretto, la grande mano del Sistema, come nel caso delle decine di migliaia di criminali albanesi, inviati in Europa a destabilizzarne le nazioni, e le piccole mani di governi che, come quello di Rabat per l'ingravescente irresponsabile esubero demografico marocchino, o quello impunito di Ankara per i curdi, vogliano liberarsi di milioni di indesiderati a spese altrui! ***

*** Aspetti acutamente analizzati da John Kleeves in Una terra occupata. Operazione albanesi - Come i ceceni contro la Russia, così gli albanesi contro l'Europa, «Rinascita», 4 febbraio 2001 e in L'invasione continua - E l'Italia è complice della pulizia etnica turca, «Rinascita», 7 giugno 2001.

Puntuale, contro l'invasionismo quale «ideologia dell'espiazione», propagata in prima fila dal sinistrismo europeo, Daniele Giannetti sul quotidiano della Lega Nord: «All'indomani della caduta del muro di Berlino e dell'implosione del comunismo, vittima di quelle stesse contraddizioni che pretendeva di riscontrare negli altri, il marxismo persiste ancora in modo massiccio nella società europea, laddove a una clamorosa disfatta sul piano politico e su quello economico non è seguita una sconfessione su quello culturale. Grazie all'intuizione gramsciana che investe l'"intellettuale organico" del ruolo di predicatore – profano – in seno alla "società civile", l'intero apparato culturale, informativo e massmediatico è ancora oggi perfettamente allineato alle posizioni di quel sistema livellatore delle differenze che sembra ormai essere stato assunto a modello "perfetto" e universalmente valido.

Attraverso simili, formidabili strumenti di formazione, persuasione e repressione la sinistra gode quindi di una posizione privilegiata, "egemonica", nel dettare i tempi per la preparazione, l'accettazione e l'instaurazione della società multietnica.

L'altra e forse più importante valutazione in ordine alle motivazioni recondite che animano i postcomunisti [leggi meglio: neocomunisti] nella realizzazione del loro progetto va ricercata e individuata a livello psicologico o, più precisamente, psicopatologico.

La sinistra odia l'Europa: la odia profondamente perché vede in lei la scandalosa e oltraggiosa testimonianza di una resistenza culturale che ha rifiutato e rigettato l'opzione comunista combattendola e sconfiggendola.

Il grande peccato della civiltà occidentale [leggi meglio: europea] risiede proprio in questo: nell'aver compreso come lo schema ideologico comunista fosse irriducibilmente alieno alla storia, alla cultura, alla civiltà europea e nell'essersi mostrata immune di fronte alle promesse di "felicità" e di "paradiso terrestre" che il marxismo scandiva regolarmente».

Ed ancora: «La "trasvalutazione" di tutti quei valori così peculiarmente europei che la filosofia marxista-leninista intendeva operare onde giungere a un "nuovo ordine" edificato sulle macerie di una civiltà sottoposta al procedimento della "tabula rasa" si ripresenta oggi sotto le spoglie di un "terzomondismo" nutrito dal senso di colpa – peraltro indotto – che l'uomo europeo prova di fronte alle presunte "ingiustizie" di cui le popolazioni extraeuropee sarebbero vittime. Il terzomondismo assolve allora la funzione di scardinare l'identità europea assicurando, da una parte, una copertura ideologica all'invasione allogena e colmando, dall'altra, il vuoto lasciato dalla dinamica classica nella misura in cui alla dittatura del proletariato succederà la società multietnica e alla società senza classi subentrerà la ri-formata e ri-nata civiltà europea scaturita dall'integrazione e dalla fusione con i nuovi venuti».

Ed ancora, concludendo: «L'Europa, in questo senso, assurge per la sinistra a simbolo delle proprie frustrazioni e delle proprie paranoie, a specchio impietoso dei propri fallimenti, a scomodo testimone dei propri crimini [...] Qualsiasi opposizione all'ideologia multirazziale, infatti, seppur fondata sul ragionamento logico, sulle esperienze storiche, sui dati di fatto inoppugnabili, su fredde statistiche, è vana di fronte all'utilizzo di slogan che si caratterizzano, sempre più, come formule magiche irrazionali e prive di un riscontro reale atte a esorcizzare un presunto, incombente cataclisma sociale ("emergenza razzismo", "allarme xenofobia", "deriva populista", "rigurgiti nazisti", etc.). Su queste basi appare del tutto evidente l'intenzione di radicare nell'opinione pubblica il concetto di "antirazzismo militante" quale "sentinella democratica" delle istituzioni alla stregua di ciò che aveva rappresentato per il sistema l'"antifascismo militante" negli anni passati».

«Si potrebbe completare il quadro» – aggiunge lo svizzero Eric Werner – «osservando che l'attuale regime occidentale s'adopera con zelo a far sì che la maggioranza autoctona della popolazione acquisisca sempre più una mentalità e i riflessi che gli antropologi e gli storici della cultura considerano abitualmente come caratteristiche delle minoranze, al primo posto l'odio-di-sé (Selbsthass) e una tendenza patologica all'autodenigrazione e all'autorazzismo. I massmedia invitano in permanenza i cittadini a espiare la loro colpa, a chiedere perdono per fatti, reali o immaginari, che i dirigenti proclamano al contempo, senza tema di contraddirsi, "inescusabili". Fatti che non si rimprovera ai cittadini di averli commessi loro stessi, bensì i loro genitori, nonni o anche antenati più o meno lontani. Perché, come nelle società primitive, la colpevolezza è collettiva, si trasmette di generazione in generazione. Si aggiunga che tale colpevolezza è a senso unico e che naturalmente a nessuno verrà in mente l'idea di rimproverare "l'Altro", sia chi sia, di essersi mostrato in passato avido, crudele, odioso, intollerante, vendicativo, etc. È impensabile. "L'Altro" ha sempre ragione e mai torto. E naturalmente ha tutti i diritti».

Altrettanto chiaro, rilevando l'odio-dei-propri-simili che muove gli «antirazzisti», Rémi Trastour: «La propaganda cosiddetta "antirazzista", perseguendo una politica "multirazziale", cerca di indurre nelle etnie recalcitranti sentimenti di colpa favorevoli alle sue teorie, con l'obiettivo, ne sia o meno cosciente, di rendere preponderanti certe etnie a scapito delle etnie autoctone o dominanti».

10. E comunque, le migrazioni sono inarrestabili e tutte le società del futuro saranno multirazziali. Sfruttando il sottile ricatto psicologico dell'«inevitabilità» e della «coraggiosa» apertura alle «sfide», l'invasionista Gourévitch, farneticando di «una lotta contro la rassegnazione in nome della sperimentazione di soluzioni nuove, coraggiose, destinate ad essere valutate prima che generalizzate», guaisce: «Al contempo dobbiamo riconoscere il carattere ineluttabile di queste migrazioni dal Sud al Nord, che nessuna politica comune europea può frenare o impedire. L'unica cosa possibile è armonizzarle e regolamentarle in un mondo retto dalla globalizzazione, ove nessuno Stato né gruppo di Stati può alzare barriere definitive contro il flusso di persone, merci e messaggi chi dilagano per il pianeta [...] Questa xenofobia richiede un trattamento terapeutico. Si può fare sparire la sofferenza ricorrendo a decreti che scaccino il male (l'espulsione dell'altro) o a una cura di lunga durata che porti ad associare l'altro alla sua guarigione [...] Non scamperemo all'avvento di una società di meticci [...] Non scamperemo ad un'etica della transazione».

«Premetto che io non credo agli inevitabili. Chi li afferma li produce. Dio li impicchi» – ribatte Sartori – «Ma la cultura della resa non proviene soltanto dagli "inevitabilisti". Proviene anche dai "mammisti" (copiosamente annaffiati dalle immagini lacrimose della televisione). E viene alimentata da chi ritiene che una società multietnica e multiculturale sia "buona", che sia da desiderare e da promuovere. Vediamo. L'argomento degli inevitabilisti è che tanto non ce la facciamo, che la resistenza è impossibile. Vedi, ci dicono, gli Stati Uniti, che vengono perforati al loro Sud da messicani e sudamericani a dispetto di ogni sorta di barriere e controlli. Sciocchezze. Se quei controlli non ci fossero, gli Stati Uniti verrebbero lestamente invasi non da centinaia di migliaia ma da milioni e milioni di clandestini. Idem per l'Europa. Se non resistesse, verrebbe sommersa; mentre ora come ora, o ancora, non lo è. L'argomento dei mammisti è invece che i derelitti del mondo debbono essere accolti per carità cristiana o perché è bene che sia così. Che far del bene sia bene, lo ritengo anch'io. Ma con un minimo di raziocinio. Volere il bene non equivale a conseguirlo. Le buone intenzioni, si sa, lastricano l'inferno. Oggi c'è chi ritiene buona la società multietnica. Ma lo è davvero? Il dubbio è più che lecito.

«C'è poi, all'altro estremo, l'argomento utilitario. Non importa che gli extracomunitari piacciano o non piacciano; il fatto resta che sono utili, che ci servono e che lo sviluppo economico li impone. Senza negare che anche l'economia abbia le sue ragioni, questo argomento è particolarmente malposto. Importare mano d'opera non è lo stesso che importare immigrati, e cioè potenziali cittadini. Inoltre entrare in un Paese legalmente con un contratto di lavoro in tasca è un conto; entrarci illegalmente, e spesso senza possibilità o capacità di lavoro, è un altro. E il punto è che non è certo l'economia che ci chiede di trasformare il lavoratore-ospite nell'immigrato-cittadino. Dunque il problema degli extracomunitari è malamente librato tra inevitabilisti, mammisti e utilitaristi malveggenti».

Quanto alla presunta multirazzialità planetaria, ben ribatte, in Archeofuturismo, Guillaume Faye: «Il cosmopolitismo egualitario ha suscitato paradossalmente il razzismo globalizzato, per ora sotterraneo e implicito ma che tra breve si manifesterà apertamente. I popoli messi uno di fronte all'altro, a stretto contatto nella "città globale" che è diventata la Terra, si stanno preparando allo scontro e l'Europa, vittima di una colonizzazione di popolamento, rischia di diventare il principale campo di battaglia. Coloro secondo i quali il meticciato generalizzato è già scritto nel futuro dell'umanità si sbagliano, perché esso dilaga solo in Europa. Gli altri continenti, soprattutto l'Africa e l'Asia, costituiscono sempre più dei blocchi etnici impermeabili, che esportano i surplus di popolazione, ma non ne importano».

Conclude, a ragione, Giovanni Damiano: «In breve: gli "argomenti suesposti", oltre ad essere tra loro eterogenei, e in fondo risibili, sono, soprattutto, assolutamente inadatti, per la loro pochezza, a giustificare eventi di tale portata: è grottesco, ad esempio, il solo pensare che l'avvento di una società multirazziale possa essere auspicato perché in grado di risolvere il problema delle pensioni o perché i nostri nonni erano emigranti!». Più ampio ancora è lo sguardo del procuratore dell'Aquila Bruno Tarquini nella Relazione inaugurale dell'anno giudiziario 1999:

«Negli ultimi tempi il flusso migratorio ha assunto dimensioni così rilevanti [...] che si è indotti a ritenere fondata la tesi di chi sostiene che si tratti di una vera e propria invasione dell'Europa: voluta e finanziata da centrali operative internazionali, allo scopo di determinare col tempo l'ibridazione dei popoli e delle religioni, onde possano realizzarsi più facilmente e più compiutamente progetti di dominio universale».

A fronte alla lucidità intellettuale e al coraggio morale di Tarquini, ributtante è invece la «compassione» del procuratore di Cassino Gianfranco Izzo – inquirente sull'assassinio dell'undicenne Mauro Iavarone, il 18 novembre 1998 stuprato e strangolato da zingari – il quale, deduciamo, ben avrebbe visto colpevole un italiano: «Quando ad un certo punto le indagini si sono indirizzate verso quei due ragazzi nomadi, mi si è stretto il cuore. Mi creda, sospettare due nomadi, per me, è stato un vero sacrificio». Invero, il ventenne rom Denis Bogdan e il diciottenne peruviano Erik Schertzberger il 30 marzo 2001 saranno condannati rispettivamente all'ergastolo e a venti anni di carcere. Politically correct la protesta del Bogdan, che dimostra di avere capito la lezione: «Razzisti, mi condannate perché sono zingaro».

Parte 5

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N.B:Foto,sottolineatura,grassetto,colore,NON sono parte del testo originale.Per ulteriori informazioni, dettagliate, tecniche, storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti :http://revisionismo.splinder.com/ WaA359

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15:10 Scritto da: waa359 in Articoli di G.Antonio Valli | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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