05.04.2010

1 Complici di Dio genesi del mondialismo parte 1

Complici di Dio-gianantonio-valli.jpgLe radici ideologiche dell'invasione

Di Gianantonio Valli

Complici di Dio - Le basi psico-ideazionali - I pretesti per l'invasione - La distruzione del Terzomondo - L'unica possibilità di riscatto - Le premesse politiche - Il federalismo, faccia nascosta del mondialismo - Strategia di morte

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Ciò che chiamiamo «la nostra moderna civiltà» è poco meno di un gigantesco meccanismo planetario di produzione e marketing, con l'Alta Finanza come centro di controllo, dapprima solo per le transazioni commerciali e poi per tutto, anche per la politica. La massima parte dei cittadini dell'Occidente è talmente presa a rendere efficiente il Sistema e ad occuparsi, in tale competizione, dei propri affari personali, che non è in grado di riflettere sui fatti della politica né di sentirli nell'intimo. È questo, inoltre, un Sistema nel quale le opinioni difformi e il dissenso possono venire puniti nei modi più diversi.

Peter Blackwood, Das ABC der Insider, 1992

Questa aberrante ed inquinante ideologia, che sogna di sostituire ovunque alle realtà naturali dei popoli altrettante società sempre più multirazziali, è solo l'espressione di un'esigenza pratica della Grande Finanza mondialista che ha bisogno – nelle aree più industrializzate – della immigrazione di mano d'opera a basso costo, e che è fortemente disturbata e infastidita – nel progressivo espandersi del proprio impero – dalla ingombrante presenza delle differenze nazionali, razziali e religiose offerte dai popoli che intendono mantenere la propria identità nell'indipendenza politica.

Sergio Gozzoli, La perestrojka di Gorbaciov, 1989


Nell'ultimo conflitto mondiale era in gioco molto più di quanto gli storici del Sistema oggi non lascino supporre, e forse anche più di quanto non apparisse allora ai primattori stessi della storia. Due antitetiche concezioni del mondo si scontravano: l'una fondata sulla stirpe e sul possesso territoriale, l'altra fondata sul libero scambio internazionale come strumento di dominio economico/politico. È assolutamente logico che il mercante internazionalista sia anche fautore dell'«eguaglianza tra gli individui» (salvo ignorarla poi nei fatti) e del principio di «libera autodeterminazione» del popolo (salvo imporre di fatto una patteggiata spartizione del mondo). Il primo principio serve a poter commerciare con chiunque, il secondo ad attaccare qualunque regime estraneo in crisi, giustificando agli occhi del mondo interventi miranti ad instaurare regimi sostitutivi (democratici) atti a favorire la penetrazione economica sullo specifico mercato.

Enzo Caprioli, L'ideologia inquinante, 1989

Il mondialismo è l'utopia che vede la felicità dell'uomo nell'abolizione di tutte le differenze e di tutte le identità. Esso cerca di creare il governo mondiale attraverso la distruzione delle nazioni, il meticciato delle razze, l'abolizione delle frontiere e il rimescolamento delle culture. Dall'utopia marxista che voleva abolire le classi, ridurre le ineguaglianze e costruire il paradiso rosso si è passati all'utopia mondialista che vuole abolire le differenze e creare il paradiso multicolore.

Bruno Mégret, dirigente e poi segretario del Front National, 1992

Mi chiedo come facciano taluni uomini politici a mettere in pericolo di morte, attraverso la droga e l'immigrazione, le collettività di cui sono i rappresentanti. C'è una ideologia che li rende folli. Un'ideologia internazionalista e mondialista che rimpiazza il grande sogno criminale dell'internazionalismo comunista. Siamo passati dall'internazionalismo comunista all'internazionalismo capitalista.

Jean-Marie Le Pen, presidente del Front National, in il Giornale, 1â aprile 1995

Il progetto mondialista non auspica la creazione di un ordine internazionale fondato sulla cooperazione tra liberi Stati sovrani. Al contrario, vuole imporre un unico governo mondiale che amministri grandi collettività multirazziali secondo un sistema di decentramento applicato per ampi spazi continentali. In questa prospettiva il ruolo del modello statunitense è di primaria importanza perché, se funziona, dimostra che è possibile organizzare grandi collettività su basi multirazziali. Al contrario, in caso di evidente insuccesso, la consapevolezza dei mali endemici che affliggono la società americana può condurre i popoli liberi a rifiutare il modello consumista e multirazziale [...] L'identità culturale dei popoli europei ha cominciato ad affievolirsi nel secondo dopoguerra con la diffusione dell'american way of life, ma finora siamo rimasti immuni dai mali del modello multirazziale. Ora il nemico vuole completare la sua opera. Ha banalizzato la nostra vita e ha imbastardito i nostri valori. Ora vuole attentare anche alla nostra eredità biologica. Il meticciato culturale è inquinamento mentale. Il meticciato biologico è inquinamento razziale.

Lello Ragni, Il mondialismo capitalista, 1992

Oggi, per la prima volta nella storia, il mondo si muove anteponendo a tutto i parametri economici e monetari. Ciò a scapito delle altre categorie dell'agire umano, e di quel patrimonio di valori che per millenni ha determinato il destino dei popoli. "Ogni discorso sul modello di società sembra ridursi all'ambito economico e sempre in un'ottica a breve termine, senza prendere in considerazione cicli di più ampio respiro". Non si tratta, come molti superficialmente sono portati a credere, dell'ineludibile conseguenza del progresso e dello sviluppo tecnologico, ma di una situazione perseguita con pervicacia da precise forze e da quegli Stati che per primi sono stati condizionati da queste forze. Si tratta del cosciente operare di entità private internazionali che hanno fatto dell'economia il loro cavallo di Troia per infiltrarsi in tutte le società del mondo con evidenti scopi di speculazione, di prevaricazione e di potere, sconvolgendo la vita degli uomini e riducendola, nonostante le fantasmagoriche luci del palcoscenico contemporaneo, al suo minimo storico qualitativo. Droga, corruzione, perdita di identità, superficialità, angosce d'ogni tipo hanno preso violentemente il posto del senso di appartenenza, dei valori, delle tensioni ideali, della spinta ad elevarsi. Il dio denaro è l'immagine che meglio di tutte è adatta a rappresentare l'epoca che stiamo vivendo: un dio vuoto di contenuti, ma capace di asservire tutto e tutti. Un dio espressione di un potere globale che, invece di conquistarsi ciò che vuole, è avvezzo a comprarlo con moneta che esso stesso fabbrica dal nulla a suo uso e consumo. Questo potere, che noi definiamo Mondialismo e che si sta consolidando ovunque, è il vero nemico dei popoli e rappresenta ciò che impedisce ad ogni Nazione di affrontare e risolvere i propri problemi in maniera libera ed originale.

Mario Consoli, Contro il dio denaro - Metamorfosi degli strumenti economici dalle origini alla tirannide mondialista, 1999

Primaria finalità del mondialismo è il trasformare l'intero pianeta in un immenso supermarket dove tutte le popolazioni, tutte le etnie – massificate tramite la «società multirazziale» – verranno schiavisticamente sfruttate dal capitalismo internazionale: in altri termini, un'immensa mandria umana che i pastori mondialisti indirizzeranno, a proprio vantaggio, imponendo in tutti i continenti unificate direttive economiche e politiche. Una tirannide che degraderebbe irreversibilmente l'intera umanità e l'intero pianeta tra catastrofi ecologiche e demografiche. A ragione il mondialismo è stato definito «il più grave pericolo che incombe sulle generazioni presenti e future». Ma questo pericolo planetario non appare inevitabile, poiché il mondialismo è vulnerabile. Molto più vulnerabile di quanto credano i presuntuosi pastori mondialisti, i corrotti politici al loro servizio, gli ottusi ottimisti tecnologici di varie provenienze, le masse degradate dal consumismo e inebetite dalla propaganda mondialista. Le sempre più vicine catastrofi ecologiche di origine chimica e nucleare, i crescenti dissesti originati dalla sovrappopolazione e dalla società multirazziale, la divorante distruzione delle risorse alimentari e minerarie del pianeta, la progressiva distruzione delle civiltà e culture tradizionali: ecco le cause – causate da quel materialismo consumistico ovunque imposto – dell'imminente crollo del mondialismo stesso i cui santoni, servitori e seguaci sono insensati come coloro che abbattono gli alberi per raccoglierne più comodamente i frutti.

Giuseppe Mosca, Konrad Lorenz, una voce antimondialista, «Rinascita», 10 gennaio 2001

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Complici di Dio

Le premesse psico-ideazionali

I pretesti per l'invasione

Un aspetto: la distruzione alimentare e sociale del Terzomondo

L'unica possibilità

Le premesse politiche

Il federalismo, faccia nascosta del mondialismo

Strategia di morte

Acceleratori della Fine

Diritto di resistenza

Guerra di civiltà

La superstizione monoteista

Sui lidi estremi

Fondamenti

Hauptunterscheidung

REGNO

mondo avvenire

haOlam haBah

REALTA'

questo mondo

haOlam haZeh

divino

personale

sacro

impersonale

monoteismo

creazione (frattura)

politeismo

evoluzione (continuità)

universalismo

proselitismo

radicamento

rispetto / indifferenza

individualismo

egualitarismo

organicità

gerarchia

materialismo / idealismo

dualismo

realismo

unità psicofisica

panmoralismo

umanitarismo

virtù

forza

provvidenzialismo

teleologismo

tragicità

destino

Due e solo due sono le posizioni teoriche di approccio al mondo;

due e solo due i Sistemi di Valori discesi nel divenire storico.

PRIMO

Le radici ideologiche dell'invasione

Complici di Dio

Sistema ideo-sociale nato 2500 anni fa dallo psichismo e dalle vicende storiche delle genti ebraiche, lo Stato Teocratico Universale vaticinato dal giudaismo con le espressioni «Nuova Terra e Nuovo Cielo», «Mondo Nuovo» e «Regno» è disceso fino ai nostri giorni dopo avere cercato invano, per quindici secoli, di inverarsi in concrete strutture politico-societarie, sempre venendo respinto dal realismo indoeuropeo.

La Suprema Utopia – il Mondo alla Rovescia dei puritani e delle infinite altre sette protestanti – si afferma infatti nell'Inghilterra del Seicento (l'autodefinito Nuovo Israele), si radica nel Settecento oltreoceano nelle Tredici Colonie (l'autodefinito Paese di Dio: the God's Own Country, raccolta degli spurghi cristiani più giudaizzanti), si laicizza nell'Ottocento nella bifronte concezione della democrazia (liberalmassonica da un lato e marxista dall'altro: pseudomorfosi ateistiche della gnosi giudaico-cristiana), esita infine, nel Novecento, nella teorizzazione e nella prassi del Nuovo Ordine Mondiale. ***

*** Tra le mille suggestioni bibliche, vedi Isaia LXV 17 e Apocalisse XXI 1. Per il percorso propriamente storico indichiamo: Cohn N., I fanatici dell'Apocalisse, Edizioni di Comunità, 1965; Gobbi R., Figli dell'Apocalisse - Storia di un mito dalle origini ai giorni nostri, Rizzoli, 1993; Hill C., Il mondo alla rovescia - Idee e movimenti rivoluzionari nell'Inghilterra del Seicento, Einaudi, 1981. Per il percorso psico-ideologico vedi: De Marchi L., Scimmietta ti amo - Psicologia, cultura, esistenza: da Neanderthal agli scenari atomici, Longanesi, 1984 e Natoli S., L'esperienza del dolore - Le forme del patire nella cultura occidentale, Feltrinelli, 1986. Da parte nostra abbiamo trattato la questione in Lo specchio infranto - Mito, storia, psicologia della visione del mondo ellenica, Edizioni dell'Uomo libero, 1989, e la stiamo approfondendo in Le sorgenti di utopia - Il ruolo del cristianesimo e dell'Inghilterra secentesca nella genesi del mondo contemporaneo e in I complici di Dio - Genesi del Mondialismo.

Fuorvianti e risibili sono gli strali lanciati dal giornalista Francesco Merlo contro i fondamentalisti della terza articolazione monoteista, quei «kamikaze di Dio» che, dopo avere, l'11 settembre 2001, «devastato New York, uccidendo migliaia di persone, di innocenti, di nostri fratelli americani», «vogliono portare l'Apocalisse nell'Occidente»: «Di sicuro oggi sono soprattutto gli islamici ad avere la presunzione di rappresentare Dio in terra. Finito il comunismo, sono loro i nemici più ostinati della tolleranza e della civiltà occidentali, sono i moderni interpreti di quella devastazione umana che è inevitabile ogni volta che si cerca di far stare l'Infinito nel finito, ogni volta che si vuole imporre agli uomini le leggi di un Dio, le leggi di Dio, il quale è e deve restare invece una grazia privata, la luce delle singole coscienze, una scelta di libertà individuale. L'irruzione di Dio nella storia si chiamava e si chiama Apocalisse». Invero, dimentico delle ben più immani responsabilità del fondamentalismo liberale nella distruzione dell'umanità e della natura, il buon liberale Merlo non può che essere cieco davanti al fanatismo liberale (e giudaico), per definizione inesistente. Inoltre, sempre da buon liberale, non può che ignorare che mai si è data una religione che, lungi dal restare patrimonio dei singoli, non abbia preteso di reggere da sola una società, emarginando o annientando ogni altra visione avversaria. Proprio non esiste una feroce religione liberale? o feroce una religione olocaustica?

Teorizzazione e prassi che, discese dal criminale idealismo wilsoniano e passate per la criminale aggressività rooseveltiana, al passaggio del millennio sostanziano il criminale stragismo mondialmente praticato dai due Bush e da Bill Clinton.

Teorizzazione e prassi proprie delle infinite articolazioni dell'ebraismo: dagli ultraortodossi ai ricostruzionisti, dai conservatori ai liberali, dai più cabbalistici ai più «razionali», dagli ortodossi ai miscredenti, dai grandi-sionisti ai piccolo-sionisti, dai sionisti religiosi ai sionisti laici, dai supercapitalisti della Diaspora ai kibbutznik d'Israele, dagli antisionisti religiosi agli antisionisti «atei», anarchici, comunisti o borghesi, dai più feroci destristi ai più beceri sinistri. Individui tesi, tutti, nelle forme, nei modi e nei tempi più vari, a inverare il fantasma del Regno.

E il Regno, malkut, è, per la mistica della Qabbalah, la base dell'Albero della Vita, al di là del quale solo esiste l'ain sof, il «ciò che non ha limite», la «nessuna cosa», l'Infinito e il Nulla del Divino. Il Regno, l'Allucinazione la cui premessa è a livello teorico l'egualitarismo universale – l'individualismo assoluto da un lato e la distruzione delle nazioni dall'altro – è il veicolo finale di Dio, il portato della «bronzea necessità». È la più terrestre, la decima e ultima delle sephirot, le Potenze attraverso cui il Benedetto agisce nel mondo, equivalenti al Microcosmo dell'Uomo Archetipo. È l'Armonia, è il Mezzo coi quali le altre nove – le Tre Triadi – realizzano il proprio potenziale. ***

*** Anche nella più generale tradizione ebraica il Regno viene identificato con la shekinah, la Sapienza Divina. Sapienza che nel Bet Hamiqdash – «la casa del luogo consacrato», il Tempio di Gerusalemme – sedeva nel Santo dei Santi, sulla roccia del monte Moriah usata da Abramo per il sacrificio di Isacco. Quella stessa donde Maometto sarebbe salito al cielo.

Il Sistema Mondialista – la Terra Senza il Male e l'Unico Mondo, cui danno sostanza le strutture psico-esistenziali del Sogno Americano e la suggestione dell'Immaginario Olocaustico – è il referente attuale del Regno. Regno che ha necessitato e necessita, per la sua instaurazione, di concreti artefici umani, scelti e arruolati, tra tutte le genti, dall'Unico Dio. E chi può vantare, nei secoli come oggi, tale ruolo con maggiore legittimità della nazione ebraica?

Siamo quindi grati al «francese» Paul Giniewski per averci suggerito, a definire tali trascelti, la splendida espressione Complici di Dio, icona del bimillenario percorso dell'Idea Mondialista: profeto-jahwista, farisaico-talmudica, esseno-zelota, terroristico-apocalittica, cristiana nelle sue mille sette ed infine: demoliberale da un lato e marxista dall'altro.

Genesi e percorsogesta Dei per haebraeos – illustrati il 3 aprile 1959, senza ritegno, a milioni di telespettatori dal premier israeliano Ben Gurion:

«Il senso di Israele è di perfezionare la creazione».

Genesi e percorso rivendicati da Rabbi Michael Goldberg, per il quale gli ebrei – «linchpin in His redemption of the world, cardini della Sua azione redentrice del mondo» – devono «comportarsi da popolo di Dio, poiché solo da loro dipendono la redenzione del mondo di Dio e il nome stesso di Dio» (non per nulla l'omonimo M. Hirsh Goldberg, caporedattore del Baltimore Jewish Times, postilla, arguto nel significato mafiosamente ambiguo di connection, che «He is the Ultimate Jewish Connection, per l'ebraismo Egli è la Suprema Relazione»).

Genesi e percorso folgorati dall'«anglo-tedesco» Josef Kastein (nato Julius Katzenstein): «Tra le razze civili del mondo, il popolo ebraico è al contempo la migliore e la meno conosciuta [...] Un popolo così intensamente vitale come quello ebraico non necessita di apologia. Al contrario, occorre anzitutto che gli si rammenti sempre la sua vera natura, cosicché non rischi mai di scordare le stupende responsabilità di cui è stato caricato su questa Terra [so that they may never be in danger of forgetting the stupendous responsibilities which have been imposed upon them on this earth]».

Genesi e percorso vantati da Milton Steinberg in Basic Judaism, "Fondamenti di giudaismo": «Proclamando l'unicità di Dio, quindi, i profeti intendevano più che il ripudio dell'adorazione degli idoli. Erano risoluti a fissare i seguenti princìpi: la realtà è un ordine e non un'anarchia; l'umanità è una totalità e non un caos di conflitti; una legge universale di giustizia sovrasta gli esseri umani, trascendendo i confini [delle nazioni], oltrepassando ogni divisione di classe [...] Basato sulle testimonianze del passato e del moderno rabbinato, il giudaismo opera oggi [...] per una pace internazionale garantita da un governo mondiale, poiché la nozione dell'assoluta sovranità dello Stato nazionale è sempre stata un'oscenità agli occhi della Tradizione».

Genesi e percorso rivendicati da Rabbi Aharon Barth («il nostro compito è di creare la storia nello spirito di Dio») e psico-storicamente analizzati da Gerald Abrahams, che li sintetizza in pregnante pensiero: «La teocrazia, infatti, è uno dei grandi contributi non riconosciuti di Israele all'agire politico del mondo».

Genesi e percorso ribaditi dall'insigne («has ordained more rabbis than anyone else in history, ha ordinato più rabbini di chiunque altro») Joseph Dov Soloveitchik, «the Rav», il rabbino per eccellenza, rampollo di tre generazioni di talmudisti «lituani»: «Per l'halachah il servizio di Dio (eccettuato lo studio della Torah) può essere svolto solo attuando, concretizzando i suoi princìpi nel mondo. L'ideale della giustizia è il faro di tale concezione. Il più fervido assillo dell'uomo halachico è di perfezionare il mondo sotto il dominio della giustizia e dell'amore: realizzare la creazione ideale, il cui nome è Torah (o Halachah), nella vita terrena». ***

*** La halachah, «cammino», è la giurisprudenza, di fonte rabbinico-talmudica, che regge la vita rituale, personale e sociale dell'ebreo. Il termine Torah definisce i primi cinque libri biblici, noti ai cristiani come Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio. Dati a Mosé sul Sinai da Dio stesso, essi sono detti in greco Pentateuco e in ebraico, appunto, Hamiflah Humley Torah, «i cinque libri dell'Istruzione [o della Legge]».

Genesi e percorso rivendicati nel 1862 dal «rabbino comunista» Moses Hess, ispiratore e sodale di Marx: «Il genio divino della famiglia ebraica nella sua automanifestazione dice: "Per te saranno benedette tutte le famiglie della Terra" [Genesi XII 3]. Ogni ebreo ha in sé la stoffa di un Messia. Ogni ebrea ha quella di una mater dolorosa [...] La Fine dei Giorni, nella quale la conoscenza di Dio riempirà tutta la Terra, è ancora lontana da noi. Ma noi crediamo fermamente che giorno verrà in cui lo spirito santo del nostro popolo diverrà patrimonio dell'umanità; giorno verrà in cui tutta la Terra diverrà il Tempio in cui risiederà lo spirito di Dio. Perciò il Regno dello spirito è nella Bibbia annunziato come futuro».

Genesi e percorso profetizzati due millenni prima nell'infocata pietraia qumranica: «E questo è il libro della Regola della Guerra. L'inizio si avrà allorché i Figli della Luce porranno mano all'attacco contro il partito dei Figli delle Tenebre, contro l'esercito di Belial, contro la milizia di Edom, di Moab, dei figli di Ammon, contro gli Amaleciti e il popolo della Filistea, contro le milizie dei kittim di Assur, ai quali andranno in aiuto coloro che agiscono empiamente verso il Patto. I figli di Levi, i figli di Giuda e i figli di Beniamin, gli esuli del deserto, combatteranno contro di essi; ... contro tutte le loro milizie, allorché gli esuli dei Figli della Luce ritorneranno dal deserto dei popoli per accamparsi nel deserto di Gerusalemme. E dopo la guerra se ne andranno di là, contro tutte le milizie dei kittim in Egitto [...] Vi sarà una costernazione grande tra i figli di Jafet, Assur cadrà e nessuno l'aiuterà, scomparirà la dominazione dei kittim [leggi: dei romani] facendo soccombere l'empietà senza lasciare traccia, e non rimarrà alcun rifugio per tutti i Figli delle Tenebre. Verità e giustizia risplenderanno per tutti i confini del mondo, illuminando senza posa fino a quando saranno finiti tutti i tempi stabiliti per le tenebre. E al tempo stabilito per Dio, la sua eminente maestà risplenderà per tutti i tempi determinati in eterno per la pace e la benedizione, la gloria, la gioia, e giorni lunghi per tutti i Figli della Luce. Nel giorno in cui i kittim cadranno vi sarà un combattimento e una strage grande al cospetto del Dio di Israele; giacché questo è il giorno, da lui determinato da molto tempo per la guerra di sterminio dei Figli delle Tenebre nel quale saranno impegnati in una grande strage [...] Sarà questo il tempo dell'angustia per tutto il Popolo della Redenzione di Dio: tra tutte le loro angustie non ce ne fu mai simile, dal momento nel quale si scatena fino al suo compimento nella redenzione eterna».

Genesi e percorso celebrati due millenni dopo dal Reform Rabbi di Cincinnati dottor Kaufmann Kohler (1843-1926), genero del grande David Einhorn, capo dell'ala sinistra del movimento riformista e successore dell'illustre Isaac Mayer Wise a presidente dello Hebrew Union College, nemico sia del concetto che della pratica di «nazionalità ebraica»: «La speranza futura dell'ebraismo è racchiusa nell'espressione Regno di Dio, malkut shaddai o malkut shamajim, propriamente "signoria di Dio" [...] La predicazione dei profeti che il Dio Unico di Israele verrà riconosciuto [dalle nazioni] quale Signore del mondo intero ha creato questa idealità futura dell'ebraismo e con ciò conferito alla storia del mondo una meta e uno scopo ultimo, facendo di Israele, Popolo di Dio, il suo fulcro e il suo perno [...] La vera speranza messianica ha per sostanza il ristabilimento del Trono di Davide [...] Con specifico riguardo al Servo Sofferente del Deuteroisaia, il titolo di Messia sarà d'ora innanzi applicato al popolo di Israele: Israele, il Messia sofferente, diverrà alla fine dei tempi il Messia delle nazioni, coronato di vittoria» (in Grundriß einer systematischen Theologie des Judentums auf geschichtlicher Grundlage, "Lineamenti di una teologia sistematica dell'ebraismo basata su fondamenti storici", edito a Lipsia nel 1910, traduzione di Jewish Theology Systematically and Historically Considered).

Genesi e percorso per il quale nel 1920, scatenato l'Orrore bolscevico ormai da un triennio, recita il mea culpa Rabbi Oscar Levy prefando The World Significance of the Russian Revolution di George Pitt-Rivers:

«Noi siamo stati colpevoli. Noi, che ci siamo posti come salvatori del mondo,

noi, che ci siamo perfino vantati di avergli dato "il" Salvatore, non siamo oggi nient'altro che i seduttori del mondo, i suoi distruttori, i suoi incendiari, i suoi carnefici [...]

Noi, che abbiamo promesso di condurvi in un nuovo paradiso, siamo riusciti alla fine a condurvi in un nuovo inferno […]

Non c'è stato alcun progresso, men che meno un progresso morale [...]

Gli ebrei sono i padri spirituali della democrazia, e perciò della plutocrazia […]

Elementi ebrei sono le forze propulsive sia del comunismo che del capitalismo».

Genesi e percorso rivantati nel n.3-4 di Jeschurun - Monatschrift für Lehre und Leben im Judentum, "Jeshurun - Mensile di dottrina e di vita del giudaismo", *** marzo-aprile 1921: «Israele soltanto è in grado, per le sue qualità ereditarie, di donare profeti, uomini che possono entrare in relazione con Dio in maniera soprannaturale. Israele è come la semente che trasforma in propria natura gli elementi contenuti in seno alla terra: Israele è il cuore di quell'organismo che è l'umanità. È il cuore delle nazioni».

*** Jeshurun = nome poetico per intendere Israele: «diletto», «giustissimo», «integro», «acuto».

Genesi e percorso folgorati nel 1923 dal rabbino sionista Louis Israel Newman: «The modern mission of the Jew is to assume the moral leadership of the world, La missione moderna dell'ebreo è di assumere la guida morale del mondo».

Genesi e percorso ostentati, a impossibilità di fusione, dal celebre polemista Maurice Samuel nel 1924: «Voi avete il vostro modo di essere, noi il nostro. Per il vostro modo di vita noi manchiamo sostanzialmente di "onore". Per il nostro modo di vita voi mancate sostanzialmente di moralità [si noti la sottile distinzione delle virgolette in onore e della loro assenza in moralità!]. A voi appariremo per sempre privi di grazia, a noi apparirete per sempre privi di Dio [...] Noi ebrei, noi, i distruttori, resteremo distruttori per sempre. Nulla di quanto farete placherà i nostri bisogni e le nostre domande. Distruggeremo in eterno, perché ci è necessario un nostro mondo, un mondo divino, che non è nella vostra natura edificare [We will forever destroy because we need a world of our own, a God-world, which it is not in your nature to build]».

Genesi e percorso ricantati, quindici anni dopo a New York, dal confrère Harry Waton, filosofo spinoziano e paramarxista, in A Program for the Jews and Humanity, varato dal Committee for Preservation of the Jews: «Come il comunismo, l'internazionalismo è il fondamento della società, la base di ogni umano progresso, la speranza della classe lavoratrice, il destino dell'umanità [...] Facciamo sì che tutte le nazioni della Terra divengano razionali, facciamole entrare in una federazione di nazioni come in questo paese abbiamo una federazione di Stati [...] Ma al contempo gli ebrei sono nazionalisti in quanto ebrei. Gli ebrei, ovunque nel mondo, a prescindere dal posto in cui vivono, dalla lingua che parlano, dal sistema di vita e dagli usi e costumi che seguono, tutti si riconoscono l'un l'altro come un unico popolo». Dio li ha scelti come il Suo Popolo, e «per questa ragione lo Stato ebraico giunse sempre dove fu il popolo ebraico [always was co-extensive with the Jewish people], e poiché ora gli ebrei sono disseminati su tutta la Terra, lo Stato ebraico si estende su tutta la terra. Questo è il motivo perché lo Stato ebraico è internazionale e così potente». Inoltre, poiché è vero che «gli ebrei sono il popolo più nobile e civile della terra [the highest and most cultured people on earth]», «gli ebrei hanno il diritto di sottomettere a sé il resto dell'umanità e di essere i signori della terra [have a right to subordinate to themselves the rest of mankind and to be the masters over the whole earth]»; «gli ebrei diverranno i signori della Terra e sottometteranno a sé tutte le nazioni, non attraverso la potenza materiale, non con la bruta forza ma con la luce, la conoscenza, l'intelligenza, l'umanità, la pace, la giustizia e il progresso».

Genesi e percorso ribaditi nel 1949, dopo il Secondo Conflitto, da Rabbi Ignaz Maybaum in The Jewish Mission: «Il giudaismo è messianismo. Il messianismo vede la storia come uno stadio in cui il piano di Dio si auto-rivela, dove la Sua promessa, dataci attraverso i Sui profeti, sarà compiuta [la storia non è che toledot ha-yeshuah, «storie della salvezza»!]. Il Regno di Dio giungerà. Con questa speranza nel cuore l'uomo continua a lottare, resta distaccato da tutte le soluzioni e da tutti i successi celebrati nelle vittorie e nei giorni fausti della storia, e resta fermo e coraggioso nella catastrofe, nella frustrazione, nella sofferenza con cui la storia lo assedia. Egli prosegue il cammino. Il suo cuore gli dice: il Regno di Dio verrà. Come uomo messianico l'ebreo vive nella storia e oltrepassa la storia. Il giudaismo è messianismo. Ma il giudaismo non è solo messianismo. Sia il profeta che il sacerdote sono gli eterni archetipi dell'ebreo. Fianco a fianco col profeta, che insegna la speranza per il tempo promesso, sta il sacerdote. Il sacerdote non guarda avanti, al futuro. È di fronte a Dio qui e ora, nei giorni di questa sua vita e nel luogo ove vive la sua vita [...] Il grande pericolo per noi in quanto popolo messianico è di fermarci incondizionatemente in un'epoca, considerarla un "tempo compiuto" [...] Dobbiamo essere più che cittadini di un qualunque Stato, in Palestina come altrove. Dobbiamo restare ebrei. Gli ebrei sono ebrei solo se restano cittadini del Regno di Dio».

Genesi e percorso insistiti dal sionista-mistico «tedesco» Gershom Scholem nel 1963 in Zum Verständnis der messianischen Idee im Judentum, "Per comprendere l'idea messianica nel giudaismo": «C'è nella natura dell'utopia messianica una componente anarchica [l'«anarchismo politico di principio» di cui tratta Shmuel N. Eisenstadt!], la dissoluzione dei vecchi vincoli, che nel nuovo contesto della libertà messianica perdono il loro vecchio senso».

Genesi e percorso sottesi alla disinvoltura del laico «italiano» Shmuel ex-Edoardo Recanati, confidante al confratello Pezzana: «L'idea che Dio è il nostro Dio fa paura, però giustifica tante altre cose, è un messaggio fortissimo. Questo mi spinge a interrogarmi: non è forse il Dio di tutti? È ovvio che lo è, ma nei confronti del popolo ebraico ha un atteggiamento particolare [...] Il popolo ebraico non è che uno strumento, un rappresentante che visita la clientela per conto del boss».

Genesi e percorso che trovano infine, in questo atroce inizio di secolo, il loro sbocco più alto nel criminale appello del «francese» André Chouraqui – già co-segretario dell'Alliance Israélite Universelle, consigliere di Ben Gurion e prosindaco di Gerusalemme, premio Fondazione Agnelli 1999 per l'espressione di una «dimensione etica nelle società avanzate» – sfrenato nella ricostruzione psico-fantastorica di Mosè: «Sappiatelo: le Porte del Paradiso sono ormai aperte davanti a voi. Uomini, miei fratelli, fate bene attenzione a non richiuderle mai più».

Parte 2

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N.B:Foto,sottolineatura,grassetto,colore,NON sono parte del testo originale.Per ulteriori informazioni, dettagliate, tecniche, storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti :http://revisionismo.splinder.com/ WaA359

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