20.03.2010

40 LA FALSA “CONVERGENZA DI PROVE”DI ROBERT JAN VAN PELT parte 40

auschwitz_hoax.jpg

Oloca$h. WaA359

di Carlo Mattogno

Parte 40

 

Pohl approvò poi, «dopo verifica del grado di urgenza», 29 Bauwerke. Il n. 1 era l' «ampliamento della panetteria e due forni» (Erweiterung der Bäckerei und zwei Backöfen). Il n. 9 riguardava «3 baracche per misura immediata “azione ebraica”» (3 Baracken für Sofortmaßnahme

1843 Rapporto di Pohl a Himmler del 16 settembre 1942 con oggetto:”a) Rüstungsarbeiten. b) Bombenschäden”. BAK, NS 19/14, pp. 131-133.

1844 Aktenvermerk di Bischoff del 17 agosto 1943 con oggetto: “Besuch des Hauptamtchef SS-Obergruppenführer und General der Waffen-

SS Pohl in Auschwitz”. RGVA, 502-2-105, pp. 60-63.

— 326 —

“Judenaktion”), di cui ho illustrato altrove il contesto storico e il significato1845. Il punto n. 16 si riferiva invece al «mascheramento dei crematori e misure di sicurezza tramite erezione di una seconda recinzione (Il mascheramento deve avvenire mediante stuoie grezze che devono essere procurate dall'amministrazione della guarnigione»[«Tarnung der Krema, und Sicherheitsmaßnahmen durch Errichtung eines zweiten Zaunes (Die Tarnung hat durch Rohmatten,die durch die SS-Standortverwaltung zu beschaffen sind, zu erfolgen»]1846.

Questa misura è da mettere in relazione con la seguente direttiva segreta di Glücks, con oggetto «Costruzioni speciali nei campi di concentramento» (Sonderbauten in den Konzentrationslagern),diramata da Liebehenschel il 15 giugno 1943 ai comandanti di Sachsenhausen, Dachau, Neuengamme und Auschwitz:

«Secondo comunicazione del capo dell'ufficio centrale, nell'ispezione delle costruzioni specili già completate si è trovato che queste non sono situate in una posizione particolarmente favorevole.


Il capo dell'ufficio centrale ha ordinato che nella realizzazione di altre costruzioni speciali bisogna fare attenzione al fatto che queste, conformemente alla loro destinazione,siano situate un po' in disparte e non possano essere osservate da chiunque».

[«Nach Mitteilung des Hauptamtschef ist bei der Besichtigung bereits fertiggestellter Sonderbauten angetroffen, dass diese nicht besonders günstig liegen.Der Hauptamtschef hat angeordnet, dass bei der Errichtung weiterer Sonderbauten darauf zu achten ist, dass diese ihrer Zweckbestimmung gemäss etwas abseits liegen und nicht von allen möglichen Leuten begafft werden können»]1847.

Una «Lista dei Bauwerke in costruzione con grado di completamento»

(Aufstellung der im Bau befindlichen Bauwerke mit Fertigstellungsgrad) redatta da Jothann il 4 settembre 1944, al punto 17 del paragrafo b), menziona il «mascheramento dei crematori e misure di sicurezza mediante erezione di una seconda recinzione» (Tarnung der Krema. und Sicherheitsmassnahmen durch Errichtung eines 2. Zaunes) con un grado di completamento del 90%1848. Tuttavia il numero delle guardie all'interno dei crematori rimase praticamente invariato dalla fine di luglio alla fine di agosto: 22 guardie per 903 o 873 detenuti (dall'11 agosto). Il 30 agosto nei crematori c'erano 22 guardie per 874 detenuti, con un rapporto di 1:40; il 7 settembre 12 guardie per 874 detenuti, con un rapporto di circa 1:701849.

Ciò non si concilia con una «mascheramento» e delle «misure di sicurezza» in funzione delle presunte gasazioni omicide. Queste misure si riferivano piuttosto ai civili, che circolavano in gran numero ad Auschwitz.

Il 26 giugno 1944 sette alti funzionari governativi, tra i quali il capo dell'ufficio centrale del Reich (Reichshauptamtsleiter) Giese, della cancelleria del Führers, effettuarono una accurata visita ad Auschwitz, sulla quale il consigliere ministeriale Müller e ildott. Gündner del RStA [Reichsstaatsanwaltschaft: procura di Stato del Reich] redassero un dettagliato «Rapporto di un viaggio» (Reisebericht) segreto di otto pagine1850. Esso descrive la struttura e l'organizzazione del complesso Auschwitz-Birkenau, che aveva una forza totale di 135.000 detenuti, di cui 30.000 si trovavano nello Stammlager1851. Il rapporto menziona fatti già noti, ad esempio la possibilità per i detenuti di scrivere lettere ai parenti e di ricevere anche pacchi viveri; «un'orchestra di almeno 70 detenuti (orchestra di ottoni)»[eine aus mindestens 60 Häftlingen bestehende Kapelle (Blasorchester)] che teneva «un concerto all'aperto (ein Platzkonzert)»; l'ospedale dei detenuti (Häflingslarazett) dello Stammalager con 60 «detenuti medici» (Gefangenenärzte) e 2.000 detenuti ricoverati1852; il sistema della «ricompensa del lavoro»(Arbeitsbelohnung), consistente nel premiare i detenuti che lavoravano bene con «buoni di 1 o 2 RM»(Gutscheine über 1 oder 2 RM) che servivano «all'acquisto di merci (zum Einkauf von Waren)» nel campo1853. Altri fatti sono molto meno noti:

1845 C. Mattogno, Special Treatment in Auschwitz. Origin and Meaning of a Term, op. cit., pp. 96-98.

1846 Aktenvermerk di Jothann del 17 giugno 1944 con oggetto: “Besprechung anläßlich des Besuches des Hauptamtchefs, SSObergruppenführer und General der Waffen-SS Pohl über bauliche Belange in Auschwirz”. APMO, D-AuI-1/119 e NO-2359.

1847 NO-1242.

1848 RGVA, 502-1-85, p. 196.

1849 C. Mattogno, Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cit., pp. 80-88.

1850 Reisebericht. Besichtigung des Konzentrationslagers Auschwitz am 28. Juni 1944 durch MinDirektor Engert, MinRat Müller und RStA Dr. Gündner (RJM), GStA Dr. Haffner, OstA Scheunpfung und Vizepräsident Kaliebe (Kattowitz), Reichshauptamtsleiter Giese (Kanzlei des Führers). Berichtsverfasser: MinRat Müller und RStA Dr. Gündner. BAK; R22/1468, pp. 57-60a.

1851 Idem, p. 57.

1852 Idem, p. 58.

1853 Idem, pp. 60-60a.

— 327 —

«Nel comando I [dello Stammlager] visitammo un'altra baracca nella quale è esposta una raccolta di opere di detenuti (disegni, quadri, sculture in legno ecc) e di oggetti presi ai detenuti. Lì c'è inoltre la stanza degli scrivani, dove i detenuti disbrigano anche gli affari personali dei prigionieri e lavori simili che vengono rifiutati ai prigionieri nell'esecuzione della pena dell'amministrazione della giustizia. [...].

Alla stanza degli scrivani è annessa una biblioteca per i detenuti non molto spaziosa che, secondo l'affermazione del detenuto che l'amministra, deve contenere 45.000 volumi».

[«In der Kommandantur I wurde noch eine weitere Baracke besichtigt, in der eine Sammlung von Häftlingsarbeiten (Zeichnungen, Gemälde, Schnitzereien usw.) und den Häftlingen abgenommenen Gegenständen ausgestellt ist. Ferner befindet sich dort die mit Häftlingen besetzte Schreibstube, wo die Häftlinge auch die Personalangelegenheiten der Gefangenen und ähnliche Arbeiten erledigen, die im Strafvollzug der Justizverwaltung den Gefangenen vorenthalten werden. [...]. Der Schreibstube ist eine räumlich nicht sehr große Häftlingsbücherei angegliedert,die nach Angabe des Häftlings, der sie verwaltet, 45.000 Bände enthalten soll»]1854.

Il rapporto riferisce inoltre sull'attività delle varie fabbriche e officine che si trovavano nel complesso Auschwitz-Birkenau.

La visita ebbe luogo in piena deportazione degli Ebrei ungheresi ad Auschwitz e i visitatori assistettero perfino all'arrivo di un trasporto:

«In un altro luogo di carico fu scaricato un terno merci con Ebrei ungheresi. Nello stesso luogo c'è in costruzione un campo [Birkenau] di baracche di legno che non hanno finestre e solo da sopra sono illuminare e aerate tramite strutture sul tetto simili a lampioni. La suddivisione e lo scopo di questo campo non poté essre accertato dettagliatamente passandovi davanti. Si vide soltanto una vivace confuzione di detenuti e detenute di tutte le razze, soprattutto ebrei».

[«Auf einer weiteren Verladestelle wurde ein Güterzug mit ungarischen Juden ausgeladen. An der gleichen Stelle befindet sich ein Lager aus Holzbaracken im Bau, die keine Fenster haben und nur von oben durch laternerartige Dachaufbauten belichtet und belüftet werden. Die Einteilung und Zweckbestimmung dieses Lagers waren bei der Vorbeifahrt im einzelnen nicht zu erkennen. Man sah nur ein buntes Durcheinander von männlichen und weiblichen Häftlingen aller Rassen, hauptsächlich Juden»]1855.

Tuttavia essi costeggiarono il crematorio V, riguardo al quale nel rapporto viene riferito:

«La via del ritorno ci portò davanti a un crematorio dove manifestamente dei cadaveri venivano cremati anche su roghi».

[«Der Rückweg ins Lager führte an einem Krematorium vorbei, wo Leichen anscheinend auch auf Scheiterhaufen verbrannt wurden»1856.

Questo rapporto, che reca nella pagina iniziale il timbro «Segreto!» (Geheim!), dimostra che i visitatori - che erano, ripeto, alti funzionari governativi - non sapevano nulla di uno sterminio in massa ad Auschwitz e nel corso della loro visita non videro e non udirono nulla che potesse far sorgere loro qualche sospetto al riguardo.

Tutti i rapporti menzionati in questo paragrafo costituiscono una reale concordanza di prove sulla totale ignoranza da parte delle SS di uno sterminio ebraico in massa, ignoranza impossibile se un tale sterminio fosse stato reale.

18.3. L'illusione della «convergenza di rapporti indipendenti» e della «convergenza di prove»

Il principio metodologico adottato da van Pelt è, come ho già accennato, la «convergenza di prove», di cui la convergenza delle testimonianze è un presupposto imprescindibile. Essa implica che le testimonianze, oltre che realmente concordanti, siano anche realmente indipendenti. Van Pelt, in diretta polemica con Irving, afferma che è «altamente improbabile che la conoscenza su Auschwitz fosse una invenzione del tempo di guerra escogitata da propagandisti britannici»

1854 Idem, p. 58a.

1855 Idem, p. 59,

1856 Idem, p. 59a.

— 328 —

e presume di aver dimostrato che  «la conoscenza su Auschwitz emerse cumulativamente da una convergenza di rapporti indipendenti, acquisendo uno stato epistemologico situato da qualche parte nel regno delimitato da un lato da un giudizio di conoscenza di un fatto “al di là del ragionevole dubbio” e dall'altro dall'orizzonte sempre sfuggente che promette la certezza assoluta».

Egli conclude che il presunto sterminio ebraico ad Auschwitz dev'essere considerato «una certezza morale»1857.

In realtà bisogna parlare di una «certezza immorale», perché essa è essenzialmente basata sull'inganno.

La storia delle camere a gas omicide, come ho documentato sopra, non fu «una invenzione del tempo di guerra» di propagandisti Britannici, ma una invenzione dei propagandisti del movimento di resistenza clandestinodi Auschwitz.

Ciò del resto fu ammesso candidamente da Bruno Baum, ex detenuto che aveva fondato il gruppo di resistenza tedesco, costituito da comunisti, socialdemocratici e antifasciti internati. Nel 1949 egli pubblicò un libro sulle attività del movimento di resistenza clandestino, nel quale raccontò quanto segue:

«Da me il materiale arrivò a Cyrankiewicz, che lo inoltrò. Dalla metà del 1944 mandammo qualcosa almeno due volte alla settimana. Dunque la tragedia di Auschwitz si diffuse nel mondo. Credo di non esagerare dicendo che la maggior parte della propaganda su Auschwitz che all'epoca circolò per il mondo fu scritta da noi nel campo stesso»1858.

La versione finale della storia emerse cumulativamente dalla rielaborazione di racconti propagandistici interdipendenti che si arricchì in una stratificazione progressiva fino a consolidarsi nel nucleo essenziale esposto nel rapporto Vrba-Wetzler. Tutti i testimoni che rimasero ad Auschwitz furono impregnati di questa propaganda, che, come ho mostrato sopra, traspare perfino in una testimonianza ungherese del 1945 apparentemente “indipendente”.

Dopo la liberazione di Auschwitz, gli ex detenuti rimasti al campo vissero promiscuamente per almeno due mesi sotto la pressione della propaganda sovietica, come è testimoniato dall'appello «All'opinione pubblica internazionale» (An die internationale Öffentlichkeit) redatto in tedesco e firmato il 4 marzo 1945, «a nome dei 4.000 salvati», dal dott. Mansfeld Geza, professore universitario di Budapest, dal dott. Berthold Epstein, professore universitario di Praga, dal «docente dott. Bruno Fischer, Praga» e da Henri Limousin, professore universitario di Clermont-Ferrand. Quest'appello menzionava la versione finale della storia delle camere a gas omicide senza però rinunciare a tutti i temi propagandistici precedenti: bambini bruciati vivi, impiego di grasso umano per l'arsione dei cadaveri e per la produzione di «oli e grassi tecnici per macchine, anzi perfino sapone»1859.

I testimoni del “Sonderkommando”, come Tauber, Dragon e Mandelbaum, poterono non solo consultarsi tra di loro e concordare una versione comune, ma anche esaminare piante e documenti tedeschi ed osservare gli impianti e i dispositivi dei crematori e gli elementi dei forni all'epoca immagazzinati nel Bauhof.

I detenuti che furono trasferiti da Auschwitz prima dell'arrivo dei Sovietici e che testimoniarono subito dopo la fine della guerra non poterono beneficiare della versione finale della storia delle camere a gas elaborata al campo nel febbraio-marzo 1945. Ciò spiega il fatto che le testimonianze dei detenuti del “Sonderkommando” rimasti ad Auschwitz (Tauber, Dragon, Jankowski, Mandelbaum) sono in generale concordanti, mentre quelle dei detenuti trasferiti precedentemente (Bendel, Nyiszli,Gertner, Lettich) sono molto discordanti.

D'altra parte, poiché tutte le testimonianze affondavano comunque le radici in un terreno propagandistico comune, esse sono concordanti su punti palesemente falsi o assurdi:

1) Tauber, Dragon, Jankowski e Bendel “confermarono” la cifra propagandistica sovietica di 4 milioni di morti ad Auschwitz1860. Qui si verifica dunque una convergenza di testimonianze sul falso.

2) Tutti i testimoni “confermarono” la presenza di immense “fosse di cremazione” (da 1 a 4) nell'area del Bunker 2, dove non esistettero mai, e nel cortile del crematorio V (da 2 a 5), dove vi fu un solo sito di cremazione molto esiguo. Qui si verifica un'altra convergenza di testimonianze sul falso1861.

1857 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 292.

1858 B. Baum, Widerstand in Auschwitz. Bericht der internationalen antifaschistischen Lagerleitung. VVN-Verlag, Berlino-Potsdam 1949,p. 34.

1859 Testo originale del rapporto con firme autografe in : GARF, 7021-108-46, pp. 8-11.

1860 Vedi capitolo 14.3.

1861 Vedi capitolo 8.8.5.

— 329 —

3) Tutti i testimoni “confermarono” le assurdità termotecniche sui forni crematori inventate dalla propaganda del movimento di resistenza clandestino del campo per rendere credibile la storia dello sterminio in massa1862. Qui si verifica una convergenza di testimonianze sull'assurdo.

In conclusione, la «convergenza di rapporti indipendenti» è puramente illusoria e non ha alcun valore di conoscenza epistemologica né di certezza morale. Nessuna testimonianza è “indipendente” dalle altre e la semplice “conferma” di un dato testimoniale da parte di un'altro dato non dimostra che esso sia vero, come la “convergenza” sui 4 milioni di morti non rende reale questa cifra.

Il caso di Belzec illustra bene la fallacia del metodo di lavoro di van Pelt: qui infatti esiste davvero una «convergenza» di «rapporti» presuntamente «indipendenti» su un fatto ormai notoriamente falso: lo sterminio mediante corrente elettrica1863. Al riguardo van Pelt scrive:

«Solo l'anno dopo la Polish Fortnightly Review cominciò a menzionare campi come centri di esecuzione di Ebrei. Al governo polacco in esilio erano arrivati molti rapporti sulle deportazioni dal ghetto di Varsavia. Nell'autunno del 1942 un testimone oculare sulla sorte dei deportati era giunto in Inghilterra. Il combattente della resistenza polacca Jan Kozielewski (più noto col nome di battaglia Jan Karski) aveva visitato il campo di sterminio di Belzec travestito da poliziotto lettone1864 ed era stato testimone della distruzione di un trasporto ebraico.Karski informò il governo polacco in esilio e il 1° dicembre 1942 la Polish Fortnightly Review pubblicò un articolo di fondo intitolato “Sterminio dell'ebraismo polacco”, nel quale riferì che il ghetto di Varsavia aveva subìto deportazioni quotidiane di 7.000 persone al giorno a partire dal 24 luglio. [...].

Sorprendentemente, la Polish Fortnightly Review non pubblicò tutte le osservazioni di Karski su Belzec ma scelse di stampare come annesso al rapporto una descrizione precedente del “Campo di sterminio ebraico di Belzec” datato 10 luglio 1942 che era evidentemente basato sul sentito dire»1865.

Come è noto, questo rapporto descriveva il presunto sterminio a Belzec «con una piastra elettrica (z p��yt�� elektryczn��)».

Van Pelt continua:

«Nell'estate del 1942, quando il trasporto fu redatto, nessuno che non facesse parte del gruppo di esecuzione aveva lasciato vivo Belzec, perciò la descrizione del metodo di uccisione era ampiamente basato su dicerie»1866.

Come ha scritto Walter Laqueur, Karski era specializzato in «propaganda nera» fra i soldati tedeschi e infatti i suoi rapporti non sono altro che «propaganda nera». In uno studio specifico sul campo di Belzec ho esaminato la genesi e gli sviluppi della storia raccontata da Karski, che si possono riassumere così:

«La prima versione di questa storia, risalente al novembre 1942, menzionava sì i treni della morte, ma soltanto come strumenti di tortura per portare gli Ebrei del ghetto di Varsavia “in campi speciali a Treblinka, Belzec e Sobibor”, dove venivano uccisi. Per quanto riguarda Belzec, egli non solo non pretendeva ancora di aver visitato questo campo, ma gli attribuiva il metodo di sterminio allora in voga della folgorazione. Ma già nel dicembre 1942 Karski aveva inventato la storia della sua fantomatica visita - in divisa da poliziotto polacco - ad un “campo di smistamento” a cinquanta chilometri da Belzec, rielaborando il tema letterario dei treni della morte, che ora diventavano essi stessi strumento e metodo di sterminio, mentre a Belzec egli affibiava ancora i metodi di uccisione dei gas letali e della corrente elettrica. Nella fase finale dell'elaborazione letteraria della sua storia, Karski trasformò il “campo di smistamento” nel campo stesso di Belzec, che ora pretendeva di aver visitato in divisa da guardia estone!»1867.

Per quanto riguarda la fonte del rapporto del 10 luglio 1942, esso, secondo il rapporto stesso, era stato redatto «secondo informazioni di un Tedesco che vi è impiegato»1868: la fonte era dunque proprio uno che faceva «parte del gruppo di esecuzione» del campo!

1862 Vedi capitolo 8.8.7.

1863 Idem, pp. 11-22.

1864 Karski disse, contraddittoriamente, di essersi travestito da poliziotto polacco e da guardia estone, non da poliziotto lettone.

1865 Idem, pp. 144-145.

1866 Idem, p. 145.

1867 C. Mattogno, Be����ec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia. Effepi Edizioni, Genova, 2006, p. 31. Sull'intera questione vedi il capitolo II, 3, Dalla folgorazione ai “treni della morte”, pp. 30-44.

1868 Idem, p. 19.

— 330 —

Per di più, come ha sottolineato Michael Tregenza, Belzec non poteva celare alcun segreto, sia per la posizione del campo, sia perché la popolazione locale ucraina aveva stretto amicizia con il personale del campo, a tal punto che dei civili lavoravano addirittura all'interno del campo1869; perciò,come egli afferma esplicitamente, «fin dall'inizio nel villaggio ognuno sapeva che cosa accadeva al campo»1870. E se, nonostante ciò, i vari rapporti parlarono di un presunto sterminio in impianti elettrici o in treni cosparsi di calce viva, è evidente che si trattava di semplice propaganda nera.

In tale contesto non ha senso parlare di «sentito dire» o di «dicerie»: bisognerebbe piuttosto parlare di menzogne deliberate.

Su Belzec van Pelt aggiunge:

«Solo recentemente a Belzec, con la scoperta delle enormi fosse comuni, è stato possibile acquisire, sul luogo del massacro, una qualche conoscenza visiva delle atrocità che vi furono perpetrate»1871.

Come ho dimostrato nello studio summenzionato, le presunte 33 «enormi fosse comuni», con un volume complessivo di circa 21.300 m3, sarebbero state sufficienti, teoricamente, soltanto per circa 170.000 dei 600.000 Ebrei presuntamente gasati e inumati a Belzec, per i quali sarebbero stati necessarie fosse comuni per un volume totale di circa 75.000 m3. In realtà le fosse originarie erano assai meno di 33 e il loro volume era molto minore dei 21.300 m3 summenzionati. Infatti 9 fosse erano state scavate per disposizione del giudice istruttore distrettuale Cz. Godziszewski il 12 ottobre 1945 e l'area del campo rimase esposta agli scavi indiscriminati della popolazione locale alla ricerca di valori fino alla fine del 1963; ciò, oltre allo scavo di nuove fosse, provocò tra l'altro anche l'unione di piccole fosse vicine in fosse più grandi a causa della distruzione delle pareti di terra che le separavano.

Le fosse comuni di Belzec dimostrano pertanto che in tale campo non fu effettuato nessuno sterminio in massa1872.

La «convergenza di prove» è il principio metodologico fondamentale di van Pelt. Esso consiste nell'estensione della pretesa «convergenza di rapporti indipendenti» a fonti documentarie (documenti, fotografie, reperti archeologici). Il risultato dovrebbe essere una “convergenza” tra testimonianze e fonti documentarie, cioè una “conferma” reciproca: le fonti documentarie avvalorerebbero le testimonianze e viceversa. La “convergenza” più importante addotta da van Pelt riguarda la cremazione: la testimonianza di Tauber troverebbe “conferma” da un lato in altre testimonianze (di Dragon, Jankowski, Broad, Müller e Höss), dall'altro in documenti (la lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943 e la richiesta di brevetto del forno Sander). In realtà, come ho dimostrato nel capitolo 11, una tale “convergenza” è pura fantasia, perché le testimonianze sono tecnicamente insensate, sicché realizzano una “convergenza” nel falso, i dati della lettera sono in stridente contrasto con i dati sperimentali del forno di Gusen e il forno Sander (che non fu mai costruito e di cui van Pelt accresce in modo spopositato la possibile capacità di cremazione) non ha alcuna relazione tecnica con i forni di Auschwitz-Birkenau, perciò non può essere “conferma” di nulla.

Parimenti infondata è la presunta «convergenza di prove» riguardo alle presunte aperture di introduzione dello Zyklon B, basata su testimonianze fantasiose (Tauber, Kula), su un disegno che illustra graficamente tali fantasie (Olère) e una fotografia aerea interpretata in modo altrettanto fantasioso1873.

In conclusione, le testimonianze addotte da van Pelt non sono “indipendenti” (e molte neppure “concordanti”) e i documenti, da lui sistematicamente travisati, non forniscono loro alcuna “conferma”. Ciò distrugge radicalmente la sua metodologia storiografica e infirma completamente tutte le conclusioni che su di essa si basano.

1869 Idem, pp. 56-59..

1870 Idem, p. 57.

1871 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 12.

1872 C. Mattogno, Be����ec in Propaganda, Testimonies, Archeological Research, and History, op. cit., pp. 95-129.

1873 Vedi capitolo 12.

— 331 —

CONCLUSIONE

Van Pelt si esprime con grande arroganza sul revisionismo storico. Egli definisce la relativa letteratura «un insulto all'intelletto»1874 e critica la sua presunta incapacità di presentare una storiografia alternativa:

«I negazionisti pretendono di essere storici revisionisti, ma devono ancora produrre una storia che offra una spiegazione “riveduta” degli eventi in questione»1875.

Ciò è esattamente ciò che ho fatto nei miei numerosi studi che ho citato in quest'opera, molti dei quali erano apparsi già prima di The Pelt Report e parecchi anche in inglese. Tuttavia van Pelt, che ha discusso le dichiarazioni di tutti i revisionisti che abbiano scritto qualche pagina su Auschwitz, non mi ha neppure menzionato né in The Pelt Report, né in The Case for Auschwitz. Il suo silenzio era palesemente intenzionale.

Come ho accennato nel capitolo 8.1., nell’ottobre 1999 John C. Zimmerman pubblicò una critica alla versione in web del mio articolo Body Disposal at Auschwitz: The End of the Holocaust Denial1876. Alle sue obiezioni infondate risposi con l’articolo John C. Zimmerman and “Body Disposal at Auschwitz”: Preliminary Observations1877, nel quale documentai l'incompetenza storica, tecnica e documentaria di Zimmerman e la sua palese malafede.

Dopo la mia replica, egli scrisse un altro articolo, ancora più insulso, My Response to Carlo Mattogno1878.

A questo punto scrissi una lunga e dettagliata replica – Supplementary Response to John C.Zimmerman on his "Body disposal at Auschwitz"1879 - nella quale smascherai una per una tutte le menzogne di Zimmerman. Questa risposta fu pubblicata in web nel 2000. Da allora John C.Zimmerman tace. Nel 2000 egli pubblicò sì un libro1880 che contiene varie critiche contro di me, ma si tratta di un semplice riciclaggio delle farneticazioni storico-tecniche dei suoi articoli summenzionati.

Nonostante ciò, in uno studio successivo ho confutato dettagliatamente le fantasiose analisi delle fotografie aeree di Birkenau da lui addotte1881.

Sta di fatto che alla mia replica finale Zimmerman non ha saputo controbattere nulla e il suo silenzio equivale a una resa incondizionata, all’ammissione che i suoi argomenti erano e restano infondati e insostenibili1882.

Ricordo che questo Zimmerman era uno dei consiglieri di van Pelt. Poiché, come ho spiegato sopra, il problema della cremazione ha un'importanza fondamentale nell'economia della pretesa «convergenza di prove» di van Pelt, si può credere seriamente che i due non abbiano discusso a fondo sul mio articolo summenzionato? È dunque chiaro che essi sono giunti alla conclusione che era più prudente non occuparsi affatto di questioni che erano incapaci di padroneggiare e che avrebbero rischiato di demolire il già traballante sistema dimostrativo di van Pelt. E, per la stessa ragione,ritennero più prudente non occuparsi affatto di nessuno dei miei studi.

L'accusa lanciata da van Pelt si può facilmente ritorcere contro di lui: il suo studio su Auschwitz non ha infatti alcun valore scientifico già per le metodologie inconsistenti e ingannevoli che vi ha adottato; ma esso non ha neppure valore storiografico, perché espone un guazzabuglio di fonti contrastanti tra le quali, in offesa al più elementare senso critico, pretende stabilire “convergenze” del tutto fantasiose partorite dalla sua tragica incompetenza tecnica. Ma anche in campo storico le conoscenze di van Pelt appaiono decisamente carenti. Egli di Auschwitz conosce esclusivamente l'aspetto “sterminio”, perciò travisa sistematicamente tutte le fonti in funzione di esso. Ma perfino sul presunto sterminio, come ho documentato sopra, van Pelt mostra conoscenze incomplete e superficiali.

The Case for Auschwitz non è opera di storia, ma una rassegna giornalistica di fonti storiche mal comprese e male interpretate.

1874 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit.,, p. 69.

1875 Idem, p. 318.

1876 http://www.holocaust-history.org/auschwitz/body-disposal/

1877 http://vho.org/GB/c/CM/jcz.html

1878 http://www.holocaust-history.org/auschwitz/response-to-mattogno/

1879 http://vho.org/GB/c/CM/Risposta-new-eng.html

1880 J.C. Zimmerman, Holocaust Denial. Demographics, Testimonies and Ideologies, op. cit.

1881 C. Mattogno, Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cit., pp. 43-68.

1882 Vedi l'edizione riveduta e corretta delle mie risposte a Zimmerman in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., pp. 87-194, “An Accountant Poses as Cremation Exper”t, pp. 87-194.

— 332 —

ABBREVIAZIONI

AFH Archivio Friedman, Haifa.

AGK Archiwum G��ównej Komisji Badania Zbrodni Przeciwko Narodowi Polskiemu Instytutu Pamieci Narodowej (Archiwio della Commissione centrale di inchiesta sui crimini contro il popolo polacco - memoriale nazionale), Varsavia

AKfSD Archiwium Kuratorium für Sühnemal KZ Dachau (Archivio del Consiglio di sorveglianza del monumento di espiazione del campo di  concentramento di Dachau)

AMS Archiwum Muzeum Stutthof (Archivio del Museo di Stutthof)

APK Archiwum Pa��stwowego w Katowicach (Archivio di Stato di Katowice)

APMGR Archiwum Pa��stwowego Muzeum Gross-Rosen (Archivio del Museo statale di Gross-Rosen), Walbzrych

APMM Archiwum Pa��stwowego Muzeum na Majdanku (Archivio del Museo di Stato di Majdanek)

APMO Archiwum Pa��stwowego Muzeum w Oswiecimiu (Archivio del Museo di Stato di Auschwitz)

BAK Bundesarchiv Koblenz

DPA Deutsches Patentamt, Berlino

FSBRF Federal'naja Slu��ba Bezopasnosti Rossiiskoi Federatsii (Ufficio Federale della Sicurezza della Federazione Russa) Mosca,

GARF Gosudarstvenni Archiv Rossiskoi Federatsii (Archivio di Stato della Federazione Russa), Mosca

KfSD Kuratorium für Sühnemal KZ Dachau

ICJ Institute of Contemporary Jewry (The Hebrew University), Gerusalemme

ÖDMM Öffentliches Denkmal und Museum Mauthausen

PRO Public Record Office, Londra

PT Památník Terezín (Monumento di Terezin)

RGVA Rossiiskii Gosudarstvennii Vojennii Archiv (Archivio russo di Stato della guerra), Mosca.

ROD Rijksinstituut voor Oorlogsdocumentatie (Istituto statale di documentazione sulla guerra), Amsterdam

SB Sennefriedhof Bielefeld

SE Stadtarchiv Erfurt

SW Staatsarchiv Weimar

VHA Vojensky Historicky Archiv (Archivio storico militare), Praga

WAPL Wojewódzkie Archiwum Panstwowe w Lublinie (Archivio di Stato provinciale di Lublino)

— 333 —

AUSCHWITZ: LA FALSA “CONVERGENZA DI PROVE” DI ROBERT JAN VAN PELT

INTRODUZIONE

PARTE PRIMA

GLI “INDIZI CRIMINALI” SULLE CAMERE A GAS OMICIDE

Discussione storico-critica delle tesi di Jean-Claude Pressac e di Robert Jan van Pelt

Introduzione

CAPITOLO 1 - GLI “INDIZI CRIMINALI”

1.1. Gli antecedenti storici

1.2. L'archivio della Zentralbauleitung di Auschwitz

1.3. Premessa metodologica

1.4. I “39” indizi criminali

1.4.1.Indizi per il crematorio II

1.4.2. Indizi per il crematorio III

1.4.3. Indizi per i crematori IV e V

1.4.4. Indizi supplementari (crematori II e III)

1.4.5. Altri indizi

1.5. Considerazioni preliminari

1.6. Determinazione cronologica degli indizi e suo significato

1.6.1. Indizi relativi al crematorio II

1.6.2. Indizi relativi al crematorio III

1.6.3. Indizi relativi ai crematori IV e V

1.7. Contraddizioni di fondo

1.8. Il sistema di ventilazione dei Leichenkeller 1 e 2 dei crematori II e III

1.9. I montacarichi dei crematori II e III

1.9.1. Storia dei montacarichi dei crematori II e III

1.9.2. I montacarichi al processo Irving-Lipstadt

CAPITOLO 2 - GLI “INDIZI CRIMINALI” PER IL CREMATORIO II

2.1. - “Vergasungskeller”

2.1.1. Il valore dell'indizio

2.1.2. Il contesto storico

2.1.3. Il significato del documento

2.1.4. La funzione del “Vergasungskeller”

2.1.5. Obiezioni e risposte

2.1.6. I commenti e le obiezioni di van Pelt

2.1.7. “Gaskeller”

2.2. - “Gasdichtetür”,“Gastür”

2.3. - “Auskleideraum”, “Auskleidekeller” e baracca davanti al crematorio II

2.3.1. “Auskleideraum” e “Auskleidekeller”

2.3.2. Origine e funzione dell’ “Auskleideraum” del crematorio II di Birkenau

2.3.3. La baracca davanti al crematorio II

2.3.4. Van Pelt e l' “Auskleidekeller”

2.4. “Sonderkeller”

2.5. - “Drahtnetzeinschiebevorrichtung” e ”Holzblenden”

2.5.1. La scoperta degli indizi

2.5.2. Significato dei termini e localizzazione dei congegni

2.5.3. La testimonianza di Micha�� Kula

2.5.4. Che cosa non erano i “Drahtnetzeinschiebevorrichtungen”

2.5.5. I commenti di van Pelt

2.6. “Gasprüfer”

2.6.1. L’interpretazione di Pressac

2.6.2. La destinazione d’uso dei “Gasprüfer”

2.6.3. Il contesto storico

2.6.4. Il contesto burocratico.

— 334 —

2.6.5. I problemi lasciati insoluti da Pressac

2.6.6. Che cos’erano i “Gasprüfer”?

2.6.7. Prüfer e i “Gasprüfer”

2.7. “Warmluftzuführungsanlage”

2.7.1. Posizione del problema

2.7.2. La spiegazione di Pressac

2.7.3. La spiegazione di van Pelt

2.8. “Holzgebläse”

2.9. Eliminazione dello scivolo per i cadaveri

2.9.1. La pianta 2003 del 19 dicembre 1942 e il suo significato

2.9.2. Il mascheramento dello scivolo

CAPITOLO 3 - GLI “INDIZI CRIMINALI” SECONDARI RELATIVI AL CREMATORIO II

3.1. Origine e definizione degli “indizi criminali” secondari

3.2. Considerazioni generali

3.3. Il sistema di drenaggio del crematorio

3.4. L'apertura di un ingresso nel Leichenkeller 2

3.5. La direzione di apertura della porta del Leichenkeller 1

3.6. Sostituzione di una porta a due ante con una ad una sola anta a (tenuta di gas) nel Leichenkeller 1

3.7. Eliminazione dei rubinetti nel Leichenkeller 1

CAPITOLO 4 - GLI “INDIZI CRIMINALI” PER IL CREMATORIO III: “Gastür” e “Brausen”

4.1. L'interpretazione di Pressac

4.2. Il contesto storico

4.3. Le basi di legno delle presunte “dummy showers”

4.4. La “Gastür”

CAPITOLO 5 - GLI “INDIZI CRIMINALI” PER I CREMATORI IV e V

5.1. Esposizione degli indizi

5.2. Progettazione dei crematori IV e V: il progetto iniziale

5.3. Progettazione dei crematori IV e V: il primo progetto operativo

5.4. Progettazione dei crematori IV e V: il secondo progetto operativo

5.5. Progettazione dei crematori IV e V: il terzo progetto operativo

5.6. Tecnica di gasazione

5.7. Sistema di introduzione dello Zyklon B

5.8. Van Pelt e le “12 St. gasdichten Türen”

5.9. La ventilazione naturale

5.10. La ventilazione meccanica

5.11. Analisi della pianta 2006 dell'11 gennaio 1943

CAPITOLO 6 - GLI “INDIZI CRIMINALI” DI CARATTERE GENERALE

6.1. “Normalgaskammer”

6.2. Perché le SS non usarono a scopo omicida camere a gas con sistema Degesch-Kreislauf?

6.3. “Verbrennung” e “Sonderbehandlung”

6.3.1. Il documento

6.3.2. Il “contesto storico” secondo van Pelt

6.3.3. Gli errori di van Pelt

6.3.4. Il vero contesto storico

6.3.5. Il significato del documento

CAPITOLO 7 - I PRESUNTI “INDIZI CRIMINALI” PER I “BUNKER DI BIRKENAU”

7.1. Precisazione sul titolo

7.2. - “Sonderbehandlung”

7.2.1. La tesi di Pressac

7.2.2. I rapporti esplicativi di Bischoff

7.2.3. Le quattro baracche “für Sonderbehandlung” e i “Bunker” di Birkenau

7.2.4. “Sonderbehandlung” e “Entwesungsanlage”

7.3. Le “Badeanstalten für Sonderaktionen”

— 335 —

7.3.1. Le spiegazioni di Pressac

7.3.2. Un progetto non realizzato

7.3.3. “Badeanstalten” e forni crematori

7.4. “Sperrgebiet”

PARTE SECONDA

I FORNI CREMATORI DI AUSCHWITZ-BIRKENAU

Struttura, funzionamento, prestazioni tecniche e implicazioni storiografiche

CAPITOLO 8 - LA PRIMA OPERA SCIENTIFICA SULLA CREMAZIONE AD AUSCHWITZ

8.1. Introduzione

8.2. Struttura dell'opera

8.3. La cremazione moderna

8.3.1. La tecnologia dei forni crematori fino alla prima guerra mondiale

8.3.2. Gli sviluppi tecnici dei forni crematori tedeschi negli anni Trenta

8.3.3. Legislazione e statistiche sulla cremazione in Germania

8.3.4. La ditta J. A. Topf & Söhne di Erfurt

8.3.5. Stuttura e funzionamento del forno crematorio a gasogeno riscaldato con coke degli anni Trenta

8.3.6. Tiraggio del camino e regime di griglia

8.3.7. Il consumo di coke di un forno crematorio a gasogeno

8.3.8. La durata del processo di cremazione nei forni a gasogeno riscaldati con coke

8.4. I forni crematori topf di Auschwitz-Birkenau

8.4.1. I forni crematori Topf per i campi di concentramento

8.4.2. Il forno crematorio a 2 muffole riscaldato con coke

8.4.3. Il forno crematorio a 3 muffole riscaldato con coke

8.4.4. Il forno crematorio a 8 muffole riscaldato con coke

8.4.5. Funzionamento e conduzione dei forni crematori Topf di Auschwitz-Birkenau

8.4.6. I forni crematori delle ditte H. Kori di Berlino e Ignis-Hüttenbau di Teplitz

8.5. Il consumo di coke dei forni Topf di Auschwitz-Birkenau

8.5.1. Bilancio termico del forno Topf a 2 muffole del crematorio di Gusen

8.5.2. Bilancio termico del forno Topf a 2 muffole modello Auschwitz

8.5.3. Bilancio termico del forno Topf a 3 muffole e a 8 muffole

8.5.4. Osservazioni sul consumo dei forni a 3 e a 8 muffole

8.6. La durata del processo di cremazione nei forni Topf di Auschwitz-Birkenau

8.6.1. I documenti

8.6.2. Gli esperimenti di cremazione dell’ing. R. Kessler

8.6.3. Le liste delle cremazioni del crematorio di Westerbork

8.6.4. La lista delle cremazioni del crematorio di Gusen

8.6.5. La lista delle cremazioni dei forni crematori Ignis-Hüttenbau A.G. riscaldati con nafta del crematorio di Terezín

8.6.6. Conclusioni

8.7. La capacità di cremazione dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau

8.7.1. Il funzionamento continuativo dei forni

8.7.2. La cremazione contemporanea di più cadaveri in una muffola

8.7.3. Le perizie tecniche sovietiche sui forni crematori Kori di Lublino-Majdanek, Sachsenhausen e Stutthof

8.7.4. La capacità di cremazione dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau

8.7.5. L’ampliamento degli impianti di cremazione di Birkenau

8.8. Le implicazioni storiografiche

8.8.1. L'attività dei forni dei crematori di Birkenau

8.8.2. La durata della muratura refrattaria dei forni crematori

8.8.3. Il numero delle cremazioni nel 1943: la previsione delle SS

8.8.4. Il numero delle cremazioni nel 1943: il consumo di coke

8.8.5. Le cremazioni all'aperto nel 1944

8.8.6. L'eloquente silenzio di van Pelt

8.8.7. I testimoni

— 336 —

PARTE TERZA

I TESTIMONI HENRYK TAUBER E RUDOLF HÖSS

CAPITOLO 9 - ANALISI CRITICA DELLE TESTIMONIANZE DI HENRYK TAUBER

9.1. Introduzione

9.2. Forni crematori e cremazione

9.2.1. Dimensioni delle muffole

9.2.2. Temperatura della muffola

9.2.3. Sistema di caricamento delle muffole

9.2.4. Caricamento dei cadaveri: il disegno di David Olère

9.2.5. Carico delle muffole e durata della cremazione

9.2.6. L'apertura delle porte delle muffole

9.2.7. La combustibilità dei cadaveri

9.2.8. L' “autcombustione” dei cadaveri

9.2.9. Le braci dei cadaveri

9.2.10. I camini fiammeggianti

9.2.11. Le cremazioni di prova

9.2.12. Il sacco “refrattario”

9.2.13. Le “fosse di cremazione”

9.2.14. Le “fosse di cremazione” e le fotografie aeree di Birkenau

9.3. Le gasazioni

9.3.1. La prima gasazione omicida nel crematorio II

9.3.2. La baracca-spogliatoio

9.3.3. Le gasazioni successive nel crematorio II

9.3.4. La porta della presunta camera a gas

9.3.5. I dispositivi di introduzione dello Zyklon B

9.3.6. Le docce “finte”

9.3.7. La suddivisione della presunta camera a gas del crematorio II

9.3.8. Il procedimento di gasazione nei crematori IV e V

9.4. Forza e vicende del cosiddetto “Sonderkommando”

9.4.1. La forza del “Sonderkommando” nel marzo-aprile 1943

9.4.2. Il “Sonderkommando” dei “Bunker”

9.4.3. La presunta gasazione di 200 detenuti del “Sonderkommando”

9.4.4. Il presunto trasferimento a Lublino-Majdanek

9.4.5. La rivolta del “Sonderkommando”

9.4.6. Il mistero della sopravvivenza dei 90 membri del “Sonderkommando”

9.5. Propaganda grossolana sulle atrocità delle SS

9.5.1. Le persone bruciate vive

9.6. Conclusione

CAPITOLO 10

ANALISI CRITICA DELLE TESTIMONIANZE DELLE TESTIMONIANZE DI RUDOLF HÖSS

10.1. Le contraddizioni “inesistenti” delle dichiarazioni di Höss

10.2. Errori, incongruenze e metodiche capziose di van Pelt

10.3. Le torture inflitte a Höss

PARTE QUARTA

GLI ERRORI TECNICI E STORICI DI VAN PELT

CAPITOLO 11

LA «EXPERT KNOWLEDGE» DI VAN PELT E I FORNI CREMATORI DI AUSCHWITZBIRKENAU

11.1. La competenza di van Pelt sulla cremazione

11.2.La lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943

11.3. La nota di Kurt Prüfer dell'8 settembre 1942

11.4. Il consumo di coke per una cremazione

11.5. Il numero dei cadaveri cremati con le forniture di coke ai crematori

11.6. Le cremazioni multiple

11.7. Crematori e camere mortuarie

— 337 —

11.8. La capacità “eccessiva” dei forni crematori

CAPITOLO 12

LE PRESUNTE APERTURE DI INTRODUZIONE DELLO ZYKLON B SULLA

COPERTURA DEL LEICHENKELLER 1 DEI CREMATORI II E III DI BIRKENAU

12.1. Le congetture di van Pelt

12.2. Il rapporto di Daniel Keren, Jamie McCarthy e Harry W. Mazal

12.3. Le testimonianze “convergenti”

CAPITOLO 13

LO ZYKLON B

13.1. La concentrazione di HCN nelle presunte camere a gas omicide

13.2. Le forniture di Zyklon B ad Auschwitz

13.3. Il numero dei gasati potenziali

CAPITOLO 14

IL NUMERO DELLE VITTIME

14.1. La Commissione di inchiesta sovietica

14.2. La revisione di G.Wellers e di F. Piper

14.3. La cifra propagandistica dei 4 milioni e l'attendibilità dei testimoni

PARTE QUINTA

L'ORIGINE DELLA “CONVERGENCE OF INDIPENDENT ACCOUNTS”

CAPITOLO 15

LA PROPAGANDA DEL MOVIMENTO DI RESISTENZA CLANDESTINO DI AUSCHWITZ

15.1. Le storie propagandistiche cadute nell'oblio

15.2. La storia dello sfruttamento industriale dei cadaveri umani

15.3. Nascita della storia propagandistica delle camere a gas

15.4. La propaganda si consolida: il contributo dei Sovietici, dei Britannici e dei Polacchi

CAPITOLO 16

GENESI DELLA “CONOSCENZA” DELLE PRESUNTE CAMERE A GAS DI AUSCHWITZ

16.1. IL “War Refugee Board Report”

16.2. Le giustificazioni di un falso storico

16.3. L'origine del rapporto e del disegno del crematorio II/III

16.4. I Sovietici e il campo di Lublino-Majdanek: prove generali di propaganda

16.5. L'articolo di Boris Polevoi del 2 febbraio 1945

16.6. Le perizie e le indagini polacche: Roman Dawidowski e Jan Sehn

16.7. I testimoni Charles Sigismund Bendel, Miklos Nyiszli e Filip Müller

16.7.1. Charles Sigismund Bendel

16.7.2. Miklos Nyiszli

16.7.3. Filip Müller

16.8. I testimoni minori

16.8.1. Ada Bimko

16.8.2. Marie Claude Vaillant-Couturier e Severina Shmaglevskaya

16.8.3. Janda Weiss

CAPITOLO 17

GENESI E SVILUPPO DELLE PRESUNTE CAMERE A GAS DI AUSCHWITZ

17.1. Le carenze metodologiche di van Pelt

17.2. La presunta “prima gasazione”

17.3. Le presunte gasazioni nel crematorio I

17.4. I “Bunker” di Birkenau

— 338 —

CAPITOLO 18 LA METODOLOGIA DI VAN PELT

18.1. La leggenda del “terribile segreto” di Auschwitz

18.2. Le visite di alti ufficiali SS ad Auschwitz

18.3. L'illusione della “convergence of indipendent accounts” e della “convergence of evidence”

CONCLUSIONE

PS van Pelt scrive crematorio 2, 3, 4, 5 - Bunker I, II.

Fine

__________________________________________________________________________

Lafoto iniziale, NON è parte del testo originale.Per ulteriori informazioni,dettagliate,tecniche,storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti(waA359) : http://revisionismo.splinder.com/

Pagina iniziale

 

08:28 Scritto da: waa359 in Articoli di Carlo Mattogno | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

Scrivi un commento