20.03.2010
38 LA FALSA “CONVERGENZA DI PROVE”DI ROBERT JAN VAN PELT parte 38
Orrorifiche falsificazioni olocaustiche: le teste mummificate e rimpicciolite! WaA359
di Carlo Mattogno
Parte 38
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17.4.4.2. Szlama Dragon
Alle testimonianze di Szlama Dragon ho dedicato un intero capitolo del libro menzionato sopra1763. Parlo di “testimonianze” perché, oltre alla ben nota deposizione polacca del 10 e 11 maggio 1945, ho analizzato anche quella resa dal testimone ai Sovietici il 26 febbraio 19451764. Van Pelt, che la ignora completamente, scrive:
«Dragon fu preciso e attendibile quando parlò di ciò che aveva visto di persona e nessuno dei dettagli che riferì erano parte del rapporto sovietico»1765.
In realtà il rapporto redatto tra il 14 febbraio e l’8 marzo 1945 dai “periti” polacco-sovietici contiene un paragrafo, intitolato «Incenerimento di cadaveri su roghi» che tratta in modo specifico della «camera a gas n. 1 con i roghi» e della «camera a gas n. 2 con i roghi»1766. All'epoca il termine «Bunker» era ancora sconosciuto. I dati addotti nel rapporto sono tratti proprio dalla deposizione sovietica di Dragon. E proprio sulla base di questa deposizione i “periti” calcolarono la “capacità” quotidiana e il numero delle vittime dei due Bunker: 795.000 persone!1767.
Sopra ho già mostrato quanto la testimonianza di Dragon fosse «precisa e attendibile» riguardo a capacità di cremazione e numero dei morti: ora resta da esaminarla in particolare riguardo ai Bunker.
La prima osservazione da fare è che Dragon, al tempo della deposizione sovietica, non conosceva ancora la denominazione di «Bunker 1» e «Bunker 2». In tale deposizione egli parla sempre di «gazokamera n. 1 e 2» e dichiara esplicitamente che questa era la denominazione ufficiale.
Nella deposizione polacca, improvvisamente, la denominazione ufficiale di queste presunte installazioni di sterminio diventa quella di «Bunker»1768.
Le due deposizioni del testimone contengono inoltre stridenti contraddizioni sulla struttura dei Bunker e sulla loro dislocazione1769: basti dire che essi, secondo la deposizione sovietica, si trovavano ad una distanza di 3 chilometri l'uno dall'altro, secondo quella polacca a 500 metri.
L'analisi critica delle due deposizioni dimostra che il racconto del testimone non può avere un fondamento storico reale1770. Anche qui mi limito ad esporre una sola questione.
Dragon afferma:
«In 24 ore, in tutte le fosse della camera n.2, si bruciavano non meno di 10.000 persone. In media, in tutte e dieci le fosse, in 24 ore si ardevano non [meno di] 17.000-18.000 persone, ma in certe occasioni il quantitativo delle persone arse in 24 ore ammontò a 27.000-28.000»1771.
Dunque dal dicembre 1942 al marzo 1943 furono sterminate non meno di (17.000 x 30 x 4) 2.040.000 persone, in massima parte Ebrei!
In realtà, nel periodo summenzionato giunsero ad Auschwitz circa 125.000 Ebrei, di cui i non immatricolati furono circa 105.0001772. Per quanto riguarda il 1944, durante la deportazione degli Ebrei ungheresi, ad Auschwitz non arrivarono mai 6 o 7 trasporti nell’arco di una giornata.
Queste cifre insensate sono del resto in contraddizione con i dati tecnici forniti dal testimone.
Ad esempio, l’evacuazione di 7.000-8.000 cadaveri dalle camere a gas del Bunker 1, al ritmo di 6 ogni 15 minuti1773, avrebbe richiesto da 290 a 333 ore, ossia 12-13 giorni!
Ma uno dei fatti più significativi è che Dragon non fornì alcuna indicazione che permettesse di localizzare, sia pure approssimativamente, la posizione delle due case-Bunker1774. Al riguardo, subito dopo liberazione del campo, quando le tracce lasciate dalle SS erano ancora intatte e potevano essere facilmente rilevate da chi avesse realmente lavorato nei Bunker, i Sovietici in due piante diverse indicarono in luoghi diversi la posizione sia del Bunker 1 sia del Bunker 2.
1763 Idem, cap. 5, pp. 71-83.
1764 GARF, 7021-108-12, pp. 180-193.
1765 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 188.
1766 Protocollo. 14 febbraio – 8 marzo 1945. Città di O��wi��cim. GARF, 7021-108, pp. 7-9. Vedi la traduzione del relativo testo in C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., pp. 157-158.
1767 Vedi capitolo 14.1
1768 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., pp. 75-76.
1769 Idem, pp. 76-79.
1770 Idem, pp. 79-82.
1771 GARF, 7021-108-12, p. 185.
1772 Dati tratti dal "Kalendarium" di Danuta Czech.
1773 GARF, 7021-108-12, p. 184.
1774 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., pp. 82-83.
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Ciò dimostra che in realtà, nessuno – a cominciare dai presunti testimoni oculari, con Dragon in testa – sapeva nulla della localizzazione di queste presunte installazioni di sterminio1775.
17.4.4.3. David Olère
Il terzo testimone, David Olère, fu deportato ad Auschwitz da Drancy il 2 marzo 1943. Poco o nulla si sa della sua funzione al campo. Egli ha lasciato oltre 120 quadri e disegni che rappresentano scene orride di Auschwitz, e che risalgono in massima parte al periodo che va dal 1945 al 1949. David Olère non ha mai reso alcuna deposizione ufficiale né ha mai redatto una relazione sulle sue esperienze al campo, e il suo curriculum di Auschwitz delineato da Serge Klarsfeld è tratto semplicemente dai quadri e disegni summenzionati1776. Klarsfeld presuppone - senza prove - che Olère abbia vissuto in prima persona tutto ciò che ha rappresentato nelle sue opere. In realtà, se la pretesa di Klarsfeld fosse vera, Olère, per tutti i temi che ha rappresentato, sarebbe stato onnipresente al campo.
Olère è autore tra l'altro di un disegno del Bunker 2 che van Pelt commenta così:
«Il disegno mostra non solo il Bunker 2, ma anche la baracca spogliatoio nella sua posizione esatta di fronte alla casa. Di particolare interesse è la finestrella in un lato della casa con un pesante sportello di legno. Questa era l'apertura attraverso la quale le SS introducevano lo Zyklon nel locale. Lo stesso sistema di introduzione del gas fu adottato nei crematori IV e V e queste aperture appaiono non solo nelle piante, nei prospetti e nelle fotografie dei crematori, ma tre sportelli esistono ancora e sono attualmente immagazzinati nel deposito del coke del crematorio I. Il disegno di Olère è avvalorato dal materiale di prova superstite anche nei dettagli»1777.
Vediamo anzitutto quale sia la precisione del disegno1778.
1) Gli alberi.
Nella fotografia aerea del 31 maggio 1944 n.3056, intorno alla casa presuntamente adibita a camera a gas omicida (Bunker 2), si vedono almeno 9 alberi. La pianta redatta dall’ing. Nosal il 3 marzo 1945 per conto della Commissione di inchiesta sovietica e intitolata «Zona della posizione della camera a gas n.2 e dei roghi per l’arsione dei cadaveri a Birkenau» mostra 5 alberi intorno alla casa. Nel 1990 intorno alle fondamenta della casa esistevano ancora 4 grossi alberi. Questi alberi si potevano vedere anche dal cortile sud della Zentralsauna. Nel maggio 1944 e nel febbraio 1945 il terreno tra la Zentralsauna e l’area del Bunker 2 era completamente aperto, sicché era possibile vedere gli alberi suddetti anche dal cortile nord, e ancor meglio dalla striscia di terreno a ovest tra la costruzione e la recinzione.
Nel disegno di Olère l’albero che si vede davanti allo spigolo della casetta (tra la porta e la finestrella) si trova effettivamente in posizione esatta, ma gli altri due alberi raffigurati a sinistra della casetta si trovano in posizione errata: dalla prospettiva del disegno, dietro alla casetta non si vedeva nessun albero, come risulta dalla fotografia aerea del 31 maggio 1944.
Dunque – se si suppone che Olère abbia realmente visto la scena che rappresenta nel suo disegno – ci si deve stupire più dell’assenza di almeno sei alberi che della presenza di quello davanti alla casetta.
2) Lo sfondo.
Olère ha introdotto nello sfondo del disegno due elementi inesistenti – una collina e le due costruzioni che vi appaiono sopra1779 - ma non ha inserito un elemento esistente che non poteva passare inosservato dalla prospettiva del disegno: la Zentralsauna. Ancora oggi, se ci si pone nella prospettiva del disegno, sullo sfondo si vede buona parte della facciata ovest della Zentralsauna. Tra il maggio 1944 e il febbraio 1945 la visuale era ancora più libera, dunque la Zentralsauna si vedeva in tutta la sua struttura, che era coperta qua e là solo dagli alberi summenzionati, che all’epoca erano molto più piccoli.
1775 Idem, pp. 158-161.
1776 S. Klarsfeld (Ed.), David Olère. A Painter in the Sonderkommando at Auschwitz. The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1989, pp. 8-10.
1777 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 180.
1778 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History, op. cit., pp. 88-92.
1779 La costruzione a destra assomiglia ad una Pferdestallbaracke (baracca scuderia), quella a sinistra è una casetta civile con tanto di camino!
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3) La casetta.
- La casetta disegnata da Olère non ha nulla a che vedere con la descrizione di Dragon e il relativo disegno dell’ing. Nosal. Quest’ultimo ha un orientamento ovest-est invece che nord-sud e raffigura la casa più inclinata a sud di circa 25°.
È vero che la finestrella di introduzione dello Zyklon B si trova in posizione esatta rispetto al disegno dell’ing. Nosal – ma su questa parete (rivolta a nord-ovest) dovrebbero apparire altre tre finestrelle (le aperture O3, O4 e O5 del disegno di Nosal) e tre porte di uscita (W2, W3 e W4).
- Inoltre la posizione della porta di ingresso non era centrale: essa era collocata all’angolo sud del muro rivolto a sud-est.
- Nella sua parte sinistra, il tetto della casetta si prolunga in una tettoia sorretta da un palo di legno alla sua estremità: anche ciò è in contraddizione con la descrizione di Dragon, secondo la quale tale tettoia non è mai esistita.
- Infine la scritta che appare sopra alla porta della casetta – Dezinfektion – è errata e si trova in una posizione errata. Secondo Szlama Dragon, le tabelle con le scritte si trovavano sulla porta (una sul lato esterno e una sul lato interno), non già sopra alla porta; poiché nel disegno di Olère la porta è aperta, su di essa dovrebbe essere raffigurata la scritta «Zum Baden» («Al bagno»), come ha fatto diligentemente Pressac nel suo relativo disegno1780.
- Per di più, la presenza di una tale iscrizione nel 1944 è contraddetta dai testimoni Wohlfarth,Paisikovic e Müller.
4) La baracca spogliatoio.
Van Pelt pretende che nel disegno la baracca spogliatoio sia «nella sua posizione esatta». In realtà questa baracca non si dovrebbe vedere affatto. Essa nel disegno sorge accanto a una fossa a ovest della casetta, mentre dovrebbe apparire a est, all’incirca nel punto dove c’è la collinetta: in questa posizione si dovrebbe vedere il suo lato anteriore con la porta.
Il disegno del «pesante sportello di legno» può anche essere simile alle finestrelle dei crematori IV e V, ma ciò, in relazione al Bunker 2, non dimostra assolutamente nulla, come non dimostra nulla il fatto che la porta della casetta sia una pesante porta di legno simile a quelle delle camere di disinfestazione ad acido cianidrico di Auschwitz e Birkenau. Olère può benissimo essersi ispirato proprio a queste finestrelle e a queste porte, cui la propaganda sovietica e polacca attribuiva funzioni criminali.
Van Pelt non sa nulla delle altre tre finestrelle e delle tre porte del disegno di Nosal che si sarebbero dovute vedere sul fianco della casetta, non menziona affatto la presunta seconda baracca spogliatoio e parla di una sola finestrella e di un solo locale come se il Bunkercontenesse una sola “camera a gas” invece delle quattro canonizzate dalla storiografia ufficiale.
In conclusione, il disegno del presunto Bunker 2 è una semplice rappresentazione grafica della propaganda scritta e orale che circolava ad Auschwitz. La stessa conclusione vale anche per il disegno del testimone che ho analizzato in precedenza1781. A questa serie di illustrazioni propagandistiche si può aggiungere anche un disegno del 1945 relativo al crematorio III in cui il testimone presenta l'insensata scena propagandistica del camino che vomita fiamme1782.
Olère illustra perfino la leggenda della colorazione blu dell'acido cianidrico, desunta - dai detenuti più sprovveduti - dal nome tedesco di questa sostanza: Blausäure (acido blu)!1783. Così in un disegno a colori senza data che rappresenta una scena di gasazione, da un barattolo di Zyklon B si sprigionano vapori blu!1784
Un altro disegno del 1946 riprodotto da van Pelt1785 mostra un barbiere e un cavadenti al lavoro senza maschera antigas in una camera a gas in cui appare una colonna di rete per l'introduzione delle «bombe a gas». Probabilmente Olère ancora non sapeva che doveva ambientare la scena nel vestibolo,fuori della presunta camera a gas.
In un altro disegno ancora, che reca la didascalia «Apertura della porta della camera a gas»,Olère raffigura due detenuti a dorso nudo e senza maschera antigas che trascinano cadaveri dalla camera a gas direttamente ai forni1786, dimenticando il non proprio irrilevante particolare che la presunta camera a gas si trovava nel seminterrato, la sala forni al pianterreno.
1780 J.-C. Pressac, Auschwitz :Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 172.
1781 Vedi capitoli 9.2.4., 9.5.1. e 12.3.2.
1782 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 178.
1783 L'acido cianidrico è notoriamente incolore.
1784 S. Klarsfeld (Ed.), David Olère. A Painter in the Sonderkommando at Auschwitz. The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1989, p.54.
1785 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 179.
1786 S. Klarsfeld (Ed.), David Olère. A Painter in the Sonderkommando at Auschwitz, op. cit., p. 56.
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In altri disegni a colori di Olère la propaganda su Auschwitz viene apertamente alla luce in forme mostruose e ripugnanti dalle quali traspare una personalità profondamente malata1787. Ne riporto solo uno a titolo di esempio1788.
17.4.4.4. La “convergenza di prove” sui Bunker
Il disegno di Olère è in totale contrasto con un altro disegno del Bunker 2 elaborato in base alle dichiarazioni di un altro testimone del cosiddetto “Sonderkommando”, Dov Paisikovic1789.
Dal confronto tra i rispettivi disegni risultano le seguenti differenze:
1) casa:
- camino: presente nel disegno Olère, assente nel disegno Paisikovic;
- fianco della casa: Olère vi pone una sola finestrella, Paisikovic 3 porte e 3 finestrelle;
- lato frontale: Olère rappresenta una porta con sopra la scritta «Desinfektion», Paisikovic nulla: il muro era completamente chiuso, senza porte, né finestre, né iscrizioni;
- albero: presente nel disegno Olère, assente nel disegno Paisikovic;
2) baracca: la baracca disegnata da Olère è assente nel disegno Paisikovic;
3) fosse: Olère ha disegnato l'inizio di una fossa con direzione approssimativa (secondo la lunghezza) est-ovest; le due fosse del disegno Paisikovic hanno invece direzione nord-sud.
Gli schizzi di Paisikovic sono a loro volta in aperto contrasto anche con la deposizione di Dragon.
Il disegno del Bunker 2 redatto dall’ing. Nosal secondo la deposizione polacca di Dragon presenta infatti 4 stanze, lo schizzo disegnato da Tadeusz Szyma��ski secondo la relazione di Paisikovic mostra invece 3 stanze. Per Dragon le 4 stanze avevano tutte una superficie diversa, per Paisikovic le 3 stanze avevano la stessa superficie. Per Dragon una delle pareti più lunghe della casa aveva 4 porte di ingresso e una finestrella di introduzione per lo Zyklon B; la parete opposta presentava 3 porte di uscita e 4 finestrelle, inoltre una delle pareti più corte aveva una porta di uscita; per Paisikovic,invece, una delle pareti più lunghe aveva 3 porte di ingresso e 3 finestrelle, la parete opposta 3 porte di uscita e nessuna finestrella, le due pareti più corte nessuna porta e nessuna finestrella.
Per quanto riguarda la capienza del Bunker, essa era di 2.500-2.550 persone per Dragon, di 300 persone per Paisikovic1790.
Le rovine della casa, allo stato attuale, sono in contrasto sia sia con la testimonianza di Dragon sia con quella di Paisikovic.
In tali rovine la casa è suddivisa in sette locali, mentre secondo Dragon essa aveva quattro locali, secondo Paisikovic tre locali.
Ma anche la suddivisione della casa in tre o quattro camere a gas omicide è tecnicamente insensata, perché – secondo la storiografia ufficiale - i due Bunker erano stati installati per attuarvi non già l’uccisione sporadica di piccoli gruppi di persone, bensì uno sterminio sistematico in massa.
Come abbiamo visto sopra, secondo la Commissione di inchiesta sovietica nel Bunker 2 venivano assassinate 3.000 persone al giorno, per Dragon addirittura 10.000 al giorno.
Nelle rovine della casa inoltre non c'è traccia dell'ingresso che, secondo Szlama Dragon, si trovava all’angolo nord-ovest della casa. In questo punto, nelle rovine, c’è un muro alto circa 50 centimetri da terra che non presenta alcuna traccia di una soglia. Questa non poteva essere più in alto,perché, secondo il testimone, la casa era al livello del suolo e non vi si accedeva tramite gradini.
Il disegno del Bunker 1 realizzato dall'ing. Nosal secondo la testimonianza di Dragon è inoltre in contrasto con la pianta della casa di Józef Harmata, il proprietario della casa ribattezzata Bunker 1,che fu consegnato al Museo di Auschwitz il 5 agosto 1980 da sua nipote Józefa Wisi��ska insieme ad una relazione esplicativa1791.
Per finire, le fotografie aeree di Birkenau del 1944 dimostrano che nell'area del Bunker 2,contrariamente a tutte le testimonianze, non esistettero siti di cremazione all'aperto1792.
In conclusione, anche sulla questione dei Bunker di Birkenau c'è una totale divergenza e discordanza di prove.
1787 Idem, p. 97, 98, 99,100, 101, 106.
1788 Idem, p. 97. Vedi documento 48/ 49.
1789 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., pp. 210-211.
1790 Idem, pp. 108-109.
1791 Idem, pp. 165-167.
1792 Idem, pp. 186-189; Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cit., pp. 56-58.
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17.4.4.5. Johann Paul Kremer
Van Pelt cita la seguente registrazione del diario del dott. Johann Paul Kremer del 12 ottobre 1942:
«Seconda vaccinazione contro il tifo, poi la sera forte reazione generale (febbre).
Nonostante ciò durante la notte [sono stato presente] ad un’altra azione speciale dall’Olanda (1.600 persone). Scene spaventose davanti all’ultimo Bunker! Era la decima azione speciale (Hössler)».[«2. Schutzimpfung gegen Typhus; danach abends starke Allgemeinreaktion (Fieber). Trotzdem in der Nacht noch bei einer Sonderaktion aus Holland (1600 Personen). Schauerliche Scene vor dem letzen Bunker! Das war die 10. Sonderaktion. (Hössler)»]1793.
Per poter usare questo documento come presunta «prova concordante», van Pelt non esita a ricorrere a congetture false e insensate. Egli afferma tale diario
«è perciò un documento particolarmente onesto e come tale costituisce un grosso per i negazionisti»1794.
Per quanto mi riguarda, questo documento non presenta affatto alcun problema, né grande né piccolo; esso non ha infatti alcun valore dimostrativo, perché le Sonderaktionen (azioni speciali) che menziona non si riferivano affatto alle presunte gasazioni omicide ad Auschwitz1795. Van Pelt invece pretende che
«sia le SS sia i detenuti nella lingua dell'uso quotidiano chiamavano queste installazioni di sterminio “Bunker”»1796
e ribadisce che
«il termine “Bunker” si riferiva nel gergo del campo a entrambe le case (1 e 2 o forse “la prima” e “l'ultima”) che servivano da camere a gas o, dopo il completamento dei crematori II,III, IV e V, esso si riferiva alle loro camere a gas»1797.
In realtà, come ho spiegato sopra, nessun documento menziona le due presunte case di gasazione e nessuna testimonianza di detenuti anteriore all'aprile 1945 impiega il termine Bunker per designarle, termine sconosciuto sia a Tabeau, sia a Dragon, sia a Tauber, sia ai “periti” sovietici, che le denominarono “camera a gas n. 1” e “camera a gas n. 2”. Per quanto riguarda i testimoni SS, nessuno parlò mai di Bunker in relazione ai due presunti impianti di sterminio prima dell'aprile 1945. Van Pelt basa la sua affermazione esclusivamente sul diario del dott. Kremer, presupponendo a priori che i Bunker da lui menzionati fossero identici ai presunti impianti di gasazione. Ma la cosa non è così semplice, perché Kremer menziona un «ultimo Bunker»1798 che è inconciliabile con la presenza di due Bunker: a van Pelt non resta dunque che dichiarare, contrariamente ad ogni logica, che i Bunker 1 e 2 non erano «il primo» e «il secondo», ma «il primo» e «l'ultimo»!
Per quanto riguarda il significato della registrazione del dott. Kremer citata sopra e dell'espressione «ultimo Bunker», rimando al mio studio sulla Sonderbehandlung ad Auschwitz1799
17.4.4.6. Hans Aumeier
Sui Bunker, van Pelt invoca come «prova convergente» anche la testimonianza di Hans Aumeier1800. Questo ufficiale, all'epoca SS-Hauptsturmführer, fu trasferito ad Auschwitz il 16 febbraio 1942 e vi ricoprì l'incarico di «1. Schutzhaftlagerführer» dello Stammlager fino al 15 agosto 1943. Egli fu arrestato dagli Inglesi in Norvegia l'11 giugno 1945. Di questo testimone mi sono occupato sia in relazione alle presunte gasazioni nel crematorio I1801, sia riguardo ai Bunker di
1793 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 287.
1794 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 284.
1795 C. Mattogno, “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., pp. 79-116; le pp. 101-116 sono dedicate al diario del dott. Kremer.
1796 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 287.
1797 Idem, p. 288.
1798 Idem, p. 287.
1799 C. Mattogno, “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., pp. 111-115.
1800 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 231.
1801 C. Mattogno, Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit., pp. 48-50.
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Birkenau1802. Riassumo sommariamente. Nella sua prima dichiarazione, resa a Oslo il 29 giugno 1945, egli negò decisamente la storia delle camere a gas omicide:
«Non so nulla di camere a gas e durante il mio periodo non fu neppure gasato nessun detenuto» [«Von Gaskammern ist mir nichts bekannt, auch wurde zu meiner Zeit kein Häftling vergast»].
Ma presto egli capì che gli Inglesi volevano che “confessasse” la loro “verità”, quella che si era delineata nel corso dell'istruttoria del processo Belsen. Così nel rapporto del 25 luglio 1945 Aumeier parlò di gasazioni omicide e anche dei Bunker1803, termine che, come ho spiegato sopra, era stato creato qualche mese prima ad Auschwitz durante l'istruttoria del giudice Sehn. Come Jankowski1804,Aumeier “confessò” che la prima gasazione era avvenuta nel novembre o dicembre 1942 nella camera mortuaria del crematorio I, contraddicendo il relativo racconto di Filip Müller.
1802 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History, op. cit., pp. 133-136.
1803 PRO, File WO.208/4661. Rapporto di H. Aumeier del 25 luglio 1945, pp. 7-8.
1804 Protocollo della deposizione di S. Jankowski del 13 aprile 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn, in: Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos, op. cit., p. 48.
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CAPITOLO 18
LA METODOLOGIA DI VAN PELT
18.1. La leggenda del «terribile segreto» di Auschwitz
Per spiegare in qualche modo l'origine dei rapporti fantasiosi che ho esposto nel capitolo 15, la storiografia olocaustica afferma che il presunto sterminio ebraico costituiva un «terribile segreto» (l'espressione è di Walter Laqueur) che riuscì a filtrare solo a poco a poco e faticosamente.
Van Pelt si appella anche alla struttura composita del campo. All'affermazione di Irving che il rilascio di detenuti da Auschwitz sembrava «incompatibile col carattere di un centro di sterminio di massa segretissimo»1805 egli obietta:
«Se Auschwitz fosse stato soltanto un centro di sterminio di massa (segretissimo) situato in un [determinato] posto, l'argomento di Irving potrebbe essere decisivo. Tuttavia Auschwitz racchiudeva molto siti diversi e dal punto di vista istituzionale era impegnato in funzioni molto diverse. Inoltre esso funzionò come un centro di sterminio di massa (segretissimo) solo in parte nella sua storia. Se tra i detenuti rilasciati fossero inclusi anche i cosiddetti Sonderkommandos che lavoravano nei crematori, Irving avrebbe un punto a suo favore. Ma non fu così»1806.
Con questa risposta van Pelt dimostra ancora una volta la sua tragica ignoranza su Auschwitz.
Egli ignora nel caso specifico il movimento di resistenza clandestino del campo e le sue attività.
Fin dall'inizio ad Auschwitz si formarono gruppi di resistenza polacchi; a partire dal 1942 sorsero altri gruppi nazionali: austriaco, francese, belga, russo, tedesco, ceco, jugoslavo. All'inizio di maggio del 1943 questi gruppi furono subordinati ad una direzione centrale che assunse il nome di Kampfgruppe Auschwitz (Gruppo di lotta Auschwitz), che aveva contatti anche col il gruppo di resistenza del cosiddetto “Sonderkommando”.
I resistenti godevano di una fitta rete di contatti e di complicità all'esterno del campo, da parte della popolazione polacca e da varie istituzioni clandestine che facevano capo alla Delegatura, la rappresentanza del governo polacco in esilio1807.
Barbara Jarosz descrive in che modo le informazioni venissero raccolte e fatte uscire dal campo:
«Un'altra importante attività del movimento di resistenza era la raccolta di prove dei crimini commessi dalle SS e la loro trasmissione al di fuori del campo. Fra i più importanti documenti fatti uscire dal Lager vanno annoverati: [...].
4. Le piante dei crematori e delle camere a gas rubate nel 1944 dall'ufficio dell'SS-Bauleitung di Birkenau da tre detenute, la polacca Krystyna Horczak e le ceche Vera Foltynova e Valeria Valova. [...].
1805 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 88.
1806 Idem, p. 90.
1807 B. Jarosz, The Resistance Movement in and around the Camp, in: Auschwitz. Nazi Extermination Camp, op. cit., pp. 133-155; H. ��wiebocki, Die lagernahe Widerstandsbewegung und ihre Hilfsaktionen für die Häftlinge des KL Auschwitz, in: “Hefte von Auschwitz”, 19, 1995, pp. 5-187.
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6. Tre foto scattate clandestinamente nel campo nell'estate del 1944 dai membri del Sonderkommando del crematorio V: Alex di Grecia (ne ignoriamo il cognome), Szlojme Dragon e suo fratello Josel, Alter Szmul Fajzylberg (nel campo Stanislaw Jankowski) e Sawid Szmulewski.
7. Gli elenchi dei convogli di uomini e donne deportati al campo e degli Ebrei con numeri di serie A e B, stilati nel settembre 1944 dai detenuti Kazimierz Smolen, Ludwik Rajewski,Tadeusz Szymanski, Tadeusz Wlsowicz, Jan Trabaczewski, impiegati nell'ufficio accetazione (Aufnahme) ella sezione politica. Contengono le date d'arrivo dei trasporti, i numeri assegnati ai prigionieri e le località di provenienza del convoglio.
Oltre ai documenti, dal campo venivano fatti uscire anche rapporti sotto forma di messaggi, nei quali si fornivano le cifre esatte degli internati, il numero dei trasporti in arrivo e in partenza,i cognomi dei detenuti condannati a morte dal Tribunale della Gestapo di Katowice, i cognomi delle SSdella guarnigione del Lager; si descrivevano inoltre le condizioni di vita e si stabilivano le date e i percorsi delle fughe. [...].
I dati contenuti nei rapporti erano raccolti dai prigionieri impiegati nelle sezioni amministrative del campo, nella camera principale degli scrivani, nell'ospedale, negli uffici della sezione politica, nel reparto accettazione, dove, a rischio della propria vita, copiavano documenti, piani, rapporti. [...].
Come i messaggi segreti, anche i documenti venivano inoltrati attraverso contatti collaudati. A fare da tramite fra l'organizzazione del campo e il territorio limitrofo erano spesso lavoratori civili impiegati in diverse ditte tedesche: Stanislaw Mordarski, Józef Cholewa, Franciszek Walisko e Helena Dato��, commessa dello spaccop per le SS (il cosiddetto Haus 7). I prigionieri trasmettevano i messaggi e i materiali alle staffette e queste li recapitavano a Brzeszcze. Da qui, tramite la famiglia Korna�� di Spytkowice o Aniela Kieres di Chrzanów, venivano inoltrate a Cracovia.
Nel 1944 l'organizzazione guadagnò un altro contatto nella persona dell'infermiera austriaca Maria Stromberger, detta suor Maria, che lavorava nell'ospedale delle SS»1808.
In effetti ad Auschwitz non esisteva luogo in cui non operasse un commando di detenuti e non esisteva commando di detenuti in cui non operassero direttamente o indirettamente uomini della resistenza. L'ex detenuto Otto Wolken ha redatto una lista di oltre 100 Kommandos di Auschwitz, che vale la pena di riportare integralmente per mostrare la loro diffusione capillare nel campo1809:
Arbeitskommando/commando di lavoro
Arbeitsplatz/luogo di lavoro
Abbruchkommando Bauleitung/ Commando di demolizione presso i DAW
Arbeitseinsatz/ Impiego lavorativo Baracca sezione III
Aufräumungskommando DEST/ commando di sgombro DEST presso il ponte della ferrovia
Baubüro/ Ufficio progettazione Baracche della Bauleitung
Bauhof/ Deposito dei materiali da costruzione Deposito dei materiali da costruzione BBD [?] BBD
Bekleidungswerkstätten /Laboratori di vestiario Ampliamento del campo
Betonkolonne Huta /Colonna calcestruzzo Huta Auschwitz
Brotauflader / Caricatori di pane Panetteria del campo
Brunnenbohrer Spiar [Spirra] /Trivella per pozzi Spirra Presso la baracca della Bauleitung
Brunnenbohrer Wodak/ Trivella per pozzi Wodak
Lagerbereich / Area del campo
DAW. - Hallen/ Sale DAW Presso i DAW
DAW/Deutsche Ausrichtungs Werke1810/ Fabbriche tedesche di armamenti DAW
DAW-Werkstätten/ Officine DAW Presso le officine DAW
Druckerei/ Tipografia Ampliamento del campo
Elektriker Verwaltung/ Amministrazione elettricisti BBD
Entseuchungskommando/ commando di disinfezione Area del campo
Entwesungskammer/ Camera di disinfestazione Presso i DAW
Erweiterungsarbeiten/ Lavori di ampliamento Presso la casa VII
Essenfahrer/ Conducenti per il vitto All'intero e all'esterno
1808 B. Jarosz, I movimenti di resistenza interni e limitrofi al campo, in: Francisek Piper, Teresa ��wiebocka (a cura di), Auschwitz. Il campo nazista della morte. Edizioni del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, 1997, pp. 203-204.
1809 AGK, NTN, 149, pp. 7-11.
1810 Recte: Deutsche Ausrüstungswerke.
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Fa. Boos Aufnahmegebäude/ Ditta Boos edificio di ricezione
Infermeria per la truppa
Fa. Boos Transportkommando/ Commando di trasporto ditta Boos
Werkhalle (officina)
Fa. Industrie Bau A.G./ Ditta ndustrie Bau A.G. Officine di sicurezza
Fa. Niegel Ofenbau/ Ditta Niegel costruzione stufe Ampliamento del campo
Fa. Petersen/ Ditta Petersen Dietro la barra della Bauleitung
Fa. Wagner/ Ditta Wagner Nuova lavanderia
Fahrbereitschaft Bauleitung/ Pronto impiego dei veicoli della Bauleitung
Deposito dei materiali da costruzione
Fahrbereitschaft Kommandantur/ Pronto impiego dei veicoli del comando
Area del campo
Faulgasanlage/ Impianto del gas di fogna Auschwitz
Feuerlöschteich/ Vasca antincendio Lenz Presso le officine di sicurezza Lenz
Feuerlöschteich/ Vasca antincendio Rajsko
Flusskies/ Ghiaia di fiume Rajsko
Flusskies DEST/ Ghiaia di fiume DEST Presso il fiume Sola
Fourier/ Furieri Comando
Fourier Baubüro/ Furieri ufficio progettazione Baracche della Bauleitung
Garagen Praga-Halle/ Autorimesse Praga-Halle Praga Halle
Gärtner Aussen/ Giardinieri esterno Insediamento SS
Gärtner Bauleitung/ Giardinieri Bauleitung Baracche della Bauleitung
Gärtner Haus Höss/ Giardinieri casa Höss Casa Höss
Gärtnerei Rajsko/ Orticultura Rajsko Rajsko
Gemeinschaft Schuhe/ Raggruppamento scarpe Presso l'edificio del monopolio
Gemeinschaftsküche/ Cucina comune DAW. - Alloggi
Gemeinschaftslager/ Campo comune Presso l'officina (Werkhalle)
Getreidespeicher/ Granai Edificio del monopolio
Grasmäher Bauleitung/ Falciatrici Bauleitung Presso la baracca della Bauleitung
Haus 157 /Casa 157 Casa 157
Holzhof/ Deposito del legname Deposito del legname
Hygiene Institut Rajsko/ Istituto di Igiene di Rajsko Rajsko
Kantine Wirtschaftsbaracke/ Spaccio baracca magazzino Baracca magazzino
Kantinenverwaltung/ Amministrazione dello spaccio Casa VII
Kartoffelfahrer/ Conducenti per le patate Bunker delle patate
Kartoffelschäler/ Pelatori di patate Cucina SS
Kohlenplatz/ deposito del carbone Deposito del carbone
Koksablader und Heizer/ Scaricatori di coke e fuochisti Edificio del monopolio
Kurzwellenentwesung/Disinfestazione a onde corte Nuova lavanderia
Lagerbäckerei Tagschicht-Nachtschicht/ Panetteria del campo turno diurno-notturno
Panetteria del campo
Lederfabrik / Fabbrica di cuoio Auschwitz
Luftschutz/ Protezione antiaerea Baracca sezione III
Luftwaffenbaracke Rajsko/Baracca Luftwaffe Raisko Rajsko
Materialschuppen/Capannone per i materiali Nuovo deposito dei materiali da costruzione
Mehlfahrer/ Conducenti per la farina Presso il mulino di Auschwitz
Melioration Bauleitung/Migliorie Bauleitung Baracche della Bauleitung
Molkerei/ Latteria Presso il mattatoio
Mühle Auschwitz/ Mulino di Auschwitz Auschwitz
Mühlfahrer Landwirtschaft/ Conducenti per la farina
Landwirtschaft (agricoltura)
Area del campo
Neuer Bauhof/ Nuovo deposito dei materiali da costruzione
Nuovo deposito dei materiali da costruzione
Pferdestall-Baracken Bauleitung/ Baracche scuderia Bauleitung
presso il campo comune
Pferdestall-[ Baracken ] Landwirtschaft/ Baracche scuderia Landwirtschaft
Nuova stalla
Planierungskommando DLGM [?]/ Commando DAW- alloggi
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Lafoto iniziale, NON è parte del testo originale.Per ulteriori informazioni,dettagliate,tecniche,storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti(waA359) : http://revisionismo.splinder.com/
08:27 Scritto da: waa359 in Articoli di Carlo Mattogno | Link permanente | Commenti (0) |
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