20.03.2010

37 LA FALSA “CONVERGENZA DI PROVE”DI ROBERT JAN VAN PELT parte 37

juive_holocaust_jews_juden_auschwitz.jpg

Olo-ca$h ! WaA359

 

di Carlo Mattogno

Parte 37

 

17.2. La presunta “prima gasazione” omicida

A questo fantomatico evento ho dedicato un libro specifico di cui riassumo brevemente i risultati1712.

La prima gasazione omicida ad Auschwitz, secondo la ricostruzione ufficiale di Danuta Czech, è basata unicamente sulle dichiarazioni contraddittorie di sedicenti testimoni oculari ed è smentita dai documenti, pertanto è priva di qualunque fondamento storico.

1712 C. Mattogno, Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality, op. cit.

— 301 —

Essa fu elaborata nell'ottobre del 1941 da uno dei centri della propaganda nera del movimento di resistenza clandestino di Auschwitz dall'idea iniziale della sperimentazione su esseri umani di indeterminati gas bellici in un non meglio identificato Bunker o “rifugio di calcestruzzo” di Auschwitz.

Solo successivamente, traendo spunto dalle disinfestazioni con Zyklon B che si intensificavano con l'ampliamento del campo, i propagandisti introdussero nei loro racconti lo Zyklon B e ambientarono la prima gasazione omicida nello scantinato del Block 11. Il normale trasporto dei cadaveri dei detenuti immatricolati morti nel campo dalla camera mortuaria del Block 28 al crematorio offrì nuovo materiale per arricchire ulteriormente la narrazione.


Nel 1946 il giudice Sehn, nell'esigenza di storicizzare i racconti contrastanti dei testimoni per creare dei fatti fittizi perseguibili giuridicamente, inventò il nucleo iniziale del racconto, che includeva gli elementi letterari canonici del numero delle vittime e delle varie fasi della gasazione, ma non la datazione. Nel 1959 Danuta Czech, con una manipolazione delle fonti ancora più ardita,riesumò e ampliò il racconto di Sehn, traendo da una congerie di testimonianze contrastanti una “convergenza di prove” puramente fittizia e corredandola di una data precisa parimenti inventata: la prima gasazione omicida era diventata “storia”.

Van Pelt liquida la questione in poche righe. Dopo aver riportato l'articolo della Polish Forthnightly Review del 1° luglio 1942, egli commenta:

«È importante notare che dopo la guerra vari testimoni confermarono che all'inizio di settembre i Tedeschi avevano usato il Block 11 di Auschwitz come camera a gas sperimentale»1713.

Ma di questi «vari testimoni» egli ne adduce uno solo, Vojciech Barcz1714. Due pagine dopo egli si appella a un opuscolo di Natalia Zarembina e conclude:

«Come oggi sappiamo, il rapporto era esatto: sia Pery Broad sia Rudolf Höss lo avrebbero poi corroborato»1715.

Rilevo anzitutto che nessuna di queste due fonti conferma la datazione asserita da van Pelt («all'inizio di settembre»): Barcz menziona genericamente l'autunno 19411716 e Zarembina non indica alcuna data1717. L'articolo summenzionato1718 parla di 1.000 vittime, 700 bolscevichi e 300 Polacchi,Zarembina di 800 vittime, 500 bolscevichi e 300 Polacchi, mentre Barcz non adduce alcuna cifra.

L'evacuazione dei cadaveri dei gasati avvenne per l'articolo summenzionato il giorno dopo la gasazione, per Barcz tre giorni dopo, per Zarembina il quarto giorno. I cadaveri dei gasati per Barcz furono inumati in fosse comuni, per Zarembina furono cremati al crematorio. Secondo Höss la gasazione non può essere avvenuta prima del novembre 1941 e riguardò soltanto prigionieri di guerra sovietici, mentre Broad riferisce di una gasazione di prigionieri di guerra russi in una sola cella.

Ecco dunque a che cosa si riducono le pretese “prove convergenti” di van Pelt.

Le fonti disponibili permettono di ricostruire un quadro un po' diverso da quello fantasticato da Danuta Czech e da van Pelt, un quadro che mostra chiaramente che cosa sia in realtà la presunta “convergenza di prove”: una metodologia truffaldina che consiste nel comporre un racconto apparentemente coerente e logico partendo da un “mosaico” di testimonianze contrastanti e contraddittorie su tutti i punti essenziali. Ecco infatti la “ricostruzione” che si può effettuare in base alle fonti:

Un giorno, tra la primavera del 1941 e il novembre-dicembre del 1942, ad Auschwitz, nel vecchio crematorio o nello scantinato del Block 11, oppure a Birkenau, fu eseguita la prima gasazione di persone. Alcune testimonianze menzionano la data esatta: il 14 agosto o il 15 agosto, il 3-5 settembre o il 5-6 settembre o il 5-8 settembre o il 9 ottobre 1941. La gasazione fu eseguita dopo l'appello serale, durante la chiusura dei blocchi (Blocksperre), in modo che nessun detenuto potesse vedere ciò che avveniva, oppure in pieno giorno, davanti agli occhi dei detenuti oziosamente sdraiati al sole. Già in precedenza le finestre dello scantinato erano state murate, o ricoperte di terra, o riempite di sabbia o sbarrate con assi di legno. Nel seminterrato del Block 11 furono rinchiusi soltanto prigionieri di guerra russi, che erano solo ufficiali, o ufficiali e sottufficiali, o soldati semplici, o partigiani, o commissari politici, oppure non erano affatto russi, ma polacchi, o erano prigionieri russi e detenuti polacchi. Le vittime della gasazione furono 60 o 200 o 400 o 500 o 600 o 680 o 700 o 850 o 1.473 prigionieri russi e 100-150 o 190 o 196 o 200 o 220 o 250 o 257 o 260 o 300 o 400 o 1.000 1713 R. J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 144.

1714 Idem, nota 25 a p. 144. Cfr. p. 519.

1715 Idem, p. 146.

1716 C. Mattogno, Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality, op. cit., pp. 52-53.

1717 Idem, pp. 34-36.

1718 Idem, p. 32.

— 302 —

detenuti polacchi. Quel che è certo, comunque, è che il loro numero totale fu di 200 o 300 o 320 o 350 o 500 o 696 o 800 o 850 o 857 o 980 o 1.000 o 1.078 o 1.400 o 1.663. I detenuti malati erano stati selezionati nei blocchi ospedale dal dott. Schwela o dal dott. Jungen oppure dal dott. Entress. Questi malati furono portati nelle celle del Block 11 dagli infermieri oppure dai detenuti della compagnia di punizione. Palitzsch da solo o insieme a un SS soprannominato “Tom Mix” o insiema a un altro chiamato lo “strangolatore”, oppure Breitwieser gettarono nel corrodoio o nelle celle tre barattoli di Zyklon B in tutto, oppure 2 barattoli in ogni cella. Lo Zyklon B fu introdotto attraverso la porta o attraverso la presa d'aria di ventilazione (Lüftlungsklappe) o attraverso aperture al di sopra delle porte delle celle. La gasazione fu eseguita nelle celle, o in una sola cella o nel corridoio o nella “camera a gas” e le porte delle celle erano state chiuse ermeticamente oppure divelte.

Le vittime morirono immediatamente oppure erano ancora vive dopo 15 ore. I cadaveri furono evacuati il giorno dopo o la notte dopo o 1-2 giorni dopo o 2 giorni dopo o 3 giorni dopo o il quarto giorno o il sesto giorno, esclusivamente da infermieri, per l'esattezza oltre 20 o 30 o 80, oppure esclusivamente da 20 detenuti della compagnia di punizione. Il lavoro durò un giorno intero o una notte intera o 2 notti o 3 notti. I cadaveri furono svestiti nel corridoio del Block 11, o nel cortile esterno, oppure non furono svestiti affatto.

I cadaveri delle vittime furono portati al crematorio e cremati, oppure portati a Birkenau e inumati in fosse comuni, oppure parte cremati e parte inumati1719.

L'unica conclusione sensata che si può trarre da questo groviglio inestricabile di contraddizioni è la totale inattendibilità storica e tecnica delle testimonianze relative alla prima gasazione omicida.

17.3. Le presunte gasazioni omicide nel crematorio I

Nello studio che ho dedicato a questo argomento1720 ho dimostrato che le presunte gasazioni nel crematorio I di Auschwitz non hanno alcuna realtà storica. Anche questa narrazione si basa esclusivamente su testimonianze, esigue e reciprocamente contraddittorie. Quelle più dettagliate, e dunque meglio controllabili, sono palesemente e dimostrabilmente false. Le “ricostruzioni” degli storici sono puramente congetturali e fittizie, prive di qualunque base documentaria. L'esame degli archivi della Neubauleitung (poi Bauleitung e infine Zentralbauleitung) di Auschwitz permette di delineare la storia dei progetti di ventilazione del crematorio elaborati dalla ditta Topf e di stabilire con sufficiente precisione come furono realizzati e come funzionavano gli impianti provvisori che vi furono installati. Progetti e realizzazioni furono eseguiti nel contesto dell'equipaggiamento di una normale camera mortuaria, non già di una “camera a gas omicida”, ipotesi non suffragata dal minimo indizio documentario.

Lo studio delle presunte aperture di introduzione dello Zyklon B sul solaio della camera mortuaria dimostra infine che le aperture praticate dai Polacchi nell'immediato dopoguerra presuppongono necessariamente la struttura archittonica dell'epoca, che era diversa dalla struttura che il crematorio aveva nel 1942, perciò non possono avere alcuna relazione con le presunte aperture originali, delle quali del resto non esiste alcuna traccia materiale o documentaria.

Il presunto impiego della camera mortuaria del crematorio I di Auschwitz come camera a gas omicida non ha dunque alcun fondamento storico: essa non è storia, ma propaganda storica faticosamente raffazzonata nel corso dei decenni.

Su questo tema van Pelt si limita a riportare il relativo racconto di Pery Broad senza alcuna osservazione critica e con questa presentazione:

«Il rapporto Broad, che aveva un'origine indipendente, corroborava importanti elementi del quadro che aveva cominciato ad emergere nell'indagine di Sehn e vi aggiungeva nuove importanti descrizioni. Forse la più importante fu il ricordo di Broad delle prime gasazioni nel crematorio I, che era situato accanto al suo ufficio nella baracca che ospitava la Sezione Politica del campo»1721.

Come ho dimostrato nel libro menzionato sopra1722, il “rapporto” di Broad è assolutamente inattendibile. Van Pelt pretende addirittura che esso descriva le prime gasazioni nel crematorio I,dimenticando che Broad asserì di essere stato testimone di una sola gasazione omicida e che questa si svolse nel luglio 1942, mentre le prime gasazioni sarebbero cominciate nel settembre 1941!

1719 Idem, pp. 69-90.

1720 Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit.

1721 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 225.

1722 C. Mattogno, Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit., pp. 53-58.

— 303 —

Per quanto riguarda il fatto che il crematorio «era situato accanto al suo ufficio nella baracca che ospitava la Sezione Politica del campo», perciò - lascia intendere van Pelt - Broad poteva tranquillamente osservare da lì le presunte gasazioni, ho dimostrato che questa baracca, denominata «BW 86 Baracca interrogatorio Sezione Politica (presso il crematorio» [BW 86 Vernehmungsbaracke Politische Abteilung (bei Krematorium)], fu costruita tra il 9 e il 20 gennaio 1943 e fu consegnata al comando del campo l'8 febbraio 1943, quando le presunte gasazioni erano ormai ufficialmente cessate1723.

Dopo aver menzionato le assurdità termotecniche riferite da Broad sui forni crematori, van Pelt commenta:

«È importante ricordare che Broad fornì queste informazioni indipendentemente da Tauber»1724.

Qualche pagina dopo egli aggiunge che Broad

«stimò il numero totale delle vittime tra 2.500.000 e 3.000.000»1725.

Van Pelt riconosce che tale cifra è falsa, ma essa tuttavia “conferma” esattamente la cifra falsa addotta «indipendentemente» da Höss1726, il che è un'altra riprova che la concordanza di testimonianze apparentemente indipendenti non può essere un criterio di veridicità.

Van Pelt si era già occupato di sfuggita delle presunte gasazioni nel crematorio I anche in un libro precedente da lui scritto in collaborazione con Debórah Dwork. Dopo aver riferito circa le difficoltà che le SS avevano incontrato in occasione della presunta prima gasazione nel Block 11, van Pelt1727 vi espone una storia romanzata della prima presunta gasazione nel crematorio I:

«Fritsch ricordava che la camera mortuaria del crematorio dello Stammlager aveva un tetto piatto; sarebbe stato facile praticarvi una o due aperture. Egli sapeva anche che, più o meno un mese prima, la camera mortuaria era stata equipaggiata con un nuovo e potente sistema di ventilazione. Come abbiamo visto, la Sezione Politica aveva cominciato a usare la camera mortuaria come luogo di esecuzione per coloro che erano stati condannati dal Tribunale Supremo della Gestapo. Fin dall'inizio gli addetti alle esecuzioni si erano lamentati per l'odore nauseante, perché il locale serviva anche da camera mortuaria per i corpi dei detenuti morti. Maximilian Grabner, il capo della Sezione Politica, aveva avuto la  meglio su Schlachter facendo installare un sistema di ventilazione più sofisticato che non solo estraeva l'aria viziata, ma apportava anche aria fresca dall'esterno. Fritsch comprese che un tale sistema di ventilazione poteva trattare anche gas tossici.

Gli uomini di Fritsch praticarono tre aperture quadrate nel solaio della camera mortuaria e le coprirono con coperchi di legno che chiudevano strettamente.

Il 16 settembre [1941] la nuova camera a gas fu inaugurata dall'assassinio di 900 Sovietici. “L'intero trasporto entrò esattamente nel locale”, ricordò Höss. “Le porte furono chiuse e il gas introdotto attraverso le aperture sul soffitto. Non so quanto sia durato il processo, ma per un certo tempo si udirono dei rumori. Appena il gas fu gettato dentro,alcuni gridarono:'Gas!' e cominciarono a urlare in modo tremendo e a spingere verso le due porte, ma le porte resistettero all'impeto”.

Poche ore dopo i ventilatori furono accesi e le porte aperte»1728.

Van Pelt pretende che la camera mortuaria del crematorio I sarebbe stata trasformata in camera a gas omicida subito dopo la prima presunta gasazione nel Block 11. Egli insinua che l'SSHauptsturmführer Fritzsch avrebbe fatto praticare le aperture di immissione dello Zyklon B sul soffitto piatto del locale, ma questa è una semplice congettura senza alcun fondamento documentario.

Van Pelt afferma inoltre che «più o meno un mese prima, la camera mortuaria era stata equipaggiata con un nuovo e potente sistema di ventilazione», con riferimento alla lettera di Grabner del 7 giugno 1941. In realtà come ho documentato nel capitolo II del libro  summenzionato1729, nulla dimostra che la richiesta di Grabner sia stata soddisfatta immediatamente; al contrario, dai documenti risulta che i primi lavori di ventilazione per il crematorio I dopo la data della lettera

1723 Idem, pp. 32-33.

1724 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 227.

1725 Idem, p. 229.

1726 Vedi capitolo 14.

1727 La sezione del libro relativa alla storia del KL Auschwitz è stata evidentemente redatta soltanto da van Pelt.

1728 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., p. 293.

1729 C. Mattogno, Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit., pp. 17-24.

— 304 —

furono esguiti tra la fine di settembre e la metà di ottobre del 1941, ossia dopo la presunta prima gasazione omicida nel crematorio I.

La data della “prima gasazione” addotta da van Pelt (16 settembre 1941) è tratta dal Kalendarium di D. Czech, ma, come ho spiegato sopra, sia la data sia il presunto evento non solo non hanno alcuna base documentaria, ma sono addirittura il frutto di una mistificazione dell'autrice polacca.

La pretesa che «Fritsch comprese che un tale sistema di ventilazione poteva trattare anche gas tossici» è un'altra affermazione arbitraria senza alcuna base documentaria, al pari dell'affermazione che segue: «Gli uomini di Fritsch praticarono tre aperture nel solaio della camera mortuaria e le coprirono con coperchi di legno che chiudevano strettamente». Qui il superficiale dilettantismo di van Pelt supera ogni limite: nessun documento pone Fritzsch in relazione con le presunte aperture per lo Zyklon B, anzi, per la precisione, nessun documento menziona la loro realizzazione. Van Pelt trae il riferimento alle «tre aperture quadrate» da Pressac1730, che però adduce come fonte una fotografia del 1945!1731. Invece per quanto riguarda i presunti «coperchi di legno», van Pelt si è basato semplicemente sulla “ricostruzione” polacca del 1946-1947!

La testimonianza di Höss, come risulta dall' analisi critica che ho presentato nel capitolo 10, è assolutamente inattendibile, dunque completamente priva di valore storico. Essa è anche in contrasto con la tesi di van Pelt, perché il comandante di Auschwitz afferma che le aperture per lo Zyklon B furono praticate «nella copertura di terra e di cemento armato della camera mortuaria» mentre ancora il trasporto di 900 sovietici veniva scaricato1732, cosa che Pressac ritiene giustamente  «inverosimile»1733. Perciò van Pelt è costretto a tagliare il relativo passo. La frase finale di van Pelt -«poche ore dopo i ventilatori furono accesi e le porte aperte» - perché mai sarebbero state necessarie alcune ore prima di aprire le porte? Non c'è nessuna motivazione. Van Pelt ha scritto così soltanto perché Höss ha scritto così: «Parecchie ore dopo, le porte vennero aperte e fu fatta entrare l'aria»1734.

Cosa insensata se il locale era dotato di «un nuovo e potente sistema di ventilazione».

17.4. I Bunker di Birkenau

17.4.1. Totale assenza di prove

Mentre le presunte gasazioni omicide nel Block 11 e nel crematorio I costituirebbero le fasi preliminari e sperimentali del presunto processo di sterminio, i cosiddetti Bunker di Birkenau ne rappresenterebbero la prima importante attuazione.

Van Pelt afferma infatti che questi presunti impianti di gasazione

«si dimostrarono molto efficienti nell'uccisione di più di 200.000 Ebrei»1735.

Essi dunque, dal punto di vista olocaustico, richiederebbero una trattazione approfondita. Van Pelt invece mostra tutta la sua superficialità storiografica esaurendo la questione in alcune annotazioni sparse qua e là che, raccolte insieme, non arrivano ad una pagina.

A tale questione ho dedicato uno studio di 264 pagine che analizza tutte le fonti reperibili, tra cui oltre 30 testimonianze e una decina di rapporti, con 26 documenti e 18 fotografie1736.

In questo studio ho dimostrato che la storia delle gasazioni nei cosiddetti Bunker di Birkenau non ha la minima base documentaria. Tali presunti impianti non figurano mai nella documentazione della Zentralbauleitung, in particolare nei documenti in cui dovrebbero apparire se fossero realmente esistiti, nei progetti e preventivi di costo del campo di Auschwitz e nei rapporti sulla costruzione dei campi di Auschwitz e Birkenau, che, per il 1942 sono praticamente completi. Alcune piante di Birkenau mostrano invece che le due case ribattezzate dalla storiografia olocaustica Bunker di gasazione, non erano state neppure prese in carico dalla Zentralbauleitung, - non avevano numero di identificazione, né numero di Bauwerk, né denominazione - perciò non erano state trasformate in nulla e non vi furono effettuate gasazioni omicide.

1730 J.-C. Pressac, The Machinery of Mass Murder at Auschwitz, in: Anatomy of the Auschwitz Death Camp, op. cit., p. 209.

1731 C. Mattogno, Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit., pp. 89-97.

1732 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 129.

1733 J.-C. Pressac, Auschwitz :Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 127.

1734 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 129. Testo tedesco: Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss, op. cit., p. 126: «Nach mehreren Stunden erst wurde geöffnet und entlüftet».

1735 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 455.

1736 The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit.

— 305 —

17.4.2. La prima interpretazione di van Pelt

In uno scritto pubblicato nel 1994 van Pelt ha proposto una nuova interpretazione fantasiosa dell’origine del Bunker 1. Egli scrive:

«Kammler visitò il campo giovedì 17 febbraio 1942. In una lettera scritta alla Topf una settimana dopo, Bischoff riferì che Kammler aveva deciso durante la visita che i forni crematori di riserva dovevano essere cancellati “e che i cinque forni a tre muffole ordinati con lettera del 22 ottobre 1941, numero di protocollo 215/41/ho, devono essere costruiti nel campo per prigionieri di guerra”. In altri termini, il crematorio previsto per il campo principale doveva ora essere costruito a Birkenau»1737.

Van Pelt osserva poi che Pressac non ha attribuito alcun significato a tale decisione, mentre Danuta Czech, nel suo Kalendarium di Auschwitz, non menziona né la visita di Kammler né la sua decisione, e aggiunge:

«Io credo però che la decisione di spostare il crematorio possa essere interpretata come controparte di una decisione altrimenti non documentata di trasformare la casa rossa,appartenente al contadino polacco Wiechuja1738, che era situata all'angono nord-occidentale del territorio riservato al campo per prigionieri di guerra, in una installazione di sterminio nota come Bunker 1 - il luogo in cui la storia dell'Olocausto si fuse con la storia di Auschwitz-Birkenau»1739.

Poiché l’uso del crematorio I come centro di uccisione – prosegue van Pelt - avrebbe interrotto la vita ordinaria del campo, nel corso della sua visita ad Auschwitz del 27 febbraio 1942 «Kammler deve aver suggerito di spostare le uccisioni a Birkenau. Considerando due o tre settimane per scegliere e trasformare una casa in un semlice impianto di sterminio, ci si aspetterebbe che la prima uccisione a Birkenau potesse svolgersi nella terza settimana di marzo. Difatti gli storici del Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau hanno fissato il 20 marzo come data di entrata in funzione del Bunker 1»1740.

A sostegno della sua ipotesi, van Pelt riproduce il disegno di una parte di una «versione modificata», presuntamente risalente all’inizio di marzo del 1942, della pianta del campo di Birkenau «del 6 gennaio 1942»1741, in cui il nuovo crematorio (il futuro crematorio II) è situato effettivamente all’angolo nord-occidentale del campo. In realtà la pianta in questione, intitolata «Planimetria del campo per prigionieri di guerra Auschwitz - Alta Slesia, pianta n. 885» (Lageplan des Kriegsgefangenenlagers Auschwitz – Ober-Schlesien, Plan Nr. 885), fu redatta dal WVHA il 5 gennaio 19421742 – dunque molto prima della presunta installazione del Bunker 1. Se essa fosse davvero una «versione modificata» successiva della pianta del 5 gennaio nella quale appaiono le due «sale di cremazione»(Verbrennungshallen), essa avrebbe una data successiva, invece la data di realizzazione (“gezeichnet”) è, appunto, quella del 5 gennaio 1942 (“Datum: 5.1.42”). Su ciò non esiste alcun dubbio, perché essa fu verificata (“geprüft”) dall’SS-Untersturmführer Dejaco il 5 gennaio e approvata (“genehmigt”) da Bischoff il 6 gennaio. Dunque la decisione di spostare l’ubicazione del nuovo crematorio dal Konzentrationslager di Auschwitz al Kriegsgefangenenlager di Birkenau fu presa all'inizio di gennaio 1942 - due mesi e mezzo prima della presunta entrata in funzione del Bunker 1 - e non ha nulla di sospetto. Il nuovo crematorio era infatti già previsto nel «Rapporto esplicativo del progetto preliminare per la nuova costruzione del campo per prigionieri di guerra delle Waffen-SS, Auschwitz Alta Slesia» del 30 ottobre 19411743. Nella lettera che scrisse al Rüstungskommando di Weimar il 12 novembre 1941, Bischoff spiegò chiaramente lo scopo del nuovo crematorio:

«La ditta Topf & Söhne, impianti tecnici di combustione, Erfurt, ha ricevuto da questo ufficio l’incarico di costruire il più presto possibile un impianto di cremazione,

1737 R. J. van Pelt, A Site in Search of a Mission, in: Yisrael Gutman and Michael Berenbaum Editors, Anatomy of the Auschwitz Death

Camp, op. cit., p. 145.

1738 Van Pelt confonde con Harmata.

1739 R. J. van Pelt, A Site in Search of a Mission, op. cit., p. 145.

1740 Idem, pp. 145-146.

1741 Idem, p. 147.

1742 RGVA, 502-2-95, p. 7.

1743 Erläuterungsbericht zur Vorentwurf für den Neubau des Kriegsgefangenenlagers der Waffen-SS, Auschwitz O/S. RGVA, 502-1-233, p.20.

— 306 —

perché al campo di concentramento di Auschwitz è stato annesso un campo per prigionieri di guerra che in brevissimo tempo sarà occupato da circa 120.000 Russi. La costruzione dell’impianto di cremazione è diventata perciò assolutamente necessaria per prevenire epidemie e altri pericoli”.[«Die Firma Topf & Söhne, Feuerungstech. Anlagen, Erfurt hat von der hiesigen Dienststelle den Auftrag erhalten, schnellstens eine Verbrennungsanlage aufzubauen, da dem Konzentrationslager Auschwitz ein Kriegsgefangenenlager angegliedert wurde, dass in kürzester Zeit mit ca 120000 Russen belegt wird»]1744.

All'epoca il nuovo crematorio, sebbene fosse destinato al campo per prigionieri di guerra di Birkenau, doveva sorgere nel campo principale di Auschwitz1745, mentre il campo di Birkenau doveva essere dotato di due impianti di cremazione (Verbrennunghallen), ciascuno equipaggiato con un forno crematorio a tre muffole di struttura semplificata. Questi impianti appaiono nella pianta del Kriegsgefangenenlager del 5 gennaio 1942, dove sono situati uno all’angolo nord-occidentale del Bauabschnitt III, l’altro all’angolo sud-occidentale del Bauabschnitt II. Il 27 febbraio 1942 Kammler ratificò la decisione, già presa all'inizio di gennaio, di spostare il nuovo crematorio nel suo luogo naturale, a Birkenau.

Per quanto riguarda la cronologia, la connessione stabilita da van Pelt tra la data della ratifica di Kammler e la data di entrata in funzione del Bunker 1 è puramente illusoria, perché gli storici del Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau anno fissato la data del 20 marzo n modo assolutamente arbitrario, come in modo assolutamente arbitrario avevano fissato in precedenza la data generica del gennaio 19421746.

L’affermazione di van Pelt non ha dunque alcun fondamento documentario, tanto meno storico.

17.4.3. La seconda interpretazione di van Pelt

Nel libro scritto in collaborazione con Debórah Dwork, van Pelt ha proposto un’altra ipotesi originale, relativa agli inizi della presunta attività sterminatrice del Bunker 1. I due autori ricordano l’accordo stipulato nel febbraio 1942 tra il governo del Reich e quello slovacco, in base al quale quest’ultimo si impegnava a mettere a disposizione dei Tedeschi 20.000 Ebrei slovacchi abili al lavoro, che dovevano essere inviati 10.000 ad Auschwitz e 10.000 a Majdanek. All’epoca,«Auschwitz era già diventato la destinazione per un particolare gruppo di Ebrei che risiedevano nel territorio del Reich: quelli considerati inabili al lavoro nel cosiddetto programma Schmelt»1747.

Nel corso delle trattative summenzionate, alla metà di febbraio, 400 Ebrei appartenenti a questa categoria furono inviati ad Auschwitz per essere gasati nel crematorio I del campo principale.

Poiché l’operazione si concluse con successo, continua van Pelt, Eichmann decise di applicare il medesimo trattamento anche agli Ebrei slovacchi inabili al lavoro, e «poiché gli Ebrei slovacchi dovevano essere portati a Birkenau e non ad Auschwitz e poiché la loro uccisione nel crematorio I avrebbe interrotto la vitadel campo principale, essi [i Tedeschi] pensarono di costruire una installazione di sterminio vicino al nuovo campo satellite»1748.

17.4.3. L'interpretazione finale di van Pelt

In The Case for Auschwitz van Pelt ritorna sulla questione, ma rinunciando al riferimento agli Ebrei inabili al lavoro dell’organizzazione Schmelt. Egli scrive:

«Quando il governo slovacco propose che Himmler prendesse anche Ebrei inabili al lavoro in cambio di un pagamento in denaro, Himmler mandò ad Auschwitz il capo delle costruzioni SS Hans Kammler. Questi visitò il luogo e ordinò che una casa contadina ivi situata fosse trasformata in camera a gas. Due mesi dopo, il 4 luglio 1942, furono selezionati i primi Ebrei provenienti dalla Slovacchia. Coloro che potevano lavorare furono ammessi al campo. Coloro che erano inabili furono uccisi nella casa contadina, ora nota come Bunker 1.

Ora l'uccisione ad Auschwitz di [particolari] categorie di Ebrei selezionati si trasformò da pratica “fortuita”, com'era accaduto con alcuni trasporti di Ebrei dall'Alta Slesia alla fine del 1941, in ciò che si potrebbe chiamare una pratica “continuata”, ma non era ancora diventata

1744 RGVA, 502-1-314, p. 8.

1745 E' dunque falso che il nuovo crematorio, come asserisce van Pelt, fosse «previsto per il campo principale».

1746 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau, in: “Hefte von Auschwitz” n. 3. Wydawnictwo Pa��stwowego Muzeum w O��wi��cimiu, 1960, p. 49.

1747 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., p. 301.

1748 Idem, p. 302.

— 307 —

linea di condotta. Il Bunker 1 era ancora una particolare soluzione per una situazione creata dalla combinazione della riluttanza slovacca a provvedere agli Ebrei vecchi e giovanissimi e dell'avidità tedesca. Lo scopo principale di Auschwitz, in quel periodo, restava la costruzione (di un impianto, di una città e di una regione), non la distruzione (di Ebrei)»1749 (corsivo di van Pelt).

Questa interpretazione è completamente infondata già per ragioni cronologiche. Il primo trasporto di Ebrei slovacchi giunse ad Auschwitz il 26 marzo 1942. Fino al 20 giugno, arrivarono al campo ben 11 trasporti di Ebrei slovacchi, per complessive 10.218 persone, che furono tutte regolarmente immatricolate. La prima “selezione” fu eseguita il 4 luglio, giorno dell’arrivo del primo trasporto di Ebrei slovacchi contenente persone inabili al lavoro. Ma il Bunker 1 sarebbe entrato in funzione il 20 marzo, molto prima non solo della prima “selezione”, ma anche della decisione di deportare anche Ebrei slovacchi inabili al lavoro, perché la richiesta di un «pagamento in denaro» di 500 RM per ogni ebreo inabile al lavoro deportato risale al 29 aprile1750.

Ciò che van Pelt afferma riguardo alla visita di Kammler ad Auschwitz del 27 febbraio 1942 -ossia che vi fu inviato da Himmler per predisporre un impianto di sterminio per gli Ebrei slovacchi inabili al lavoro - è una semplice congettura senza il minimo fondamento documentario. Lo scopo reale della visita di Kammler era soltanto l'esame del programma di costruzione del terzo anno finanziario di guerra per il campo di Auschwitz e la relativa documentazione - la lettera di Pohl del 2 marzo 1942 e la lettera di Bischoff del 17 marzo - non contiene il minimo indizio della trasformazione in camera a gas di una «casa contadina», che pure - per van Pelt - sarebbe stato lo scopo essenziale della visita di Kammler1751. Questa visita faceva infatti seguito all'incontro avvenuto tra Höss e Kammler il 13 e 14 giugno 1941, che ebbe come oggetto appunto le misure di costruzione del terzo anno finanziario di guerra1752.

L'interpretazione di van Pelt, pertanto, non solo non è confermata da alcun documento, ma è contraddetta dalla documentazione esistente, perciò è arbitraria e infondata.

17.4.3. La presunta attività omicida dei Bunker

In relazione al perito Dawidowski, van Pelt scrive quanto segue a proposito dei Bunker:

«Quando nel 1942 cominciarono ad arrivare trasporti di Ebrei, la camera a gas del crematorio di Auschwitz si rivelò inadatta e le SS trasformarono in camere a gas due costruzioni a Birkenau, le case dei contadini Wiechuja e Harmata. Nella sua descrizione di queste installazioni di sterminio - i Bunker 1 e 2 - Dawidowski si basò sulla testimonianza di Dragon e sulle rovine delle costruzioni, perché non aveva trovato alcun documento o pianta che descrivessero le due costruzioni. In effetti, non furono mai trovati. Sembra che le due case fossero state trasformate senza molto rumore»1753.

Dunque van Pelt stesso ammette che non esiste alcuna prova documentaria dell'esistenza dei Bunker. La sua frase finale non significa nulla. Nello studio menzionato sopra ho dimostrato che, nel complesso Auschwitz-Birkenau, la prassi dei lavori «senza molto rumore» era assurda: tutti i lavori eseguiti seguirono una rigida prassi burocratica che si espletava nell'apertura di cantieri ai quali venivano assegnati un numero specifico e una denominazione particolare, con tutta la documentazione che tali atti burocratici comportava1754. I presunti Bunker, invece, non avevano alcuna denominazione e non corrispondevano ad alcun cantiere, e nessun documento della Zentralbauleitung contiene il minimo accenno ad essi. Ciò significa che le due case polacche preesistenti non furono mai trasformate in “camere a gas”.

Van Pelt scrive poi:

«Infatti il Bunker 1 era entrato in funzione dal marzo di quell'anno [1942] e il Bunker 2 da luglio»1755.

Inutile dire che una tale affermazione non ha alcun fondamento storico.

1749 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 72.

1750 Vedi al riguardo il mio studio già citato “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., pp. 33-37, in cui mi sono occupato in dettaglio della questione dell’inizio della deportazione degli Ebrei slovacchi ad Auschwitz.

1751 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., pp. 28-33.

1752 Lettera di Kammler a Höss del 18 giugno 1941. RGVA, 502-1-11, pp. 37-39.

1753 Idem.

1754 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., cap. 2.1., “The Bureaucratic Procedure for the Construction of the Installation of Auschwitz-Birkenau”, pp. 23-28.

1755 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p.267.

— 308 —

Egli afferma ancora:

«Questa descrizione [del rapporto del War Refugee Board] dell'uccisione nel Bunker 2 doveva essere ampiamente confermata dopo la guerra sia dal [membro del] Sonderkommando Shlomo Dragon, che lavorò in quel luogo, sia dai resti archeologici»1756.

Van Pelt qui introduce una “prova” archeologica e una testimoniale.

È ben vero che esistono dei resti delle fondamenta della casa chiamata dalla storiografia olocaustica Bunker 2, ma essi, per quanto riguarda le presunte gasazioni omicide, non “confermano” proprio nulla: essi dimostrano soltanto che in quel luogo un tempo sorgeva una casa, non che vi si trovava una installazione di gasazione omicida. Anzi, questi resti sono in aperta contraddizione con le dichiarazioni di Dragon1757.

Con ciò siamo alla “prova” testimoniale.

Van Pelt adduce tre testimoni essenziali: Jerzy Tabeau, Szlama Dragon e David Olère, inoltre Pery Broad e Hans Aumeier. Di questi tre testimoni mi sono occupato in modo approfondito nel libro menzionato sopra.

17.4.4. I testimoni

17.4.4.1. Jerzy Tabeau

Jerzy Tabeau, nato a Zablotów l’8 dicembre 1918, di nazionalità polacca, fu internato ad Auschwitz il 26 marzo 1942 col nome di Jerzy Weso��oski e fu immatricolato col numero 27273. Il 19 novembre 1943 evase dal campo e tra il dicembre 1943 e l’inizio del 1944 scrisse un rapporto sulle sue esperienze ad Auschwitz che fu pubblicato in ciclostilato nel mese di agosto 1944 da A.

Silberschein1758 e successivamente, in novembre, dal War Refugee Board1759. Come autore del rapporto veniva menzionato un anonimo “maggiore polacco” che fu identificato con Jerzy Tabeau solo parecchi anni dopo la fine della guerra.

In questo rapporto egli descrisse le «speciali camere a gas» senza mai chiamarle «Bunker».

Egli non indica né il loro numero, né la loro struttura, né le loro dimensioni, né la loro capienza, né la loro dislocazione. Si trattava di locali dotati di «valvole» (wentylami) che si potevano aprire o chiudere ermeticamente, privi di altre aperture. L'interno era allestito come un impianto di bagni. La gasazione avveniva gettando bombe piene di acido cianidrico (bomby z kwasem pruskim) attraverso le valvole (przez wentyle) che si trovavano nelle pareti1760.

La descrizione è chiaramente ispirata agli impianti di disinfestazione dei BW 5a e 5b. Questi impianti possedevano infatti una sala con 50 docce (Wasch- und Brauseraum) e una camera a gas (Gaskammer) ad acido cianidrico.

La camera a gas era fornita di due ventilatori che erano installati in due aperture rotonde praticate nella parete opposta a quella in cui si trovavano le due porte di ingresso al locale.

All’esterno, nelle due aperture, erano incassati due brevi tubi di lamiera che si potevano chiudere tramite un coperchio rotondo di lamiera fissato ad una cerniera saldata nella parte superiore del tubo. Questi dispositivi si trasformarono, nella propaganda del movimento di resistenza clandestino,in «valvole». L’uso del termine polacco «wentyl», che significa appunto «valvola» (in tedesco «Ventil»), si può spiegare infatti solo in questo modo. I BW 5a e 5b rispondono dunque a tutti i requisiti delle presunte camere a gas omicide dei Bunker: essi possedevano un «impianto di bagni» e «speciali camere a gas» di disinfestazione, le quali erano dotate di «valvole» che si potevano aprire o chiudere a seconda delle necessità, e, oltre a queste, «non avevano alcuna apertura nelle pareti».

Inoltre esse si trovavano «all’interno del campo», ma la stessa cosa non si può certo dire dei cosiddetti Bunker.

Le «bombe1761 piene di acido cianidrico» rappresentano una trovata letteraria piuttosto infelice che ebbe scarso seguito letterario nei racconti successivi1762.

1756 Idem, pp. 147-149.

1757 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., cap. 9.2, “The Architectural Design of 'Bunker 2' in Relation to its Alleged Homicidal Activity”, pp. 182-184.

1758 A. Silberschein, Die Judenausrottung in Polen, IX, Dritte Serie, Ginevra, 1944.

1759 Executive Office of The President. War Refugee Board, Washington, D.C. German Extermination Camps – Auschwitz and Birkenau, novembre, 1944.

1760 APMO, D-RO/88, t.Va, pp.322b-323a (manoscritto polacco di tre pagine attribuito a J. Tabeau) . Das Lager Oswiecim (Auschwitz). A. Silberschein, Die Judenausrottung in Polen, IX, Dritte Serie, Ginevra,1944, pp. 67-68.

1761 Lo Zyklon B era notoriamente confezionato in barattoli (Dosen), in polacco „puszki“.

1762 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., cap. 4.4. «The Report of the “Polish Major” (Jerzy Tabeau)», pp. 62-64.

Parte 38

__________________________________________________________________________

Lafoto iniziale, NON è parte del testo originale.Per ulteriori informazioni,dettagliate,tecniche,storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti(waA359) : http://revisionismo.splinder.com/

Pagina iniziale

08:27 Scritto da: waa359 in Articoli di Carlo Mattogno | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

Scrivi un commento