19.03.2010

7 Ne sono morti davvero sei milioni ? Parte 7

la_shoa_e_una_truffa 002.jpgCaos inevitabile

L'ordine che regnava nei campi di concentramento tedeschi si deteriorò lentamente negli ultimi, terribili mesi della guerra nel 1945. Il rapporto della Croce Rossa dichiara che i massicci bombardamenti a tappeto degli Alleati distrussero il sistema di comunicazioni e di informazioni nel "Reich". I rifornimenti di viveri non poterono più raggiungere i campi di concentramento, e la fame provocò vittime in numero sempre maggiore, così tra gli internati dei campi di concentramento come tra la popolazione civile. Questa terribile situazione fu ancor peggiorata nei campi di prigionia dal sovraffollamento e dalle epidemie di tifo. Il sovraffollamento era causato dallo sgombero dei campi dell'Est, come Auschwitz, quando i prigionieri furono trasportati verso Ovest a causa dell'avanzata sovietica. Colonne di uomini sfiniti e distrutti giunsero pertanto in alcuni campi tedeschi, come Bergen-Belsen e Buchenwald, che già versavano in notevoli difficoltà.


Il campo di Bergen-Belsen, vicino a Brema, si trovava a partire dal gennaio 1945 in una situazione caotica ed il massaggiatore di Himmler, Felix Kersten, un antinazista, spiega che la triste nomea di "campo della morte" sorse per via della terribile epidemia di tifo, scoppiata nel marzo del 1945 (Memoirs 1940-1945,Londra 1965). Senza dubbio simili terribili condizioni provocarono parecchie migliaia di decessi: così si spiegano le fotografie di esseri umani ischeletriti e di mucchi di cadaveri, che i propagandisti pubblicano e ripubblicano sotto il titolo di "vittime della politica di sterminio nazista ".

Una sorprendente e obiettiva descrizione delle condizioni di vita a Bergen-Belsen nel 1945 è stata pubblicata nella Purnell's History of the Second World War (vol. 7, n. 15), del dr. Russel Barton, attualmente capo sezione e consulente psichiatrico nel Severalls Hospital - Essex, il quale, dopo la guerra, trascorse un mese nel campo, come studente di medicina. La sua relazione spiega le vere cause della mortalità in questi campi di concentramento verso la fine della guerra: il dr. Barton dice che il brigadiere Glyn Hughes, medico militare che assunse il comando di Bergen-Belsen nel 1945, non pensò "che fossero stati commessi dei crimini nel campo ". Il dr. Barton scrive "che la maggior parte poté credere che le condizioni in cui vivevano gli internati fossero state intenzionalmente provocate dai Tedeschi. Gli internati segnalarono esempi di brutalita e trascuratezza, e i giornalisti che visitarono i campi di concentramento, provenienti da diversi paesi, diedero dei resoconti che assecondavano le esigenze propagandistiche del loro paese".

Tuttavia il dr. Barton spiega chiaramente che la mortalità e le malattie erano inevitabili, in quelle condizioni, e che peraltro esse si manifestarono solo negli ultimi mesi di guerra. "Da conversazioni con prigionieri risultò chiaramente che le condizioni di vita, fin verso la fine del 1944, non erano cattive. Le baracche sorgevano in mezzo a pinete, e tutte avevano tolette,lavandini, docce e stufe". Egli spiega anche la carenza di viveri: "Ufficiali medici tedeschi mi raccontarono che il trasporto di viveri era diventato sempre più difficile. Sulle strade ogni mezzo di trasporto veniva mitragliato e bombardato...

Rimasi stupito nel trovare registri di 2 o 3 anni prima, dove erano documentate le grandi quantità di cibo che veniva quotidianamente cucinato e distribuito. Da allora non condivido l'opinione generale, secondo cui ci sarebbe stata una dellberata politica della fame. Ciò dovrebbe essere confermato dal gran numero di internati ben nutriti. Come mai allora molti soffrirono di denutrizione? Le cause principali, a Bergen-Belsen alla fine della guerra furono: malattie,sovraffollamento causato dall'arrivo di internati dai "Lager" dell'Est, mancanza di disciplina e poco rispetto dei regolamenti all'interno delle baracche, scarso rifornirnento di viveri, acqua e medicinali ". La mancanza di disciplina provocò delle sommosse durante la distribuzione dei viveri: gli Inglesi dovettero usare le mitragliatrici e i carri armati per riportare l'ordine nel campo.

Glyn Hughes calcola che, a parte gli inevitabili decessi dovuti alle circostanze particolari "circa un migliaio di prigionieri morirono a causa della improvvisa abbondanza di viveri: i soldati inglesi offrirono loro le proprie razioni di viveri e di cioccolata. " Essendo stato lui stesso a Bergen-Belsen,subito dopo la fine della guerra, il dr. Barton è ben informato su ciò che riguarda le menzogne della mitologia dei campi di concentramento, e conclude: "Per capire le cause della situazione che abbiamo trovato a Bergen-Belsen, bisogna stare attenti e non farsi suggestionare dall'orribile spettacolo che si è presentato ai nostri occhi, e che è stato abilmente sfruttato dalla propaganda". Voler parlare di queste condizioni semplicemente con le parol!e "buono" o "cattivo",significa non rendersi conto di tutte le circostanze .

Montaggi fotografici.

Non soltanto situazioni del genere, come quelle di Bergen-Belsen, furono vergognosamente sfruttate per fini propagandistici, ma la propaganda utilizzò fotografie e film di atrocità interamente truccati. Le condizioni eccezionali in cui venne a trovarsi Bergen-Belsen valgono effettivamente soltanto per pochi campi. La maggior parte di essi sfuggì alle più gravi difficoltà e tutti gli internati sopravvissero in buone condizioni di salute. Tuttavia è stato fatto uso di abili falsificazioni, per esagerare le condizioni dei campi negli ultimi mesi di guerra.

Un simile caso di falsificazione fu scoperto dal giornale britannico Catholic Herald, il 29 ottobre 1948. A Kassel, dove ogni tedesco adulto fu costretto ad assistere a un film sugli "orrori" di Buchenwald, un medico di Gottinga riconobbe se stesso sullo schermo, mentre osservava delle vittime. Dopo un momento di sbalordimento, si rese conto di aver visto delle scene di un documentario, girato dai Tedeschi a Dresda, dopo il terribile attacco aereo del 13 febbraio 1945: in quell'occasione quel medico aveva pre stato il suo aiuto. Il film fu mostrato a Kassel il 19 ottobre 1948. Dopo l'attacco aereo su Dresda, che provocò 135.000 vittime, per lo più donne e bambini, i cadaveri delle vittime erano stati bruciati, in mucchi di 400-500 cadaveri. L'operazione durò alcune settimane. Queste erano le immagini che il medico aveva riconosciuto e che venivano presentate come testimonianze degli orrori di Buchenwald. La falsificazione di fotografie riproducenti atrocità della guerra non è un fatto nuovo. Il lettore interessato è rinviato al libro di Arthur Ponsonby, Falsehood in Wartime [I falsi nella guerra] (Londra, 1928), che contiene montaggi fotografici delle "atrocità" tedesche nella prima guerra mondiale.Ponsonby indica particolarmente "la fabbrica di cadaveri" e "i bambini belgi senza mani", che sono il corrispettivo propagandistico dei "crimini nazisti". F. J. P. Veale dichiara che l'espressione "pezzo di saponetta umana" fu introdotta dagli accusatori sovietici a Norimberga, come ripetizione e imitazione della menzogna britannica, nella guerra del 1914-18, della "fabbrica di cadaveri",secondo la quale i terribili Tedeschi avrebbero prodotto diverse sostanze grazie all'utilizzazione di cadaveri (Veale, ibid., pag. 192). Per questa accusa il governo britannico presentò le sue scuse dopo il 1918. Ma questa storia fu rimessa in vita dopo il 1945, nel racconto dei paralumi fatti con pelle umana, che corrisponde a quello delle " saponette umane ". In realtà Manwell e Frankl confessano a denti stretti che la prova dei paralumi, al processo di Buchenwald "apparve più tardi molto dubbia" (The Incomparable Crime, pag. 84). Questa storiella si affermò grazie a una "dichiarazione giurata scritta" di un certo Andreas Pfaffenberger,dichiarazione del tipo di quelle che abbiamo prima esaminato; ma il generale Lucius Clay riconobbe nel 1948 che le dichiarazioni presentate al processo si rivelarono, a un più attento esame, prive di serio fondamento.

Un'opera eccellente su montaggi fotografici, in riferimento alla menzogna dei Sei Milioni, è il libro del politologo Udo Walendy, Bild Dokumente fur die Geschichtsschreibung [Documenti fotografici per la storiografia] (Vlotho/Weser 1973). Riportiamo qui uno dei numerosi esempi. (Illustrazioni omesse) La provenienza della prima fotografia non è conosciuta, ma la seconda è un fotomontaggio. Un attento esame revela subito che le figure in piedi sono ricavate dalla prima fotografia e che davanti ad esse è stato montato un mucchio di cadaveri. La palizzata è stata eliminata: ecco come si ottiene una nuova fotografia. Questa evidente falsificazione si trova a pag. 431 del libro di R.Schnabel, Macht ohne Moral: eine Dokumentation über die SS (Potere senza morale: una documentazione sulle SS), con la didascalia Mauthausen (Walendy riporta altri 18 esempi di falso fotografico dal libro di Schnabel). La stessa fotografia è riprodotta anche negli Atti della Corte Internazionale di Giustizia Militare, vol. , pag. 421, per dare un'immagine clel Lager di Mauthausen. Si trova, senza didascalia in: Eugene Aroneau, Konzentrazionslager - Documento F. 321 per il Tribunale Internazionale di Norimberga; in Heinz Kuhnrichs, Der-KZ-Staat (Berlino 1960, pag. 87); in Vaclav Berdych, Mauthausen (Praga 1959); e in Robert Neumann, Hitler, Aufstieg und Untergang des Dritten Reiches Monaco 1961).

IX GLI EBREI E I CAMPI DI CONCENTRAMENTO: UNA DOCUMENTAZIONE DELLA CROCE ROSSA

Sulla questione ebraica in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale e sulle condizioni di vita nei campi di concentramento tedeschi esiste uno studio che, complessivamente, è obiettivo e sincero: si tratta del Rapporto del Comitato Internazionale della Croca Rossa sulla sua attività nella Seconda Guerra Mondiale, in tre volumi (Ginevra 1948). Questo ampio rapporto, di parte neutrale, comprende e allarga due opere precedenti: Documents sur l'activité du CICR et en Faveur des civils détenus dans les Camps de Concentration en Allemagne 1939-1945 (Ginevra 1946) e Inter Arma Caritas: l'Attività della Croce Rossa durante la Seconda Guerra Mondiale (Ginevra 1947). Gli autori, diretti da Frederic Siordet, dichiarano nell'introduzione che il rapporto si propone, nella tradizione della Crocce Rossa, di mantenere la più stretta neutralità politica. E in questo sta tutta la sua importanza. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa, richiamandosi alla convenzione di Ginevra del 1929 ottenne di poter visitare i prigionieri civili, internati dalle autorità tedesche nell'Europa centrale e occidentale. Non fu invece concesso al Comitato di recarsi a visitare i campi dell'Unione Sovietica. I milioni di prigionieri civili e militari dell'Unione Sovietica, le cui condizioni di vita erano notoriamente le peggiori,erano esclusi da ogni controllo internazionale. Il "Rapporto della Croce Rossa" è importante perché in primo luogo chiarisce sulla base di quali considerazioni giuridiche gli Ebrei furono internati nei campi di concentramento, ossia in quanto cittadini di uno Stato nemico. Distinti i prigionieri civili in due categorie,il rapporto definisce la seconda categoria come comprendente "civili evacuati per motivi amministrativi (in tedesco: Schutzhaf = detenzione preventiva ) che erano stati internati per motivi politici o razziali, perché la loro presenza era considerata un pericolo per lo Stato o per le truppe di occupazione" (vol. III,pag. 73) . "Queste persone", continua il rapporto, "furono assimilate alle persone arrestate o imprigionate, in forza di una legge comune, per motivi di sicurezza" ( pag. 74).

Il Rapporto riconosce che in un primo momento i Tedeschi si rifiutarono,per motivi di sicurezza, di affidare alla Croce Rossa la sorveglianza di persone detenute per motivi di sicurezza dello Stato ma, a partire dal secondo semestre del 1942, il Comitato ottenne dalla Germania importanti concessioni. A partire dall'agosto 1942 fu permesso al Comitato di distribuire nei principali campi di concentramento della Germania pacchi di viveri, e "dal febbraio 1943 I'autorizzazione fu estesa a tutti i campi e a tutte le prigioni" (vol. III, pag. 78). Il comitato allacciò presto rapporti con tutti i comandanti dei campi di concentramento e attuò un programma di aiuti, che funzionò fino agli ultimi mesi del 1945, così come viene dimostrato dalle migliaia di lettere di ringraziamento inviate da parte di internati ebrei.

Gli Ebrei ricevettero i pacchi della Croce Rossa

IL rapporto accerta che "quotidianamente venivano preparati fino a 9000 pacchi. Dall'autunno 1943 al maggio 1945 furono spediti complessivamente ai vari campi di concentramento 1.112.000 pacchi, per un peso di 4.500 tonnellate. " (vol. III, pag. 80). Oltre ai viveri, gli internati ricevevano indumenti e medicinali. " Pacchi vennero spediti a Dachau, Buchenwald, Sangerhausen,Sachsenhausen, Oranienhurg, Flossenburg, Landsberg am Lech, Floha,Ravensbriick, Hamburg-Neuengamme, Mauthausen, Theresienstadt,Auschwitz, Bergen-Belsen, a campi di concentramento vicino a Vienna, in Germania centrale e meridionale. I destinatari principali erano Belgi, Olandesi,Francesi, Greci, Italiani, Norvegesi, Polacchi, Ebrei apolidi " (vol. III, pag. 83).

Nel corso della guerra "il Comitato fu in condizione di spedire e distribuire aiuti per un valore di oltre 20 milioni di franchi svizzeri, raccolti in tutto il mondo da organizzazioni assistenziali ebraiche, soprattutto dalla Amerikan Joint Distribution Committee di New York" (vol. I, pag. 644). Quest'ultima organizzazione era stata autorizzata dal governo tedesco a tenere un ufficio a Berlino, fino a quando l'America non entrò in guerra. La Croce Rossa ebbe a lamentarsi per le difficoltà che incontrava nella sua azione, non per colpa dei Tedeschi, ma del blocco dell'Europa, voluto dagli Alleati. Gli acquisti erano fatti per lo più in Romania, Ungheria e Slovacchia. Il comitato lodò particolarmente,fino alla sua ultima visita, nell'aprile del 1945, Theresienstadt, per lo spirito liberale con il quale veniva amministrato. Questo campo di concentramento "dove erano raccolti circa 40.000 Ebrei provenienti da diversi paesi, era un ghetto privilegiato" (vol. III, pag. 75). Secondo il rapporto, "ai delegati del Comitato era possibile visitare il campo di Theresienstadt, riservato ad Ebrei ed amministrato in modo particolare. Secondo informazioni, che il comitato ricevette, questi campi di concentramento rappresentavano un esperimento avviato da alcuni gerarchi del Reich... Essi desideravano di dare agli Ebrei la possibilità di avere una propria vita comunitaria, di autogovernarsi e di possedere quasi le prerogative della sovranità... A due delegati fu possibile visitare il campo di concentramento il 6 aprile 1945. Essi confermarono l'impressione favorevole della loro prima visita" (vol. I, pag. 642). Il Comitato ebbe anche parole di lode per il regime di Jon Antonescu, il capo fascista della Romania, dove gli fu possibile estendere il proprio aiuto a 183.000 Ebrei rumeni, fino al tempo dell'occupazione sovietica. Allora l'aiuto cessò, e la Croce Rossa si lamentò amaramente di non essere mai riuscita "a mandare qualcosa in Russia " (vol. II, pag. 62). Lo stesso destino toccò a molti campi di concentramento in Germania, dopo la "liberazione" da parte dei Russi. Il comitato ricevette una grande quantità di posta da Auschwitz, fino al tempo dell'occupazione sovietica, quando molti internati furono evacuati verso Occidente. Ma gli sforzi della Croce Rossa per spedire degli aiuti agli internati rimasti ad Auschwitz sotto i sovietici, non ebbe successo. Invece furono spediti pacchi di viveri ad ex internati di Auschwitz, trasferiti in altri campi, come Buchenwald o Oranienburg.

Nessuna prova di genocidio

Uno degli aspetti più importanti del "Rapporto della Croce Rossa" è che esso mette in chiaro le diverse cause dei decessi awenuti nei campi di concentramento verso la fine della guerra. Il rapporto dice: "La situazione  caotica in Germania, durante gli ultimi mesi di guerra, quando i campi di concentramento non ricevevano più rifornimenti di viveri, provocò un numero sempre crescente di vittime. Il governo tedesco, allarmato da questa situazione,informò infine la Croce Rossa, il 10 febbraio 1945... Nel marzo dello stesso anno,colloqui tra il presidente del "Comitato Internazionale della Croce Rossa" ed il generale delle SS Kaltenbrunner diedero risultati concreti. Operazioni di soccorso poterono essere avviate immediatamente dal Comitato stesso, e fu permesso che in ogni campo di concentramento rimanesse un delegato della Croce Rossa... " (vol. III, pagina 83)

Sicuramente le autorità tedesche facevano ogni sforzo per migliorare la situazione, per quanto era possibile. La Croce Rossa rivela anche che i rifornimenti di viveri dovettero essere interrotti a causa degli attacchi aerei degli Alleati contro la rete dei trasporti tedesca, e che, nell'interesse degli Ebrei internati, protestò contro "la barbara guerra aerea degli Alleati " (Inter Arma Caritas, pag. 78). Il 2 ottobre 1944 il Comitato della Croce Rossa Internazionale mise in guardia il Ministero degli Esteri tedesco contro l'imminente crollo del sistema dei trasporti tedesco e dichiarò che una carestia si sarebbe resa inevitabile per tutta la popolazione della Germania.

Se si esamina questo ampio rapporto in 3 volumi, si constata che manca completamente qualsiasi prova che esistesse, nei campi di concentramento dell'Europa occupata dalle forze dell'Asse, una politica di sterminio. In nessuna delle 1.600 pagine del "Rapporto" si trova un accenno alle camere a gas. Si ammette che Ebrei, come anche prigionieri di altre nazionalità soffrirono privazioni e furono trattati con rigore, ma il completo silenzio sull'argomento di un genocidio programmato è una confutazione della menzogna dei "Sei Milioni". Alla Croce Rossa, come pure ai rappresentanti del Vaticano, con i quali essa collaborò, non fu possibile unirsi al coro di accuse di genocidio come è oggi di moda. Per quanto riguarda l'effettivo numero di morti, il Rapporto sottolinea che la maggior parte dei medici ebrei in servizio nei campi di concentramento furono impiegati per combattere l'epidemia di tifo scoppiata sul fronte orientale,cosicché fu a loro impossibile fronteggiare l'epidemia del 1945 nei campi di concentramento (vol. I, pagina 204).

Incidentalmente viene affermato che esecuzioni in massa avevano luogo in camere a gas camuffate da docce. Il Rapporto fa giustizia di questa accusa: "Vennero ispezionati dai delegati non solo i lavatoi, ma anche i bagni e le docce. Spesso si interveniva, quando era necessario migliorare le installazioni, ripararle o ingrandirle" (vol. III, pag. 594).

Non tutti erano internati

Il terzo volume del Rapporto della Croce Rossa, terzo capitolo (I. Popolazione Civile Ebraica) tratta "degli aiuti che vennero dati alla parte ebraica della popolazione civile". Questo capitolo mette in chiaro che non tutti gli Ebrei europei furono internati in campi di concentramento, ma che una parte di essi rimase, pur con delle limitazioni, tra la popolazione civile. Questo contrasta con la "inesorabilità" del presunto "piano di sterminio" e con l'affermazione,contenuta nelle false Memorie di Höss, secondo cui Eichmann avrebbe avuto l'ossessione di catturare "qualsiasi Ebreo che gli capitasse a tiro". Il Rapporto,per esempio, riferisce che in Slovacchia, dove era responsabile l'assistente di Eichmann, Dieter Wisliceny, una grande parte della locale minoranza ebraica aveva il permesso di rimanere in paese, e che, in determinati periodi, la  Slovacchia fu considerata un territorio relativamente sicuro per gli Ebrei,soprattutto, fino alla fine dell'agosto 1944, per quelli provenienti dalla Polonia.

Coloro che rimasero in Slovacchia vissero senza pericoli fino all'agosto del 1944,quando scoppiò la rivolta contro le truppe tedesche. È vero che la legge del 15 maggio 1942 aveva determinato l'internamento di migliaia di Ebrei; ma essi furono tenuti in campi di concentramento dove le condizioni di vita erano accettabili e dove era loro permesso di lavorare dietro compenso, a condizioni quasi uguali a quelle dei liberi lavoratori (vol. I, pag. 646).

Non solo una gran parte dei 3.000.000 di Ebrei europei poté evitare l'internamento, ma, durante tutta la durata della guerra, continuò, attraverso l'Ungheria, la Romania e la Turchia l'emigrazione degli Ebrei. Per ironia della sorte anche l'emigrazione postbellica degli Ebrei dai territori occupati dai Tedeschi fu facilitata dal Reich, come nel caso degli Ebrei polacchi, che erano giunti in Francia prima dell'occupazione. "Gli Ebrei provenienti dalla Polonia che, mentre erano in Francia, avevano ottenuto l'autorizzazione ad emigrare negli Stati Uniti, furono trattati dai Tedeschi come cittadini americani e i loro passaporti, rilasciati dai consolati di Stati sudamericani, furono ritenuti validi " (vol. I, pag. 645). Come futuri cittadini americani questi Ebrei furono trattati,nel campo di concentramento di Vittel, nella Francia meridionale, come stranieri americani.

Soprattutto l'emigrazione dall'Ungheria di Ebrei europei proseguì per tutta la durata della guerra, senza essere ostacolata dalle autorità tedesche. "Fino al marzo 1945", riferisce il Rapporto della Croce Rossa, " gli Ebrei potevano lasciare l'Ungheria, se erano in possesso di un visto per la Palestina" (vol 1 pag 648).

X FINALMENTE LA VERITÀ: L’OPERA DI PAUL RASSINIER

Senza dubbio il più importante contributo a un'indagine obiettiva e spassionata sulla questione dello sterminio è l'opera dello storico francese prof. Paul Rassinier. Il valore di quest'opera sta nel fatto che Rassinier ha conosciuto per diretta esperienza la vita nei campi di concentramento e che, essendo un intellettuale francese socialista e antinazista, non aveva certo interesse a difendere Hitler o il Nazionalsocialismo. Tuttavia, per amore di giustizia e di verità storica, Rassinier dedicò gli anni del dopo guerra, fino alla sua morte nel 1966, a studi e ricerche che confutano la menzogna dei "Sei Milioni" e delle atrocità dei nazisti. Dal 1933 al 1943, Rassinier fu professore di Storia presso il Collège d'Enseignement Général a Belfort, Académie de Besançon. Durante la guerra combatte nella resistenza, finché, il 3 ottobre 1943 fu catturato dalla Gestapo e rinchiuso nei campi di concentramento di Buchenwald e Dora. Alla fine della guerra si ammalò di tifo: la malattia minò la sua salute definitivamente, così che non poté più riprendere l'insegnamento. Dopo la guerra fu decorato con la Médaille de la Résistance e della Reconnaisance Française ed eletto deputato alla Camera, dalla quale fu cacciato dai comunisti nel novembre 1946. Rassinier cominciò quindi la sua grancle opera: un'analisi sistematica del preteso "sterminio" degli Ebrei. Non sorprende che le sue opere siano poco note. Poche sono state tradotte, e nessuna in inglese. Le più importanti sono: Le Mensonge d'Ulysse (Parigi 1949; ) che è un esame sulle condizioni di vita nei campi di concentramento, basato sulle sue esperienze personali; Ulysse trahi par les Siens (1960), dove vengono confutate le affermazioni dei propagandisti. Il suo enorme lavoro fu completato da due opere conclusive, Le Véritable Procès Eichmann (1962) e Le Drame des juifs européens (1964), dove con una precisa analisi statistica, vengono messe a nudo vergognose falsificazioni. L'ultima opera prende in esame anche il significato politico e finanziario della menzogna dello sterminio, e il suo sfruttamento da parte di Israele e delle potenze comuniste. Uno dei molti meriti dell'opera del Rassinier è quello di aver dissolto la menzogna della malvagità tedesca e di aver svelato in che modo la verità storica fu annebbiata da una propaganda di parte.

Le sue indagini mostrano chiaramente che il destino degli Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, una volta purificato da tutte le distorsloni e ricondotto alle sue giuste proporzioni, si libera dagli spropositati eccessi propagandistici per apparire in una luce diversa e meno tragica. In un giro di conferenze attraverso la Germania, nella primavera del 1960, il prof. Rassinier sottolineò, di fronte ad un pubblico tedesco, che era ormai tempo di far risorgere la verità riguardo alla menzogna dello sterminio e che proprio ai Tedeschi toccava cominciare, perché queste accuse lasciavano sulla Germania, agli occhi del mondo intero, un marchio di vergogna, del tutto ingiustificato.

La menzogna delle camere a gas

Rassinier ha intitolato il suo primo libro La Menzogna di Ulisse, alludendo alle storie incredibili raccontate da chi ritorna da paesi lontani "a beau mentir qui vient de loin ". Fino alla sua morte, Rassinier esaminò tutta la letteratura concentrazionaria, cercando di ritrovare o di incontrare gli autori di quelle storie. Fece giustizia dell'affermazione stravagante di David Rousset (The Other Kingdom, New York 1947), secondo la quale a Buchenwald ci sarebbero state camere a gas. Poiché egli stesso era stato internato a Buchenwald, poté provare che cose del genere non c'erano mai state (La Menzogna di Ulisse). Rassinier mise alle strette anche l'abate Jean Paul Renard, domandandogli come potesse egli testimoniare, nel suo libro Chaînes et Lumières, che a Buchenwald ci fossero camere a gas. Renard gli rispose di averlo sentito da altri, e di aver pertanto accettato di testimoniare su cose che non aveva mai vedute (ibid., pgg.223 sgg.). Rassinier esaminò anche il libro di Denise Dufournier, Ravensbrück:

The Women's Camp of Death (Londra 1948). E ancora una volta dovette constatare che l'autrice non aveva altra prova dell'esistenza di camere a gas che vaghe "voci", che, secondo Charlotte Bormann, erano state messe in circolazione da internati comunisti. Analoghi esami vennero condotti su libri come: This was Auschwitz: The Story of a Murder Camp di Philipp Friedman (New York 1946) e The Theory and Practice of Hell di Eugen Kogon (New York 1950); e trovò che nessuno di questi autori poteva indicare un testimone vivente che avesse visto ad Auschwitz una camera a gas né loro stessi ne avevano mai visto una. Kogon pretende che una ex internata poi deceduta, Janda Weiss, gli avrebbe detto di aver visto ad Auschwitz camere a gas; ma poiché questa persona era deceduta, Rassinier non poté ovviamente chiederle dei chiarimenti e controllare la veridicità e autenticità della testimonianza. Gli fu invece possibile interrogare Benedikt Kautsky, l'autore di Teufel und Verdammte (Il Demonio e i Dannati), che aveva parlato dello sterminio di milioni di Ebrei ad Auschwitz. Kautsky poté solo confermare a Rassinier di non aver mai visto personalmente una camera a gas; le sue informazioni si basavano su quello che altri a gli avevano raccontato.

La medaglia d'oro in letteratura concentrazionaria viene assegnata da Rassinier a Miklos Nyizli, per il suo libro Doctor at Auschwitz (Medico ad Auschwitz),dove la falsificazione di fatti, le manifeste contraddizioni, le menzogne più sfacciate mostrano che l'autore parla di luoghi che non ha mai visti (Le Drame des juifs européens, pag. 52).

Secondo questo libro, furono eliminate ogni giorno 25.000 persone, per 4 anni e mezzo, ciò che rappresenta un progresso, rispetto ai 24.000 morti al giorno, per 2 anni e mezzo di Olga Lengyel. Ciò darebbe un totale di 41 milioni di vittime, solo ad Auschwitz, cioè due volte e mezzo l'intera popolazione ebraica mondiale di prima della guerra. Quando Rassinier cercò di avere notizie su questo "testimone", gli fu raccontato "che era morto qualche tempo prima della pubblicazione del libro". Rassinier è convinto che Miklos Nyizli non sia altro che un personaggio fittizio. Dalla fine della guerra Rassinier ha effettivamente girato per tutta l'Europa alla ricerca di qualcuno che fosse stato veramente testimone di "gassazioni" nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale; ma la sua ricerca è stata vana. Scoprì, invece, che nessuno degli autori che sostengono che i Tedeschi avrebbero sterminato milioni di Ebrei aveva mai visto una camera a gas, costruita per questo scopo, né alcun autore poté procurarsi mai un testimone vivente che ne avesse visto una. Senza dubbio ex prigionieri come Renard, Kautsky e Kogon hanno basato le loro affermazioni non su ciò che essi avevano visto, ma su ciò che avevano "sentito",sempre da fonti "degne di fiducia", che erano però già morte, nelle più svariate circostanze, e alle quali non era pertanto possibile far confermare o non confermare le loro dichiarazioni. Il fatto più importante che emerge dagli studi del Rassinier e sul quale non ci possono essere dubbi è la menzogna sulle "camere a gas". Serie indagini, condotte sul posto, hanno inconfutabilmente dimostrato che, in contrasto con quanto affermato dai "testimoni" sopravvissuti,non ci sono mai state camere a gas nei campi di concentramento tedeschi di Buchenwald, Bergen-Belsen, Ravensbrück, Dachau e Dora, o a Mauthausen, in Austria.

Questo fatto, da noi plù sopra già rilevato è stato confermato da Stephen Pinter, del "Ministero della Guerra degli USA", e ufficialmente riconosciuto dall"'Istituto di Storia Contemporanea" di Monaco. Tuttavia Rassinier fa notare che "testimoni" hanno dichiarato al processo Eichmann di aver visto a Bergen-Belsen prigionieri avviati alle camere a gas. Per quanto riguarda i campi di concentramento orientali, in Polonia, Rassinier mostra che l'unica testimonianza che confermerebbe l'esistenza di camere a gas a Treblinka,Chelmno, Belzec, Maidanek e Sobibor è quella, assurda e senza fondamento di Kurt Gerstein, della quale si è più sopra già parlato. In un primo tempo,Gerstein aveva sostenuto che sarebbero stati eliminati 40.000.000 di persone,cifra assurda; successivamente, nella sua prima "memoria" firmata, aveva ridotto la cifra a 25.000.000. In una sua seconda "memoria" ridusse ulteriormente la cifra. Questi documenti furono a tal punto considerati sospetti,che non vennero accettati nemmeno dal Tribunale di Norimberga; tuttavia rimasero in circolazione in tre diverse redazioni. Una in tedesco (viene distribuita nelle scuole) e due in francese: nessuna delle tre versioni concorda con le altre. L'edizione tedesca servì come "prova" nel processo Eichmann (1961). Infine il prof. Rassinier volse l'attenzione ad un'importante ammissione del dr. Kubovy, direttore del Centro Mondiale di Storia Ebraica Contemporanea a Tel Aviv, contenuta in La Terre Retronvée (La terra ritrovata) del 15 dicembre 1960. Il Dr. Kubovy riconosce che non esiste un solo ordine di Hitler, Himmler,Heydrich o Goering a proposito dello sterminio degli Ebrei (Le Drame des juifs européens, pag. 31, 39).

La menzogna dei "Sei Milioni" viene confutata

Per quanto riguarda la cifra propagandistica dei Sei Milioni, Rassinier ne dimostra la falsità sulla base di una accurata indagine statistica. Egli mostra che questo numero fu introdotto subdolamente, accrescendo il numero della popolazione ebraica di prima della guerra e non tenendo conto dell'emigrazionc e dell'evacuazione; e inoltre abbassando il numero dei sopravvissuti alla fine della guerra. Questo fu il metodo applicato dal Jewish World Congress (Congresso Mondiale Ebraico). Rassinier respinge anche ogni "testimonianza",scritta o orale, sui Sei Milioni, che sia stata data da "testimoni" del tipo di quelli sopra descritti: perché sono tutte piene di contraddizioni, di esagerazioni,falsità. Fa l'esempio delle vittime di Dachau: nel 1946 il pastore Niemöller aveva ripetuto l'assurda valutazione di 238.000 morti già avanzata da Auerbach,mentre il vescovo di Monaco Neuhaussler, in un discorso pronunciato a Dachau, nel maggio del 1962, parlò di soli 30 mila morti « fra i complessivi 200.000 internati di 38 nazioni » (Le Drame des Juifs européens} pag. 12). Oggi il numero è ancora sceso di alcune migliaia,e continuerà a scendere. Rassinier ne conclude che dichiarazioni in appoggio alla tesi dei Sei Milioni, date da uomini come Höss, Hoettl, Wisliceny e Hollriegel, che temevano la condanna capitale, o speravano di essere graziati e che erano stati sottoposti a continue torture, sono del tutto inattendibili.

Rassinier trova degno di nota il fatto che al processo Eichmann non sia stata citata la cifra dei Sei Milioni. "L'accusa al processo di Gerusalemme, fu indebolita dalI'assenza del tema centrale: i sei milioni di Ebrei, che si pretende siano stati sterminati nelle camere a gas. Questa allegazione poté essere facilmente creduta nei giorni subito dopo la guerra, in una situazione di generale disordine materiale e spirituale. Oggi sono stati pubblicati diversi documenti che al tempo del processo di Norimberga non erano ancora accessibili e che tendono a dimostrare che se anche gli Ebrei hanno subito ingiustizie e sono stati perseguitati dal regime di Hitler, non si può assolutamente parlare di sei milioni di vittime" (ibid., pag. 125). Rassinier dedica 100 pagine ad un esame accurato di materiale statistico, e conclude nel volume Le Drame des juifs européens che le perdite ebraiche della Seconda Guerra Mondiale non possono aver superato il 1.200.000; e fa notare che questa valutazione è stata anche accettata dal "Centro Mondiale di  Documentazione Ebraica Contemporanea" di Parigi. Tuttavia questa cifra rappresenterebbe il limite massimo e Rassinier richiama l'attenzione sulla valutazione di 896.892 morti o uccisi, proposta in uno studio dello statistico ebreo Raul Hilberg. Lo Stato di Israele, tuttavia, ricorda Rassinier, continua a reclamare riparazioni per sei milioni di morti, in ragione di 5.000 marchi tedeschi per ogni vittima (immaginaria)!

Emigrazione = la Soluzione finale

Il prof. Rassinier sottolinea in modo particolare, che il governo tedesco non ha mai seguito altra politica nei confronti degli Ebrei che quella di farli emigrare in paesi d'oltremare. Spiega anche che, dopo la promulgazione delle leggi razziali di Norimberga, nel settembre 1935, i Tedeschi trattarono con gli Inglesi per rendere possibile l'emigrazione degli Ebrei tedeschi in Palestina,sulla base della dichiarazione di Balfour. Dopo il fallimento di queste trattative,si rivolsero ad altri Paesi, chiedendo se fossero disposti a interessarsi della cosa,ma tutti rifiutarono (ibid., pag. 20). Il Piano Palestina fu ripreso nel 1938, ma  fallì nuovamente, perché la Germania non poteva accettare di pagare 3.000.000 di marchi, pretesi dell'Inghilterra per il trasporto, senza ottenere un accordo di compensazione. Nonostante queste difficoltà, la Germania assicurò l'emigrazione ad una gran parte degli Ebrei, per lo più verso gli Stati Uniti.

Rassinier fa riferimento al rifiuto francese del Piano Madagascar, proposto dalla Germania alla fine del 1940. « In una relazione del 21 agosto 1942 il segretario di stato del Ministero degli Esteri det Terzo Reich, Luther, scrive che sarebbe possibile negoziare con la Francia in questa direzione e descrive i colloqui che ebbero luogo nel luglio e nel dicembre del 1940; colloqui che furono interrotti in seguito all'intervista che Pierre Etienne Flandin, successore di Laval, aveva concesso a Montoire, il 13 dicembre 1940. Durante tutto l'anno successivo i Tedeschi sperarono di poter riprendere queste trattative e di condurle a buon fine » (ibid., pag. 108). Dopo lo scoppio della guerra, gli Ebrei che, come ci ricorda Rassinier, avevano dichiarato già nel 1933 la guerra economica e finanziaria alla Germania furono internati in campi di concentramento, "ciò che fa ogni paese in guerra con i cittadini di un paese nemico... Si decise pertanto di trasferirli e costringerli al lavoro in un grande ghetto che, dopo la vittoriosa avanzata in Unione Sovietica, fu installato, verso la fine del 1941, nei cosiddetti territori orientali (Ostgebiete), vicino agli e x confini tra Russia e Polonia: ad Auschwitz, Chelmno, Belzec, Maidanek, Treblinka, ecc... Lì avrebbero dovuto aspettare la fine della guerra, fino alla ripresa di trattative internazionali che avrebbero deciso della loro sorte " (Rassinier, Le véritable procès Eichmann, pag. 20). L'ordine di raccogliere gli Ebrei nel ghetto orientale fu dato ad Heydrich da Goering, e fu considerato come il preludio della "desiderata soluzione finale" ossia l'emigrazione in paesi d'oltremare, appena fosse finita la guerra.

Colossale menzogna

Il prof. Rassinier prende in grande considerazione il modo in cui la menzogna dello sterminio fu sfruttata per vantaggi politici e finanziari. Qui Israele e Unione Sovietica vanno perfettamente d'accordo. Egli fa notare che,dopo il 1950, dilagò un profluvio di libri menzogneri sullo sterminio, sotto l'abile direzione di due organizzazioni, il cui lavoro procedeva in tale sincronia,da far pensare che ubbidivano ad un'unica mente. La prima organizzazione era il Comitato per la Ricerca dei Crimini e dei Criminali di Guerra, costituito a Varsavia sotto gli auspici del governo comunista, l'altra il Centro Mondiale di Storia Contemporanea e di Documentazione Ebraica, con sede a Parigi e a Tel Aviv. Le loro pubblicazioni videro la luce in un clima politico favorevole: per l'Unione Sovietica l'obiettivo era quello di mantenere viva la minaccia nazista per allontanare l'attenzione dalle proprie attività. Per quanto riguarda Israele, ilmito dei Sei Milioni è motivato, secondo Rassinier, da fini di natura puramente materiale.

Nel libro Le Drame des juifs européens (pagg. 31, 39) Rassinier scrive:

"...Si tratta di giustificare, con un certo numero di vittime, le enormi sovvenzioni che lo Stato di Israele riceve annualmente dalla Germania, a titolo di riparazione di danni; questo indennizzo non ha alcuna base, né giuridica né morale, poiché lo Stato di Israele non esisteva al momento in cui questi pretesi danni furono provocati. e dunque una questione di natura finanziaria e materiale". Si tratta dunque semplicemente e volgarmente di denaro (gros sous). "Forse occorre ricordare che lo Stato di Israele è stato fondato soltanto nel 1948, e che gli Ebrei erano cittadini di tutti i paesi, eccetto che di Israele, per far comprendere l'enorme impostura; per descrivere la quale nessuna lingua possiede le parole necessarie. Da un lato la Germania paga a Israele le riparazioni, calcolate sulla base di 6 milioni di morti; dall'altro, poiché alla fine della guerra quattro quinti dei sei milioni erano vivi e vegeti, la Germania versa somme ingenti a titolo di Wiedergutmachung (indennizzo delle vittime delle persecuzioni del nazionalsocialismo) agli Ebrei che vivono nei paesi di tutto il mondo, fuori che in Israele nonché agli aventi diritto degli Ebrei morti in seguito. Ciò significa che per i primi (cioè i sei milioni) o, detto diversamente,per la stragrande maggioranza, essa paga il doppio.

CONCLUSIONE

Ecco, riassumendo, quanti sono stati gli Ebrei morti o uccisi durante l'ultima guerra. Contrariamente a quanto è stato affermato a Norimberga e nel processo Eichmann, nei territori sotto giurisdizione tedesca non vivevano 9.000.000 di Ebrei, ma solo 3.000.000 (escludendo l'Unione Sovietica), e questo a causa della massiccia emigrazione. Anche calcolando gli Ebrei che vivevano nella Russia occupata dai Tedeschi (ma i più vennero evacuati prima dell'avanzata germanica), non si dovrebbero superare i 4.000.000. Lo statistico di Himmler, dr. Richard Korherr, e il Centro Mondiale di Storia Contemporanea e Documentazione Ebraica calcolarono rispettivamente un totale di 5.500.000 e 5.290.000, nel momento di massima espansione dell'occupazione tedesca; ma entrambe le valutazioni comprendono i 2.000.000 di Ebrei del Baltico e della Russia occidentale, senza tener conto del gran numero di Ebrei di quelle comunità che furono evacuate. Tuttavia c'è l'ammissione, da parte di questo centro di decumentazione ebraica, che in Europa e in Russia occidentale vivevano meno di 6.000.000 di Ebrei. Quanto siano deboli le argomentazioni di chi parla di 6.000.000 di vittime, lo dimostra il fatto che al processo Eichmann l'accusa evitò di nominare questa cifra. Tuttavia, le valutazioni ufficiali del numero di vittime vengono tacitamente abbassate da parte ebraica. La nostra analisi delle statistiche riguardanti la popolazione e l'emigrazione ebraiche, così come le indagini condotte dal giornale svizzero Baseler Nachrichten e quelle del prof. Rassinier, mostrano che il numero delle vittime ebraiche non può assolutamente essere stato superiore a 1.500.000. È pertanto degno di nota che il Centro Mondiale di Storia Contemporanea e Documentazione Ebraica di Parigi dica, adesso, che soltanto 1.485.292 Ebrei siano morti, di morte naturale o non, durante la Seconda Guerra Mondiale; e sebbene questo numero sia ancora troppo alto, è già lontanissimo dai leggendari Sei Milioni. Come già ricordato, lo statistico ebreo Raul Hilberg giunse alla conclusione che ci furono 896.892 morti o uccisi, un totale ancora inferiore al precedente. Perfino l'ebreo dr. Listoiewski scrisse sulla rivista The Broom, nel [maggio] 1952, [San Diego, Calif.] di aver cercato per due anni e mezzo, come giurista e statistico, di stabilire il numero degli Ebrei morti o dispersi durante l'era hitleriana (1933-  1945) e di essere giunto alla conclusione che questo numero oscillava tra i 350.000 e i 500.000. Listojewski concludeva dicendo che "se noi Ebrei parliamo di sei milioni, diciamo un'infame menzogna!" (Studien für Zeitfragen,n. 3/4, 14-4-1960). Sicuramente alcune migliaia di Ebrei sono morti nel corso dell'ultima guerra, ma ciò deve essere visto nel contesto di un conflitto che fece molti milioni di vittime innocenti in tutti i paesi raggiunti dalla guerra. Per considerare la cosa nella sua giusta luce, dobbiamo ricordare, come esempio,che 700.000 civili russi morirono durante l'assedio di Leningrado e che un numero complessivo di 2.050.000 civili tedeschi, furono uccisi dagli attacchi aerei alleati e durante la loro espulsione dai Territori occupati dall'Armata Rossa.

Massacri immaginari

La domanda che più di ogni altra sta in connessione con la menzogna dello sterminio è sicuramente questa: quanti dei 3.000.000 di Ebrei, che si trovarono durante la guerra nei paesi sotto controllo tedesco, vivevano ancora dopo il 1945? Il Jewish Joint Distribution Committee valutò il numero dei sopravvissuti in Europa tra 1.000.000 e 1.500.000, ma questa cifra è oggi inaccettabile, come dimostra il numero sempre crescente di Ebrei che richiedono al governo della Germania Federale risarcimenti per le persecuzioni che avrebbero patito tra il 1939 e il 1945. "Nel 1965, il numero dei richiedenti si era triplicato nel giro di soli 10 anni, e raggiungeva la cifra di 3.375.000" (Aufbau, 30 giugno 1965).

Niente potrebbe meglio dimostrare la spudorata falsità della leggenda dei "Sei Milioni". La maggior parte dei richiedenti sono Ebrei, cosicché non può più sussistere il dubbio che la maggioranza dei 3.000.000 di Ebrei che furono soggetti all'occupazione nazista in Europa siano vivi e in ottima salute. In realtà,pertanto, le perdite ebraiche durante la Seconda Guerra Mondiale devono essere valutate nell'ordine delle migliaia. Questo è sicuramente un motivo sufficiente di dolore per il popolo ebreo. Ma chi ha il diritto di inventare massacri inesistenti facendone ricadere colpa e vergogna su di una grande nazione europea, e di richiederle poi ancora, fraudolentemente, un indennizzo finanziario? (Fonte)

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08:36 Scritto da: waa359 in $ei milioni,6.000.000 ? | Link permanente | Commenti (6) | |  Facebook |  Stampa

Commenti

Ci sono molte inesattezze in questo pamphlet. E molte cose replicano Rassinier, cioè sono di una fonte secondaria. Ma a sua volta Rassinier scrisse inesattezze. Dato che l'impianto resta valido al fine di centrare alcune problematiche revisioniste, non si capisce perchè non abbiano fatto un'opera che elimini le inesattezze, che non giovano al revisionismo in generale.

Scritto da: mincuo | 15.08.2010

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Sicuramente ci sono inesattezze,il testo ha qualche giorno di vita.
Perchè non scrive Lei un testo all'altezza?

Scritto da: WaA359 | 15.08.2010

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Io posso scriverlo senza alcun problema. Trattando magari anche aspetti meno conosciuti. Ma non intendevo fare della polemica. Il mio ragionamento era questo: questo pamphlet ha parecchi anni e a suo tempo costituì un evento, ed anzi fu oggetto di un processo e di un successivo appello. Dato che i revisionisti sono demonizzati e non godono certo di buona stampa, l'unica arma che hanno è proprio la precisione, in modo da dimostrare che al di là delle offese gratuite c'è poco o nulla. Se invece i revisionisti scrivono marronate fanno un favore agli sterminazionisti che hanno buon gioco colla gente a far credere che scrivono "tutte" marronate. Perfino Mattogno, che è di una pista il migliore al mondo fu attaccato per un paio di imprecisioni in migliaia di pagine. Mi domamdavo perchè i revisionisti non abbiano ripreso questo testo e ne abbiano fatto una versione aggiornata che sia più rigorosa. Ad esempio non furono i Francesi che impedirono il progetto Madagascar. Oppure Hilberg viene preso fuori contesto da Rassinier sul milione di persone e poi Harwood prende da Rassinier, quindi ripete l'errore. Oppure le statistiche sono un pò così. Ripeto questa è un'opera divulgativa, non scientifica, e centra molto bene le principali questioni, ma proprio perchè è divulgativa è un peccato che poi sia attaccabile facilmente e screditabile da chi ha in mano i media. Spero di avere chiarito.

Scritto da: mincuo | 15.08.2010

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Mi scusi, forse si tratta di un equivoco, perchè leggo meglio ora nella sua replica che il testo ha pochi giorni. Quindi probabilmente è sì preso da Harwood, ma non è la copia ma una sua rielaborazione. Io ero andato subito su "fonte" direttamente e ho visto che era quella nota del 2005 che conserva parecchie inesattezze. Mi perdoni comunque, non intendevo certo criticare il suo lavoro.

Scritto da: mincuo | 15.08.2010

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Meglio eliminare subito gli equivoci!
La mia risposta è scorretta,infatti si doveva scrivere: ..."Sicuramente ci sono inesattezze,il testo ha.... "qualche"... giorno di vita."...
nel senso che è molto datato,quasi 40 anni di vita e non sono a conoscenza di sue rielaborazioni.
Il testo,come tutti i testi qui riprodotti,sono una semplice "vetrina" dei lavori prodotti sul tema "Revisionismo".
I Suoi rilievi sono pertinenti.
Giustamente ,Lei osserva,che è un testo divulgativo e come tale porta, inevitabilmente, incompletezza ed errori.
Per noi esiste il problema di NON voler tagliare i testi originali,se non in accordo con l'autore.Quindi nel tutto ci sta l'errore o la cantonata.
La ringrazio,comunque,delle giuste puntualizzazioni.

Scritto da: WaA359 | 15.08.2010

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@WaA359 mi trovi completamente d'accordo e ti ringrazio per la lettura.


aggiungo poi che tutti i testi storici, purtroppo, sono condizionati dal potere che li finanzia e li distribuisce, quindi è giusto proporre testi opposti al pensiero comune (quello insegnatomi a scuola) anche se con qualche evidente errore e spudoratamente di parte (come, mi ripeto, lo sono anche i nostri attuali libri). Trovo giusto anche evitare ulteriori traduzioni e rimaneggiamenti, affichè si possa fare un confronto fra i due fronti di pensiero puro da altri intermediari.

Scritto da: rportanova | 22.05.2011

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