19.03.2010
29 LA FALSA “CONVERGENZA DI PROVE”DI ROBERT JAN VAN PELT parte 29
Moneta circolante all'interno del lager di Mauthausen,Simili monete circolavano anche ad Auschwitz. WaA359
di Carlo Mattogno
Parte 29
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29.1 -24.2/11.300 /250 /9 /45,2/
25.2 –24.3/13.550/ 375 /12 /36,1
25.3 –24.4/22.600 /380 /13 /59,4
25.4 –24.5/8.450/ 239/ 8 /35,3
25.5 –24.6/8.200 /199 /7 /41,2
25.6 – 24.7/14.900/ 369 /12/ 40,3
25.7 –24.8__26.350__479__15__55,0
25.8 –24.9__23.950__426__14__56,2
26.9 -15.10___9.180__193__10__47,5
26.10 -30.10__4.800__129__32__37,2
31.10 -13.11__20.700__677__ 52__30,6
Dunque nel periodo in cui il forno funzionò ogni giorno in modo continuativo, cremando mediamente 52 cadaveri al giorno, ossia 26 per muffola in circa 18 ore di attività al giorno, il consumo medio fu di 30,6 kg di coke per cadavere. Da questo dato sperimentale ho calcolato il consumo dei forni Topf di Auschwitz-Birkenau per un cadavere medio di 28 kg (forno a 2 muffole), 19 kg (forno a 3 muffole) e 14 kg (forno a 8 muffole), spiegandone le ragioni tecniche1241. Ma come si può conciliare questo dato sperimentale con un consumo medio di 3,5 kg di coke per cadavere?
Come ho ricordato sopra, van Pelt menziona Zimmerman tra i consulenti che ringrazia nella «Prefazione e ringraziamenti». Il suo libro è stato pubblicato nel 2002, mentre la mia risposta a Zimmerman che contiene tutti i dati che ho esposto sopra è apparsa in web nel 2000. Non si può credere che Zimmerman e van Pelt non abbiano discusso la questione assolutamente essenziale del consumo di coke del forno di Gusen, perciò l'unica conclusione che si può trarre è che i due “esperti” abbiano deciso di comune accordo di non menzionare affatto una questione che avrebbe demolito da sola l'intero impianto argomentativo del “Pelt Report” del 1999.
Ciò significa che van Pelt quando scrisse il libro non poteva credere “realmente” e “sinceramente” che nei forni Topf di Auschwitz-Birkenau si potesse cremare un cadavere con 3,5 kg di coke.
11.6. Le cremazioni multiple
Tutto l'impianto argomentativo di van Pelt su cremazione e forni crematori è basato su due false congetture che egli trae dalla testimonianza di Tauber:
1) la cremazione contemporanea di più cadaveri in una muffola, con la conseguenza di una enorme diminuzione del tempo di cremazione;
2) lo sfruttamento del calore prodotto da un cadavere per cremare gli altri, con la conseguenza di una enorme diminuzione del consumo di coke.
Nel dibattimento processuale l'avvocato Rampton, per “demolire” «la contestazione di Irving alla capacità di cremazione col pretesto che il coke fornito ad Auschwitz non sarebbe stato sufficiente a far fronte al tasso di cremazione necessario»,espose così queste fallaci congetture:
«Come il professor van Pelt ha dimostrato, questa contestazione è demolita da due considerazioni che il sig. Irving ha evidentemente ignorato: primo, la procedura di cremazione ad Auschwitz implicava la cremazione contemporanea di quattro o cinque cadaveri... in ogni muffola dei forni; e, secondo, di conseguenza, i cadaveri stessi servivano da combustibile per i forni...»1242.
Come ho dimostrato sopra, nei forni di Auschwitz-Birkenau era tecnicamente impossibile eseguire cremazioni di più cadaveri in una muffola economicamente vantaggiose. La cremazione contemporanea di quattro o cinque cadaveri per muffola, se fosse stata realizzabile, avrebbe pertanto ome minimo prolungato di quattro o cinque volta la durata del processo di cremazione.
A fondamento di questa congettura Van Pelt pone essenzialmente la testimonianza di Tauber e la lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943 interpretata (o, più precisamente, travisata)secondo questa testimonianza.
Rispondendo alla “Critica” di Germar Rudolf, Van Pelt menziona però anche un dato sperimentale (che era già stato addotto dal suo consigliere Keren e che ho già ampiamente confutato1243):
1241 Vedi capitolo 8.5.
1242 Idem, p. 485.
1243 An Accountant Poses as Cremation Expert, in: G. Rudolf, in: C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., “Appendix: The Fantasies of Daniel Keren”, pp. 190-194.
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«Nel caso della cremazione multicadavere - cioè la pratica illegale di ridurre in cenere due o più cadaveri nello stesso forno - ho trovato nell'opera classica di Kenneth V. Iserson sull'eliminazione dei cadaveri Death to Dust (1994) che un crematorio della California dovette affrontare una causa da parte di 25.000 persone “le quali affermavano che i corpi di loro parentierano stati cremati in massa invece che separatamente. Un'altra ditta della California meridionale [...] abitualmente metteva da nove a quindici cadaveri in ogni forno,che aveva le dimensioni interne di una tipica berlina americana”. Questi casi suggerivano che Rudolf avesse torto»1244.
Una tale argomentazione è insensata.
Come si può pretendere seriamente che la cremazione contemporanea di più cadaveri in forni ultramoderni riscaldati con gas o con nafta possa “dimostrare” che nei forni a coke di Auschwitz-Birkenau era possibile la cremazione economicamente vantaggiosa di quattro o cinque cadaveri insieme?
L'argomento di van Pelt è ancora più insensato perché egli non indica né la durata né il consumo di combustibile di queste cremazioni multiple, dunque non dimostra affatto il punto essenziale della questione, ossia che esse erano economicamente vantaggiose.
Con un falso ragionamento simile van Pelt pretende “dimostrare” che l'assurdo sistema di cremazione descritto da Tauber sarebbe “confermato” dal progetto del forno Sander.
Con ciò passiamo alla seconda congettura di van Pelt, perché tale sistema è quello dello sfruttamento del calore prodotto da un cadavere per cremare gli altri.
Su tale questione nel dibattimento processuale Irving-Lipstadt ci fu un'accesa discussione. La riporto nonostante la sua lunghezza perché essa mostra in modo lampante la prodigiosa ignoranza tecnica di van Pelt:
«Risposta [van Pelt] - Ora, se contestate, se contestate l'uso del coke, dovrò citare e, mi dispiace, non ho il brevetto specifico, ma è una piccola storia tecnica. C'è una particolarità nella progettazione dei forni di Auschwitz, che è, sostanzialmente, che funzionavano con aria compressa - che l'aria veniva insufflata nella muffola. Normalmente, ciò che accade in questi forni è che...
Domanda [Irving] - La fiamma non tocca il corpo?
R. - No, in realtà nei forni di Auschwitz avveniva un verbrennen [combustione]; non era una semplice cremazione.
D.- Bene, essi producevano l'autocombustione? Quando avevano raggiunto una certa temperatura producevano l'autocombustione?
R.- Questo è il principio di una normale cremazione. Ad Auschwitz, a dire il vero...la differenza tra i forni è che un elemento che è usato nei forni normali - una specie di rigeneratore per il calore - ad Auschwitz fu sostituito da aria compressa che veniva insufflata nel forno. Ora...
D.- A vostro avviso,ciò sarebbe importante per l'abbassamento dell'uso normale di coke da 35 chilogrammi per corpo nel campo di concentramento di Gusen a 3,5 ad Auschwitz?
R.- Sì, e io credo che l'uso normale per Gusen richiede [il chiarimento]: l'uso normale di che cosa? Per uno, due, tre, quattro corpi al giorno [e] ad un certo momento un uso intensissimo.
Qui vorrei appunto citare un'opera scritta da Jean-Claude Pressac alla quale ho collaborato anch'io.
D.- Posso interrompere? Non ho afferrato completamente ciò che avetre detto su Gusen. Qual era secondo voi il tasso1245 normale a Gusen?
R.- Il tasso normale, la questione è che cos'è il tasso normale? Se voi accendete i forni di Auschwitz per un solo cadavere, probabilmente avete bisogno di 300 kg [di coke].
D. - A Gusen, se ricordo bene il documento, si parlava dell'ordine di 100 corpi o forse 200.
R.- Se portate i documenti, possiamo discutere i documenti.
D.- Bene, professor van Pelt, voi lì non citavate un documento. Avete solo detto una cifra,congetturato.
R.- Io dico una cifra ed essa proviene dal brevetto. Sono lieto di mostrarvi il passo.
Il grande problema nella progettazione di un crematorio è che dovete riuscire a far funzionare la cosa, a far funzionare il forno, e ciò richiede un quantitativo enorme di energia. Così, se cremate un corpo, e questo è un documento che è preparato per Dachau nel 1939, per cremare un corpo a Dachau ci volevano 175 kg di coke, che eccedono di gran lunga i 30 kg. Tuttavia,esso [il documento] dice che, dopo che avete cremato un certo numero di corpi, ed io citerò la
1244 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 503.
1245 Cioè il consumo di coke.
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cosa, “se la camera [di cremazione] fredda richiedeva 170 kg di coke per cominciare una nuova cremazione, essa ne richiedeva soltanto 100 kg se era stata usata il giorno prima. La seconda e terza cremazione nella stessa [camera di cremazione] non richiederebbe combustibile supplementare, grazie all'aria compressa”. Quelle successive avrebbero richiesto soltanto un piccolo quantitativo di energia supplementare.
D.- State dicendo che per le cremazioni del secondo e terzo giorno non si dovrebbe mettere affatto coke nell'impianto? Che ciò in qualche modo procederebbe da solo?
R.- No. Se cominciate a cremare il secondo giorno potete ancora usare il calore che è stato accumulato il primo giorno. Se allora introducete ulteriori corpi nel forno lo stesso giorno,dopo il primo, avete bisogno soltanto di pochissimo combustibile supplementare.
D.- Non è ciò che dice il documento. Voi avete detto che esso [il forno] non ne ha bisogno affatto.
R.- In questo caso esso [il documento] dice solo poco [coke], la prima, la seconda e la terza [cremazione], e poi, quando continuate, allora soltanto un quantitativo molto limitato di combustibile.
D.- Ma naturalmente ad Auschwitz avevano più di un solo forno. In ciascuno di questi crematori, ci dite, ne avevano cinque volte tre1246. Perciò non dovevano accenderli tutti.
Potevano accenderne uno e tenerlo in funzione?
R.- Ma sembra che ci fossero più corpi di quanto si potrebbe supporre. Naturalmente,abbiamo anche la domanda di brevetto della Topf della fine del 1942 che funziona effettivamente proprio su quel principio.
D. - Non fu usato, vero?
R. - No, ma era basato sull'esperienza ottenuta. Come dice molto letteralmente, esso è basato sull'esperienza ottenuta con i forni multimuffola usati all'Est. Il documento...sono lieto di tentare di trovarlo. Non so dove sia la domanda di brevetto»1247.
Ricapitoliamo.
1) La «particolarità» del sistema costruttivo dei forni Topf di Auschwitz-Birkenau era «che funzionavano con aria compressa», cioè erano dotati di impianto di soffieria (Druckluftanlage).Ma già negli anni Trenta questa «particolarità» era presente in molti modelli di forni crematori, compresi i forni Topf con riscaldo a gas ed elettrico, e soprattutto nel forno Volckmann-Ludwig, che aveva l'aveva perfezionato.
2) Questa «particolarità» valeva soltanto per il modello di forno a 2 e a 3 muffole, ma non per il modello a 8 muffole, installato nei crematori IV e V, che era privo di Druckluftanlagen.
Nonostante ciò, secondo la lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943, in rapporto ad una muffola, questo modello aveva esattamente la stessa capacità di cremazione dei forni a 3 muffole, come risulta da questo semplice calcolo:
forno a 3 muffole: 1.440 : 15 = 96 cadaveri per muffola in 24 ore
forno a 8 muffole: 768 : 8 = 6 cadaveri per muffola in 24 ore.
Ma allora qual era il vantaggio degli impianti di soffieria?
3) Il «rigeneratore» nei forni di Auschwitz-Birkenau «fu sostituito da aria compressa». Van Pelt non sa che cosa dice. Anzitutto il dispositivo presente nei forni normali negli anni Quaranta non era un «rigeneratore», ma un “recuperatore”. Anche se la funzione era la stessa, la differenza strutturale era notevole.
Nel capitolo 8.3.5. ho descritto il sistema costruttivo e il funzionamento del recuperatore.
Il rigeneratore (Regenerator) era uno scambiatore termico intermittente costituito da una struttura di mattoni refrattari attraversata da un sistema di canali che collegavano la muffola al condotto del fumo come nel recuperatore, ma, a differenza di questo, i canali erano attraversati tutti,alternativamente, dai gas combusti provenienti dal gasogeno in direzione discendente e dall’aria di combustione in direzione ascendente. Non essendo fornito di canali separati per i gas combusti e per l’aria di combustione, il rigeneratore doveva essere azionato discontinuamente, alternando fasi di riscaldo e fasi di raffreddamento.
Il modello di forno Topf a 2 e a 3 muffole non aveva né rigeneratore né recuperatore ed era dotato di una soffieria (Druckluftgebläse) che dunque introduceva nelle muffole aria fredda. Non ha dunque senso affermare che un dispositivo di apporto di aria calda fosse stato «sostituito» da un dispositivo di apporto di aria fredda.
1246 Cioè: cinque forni a 3 muffole.
1247 Processo Irving-Lipstadt, 9a giornata, 25 gennaio 2000, pp. 149-152, in: http://www.fpp.co.uk/Legal/Penguin/transcripts/day009.htm.
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4) Secondo un documento del “1939” «la seconda e terza cremazione nella stessa [camera di cremazione] non richiederebbe combustibile supplementare, grazie all'aria compressa».
Van Pelt si riferisce all' «Offerta di un forno crematorio con riscaldo a coke secondo il disegno allegato» (Angebot auf einen Feuerbestattungsofen mit Koksbeheizung nach beiliegender Zeichnung)1248 redatto dalla ditta W. Müller Ingenieurbüro-Industrieofenbau con sede a Allach presso Monaco il 2 giugno 1937 (e non 1939) e indirizzato al Reichsfuhrer-SS.
Anche qui van Pelt riprende un falso argomento di Keren, che ho già confutato dettagliatamente1249.
Per quanto riguarda il sistema costruttivo, il forno della ditta W. Müller di Allach era strutturato in modo tale che l’aria di combustione veniva insufflata per mezzo di un soffiante attraverso le barre della griglia di argilla refrattaria della muffola, dunque dal basso verso l’alto. Con questo sistema, secondo il costruttore, il quantitativo d’aria necessario per la combustione del cadavere si avvicinava molto all’aria teorica di combustione, e da ciò dipendeva il presunto1250 risparmio di combustibile1251. Il forno era inoltre dotato di un soffiante per il focolare, che serviva ad aumentare il regime di griglia e quindi la disponibilità oraria di calore del forno. È vero che – secondo il costruttore – nel caso di parecchie cremazioni, le cremazioni consecutive si potevano eseguire «senza, o quasi senza apporto speciale di combustibile», ma è anche vero che la cremazione era prevista con una bara di legno di 35 kg, equivalente da sola a circa 17,5 kg di coke!
La storia delle cremazioni senza combustibile è una favola contro la quale ironizzò in tempi non sospetti perfino Kurt Prüfer.
Quando l’ing. Hans Volckmann scrisse nel 1930 che il forno riscaldato con gas installato nel crematorio di Hamburg-Ohlsdorf da lui ideato insieme all’ing.Karl Ludwig (il famoso forno Volckmann-Ludwig che divenne il più pericoloso concorrente dei forni Topf riscaldati con gas) aveva cremato in sette mesi 3.500 cadaveri1252 con un consumo totale di gas di appena 103 m3, Prüfer obiettò:
«Si afferma che ad Amburgo sono state eseguite 3.500 cremazioni con un consumo di gas complessivo di 100 m3 [per l’esattezza 103]. Ciò è contestabile anzitutto perché,secondo le dichiarazioni che mi sono state rese ad Amburgo indipendentemente l’una dall’altra da due fuochisti che conducono il forno, normalmente vengono consumati 7 m3 di gas, forse anche un po’ di più. […]. Se le affermazioni relative alla cremazione senza gas supplementare dovessero essere esatte, la temperatura dei gas di scarico1253 dovrebbe essere uguale alla temperatura ambientale, il che nessun tecnico della combustione può asserire seriamente, perché le perdite di calore inevitabili dei gas di scarico e l’aria fredda che affluisce quando si introduce la bara1254, nel bilancio termico, sono passivi che non si posono evitare»1255.
Dunque neppure il forno a gas Volckmann-Ludwig – il miglior forno crematorio civile degli anni Trenta e Quaranta - sia pure con funzionamento continuativo (in media, 12 cremazioni al giorno per sette mesi), poteva cremare senza combustibile supplementare oltre al calore fornito dalla bara1256.
I forni a 3 muffole di Birkenau avevano invece un sistema di apporto dell’aria di combustione alquanto grossolano. Essi erano dotati di un unico soffiante che serviva tutte e tre le muffole senza la possibilità di regolare il flusso dell’aria in ogni muffola. La parte terminale del condotto dell’aria era murata sulla volta della muffola; l’aria usciva dal condotto attraverso 4 aperture rettangolari di cm 10 x 8 praticate nella muratura refrattaria, dunque dall’alto verso il basso, esattamente il contrario del principio del forno Müller!
Questo sistema di apporto dell'aria di combustione adottato nel forno Topf a 2 e a 3 muffole si era rivelato poco efficiente perfino con aria calda già alla fine degli anni Trenta. Al riguardo il prof. Paul Schläpfer scrisse:
1248 W. Müller, Ingenieurbüro/Industrieofenbau. Allach bei München. Angebot auf einen Feuerbestattungsofen mit Koksbeheizung nach beiliegender Zeichnung. An die Reichsführung SS der NSDAP, München, Karlstrasse. 2.6.1937. AKfSD, 361/2111.
1249 An Accountant Poses as Cremation Expert, in: G. Rudolf, in: C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., “Appendix: The Fantasies of Daniel Keren”, pp. 191-194.
1250 Dico “presunto” perché l’esperienza insegna che c’è una grande differenza tra le dichiarazioni teoriche o pubblicitarie dei produttori di forni e i dati pratici.
1251 I forni crematori a coke funzionavano con un coefficiente di eccesso d’aria intorno a 3 (= 3 volte l’aria teorica), e questa era una delle cause inevitabili dell’alto consumo di questi impianti.
1252 Questa cifra era dovuta ad un errore di stampa. La cifra effettiva era di 2.500.
1253 Di norma da 500 a 700°C a seconda del tipo di forno.
1254 E quando si introduce un cadavere senza bara.
1255 Kurt Prüfer, Ein neues Einäscherungsverfahren, in: “Die Urne”, 4. Jg., n.3, marzo 1931, pp. 27-29.
1256 In pratica il forno Volckmann-Ludwig – che veviva pubblicizzato come un impianto che funzionava senza calore supplementare – richiedeva mediamente per una cremazione l’equivalente di [(4500 x 7) + (35 x 3500)] /7000 circa 22 kg di coke!
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«Si aggiunge inoltre il fatto che l'aria viene introdotta nella muffola in alto e poi fluisce in basso lungo le pareti e lì assorbe di nuovo calore. Avviene dunque un raffreddamento della muffola anche nel lato interno. I gas combusti vengono convogliati direttamente in basso, il che nella prima fase della cremazione impedisce un prezioso riscaldo della muffola»1257.
5) Secondo van Pelt, la diminuzione del consumo di coke del forno di Gusen rispetto a quelli di Auschwitz-Birkenau da 35 a 3,5 kg dipendeva dal riscaldo dei forni. Questo è l'elemento centrale della discussione di cui van Pelt, nella sua prodigiosa ignoranza tecnica, non ha capito nulla, come risulta dalla grande confusione delle sue affermazioni.
Il riscaldo di un forno crematorio alla temperatura di esercizio è un fattore che influisce in modo determinante sul consumo giornaliero, come risulta da ciò che ho rilevato nel capitolo 8.5.1.
Qui ho anche menzionato il dato sperimentale secondo il quale, a partire dalla quarta cremazione consecutiva, il calore assorbito dalla muratura refrattaria tendeva gradualmente a stabilizzarsi. Per questo motivo ho calcolato il bilancio termico dei forni di Auschwitz-Birkenau sulla base dei dati sperimentali del forno di Gusen con funzionamento continuativo effettivo di 18 ore al giorno, perfettamente paragonabile a quello dei forni di Auschwitz-Birkenau nell'ipotesi di una cremazione in massa. Assumendo un funzionamento di 20 ore, il consumo di coke per cremazione sarebbe sceso di appena 0,3 kg. Come si dice in gergo temotecnico, il forno si trovava in equilibrio termico, nel senso che praticamente ormai tutta la muratura refrattaria era riscaldata alla temperatura di esercizio e non assorbiva più calore, se non quello necessario per compemsare le perdite di calore.
Da ciò risulta chiaro che van Pelt ha commesso un errore madornale: egli ha attribuito la diminuzione del consumo di coke da 35 (in realtà 30,6) a 3,5 kg ad un fattore inesistente, perché il consumo medio di 30,6 kg di coke comprende già il quantitativo di coke impiegato per il riscaldo del forno.
Ciò appare ancora più chiaro se si considera il consumo medio del forno di Gusen in funzione del numero delle cremazioni giornaliere. Come ho spiegato sopra, a Gusen dal 29 gennaio al 15 ottobre 1941 furono cremati 2.910 cadaveri, in media 10 al giorno, con 138.480 kg di coke; il consumo medio fu di 47,5 kg per cadavere.
Dal 26 al 30 ottobre furono cremati 129 cadaveri, in media 32 al giorno, con 4.800 kg di coke; il consumo medio fu di 37,2 kg per cadavere.
Dal 31 ottobre al 13 novembre furono cremati 677 cadaveri, in media 52 al giorno, con 20.700 kg di coke; il consumo medio fu di 30,6 kg per cadavere.
Dunque passando da 10 a 32 a 52 cremazioni al giorno il consumo medio diminuì da 47,5 a 37,2 a 30,6 kg. Ciò significa che per il primo ciclo di cremazioni almeno (47,5 - 30,6 =) 16,9 kg di coke per ogni cremazione furono consumati per riscaldare il forno.
Nel capitolo 8.5.4. ho chiarito che la nota per gli atti di Jährling del 17 marzo 1943 dice esattamente la stessa cosa: «in caso di funzionamento continuativo» il consumo dei forni di Auschwitz-Birkenau diminuiva di 1/3, dunque al 66%, come diminuiva all'incirca di 1/3 nel forno di Gusen passando dalle cremazioni discontinue al funzionamento continuativo: 30,6/47,5 x 100 = 64%.
Bisogna tuttavia notare che nella nota per gli atti summenzionata il calcolo viene eseguito sulla base del funzionamento dei forni di 12 ore al giorno, mentre il dato relativo al forno di Gusen si riferisce a 18 ore al giorno. Ciò significa che, in proporzione (senza considerare le differenze strutturali dei forni,del resto completamente ignote a van Pelt), il consumo dei forni di Birkenau era maggiore di quello del forno di Gusen, perché quelli avevano una perdita di calore per inattività di 12 ore al giorno,questo soltanto di 6 ore.
Ancora più sconcertante è il fatto che van Pelt dal confronto tra il consumo medio effettivo del forno di Gusen e la nota per gli atti di Jährling trae un'altra conseguenza, se si può dire, ancora più irrazionale. Anche supponendo che il consumo medio del forno di Gusen si riferisse a cremazioni discontinue - e non a un funzionamento continuativo addirittura più lungo di 6 ore rispetto a quello previsto nella nota per gli atti di Jährling -, poiché in questo documento si parla esplicitamente della diminuazione del consumo di coke di 1/3 «in caso di funzionamento continuativo», la conclusione logica, partendo dal dato erroneo di van Pelt di un consumo medio di 35 kg di coke per il forno di Gusen, sarebbe la diminuzione di 1/3 di 35 kg, ossia 23,3 kg per cadavere. Ma allora van Pelt come può pretendere che il funzionamento continuatitivo della nota per gli atti di Jährling giustifichi un consumo medio di 3,5 kg per cadavere? Qui non si tratta evidentemente di un semplice errore.
Ciò è confermato anche da una omissione oculata di van Pelt. Egli accetta ciecamente la dichiarazione di Tauber circa la cremazione contemporanea in una muffola di 4-5 cadaveri in poco più
1257 P. Schläpfer, Betrachtungen über den Betrieb von Einäscherungsöfen, in: “ Schweiz. Verein von Gas- und Wasserfachmännern Monatsbulletin”, Zürich, XVII. Jg., Nr.7, Juli 1938, p. 155.
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di mezz'ora. Tuttavia l' offerta del forno W. Müller dice esplicitamente: «Durata media della cremazione: circa un'ora e mezza (Durchschnittliche Einäscherungsdauer: etwa 1 1/2 Std.)»1258.
Questo forno, pur essendo tanto perfezionato da funzionare, dopo la prima cremazione, senza consumo supplementare di combustibile1259, impiegava un'ora e mezza per cremare un solo cadavere:
ma allora perché i forni di Birkenau impiegavano poco più di mezz'ora per cremare 4-5 cadaveri insieme? Perché avevano una capacità di cremazione 12-15 volte superiore? Domanda troppo imbarazzante che van Pelt ha preferito eludere tacendo questo dato.
Durante la presunta «confutazione della tesi di Irving che non c'era stato coke sufficiente per cremare le vittime» da parte di van Pelt, l'avvocato Rampton si convinse che la causa era vinta1260: ciò dimostra quanto una tale vittoria sia fallace.
11.7. Crematori e camere mortuarie
Van Pelt presenta un calcolo alquanto strampalato in cui mette a confronto la forza prevista del campo, la presunta capacità mensile di cremazione dei crematori e la capacità delle camere mortuarie,
«calcolata in termini di unità-obitoriale per mese di 30 giorni, in cui ogni unità è un cadaveregiorno,il che significa che una camera mortuaria con una capacità di 100 cadaveri ha una capacità di 100 x 30 = 3.000 unità-obitoriali al mese»1261.
Questi calcoli, che egli riassume anche in un grafico1262, pretenderebbero dimostrare che a Birkenau vi fu una crescita spropositata della capacità di cremazione a fronte di una diminuzione altrettanto spropositata della capacità delle camere mortuarie, che nel maggio 1943 sarebbe addirittura scomparsa: egli parla infatti esplicitamente di «nessuna unità-obitoriale (no morgue units)»1263. Van Pelt conclude:
«Se Auschwitz, come i negazionisti hanno asserito, fu un “normale” campo di concentramento paragonabile a Dachau e a Sachsenhausen - cioè un campo non destinato allo sterminio sistematico di grando trasporti - ci si dovrebbe aspettare una capacità di cremazione e obitoriale paragonabile a quella di “normali” campi di concentramento. Se Auschwitz fu più letale di altri campi di concentramento a causa della maggiore prevalenza di malattie infettive, ci si dovrebbe aspettare forse una capacità di cremazione più alta, ma anche una capacità obitoriale molto più alta per fornire un tampone tra la differenza tra capacità di cremazione e mortalità che fluttuava secondo le stagioni. Ma, come abbiamo visto, la capacità obitoriale in realtà diminuì dall'agosto 1942 in poi. Sembra perciò che le cifre indichino che Auschwitz fu un campo di sterminio in cui la maggior parte delle persone fu uccisa “a comando”»1264.
I calcoli di van Pelt sono infirmati in via di principio dal fatto che egli assume una capacità di cremazione assurda: 10.000 cremazioni al mese per il crematorio I, 40.000 per ciascuno dei crematori II e III e 20.000 per ciascuno dei crematori IV e V1265. In pratica egli assume i dati della lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943, con gli opportuni arrotondamenti per ottenere cifre tonde. Ad esempio, la capacità del crematorio II/III risulta da 1.440 x 30 = 43.200 arrotondato a 40.000. Qui è assurda non solo la capacità di cremazione dei crematori, ma anche l'ipotesi del un funzionamento continuativo di 24 ore al giorno per un mese intero!
Nella mia replica a Zimmerman mi sono occupato in modo approfondito della questione discussa da van Pelt, soprattutto in riferimento ai campi di Dachau, Buchenwald ed Auschwitz, e ho riassunto in una tabella i dati reali che si desumono dai documenti:
1258 W. Müller, Ingenieurbüro/Industrieofenbau. Allach bei München. Angebot auf einen Feuerbestattungsofen mit Koksbeheizung nach beiliegender Zeichnung. An die Reichsführung SS der NSDAP, München, Karlstrasse. 2.6.1937. AKfSD, 361/2111.
1259 Ma utilizzando comunque il calore fornito dalla bara.
1260 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 477.
1261 Idem, p. 350.
1262 Idem, p. 351.
1263 Idem, p. 352.
1264 Idem.
1265 Idem, pp. 350-352.
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Dachau Buchenwald Auschwitz,Mortalità nel mese in cui furono progettati i nuovi forni
66- 337- 8.600
Numero delle nuove muffole 4 6 31 1266
La conclusione è che il numero delle nuove muffole di Auschwitz era 5,1 volte maggiore di quello di Buchenwald e 7,7 maggiore di quello di Dachau, ma la sua mortalità fu rispettivamente 25,5 e 130 volte maggiore. Se avesse adottato il medesimo criterio di scelta della Zentralbauleitung di Weimar-Buchenwald, la Zentralbauleitung di Auschwitz avrebbe dovuto progettare l’installazione di [(8.600 : 337) x 6 =] 153 muffole!1267
La realtà è dunque esattamente il contrario di ciò che pretende van Pelt.
Esaminiamo ora la questione delle camere mortuarie.
Il «Rapporto esplicativo del progetto preliminare per la nuova costruzione del campo per prigionieri di guerra della Waffen-SS, Auschwitz, Alta Slesia» (Erläuterungsbericht zum Vorentwurf für den Neubau des Kriegsgefangenenlagers der Waffen-SS, Auschwitz O/S)1268 del 30 ottobre 1941,menziona nella sezione «Preventivo di costo (Kostenvoranschlag)» una «baracca obitorio (Leichenbaracke)” BW 8» che misurava m 65 x 11,4 = 741 m2. Il «Calcolo approssimativo dei costi per il progetto di costruzione campo per prigionieri di guerra Auschwitz (attuazione del trattamento speciale)» [Kostenüberschlag für das Bauvorhaben Kriegsgefangenenlager Auschwitz (Durchführung der Sonderbehandlung]1269, redatto il 29 ottobre 1942, quando ormai, secondo van Pelt, Birkenau era diventato a tutti gli effetti un “campo di sterminio”, prevedeva «4 camere mortuarie» (4 Leichenhallen) ciascuna con dimensioni di 28,8 x 13,6 metri = 391,68 m2,complessivamente 1.566,72 m2.
Nell'ottobre 1941 si prevedeva una forza di 125.000 detenuti, nell'ottobre 1942 di 140.000, con un incremento del 12%; tuttavia la superficie prevista delle camere mortuarie aumentò del ([1.566.72 :741] x 100 =) 211%.
Anche in questo caso, dunque, la realtà è esattamente il contrario di ciò che pretende van Pelt.
Resta infine la questione della «nessuna unità-obitoriale», che, in modo più esplicito, significa ciò:
«Nel momento in cui i crematori furono terminati, Auschwitz di fatto non ebbe una capacità obitoriale assegnata in modo permenente»1270.
Di questa tesi insensata mi sono occupato a fondo in uno studio specifico1271 nel quale ho dimostrato, sulla base di documenti evidentemente ignoti a van Pelt, che le camere mortuarie dei crematori di Birkenau furono normalmente impiegate per depositarvi i cadaveri dei detenuti morti al campo fin dal marzo 1943. Riassumo brevemente. Già il primo documento infirma da solo ciò che asserisce van Pelt. Si tratta di una lettera scritta il 20 marzo 1943 dall'SS-Standortarzt, SSHauptsturmführer Wirths, al comandante del campo nella quale egli fece questa richiesta:
«Per il trasporto dei cadaveri dall’ospedale dei detenuti al crematorio bisogna procurare due carri a mano coperti che permettano il trasporto di 50 cadaveri ciascuno».[«Für den Abtransport der Leichen aus dem HKB zum Krematorium müssen 2 gedeckte Handwagen beschaffen werden, die den Transport von je 50 Leichen gestatten»]1272.
Anzi, la Zentralbauleitung respinse addirittura le ripetute richieste dell' SS-Standortarzt di nuove camere mortuarie proprio perché erano disponibili le camere mortuarie dei crematori.
Il 20 luglio 1943,l’SS-Standortarzt scrisse alla Zentralbauleitung una lettera che comincia così:
«Nei campi già occupati del Bauabschitt II mancano ancora camere mortuarie di calcestruzzo o in muratura, la cui costruzione è urgente».[«In den bereits belegten Lagern
1266 15 muffole nel futoro crematorio III e 16 muffole nei futuri crematori IV e V.
1267 Vedi al riguardo: An Accountant Poses as Cremation Expert, in: G. Rudolf, in: C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005, pp. 161-169.
1268 RGVA, 502-1-233, p. 24.
1269 VHA, fond OT 31(2)/8, p. 5.
1270 “The Pelt Report”, p. 210.
1271 The Morgues of the Crematoria at Birkenau in the Light of Documents, in: “The Revisionist”, Vol. 2, Number 3, August 2004, pp. 271-294. Vedi in particolare il § II, “The Use of the Morgues of Crematoria at Birkenau in 1943-1944”, pp. 279-283.
1272 Lettera dell’SS-Standortarzt al comandante del KL Auschwitz del 20 marzo 1943 con oggetto “Häftlings-Krankenbau – KGL”. RGVA,502-1-261, p. 112.
Parte 30
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Lafoto iniziale, NON è parte del testo originale.Per ulteriori informazioni,dettagliate,tecniche,storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti(waA359) : http://revisionismo.splinder.com/
07:59 Scritto da: waa359 in Articoli di Carlo Mattogno | Link permanente | Commenti (0) |
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