11.03.2010

Norimberga ossia la Terra Promessa Parte 9

la_shoa_e_una_truffa 002.jpgMaurice Bardèche

Parte 9

Sono tutte e due arance: ma l'una ha il gusto della terra, cresce e vive sull'albero secondo la natura delle cose: l'altra è solo un prodotto per il consumo. Voi avete fatto dell'essere umano un prodotto per il consumo. Risulta dalle statistiche (del resto truccate), si conta, si esporta, si trasporta, si assicura, e se viene distrutto, si paga. Non posso farci nulla, ma tutto questo non è per me una "persona". Quando noi pensiamo ad una "persona", vediamo un padre con i figli, con i figli intorno al tavolo nella stanza comune della fattoria;ed egli distribuisce la minestra e il pane. Oppure in una casa della periferia, non così bene come in campagna: o in un appartamentino al terzo piano, e non così bene come nella casa della periferia. Torna dal lavoro e domanda notizie della giornata:o va in laboratorio e fa vedere al figlioletto come si fa una tavola, come si passa la mano sulla tavola per verificare se il lavoro è ben fatto. Noi difendiamo e rispettiamo questa "persona",questa e non un'altra, questa e tutto ciò che le appartiene:i figli, la casa, il lavoro, il campo. E noi diciamo allora che questa persona ha diritto al pane sicuro per i suoi figli, all'inviolabilità della sua casa, al rispetto del suo lavoro e al possesso del suo campo. Il pane sicuro, vuol dire che un negro o un asiatico o un semita non gli disputeranno il posto a cui ha diritto nell'interno della città, e che un giorno o l'altro non sarà obbligato, per vivere, ad essere il proletario e lo schiavo dello straniero. La casa inviolabile, vuol dire che potrà pensare e dire quello che vuole, sarà il padrone alla sua tavola e nella sua casa, e sarà protetto se obbedirà agli editti del principe. Il negro, l'asiatico e il semita non verranno davanti alla sua porta per spiegargli quali dovevano essere le sue idee e per condurlo in prigione.


Le leggi sono soltanto norme sagge, note a tutti, scritte dietro parere dei competenti, attaccate ai muri, e sovrane. Questi diritti, senza i quali non esiste la città, debbono essere difesi,se necessario, con la forza e sempre con una protezione efficace.

Il lavoro rispettato, vuol dire che egli potrà riunirsi con gli uomini del suo mestiere, compagni o colleghi come vorrà, ed avrà il diritto di dire che il suo lavoro è duro, che la sedia fatta da lui vale tanto di pane, che egli ha il diritto di vivere senza essere costretto a portare scarpe sfondate e vestiti strappati, di avere una radio se la vuole, una casa se ha saputo risparmiare per averla, una automobile se il lavoro gli rende bene; quella parte infine di "lusso" che la civiltà delle macchine gli consente. Il negro, l'asiatico e il semita non potranno stabilire a Winnipeg o a Pretoria il prezzo della sua giornata o la lista della sua tavola. Il possesso del campo, vuol dire che egli ha il diritto di chiamarsi padrone nella casa costruita dal nonno, padrone nella città che il nonno, assieme agli altri, ha costruito; nessuno può cacciarlo dalla sua dimora, né dalla casa del consiglio, e gli operai stranieri i cui nonni non erano lì quando il campanile è stato costruito, i negri, gli asiatici e i semiti che lavorano nelle miniere o che vendono merci all'angolo delle strade, non saranno loro a decidere della sorte del suo figlioletto. Noi chiamiamo tutto ciò diritti della persona, e diciamo che è dovere del sovrano assicurare il rispetto di questi diritti essenziali, di amministrare bene il suo paese, come un padre di famiglia, come un padre amministra la sua famiglia.

Come si vede, anche noi parteggiamo per la difesa della persona. Ma in questi termini e non come l'intende il tribunale.

Si tratta soltanto di mettersi d'accordo. L'uomo della terra e della città, "uomo" da quando terra e città esistono, è precisamente colui che Norimberga condanna e ripudia. La nuova legge gli dice: "Tu sarai cittadino del mondo": anche tu sarai impacchettato e disidrato; non ascolterai più il fremito degli alberi e la voce delle campane, ma imparerai a udire la voce della coscienza universale. Scuoti la terra dalle tue scarpe, o contadino: questa terra non è più niente: sporca. dà fastidio, impedisce di fare i bagagli. Tempi moderni sono venuti,ascolta la voce dei tempi moderni. Il manovale polacco che muta d'ingaggio dodici volte l'anno è come te, il rigattiere ebreo appena giunto da Korotcha o da Zitomir è come te: essi hanno i medesimi diritti tuoi sulla tua terra e sulla tua città:contadino, rispetta il negro. Essi hanno tutti i medesimi diritti tuoi e tu farai loro posto alla tua tavola, faranno parte del consiglio dove ti insegneranno ciò che ancora tu non comprendi bene; ciò che dice la coscienza universale. I loro figli saranno signori, saranno giudici sopra i tuoi figli, governeranno la tua città e compreranno il tuo campo, poiché la coscienza universale dà loro tale diritto. Quanto a te, o contadino, se tu ti fermi a parlare in conciliabolo con i camerati, se tu rimpiangi i tempi in cui alle feste cittadine non si vedevano che ragazzi della provincia, allora tu parli contro la coscienza universale e la legge non ti protegge. Questa è in verità la condizione dell'uomo.

dopo l'annullamento delle patrie. I regimi che aprono largamente le porte allo straniero si sostengono in virtù di una determinata pressione. Si esige che quegli stranieri abbiano gli stessi diritti degli abitanti del paese e ogni tentativo di discriminazione viene solennemente condannato. Dopo di che si riconosce regolare soltanto un modo di pensare puramente aritmetico.

Con un sistema simile quale paese non sarebbe dopo un certo tempo, sottomesso da una conquista pacifica, sommerso da una occupazione senza uniforme e infine offerto allo straniero? Qui si tocca il punto finale. Le differenze nazionali saranno a poco a poco eliminate. La legge internazionale si insedierà tanto più facilmente, in quanto la legge indigena non avrà più difensori. Le gerenze nazionali da noi descritte poco fa assumono in tale prospettiva il loro vero significato: gli stati non saranno più che circondari amministrativi di un solo impero.

E da un capo all'altro del mondo, in città tutte eguali perché ricostruite dopo i bombardamenti, vivrà sotto leggi simili, un popolo bastardo, razza di schiavi indefinibile e cupa, senza genialità, senza istinto, senza voce. L'uomo disidrato regnerà in un mondo igienico. Immensi bazar echeggianti di pick-up simboleggeranno questa razza a prezzo unico. Marciapiedi mobili percorreranno le vie, e trasporteranno ogni mattina a un lavoro da schiavi la lunga fila di uomini senza volto che la sera riporteranno indietro. Questa sarà la terra promessa. Coloro i quali adoperano i marciapiedi mobili non sapranno che sia mai esistita una condizione umana. Non sapranno ciò che erano le nostre città, quando erano le nostre città; come noi non possiamo immaginare quel che fossero Gand e Bruges al tempo degli scabini. Si meraviglieranno che la terra sia stata bella e che noi l'abbiamo appassionatamente amata. La coscienza universale pulita, teorica, tagliata a forma di stella, illuminerà i loro cieli. Ma sarà la terra promessa. E in alto regnerà la "persona",quella per cui si é fatta questa guerra e che ha inventato questa legge. Giacché, alla fine, si ha un bel dire; una "persona"c'è. Non è i tedeschi del Volga, non i baltici, non i cinesi non i malgasci, non gli annamiti, non i cechi, non i proletari,beninteso. Noi sappiamo bene chi sia la "persona, umana". É un termine senza un significato completo, anzi può dirsi che,non significhi nulla, "come l'intende il tribunale", se non viene applicato a un individuo apolide, nato in un sobborgo di Cracovia,perseguitato sotto Hitler, deportato, non morto, e tuttavia resuscitato nelle vesti di un patriota francese, belga o lussemburghese;su di lui noi dobbiamo riversare tutta la nostra deferenza e venerazione. La "persona" è, inoltre, munita abitualmente di un passaporto internazionale, di un permesso di esportazione, di una esenzione dalle tasse e del diritto di requisire gli appartamenti. Aggiungiamo che la "persona" così definita è depositaria in modo particolare della coscienza universale:ne è per così dire il vaso di elezione. Possiede, a questo riguardo, organi di una sensibilità squisita, di cui gli altri uomini sono privi: così nel paese ove giunge, essa addita con sicurezza i veri "patrioti" e scopre a grande distanza gli organismi refrattari alle vibrazioni della coscienza universale. Questi doni preziosi sono utilizzati al massimo davanti all'opinione pubblica. Tutte le loro reazioni vibratili sono registrate accuratamente e il totale di tali vibrazioni costituisce ciò che si chiama, a un dato momento, l'indignazione o l'approvazione della coscienza universale. Sono esse infine a formulare il dogma che abbiamo già enunciato e che s'intitola: "Difesa della persona". Ne risulta che la difesa della persona, "come l'intende il tribunale", e' una specie di verità matematica, analoga all'incirca alla regola del tre. Si può esprimere così : "Ogni apolide nato a Cracovia, risiede in seno alla comunità universale, e ogni atto che lo danneggi, ha un'eco profonda nella coscienza umana. Di quanto la vostra definizione specifica si allontana dal carattere apolide e dall'origine cracoviana, per quel tanto vi allontanerete dalla comunità universale: ciò che vi lede non ha più un'eco corrispondente nella coscienza umana. Se siete risolutamente ostile agli individui apolidi originari di Cracovia, non fate parte affatto della comunità universale, e si può fare qualunque cosa contro di voi, senza che la coscienza umana se ne senta minimamente ferita". Questi catecumeni dell'umanità nuova hanno le loro abitudini, le quali sono sacre.

Non lavorano la terra, non producono nulla, non vogliono essere schiavi. Non si mescolano agli uomini del marciapiede mobile; li contano invece e li avviano verso i compiti loro assegnati.

Non fanno la guerra, ma amano insediarsi nelle botteghe brillanti e illuminate dove, la sera, vendono carissime all'uomo del marciapiede le cose che egli stesso ha fabbricato e che hanno comprato da lui a poco prezzo. Formano un ordine: hanno questo in comune con i nostri antichi cavalieri. E non è giusto dopo tutto che siano tenuti a distanza dagli altri uomini,poiché sono i più sensibili alla voce della coscienza universale e ci offrono il modello a cui dobbiamo conformarci? I loro gran sacerdoti vivono in capitali lontane. Essi venerano in loro i rappresentanti di quelle famiglie illustri, celebri per il molto denaro guadagnato e per la pubblicità fatta. E sono felici di leggere sugli stemmi di questi eroi la cifra dei loro dividendi.

Ma questi potenti hanno grandi preoccupazioni. Meditano sulla carta del mondo e decidono che il tal paese produrrà arance e il tal altro cannoni. Chinati sui grafici, incanalano i milioni di schiavi del marciapiede mobile e, nella loro saggezza,stabiliscono il numero delle camicie che saranno autorizzati a comprare nell'anno e la cifra delle calorie che saranno date loro per vivere. Il lavoro degli altri uomini circola e la sua rappresentazione grafica compare sui muri del loro gabinetto come in quei quadri a tubature trasparenti su cui corrono ininterrottamente linfe colorate. Sono i macchinisti dell'universo.

Chi si ribella a loro alza la voce contro gli dei. Partiscono e decidono: e i loro servi, ai quadrivi, ricevono riconoscenti gli ordini e indicano la direzione all'uomo del marciapiede mobile.

Così funziona il mondo senza frontiere, il mondo ove ciascuno è a casa propria, il mondo il cui nome e' "terra promessa". Ecco quanto è scritto nel verdetto di Norimberga. Ed oggi gli stessi che hanno redatto il verdetto si rivolgono alla gioventù tedesca: "Tedeschi, buoni tedeschi,", dicono, "non amate la causa della libertà? Non siete pronti a difendere, con noi, il mondo dalla barbarie bolscevica? Tedeschi, giovani tedeschi, come sarete belli sui lunghi tanks Sherman simili a severi dei della battaglia". E, fissi gli occhi rapiti su una Germania weimariana e invincibile insieme, pacifica e armata fino ai denti, accarezzano il sogno di truppe di prima linea della democrazia,di truppe d'assalto della libertà, sentimentali e intrepide,bionde e muscolose, savie come fanciulle, fidanzate eterne della dichiarazione dei diritti e pronte a morire per il congresso,per l'occidente, per l'Y.M.C.A.: armata gigantesca di eunuchi che ritroverebbe miracolosamente, nella battaglia, il vigore dei germani. È necessario sapere ciò che si vuole. Non ci batteremo per le nuvole, e probabilmente non lo faranno nemmeno i tedeschi. L'antidoto del bolscevismo ha avuto un nome nella storia. Finiamo di pronunciare quel nome con spavento e di guardare con orrore quella bandiera. Ogni idea ha in sé un elemento di verità: domandiamoci su quale elemento quell'idea fondava la sua potenza. Invece di proscrivere, cerchiamo di comprendere. Se milioni di uomini si sono fatti uccidere per quella bandiera che noi calpestiamo così vigliaccamente, non vuol dire che essa portava un segreto di vita e di grandezza impossibile ad essere ignorato? É assurdo rifiutarci di guardare in faccia le parole, ed è anche pericolosissimo. Le rovine ideologiche non sono come le rovine delle città: non si vedono,e ,i viaggiatori non scuotono, seri, il capo passandovi accanto.

Esse sono più importanti, sono mortali. Le dottrine pazzamente colpite da maledizione sono le sole a poter opporre una diga all'inondazione comunista. Noi abbiamo fatto saltare lo sbarramento e ci meravigliamo adesso che i flutti trascinino via i muretti con i quali avevamo cercato di arginarli. Eppure,basta guardare la carta geografica. Non si può sperare che l'enorme marea, dall'Asia sino all'Elba, rispetterà a lungo il fragile pontone d'occidente. Saremo sicuramente sommersi se con un'architettura potente non riusciremo a fare della penisola europea una cittadella imprendibile, una specie di Gibilterra della razza bianca d'occidente. Ma bisogna abbordare compiti simili con spirito giusto e ragionevole. Bisogna agire senza passione e senza ipocrisia. Dobbiamo dimenticare la guerra e le sue sofferenze, dimenticare la pretesa di chiamarci vincitori.

L'avvenire non si costruisce nell'odio e nella paura, né sull'umiliazione altrui. Dobbiamo rivolgerci alla nuova Germania con lealtà ed onestà. Il nostro primo compito è quello di rinunciare alla falsificazione della storia che pretendiamo di imporre.

Non è vero che la Germania sia responsabile della guerra: la responsabilità dei guerrafondai in Inghilterra e in Francia pesa almeno quanto la responsabilità di Hitler. Non è vero che il partito nazionalsocialista sia stato un'associazione di malfattori: è stato un partito militante pari agli altri partiti al potere,è stato obbligato a ricorrere alla forza per difendere l'efficacia delle sue opere come, in circostanze drammatiche, fanno tutti i partiti i quali si sentono chiamati a una grande missione.

Non è vero che i tedeschi siano stati "mostri": le nazioni che non hanno esitato a pagare la vittoria con la vita di 2.650.000 civili tedeschi (la vita cioè di 2.650.000 operai, vecchi, donne e bambini tedeschi) non hanno il diritto di fare un tale rimprovero.

Un'inchiesta disonesta, una gigantesca propaganda hanno potuto per qualche tempo oscurare le coscienze. Ma verrà un giorno in cui gli stessi nemici della Germania avranno interesse a rimettere i fatti a posto: la Fortuna cieca prenderà per mano la Verità e la farà assidere alla tavola del banchetto. Confesseremo allora che non dovevamo dedurre, da errori occasionali e quasi sempre individuali, la condanna dell'intero regime: che i nemici della Germania hanno commesso anche loro,nella condotta della guerra, atti passibili di condanna, e allo stesso titolo; che a una vergognosa falsificazione della storia noi abbiamo aggiunto la più vile e pericolosa impostura ideologica.

Cominciamo a vedere, oggi, quanto grande sia stato il nostro errore. Tutti si affollano davanti a quel vuoto, a quella buca desolata al centro dell'Europa; e noi guardiamo con terrore il nostro operato stesso. L'Europa brancolante è simile al Ciclope cieco. Tutti possono vedere questa mostruosa mutilazione geografica: ma c'è un altro vuoto non meno grave, un altro abisso, ed è quello da noi creato estirpando brutalmente dalla superficie della terra il solo sistema rivoluzionano valevole in opposizione al marxismo. L'universo delle idee ha le sue leggi e la sua geografia. È pericoloso radere bruscamente al suolo una regione ideologica, quanto un paese. Noi abbiamo abbattuto bruscamente un equilibrio ideologico stabilizzato dal tempo, e necessario alla salute politica dell'Europa come l'esistenza della Germania era necessaria alla sua difesa strategica.

Quel che abbiamo distrutto e condannato era, non soltanto per i tedeschi ma per milioni di uomini in occidente, l'unica soluzione possibile del dramma del mondo moderno, la sola maniera di sfuggire alla schiavitù capitalistica senza sottostare alla schiavitù sovietica. Quel che abbiamo distrutto era, nel pensiero di quegli uomini, non la tirannia reazionaria e militare da noi denunciata, ma l'immenso sforzo di liberazione dei lavoratori. La loro bandiera rossa portante il simbolo della patria era l'emblema della rivoluzione d'occidente. Noi diciamo che erano schiavi, ed avevano invece lo sguardo di chi lavora nella gioia. Lo sguardo dei lavoratori è una testimonianza: se ricostruiscono Stalingrado cantando, i nostri giornali anticomunisti mentono. Dal Baltico al Brennero, i lavoratori tedeschi erano felici. E non i soli lavoratori tedeschi erano felici, ma in tutto l'occidente, la nuova rivoluzione era un segnale e una speranza immensa. Non era stata realizzata da per tutto ma in tutti i paesi rappresentava una possibilità per l'avvenire, l'unica possibilità per l'occidente, l'annuncio ai lavoratori di una vita lieta e forte. Si sbagliavano, abbiamo detto, venivano ingannati.

Che ne sappiamo? La sola cosa certa è che oggi, nell'occidente deserto, in nessun altro luogo essi trovano il contenuto rivoluzionario apportato dai nuovi nazionalismi. Questa battaglia è stata per loro la grandezza, la fraternità, il sangue versato,la giustizia: sì , la giustizia. Così era nell'anima loro,qualunque cosa dicano i tribunali. Non possiamo dimenticarlo,se parliamo loro. Le parole contro cui ci ostiniamo, questi blocchi giganteschi di volontà e di speranza. che abbiamo fatto saltare come un pezzetto di continente, erano ancora ieri, per milioni di uomini, l'appello irresistibile della nobiltà, del sacrificio: rappresentavano la giustizia finalmente ritrovata per la quale vale la pena di morire. Noi abbiamo creato un deserto per i cuori. La nostra politica in Europa è riuscita a fare dell'entusiasmo rivoluzionario un'esclusiva sovietica. Tra dieci anni, tutta la gioventù del mondo sarà schierata sotto la bandiera rossa: ci resta soltanto questo mezzo per protestare contro l'ingiustizia. Torniamo alla giustizia e alla lealtà. Quante esperienze ci occorreranno ancora per imparare che i trattati giusti sono i soli durevoli, che la pace giusta e leale è la sola pace? Nel 1918, i nostri uomini di stato hanno rivoluzionato la geografia e si sono poi stupiti che un'altra guerra sia seguita.

Oggi, gli stessi pedanti si danno un gran da fare per distruggere l'equilibrio ideologico europeo: dovrebbero capire che l'offesa odierna è altrettanto grave e ne uscirà sicuramente un'altra guerra. È indispensabile che esista in Europa una zona dinamica di giustizia sociale atta a cristallizzare la volontà di resistenzaall'annessione marxista. Alcuni uomini hanno compreso oggi come distruggere l'esercito e l'industria tedesche sia stato un errore immenso: sono persuasi che la penisola europea ha bisogno di un baluardo. Ma ha bisogno anche di un'anima. Il grido di collera levato dagli uomini del nostro tempo contro l'ingiustizia sociale, contro le porcherie e le menzogne, deve avere la sua eco in occidente. Deve tornare tra noi la volontà rivoluzionaria, la gioia della rivoluzione in cammino. La giustizia sociale non è meno necessaria all'occidente del carbone e dell'acciaio. Se agli operai delle città e delle campagne possiamo offrire soltanto le abituali imposture democratiche, nessun ragionamento al mondo impedirà loro di guardare, pieni di speranza, alla terra dove si parla della libertà e della potenza dal proletariato. Non abbiamo il diritto di dimenticare (e sarebbe pazzesco dimenticarlo) che il sogno di un socialismo nazionale è stato il sogno di milioni di uomini in Europa. Le verità sono come le patrie: non si schiacciano con un colpo di stivale. Che noi lo vogliamo o no, l'idea che fu la grande speranza di ieri questa fraternità nella battaglia, è oggi la base naturale di una comunità occidentale. Per il bene della nuova Europa, per il nostro stesso, le volontà debbono dunque unirsi contro il diktat ideologico di Norimberga, mortale per la pace del mondo quanto il diktat politico di Versailles. Dobbiamo restituire alla patria la corona e la spada. Dobbiamo ristabilire e proclamare i principi semplici e naturali della saggezza politica.

Dobbiamo ricordare ai nocchieri delle nuvole che la sovranità delle città e tutto ciò che è da essa inseparabile, il diritto di riunirsi e il diritto di bandire, la precedenza della disciplina nello stato, il dovere assoluto di obbedienza nei sudditi del sovrano, sono le travi che sostengono ed hanno sempre sostenutole nazioni. Dobbiamo esigere il riconoscimento solenne di questa verità su cui ogni potere poggia; colui che obbedisce al principe, agli editti del principe, non può essere accusato.

Senza questo principio non esiste stato né governo. Non dobbiamo aver paura degli stati forti. E non abbiamo il diritto di esigere che la struttura di tali stati sia democratica, nel senso inteso a Londra e a Washington, se gli stati preferiscono vivere sotto leggi diverse. Se l'unità dell'occidente può raggiungersi soltanto intorno a un blocco di stati socialisti autoritari, questa soluzione non è meglio della guerra e dell'occupazione? Giacché, in definitiva, si tratta di questo. Nell'Europa di oggi tali stati sono l'unica garanzia della pace. È vero che nel momento attuale la pace e la guerra non dipendono dagli stati europei: ma essi possono diventare l'occasione della guerra, e dobbiamo esigere da loro di non fornire tale occasione. Soltanto di fronte a un blocco occidentale l'agitazione comunista sarebbe impossibile come lo sarebbe l'agitazione democratica nell'U.R.S.S.; e il comunismo sarebbe impossibile perché sarebbe in atto il socialismo nazionale. Di fronte a questo blocco la guerra può fermarsi. Abbiamo bisogno di una cortina di ferro "intorno all'occidente". Il pericolo della guerra non è nell'esistenza di stati potenti e di polarizzazioni diverse come gli Stati Uniti e la Russia sovietica; è, al contrario, nell'esistenza di zone deboli aperte alla concorrenza di quelle due grandi potenze.

In altri termini, il pericolo della guerra aumenta con le possibilità di ingerenza; la guerra sarà determinata da agenti stranieri i quali lavorano tra noi. Se, invece, potesse costituirsi un blocco occidentale, vivente di vita propria, rigidamente chiuso alle influenze americana e comunista, questo blocco neutrale,questa cittadella impermeabile sarebbe un fattore di pace e forse di unione. Se l'Europa d'occidente potesse diventare un isola vivente sotto le sue proprie leggi e dove non potessero prendere piede ne' lo spirito democratico d'importazione americana,né il comunismo d'importazione sovietica; se quest'isola fosse ritenuta inaccessibile e mortale, se divenisse forte, chi oserebbe attaccala? Infine, l'Europa occidentale non ha un interesse strategico fondamentale (altre zone ne hanno assai di più): ha soprattutto un interesse politico per i belligeranti, è per il momento una no man's land che apparterrà al più svelto e al più furbo. Se facessimo sparire la concorrenza, se riuscissimo a liberarci delle coscienze (spesso interessate) le quali attirano le bombe come la calamita il ferro, non sarebbero raggiunte per tutti le condizioni migliori della pace? Se l'America domani vuol fare la guerra, riflessioni simili non contano nulla: ma allora l'America si sarà creata strane condizioni di guerra. Se ci è permesso invece contare sul tempo, in che modo tali prospettive sono più assurde delle altre? L'insularità dell'occidente riposa insomma su una condizione fondamentale. Bisognerebbe che gli americani fossero tanto intelligenti da comprendere che è loro interesse armare l'Europa occidentale senza chiedere in cambio nessuna garanzia democratica. È già molto poter dire di loro: dateci aeroplani e carri armati, e poi non preoccupatevi se metteremo alla porta sia gli agenti dell'America che quelli di Mosca. Comprenderanno che è nel loro stretto interesse (così come per i russi) il costituirsi di un'Europa occidentale, antidemocratica e anticomunista a un tempo, forte e gelosa della propria indipendenza? Comprenderanno che sarebbe un grande segno di saggezza e l'inizio di una grande speranza di pace escludere nello stesso modo gli ex agenti dell'Inghilterra i quali oggi questuano i sussidi americani, e coloro i quali ricevono ordini e sussidi dal Cominform? Se gli americani vogliono cancellare il male fatto, lo cancellino nelle anime,nel modo medesimo in cui cercano di ripararlo nelle città. Se vogliono che l'occidente sia solido, bisogna che rimanga "occidente" e non il prolungamento dell'America, giacché la piattaforma americana in Europa può essere soltanto una terra mal difesa e, in caso di guerra, rapidamente evacuata. Ma l'impero d'occidente può vivere e difendersi, o per lo meno, imporre la sua neutralità. Queste cose cominciano adesso ad essere comprese,sebbene non perfettamente. La signora Roosevelt si rivolge con vera eloquenza alle donne tedesche e le elogia per il loro coraggio. Si tratta di condoglianze, se si pensa ai bombardamenti ordinati dal suo defunto marito. Quest'omaggio tardivo c'informa tuttavia sul grave errore della politica americana:Colpisco e poi armo: condanno e poi rilascio". O biondi tedeschi,perché non amate la banca Lazard? Mordete la terra con le bocche sanguinanti pronunciando i dolci nomi di Oppenheim e di Kohn. Ma non pensate che ci saranno molti volontari nella nuova legione antibolscevica, dietro il generale De Gaulle, o nell'ultima brigata SS dietro il maresciallo Montgomery.

I russi sono meno ingenui. Si sono sbarazzati dei concorrenti pericolosi, e ci impongono con la mediazione dei partiti comunisti un'intransigente condanna delle dottrine maledette.

Nello stesso tempo, chiamano a raccolta i generali tedeschi per incaricarli di ricostituire un esercito nazionale, e mettono il signor Wilhelm Pieck su una pedana per annunciare al popolo tedesco la nascita di un nuovo partito "nazionale e socialista insieme". Non sono stato io a mettere le parole in quest'ordine: è stata la propaganda comunista a scoprire questa formula. Dobbiamo adesso sapere se combatteremo il comunismo con le sue stesse armi o se arriveremo sempre in ritardo di una guerra o di un'idea. Non ho opinioni sulla terza guerra mondiale, la quale del resto non dipende da noi. Ma credo a una dura battaglia per il controllo dell'occidente. Il vincitore di questa battaglia sarà, come una volta, quello che i franchi di Germania isseranno sui loro scudi. Quanto a noi, abbiamo sempre una fantasia brillante. I settimanali fanno inchieste per chiederci che cosa faremo in caso dì occupazione da parte dei russi. Noi siamo ottimisti. Non ci siamo ancora resi conto che, andando così le cose, abbiamo probabilità altrettanto serie di essere occupati da forze militari che già conosciamo.

Guardiamo in faccia l'avvenire.

Possiamo ancora salvare tutto costruendo l'occidente; non siamo più nulla se contro di noi si costituisce una amministrazione comunista dell'occidente.

Il nostro destino si decide in questo momento in Germania.

Bisogna scegliere se avere le SS con noi o contro di noi.

Fine

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La foto iniziale, NON è parte del testo originale.Per ulteriori informazioni,dettagliate,tecniche,storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti(waA359) : http://revisionismo.splinder.com/

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16:50 Scritto da: waa359 | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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