11.03.2010
Norimberga ossia la Terra Promessa Parte 8
Parte 8
Il carattere ignobile e mostruoso di questa truffa giuridica merita di essere sottolineato. Per farlo, bisogna sapere che le azioni definite in tal modo dalla nostra delegazione sono, d'altra parte, espressamente riconosciute come diritti delle convenzioni dell'Aia. Le armate in guerra hanno il diritto di prendere ostaggi, e noi, infatti, lo abbiamo fatto; esse esercitano piena giurisdizione sui prigionieri di guerra salvo certe formalità; hanno il diritto di assicurare l'ordine nelle retrovie e di procedere ad arresti; hanno il diritto di condannare e giustiziare gli agenti nemici in territorio occupato e, in particolare, i franchi tiratori. Esse hanno il diritto di esigere le spese d'occupazione"normali" e di procedere a requisizioni seguendo determinate regole. Tale è il diritto della guerra, il diritto delle genti, scritto e convenuto; ed è il riconoscimento di questo diritto di guerra e di questo diritto delle genti che la nostra delegazione rifiuta al nemico. La legge internazionale esiste; ma per loro non esiste. Noi, armate del diritto, noi partecipiamo a queste cose: loro no. E ciò è tanto più bello in quanto, durante tutta la guerra, mentre i tedeschi erano qui, "mentre erano i più forti", noi abbiamo fatto appello, verso di loro, al diritto internazionale.
Quando essi erano i più forti, erano soldati e "dovevano" applicare il diritto delle genti, di cui in più circostanze abbiamo accettato di beneficiare. Adesso, vinti, non sono più soldati, non hanno più il diritto di appellarsi a loro volta al diritto delle genti, sono divenuti criminali di diritto comune. É difficile essere più ignobili e più bassi. Ma poiché i nostri "resistenti" sono incoscienti, essi si meravigliano quando diciamo loro che la politica francese dopo il 1944 è soltanto, per noi,bassezza e vergogna: immagine del disonore.
Si può riconoscere tuttavia una certa unità nel "pensiero" di De Menthon. Il suo sistema consiste nel negare la realtà. A noi francesi egli dice: non c'era armistizio, non c'era governo francese a Vichy,la guerra continuava, il governo francese risiedeva a Londra, e ogni francese del territorio metropolitano che rivolgeva la parola al nemico entrava in "intelligenza col nemico": non compiva un atto politico, ma un crimine di diritto comune previsto dagli articoli 75 e seguenti del codice penale. Ai tedeschi spiega: non c'era guerra, non c'era esercito tedesco, ma un'accolta di briganti associati per perpetrare crimini di diritto comune; e ogni tedesco che firmava un ordine era un criminale che gridava qualche cosa ai complici: non compiva un atto di guerra più o meno conforme alle convenzioni internazionali: commetteva un crimine di diritto comune previsto dagli articoli tale e tal altro del codice penale. È ammirevole vivere così a proprio agio in un universo capovolto. La disonestà intellettuale non può andare oltre. Una menzogna fondamentale, un urlo da pazzi ripercosso da mille echi è il preludio di questo legislatore. Gli si dice: "Eppure, la terra gira", ma egli non ode, cammina come un cieco condotto dalla sua malafede e dal suo odio, brancola in mezzo alle enormità. E ci invita a contemplare le sue bambole mostruose, le sue allegorie che camminano con la testa all'ingiù, mentre la Verità fa il pagliaccio nel circo e la Giustizia cammina sul soffitto come le mosche.
Sì vede chiaramente che questo principio è assai più fecondo del precedente. Ormai, ogni guerra internazionale diventa "automaticamente" una guerra del diritto. Il vincitore non farà nessuna fatica a far riconoscere che il vinto è sempre l'aggressore.
Ne abbiamo esempi ottimi. Nulla è più confuso dell'inizio delle ostilità in Polonia. Noi abbiamo dimenticato le provocazioni polacche, abbastanza numerose da essere riunite dal governo germanico nelLibro Bianco. L'affare di Berlino è anch'esso molto confuso. Il governo sovietico deduce logicamente e correttamente le conseguenze dell'accordo insensato a lui consentito. Ciò non impedisce che se la guerra scoppia, sarà designato come l'aggressore. Le cose stanno così . Il patto Briand-Kellogg è in realtà una bacchetta magica tra le mani del vincitore. E ogni successore di De Menthon avrà ormai il diritto di fare il ragionamento di De Menthon, e di spiegare ai vinti che essi non erano, come credevano di essere, dei soldati ma una banda di malfattori riunitisi per compiere, secondo il caso, un attentato contro la libertà o un'operazione di brigantaggio capitalista. La giustizia è ormai sparita dal nostro mondo.
Il diritto internazionale è non soltanto un diritto equivoco: è, in modo definitivo e come viene oggi applicato la negazione e l'annullamento di ogni diritto. Quest'annullamento del diritto ha conseguenze enormi. Il diritto che protegge è il diritto scritto, ed esso esiste nel diritto internazionale poiché esistono le convenzioni dell'Aia. Il diritto è l'editto. L'editto è una cosa sicura: si vede scritto sul muro quello che è permesso e quello che è proibito. Ma oggi nessuno può dire, nel corso di una guerra e forse nemmeno in piena pace, ciò che potrà essergli o non essergli rimproverato. La "coscienza internazionale" giudicherà.
Che cosa si farà dire alla "coscienza internazionale"?
Come mai i nostri giuristi non hanno capito che questa nuova base del diritto internazionale era quel Volksempfind da loro tanto rimproverato al nazionalsocialismo? Così questo mondo elastico di cui parlavamo al principio è assai più elastico di quanto potessimo immaginare. Se si vuole, tutto è diritto comune.
Non vi sono più eserciti, non vi saranno mai più eserciti.
Agli occhi del vincitore non c'è che una banda di malfattori i quali commettono crimini contro di lui: è vietato rivolgere la parola a quei malfattori, proibito considerarli uomini, proibito pensare che qualche volta possano dire la verità. È soprattutto vietato trattare con loro: con il crimine vige uno stato permanente di guerra. Ma da quale parte è il crimine? La linea del fronte in questa materia rischia di assumere la più grande importanza: l'uniforme americana è la livrea del delitto se Mosca vince, e il comunismo l'ultimo grado della barbarie se Magnitogorsk capitola. Questo nuovo diritto non è così nuovo come sembra. Tra maomettani e cristiani, era questo press'a poco il modo di decidere e, per sfuggire al massacro, restava, come ora, la risorsa di convertirsi. È strano però chiamare ciò progresso.
Lo spirito della nostra nuova legislazione è reso ancora più pericoloso dalla concezione moderna della responsabilità.
Se fossimo stati accorti, non sarebbe stato difficile scindere le responsabilità. Da tutti i tribunali del mondo è ammesso chiaramente che quando un subordinato esegue un ordine, è coperto dall'ordine stesso. La sua responsabilità personale comincia a partire dal momento in cui di sua iniziativa "aggiunge" qualche disposizione aggravante. Se un poliziotto riceve l'ordine di interrogare un sospetto, non può essere rimproverato per averlo interrogato e arrestato; ma se gli cava un occhio, è giusto intentargli un processo per aver cavato un occhio a un prigioniero. Questo modo ragionevole e tradizionale di interpretare la legge ci permetteva di ricercare gli autori di sevizie e di torture, e noi non protestiamo affatto qui contro i processi singoli intentati a carnefici, quando quei processi furono regolari e quando la sentenza fu emessa in conformità agli articoli del codice che puniscono le sevizie e la tortura.
Era perfino possibile, in tali condizioni, ricercare gli ufficiali direttamente responsabili delle rappresaglie affrettate o esagerate e accusarli di essere andati oltre gli ordini ricevuti o di aver interpretato consegne generiche con brutalità tale da equivalere ad eccedere gli ordini. Questi processi individuali erano tanto più legittimi in quanto, nella maggior parte dei casi,si trovavano infrazioni alle convenzioni dell'Aia: di conseguenza non si trattava di innovare, ma unicamente di perseguire gli abusi di coloro i quali erano dotati del potere di uccidere.
Tale modo ragionevole di far giustizia avrebbe riscosso l'approvazione di tutte le coscienze: non apriva un abisso tra il popolo germanico e noi. Il vincitore diceva soltanto: "Esistono delle leggi di guerra e voi le conoscevate: noi puniamo nella medesima misura, nelle vostre file e nelle nostre, coloro che non le hanno osservate; adesso vi chiediamo di dimenticare le vostre sofferenze come noi cerchiamo di dimenticare le nostre: ricostruiamo le nostre città e viviamo in pace". Così avrebbero parlato uomini giusti. Ma tutto ciò non ci conveniva. Noi non tenevamo a punire atti criminali isolati: occorreva affermare la criminalità di "tutta" la politica tedesca, dire che questa guerra era una lunga serie di delitti e per conseguenza ogni tedesco era un criminale, giacché aveva collaborato, sia pure senza prendere iniziative personali, sia pure come semplice strumento, ad una politica criminale. Bisognava dunque arrivare a sostenere che nel paese più fortemente disciplinato che esista e sotto un regime assoluto (da dieci anni regime legale), riconosciuto dal mondo intero, le disposizioni, le norme, gli ordini emanati dal governo "non avevano alcun valore" e non proteggevano affatto gli esecutori. Allora abbiamo rinnegato tutto, ci siamo messi sotto i piedi le più elementari evidenze. Ciò che siamo giunti a sostenere oltrepassa l'immaginazione. Abbiamo dimenticato, abbiamo rifiutato di vedere che il Führer-prinzip, base del regime legale germanico, faceva d'ogni cittadino un soldato, d'ogni esecutore un uomo il quale, qualunque fosse il suo rango, non aveva il diritto di discutere gli ordini. Che fare, se si aveva la disgrazia di essere un generale tedesco? Gli era assolutamente proibito di dare le dimissioni in tempo di guerra:allora? La nostra "giustizia" dà la scelta tra il palo per rifiuto d'obbedienza e la forca di Norimberga per aver eseguito gli ordini. Dovevano protestare? "Hanno protestato". Il dossier degli alleati è costituito essenzialmente dai rapporti e dalle proteste che gli esecutori di grado più elevato inviavano al quartiere generale del Führer per descrivere gli eccessi ai quali dava luogo la condotta della guerra e per chiedere che gli ordini troppo severi a loro trasmessi fossero revocati. Ogni volta fu loro risposto che il Führer o il suo delegato, il Reichsführer Heinrich Himmler, confermavano quelle istruzioni e ne assumevano l'intera responsabilità. C'era un responsabile in Germania, ed era uno solo: Adolf Hitler. Non si discutevano gli ordini di Adolf Hitler. Così hanno detto i più grandi, e lo stesso Göring: "Non eravamo sempre d'accordo anche su questioni essenziali, ma una volta dato l'ordine si doveva obbedire".
Questa disciplina assoluta, iscritta nel giuramento di fedeltà,era per i tedeschi la base del loro regime e una garanzia per la loro coscienza. Lo sappiamo bene, e i nostri "giudici" lo sanno.
Ed allora, ecco ciò che hanno inventato. Contrariamente alla legislazione dello stato germanico, e contrariamente anche a tutte le legislazioni nazionali, non temono di dichiarare innanzi tutto che nessuno poteva considerarsi coperto da ordini superiori. Il loro statuto, redatto nell'agosto 1945, sanzionava solidamente questo nuovo principio: "Lo statuto stabilisce che colui il quale ha commesso azioni criminali non può trovare scusanti in ordini superiori". Sir Hartley Shawcross, procuratore britannico, tira le conseguenze di questa dichiarazione: "La lealtà politica, l'obbedienza militare sono cose eccellenti, ma non esigono né giustificano il compimento di azioni notoriamente malvagie. Arriva un momento in cui un uomo deve rifiutarsi di obbedire al suo capo, se vuole obbedire alla propria coscienza. Anche un soldato semplice non è obbligato a compiere azioni illegali". Questa affermazione, così grave poiché rende obbligatoria l'obiezione di coscienza, non basta tuttavia al tribunale che trova modo di tornare su questo punto nella sentenza stessa. "Colui il quale ha violato le leggi di guerra", conclude il tribunale, "non può, per giustificarsi, allegare il mandato avuto dallo stato, dal momento che lo stato conferendo tale mandato ha oltrepassato i poteri a lui riconosciuti dal diritto internazionale. Un'idea fondamentale dello statuto è che gli obblighi internazionali imposti all'individuo hanno la precedenza sul dovere d'obbedienza verso lo stato cui appartengono".
Sarebbe impossibile fare affermazioni più nette, e questa filosofia politica ha, almeno, il merito di essere chiara. Essa erige l'obiezione di coscienza a dovere, e impone il rifiuto di obbedienza. Il suo odio verso gli stati militari è tale che distrugge ogni stato. L'onore e il dramma del soldato vengono da essa negati con un'unica frase. La grandezza della disciplina è annullata con un tratto di penna. L'onore degli uomini, che è quello del servire fedelmente, l'onore impresso nelle nostre scienze fin dal primo giuramento prestato al sovrano, quell'onore non esiste più, non è più iscritto nel manuale di istruzione civica. Soltanto, i nostri sapienti giudici non si sono avveduti che, distruggendo la forma "monarchica" della fedeltà, distruggevano tutte le patrie: poiché non esiste regime che non riposi sul contratto di servizio, non esiste altra sovranità al di fuori della monarchia, e le stesse repubbliche hanno inventato l'espressione di "popolo sovrano". Ormai questa chiara coscienza del dovere, per ordine del sovrano, ha perduto ogni suo potere. L'indiscutibile, il certo, è abolito. L'editto attaccato al muro non ha più autorità, l'obbedienza al magistrato varia secondo le circostanze. Non è più permesso a nessuno dire: la legge è la legge, il re è il re. Tutto ciò che era chiaro, tutto ciò che ci permetteva di morire tranquilli, è compromesso da queste frasi assurde. Lo stato non ha più forma. La città non ha più mura. Un sovrano nuovo, senza capitale e senza volto, regna ormai al loro posto. Il suo tabernacolo è una stazione radio. Là ogni sera si ode la voce alla quale dobbiamo obbedire, quella del super stato che ha la precedenza sulla patria. Giacché la frase scritta dai giudici nella sentenza è chiara, non lascia luogo ad equivoci: se la "coscienza dell'umanità" ha condannato una nazione, i cittadini di questa nazione sono sciolti dal loro dovere di obbedienza: e non soltanto sono sciolti, ma "debbono" agire contro il proprio paese. "Gli obblighi internazionali imposti agli individui hanno la precedenza sul loro dovere di obbedienza verso lo stato a cui appartengono". Così , a questo punto dell'analisi, si scopre che tutto si puntella e in questo modo si sostiene reciprocamente. Noi non siamo più i soldati di una patria, siamo i soldati della legge morale. Non siamo più i cittadini di una nazione, siamo coscienze al servizio dell'umanità.
Allora tutto si spiega. Non si tratta di sapere se il maresciallo Pétain è il capo legale del governo francese; la Francia non esiste, la legalità non esiste. Si tratta di sapere se il generale De Gaulle incarna la morale internazionale con maggiore esattezza del maresciallo Pétain : tra la "democrazia" rappresentata da un comitato improvvisato a Londra e la "Francia", rappresentata da un governo il quale non convoca i consigli generali, noi non possiamo esitare. Bisogna preferire la democrazia, perché la morale è necessariamente dalla parte della democrazia, mentre la Francia non rappresenta niente di fronte alla morale. Eccoci dunque davanti al paesaggio intellettuale completo del cervello del signor De Menthon. Ormaim la "democrazia" è la patria, e la patria non esiste più se non è democratica. Preferire la patria alla democrazia è un tradimento.
Quando la democrazia e minacciata, il patriottismo è "sempre" dalla parte della democrazia. Se la patria è nel campo contrario non fa nulla: la "resistenza" è la legge suprema, il "tradimento" è obbligatorio e la fedeltà è tradimento: il franco tiratore è il vero soldato. Anche qui la nuova situazione definita dal tribunale non dovrebbe sorprenderci, giacché ha un precedente che ne circoscrive bene il significato: si tratta di una "scomunica". E i risultati che da essa si aspettano e si esigono sono in effetti i risultati che la Chiesa aspettava ed esigeva dalla bolla di scomunica. Lo stato così condannato deve essere immediatamente svuotato della sua energia e sostanza,deve ispirare dall'oggi al domani l'orrore e il terrore, gli si deve rifiutare il pane e il sale (e cioè l'imposta, il servizio militare,l'obbedienza), i suoi generali debbono ribellarsi. La delegazione francese ci avverte persino che questa scomunica ha il potere di mutare nome e qualità a tutte le cose. Colui che si ostina è trasformato per virtù di una bacchetta fatata. L'esercito scomunicato non è più esercito, diventa un'associazione di malfattori;le azioni di guerra non sono più azioni di guerra, diventano crimini di diritto comune. La maledizione giuridica trasforma il paese in deserto e nello stesso tempo trasforma tutti i suoi abitanti in sudditi dell'impero del male, toglie loro ogni prerogativa dell'essere umano. Se non abbracciano il partito dell'angelo, se non invocano sulle loro città la folgore sterminatrice, sono colpiti dalla maledizione e dalla condanna del loro paese. Se non chiamano la patria Sodoma, se non la maledicono, non c'è grazia per loro. L'ONU scaglia fulmini e la patria si dissolve. Non esiste più potere temporale. Ed è a questo dissolversi del potere temporale che ci portano a poco a poco le tendenze da noi descritte analizzando la prima e la seconda sezione dell'atto di accusa, di cui troviamo qui l'espressione completa. Avevamo precedentemente concluso che i nazionalismi,e con loro i modi di manifestarli e di difenderli,erano colpiti dallo spirito di Norimberga. Il nuovo diritto mirava ad una spoliazione. Vediamo adesso che non i soli nazionalismi sono messi sotto accusa, ma le patrie stesse. I diritti interni sono detronizzati dall'avvento di un diritto superiore;gli stati sovrani vengono deposti se non accettano di essere i servitori del super stato e della sua religione. Ma non è soltanto questo. Lo spirito messianico, alla fine, si smaschera:predica chiaramente il suo nuovo Vangelo. Tutte le città sono sospette, perché depositarie del potere. Così il loro potere diventa soltanto un potere amministrativo. Le patrie sono i gerenti di un'immensa società anonima. Si lascia loro una certa potestà regolatrice e il loro dominio viene in questo modo circoscritto e definito; dell'essenziale sono spodestate. Il potere spirituale, il potere di rassicurare le coscienze di rendere legittimo ciò che è conforme alla legge non appartiene loro più.
Gerenti del temporale, esse debbono inchinarsi e tacere quando si tratta di decisioni di stato. E non soltanto vengono invitate al silenzio, ma si invitano i cittadini a diffidare. Le patrie non possono mettere al mondo che eresie. Sono tutte sospette di una maledizioni originale. Vengono dichiarate incapaci di formulare il dogma e sospette nell'interpretazione. Si ritira loro ogni potestà sulle coscienze. Lo spirituale è confiscato a profitto di una istanza superiore internazionale, la quale è la sola a dire il giusto, ed è la coscienza del mondo. Le patrie sono deposte: sono deposte a profitto di un impero spirituale del mondo,il quale "ha la precedenza" (è la parola) su tutte le patrie.
Roma è stata inventata di nuovo. Esiste ormai dopo il giudizio di Norimberga una religione dell'umanità, e c'è anche un "cattolicesimo" dell'umanità. Noi dobbiamo sottomissione alla santa madre chiesa dell'umanità, che ha bombardieri per missionari.
La sentenza di Norimberga è la bolla Unigenitus.
Ormai il conclave parla e gli scettri cadono. Entriamo nella storia del sacro impero. Questa nozione di uno stato universale che governa le coscienze è dunque il coronamento dei principi fin qui soltanto enunciati. Senza questa conclusione, essi non avrebbero un senso completo: con essa tutto si illumina, la cupola dà all'edificio la sua forma. Ci era stato detto come prima cosa che ci era proibito riunirci per la forza e la grandezza della patria, che ogni riunione poteva essere considerata come un associazione di malfattori. Per seconda cosa, noi dovevamo abituarci a delegare una parte della nostra sovranità, l'essenziale, in virtù di una carta costituzionale del super stato, la quale è stata concessa al mondo senza chiedere il nostro parere.
Queste disposizioni ci incatenavano doppiamente: ci incatenavano all'interno, nelle nostre città, e nei rapporti con l'estero; in ciò che i giornali chiamano "politica interna e politica estera". La coscienza universale, giudicando dall'alto del suo tribunale, ci vietava la difesa e l'isolamento. Ma non era abbastanza.
Deve fare il suo mestiere di coscienza sino in fondo: bisogna che, come l'occhio di Caino, sia insediata nella tomba.
Essa rappresenta lo sguardo di Dio, e perciò proibisce e fa tremare. È sospesa come una spada. Il magistrato ritira la testa tra le spalle, il poliziotto tossisce forte prima di fermarsi davanti al covo e il generale si sente la corda intorno al collo.
Giacché la coscienza non scrive niente, indica soltanto una linea da seguire, "la linea". Non è coercizione, non ci sono gendarmi, è soltanto un veleno nello stato, una semplice infiltrazione che corrompe tutto. Non siete nemmeno minacciati; è la vostra voce stessa a minacciarvi, poiché la coscienza universale è tutti, e quindi anche voi. Siete sicuro di aver agito conformemente alla morale, a quella morale universale di cui tutti possediamo l'istinto e che si risveglierà nel giorno del giudizio e chiederà "spontaneamente" delle punizioni? Siete sicuri di essere rimasti nella "linea"? Quale linea? chiede il generale: dicono tutti le stesse parole, ma danno ad esse significati differenti.
Non importa, non preoccupatevene: avete una coscienza,sì o no? Tutti, anche un generale, hanno una coscienza. Allora comportatevi secondo le leggi imprescrittibili della coscienza,e soltanto secondo esse, o sarete impiccati. Ricordatevi che non esiste regolamento di fanteria, non esiste regolamento di servizio in campagna, non esistono ordini superiori, nulla di ciò che è scritto ha significato. Tutte le nostre leggi sono leggi minori coperte in ogni caso dalla grande voce della coscienza universale (il più delle volte trasmessa per radio), che l'unità dello stato e l'esistenza dello stato possono essere annullate ad ogni istante da una semplice bolla, e che non esiste nulla, assolutamente nulla, fuori della voce che viene dall'alto. Ecco il mondo che ci viene offerto, soltanto perché era necessario che i tedeschi fossero mostri, e perché bisognava dar ragione a coloro i quali avevano distrutto le loro città. Per giustificare la distruzione, s'inventa la distruzione continuata. Per giustificare la radio, si inventa la radio perpetua. Per giustificare gli alleati, si giura che tutte le guerre debbono ormai esser condotte come la precedente. Col pretesto di colpire un regime autoritario, si è distrutta da per tutto l'autorità, e col pretesto di condannare la Germania, tutti sono stati strettamente vincolati. Noi lasciamo fare in nome della virtù e di un mondo migliore, senza vedere che questo super stato, il quale vieta per principio determinate forme di stato, che detta i contratti e controlla le politiche, non è altro che un signorotto anonimo il quale stabilisce le condizioni di vita dei suoi vassalli. La morale internazionale è soltanto lo strumento di un regno. È impotente a proteggere gli individui, ma è comodissima per dominare gli stati. È quasi inutile sottolineare come questo bel lavoro preparatorio possa alla fine giovare al regno universale del marxismo, in cui fingiamo oggi di scoprire la faccia della Gorgona. Giacché che altro sostiene il marxismo, sia pure con parole diverse? Per i marxisti il diritto interno di ciascun paese deve dare la precedenza, in lealtà, al dovere imposto agli individui di partecipare alla lotta liberatrice del proletariato. Per essi, al di sopra degli obblighi di cittadini, c'è sempre una coscienza universale la quale si identifica con la coscienza di classe. E questa coscienza marxista brontola negli stessi termini, è vaga; anche qui si tratta di restare "nella linea". I teorici della "coscienza universale" non hanno capito bene che quest'arma a cui prestano tante cure è simile al giavellotto degli australiani il quale torna sempre indietro per uccidere chi lo lancia. Tutto ciò che essi fanno può tornare a loro danno. Ogni affermazione può servire al nemico. E non dobbiamo stupire oggi se il partito comunista ci avverte che "il popolo francese" non accetterà la guerra contro la Russia: è un'applicazione dei principi di Norimberga.
Norimberga distrugge le patrie: e chi le distrugge meglio del comunismo? Norimberga pone un'istanza internazionale: Mosca non ne è forse una? Norimberga crea una chiesa: l'altra chiesa è la terza Internazionale. Norimberga decreta il regno della "Coscienza universale": al comunismo basterà rivestirsidi questa pelle per avere lo stesso aspetto. I nostri teorici hanno trasformato tutte le guerre future in guerre civili, e in queste guerre civili hanno preparato quello che servirà al nemico. Il dio della guerra non è più Marte, ma Janus bifrons: Giano dalle due facce il quale sa a che radio votarsi. Ci hanno disarmato contro lo straniero. Ma quale straniero? Un altro risultato ottenuto è la fine certa della "persona", inseparabile dalla fine delle patrie. Questo secondo risultato sembra più sorprendente del primo, perché il tribunale di Norimberga ha preso per tema la "difesa della persona": ma sfortunatamente è altrettanto sicuro.
Intendiamoci: non si tratta di negare le prescrizioni e i veti precisi, concernenti il diritto delle genti e la condotta della guerra, stabiliti dalla sentenza di Norimberga. Essi fanno ormai giurisprudenza e potranno costituire un'efficace protezione delle persone. Le convenzioni dell'Aia sono state così completate da altri testi resi necessari dalla guerra moderna.
Sarebbe stato nondimeno di interesse generale che questo nuovo codice di guerra fosse istituito in circostanze diverse, in seguito a una cooperazione leale e completa tra tutte le nazioni,e soprattutto che non appaia legato a una particolare concezione politica. Sarebbe stato meglio attenersi a testi pratici e chiari, piuttosto che formulare un'ambiziosa filosofia del diritto delle genti che rischia di essere interpretata nel modo più strano. Sarebbe stato più utile, inoltre, proporsi un esame completo dei procedimenti della guerra moderna invece che lasciare nel nostro codice lacune così gravi come quella del blocco o del bombardamento delle popolazioni civili, soltanto perché erano soggetti di riflessione inopportuni. Ma adesso non si tratta di ciò: noi prendiamo l'espressione "difesa della personalità umana" nel senso più lato che le fu attribuito nelle recenti discussioni. Coloro i quali adoperano tali parole si preoccupano dei diritti e della libertà dell'uomo: e in questo senso noi pure le intendiamo. Non faremo osservare ai rappresentanti della coscienza universale la loro impotenza ad assicurare il rispetto della persona, sia pure nei territori controllati.
Sarebbe un giuoco troppo facile. Ci sono evidentemente, al momento attuale, persone di ogni genere le quali non possono pretendere di essere considerate "persone umane": per esempio,gli indocinesi da noi massacrati in Indocina, i malgasci imprigionati a Madagascar, i baltici, i sudetici, i tedeschi del Volga che fanno i turisti nei centri dei D.P., i piccoli e medi nazisti ed altri mostri rinchiusi a Dachau e a Mauthausen, i polacchi e i cechi che non amano il governo sovietico, i negri della Luisiana e della Carolina, i francesi che hanno gridato "Viva il maresciallo", gli arabi che hanno gridato: "Viva il sultano", i greci che hanno gridato: "Viva la Grecia", e gli ucraini sopravvissuti inviati in Siberia perché sono, per loro disgrazia, degli ucraini sopravvissuti... Tutto ciò non prova nulla, d'accordo; ma la lista è un po' lunga. Facendo il totale, provo un lieve imbarazzo nel constatare che, alla fine, ci sono più cadaveri, torture e deportazioni sul conto dei difensori professionali della persona che su quello dei persecutori e degli assassini. Anche questo, d'accordo, non prova nulla. Non so bene veramente come possa non provare nulla, ma crediamolo pure facendo fede agli spiriti serissimi che ce lo dicono. L'importante è di renderci conto non che la difesa della persona si rassegna a usare assassinii, torture e deportazioni, ma che raggiunge il risultato di annullare la persona. Questa fatalità tuttavia è scritta in termini chiarissimi che noi più di una volta abbiamo potuto leggere. La difesa della persona non è una nuova religione. Ci fu già proposto di adorare questo dio. Il suo avvento ha luogo sempre in mezzo ai medesimi festeggiamenti: la ghigliottina è il suo gran sacerdote e in onore del dio un gran numero di oppressori viene sgozzato. Dopo di che la cerimonia termina regolarmente con un bel regime autoritario, luccicante di elmetti, stivali, spalline e adornato di aguzzini con una, certa larghezza. Questa segreta contraddizione è stata più volte notata; e fin da prima della guerra gli osservatori più seri erano d'accordo nel constatare (ma di tale opinione non si parla più) che la parola libertà è adoperata e ripetuta volentieri soprattutto dai furfanti. La storia ci conduce così ad una prima contraddizione iscritta regolarmente nei fatti: la difesa della persona porta, in nome della libertà, all'oppressione, o a regimi ipocriti i quali salvano la libertà chiudendo gli occhi sulla degradazione delle persone. La geografia non è molto più consolante.
Il rispetto della persona consiste nel riconoscere un'eguaglianza tra gli uomini, e per conseguenza diritti uguali al negro di Duala e all'arcivescovo di Parigi. Si cavilla sulla parità dei diritti: un giorno bisognerà pur riconoscerli, o la nostra insegna non avrà più senso. Da quel giorno, la libera espressione della parità dei diritti di due miliardi di esseri umani sarà così ripartita: 600 milioni di bianchi; il resto sono negri, asiatici e semiti. Per mezzo di quale ragionamento potrete fare ammettere ai negri, agli asiatici e ai semiti che i loro diritti eguali non possono esprimersi con una rappresentanza eguale, e che quando si tratta di cose serie, il parere di un bianco vale quello di dieci negri? C'è un solo argomento che rende visibile una verità così poco evidente; è la presenza della flotta di sua maestà, alla quale effettivamente si ricorre ogni volta che la discussione minaccia di smarrirsi generalizzandosi.
Così la difesa della persona, su questo piano, ancora una volta mette capo ad una contraddizione: si afferma a colpi di cannone, o deve ascoltare con sottomissione gli ordini che i Coloured gentlemen si compiaceranno di dare. Ecco perché facciamo tanto rumore: per una libertà che non possiamo far rispettare, per un'eguaglianza che ci rifiutiamo di realizzare.
Verba et voces. Noi parteggiamo per la difesa della persona a patto che tale difesa non significhi nulla. Parteggiamo per la difesa della persona, ma vogliamo fare ai negri la medesima cosa che rimproveriamo ai nazisti di aver fatto agli ebrei. E non soltanto ai negri, ma agli indocinesi, ai malgasci, ai baltici, ai tedeschi del Volga ecc. E non soltanto a costoro, ma anche al proletariato di tutti i paesi al quale pretendiamo di imporre la nozione ufficiale del rispetto della persona, sebbene quel proletariato risponda che tale rispetto non lo interessa affatto.
Noi difendiamo e rispettiamo la persona, ma una persona ideale, una persona in abstracto, una persona "come l'intende il tribunale". So bene che mi viene richiesto di non fermarmi a particolari simili. Una sistemazione verrà dopo. Per ora, la coscienza universale sta installando i suoi uffici. Ma sono proprio i grafici attaccati alle pareti, i grafici dello sviluppo futuro che mi preoccupano più dei risultati ottenuti. Questa persona nuda, senza patria e indifferente ad ogni patria, non conosce le leggi della città e l'odore della città, ma con il solo istinto individuale percepisce la voce internazionale della coscienza universale.
Quest'uomo nuovo, quest'uomo disidrato, io non lo riconosco. La vostra coscienza universale protegge una pianta di serra: questo prodotto teorico, questo prodotto industriale, ha con l'uomo lo stesso rapporto che un'arancia di California avvolta nel cellofan e trasportata attraverso i continenti ha con una arancia appesa all'albero.
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La foto iniziale, NON è parte del testo originale.Per ulteriori informazioni,dettagliate,tecniche,storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti(waA359) : http://revisionismo.splinder.com/
16:47 Scritto da: waa359 | Link permanente | Commenti (0) |
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