11.03.2010

Norimberga ossia la Terra Promessa Parte 4

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Nella foto il "famoso" SAPONE fatto col grasso ebraico!

Esibito come prova al processo FARSA di Norimberga,prova (!) N° CCCP-393 !

CERTIFICATO dal noto falsario WIESETHAL SIMON ! WaA359

Maurice Bardèche

Parte 4

La tecnica dell'accusa si compendia nel negare l'esistenza di ciò che esiste e affermare l'esistenza di ciò che non esiste. Per essa la morale internazionale esiste ed ha il potere di fare leggi scritte e non scritte le quali debbono prevalere sulle leggi scritte delle nazioni. Nella stessa maniera la S.d.N. che non esiste più, esiste, il suo potere poliziesco, mai esistito in realtà, pure esiste nell'assoluto, è la mano di Dio, e il suo diritto regale esiste, sebbene mai sia stato riconosciuto. Questo modo di vedere le cose è una forma di retroattività più sottile delle altre, giacché, insomma, il tribunale giudica in nome di un super-stato il quale nel 1945 (supponendo di credere all'O.N.U.) ha una certa esistenza, ma non ne aveva alcuna nel 1939. É un ridestarsi di fantasmi, ma è soprattutto il trionfo delle essenze pure. Tutte le idee generali prendono in mano una spada, le nuvole dettano la legge, affermano di esistere e soltanto esse esistono. É la caverna di Platone: le realtà non sono più che ombre, ombre le nostre leggi, e le ombre dicono di essere la realtà e le vere leggi. É il trionfo degli "universali ". E cioè, noi che crediamo a ciò che esiste, guardiamo con terrore questo scatenarsi dell'impalpabile.


Poiché, infine, bisogna pur rendersi conto dove tutto ciò ci porti. Non parlo qui dell'uso vergognoso fatto al processo di Norimberga del patto Briand-Kellogg, in nome del quale si è preteso trasformare in delitti di diritto comune tutte le azioni dei militari germanici, col pretesto che, essendo la loro guerra illegale, non c'erano né potevano esservi da parte loro atti di guerra. Ecco le conseguenze del regno delle nuvole. La più importante è la rinuncia da parte di tutte le nazioni, partecipanti o no ai trattati (della morale sono comunque partecipi) alla propria sovranità, in favore della comunità internazionale.

Questa idea è talmente diffusa come base del mondo futuro che tutti i giorni siamo in qualche modo invitati ad adeguarci ad essa. É talmente evidente che già venti anni or sono Litvinov la formulava così : "La sovranità assoluta e l'intera libertà di azione appartengono soltanto agli stati i quali non hanno firmato impegni internazionali". Come avviene questa delegazione di sovranità? Notiamo subito che non sì tratta di una rinuncia di sovranità ordinaria. Una nazione può rinunciare ad alcuni dei suoi diritti sovrani, per esempio rimette a qualcun altro la cura di proteggere i suoi connazionali in Terrasanta, o di far valere i suoi diritti nell'amministrazione del canale di Suez o nel regolare la navigazione del Danubio. Qui non si tratta di questo, ne siamo ben lontani. Le nazioni sono qui invitate ad una rinuncia unica, incredibile: esse delegano a un'istanza superiore il diritto di dire ciò che è sopportabile o no, di fissare il limite del tollerabile o meno, esse abdicano in definitiva ogni sovranità. Giacché che cos'è un sovrano il quale, insultato burlato, non ha il diritto dì alzarsi e gridare: "Basta"? Un simile sovrano non ha più carattere di sovrano, diviene esattamente un privato, reagisce come un privato il quale risponde: "Signore, esistono dei tribunali, i tribunali del re", Riconoscendo un re, non è più lui il sovrano. Le nazioni non abbandonano dunque così una parte della loro sovranità,rinunciano addirittura ad essa. Ciascuna di loro diventa soltanto un cittadino di un impero universale. E questa situazione è così chiara che ogni nazione non accetta soltanto i diritti, ma assume anche i doveri di cittadino. Assume in modo particolare il dovere civico, quello che si deve essenzialmente al feudatario,il dovere di milizia. Accetta di essere mobilitata, diventa un borghese dell'universo e s'impegna a montare la guardia, a suo turno, seguendo gli ordini del Consiglio. Ogni nazione è ormai una guardia nazionale come i contemporanei di Luigi Filippo. Noi possiamo renderci conto in tutta la sua portata di questa abdicazione, ricordando le cose dette nella prima sezione dell'atto di accusa. Constateremo così che le nazioni non soltanto rinunciano al diritto di distinguere per conto proprio il tollerabile dall'intollerabile, ma in realtà cedono il diritto di distinguere il giusto dall'ingiusto. Lasciano ad altri il diritto di giudicare non soltanto se esse siano danneggiate, ma se vivono conformemente alla morale. Per tutto debbono chiedere il permesso: per fare la guerra, per non fare la guerra, per essere forti con un certo metodo o con un altro metodo, per mutare di regime, per votare una legge o un contingentamento.

E non è affatto da stupire che adesso si facciano loro "raccomandazioni"sulla moneta, sul commercio, sul bilancio, sull'armamento, sul loro comportamento democratico: tutto ciò era contenuto nello spirito di Norimberga e sarebbe stupefacente che tali cose non avvenissero. Così tale ingerenza, dapprima coperta e puramente metafisica quando si trattava dei diritti politici, diventa giuridica, precisa, condizionata da organismi e testi, quando si passa nel dominio internazionale L'assimilazione del Briand-Kellogg a un editto fa comprendere benissimo il carattere giuridico dell'istanza internazionale; e l'assimilazione degli stati alla condizione del privato cittadino ci dà l'esatta misura del decadimento. La transizione drammatica alla quale assistiamo ha tutti i caratteri delle fasi d'instaurazione delle nuove sovranità. Gli stessi fenomeni si produssero in Italia nel XVI secolo, quando gli stati vollero imporre la loro sovranità giuridica ai principi feudali. Gli Orsini, i Malatesta,i Colonna pretendevano avere diritto di giustizia sulle loro terre. Non comprendevano assolutamente nulla dei processi che la Repubblica di Venezia e il papa intentavano loro; e morirono persuasi del loro buon diritto, convinti che i nemici volevano sbarazzarsi di loro (ed era vero) raccontando frottole.

Da questo paragone si potrebbe trarre la conclusione che il processo di Norimberga è la prima manifestazione di un diritto nuovo, il quale apparirà evidente tra duecento anni. Può darsi.

Ma certo gli Orsini, i Malatesta e i Colonna sparirono come sovrani e i loro discendenti sono divenuti sudditi docili del papa e del granduca di Toscana. Se Norimberga crea il diritto per l'avvenire, se la legge internazionale si assicurerà alla fine il posto che attualmente rivendica, le nostre nazioni finiranno come i feudatari italiani. I testi consacrano la loro soggezione e la loro scomparsa. A questo punto della nostra analisi vediamo dispiegarsi davanti ai nostri occhi il panorama del nuovo sistema. È infine una specie di trasposizione. L'irrevocabilità dei trattati e l'indivisibilità della pace non ci portano necessariamente alla schiavitù e a tutte le sue conseguenze: malthusianesimo,controllo, occupazione. Ci abituano invece, e con dolcezza, a un grado temperato degli stessi fenomeni, a una traduzione sopportabile di quel vocabolario da schiavi. Non si tratta più di servaggio, ma d'ingerenza, non di controllo ma di pianificazione, non di malthusianesimo ma di esportazioni organizzate;ancora meno di occupazione, soltanto invece di conferenze internazionali le quali sono una specie di consulti medici sulla nostra temperatura democratica. Intorno al tavolo ci sono tutti; ognuno ha la sua scheda per votare. Non ci sono vinti e vincitori. La libertà regna e ciascuno respira non come si respira con un polmone artificiale, ma come si respira nella cabina d'un batiscafo o di un aerostato dove la quantità di ossigeno è regolata da un sapiente meccanismo d'immissione.

Tutti hanno deposto all'entrata un certo numero di idee false e di pretese superflue, come i maomettani depongono le babbucce prima di entrare nella moschea. Tutti sono liberi, perché ognuno prima di entrare ha giurato dì rispettare in eterno i principi democratici, ha firmato cioè, prima di ogni altra cosa,un abbonamento perpetuo alla costituzione degli Stati Uniti.

Non è forse questa la felicità? Non è un compromesso felice tra i due ostacoli che ci fermavano? Così la quadratura del circolo è risolta. La Germania è condannata non soltanto per aver violato il trattato di Versailles, ma essenzialmente per aver agito contro lo spirito e gli editti della coscienza universale e cioè della democrazia. Può riprendere però il suo rango tra le altre nazioni libere, se giurerà fedeltà alla dea offesa. É necessario adesso considerare le nuove disposizioni in tutte le loro conseguenze. Questo ridurre gli stati alla condizione di privati cittadini ha come primo risultato il consacramento dell'attuale distribuzione della ricchezza nel mondo. L'ineguaglianza sociale si riproduce nella medesima misura negli stati, e nel medesimo rapporto con gli istituti giuridici. Il cittadino cioè è nominato guardiano dell'ineguaglianza che l'opprime. Nelle grandi città, questa situazione statica viene continuamente modificata dalle lotte politiche. Periodicamente il cittadino fa sapere, e spesso con una certa violenza, ch'egli non accetta di continuare a tenere il ruolo di guardiano se l'ineguaglianza iniziale non verrà emendata a suo profitto. Il contratto sociale viene così revisionato di continuo. A questo mezzo conferito dall'azione politica ai cittadini che cosa corrisponde nella scala degli stati? Ogni lotta politica su questo piano è guerra o preludio alla guerra; e tale guerra, nel nuovo sistema, non può essere che una guerra mondiale. Voi siete liberi, ci si dice, ma liberi a patto di accettare la vostra sorte. Avete diritti uguali a quelli degli altri, ma dovete sapere che gli altri hanno rinunciato al diritto di discutere l'essenziale. Ecco una maniera ipocrita di reintrodurre il malthusianesimo. La Carta delle Nazioni Unite consolida il pauperismo come Briand-Kellogg consolidava Versailles. Non c'è nemmeno più bisogno di annessioni,non c'è più bisogno di coercizione; basta far accettare lo spirito democratico il quale rende gli stessi servigi di qualsiasi coercizione.

I ricchi gridano: "Osanna", essi rendono grazie dopo aver cantato alcuni inni sul Potomac e proclamano il loro trionfo come il trionfo della giustizia e della pace. É splendido.

Non c'è nemmeno più bisogno di parlare di "mostri". I mostri sono spariti, è finita. Non occorre togliere loro le colonie per sfruttarle in loro vece, essi non hanno più colonie: né la marina per affittare loro navi, essi non hanno più navi: né le loro officine perché essi debbano pagare carissimi alcuni tegami fabbricati a Detroit o ad Essen dai capitalisti di Detroit, essi non hanno più officine. Basta persuaderli a considerare eccellente lo stato attuale delle cose, di considerarlo come una di quelle fatalità contro cui nulla si può. La Carta delle Nazioni Unite realizza l'economia di un diktat. Versailles è una puerilità giacché abbiamo Briand-Kellogg. Democrazia e immobilità,ecco la nostra divisa: tutto va per il meglio nel migliore dei mondi, e perciò s'invitano i diseredati a montare la guardia davanti al patrimonio dei giusti. S'incontrano così e si compenetrano due uomini all'apparenza estranei, il morale e l'economico.

Norimberga pretende di garantire la pace. Accade però che la pace e la coscienza universale, benché seggano nell'empireo,sono come i re i quali, diceva Montaigne, sono sì seduti sui loro troni, ma sono sempre seduti sul culo. Così le idee pure,le idee impalpabili, incarnandosi nei sovrani debbono mettere mano agli impuri lavori connessi col mestiere del principe.

La loro amministrazione, in ultima analisi, consiste nel distribuire le ricchezze. Non si può amministrare il mondo spirituale senza sconfinare nel temporale. Non si possono spodestare i sovrani del potere spirituale senza togliere loro anche una parte di quello temporale, che è ad esso connaturato, come la terra con le radici. Allora possiamo chiedere: "Pure idee,idee impalpabili, chi sono i vostri ministri? A quali intendenti,a quali cancellieri, a quali nobili paggi addetti alla vostra persona avete affidato l'amministrazione dei beni temporali di cui vi siete sbarazzate? Quale congregazione regna su di noi? Se ci ordinate di montare la guardia, vorremmo sapere davanti a che cosa la montiamo. Se ci ordinate di salutare chi passa alla porta, vorremmo sapere chi è seduto nelle vostre carrozze".

Ma il tribunale, in questa seconda sezione dell'atto d'accusa,non risponde a tale quesito. Si contenta di porre i principi da noi descritti, attraverso questi cercheremo di leggere l'avvenire.

Giacché, misurando i giardini del nuovo Eden, vediamo precisarsi un poco meglio le forme e il profilo del mondo futuro.

La nuova legge è decisamente una buona cosa. La prima sezione dell'atto d'accusa ci scacciava dalla città, ce ne scacciava praticamente, ed è detto tutto; la seconda sezione si scaccia giuridicamente dandoci il titolo di cittadino del mondo.

Dapprima abbiamo imparato che non avevamo il diritto di riunirci sulla piazza davanti alla casa del cadì, e di dire: "Questa città fu dei nostri padri ed ora è nostra, questi campi furono dei nostri padri e perciò ci appartengono". E adesso il cadì non ha più il diritto di camminare preceduto dalla spada della giustizia: egli ha abbandonato la sua sovranità, ecco agenti bellissimi con un casco bianco in testa i quali annunziano la pace e la prosperità. Benvenuti, agenti dei nostri padroni! Voi non vegliate soltanto sul nostro sonno, voi regolate le varie circolazioni,quella delle nostre macchine, quella delle nostre idee,del nostro denaro e, presto, quella delle nostre truppe. Il cadì esce ogni giorno dal palazzo per andare a dire le sue preghiere scortato dai soldati del suo goum. Finge di non vedervi: e noi,guardandoci indietro, pensiamo con amarezza ai sultani che facevamo sfilare nello stesso modo. In questo mondo che poco fa sentivamo fluido, sfuggente ad ogni definizione e certezza,c'è infine qualche cosa di stabile, di definitivo, d'irrevocabile: le leggi che ci rendono tributari. Da noi, nelle nostre città, più nulla vi è di sicuro, non esistono più limiti certi tra il bene e il male, non vi è più terra su cui poggiare i piedi: ma sopra di noi un'architettura vigorosa comincia a disegnarsi. Il cittadino francese, tedesco, spagnolo, italiano, non sa bene quale sorte sia a lui riservata, ma il cittadino del mondo sa che l'impalcatura armoniosa dei patti s'innalza per lui. La sua persona è sacra,le sue merci sono sacre, i prezzi di costo sono sacri, i margini di guadagno sono sacri. La repubblica universale è la repubblica dei mercanti. La lotteria della storia è ferma una volta per tutte. Vi è una sola legge, quella che permette la conservazione dei guadagni. Tutto è permesso, salvo il tornare su queste cose. La distribuzione dei lotti è definitiva. Siete in perpetuo venditore o compratore, ricco o povero per sempre, padrone o tributario sino alla fine dei secoli. Là dove le sovranità nazionali si spengono, comincia a risplendere la dittatura economica mondiale. Un popolo non ha più alcun potere contro i mercanti se ha rinunciato al diritto di dire: "Ecco i contratti,ecco gli usi, e voi pagherete questa decima per sedervi". Gli Stati Uniti del mondo sono una concezione politica soltanto apparentemente: in realtà si tratta di una concezione economica.

Questo mondo immobile non sarà più che un'enorme borsa: Winnipeg dà il corso del grano, New York quello del rame,Pretoria dell'oro, Amsterdam del diamante. Quale rimedio ci rimane se non siamo d'accordo? La discussione tra ricco e povero?

Ne conosciamo i risultati. Il cattivo umore, la chiusura dei porti? Gli altri hanno mille mezzi per farcene pentire.

Chiunque rinunci al diritto di tassare lo straniero, di farlo uscire dalla città con le sue merci, di chiudere i porti ai missionari,rinuncia anche alla libertà e a tutti i suoi beni. Che cos'è mai uno sciopero, che cosa una conquista sociale in un paese forzato ad adeguare i suoi prezzi a quelli dello straniero? Questo problema ci dà la chiave delle nostre difficoltà. attuali: la vita del proprio paese si assicura soltanto restando padroni in casa propria. congedando lo straniero. Ma la nuova "costituzione del mondo", come dice il presidente Truman, c'invita a fate il contrario. Questa politica ha un nome: tre quarti di secolo fa si chiamava per decenza "la politica della porta aperta". Noi siamo diventati la Cina. L'elezione del presidente degli Stati uniti c'interessa più delle nostre crisi ministeriali. Ci rimane però una consolazione ed è la coscienza universale che ci governa.Giuristi perfettamente aggiornati ci portano leggi già fatte. Essi sono i guardiani della vestale Democrazia. Simili ai grassi eunuchi i quali sorvegliano le strade dell'harem, hanno un volto sconosciuto e parlano un linguaggio a noi incomprensibile.

Sono gli interpreti delle nuvole. La loro funzione consiste nel metterci a portata di mano i preziosi misteri della libertà,della pace, della verità: ci spiegano che cosa sia il patriottismo,in che consista il tradimento, il coraggio, il dovere di un cittadino.

Ci spiegano il nuovo concetto dell'onore e il viso della nostra nuova patria. O leggi del nostro paese, leggi della nostra città, leggi intere e vigorose, leggi che sapevano di carne e di sangue, leggi della nostra terra! O leggi del principe gridate dall'araldo nei villaggi, ordinanze sulle quali i consiglieri davano il loro parere tenendo in mano il berretto quadrato! O vecchio reame, tempi dei corsari, dove siete? O leggi guerriere,leggi omicide, ormai lo sappiamo, voi eravate leggi di pace e d'amore! O leggi ingiuste, voi eravate leggi di giustizia! O leggi dì proscrizione, voi eravate leggi di salvezza! Leggi di spoliazione, voi eravate leggi tutelari! O leggi, voi eravate la nostra vita e il nostro respiro. Eravate la misura della nostra forza ed anche nel male ci davate la maniera di moderare i nostri impulsi. Eravate il nostro sangue e l'anima nostra. Eravate il nostro stesso volto. E vi riconoscevamo, sì, vi riconoscevamo in pieno: anche le più brutali, quelle che oggi chiamiamo ingiuste, anche la revoca dell'editto di Nantes che ci hanno insegnato a maledire, come tutte ci appaiono leggi moderate e sagge accanto alle leggi emanate dallo straniero! Adesso è il tempo della legge senza volto, il tempo delle falsificazioni e dell'assassinio chiamati "legge". Oggi una macchina per fabbricare il mondo ha preso il posto dei nostri consiglieri. Ogni tanto essa mette in circolazione un prodotto mostruoso, secco,igienico, disumano, che noi guardiamo stupiti, come si guarda un aerolito. E i nuovi legislatori ci spiegano che tutti i soldati tedeschi andavano impiccati come assassini comuni e tutti i civili francesi dovevano essere fucilati per intesa col nemico,ma si è stati "indulgenti". O leggi barbare del tredicesimo secolo,usi del Poitou, duello con i bastoni, adunata, giudizio di Dio: oggi la giustizia e la mansuetudine illuminano le vostre fronti! Ingegneri invisibili tracciano con una cordicella il nostro universo. Avevamo una casa, avremo al suo posto la pianta di una casa. Un occhio in mezzo ad un triangolo, come sulla copertina di un catechismo, governa la nuova creazione politica. Gli idealisti si sono scatenati. Ogni produttore di mostri ha diritto alla parola. Il nostro mondo sarà bianco come una clinica, silenzioso come una camera mortuaria. É il secolo degli incubi: idealismi, io vi odio. Questa è la realtà, malgrado le belle frasi che ad ogni occasione vengono dette sulla nostra indipendenza. Oggi i vincitori, impauriti per le conseguenze di ciò che hanno fatto, ci possono anche assicurare che nulla di tutto ciò è grave; le città saranno ricostruite, verranno distribuiti carbone, macchine, benzina, cotone (ma non ai cattivi, si capisce, per esempio non ai fascisti spagnoli), avremo il diritto di essere nazionalisti quanto vorremo: potremo avere teste balzane se così vogliamo, crearci nemici, niente è mutato. Noi sappiamo che è soltanto un trompe-l'oeil, e che tutti i piani economici del mondo non possono sostituire i diritti politici a noi tolti. Le nazioni sono evirate. La teoria degli Stati Uniti del mondo è un'impostura fondata su un postulato politico, e il postulato dell'eccellenza democratica è un postulato esattamente simile a quello dell'eccellenza del marxismo. É inoltre un mezzo di intervento proprio come lo è il marxismo. Noi non siamo più uomini liberi: non lo siamo più da quando il tribunale di Norimberga ha proclamato che al di sopra delle nostre volontà nazionali, esiste una volontà universale la quale, sola, può emanare le vere leggi. Non è il piano Marshall a minacciare la nostra indipendenza, sono i principi di Norimberga. Coloro i quali attaccano oggi il piano Marshall non lo sanno o non lo vogliono dire, ma in realtà attaccano la morale di Norimberga:metà del popolo francese protesta oggi senza saperlo perché Göring è stato impiccato. D'altra parte sappiamo dove tutto ciò porta. Per comodità di accusa, le Nazioni Unite hanno promulgato una dottrina ambigua che le pone oggi davanti a difficoltà drammatiche. Chi crede alla buona fede dei sovietici non ha torto. Tale buona fede, intesa "come principio" non è forse evidente? Si chiede loro di accusare la Germania di delitti contro la democrazia. Su questo punto erano d'accordo. Si propone loro di promulgare che in avvenire il mondo sarà governato con spirito democratico; ciò era per loro della massima convenienza. L'equivoco apparve quando dalla teoria si volle passare alla pratica. I russi pensavano, è evidente, dì essersi impegnati a esportare la costituzione sovietica che, dal loro punto di vista, è la più democratica del mondo: essi erano partigiani dell'ingerenza, ma intermediari dovevano essere i partiti comunisti: approvavano i piani (purché fossero triennali, quadriennali,quinquennali) delle esportazioni (a patto che esse fossero dirette verso l'est); approvarono le conferenze internazionali soltanto se Viscinsky veniva ascoltato docilmente.

Avevano compreso che lo spirito democratico avrebbe alitato da Mosca sul mondo, circolando in senso contrario a quello dalle lancette di un orologio. Quando venne spiegato loro che si trattava di tutt'altra cosa, che bisognava diffondere la costituzione americana, il dollaro e il voto a scheda segreta, favorire le ispezioni della Croce Rossa, e riunirsi nella sala da pranzo di Marshall, videro e dichiararono il malinteso. Mettetevi al loro posto. Essi non hanno certo fatto la guerra perché l'ambasciatore americano possa fare la pioggia e il bel tempo a Varsavia.Questo è il pericolo delle formule vaghe e delle idee false.

Ci accorgiamo oggi che l'inoffensivo Briand-Kellogg conteneva molto materiale esplosivo di cui non si supponeva l'esistenza. Era eccellente per condannare la Germania, ma è esecrabile per governare il mondo. Oggi, i giudici di Norimberga,se vogliono essere conseguenti, debbono denunciare come nemici della coscienza universale gli stati i quali non applicano la democrazia all'americana. Debbono metterli fuori della comunità internazionale; e la coscienza universale, per adempiere il suo dovere sovrano, deve metterli al bando come ribelli.

Così i principi di Norimberga non soltanto ci pongono sotto tutela, ma ci condannano a un'altra guerra, a una guerra in tutto simile alla precedente, una guerra non necessaria, una guerra ideologica, un'ipotetica guerra del diritto. Ed ecco perché migliaia di giovani francesi e tedeschi porteranno forse tra qualche mese lo stesso eguale elmetto rotondo, in onore di una morale superiore, la quale consiste, per loro e per noi, a non essere padroni in casa propria. É vero che, in cambio di questa politica di Gribouille, avremo la soddisfazione di sapere che il nazionalsocialismo e il bolscevismo erano le due facce di una medesima mostruosità. Non so se gli americani si siano accorti che questa dichiarazione supplementare non serve certo a semplificare le cose. La terza sezione dell'atto di accusa è, come la seconda, classica. Si tratta di "crimini di guerra". Il tribunale poggia qui su un testo preciso: le convenzioni dell'Aia del 1907. Chiama "crimini di guerra" gli atti commessi dai belligeranti nel violare quelle convenzioni, le quali regolano i metodi riconosciuti dagli stati sovrani come conformi ai diritti della guerra. A questa procedura non c'è niente da obiettare.

Vedremo più avanti dove comincia, su questo punto, la disonestà.

Prestissimo però fu scoperto che il diritto internazionale promulgato, e cioè il testo delle convenzioni dell'Aia, non permetteva di raggiungere alcune azioni che pure bisognava far pagare ai tedeschi. S'inventò allora una nuova qualifica,quella del "crimine contro l'umanità". E servì da titolo alla quarta sezione dell'atto di accusa. Ma poiché non si sapeva bene dove finissero i "crimini dì guerra" e iniziassero i "crimini contro l'umanità", e poiché d'altra parte era utile far scivolare sotto una qualifica incontestabile le azioni che dipendevano in realtà dalla qualifica contestata, la terza e la quarta sezione furono costantemente confuse l'una con l'altra. E nella nostra analisi c'è impossibile separarle, sebbene il pubblico ministero prenda a fondamento di queste due accuse principi diversissimi.

All'opinione pubblica è stata data in pasto questa parte dell'atto di accusa; abbiamo già detto perché. Per giudicare i principi, apparentemente ragionevolissimi che informano l'atto di accusa, bisogna innanzi tutto giudicare l'accusa. E la verità non è così facile a individuarsi come forse potrebbe sembrare.

Sulle atrocità tedesche esiste una letteratura abbondante, in netto contrasto con ciò che tutti noi abbiamo visto. Quaranta milioni di francesi hanno visto, durante tre anni, i tedeschi nelle proprie città, nelle fattorie, nelle case, sulle strade, e non hanno potuto constatare in nessun modo la loro mostruosità.

Fummo forse vittime allora di un travestimento gigantesco sotto il quale si dissimulava la "bestia"? O i rapporti fatti dopo sono stati esagerati? Non abbiamo alcun interesse a difendere "la buona Germania"; anzi la politica del governo francese durante l'occupazione apparirebbe molto più efficace se i tedeschi fossero effettivamente dei "mostri". I "resistenti" hanno interesse a sopravvalutare e sfoggiare le loro sofferenze: si sa che le sofferenze si trasformano facilmente in buoni posti. Ci siamo sbagliati sui tedeschi? Siamo pronti a riconoscerlo in piena buona fede, non ci sentiremo certo sminuiti; ma dov'è la verità? Ecco il primo ostacolo: ma insieme a questo ve ne sono altri. Si accusa la Germania dello sterminio di migliaia e migliaia di esseri umani. Beninteso, noi condanniamo tali procedimenti in ogni tempo, ed anche in tempo di guerra. Su ciò non v'è dubbio possibile: e se durante la guerra fossero venute a nostra conoscenza alcune azioni rimproverate oggi alla Germania,avremmo protestato subito contro quelle azioni. Ma prima, giova ripeterlo, dobbiamo esigere una verifica imparziale delle accuse, verifica non ancora fatta; dopo di che non possiamo parlare di cose simili fingendo di dimenticare che gli alleati hanno usato con metodi diversi, ma altrettanto efficaci,un sistema di sterminio quasi egualmente esteso; infine a noi francesi non è permesso di ignorare, esprimendo il nostro giudizio,che quello sterminio (come risulta chiaramente dalla stessa accusa) fu diretto soprattutto contro popolazioni allogene,e soprattutto contro gli slavi. La propaganda della resistenza ha mirato a creare una confusione totale: ha parlato di campi di concentramento come se il trattamento usato ai francesi e agli slavi fosse stato il medesimo, e ha scelto in ogni luogo il maximumdell'atrocità presentandola come una regola. Come risultato, i lettori dei nostri giornali sono convintissimi che a Ravensbrück ogni giorno cinquecento bambini di Belleville fossero scaraventati nei forni al canto di Lily Marlene. Dobbiamo inoltre fare attenzione su un altro punto. Riconosciamo che tra la Germania e la Russia è aperto un conto spaventoso:e, a rischio di sorprendere molto i lettori, aggiungerò che se le cifre presentate dal governo sovietico, riguardanti perdite e sventure, sono esatte, i russi sono stati moderati nelle rappresaglie dell'occupazione. Se è vero che i loro prigionieri sono stati massacrati a centinaia di migliaia, che le loro provincie sono state distrutte, spopolate e rase al suolo, i loro contadini impiccati come grappoli umani, se ciò che essi affermano è vero,avrebbero il diritto di trasformare metà della Germania in un deserto polveroso, in virtù proprio di quella legge del taglione da noi sovente ricordata. Ma essi non hanno fatto nulla di ciò; hanno avuto il sangue freddo di comprendere che sopprimere i nemici irriducibili e stabilire solidamente il proprio potere, erano obbiettivi più importanti della vendetta. Ed hanno lasciato condannare i tedeschi giuridicamente, per fatti che la loro politica annullava. Non siamo dunque più realisti del re. Quanto è accaduto ad Auschwitz, a Majdanek e in altri luoghi riguarda gli slavi: noi ci dobbiamo occupare dell'Occidente.

Non reclamiamo debiti che il debitore non reclama. Cerchiamo invece di correggere le esagerazioni della nostra propaganda.

Per noi è importante sapere ciò che i tedeschi hanno fatto "a noi". Su questo punto esamineremo i documenti di Norimberga.

Compito tanto più facile, in quanto il tribunale ha affidato al pubblico ministero francese l'incarico di presentare i fatti qualificati "crimini di guerra e crimini contro l'umanità",per quel che riguarda il settore occidentale. Abbiamo dunque un mezzo eccellente per sormontare la prima difficoltà cui ci siamo trovati di fronte poco fa. La requisitoria ufficiale ci permette di trascurare le requisitorie private riunite da giornalisti o scrittori improvvisati, requisitorie che il procuratore francese non ha ritenuto utile prendere in considerazione. Nel medesimo tempo ci permette di isolare con facilità i fatti concernenti il nostro paese, tra le accuse formulate confusamente contro il nazionalsocialismo. Il nostro scopo è di chiederci: le atrocità tedesche di cui ogni giorno la nostra stampa parla sono state provate? Che dice su questo punto l'accusa più grave, la sola autentica, quella esposta a Norimberga? Invece di passare subito all'esame dei principi, di assidersi vicino al giudice e di guardarlo giudicare, bisogna dunque occuparsi dell'istruttoria :

bisogna cercare di vedere quello che vi è di solido nella requisitoria.

Ascolteremo i testimoni insieme al tribunale ed esamineremo tutta la documentazione. E alla fine ci chiederemo : e noi? Basta una lettura affrettata del processo di Norimberga per accorgersi che, dal momento in cui prende la parola la delegazione francese (incaricata di questa parte della requisitoria),i metodi del processo sono completamente trasformati, Le delegazioni americana e inglese, cui erano state affidate la prima e la seconda sezione dell'atto di accusa, avevano rispettato certe norme, non obbligatorie ai termini del regolamento del tribunale internazionale, ma di stretta prudenza. Per esempio,la maggior parte dei documenti citati erano tedeschi, trovati negli archivi tedeschi e firmati da responsabili identificati: se il pubblico ministero depositava un documento proveniente da uno degli stati alleati, lo dichiarava esplicitamente, giacché tali documenti non avevano lo stesso esatto valore dei documenti di origine tedesca. Nello stesso modo, i testimoni finora citati, salvo pochissime eccezioni, erano funzionari o generali tedeschi, il colonnello Lahousen dello stato maggiore dell'ammiraglio Canaris, il generale delle SS Ohlendorf, il maggiore Wisliceny, addetto di Eichmann alla direzione dei problemi ebraici, il generale delle SS Schellenberg, il guardiano Hollrieg del campo di Mauthausen, il generale delle SS von dem Bach Zelewski, gli ufficiali operanti nei sottomarini Heisig e Mohle. Le obiezioni della difesa sull'origine dei documenti erano rare, il presidente non doveva quasi mai arbitrare incidenti. A partire dal momento in cui si alza il nostro delegato,tutto cambia, e le basi dell'accusa appaiono differentissime,creano tali incidenti, provocano tali proteste dello stesso tribunale, che è impossibile prendere in considerazione questa requisitoria senza sottoporla ad un'analisi preventiva. La prima anomalia è la sparizione quasi totale di documenti e testimonianze tedesche. Non si può dire che tale sparizione sia indifferente.

Essa è grave: il procuratore francese non è lì per enumerare "i crimini della Germania" , giacché non si può impiccare "la Germania", ma egli vuol provare che le azioni incriminate risultano da ordini dati dagli accusati lì presenti. Egli chiede la pena di morte per Keitel, il cui quartiere generale era sul Dnieper; per Neurath il quale era Reichsprotektor di Cecoslovacchia;per Ribbentrop, ministro degli esteri; per Speer preposto agli armamenti; per Jodl dirigente le operazioni militari;per Baldur von Schirach; e non produce nessun documento atto a provare che Keitel, Neurath, Ribbentrop, Speer,Jodl ecc. hanno ordinato i crimini, forse veri, esposti. Domanda queste vite umane con vera leggerezza e senza prove. A rigore può presumere che Göring "sapeva" (Göring sostiene il contrario) o almeno "avrebbe dovuto sapere"; forse ha ragione ad affermare che Kaltenbrunner, assistente aggiunto di Himmler, che Seyss-Inquart, governatore dell'Olanda, "non potevano non sapere", anzi era loro dovere "sapere"; ma non porta le prove né dell'esistenza di un piano, né di esecuzioni di ordini dati personalmente dagli accusati. In un processo contro la Germania, egli potrebbe sostenere che la testimonianza delle vittime è indispensabile, non è possibile farne a meno: è disonesto però che egli non faccia un processo contro la Germania.

Vorrebbe farlo, ma non può, l'entità "Germania" non è stata convocata dall'usciere. Parla contro uomini seduti davanti a lui, convocati per rispondere delle loro azioni e non delle altrui,e non ha il diritto di affermare l'esistenza di un piano prestabilito per distruggere la popolazione francese, giacché non ne ha le prove; né ha il diritto di accusare alcuni uomini di aver dato ordini dei quali non può affermare l'esistenza. Il secondo atto disonesto della delegazione francese è quello di aver sostituito con un'enumerazione le prove inesistenti, gli ordini che non si possono provare senza documentarli. "Io non fornirò prove", dice il delegato francese, "ma farò venire tanti testimoni, depositerò tanti rapporti i quali proveranno chiaramente che, poiché in ogni luogo le cose si sono svolte nella stessa maniera, gli ordini esistevano". Bella cosa da dire nel paese di Descartes! I ragazzi di 14 anni, nei licei, sanno che la prima regola del metodo scientifico è quella di basarsi su enunciazioni "complete".

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La foto iniziale, NON è parte del testo originale.Per ulteriori informazioni,dettagliate,tecniche,storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti(waA359) : http://revisionismo.splinder.com/

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Parte 5

12:19 Scritto da: waa359 | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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