11.03.2010

Norimberga ossia la Terra Promessa Parte 3

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Norimberga: i falsificatori di Storia all'opera . WaA359

Maurice Bardèche

Parte 3


Dall'altro lato, silenzio. Si rimproverano allo stato maggiore germanico alcuni studi di operazioni trovati nei suoi archivi: voi preparavate la guerra. dunque!

A chi potremo far credere che contemporaneamente gli altri stati maggiori europei non facevano piani, non si preparavano a fronteggiare nessuna eventualità strategica? A chi faremo credere che gli uomini di stato europei non prendevano accordi? A chi faremo credere che i cassetti di Londra e di Parigi sono vuoti e che i preparativi tedeschi hanno sorpreso agnelli i quali pensavano soltanto alla pace? Quando la difesa chiede al tribunale di esaminare gli analoghi documenti francesi ed inglesi sull'estensione della guerra, sui piani dello stato maggiore francese, sui crimini di guerra alleati, sulle disposizioni date dallo stato maggiore inglese ai vari comandi, sulla guerra dei partigiani in Russia, alla difesa si risponde che tutto ciò non interessa il tribunale, che tale problema "è assolutamente fuori proposito".


Le nazioni unite non sono sotto accusa, si dice. Giustissimo; ma allora perché chiamare "storia" ciò che è soltanto "messa in scena"? Anche qui soltanto la metà del mondo è illuminata. In altri tempi, fondandosi su queste apparenze, si negava la sfericità della terra. La storia comincia quando la luce viene equamente ripartita, quando ciascuno posa i propri documenti sul tavolo e dice: giudicate. Se no, si tratta unicamente di operazioni propagandistiche. É onesto accettare una tale presentazione dei fatti, è stato da persone di onore mutilarli in questo modo? É più giusto ed anche più conforme all'interesse di tutti i paesi dire che la mobilitazione degli archivisti non ci impressiona. Giacché la tecnica dell'illuminazione non prevarrà contro l'evidenza. É stata l'Inghilterra a dichiarare guerra alla Germania il 3 settembre 1939, alle 11 del mattino. La Francia ha fatto la stessa dichiarazione alle cinque di sera. L'Inghilterra e la Francia avevano ragioni di diritto per agire così; ma infine hanno agito così .

Si è mal piazzati per rifiutare ogni responsabilità della guerra quando, per primi, si dichiara la guerra ad un altro stato. In Francia e in Inghilterra esisteva un partito della guerra: oggi non si può più ignorarlo. Alcuni uomini di stato vengono rimproverati di essere stati "colombe", di aver cercato cioè un accomodamento.

Ciò vuol dire che non si volevano accomodamenti; la guerra era accettata e forse desiderata. Quest'atteggiamento vale bene la nota di Hossbach, mi pare. Infine, tutti sanno che dopo la disfatta della Polonia, la Germania cercò di intavolare negoziati sulla base del fatto compiuto. Forse era immorale, ma era pure un modo di evitare una guerra europea. Tali proposte non furono accettate: gli altri erano decisissimi a non perdere l'occasione di una guerra. Queste sono evidenze un po' troppo forti per essere relegate discretamente in un angolo. Nonostante la regia di Norimberga, l'avvenire ristabilirà facilmente la verità: Hitler ha accettato il rischio della guerra per una conquista che egli riteneva vitale, l'Inghilterra ha deciso di imporgli la guerra come prezzo di quella conquista. Hitler pensava di lasciar libero corso al massimo ad un'operazione militare circoscritta: l'Inghilterra ne ha fatto uscire deliberatamente una guerra mondiale. Ancora una parola come conclusione delle nostre doglianze. L'accusa ha dedicato importanti esposti alle aggressioni che ebbero luogo durante lo svolgimento delle operazioni militari. Su questo punto, se ci limitiamo a constatare i fatti, la posizione dell'accusa è solidissima. Quelle aggressioni sono certe. Ma con quale diritto si possono presentare,esattamente sul medesimo piano, come atti della medesima gravità, delle aggressioni strategiche e lo scatenamento di una guerra mondiale? É sicuramente contrario al diritto, alla giustizia,ai trattati far comparire alle quattro del mattino una divisione blindata a Copenaghen o ad Oslo, ma ha questo atto la stessa portata e la medesima essenza come il mettere fuoco all'Europa?

I veri responsabili della guerra sono indirettamente responsabili, e nella stessa misura, delle operazioni locali offensive,inevitabili nello svolgimento della guerra stessa. Se l'Inghilterra non avesse dichiarato la guerra, la Norvegia non sarebbe stata occupata. Copenaghen e Oslo hanno cominciato a tremare il 3 settembre. E quindi ancora, a ben riflettere, non ci si può impedire di essere turbati da certe considerazioni.

Quando un diplomatico inglese intriga per ottenere determinati accordi economici o per provocare o stabilire certe disposizioni politiche, non è un'aggressione, non è una pressione, non si tratta di nulla di men che corretto riguardo alla legge internazionale: nondimeno sono bandierine appuntate sulla carta politica per creare una zona d'influenza senza interventi militari.

E quando lo stesso diplomatico non si contenta più di suggerire, di consigliare, ma provoca bruscamente una crisi ministeriale che ha per risultato il congedo di ministri germanofili, si tratta sempre di un giuoco libero di influenze, non è un vero atto d'ingerenza: e tuttavia non è forse un insediamento politico camuffato, analogo a quegli interventi che vengono ora rimproverati al regime sovietico? E quali garanzie abbiamo che questo insediamento non prepari e non preceda l'insediamento militare? É facilissimo farsi chiamare in aiuto. La stampa britannica, indignata da questi procedimenti quando sono usati da diplomatici sovietici o tedeschi, tende a trovarli del tutto naturali quando vengono impiegati dall'ambasciata inglese.

Qui siamo evidentemente di fronte a una lacuna della legge internazionale, una lacuna difficilissima ad essere colmata. Ma allora, bisogna accettarne le conseguenze. Le aggressioni rimproverate alla Germania (non mi occuperò dell'attacco alla Russia) sono, in realtà, interventi preventivi. L'Inghilterra, ad esempio, ha fatto la stessa cosa in Siria. In caso di guerra una fatalità pesa sui paesi deboli. Un territorio mal difeso è una preda; bisogna essere i primi a occuparlo. Secondo lo spirito della legge internazionale, l'astensione totale sarebbe assolutamente corretta, ma in questo campo è quasi impossibile applicarla.

I metodi diplomatici eludono la legge, i metodi strategici la ignorano. Ma alla fine si equivalgono. Non è una fortuna essere un paese neutrale strategicamente interessante. Cosicché, in questo dominio in cui i "fatti" sembrano schiacciare il governo germanico, risulta che la realtà non fu così semplice.

Presentare i "fatti" privi del loro contesto è un modo di mentire. Non esistono "fatti" bruti né documenti senza circostanze: ignorarle sistematicamente significa travisare la verità.

Le nostre menzogne non saranno eterne. Domani la nazione tedesca alzerà a sua volta la voce. Ci dirà che se Hitler ha attaccato la Polonia, altri uomini attendevano ansiosamente quell'attacco, speravano in quell'attacco, pregavano perché avesse luogo. Quegli uomini si chiamano Mandel, Churchill, Hore Belisha, Paul Reynaud. L'alleanza reazionaria voleva la "sua" guerra, la considerava una guerra santa; e sapeva che soltanto una patente aggressione le avrebbe permesso di trascinare con sé l'opinione pubblica. Gli archivisti tedeschi non dovranno affannarsi troppo a provare che le condizioni del l'aggressione furono freddamente organizzate. Il giorno in cui la storia di questa guerra sarà scritta, avrete paura. Allora apparirà con chiarezza l'insieme delle aggressioni locali. Il silenzio degli alleati sì trasformerà in autoaccusa. Si vedrà che essi dimenticarono di dire come gli interventi furono resi inevitabili dalle loro manovre ed intrighi. La loro ipocrisia apparirà in piena luce. E l'enorme macchina giuridica si rivolgerà contro di loro perché la loro disonestà sarà palese: giacché colui che propina il veleno non e meno colpevole di colui che colpisce. I metodi di Norimberga sono certo una bella cosa. L'assenza di documenti alleati permette di negare il veleno, e la legge internazionale permette di designare come colpevole il primo arrivato.

Abbiamo insomma la combinazione di due disonestà: l'una che riguarda l'inchiesta, l'altra proveniente dal codice.

Con una legge mal fatta e poliziotti disonesti, si può andare lontano. Questa verità ci è stata dimostrata a nostre spese. Eccoci dunque giunti ad una prima conclusione; il processo di Norimberga non è un cristallo puro. Il "complotto" nazionalsocialista faceva capo ad una Germania forte, ma questa Germania forte non portava necessariamente alla guerra: essa chiedeva il diritto di vivere, lo domandava con metodi irritanti,ma insomma si poteva pure parlamentare. La Germania era in stato permanente di ribellione contro la costrizione internazionale,non era in stato permanente di "crimine contro la pace".

Lo scatenarsi della guerra è dovuto ad un concorso di circostanze molto più complesso di quello consacrato dalla versione ufficiale. Tutti i paesi vi hanno contribuito, e tutti avevano ragioni eccellenti per farlo: l'U.R.S.S non pensava che a se stessa e voleva evitare tranelli, l'Inghilterra e la Francia volevano fissare bruscamente e in modo definitivo la situazione, la Germania voleva spezzare una politica di soffocamento. E tutti avevano dei secondi fini. Non sarebbe meglio fare una specie di confessione generale? Nessuno è innocente in questa faccenda,ma ci sono cose di cui si rifiuta la spiegazione; è più comodo cercare un colpevole. La nostra propaganda dunque ha mentito per omissione e alterazione della verità nel descrivere la responsabilità della guerra. D'altra parte, se dai "fatti" si risale ai "principi", ci accorgiamo che per stabilire l'accusa abbiamo dovuto resuscitare un sistema che non aveva mai potuto funzionare, condannato ripetute volte dai fatti. Abbiamo dovuto sostenere, contro l'esperienza e la natura delle cose,una teoria chimerica e pericolosa che per l'avvenire ci pone in difficoltà inestricabili. Questo sistema ha un vantaggio: ci permette di giustificarci. Per offrire a noi stessi tale soddisfazione,rischiamo però le conseguenze mortali delle false idee.

Giacché si può falsificare la storia, ma la realtà non si lascia violentare così facilmente. Questo è il sistema della pace indivisibile dell'irrevocabilità dei trattati. É una specie di concezione geologica della politica. Si suppone che il mondo politico,dopo essere stato in ebollizione per un certo numero di secoli come la superficie del nostro pianeta, abbia raggiunto di colpo la fase di raffreddamento. L'ha raggiunta in virtù di una decisione diplomatica. La massa delle energie si suppone solidificata: essa si è solidificata seguendo certe linee di forza definitive; questa fisionomia immutabile del mondo politico,questa colata di lava ormai fissa ed eterna si chiama "l'armatura dei trattati". Se una falla si apre, se un'incrinatura si produce da qualche parte, dobbiamo tutti accorrere in aiuto perché la crosta terrestre è minacciata. La storia degli imperi è chiusa.

Ormai non ci sono più che squadre volanti di salvatori che vengono chiamate per lavori di sterro e di consolidamento.

Siccome questa solenne sentenza della storia viene generalmente emessa all'indomani di un cataclisma, essa coincide con la realtà. Una nazione è vinta in guerra, il suo territorio viene occupato, le officine saccheggiate, la vita resa impossibile, e poi le si dice: firmate questo trattato e noi ce ne andremo; voi restate a casa vostra, la vita ricomincia. Un'eloquenza simile è persuasiva, si finisce col trovare un capo di governo che firma: egli si copre la testa di cenere, piange, giura di aver avuto la mano forzata, si appella all'avvenire sonoro e tenebroso, ma firma, Da allora, tutto è finito. Shylock ha ormai la sua libbra di carne. Il trattato è senza appello, il trattato è legge. Avete un bell'implorare, un bel dimostrare che le catene rendono impossibile la vita: invano. Il trattato è diventato la base definitiva delle relazioni con la comunità internazionale. Esso vincolanon soltanto coloro che hanno dovuto firmare, ma tutta la posterità.

Nessuno ha il diritto di ripudiarlo, chiunque lo trasgredisse commetterebbe un crimine. "Un crimine contro la pace".

Non esiste una sola violazione del trattato di Versailles che non sia stata messa in conto ai capi germanici sotto tale rubrica. L'atto d'accusa si esprime così : nel tale giorno dell'anno tale, voi avete compiuto il tale atto contrario al trattato di Versailles,paragrafò tale. Solidificate nella loro definizione irrevocabile, chiuse per forza in polmoni d'acciaio entro cui respirano a fatica, le nazioni vinte implorano, chiedono di vivere. A questo punto appaiono i vantaggi della rigidezza geologica.

Nessuno è inumano, esse vengono ascoltate, ma per far loro intendere come il trattato sia un morso. Se saranno buone, se chiameranno lo straniero, se alieneranno la loro indipendenza,forse quel morso potrà essere allentato. Si potrà parlare di concessioni,forse anche di revisione. Caffè ed aranci in cambio di un governo democratico: un negro, un battello di riso; due negri,due battelli di riso; una sinagoga, un'intero convoglio. Se poi vogliono governarsi a modo loro, c'è la legge. Per illustrare questa situazione, noi sceglieremo un solo documento: quello citato proprio dall'accusa, la drammatica conferenza del 5 novembre 1937 descritta nella nota Hossbach. Tutte le deduzioni di Hitler hanno come base questo dilemma: o noi lasciamo il potere e allora le nazioni anglosassoni forse considereranno la possibilità di modificare il trattato di Versailles in modo da permettere alla Germania di vivere, ma di vivere come un paese tributario; o noi manteniamo il potere e allora il regime è votato al fallimento perché ci vengono rifiutate le materie prime, gli sbocchi e i territori a noi indispensabili. É un ricatto perfettamente legale: ad esso si giunge col carattere irrevocabile dei trattati. Questo risultato è logico, ma insufficiente,come l'esperienza ci ha dimostrato. Se si vuol camminare tranquillamente sul mare di ghiaccio, occorre essere sicuri in modo assoluto che nel frattempo non sia in corso alcun lavorio sotterraneo. Le mezze servitù danno delle delusioni. Se vogliamo che il mondo resti immobile, dobbiamo controllare tale immobilità. L'applicazione completa e cosciente di questo sistema ci avrebbe dovuto portare a controllare l'industria tedesca,l'armamento tedesco, la popolazione tedesca, il vitto tedesco,le elezioni tedesche e ad esercitare questo controllo in nome delle nazioni solidali nella indivisibilità della pace.

Quando si combatte la vita, bisogna combatterla sino in fondo.

Se non volete che essa si prenda una rivincita, l'unica soluzione è un malthusianesimo razziale ed economico che può essere tutt'al più alleggerito dall'emigrazione e dall'esportazione: le nazioni vinte fabbricheranno per le altre mercanzie e schiavi.

E sarà prudente sorvegliarli a lungo mediante una larvata occupazione.

Il trattato dì Versailles ci condannava a mantenere la Germania in schiavitù. Ci imponeva e imponeva al mondo intero un'ingerenza perpetua che non abbiamo esercitata. Venti anni d'esperienza politica ci hanno dimostrato che non esistono mezzi termini tra la libertà totale e la servitù dei vinti. Nondimeno il tribunale internazionale rifiuta dì rendersene conto. La logica gli fa paura. Esso pone alcune premesse indispensabili all'accusa, ma subito dopo si vela la faccia e non vuol concludere.

S'incaponisce come un bambino, risponde come un bambino,si rifugia nel vago, si mette al sicuro dietro le parole.

Davanti ad un problema così grave, dalla bocca degli accusatori è stato possibile tirare fuori una sola frase stupefacente d'incoscienza e di puerilità: "É possibile che la Germania dal 1920 al 1930 abbia dovuto far fronte a problemi disperati, tali da giustificare le misure più gravi, eccettuata la guerra. Tutti gli altri metodi, persuasione, propaganda, concorrenza economica,diplomazia erano aperti ad una nazione colpita, ma la guerra d'aggressione era proscritta". Durante venti anni, infatti,abbiamo ripetuto alla Germania e all'Italia: ammucchiatevi,cercate di arrangiarvi, ma non venite a calpestare i nostri giardini.

I giuristi di Norimberga non sono avanzati di un passo.

Ridestando dal suo sonno la vecchia dottrina dell'immutabile ripartizione del mondo, ne ritrovano tutte le difficoltà e non osano spingersi fino alle estreme conseguenze del loro sistema.

Non osano scegliere. Non possono scegliere. Se optano per la perpetua servitù dei vinti, per un servaggio confessato,dichiarato, si mettono in contraddizione con la loro stessa ideologia della guerra. Se rinunziano ad impedire con la forza il respiro e l'espandersi degli imperi, il quale ha la potenza ed il carattere imprescrittibile delle leggi biologiche, danno ragione alla Germania e debbono accettare per sé le responsabilità della guerra. Si trovano dunque davanti a quest'evidenza: la vecchia diplomazia avrebbe probabilmente tollerato la divisione della Polonia (non era la prima volta) e la guerra mondiale sarebbe stata evitata. L'annessione dell'Etiopia, la scomparsa della Cecoslovacchia, non erano forse operazioni infinitamente meno costose per l'umanità che non lo scatenarsi di una guerra mondiale? Non era giusto? Ma l'amputazione di un quarto della Germania a profitto dell'imperialismo slavo, il trasferimento pauroso di milioni di esseri umani trattati da quattro anni come bestiame, è forse giusto? Gli uomini di stato del passato sapevano bene che una guerra mondiale può essere rischiata soltanto per cause gravissime, tali da mettere in pericolo l'esistenza di tutte le nazioni. Sapevano inoltre che bisognava concedere qualche cosa alle leggi imprescrittibili della vita. Eravamo forse esposti ad un pericolo mortale con lo smembramento della Polonia? Il pericolo fabbricato con le loro stesse mani dagli uomini di stato democratici non è infinitamente più grave? La nostra situazione non è forse infinitamente più drammatica? Chi di noi non ricorda come l'Europa era bella nell'agosto del 1939? Gli eventi hanno dato ragione a Choiseul. Le guerre politiche sono forze naturali come l'acqua e il vento: occorre utilizzarle con mezzi precisi e potenti, oppure navigare a vela se non vogliamo, dopo la guerra, imporre il servaggio come una forma della legge naturale, allora dobbiamo accettare l'altra forma, fare trattati vitali e lasciare ai popoli vigorosi possibilità di sviluppo: gli inconvenienti che risultano da una loro crescita sono assai meno gravi di una guerra generale il cui esito è utile solamente a coloro i quali minacciano la nostra civiltà. I nuovi giuristi, imbarazzati tra la libertà e il servaggio, si sono fermati su una teoria intermedia i cui elementi venivano offerti dal passato e alla quale essi hanno dato uno sviluppo maestoso. I trattati sono irrevocabili, la pace è indivisibile; ma, essi ci dicono, non v'inquietate per l'apparente schiavitù che queste proposizioni hanno, giacché esse sono in realtà il fondamento di un universo democratico ove tutte le nazioni godranno di uguali diritti e dei vantaggi della libertà. Naturalmente sarete un pochino schiavi, ma è ancora il mezzo migliore per essere liberi. Per fare accettare quest'ingegnosa tesi, l'accusa fu costretta a lasciare un po' in ombra quel trattato di Versailles designato dagli avversari con la rude parola di diktat, e che, in effetti, era una prepotenza. Andò invece a dissotterrare nell'arsenale diplomatico un certo numero di patti usati che avevano una fisionomia pacifica e, presso a poco, potevano conciliarsi con l'idea di un libero consenso.

In effetti, dicono i giuristi, i tedeschi non hanno violato soltanto il trattato di Versailles. Hanno violato anche trattati liberamente firmati; le convenzioni dell'Aia, il patto di Locarno,il patto della S.d.N., il patto Briand Kellogg. Non ci fermeremo alle convenzioni dell'Aia: esse sono imprecise, almeno per quanto concerne l'aggressione. E non abbiamo nulla da aggiungere alle parole del procuratore britannico, sir Hartley Shawcross: "Quelle prime convenzioni non misero certo la guerra fuori legge, ma cercarono una forma obbligatoria d'arbitraggio. Io non chiederò certo al tribunale di dichiarare delittuosa la violazione di quelle convenzioni". Ma il patto di Locarno, ma il Briand Kellogg c'è stato ripetuto venti volte, sono cosa diversa. Sono testi sacri, è il tabernacolo. E lo stesso sir Hartley Shawcross definisce così il loro significato essenziale: il trattato di Locarno "costituiva una rinuncia generale alla guerra" e il patto Briand-Kellogg ne costituiva ancora un'altra, e così grave, così solenne che da quel giorno "il diritto alla guerra non fece più parte dell'essenza della sovranità".

D'altra parte, aggiunge sir Hartley Shawcross, l'Inghilterra e la Francia si sono trovate in guerra proprio volendo applicare quel patto. Esse non hanno dovuto dichiarare la guerra; erano in guerra, giacché "una violazione del patto verso uno solo dei firmatari costituisce un attacco contro tutti gli altri firmatari; ed essi avevano il diritto di considerarla tale". Queste dichiarazioni meritano di essere esaminate un po' da vicino. Dapprima le loderemo per la loro sottigliezza: rappresentano un modo molto elegante di risolvere il problema della dichiarazione di guerra. É semplicissimo: chi tira il primo colpo di cannone si mette in stato di guerra, col mondo intero. Gli storici tedeschi ci domanderanno, forse, come mai proprio l'Inghilterra e la Francia, tra tutti i firmatari, hanno mostrato tanto zelo: risponderemo loro che sono animi pravi e nemici personali di sir Hartley Shawcross. Ma non è tutto. Queste considerazioni testimoniano una grande bellezza e sicurezza di dottrina soprattutto sul piano politico: "Voi avete accettato" dice in sostanza il nostro legislatore, "di far parte di un super-stato, avete rinunciato per questo ad una parte della vostra sovranità, non avete più il diritto di tornare indietro: ciò è irrevocabile e la vostra firma può essere invocata contro voi stessi". Dal punto di vista storico, ci sarebbe molto da dire. La Germania si è ritirata dalla Società delle Nazioni, essa non era più vincolata ai lavori e alle risoluzioni della S.d.N. Ripudiò il patto di Locarno,rinnovato una prima volta nel 1934 per un periodo di cinque anni e non più rinnovato allo spirare di quel periodo: dunque non era più vincolata dagli impegni di Locarno. Non ripudiò il Briand Kellogg, il quale d'altra parte non ammetteva alcuna clausola d'abrogazione, ma chi poteva credersi seriamente vincolato dal Briand-Kellogg rivelatosi inapplicabile in occasione della guerra d'Etiopia? "Nulla di ciò conta", dice l'accusa. Quelle revocazioni, essendo unilaterali, non hanno per noi nessun valore: la Germania non fa più parte della S.d.N., ma è colpevole ai nostri occhi come se ne facesse parte; il trattato di Locarno ha per noi lo stesso valore come se non fosse stato mai denunciato, e il patto Briand-Kellogg, insignificante quando si tratta dell'Etiopia, obbliga imperiosamente l'Europa a fare la guerra se si tratta della Polonia. I patti internazionali hanno sempre qualche cosa di sacerdotale: consacrano per l'eternità. Ma il lato storico della questione per il momento non ci interessa. Ammettiamo che il Briand-Kellogg sia un trattato come quello di Versailles, ammettiamo che sia stato preso sul serio dall'opinione pubblica e dalle potenze, e ammettiamo infine che questo trattato sia stato violato dalla Germania. Ciò che è importante, e rappresenta un cambiamento radicale, è il valore che improvvisamente questo trattato assume fra tutti gli altri trattati; è la subitanea promozione, il mutamento d'essenza che ne fa non un contratto come gli altri, ma una legge, un comando di Dio. Qui appare chiaramente il sistema base dell'accusa, e in modo particolare l'unità di tale sistema. Nella prima sezione dell'atto d'accusa il pubblico ministero affermava che esiste una coscienza universale, una morale internazionale riconosciuta da tutti e che vieta alcune forme d'azione politica. Qui, egli afferma che non soltanto la morale internazionale esiste ma possiede strumenti, portavoce accreditati e un potere legislativo dotato dello stesso potere coercitivo, dei poteri legislativi nazionali. Non avevate il diritto di fare la guerra, dice l'accusa, perché la S.d.N. la interdice in un testo legislativo che i vostri rappresentanti hanno firmato. In questo modo il Briand-Kellogg cessa di essere una semplice enunciazione sulla malvagità della guerra, per diventare un editto che interdice la guerra. Perché il Briand-Kellogg abbia questo valore, bisogna ammettere che la S.d.N. sia divenuta Richelieu: come egli vietava il duello, così la S.d.N vieta la guerra, e fa impiccare Ribbentrop come Richelieu faceva tagliare la testa a Montmorency-Boutteville. La S.d.N. è dunque una potenza la cui costituzione la Germania ha violato. L'Inghilterra e la Francia, e non soltanto l'Inghilterra e la Francia,ma tutti gli stati che hanno riconosciuto la S.d.N., si trovano automaticamente in guerra contro di essa, come tutti gli stati della confederazione americana si troverebbero in guerra con la California se la California si ribellasse contro il potere federale.

Appaiono così visibili l'unità e la potenza della morale internazionale. La coscienza universale, o se si vuole la morale internazionale, diviene un potere: vieta il nazionalismo autoritario come le leggi federali vietano il contrabbando d'alcool,e punisce la guerra come punirebbe un ammutinamento. Questa promozione della coscienza universale ci permette di penetrare più addentro nello spirito dei nuovi legislatori. É lì che avviene tutto, e la seconda sezione dell'atto di accusa è perfettamente coordinata con la prima.

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La foto iniziale, NON è parte del testo originale.Per ulteriori informazioni,dettagliate,tecniche,storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti(waA359) : http://revisionismo.splinder.com/

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Parte 4

12:18 Scritto da: waa359 | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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