07.03.2010
AUSCHWITZ E IL GOVERNO POLACCO IN ESILIO parte 2
Si cercano ovunque le camere a gas rubate ad Auschwitz! Einsatzgruppe ebraico alla ricerca in un campo di grano! WaA359
SECONDO LA “POLISH FORTNIGHTLY REVIEW” 1940-1945(1)
Di Enrique Aynat (1991)
Parte 2
2.4 Comunicazioni tra la Polonia e Londra
Tutte le fonti conosciute indicano che le comunicazioni clandestine tra la Polonia e Londra avvenivano regolarmente e che le informazioni trasmesse erano abbondanti. Il generale Bor-Komorowski, comandante dell’AK, ha fatto notare che i rapporti segreti:
“erano regolarmente inviati per radio a Londra e negli anni 1942-1944 arrivavano a 300 al mese. Essi contenevano dettagli concernenti ogni aspetto della guerra. A parte le trasmissioni radio, i fatti essenziali del nostro materiale di intelligence veniva microfilmato e inviato ogni mese a Londra per corriere.”(36)
Le informazioni inoltre viaggiavano da un posto all’altro con relativa rapidità. I corrieri andavano a Londra via Svezia o attraverso l’Europa occidentale e impiegavano diverse settimane, talvolta fino a due mesi, per arrivare. Brevi messaggi, d’altro lato, potevano essere inviati quotidianamente a Londra per radio. La resistenza polacca disponeva di circa un centinaio di radio trasmettitori.(37)
Il collegamento con Londra per mezzo dei corrieri venne mantenuto dal 1941 fino alla fine di Luglio del 1942 tramite diversi membri della colonia svedese a Varsavia i quali, quando tornavano in Svezia, portavano messaggi sia da parte dell’AK che della Delegatura. I rapporti periodici sulla situazione all’interno della Polonia (Sprawozdanie sytuacyjne z Kraju) pubblicati dal PGE erano basati principalmente su materiale consegnato dagli svedesi.(38)
A partire dalla seconda metà del 1942, il mantenimento delle comunicazioni venne assunto dai corrieri polacchi. Il più famoso di questi fu Jan Karski (Kozielewski). Karski visse clandestinamente a Varsavia nel 1941 e nel 1942, dedicandosi alla guerra psicologica (“propaganda nera”) contro gli occupanti tedeschi. Alla fine del 1942 il comando della resistenza gli ordinò di portare informazioni a Londra. Karski lasciò la Polonia segretamente nell’Ottobre del 1942 e arrivò in Inghilterra il mese successivo dopo aver viaggiato attraverso la Germania e la Francia. A Londra egli compilò un rapporto che divenne famoso. Il caso Karski venne largamente trattato dalla stampa dei paesi alleati. Karski fece persino un tour di propaganda negli Stati Uniti, dove incontrò personaggi importanti, incluso lo stesso presidente Roosevelt.
Jan Karski era molto ben informato. Egli si era specializzato nello studio della stampa clandestina. Consapevole della grande importanza storica di quest’ultima, egli mise insieme probabilmente “la più ricca collezione di materiale polacco clandestino esistente – giornali, pamphlets, e libri.”(39) Inoltre, egli aveva occupato un posto di osservazione privilegiato durante il suo periodo di attività segrete in Polonia. Grazie al suo lavoro come agente di collegamento e ai suoi frequenti contatti con gli alti gradi della resistenza, sia civili che militari, Karski “poté esaminare l’intera struttura del movimento clandestino e redigere un quadro dettagliato della situazione generale in Polonia.”(40) Per questa ragione i leader del movimento clandestino lo inviarono a Londra.
Un altro corriere molto ben informato era Jan Nowak (Zdzislaw Jezioranski). Nowak venne scelto nel 1943 per andare segretamente in Inghilterra, portando con sé il massimo possibile di informazioni. A questo scopo, Nowak si incontrò durante l’estate con il capo del Biuro Informacji i Propagandy (BIP – Ufficio di Informazione e Propaganda) dell’AK. Il capo del BIP era “in un certo modo il ministro della politica interna e della propaganda dell’AK. Egli controllava non solo la stampa militare clandestina, ma anche una rete di informazioni largamente diffusa.”(41) Su ordine di questa persona, Nowak si incontrò anche con i capi sezione del BIP, tra i quali il capo della “sezione ebraica”, con i quali ebbe conversazioni “lunghe ed esaurienti” per un periodo di un mese.(42) Di conseguenza, quando egli partì per Londra nell’estate del 1943, Nowak doveva essere una delle persone meglio informate su quanto stava accadendo in Polonia.
Nowak arrivò a Londra nel Dicembre del 1943. Alcuni mesi più tardi, verso la metà del 1944, gli venne ordinato di tornare in Polonia, dove egli giunse con il paracadute. Egli prese parte alla rivolta di Varsavia; dopo che venne repressa, egli riuscì a fuggire a Londra nel Gennaio del 1945.
In breve, se ci fosse stato un massiccio sterminio degli ebrei ad Auschwitz, la leadership della resistenza in Polonia non avrebbe mancato di darne avviso ai propri superiori a Londra, sia per mezzo di radio messaggi che per corriere. Più specificamente, corrieri come Jan Karski e Jan Nowak, uomini particolarmente addestrati a consegnare il massimo possibile di informazioni a Londra, avrebbero certamente comunicato tale terribile evenienza alle autorità polacche in esilio.
2.5 Conclusione
E’ impossibile accettare che il PGE non conoscesse quello che stava avvenendo ad Auschwitz. A parte le più ovvie ragioni, dobbiamo anche prendere in considerazione il livello di efficienza che l’intelligence della resistenza polacca aveva raggiunto. L’AK disponeva di un sistema di intelligence straordinariamente efficiente, che estendeva i propri tentacoli persino oltre la Polonia. Disponeva di sezioni incaricate di individuare i problemi economici e militari delle forze tedesche in Polonia e dietro il fronte Russo, e di altre sezioni incaricate di ottenere informazioni sulla situazione economica all’interno della Germania, sui movimenti navali nei porti del Baltico e del Mare del Nord, e sul morale dei tedeschi.(43) Ad esempio, nella primavera del 1942 i capi dell’AK ricevettero dettagliate informazioni sul numero e la posizione delle divisioni tedesche in Ucraina e sui preparativi che i tedeschi stavano facendo di sfruttare i giacimenti di petrolio del Caucaso.(44) I polacchi riuscirono anche ad ottenere informazioni attendibili su alcuni dei segreti più sorvegliati del Reich. Così, nella primavera del 1943, l’AK ricevette notizia che i tedeschi stavano conducendo esperimenti con armi misteriose a Peenemunde, un’isola del Mar Baltico. Poche settimane più tardi, agenti polacchi riuscirono ad ottenere i piani dettagliati dell’area degli esperimenti e li spedirono a Londra.(45) Similmente, alla fine del 1943 il servizio segreto dell’AK scoprì i test che i tedeschi stavano effettuando con il razzo V-2 nella zona di Sandomierz (Polonia), dopodichè vennero inviati a Londra esaurienti rapporti sulla nuova arma segreta tedesca. Accadde che il capo di quest’indagine, Jerzy Chmielewski, era stato detenuto ad Auschwitz, ed era stato rilasciato su cauzione nel Marzo del 1944. Chmielewski volò personalmente a Londra con i rapporti e diverse componenti del razzo V-2.(46)
Il BIP dell’AK inoltre disponeva, dal Febbraio del 1942 di una sezione per gli affari ebraici la cui funzione principale era quella di raccogliere informazioni sulla situazione della popolazione ebraica.(47)
Insomma, il sistema di intelligence della resistenza polacca era così ben sviluppato e così efficiente che se ci fosse stato realmente un massiccio sterminio degli ebrei ad Auschwitz, si sarebbe saputo praticamente da subito, e in dettaglio. Successivamente, rapporti dettagliati sullo sterminio ad Auschwitz avrebbero raggiunto Londra per corriere in un tempo relativamente breve. Rapporti più brevi sarebbero stati trasmessi per radio immediatamente.
Inoltre, uno sterminio massiccio di ebrei ad Auschwitz sarebbe stato così impossibile da nascondere che, come l’autore Josef Garlinski ha riconosciuto, anche se non vi fosse stata un’organizzazione di intelligence, “il segreto non avrebbe potuto essere mantenuto”.(48)
Tutti i fatti indicano chiaramente, perciò, che se un massacro di centinaia di migliaia di ebrei avesse avuto luogo ad Auschwitz, il PGE lo avrebbe necessariamente saputo.
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AUSCHWITZ E LO STERMINIO DEGLI EBREI NELLA POLISH FORTNIGHTLY REVIEW
3.0 Considerazioni preliminari
Il fatto che emerge nettamente dopo l’esame della collezione della PFR – con l’eccezione degli esemplari del quarto trimestre del 1944 che non è stato possibile esaminare – è che fino al 1 di Maggio del 1945 (N°115) non c’è la minima menzione del fatto che gli ebrei venissero sterminati ad Auschwitz. Solo nel numero 115, pubblicato quando la guerra era praticamente finita e la propaganda nera degli Alleati sui campi di concentramento tedeschi era in pieno svolgimento, troviamo il primo riferimento dello sterminio degli ebrei ad Auschwitz: si tratta della testimonianza di due donne che erano state detenute nel campo (vedi appendice 1).
In breve, l’organo ufficiale in lingua inglese del Ministero Polacco dell’Informazione – il suo principale mezzo di informazione e propaganda all’estero – non espresse fino alla primavera del 1945 la minima indicazione che c’era stato un gigantesco sterminio di ebrei, un massacro che inoltre sarebbe stato portato avanti senza interruzioni per un periodo di tre anni, dall’inizio del 1942 alla fine del 1944.
Deve essere anche sottolineato che il campo di Auschwitz viene ripetutamente menzionato nella PFR, sebbene non vi è traccia che fosse un luogo dove gli ebrei venivano sterminati; e allo stesso tempo, mentre lo sterminio degli ebrei in generale viene frequentemente menzionato, non c’è mai una traccia che venisse effettuato ad Auschwitz.
Esaminiamo, allora, questi due aspetti più approfonditamente.(49)
3.1 Auschwitz viene menzionata ripetutamente,
ma senza riferimenti ad uno sterminio in loco degli ebrei
Seguono ora in ordine cronologico tutti i riferimenti ad Auschwitz che appaiono nella PFR fino al Maggio del 1945:
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Articolo “Il Campo di Concentramento a Oswiecim” (n°21, 1 Giugno 1941, pp. 6-7).
L’articolo fa notare che i telegrammi che arrivavano da Auschwitz comunicando la morte dei prigionieri “hanno attirato per la prima volta l’attenzione di tutta la Polonia su questo luogo di tortura alla fine dell’anno scorso” (p. 6).
Indica anche che il tasso di mortalità era molto alto – tra il 20 e il 25% - a causa dei maltrattamenti delle guardie, delle condizioni particolarmente cattive, delle esecuzioni di massa e delle malattie contratte a causa del freddo, del superlavoro e della tensione nervosa.
Le famiglie furono autorizzate a ricevere urne con le ceneri dei deceduti. Le condizioni di lavoro e il cibo erano orribili. I prigionieri non ricevettero scarpe fino al 19 di Settembre del 1940. C’era solo un asciugamano per 20 persone. La giornata lavorativa iniziava alle 4:30 del mattino. Duecento persone erano state liberate ed erano tornate a Varsavia, sebbene in un penoso stato di salute, poiché un “prigioniero liberato è di regola un uomo malato, tubercoloso, e con cuore debole, e in uno stato di esaurimento nervoso” (p. 7).
Notiamo al riguardo che dalla fine del 1940 “l’attenzione di tutta la Polonia” era incentrata su Auschwitz e che dalla metà del 1941 il PGE disponeva già di dati dettagliati riguardanti l’interno di Auschwitz, sebbene tali dati rivestissero il tono caratteristico della propaganda nera.
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Articolo “Il Campo di Concentramento di Oswiecim” (n°32, 15 Novembre 1941, pp. 5-6).
Secondo l’autore dell’articolo, il campo di Auschwitz, “che è il più grande della Polonia, merita una descrizione dettagliata” (p. 5). Poi, come nell’articolo precedente, viene descritta la situazione generale del campo.
Le baracche avevano fessure e non erano riscaldate.
I prigionieri non avevano un asciugamano personale, cosa che favoriva la diffusione di malattie. Inoltre, molte persone “soffrono di malattie veneree e vengono deliberatamente inviate al campo” (p. 5). Il lavoro iniziava alle 5 di mattina ed era sfiancante. I prigionieri dovevano lavorare anche quando erano ammalati. Gli appelli erano terribili: essi erano causa di morti frequenti. Era stato imposto ai prigionieri un sistema di responsabilità collettiva, cosicché le punizioni erano frequenti ed erano applicate per mezzo di un largo repertorio di torture. L’inverno del 1940-41 si era distinto per il suo alto tasso di mortalità, con cifre che oscillavano tra i 70 e gli 80 cadaveri al giorno (in un giorno furono 156). Il tasso di mortalità si abbassò nelle successive primavera ed estate a 30 persone al giorno. Alla fine di Novembre del 1940 c’erano 8000 polacchi ad Auschwitz, divisi in tre gruppi: prigionieri politici, criminali, e sacerdoti ed ebrei. Quelli dell’ultimo gruppo erano i peggio trattati e “nessun membro del gruppo lasciava vivo il campo” (p. 6).
La cosa più importante da notare qui è che alla fine del 1941 la PFR si trovava in una posizione tale da pubblicare “una descrizione dettagliata” di quanto stava avvenendo ad Auschwitz.
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Articolo “Avvocati tedeschi al lavoro” (n°40, 15 Marzo 1942, p. 8). Questo articolo riguarda il testo di un messaggio radio di Stanislaw Stronski, ministro polacco dell’Informazione, che venne trasmesso dal servizio polacco di informazioni della BBC l’11 Marzo del 1942. Stronski fa notare che tutti i “criminali di guerra tedeschi, da Frank il degenerato nella polacca Wawel ai sorveglianti degenerati del campo di concentramento di Oswiecim, sono responsabili del fatto che in una terra nella quale la loro stessa esistenza è un crimine, essi uccidono cento persone ogni una.”
4 Articolo “La prigione Pawiak a Varsavia e il campo di concentramento di Oswiecim” (n°47, 1 Luglio 1942, pp. 2-3). In questo articolo viene detto che oltre al campo principale costruito in prossimità di Auschwitz, ce n’era un altro nelle vicinanze “nel quale le brutalità sono così terribili che lì le persone muoiono più rapidamente che se fossero state nel campo principale (p. 2). I prigionieri hanno definito questo campo “paradisiaco” [paradiesisch=paradisiaco/celestiale] “presumibilmente perché da lì c’è solo una strada, quella che porta al Paradiso” (p. 2). L’articolo qui si riferisce senza dubbio al campo di Birkenau, la costruzione del quale era iniziata nell’Ottobre del 1941.(50)
I prigionieri di entrambi i campi, continua l’autore dell’articolo, venivano uccisi in tre modi: “con il lavoro eccessivo, con la tortura, e con strumenti medici” (p. 2). I prigionieri del campo “paradiso” in particolare dovevano lavorare molto duramente “soprattutto per costruire nelle vicinanze una fabbrica per produzione di gomma sintetica” (p. 2). In realtà, nell’Aprile del 1941 i tedeschi avevano iniziato la costruzione di un grande complesso chimico della compagnia I. G. Farben destinato alla produzione di gomma e benzina sintetiche. I prigionieri di Auschwitz vennero utilizzati come forza lavoro nella costruzione di questo complesso.(51)I tedeschi, continua l’articolista, fecero uso di un metodo “scientifico” per uccidere i prigionieri. Esso consisteva nella somministrazione di iniezioni che ledevano lentamente gli organi interni, specialmente il cuore. Inoltre, è “universalmente ritenuto che i prigionieri vengono utilizzati per esperimenti su larga scala volti a testare droghe che i tedeschi stanno preparando per scopi sconosciuti” (p. 2). Nel contesto degli esperimenti condotti sui prigionieri, viene descritto l’uso di gas velenoso a scopo omicida:
“E’ generalmente risaputo che durante la notte tra il 5 e il 6 di Settembre dello scorso anno ( 1941, WaA359) circa un migliaio di persone vennero condotte nel rifugio sotterraneo di Oswiecim, tra i quali settecento prigionieri di guerra bolscevichi e trecento polacchi. Poiché il rifugio era troppo piccolo per contenere questo grande numero, i corpi viventi vennero semplicemente forzati verso l’interno, senza preoccuparsi delle ossa rotte. Quando il rifugio fu pieno, il gas vi venne iniettato, e tutti i prigionieri morirono durante la notte. Tutta la notte il campo venne tenuto sveglio dai gemiti e dalle grida provenienti dal rifugio. Il giorno dopo altri prigionieri dovettero portare fuori i corpi, un compito che richiese tutto il giorno. Un carretto con cui i corpi vennero rimossi si ruppe a causa del peso (p. 2).”
Qualcosa di paradossale sembra essersi prodotto qui: la PFR conosceva – e pubblicava – informazioni su uno sterminio occasionale di un migliaio di persone in un’epoca nella quale era presumibilmente del tutto inconsapevole del massiccio e regolare sterminio di centinaia di migliaia di ebrei negli anni 1942, 1943 e 1944.
D’altro lato, la tesi dello sterminio di un migliaio di russi e polacchi nel rifugio sotterraneo di Auschwitz e la sua successiva evoluzione nella dottrina “sterminazionista” è stata completamente screditata.(52)
L’articolo fa anche notare che era stata recentemente impiantata a Oswiecim una sezione femminile (p. 2). Da questo si può dedurre che l’articolo conteneva delle informazioni su Auschwitz risalenti almeno alla fine di Marzo del 1942, poiché il primo trasporto di donne giunse al campo il 26 Marzo di quell’anno.(53)
Infine, l’articolo registra che Oswiecim aveva una capacità di 15.000 prigionieri, “ma poiché essi muoiono in massa, c’è sempre posto per nuovi arrivi” (p. 3).
5. “Furor germanicus” (n°47, 1 Luglio 1942, p. 8).
Questo è il titolo di un discorso di Stanislaw Stronski trasmesso dal servizio polacco di informazioni della BBC il 1 Luglio del 1942.
Il furor germanicus si produce, secondo Stronski, perché i “tedeschi sono violenti” ed ora che essi “stanno saziando la loro antica brama di dominio, essi nuotano nel sangue degli indifesi e godono dei tormenti delle loro vittime.” Secondo Stronski, il governo polacco aveva in quel momento “un’immagine assai chiara dei metodi di governo, vale a dire, delle persecuzioni e degli atti di barbarie compiuti dai tedeschi in Polonia durante i primi sei mesi di quest’anno” e che “gli ultimi rapporti dalla Polonia confermano le tristi notizie che sono giunte assai in dettaglio durante gli ultimi sei mesi, e comunicano le dimensioni incredibili dei crimini”. Tali rapporti dovevano essere davvero recenti, poiché la nota introduttiva di questo numero indica che esso corrisponde “all’ultima data possibile” e che per la maggior parte esso “riporta la situazione dell’inizio di Giugno, meno di un mese fa” (p. 1).
Il solo riferimento ad Auschwitz nel messaggio radio di Stronski è il seguente: “Oltre ai campi di tortura per uomini, con Oswiecim in testa, ci sono ora campi di tortura per donne, come quello vicino Furstenberg (Mecklenburg) conosciuto come Ravensbruck.”
Così, a dispetto di questa “immagine assai chiara” della situazione in Polonia e la freschezza delle informazioni, il PGE sembra non sapere dello sterminio degli ebrei che veniva presuntamente effettuato ad Auschwitz dall’inizio del 1942.(54)
6. Dichiarazione in conferenza stampa del ministro polacco dell’Interno, Stanislaw Mikolajczyk, il 9 Luglio 1942 (n°48, 15 Luglio 1942, pp. 4-6)
Nella sua lunga dichiarazione riferita agli ultimi eventi che erano accaduti in Polonia e nella quale egli sottolinea che il furor teutonicus aveva raggiunto “un parossismo omicida” (p. 6), Mikolajczyk menziona Auschwitz solo di passaggio: “Nello stesso campo di concentramento di Oswiecim il numero dei prigionieri è aumentato di 8000 in tre mesi” (p. 5).
7. Nell’articolo “Campi di Concentramento” (n°48, 15 Luglio 1942, p. 3), Auschwitz appare in un elenco di 23 campi di concentramento “dove i polacchi sono confinati”.
L’articolo segnala che gruppi di prigionieri sono continuamente inviati ad Oswiecim da tutte le prigioni polacche e, specificamente, alcune centinaia di loro nei mesi di Marzo e Aprile del 1942. Ci sono notizie del decesso di prigionieri “che non riescono a sopportare i rigori del campo” e si indica anche che grandi gruppi di prigionieri vanno a lavorare ogni giorno alla costruzione di una fabbrica di benzina sintetica nell’area circostante. Infine, vengono fornite precise informazioni sui prigionieri deceduti.
8. In un altro articolo, “La gioventù polacca nella guerra” (n°56, 15 Novembre 1942, p. 8), Auschwitz appare come uno dei luoghi dove giovani polacchi dai 12 ai 18 anni vengono internati.
9. L’articolo “I bambini nelle prigioni e nei campi di concentramento” (n°77, 1 Ottobre 1943, p. 5) riferisce:
“Altri rapporti dalla Polonia dicono che i bambini sotto l’età di 12 anni inviati con i trasporti al campo di Oswiecim non sono accettati dalle autorità del campo, ma vengono uccisi sul posto, in speciali camere a gas installate allo scopo. Questa informazione è pervenuta per la prima volta a Dicembre, 1942, e da quella volta è stata ripetuta in numerosi rapporti.”
Dal contesto si inferisce che questo riguarda bambini polacchi.
Questo è il solo riferimento alle camere a gas prima del 1945.
3.2 Lo sterminio degli ebrei viene ripetutamente menzionato, ma senza riferimento ad Auschwitz
Seguono in ordine cronologico i riferimenti allo sterminio degli ebrei che apparvero sulla PFR fino al Maggio del 1945:
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L’articolo “La prigione Pawiak a Varsavia e il campo di concentramento di Oswiecim” (n°47, 1 Luglio 1942, p. 3) riporta: “E’ anche risaputo in Polonia che l’anno scorso un gruppo di ebrei venne condotto nelle vicinanze di Amburgo, dove furono tutti gassati.” Così il presunto destino di un gruppo di ebrei ad Amburgo era “risaputo” in Polonia, mentre il massacro ordinario degli ebrei che stava presuntamente avvenendo ad Auschwitz non era conosciuto – o non rivelato.
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Articolo “Distruzione della popolazione ebraica” (n°47, 1 Luglio 1942, pp. 4-5). Secondo l’articolista, le prime manifestazioni delle nuove misure repressive contro gli ebrei, sotto forma di fucilazioni di massa, ebbero luogo a Nowy Sacz, Mielec, Tarnow e Varsavia. Poco dopo il ghetto di Lublino venne annientato. La stampa tedesca dichiarò che il ghetto era stato trasferito nella località di Majdan Tatarski, “ma in realtà quasi tutta la popolazione venne sterminata” (p. 4). Un certo numero di ebrei del ghetto vennero messi dentro vagoni merci che furono condotti fuori della città “e lasciati su un binario per due settimane, fino a quando tutti all’interno morirono di fame” (p. 5). Tuttavia, la maggior parte degli ebrei di Lublino vennero portati a Sobibor, “dove furono uccisi tutti con il gas, con le mitragliatrici e persino a colpi di baionetta” (p. 5). Distaccamenti della polizia ausiliaria lituana (szaulis) vennero portati in Polonia per effettuare questi stermini di massa. Viene anche indicato che si ebbe conferma dello “sterminio completo” degli ebrei nelle aree dell’Est. Città come Molodeczno e Baranowicze erano state lasciate completamente judenfrei (libere da ebrei) (p. 5). Alcune migliaia di bambini ebrei vennero uccisi a Pinsk nell’autunno del 1941. Successivamente, nel Marzo del 1942, 12.000 ebrei vennero sterminati a Lwow, dove stavano ancora avvenendo crimini su vasta scala. Nelle città della Polonia sud-orientale “organizzazioni ruteniane [o ucraine] organizzano cacce contro gli ebrei che si stanno ancora nascondendo in gran numero nei villaggi” (p. 5).
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L’8 Luglio del 1942 il Consiglio Nazionale Polacco, una sorta di parlamento in esilio, in una risoluzione diretta ai parlamenti delle nazioni libere, avvertiva riguardo ai “fatti rivelati recentemente della distruzione sistematica della forza vitale della nazione polacca e del massacro pianificato di praticamente tutta la popolazione ebraica” (n°48, 15 Luglio 1942, p. 3).
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Il giorno seguente, 9 Luglio, ebbe luogo una conferenza stampa a cui parteciparono diverse personalità polacche in esilio (n°48, 15 Luglio 1942, pp. 4-8). Mikolajczyk, il ministro dell’Interno, disse che era iniziato lo “sterminio sistematico degli ebrei” (p. 4). Egli disse che erano avvenuti diversi massacri di ebrei nei campi di Belzec e Trawniki, dove “le uccisioni vengono effettuate per mezzo di gas velenoso” (p. 6). Egli menzionò anche dei massacri di ebrei in una ventina di località, con cifre delle vittime, variabili, a seconda del luogo, da 120 a 60.000. I mezzi utilizzati per lo sterminio erano mitragliatrici, bombe a mano e gas velenoso (p. 6). Nella stessa conferenza stampa, il dr. Schwarzbart, un esponente ebreo del Consiglio Nazionale Polacco, menzionò dei massacri in circa trenta località, con cifre delle vittime, a seconda del luogo, che andavano dalle 300 alle 50.000 (pp. 7-8). In breve, tra questi due notabili, vennero menzionate una cinquantina di località polacche dove avvennero presuntamente massacri di ebrei. Significativamente, Auschwitz – o Oswiecim, secondo la denominazione polacca – non appare in nessuno di questi resoconti.
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Il numero 57 della PFR, pubblicato il 1° Dicembre 1942, è una monografia dedicata allo sterminio degli ebrei in Polonia. Una gran parte del suo contenuto fa riferimento alla deportazione degli ebrei di Varsavia iniziata nell’estate del 1942. A questo riguardo viene affermato che gli ebrei venivano deportati in treni in cui i pavimenti dei vagoni merci erano coperti di calce viva e di cloro (p. 3). I deportati venivano condotti in tre campi di sterminio: Treblinka, Belzec e Sobibor. “Qui i treni venivano svuotati, i condannati venivano spogliati fino alla nudità e poi uccisi, probabilmente per mezzo di gas velenoso o di elettricità” (p. 3). Questo numero contiene anche un “Rapporto straordinario dal campo di sterminio per ebrei di Belzec” (p. 4). Questo rapporto proveniva presuntamente da un impiegato tedesco del campo. Afferma che il campo è sorvegliato da guardie ucraine. I deportati giungevano con i treni e non appena arrivavano venivano condotti fuori dal treno, spogliati e veniva loro ordinato di fare un bagno. In realtà venivano condotti in un grande edificio “dove c’è una lastra elettrificata, dove vengono effettuate le esecuzioni.” Dopo essere state fulminate, le vittime venivano portate in treno fuori del recinto del campo e gettate in una fossa profonda 30 metri. Questa fossa era stata scavata da ebrei, che erano stati anch’essi assassinati dopo che avevano finito il lavoro. A loro volta, le guardie ucraine del campo “dovevano essere anch’esse uccise quando il loro lavoro era finito”. Sorprendentemente, la PFR era riuscita a pubblicare un rapporto dall’interno del campo di Belzec grazie alle rivelazioni di un impiegato tedesco e a dispetto di misure di sicurezza severe al punto da liquidare periodicamente le guardie ucraine per evitare testimoni. Tuttavia, la PFR fino a quella data non aveva pubblicato neppure una singola indicazione che gli ebrei venivano uccisi ad Auschwitz, nonostante che tale presunto massacro fosse iniziato all’inizio del 1942 e che ci fossero fonti di informazione assai abbondanti sul campo. Ma quello che è più importante da mettere in chiaro è che in un numero in forma di monografia sullo sterminio degli ebrei in Polonia e pubblicato un anno dopo che i presunti stermini erano iniziati ad Auschwitz, il nome di questo campo di concentramento non è menzionato neppure una volta.
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Il numero 71 della PFR, pubblicato il 1° Luglio 1943, è anch’esso una monografia dedicata allo sterminio degli ebrei in Polonia. Esso contiene unicamente due testimonianze di donne ebree evase dalla Polonia nell’autunno del 1942. La prima testimonianza è intitolata “Agonia del popolo condannato a morte” (pp. 1-7) e narra le vicissitudini di una donna ebrea e della sua famiglia in vari ghetti. Il secondo rapporto porta il titolo “Cosa accadde nel ghetto di Radom” (pp. 7-8) e riporta dettagli sulla vita in tale luogo. Auschwitz non è menzionato neppure in questo numero, e questo a dispetto del fatto che durante il periodo in questione quello che vi succedeva non avrebbe potuto essere nascosto, poiché gli sterminazionisti affermano che dall’estate del 1942 veniva effettuato lì uno sterminio su vasta scala, a causa principalmente dell’arrivo di grandi convogli di ebrei dalla Slovacchia, dalla Francia, dal Belgio e dall’Olanda.(55)
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Infine, nel Gennaio del 1944 un breve avviso fornisce dettagli di una rivolta nella quale “gli ebrei detenuti nel campo della morte di Treblinka si sono sollevati in una disperata battaglia contro i loro assassini”. La rivolta ebbe luogo all’inizio di Agosto del 1943 (n°84, 15 Gennaio 1944, p. 4).
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Sottolineatura,grassetto,colore,foto, NON sono parte del testo originale.Per ulteriori informazioni,dettagliate,tecniche,storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti(waA359) : http://revisionismo.splinder.com/
21:09 Scritto da: waa359 in Lager Auschwitz | Link permanente | Commenti (0) |
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