01.03.2010

I roghi dei libri

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La spiegazione alla vignetta si trova cliccando QUI

 

In una interessante lettera pubblicata da Rinascita – quotidiano di sinistra nazionale anno XIII n. 14 del 23 gennaio 2010 – un lettore, Vittorio Soldaini, ricordava lo strano episodio del libro di monsignor Vitaliano Mattioli “Gli ebrei e la Chiesa” stampato dalle edizioni Mursia nel 1997 e precipitosamente ritirato dalle librerie a seguito di fortissime e non specificate pressioni. Crediamo che, esatta od erronea che sia, ogni opera dell’umano intelletto debba essere sottoposta al libero giudizio dei lettori e degli studiosi che decideranno autonomamente se in essa ci siano spunti interessanti o castronerie. Per il libro in questione ciò non fu possibile in quanto ritirato dall’editore e sparito dalla distribuzione. La recensione di Roberto Beretta pubblicata sul quotidiano della CEI l’Avvenire, venerdì 18 luglio 1997 a pagina 20 è alquanto datata ma ricostruisce efficacemente il clima in cui maturò quella decisione censoria. All’autore sostanzialmente si imputa di aver inserito nella bibliografia dell’opera libri di autori “proibiti.

Da allora la repressione delle idee e del libero pensiero in Francia e in tutta Europa è fortemente aumentata.

Migliaia di persone sono finite in carcere per reati di opinione e per aver diffuso dei libri. Nemmeno, contrariamente a quanto afferma l’articolo, l’Abbè Pierre ed il filosofo Roger Garaudy si salvarono dalla persecuzione dei nuovi censori.


***

Avvenire, venerdì 18 luglio 1997, pagina 20

Libri al rogo: l’Italia che dice?

di Roberto Beretta

Dibattito. E’ accaduto pochi giorni fa: un saggio sugli ebrei e la Chiesa è stato ritirato.

Un censura accettabile?

Ad esser ruvidi e un po’ qualunquisti, si potrebbe citare il Salman Rushdie dei versetti satanici. Andando invece più sul velluto, c’è almeno da riflettere sulla schizofrenia degli intellettuali:

che un giorno strillano contro “il rogo dei libri” di storia contemporanea annunciato da certi gruppi studenteschi (di destra),

quello seguente applaudono compunti il ritiro dal commercio di un volume sulla storia degli ebrei nella seconda guerra mondiale.

O, per lo meno tacciono.

Siamo onesti: se l’avessero chiesto i cattolici, di ritirare un saggio ritenuto offensivo contro la storia della chiesa, avremmo avuto i cortei in piazza a sostenere la libertà di opinione e il diritto all’informazione; e l’editore avrebbe raddoppiato le vendite.

Invece adesso succede il fatto, altrimenti inaudito, che un libero editore – Mursia – decida di togliere dalle librerie un volume – Gli ebrei la Chiesa di Vitaliano Mattioli – perché è accusato di antisemitismo e per le dichiarate pressioni di un gruppo, e nessuno si sogna di muovere un dito.

Anzi (lo ha fatto l’Unità), si commenta la circostanza come un atto dovuto di fronte a un’ offesa” e a una provocazione non tollerabile.

Certo,  la critica è legittima: e che il libro di Mattioli fosse discutibile lo avevano dimostrato, per esempio, la stroncatura dell’esperta Elena Lowenthal sul Sole24ore, o il parere in chiaroscuro dello storico Agostino Giovagnoli su questo stesso giornale (“Con affermazioni di questo tipo si rischia di ripetere quei luoghi comuni contro cui giustamente l’autore polemizza…”); mentre pare che il mensile Jesus, il quale ha pubblicato una segnalazione elogiativa del suo storico Franco Pierini, per sollecitazione di alcuni importanti consulenti s’appresti a rivedere il trafiletto in cui si riferiva di quel “libro quanto mai opportuno” che arriva “a conclusioni pressoché definitive”. Dunque il dibattito già c’era, e ben vivo, e libero: perché questa censura col sapore agro della repressione?

E perché nessuno degli infiniti garantisti italiani che si levi a protestare?

“Finalmente!”.

Vittorio Messori accoglie l’intervista con sollievo: “Era ora che qualcuno si muovesse. Questa è una censura davanti alla quale esprimo il massimo sconcerto. Ormai hanno diritto di parola persino i pedofili e se invece uno storico stimato, professore nelle Pontificie Università e tra l’altro anche prete, affronta un argomento storico sulla base di documenti, nessuno si cura di difendere il suo diritto.

Alle idee si risponde con altre idee, non coi sequestri.

Tra l’altro, alcune tesi riportate da don Mattioli le ho discusse io stesso, e proprio su Avvenire. Ecco appunto.

Fra gli elementi che hanno mandato in furia l’Unione delle Comunità ebraiche italiane e la sua presidente Tullia Zevi (che avrebbe scritto in merito persino al Vaticano) ci sono proprio alcune tesi storiche;

per esempio quella che furono i banchieri ebraici a finanziare gli inizi del nazismo,

e che Hitler fu antisemita perché temeva che ebrei filo-bolscevichi portassero il comunismo in Germania.

Messori: “Ho letto il libro di Mattioli e devo imputargli una certa leggerezza nella bibliografia: dove cita autori come Guenon o Faurisson davanti ai quali soprattutto un cristiano dovrebbe mostrare molta cautela.

Tuttavia bisogna cominciare a riconoscere un fatto che sembra scandaloso ma è inoppugnabilmente documentato: fino al 1941, tra Hitler e il movimento sionista c’erano accordi precisi. Il sionismo (al contrario dal Congresso mondiale ebraico, che fu sempre antinazista) aveva infatti interesse a popolare la Palestina, dove nessun ebreo voleva andare spontaneamente, e Hitler con le sue espulsioni di ebrei apparve provvidenziale. Questo è un fatto: però non si può dire. Mattioli ne ha parlato, ed ecco la censura.

Ma in Francia, per esempio, nessuno ha ritirato dal commercio il discussissimo ultimo lavoro di Roger Garaudy, su I miti fondatori di Israele, ben più revisionista del saggio di monsignor Mattioli; anzi, l’Abbè Pierre stesso ha difeso l’amico filosofo asserendo che

ormai, se dici che un ebreo è stonato, ti accusano di antisemitismo”.

E’ così, Messori?

Agli amici ebrei dico: non si tratta di fare negazionismo ma non ci devono essere zone tabù né diktat nella ricerca storiografica. Prima o poi il rifiuto della verità si paga. Guarda caso, gli ultimi roghi di libri sono avvenuti a Berlino negli anni Trenta”. Senza contare che – inevitabilmente – un provvedimento così drastico di censura fa scattare l’umana simpatia nei confronti del colpito; nel caso Vitaliano Mattioli, professore di teologia morale al Urbaniana di Roma e autore di numerosi saggi storici, dal marxismo alla conquista dell’America. Che cosa allega a sua discolpa monsignore? “Anzitutto respingo decisamente le accuse di antisemitismo: il mio intento era solo di illuminare un periodo storico. Poi rivendico la mia esclusiva responsabilità sull’opera; tirare in ballo il Vaticano e il dialogo con gli ebrei non c’entra niente. Infine, devo confermare di non aver inventato nulla: ogni frase nel mio libro ha una nota che indica la fonte, io mi sono limitato a comporre il mosaico”. Dunque insiste? “Che alcune banche ebraiche abbiano sovvenzionato i nazisti è documentato. Così come un certo collaborazionismo dei sionisti. Ma nel volume denuncio pure le colpe degli Alleati, che non hanno fatto nulla per fermare Hitler. Ho l’impressione che molti non abbiano letto il libro. In compenso mi arrivano telefonate da tutto il mondo per congratularsi del lavoro e rammaricarsi della censura. Son dispiaciuto, perché credevo di vivere in un Paese in cui la libertà di espressione è rispettata, però in un certo senso questa polemica mi fa uscire vincitore. Ci vuol pazienza, ma la verità verrà alla luce”.

Non ha pensato di protestare con l’editore? “Per ora no. Del resto, il provvedimento di ritiro dal commercio non mi è stato comunicato e quello che so l’ho appreso dai giornali. Curioso, perché la Mursia al mio manoscritto non ha mai fatto obiezioni e alla fine hanno voluto persino una copia con la dedica…”.

Già: come mai un editore di primo piano si risolve a un provvedimento tanto autolesionista nei confronti di un libro con 4.000 copie già vendute?

Alla Mursia cercano le parole: “Il ritiro è provvisorio, magari a settembre rimetteremo in commercio il testo con qualche correzione”. Quindi ammettete che le tesi del volume sono errate. “No, il provvedimento non è affatto un’ammissione di colpa;

ma la direzione ha ricevuto lettere di pressione per ritirare il volume”.

E allora?

Non sarà mica la prima volta che vi capita… Avete paura di un boicottaggio? “No, non ci sono ragioni economiche. Forse faremo un confronto pubblico, vedremo…”. Insomma dietro l’imbarazzo si evince che la pressione è stata davvero molto, molto potente. Antipatico, no? “Antipatico si – ammette Piero Stefani  professore di dialogo con l’ebraismo a Venezia -. L’editore doveva accorgersi prima del basso livello culturale di quel libro non per le pressioni ricevute. Perché il lavoro di Mattioli, in realtà, è scritto da un dilettante, che mette insieme cose disparate senza rendersi conto della gravità delle sue affermazioni; non si tratta dunque d’antisemitismo né di revisionismo, bensì di sprovvedutezza storica che si squalifica da sé”.

Può darsi. Ma intanto la censura ha fatto il suo martire.Fonte


Nota di Olo-dogma:

molte persone citano i pretesi finanziamenti ebraici al Nazionalsocialismo.

Interpellate,queste persone, non hanno saputo fornire riferimenti in merito.

Nessuna fonte verificabile viene prodotta.

Tutti rimandano ad un testo ,presente in rete (che a sua volta rimanda a “documenti” ,che non esibisce ,nè fornisce indirizzi dove cercare), ma nessuno cita documenti.

Ora si sa che le affermazioni,senza un supporto documentale valgono poco o nulla.

Quindi l'invito è questo: mostrateci i vostri documenti in merito!

Altrimenti tacete.

Sottolineatura,grassetto,colore,foto, NON sono parte del testo originale.Per ulteriori informazioni,dettagliate,tecniche,storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti(waA359) : http://revisionismo.splinder.com/

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23:18 Scritto da: waa359 | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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