18.02.2010
Industria dell'olocausto in Ungheria
E poi dicono che non è stata un’«Industria»!
A dirlo ti becchi come minimo un’accusa di “antisemitismo”, per la quale – quasi fossero una sorta di sommelier – vengono chiamati sempre i soliti personaggi, i quali a seconda che certifichino l’esistenza o meno della qualifica di “antisemita”, dal significato sempre più indefinito, indefinibile e sfuggente, è come se avessero un diritto di vita e di morte sugli accusati di turno. Come fossimo al Colosseo, quando con un pollice rivolto verso l’alto o il basso si decretava la vita o la morte della vittima. L’ultima a questo riguardo viene dall’Ungheria. Ne riporto intera l’agenzia APCOM, ripresa da una rassegna cristiano-sionista ( http://www.ilvangelo-israele.it/news/notizie_recenti.html ) :
Shoah - Causa contro le ferrovie magiare, a Budapest c’è scetticismo
A Budapest parte la polemica contro la causa intentata negli Usa
ROMA, 16 feb. - L'iniziativa è di quelle destinate a far esplodere grandi polemiche. E sta già accadendo. La settimana scorsa un gruppo di familiari di deportati nei campi di concentramento nazisti ha intentato causa contro le ferrovie dello stato ungheresi Mav per il loro coinvolgimento nell'Olocausto. Da Budapest, al silenzio ufficiale del governo, fa da contraltare l'esplicita stroncantura di autorevoli storici magiari.
"Se mi avessero contattato, li avrei mandati via senza perdere tempo, perché è la più grande follia che io abbia sentito da tanto tempo", ha commentato senza troppi giri di parole Laszlo Karsai, storico e capo del team di ricerca ungherese legato allo Yad Vashem, l'Autorità per il ricordo dei martiri ed eroi dell'Olocausto, al portale d'informazioni magiaro index.hu. Una stroncatura che pesa, su un'iniziativa che sta facendo molto rumore.
La denuncia contro la Mav è stata presentata presso la Northern District Court dell'Illinois, a Chicago (Usa), da Anthony D'Amato, un docente di legge che già in passato s'è segnalato per aver intentato cause che hanno fatto rumore: una contro il governo giapponese per la deportazione di cittadini Usa che vivevano nelle Filippine durante la seconda guerra mondiale, contro gli Usa per i bombardamenti sulla Serbia.
Da quanto è emerso negli ultimi giorni, la denuncia non è incentrata tanto sulle uccisioni, quanto piuttosto sulla spoliazione dei beni delle vittime. Pur sostenendo che la compagnia ferroviaria di stato dell'Ungheria, paese che durante il conflitto era sotto il regime collaborazionista nazista delle "Croci frecciate", avrebbe trasportato verso Auschwitz-Birkenau qualcosa come 437mila ebrei, l'iniziativa legale di D'Amato "tara" la richiesta di risarcimento sui beni degli ebrei che sono stati rubati mentre le vittime erano deportate.
Sconcerto ha provocato la richiesta finanziaria. Oltre al circa miliardo di dollari richiesto come risarcimento per il danno biologico, è stata chiesta una cifra per la sottrazione dei beni che, rivalutata, sfiora gli 8 miliardi di dollari. Sufficiente a mandare in bancarotta le già traballanti finanze ungheresi.
(Apcom, 16 febbraio 2010)
A sostenere che si è speculato, ma non solo in senso economico – aggiungiamo noi – sulla sofferenza di quanti avevano patito nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale è stato l’ebreo Norman G. Finkelstein, con un libro dal titolo: L’Industria dell’Olocausto ( http://www.indicius.it/israele/industria_olocausto.htm ) , abbastanza noto fra quanti seguono questo genere di problematiche.
Non occorre qui narrare le scomuniche e le persecuzioni che Finkelstein va subendo per aver fatto una denuncia, che non è stata né può essere confutata: tanto è ovvia per chi abbia un minimo di discernimento e indipendenza di giudizio. Notizie come quella sopra riportata non solo confermano il contenuto del libro, ma rivelano una struttura e conformazione morale che è davvero “unica” in chi riesce a concepire di poter trarre vantaggio economico dalla sofferenza non già propria, ma altrui.
Non per nulla costoro pretendono il “monopolio” della sofferenza umana.
Guai a dire, come ha fatto Carter, che anche i palestinesi “soffrono”: un furto di lucrosa sofferenza, una vera e propria minaccia all’«Industria».
Antonio Caracciolo
Fonte
Sottolineatura,grassetto,colore,foto, NON sono parte del testo originale.Per ulteriori informazioni,dettagliate,tecniche,storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti(waA359) : http://revisionismo.splinder.com/
08:43 Scritto da: waa359 in Industria dell'olocau$to | Link permanente | Commenti (3) |
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Commenti
Per un Revisionista adattarsi a un luogo comune non va tanto bene.......
I Romani non usavano il pollice verso come la vulgata pretende.
Scritto da: cumino | 18.02.2010
Rispondi a questo commentoIl Prof.Caracciolo non è un revisionista,solo uno spirito libero .
Scritto da: Franziska | 18.02.2010
Rispondi a questo commento.......l'hanno già fatto in Francia qualche anno fa...
riporto da fonte:
Francia, condanna per i treni di Vichy
Repubblica — 07 giugno 2006 pagina 25 sezione: POLITICA ESTERA,
PARIGI - Complice, responsabile. Ancora una volta, la Francia si trova a dover fare i conti con una delle pagine più buie della sua storia, il regime collaborazionista di Vichy. Con una decisione storica, il tribunale amministrativo di Tolosa ha condannato ieri lo Stato francese e la compagnia delle ferrovie per la deportazione di ebrei durante il nazismo. E' la prima volta che la Francia viene ritenuta colpevole in una causa per crimini contro l' umanità. Torna così di attualità la vicenda dei «treni della morte», i vagoni sui quali venivano caricati gli ebrei francesi in direzione Drancy, il grande campo a nord di Parigi da dove proseguivano verso i lager tedeschi o polacchi. Le ferrovie pubbliche, la Sncf, e lo Stato francese, scrive il giudice, «non potevano ignorare che il trasferimento facilitava operazioni di deportazioni». Un precedente che farà discutere. La denuncia era stata presentata dal deputato europeo Alain Lipietz. Il padre e lo zio furono deportati a Drancy nel 1944. Lo Stato e la Sncf sono stati condannati a pagare ai famigliari di Lipietz e agli aventi diritto 62mila euro. Finora la giurisprudenza aveva sempre dato torto ai discendenti delle vittime francesi di deportazioni, in quanto la Francia non era in quegli anni uno Stato sovrano. Nel 2004, la corte d' appello di Parigi aveva anche giudicato prescritte cause simili. Nella sua sentenza, il tribunale di Tolosa non cita la nozione di «complicità di crimini contro l' umanità» ma evidenzia una «colpa del servizio pubblico che impegna la responsabilità dello Stato». La famiglia Lipietz, arrestata dalla Gestapo durante un rastrellamento, era stata imprigionata nel carcere di Tolosa e poi diretta a Drancy. Grazie alla fine della guerra, nell' agosto 1944, i Lipietz sfuggirono ai lager. Ma per circa 70mila uomini, donne e bambini portati a Drancy tra il 1940 e il 1944 non ci fu salvezza. Durante il processo, la Sncf si era difesa sostenendo di essere stata «requisita» dai tedeschi. Il giudice ha invece appurato che «agiva per conto dello stato francese». La compagnia ferroviaria, si nota nella sentenza, non ha mai emesso nessuna obiezione né protesta sui convogli e ha anzi fatturato le «prestazioni», continuando a reclamare i pagamenti anche dopo la Liberazione. «Una vittoria importante» ha commentato il deputato Lipietz, iscritto al gruppo dei Verdi. «Il tribunale ha dato prova di grande umanità e lucidità. Non si può - conclude - continuare ad accusare singoli individui o collaborazionisti». E' stato soltanto nel 1995, con un discorso del presidente Jacques Chirac, che la Francia ha cominciato a esaminare la responsabilità nelle deportazioni durante Vichy. «Tra il 1940 e il 1944 gli ebrei non sono stati perseguitati soltanto dalla potenza occupante - disse Chirac - Ma sono stati catturati e deportati con la partecipazione e la collaborazione dello stato francese». La decisione del tribunale di Tolosa - che ha negato la prescrizione - potrebbe adesso provocare una nuova serie di contenziosi giudiziari. - DAL NOSTRO INVIATO ANAIS GINORI
Scritto da: Mirko Viola | 19.02.2010
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