18.02.2010
GIAN ANTONIO STELLA E IL REVISIONISMO di CARLO MATTOGNO parte 2
di Carlo Mattogno
Parte 2
Olodisperazione olosterminazionista in conseguenza del "furto delle camere a gas auschwitziane" ( e dintorni)! Lauta ricompensa... (WaA359)
Nella sentenza dell'11 aprile 2000 del processo Irving-Lipstadt, al punto 13.71, il giudice Gray scrisse:
«Devo confessare che, come – immagino – la maggior parte della gente, avevo supposto che le prove dello sterminio in massa di Ebrei nelle camere a gas di Auschwitz fossero convincenti. Tuttavia, quando ho valutato le prove addotte dalle parti in questa causa, ho messo da parte questo pregiudizio»(31).
In un libro apparso di recente, un ricercatore indipendente, Thomas Dalton, ha messo a confronto per la prima volta gli argomenti fondamentali degli storici olocaustici e revisionisti cercando di mantenersi il più possibile neutrale. Egli riferisce:
«Quando ho cominciato le ricerche per questo libro, mi aspettavo di trovare una descrizione dell’Olocausto ben documentata, chiara e coerente, come si racconta nella visione tradizionale [cioè olocaustica].
Mi aspettavo di trovare rigorose prove documentali e materiale forense che la confermasse. Mi aspettavo di trovare una solida giustificazione per il tributo di morti (inclusi i “6 milioni”) e una solida base per l’uccisione e l’eliminazione dei corpi. Naturalmente ci sarebbero stati alcuni aspetti incompleti del quadro generale, ma questo era inevitabile, date le tremende circostanze.
D’altra parte mi aspettavo di trovare che queste mancanze fossero sfruttate decisamente da un manipolo di zeloti fanatici, i “negazionisti”, larghi di insulti e corti di cervello. Mi aspettavo di trovare forti controargomenti tradizionalisti che rispondessero direttamente e confutassero recisamente le affermazioni revisionistiche.
Di fatto non ho trovato nulla di tutto ciò.
Invece ho trovato una storia dell’Olocausto a brandelli.
Ho trovano che molti aspetti della visione tradizionale presentano seri, irrisolti problemi.
Ho trovato che la grande maggioranza degli scrittori olocaustici hanno completamente ignorato le sfide revisionistiche – una situazione che si può spiegare soltanto o con la totale ignoranza o, peggio, coll’inganno deliberato.
Nei pochi casi in cui si sono rivolti ai revisionisti, ho trovato aspre polemiche e insulti, piuttosto che controargomenti ragionati.
Ho trovato uno schivamento delle obiezioni più forti e delle critiche più appropriate.
Ho trovato un tradizionalismo che non aveva paura di dispiegare il suo considerevole potere, i suoi contatti e le sue risorse per prevalere.
Ho trovato, in base a ciò che dice, un movimento che ha qualcosa da nascondere.
Da parte revisionista, ho trovato solide obiezioni e relazioni ben argomentate e articolate.
Le ho trovate pubblicate da un piccolo numero di individui fortemente e crescentemente sofisticati che si sono prodigati in un impegno instancabile per la ricerca della verità – spesso ad un alto costo personale.
Ho anche trovato un movimento revisionistico altamente argomentativo e combattivo, disunito, poco propenso ai compromessi, e troppo fiducioso nelle sue conclusioni.
Li ho trovati un po’ troppo specializzati e privi del loro “grande quadro” degli eventi. […].
Su questi pretesi crimini contro gli Ebrei c’è una mancanza di materiale di prova pressoché totale, specialmente per i campi della morte, i corpi e gli strumenti di uccisione.
Il numero totale degli Ebrei morti, o uccisi, è ignoto con certezza.
Altri pochi punti devono inoltre essere accettati da chiunque voglia considerare razionalmente i fatti: i “6 milioni” hanno una esigua base fattuale e sembra piuttosto che siano stati invocati come numero simbolico;
le “camere a gas” di Auschwitz furono usate molto meno spesso di quanto comunemente si descrive;
l’eliminazione in massa di corpi, in particolare in fosse di cremazione all’aperto, è improbabile che sia avvenuta nel modo descritto;
e le fotografie aeree di Auschwitz mostrano una calma imbarazzante per un preteso campo di morte al culmine della sua attività.
I punti principali della disputa, dunque, sono davvero pochissimi:
– il numero totale di Ebrei morti
– il numero di Ebrei morti per causa di morte in ogni luogo o campo
– l’uso di camere a gas a Zyklon B per uccisione in massa
– l’uso di gas di scarico di motore diesel per uccisione in massa
– la veridicità delle “testimonianze oculari” e delle testimonianze del dopoguerra
– il metodo e la quantità di corpi incinerati (crematori e fosse all’aperto). […].
Il lettore nutre forse la preoccupazione che gli argomenti presentati qui favoriscano il revisionismo e che ciò in qualche modo comprometta la mia neutralità.
Mi permetto di essere in disaccordo.
Gli argomenti sono ciò che sono.
Spetta agli esperti tradizionalisti rispondere.
Se non hanno buone risposte, gli argomenti revisionisti sono validi.
La situazione presentata in questo libro è soltanto una conseguenza del fatto che entrambe le parti espongono le loro accuse e controaccuse.
Ho fatto del mio meglio per presentare gli argomenti più forti di ogni parte.
Se sembra che ci siano vincitori e perdenti, la lode (o il rimprovero) va alle parti stesse, non a me» […].
Egli espone poi questi suggerimenti per un proficuo dibattito:
«Mettere fine all’insulto, alla censura e alla vessazione di revisionisti.
Affrontare gli ultimi e più forti argomenti revisionistici, in modo chiaro e obiettivo.
Utilizzare una contestualizzazione dei morti, o una tecnica simile, per mostrare chiaramente l’intero quadro.
Effettuare studi scientifici su larga scala sulla cremazione di carcasse di animali nelle condizioni dei campi di morte; analizzare consumo di combustibile, tempo di cremazione, contenuto di ceneri e massa.
Eseguire scavi scientifici ad Auschwitz, Sobibor, Treblinka e Chelmno, prelevando campioni di terreno e analizzandoli per accertare contenuto di cenei e resti umani.
Ammettere le debolezze nella visione consueta.
Ammetterlo quando si ha torto, e revisionare la storia di conseguenza»(32).
Il libro, sia perché l’autore non è uno specialista, sia per la necessità di esporre in modo divulgativo gli argomenti, non è esente da imperfezioni nella rappresentazione di entrambe le parti in causa, ma nel complesso rispecchia lo stato attuale del dibattito (o del non-dibattito).
Ma solo gli olo-bloggers inveiscono rabbiosamente, indubbiamente perché sono stati considerati da Dalton per ciò che sono: gente senza alcuna formazione e competenza, che non viene minimamente presa in considerazione dagli storici olocaustisti, ma ha l’arroganza di “correggerli”.
E anche per il giudizio da lui espresso su di me, che è andato senza dubbio di traverso a questi poveri mentecatti, la cui pervicace malafede ho del resto già documentato ad abundantiam(33)
«Un ricercatore italiano, Mattogno, è forse il principale scrittore di opere serie»(34).
Carlo Mattogno
17 febbraio 2010
[1] Gian Antonio Stella e la piscina di Auschwitz, in:
http://olo-dogma.myblog.it/archive/2010/02/09/gian-antoni...
[2] L'“irritante questione” delle camere a gas ovvero da Cappuccetto Rosso ad... Auschwitz. Risposta a Valentina Pisanty. Riedizione riveduta, corretta e aggiornata. 2007: http://vho.org/aaargh/fran/livres7/CMCappuccetto.pdf
Edizione 2009:
http://civiumlibertas.blogspot.com/2007/11/slomo-in-grande-emozione-con-veltroni-e.html.
[3] Liliana Picciotto Fargion, Il Libro della memoria. Gli Ebrei deportati dall’Italia (1943-1945). Mursia, Milano, 1992, p. 151.
[4] Negare la storia? Olocausto: la falsa “convergenza delle prove”. Effedieffe Edizioni, Milano, 2006, pp. 74-75.
[5] Elie Wiesel: «Il più autorevole testimone vivente» della Shoah? In: http://ita.vho.org/056_Elie_Wiesel.htm
[6] Olocausto: Dilettanti allo sbaraglio. Edizioni di Ar, Padova, 1996, p. 148.
[7] Anonymous, The Myth of the Six Million. The Noontide Press, Torrance, California, 1978 (terza edizione), pp. 75-76.
[8] Vedi il mio Belzec. Propaganda, testimonianze, indagini archeologiche e storia. Effepi, Genova, 2006, pp. 69-70.
[9] The Myth of the Six Million, p. 53.
[10] Vedi la mia opera Le camere a gas di Auschwitz. Studio storico-tecnico sugli “indizi criminali” di Jean-Claude Pressac e sulla “convergenza di prove” di Robert Jan van Pelt. Effepi, Genova, 2009, cap. 11.3, “Le torture inflitte a Höss”, pp. 395-397.
[11] Sulla attuale posizione di Irving vedi l’articolo di Jürgen Graf David Irving e i campi dell’azione “Reinhardt”, in: http://ita.vho.org/048_Irving_Campi.htm.
[12] Vedi ad es. http://olo-dogma.myblog.it/archive/2009/07/22/la-dichiarazione-di-guerra-ebraica-alla-germania-nazista.html
[13] Max Domarus, Hitler. Reden und Proklamationen 1932-1945. R. Löwitt, Wiesbaden, 1973, Vol. I, Parte Prima, pp. 248-251.
[14] PS-2156.
[15] Ad es. PS-2153, PS-2156, PS-2156, PS-2409, PS-2410.
[16] R. Hilberg, La distruzione degli Ebrei d’Europa. Einaudi, Torino, 1995, p. 32.
[17] C. Browning, The Origins of the Final Solution. University of Nebraska, 2004, p. 544. Traggo la citazione da Thomas Dalton.
[18] H. Marsalek, Mauthausen.La Pietra, Milano, 1977, p. 113 e 115.
[19] D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945. Rowohlt Verlag, Reinbek bei Hamburg, 1989, p. 806.
[20] Edizione CDE, Milano, 1995.
[21] Idem, p. 165.
[22] Idem, p. 138.
[23] Si veda l’articolo Just another Auschwitz Liar, in: http://www.vho.org/http://www.vho.org/VffG/1997/3/Kor.html
[24] Vedi Kurt Gerstein 1943: l’inizio del delirio, in: http://andreacarancini.blogspot.com/2010/02/kurt-gerstein...
[25] Il Rapporto Gerstein: Anatomia di un falso. Sentinella d’Italia, Monfalcone, 1985, cap. V, “Totungsanstalten in Polen”, pp. 99- 107.
[26] Idem, pp. 87-
[27] Landesgericht Wien, Az. 20e Vr 14184/86 Hv 5720/90, 3a udienza, pp. 28-31, 39.
[28] J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers. The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1989, p. 264. Testo disponibile in: http://www.holocaust-history.org/auschwitz/pressac/techni....
[29] Vedi al riguardo il mio studio L'“irritante questione” delle camere a gas ovvero da Cappuccetto Rosso ad... Auschwitz. Risposta a Valentina Pisanty, pp. 3-6 (del testo in PDF).
[30] J. Baynac, «Faute de documents probants sur les chambres à gaz, les historiens ésquivent le débat», in: Le Nouveau Quotidien, 3 settembre 1996, p. 14; «Comment les historiens délèguent à la justice la tâche de faire taire les révisionnistes», in: Le Nouveau Quotidien, 2 settembre 1996, p. 16.
[31] In: http://www.holocaustdenialontrial.org/ieindex.html sub “The Judgement”, § XIII.
[32] T. Dalton, Debating the Holocaust: A New Look at Both Sides.Theses & Dissertations Press, New York, 2008, pp.255-267 e 261-262.
[33] Olocausto: dilettanti nel web. Effepi, Genova, 2005.
[34] T. Dalton, Debating the Holocaust: A New Look at Both Sides, p. 28.
Sottolineatura,grassetto,colore,foto, NON sono parte del testo originale.Per ulteriori informazioni,dettagliate,tecniche,storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti(waA359) : http://revisionismo.splinder.com/
14:56 Scritto da: waa359 in Articoli di Carlo Mattogno | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook |
Stampa



Scrivi un commento